Domande del paziente (7)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Buongiorno,
    non conosco la sua storia, ma mi permetto di consigliarle di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta o psicoanalista con cui iniziare un percorso per curare la sua ansia e depressione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Curare l'ansia con i farmaci è assolutamente sbagliato e inutile. L'ansia si cura attraverso la terapia psicologica, psicoanalitica recuperando la propria storia, lavorando su se stessi con costanza e... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Buongiorno,
    mi pare di capire che in questo momento lei sia interessato a riorganizzare la sua vita lavorativa e questo è un buon passo per iniziare. Le consiglierei di rielaborare la sua storia personale... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Buongiorno,
    è fondamentale prendersi in cura per cercare la strada del benessere. Questo si può fare con lavoro e costanza, insieme ad un professionista con il quale sia scattato il transfert.
    Rielaborando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Buongiorno, ha ben descritto la corsa che sta effettuando e alla quale sembra essersi sottoposta. Si tratta di tornare al di sopra per ritrovare il posto che più le piace e che più la soddisfa. Le sue... Altro


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Salve,
    la situazione che descrive è molto delicata. Non sembra trattarsi solo di incomprensioni tra voi, ma di un intreccio di eventi emotivamente molto forti: l’arrivo in Italia, la difficoltà a fidarsi, la gravidanza, la scelta dell’interruzione e una rabbia che ora sembra rivolgersi soprattutto verso di lei.

    Quando una persona è attraversata da molta angoscia, può accadere che non riesca a dire direttamente “ho paura”, “mi sento sola”, “non so di chi fidarmi”. Questi vissuti possono allora uscire sotto forma di accuse, silenzi o esplosioni di rabbia. Questo non significa che lei debba subire tutto, ma può aiutarla a non leggere ogni frase solo alla lettera.

    Lei dice di non averle mai fatto mancare niente, e questo mostra il suo desiderio di aiutarla. Tuttavia, in momenti così complessi, l’aiuto pratico può non bastare a calmare ciò che si muove sul piano emotivo. Potrebbe essere utile mantenere una posizione ferma ma non aggressiva, dicendole, ad esempio: “vedo che stai molto male e vorrei aiutarti, ma non riesco a farlo se ci feriamo continuamente”.

    È importante anche che lei sia seguita dal punto di vista medico dopo l’interruzione di gravidanza, soprattutto se compaiono sintomi fisici importanti o uno stato emotivo molto alterato. Se rifiuta ogni aiuto, può essere necessario coinvolgere professionisti competenti.

    Per lei, un colloquio psicologico potrebbe essere utile per capire non solo come comportarsi, ma anche che posto sta occupando in questa relazione: aiutare qualcuno non significa diventare il bersaglio di tutta la sua rabbia, né assumersi da solo il compito di salvarla.

    In questo momento le suggerirei di non rispondere alla rabbia con altra rabbia, di non forzarla a parlare, di mantenere un limite chiaro e di cercare un aiuto professionale. A volte aiutare davvero significa anche riconoscere che non possiamo contenere da soli tutto il dolore dell’altro.


    Domande su Ansia

    Buongiorno, ho passato il peggior anno della mia vita. negli ultimi sei mesi ho perso entrambi i miei genitori e nel mezzo mi ha lasciata il mio compagno, stavamo insieme da poco più di un anno. I miei genitori sono morti entrambi a seguito di lunghe malattie, nell'ultimo anno ho accudito mio padre con un tumore metastatico. il mio ex mi ha lasciata dopo un periodo di liti, in cui ci sono stati alcuni episodi di gelosia da parte mia (mai avuti prima). La mia autostima si era abbassata anche perchè nel mentre avevo avuto un fallimento lavorativo. Lui, oltre a delle cattiverie, mi ha detto che ho sabotato la storia per le liti e la mia tristezza. nell'ultima lite gli ho detto "non me ne frega di te", ma io ero solo sopraffatta dal dolore e non ce la facevo più, voolevo che mi stringesse più forte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giancarlo Gramaglia

    Buongiorno,
    quello che descrive non è semplicemente “un brutto periodo”: è un concentrato molto intenso di lutti, separazioni, fatica psichica e perdita di punti di riferimento. In pochi mesi lei ha perso entrambi i genitori, ha attraversato l’esperienza dell’accudimento di un padre gravemente malato, ha vissuto una rottura affettiva e anche una ferita sul piano lavorativo. È comprensibile che, in una condizione simile, l’autostima, la fiducia e la capacità di sentirsi al sicuro nelle relazioni possano essere profondamente scosse.

    Gli episodi di gelosia, le liti, o quella frase detta nell’ultima discussione — “non me ne frega di te” — non vanno letti soltanto come errori o come prove che lei abbia “sabotato” la relazione. A volte, quando il dolore è troppo, la richiesta d’amore può uscire in una forma opposta: si respinge proprio la persona da cui si vorrebbe essere trattenuti. È come se una parte di sé dicesse “vai via”, mentre un’altra, più profonda, chiedesse “non lasciarmi sola in tutto questo”.

    Da un punto di vista psicoanalitico, sarebbe importante poter ascoltare non solo ciò che è accaduto, ma il modo in cui questi eventi hanno risuonato dentro di lei: il lutto per i genitori, il peso dell’accudimento, il senso di colpa, la rabbia, la paura dell’abbandono, la ferita narcisistica legata al lavoro e alla fine della relazione. Quando più perdite si concentrano nello stesso periodo, la psiche può trovarsi senza il tempo necessario per elaborarle una alla volta.

    Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che appartiene al lutto, ciò che riguarda la relazione finita, e ciò che invece tocca aspetti più antichi del suo modo di amare, di chiedere aiuto e di sentirsi degna d’amore. Non per colpevolizzarla, ma per restituire un senso a ciò che oggi appare solo come confusione, dolore e rimpianto.

    Credo che un primo colloquio potrebbe esserle utile per iniziare a mettere parole su quanto ha vissuto, senza ridurre tutto alla domanda “ho rovinato io la relazione?” Forse, prima ancora, c’è da ascoltare quanto sia stata sola mentre cercava di reggere troppe perdite insieme.


Domande più frequenti

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