Domande del paziente (9)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Carissima,
la invito ad avere cura della sua situazione e a rivolgersi a chi crede possa aiutarla. Quelli che descrive sono dei sintomi da attenzionare, da approfondire, con tutta la cura che meritano....
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissimo, vorrei proporle questo “gioco”.
Si immagini tra qualche anno, più adulto di ora. Si immagini genitore, papà di un giovane ragazzo in gamba, sensibile, che si impegna nel suo lavoro, che...
Altro
Io stasera avverto formicolio al braccio sinistro, tremore in tutto il corpo....ho preso levopraid e una camomilla con melatonina, una prima di andare a letto e una camomilla con melatonina dopo perché nn riuscivo a prendere sonno. Da cosa potrebbe dipendere, ansia? Grazi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissima/o,
nel caso in cui si avvertano sintomi fisici il primo passo indispensabile è quello di una valutazione medica. Solo successivamente, qualora non venga riscontrata una causa prettamente medica, si sposta l'attenzione sullo stato psicofisico. Dunque le suggerisco di rivolgersi al suo medico di fiducia al fine di escludere motivazioni organiche ai suoi sintomi. Se queste vengono escluse può rivolgersi ad un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, poichè si, tremore e insonnia rientrano tra i segnali di una sofferenza psicoemotiva. Cordiali Saluti.
Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo. La sera ho solo lo xanax .. Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc. Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto? E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo? Grazie Cordiali Salu
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
si, gli stati che lei descrive come la sonnolenza, una riduzione della chiarezza mentale e i giramenti di testa sono tra gli effetti collaterali dei farmaci che ha elencato. L'assunzione di alcol, nel suo caso, è fortemente sconsigliata anche in minime quantità al fine di evitare una riduzione dell'efficacia terapeutica o un aumento degli affetti collaterali. Tenga presente che il modo migliore per lei di avere chiarimenti in merito alla terapia che sta assumendo è chiedere direttamente al professionista che gliel'ha somministrata il quale, essendo a conoscenza della sua storia clinica, saprà certamente informarla al meglio.
Figlia quasi 16 enne, mai avuto dubbi sul suo orientamento sessuale, almeno così sembrava. Ha sempre avuto interesse per i maschi, coetanei. Da un po' di tempo è "attaccata" ad un'amica, a cui anche io voglio bene, che è lesbica. Mia figlia dice di essere innamorata di lei. La cosa mi ha spiazzato. Parto dal presupposto che non giudico e sono favorevole a tutte le forme di amore, ma dico che mi ha spiazzato perché non avrei mai sospettato una cosa del genere non avendo mai visto atteggiamenti che potessero farlo pensare. Secondo voi, è possibile che sia infatuazione? Non so come spiegarmi meglio. Le ragazze stanno sempre insieme, ogni cosa che fanno se lo comunicano telefonicamente. Ho il sospetto che mia figlia sia confusa tra affetto amichevole e amore. La mia è una ragazza che, se vuole bene a qualcuno, si focalizza solo su quella persona. Faccio una domanda che può sembrare cattiva e cruda, ma non lo è.
L'essere lesbica, le è scaturita stando sempre a contatto con l'amica? Perché so che i gay, comunque, sanno già da sempre dentro di sé cosa gli piace e cosa no. Ho parlato con lei a cuore aperto dicendo che a me importa solo della sua felicità. Non la giudico e sa che da parte mia c'è sempre il massimo sostegno.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Genitore,
Per quel che riguarda l'orientamento sessuale vi è una vasta gamma di possibilità: in alcuni casi lo si sa da sempre, in alcuni casi è una sorpresa per la persona stessa, in altri ancora una relazione omosessuale può essere una parentesi all'interno di una vita relazionale prettamente eterosessuale o viceversa. Un esperienza affettiva, di tipo omosessuale o eterosessuale, non definisce l'orientamento sessuale di una persona in modo definitivo, soprattutto a 16 anni. Dunque è presto per stabilire l'orientamento sessuale di sua figlia, è più corretto dire che, in questo momento della sua vita, sta facendo esperienza di quel tipo di affettività. Lei ha già messo in campo delle competenze genitoriali fondamentali come l'ascolto, il dialogo, l'accoglienza e la invito a tenere questa linea che ha già saggiamente intrapreso. Sebbene la rivelazione di un'esperienza affettiva per lei inaspettata sia comprensibilmente destabilizzante, a meritare un focus specifico potrebbero essere le modalità relazionali della ragazza, prima ancora della persona con cui le mette in atto. Modalità che, stando a quanto scrive, sembrano essere totalizzanti. Benchè a sedici anni si è in piena esplorazione del mondo delle relazioni e dell'affettività ed è quindi fuoriluogo aspettarsi un equilibrio ed una maturità caratteristiche di un'età successiva, si può comunque ipotizzare una tendenza a fondersi nelle relazioni perdendo, forse, dei fondamentali pezzi di sé. E' questo, a mio avviso, il punto da approfondire ed, eventualmente, da rieducare per il futuro relazionale della ragazza, che sia con un uomo o con una donna. La ringrazio per la preziosa condivisione e le auguro il meglio.
Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora, capisco la sua preoccupazione e la sua volontà, molto umana, di voler essere d'aiuto. Mi duole farle presente che, purtroppo, sono le dirette interessate, cioè sua suocera e sua sorella minore, a dover, qualora ne avvertissero l'esigenza, fare un lavoro su se stesse e sul loro rapporto. Da quello che descrive sembra essersi verificata una violazione delle gerarchie, degli ordini familiari e dei confini tra i membri. Si può ipotizzare un ipercoinvolgimento relazionale tra le due, cioè un eccessivo investimento di tempo e risorse da parte di sua suocera, a discapito di altri ambiti e altre relazioni, in primis quella con se stessa probabilmente. Sua suocera potrebbe lavorare sulla capacità di mettere confini e sua sorella sulla capacità di sviluppare la propria indipendenza, ma dovrebbe essere una loro scelta. Le persone al di fuori di questa diade possono ben poco. Nel suo racconto manca un dato rilevante: l'età di suo marito. Questo elemento potrebbe suggerire la possibilità di lavorare sul suo bisogno di essere visto, ma anche questo sta a lui. Quanto a lei, può prendere in considerazione l'idea di spostare, in modo quasi esclusivo, il suo personale investimento sulla relazione con suo marito, portando le vostre conversazioni sui vostri progetti di coppia, sui vostri interessi, su ciò che vi appassiona e amate fare insieme. Nella speranza di averle dato uno spunto utile, la ringrazio per la sua preziosa condivisione e le auguro il meglio.
Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.
Grazie e saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L’immaginario del viaggio ha una connotazione simbolica precisa: lasciare un posto noto e, in quanto tale, prevedibile, per portarsi in un posto ignoto e, in quanto tale, non prevedibile.
Questo potrebbe far attivare delle difese: lo “spegnimento” di cui parla potrebbe equivalere ad un “fingersi morto” che è una delle risposte che il nostro Sistema Nervoso mette in atto quando ha la percezione di essere davanti ad un pericolo. Ad alcune persone capita di avere dei veri e propri svenimenti o dei colpi di sonno.
Se questa ipotesi le risuona, proverei ad incontrare questo pericolo (percepito), a conoscerlo, a identificarne la forma, la voce, il volto, a chiedergli da cosa sta cercando di proteggerla con tanta tenacia da vent’anni.
Siamo abitati da una moltitudine di personaggi interiori, ognuno ha le sue ragioni per fare quello che fa.
La ringrazio per la sua preziosa condivisione e le auguro buon lavoro.
Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissima,
la sua preoccupazione è comprensibile. Nessuno meglio di chi le ha prescritto la terapia può darle questa informazione poiché è lui/lei che conosce la sua storia clinica, probablimente anche parte della sua storia personale, e le motivazioni per cui le ha prescritto questa terapia farmacologica. Un professionista che non conosce il suo quadro clinico, la sua situazione personale e la posologia dei farmaci che ha citato è molto probabile che giunga a conclusioni imprecise che non la aiuterebbero. Le posso però suggerire di prendere in considerazione l'idea di affiancare un percorso terapeutico alla terapia farmacologica, se non lo ha già intrapreso. Nei tempi che più ritiene opportuni e con lo specialista che sente meglio risuonare con le sue esigenze, è consigliabile, dati i sintomi che descrive (vertigini, ansia, panico) dedicare un luogo e un tempo al suo sentire ed alla sua interiorità. La ringrazio per la sua condivisione, cordiali saluti. Dott.ssa Giorgia Camacci
Buonasera, scrivo per chiedervi se un episodio d'ansia forte della durata di 6 mesi circa vissuto oltre 10 anni fa possa avere generato dei danni, al punto di non riuscire più a studiare perché non riesco a ricordare. Mi rivolsi a uno specialista tempo fa che inizialmente credeva che fosse un episodio psicotico perché avevo dei pensieri di rovina e catastrofici per poi correggere la diagnosi dicendomi che era solo un episodio di ansia ed il disturbo ossessivo compulsivo. Assumo ancora oggi dei farmaci che però non interferiscono con la cognizione. Malgrado ciò io penso che sia stato quell'episodio vissuto molti anni fa a avermi rovinato dato che prima ero notevolmente più veloce nell'apprendimento scolastico ed universitario. É possibile che un episodio d'ansia forte durato circa 6 mesi possa avere cambiato qualcosa nella mia testa?
Cordialmente,
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Carissima/o,
Intendo innanzitutto tranquillizzarla su un punto fondamentale: l'ansia, per quanto intensa, non "brucia" i neuroni né causa danni cerebrali permanenti o irreversibili.
Il cervello è un organo dotato di grande neuroplasticità: cresce, cambia, si modella. Un episodio di sei mesi, pur essendo stato molto doloroso e impattante, non ha il potere di "rompere" definitivamente i circuiti neuronali deputati all’apprendimento. Tuttavia, il fatto che lei percepisca un cambiamento merita di essere indagato.
Il motivo per cui sente di non riuscire più a studiare come un tempo potrebbe non risiedere in un danno del passato, ma nel funzionamento del presente:
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è estremamente dispendioso a livello energetico. Anche se oggi si sente meglio, se la sua mente è ancora impegnata a monitorare pensieri, dubbi o a gestire l'ansia residua, la sua memoria di lavoro (lo "spazio" mentale dove elabora le nuove informazioni) è già parzialmente occupata.
Inoltre, quel periodo di dieci anni fa potrebbe essere stato vissuto come un vero e proprio trauma. E’ possibile che la sua mente associ l'impegno intellettuale intenso allo stress di quel periodo, attivando una sorta di "blocco difensivo" inconscio.
C'è anche un altro aspetto psicologico, più sottile: se si è convinta/o di essere "rovinata/o", tenderà a leggere ogni piccola dimenticanza o lentezza nello studio come una conferma del danno. Questo genera ulteriore ansia, che a sua volta blocca la concentrazione, creando un circolo vizioso (questa dinamica va sotto il nome di “profezia che si autoavvera”)
Prima dell'episodio d’ansia che descrive era più veloce nello studiare e nel memorizzare ma si trovava anche in una fase della vita diversa, forse con meno preoccupazioni stratificate e una fiducia in se stesso/a che quel crollo potrebbe aver incrinato.
Se il dubbio persiste, fare dei test oggettivi sulle funzioni cognitive (memoria, attenzione) potrebbe aiutarla a vedere che le sue capacità sono ancora lì, solo "appannate" dallo stato emotivo. Inoltre, spesso, chi ha fatto esperienza di quello che viene definito Disturbo Ossessivo Compulsivo si mette a confronto con standard elevatissimi. E’ dunque possibile che la sua “lentezza” sia un modo più adulto e riflessivo di studiare che, però, si ritrova a giudicare negativamente in quanto “meno performante”.
Mi viene da dire che quel dolore di dieci anni fa ha lasciato una cicatrice emotiva, piuttosto che un danno biologico.Potrebbe essere utile parlare con un professionista non tanto del "danno subito", ma di come liberare oggi la tua mente dal peso di quel ricordo.
Cordialmente,
Dott.ssa Giorgia Camacci
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa…