Domande del paziente (16)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao, ti lascio qui una risposta che spero possa essere uno spunto su cui riflettere in mezzo a questo mare di emozioni e di cose non dette. Penso che una relazione lunga meriti cura, anche nel momento... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao,
vado al dunque. Penso che non esista un professionista che ti possa aiutare a farti un giro di amicizie adeguato. Penso però che un bravo psicoterapeuta possa aiutarti a riflettere sugli schemi...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, si fidi di chi la sta supportando, sia a casa sia in studio. Sicuramente questo tempo tra una seduta e l’altra è un tempo difficile ma che può anche essere occasione per sperimentare nuove dinamiche... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, mi dispiace molto per la sua situazione passata e attuale. Mi dispiace anche che non abbia incontrato nella psicoterapia lo strumento adatto a poterla supportare. Mi permetto di chiedere se... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, spesso è difficile lasciar andare rapporti che sono stati segnati da incomprensioni e sofferenza. Esattamente come quando viene a mancare una persona con cui abbiamo avuto una relazione turbolenta,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, effettivamente il recupero da un grave trauma psicologico può richiedere un tempo lungo, che non è lo stesso per ognuno di noi, dal momento che variano le risorse individuali e gli strumenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, mi dispiace molto per la situazione che sta affrontando, che vedo complessa su più fronti. A partire dalla malattia renale, che certamente mette in una posizione di grande fragilità, facendoci... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver fatto una domanda così articolata e interessante. Credo non sia semplice pensare di interrompere un legame terapeutico così importante come quello che ha con lo specialista... Altro
Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, in queste situazioni forse è meglio verbalizzare ciò che si desidera o ciò che ci piacerebbe, per evitare di perdurare in situazioni che possono crearci preoccupazioni o insicurezze. Può essere che questo ragazzo non apprezzi particolarmente lo scambio di baci "a stampo", che viva la dimensione della fisicità in una maniera specifica e unica o che magari non abbia colto il disagio che il suo "rifiuto" sta causando nella persona che ha di fronte. Potrebbe essere costruttivo per il vostro rapporto esplicitare i dubbi che sorgono, per evitare che diventino più ingombranti di quanto non sia necessario. Un saluto!
Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, ovviamente fornire una risposta esaustiva a questa domanda è molto complicato e si rischia di commettere errori ingenui. Personalmente credo che la linea che distingue normalità da patologia sia quella che distingue ciò che ci fa stare bene da ciò che invece ci genera disagio, dispiacere o invalidazioni di qualche genere. Nel caso della memoria, si può affermare che "fughe di dati" siano piuttosto normali in momenti di particolare stress e stanchezza. Altresì, è vero che siamo costantemente bombardati da una quantità massiccia di stimoli e imput che rendono sempre più difficile trattenere informazioni che, fino a qualche anno fa, avremmo conservato nella nostra memoria in modo indelebile (ad esempio i numeri di telefono di persone care). Sicuramente non ho dato una risposta completa ma spero di aver fornito uno spunto di riflessione. Buona serata!
Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, mi sembra che lei abbia già individuato una possibilità di affrontare questa problematica che riporta legata alla sua coppia e alla sua famiglia. Potrebbe essere per voi un'ottima chance di mettere sul piatto quello che negli anni ha logorato la relazione, portandovi oggi ad affrontare un periodo di crisi. Sicuramente intraprendere un percorso di coppia non è una scelta semplice dal punto di vista emotivo, ma d'altronde non lo è nemmeno perdurare in questo stato di tristezza e tensione fra le mura di casa. Vi auguro di poter affrontare i nodi del vostro rapporto e trovare una risoluzione, in qualsiasi direzione. Un saluto
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, dal suo racconto sembrerebbe che al momento dall'altra parte non vi sia la volontà di riallacciare un minimo di rapporto conviviale. Potrebbe essere controproducente forzare un riavvicinamento in questa fase del vostro rapporto in cui sembrano esserci ancora dei nodi importanti. Le suggerisco di lasciare spazio e fare si che il tempo, eventualmente, crei lo spazio per recuperare una dimensione sostenibile di condividere lo spazio per entrambi. Questo per non rischiare di esporsi ulteriormente a esperienze svilenti e poco positive per lei, che già verbalizza vissuti di annichilimento e scarsa autostima. Le auguro il meglio
Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Se il nostro vivere "bene" dovesse essere in linea con i vari metodi della psicologia non esisteremo! Se il suo stile di vita in questo momento la rende felice e la gratifica lo porti avanti e lo arricchisca! Nessuno dovrebbe darci una ricetta su come "dover vivere", men che meno un collega Psicologo! Buona giornata!
Salve,
scrivo perché sento il bisogno di capire e fare chiarezza su una relazione che mi ha lasciata molto confusa.
Durante la relazione ho sempre riconosciuto i miei errori, soprattutto nelle reazioni emotive che a volte ho avuto. Mi sono spesso messa in discussione e ho cercato di capire dove stessi sbagliando. Dall’altra parte però non ho mai percepito un reale cambiamento: c’erano comportamenti che mi facevano stare male, come bugie o mancanza di trasparenza, e questo ha alimentato in me una crescente mancanza di fiducia.
Allo stesso tempo però, la relazione è stata per me molto destabilizzante. Mi sono sentita spesso svalutata, giudicata e portata a dubitare di me stessa. L’altra persona tendeva a ribaltare le situazioni, facendomi sentire sempre “quella sbagliata”, arrivando a definirmi “pazza” o “malata di mente”, senza però mai mettersi davvero in discussione e spesso ignorando il mio punto di vista perché considerato non valido o “non capito”. Mi veniva fatto passare il messaggio che fossi io a portarlo al limite, che fossi io a rovinare tutto e a far emergere quei suoi comportamenti, giustificati dal fatto che “prima non era mai stato così”. Questo mi ha portata a interrogarmi molto su me stessa, anche perché io avevo già vissuto relazioni problematiche in passato, mentre lui no, e quindi finivo per convincermi che il problema fossi io e non la dinamica che si era creata.
C’era inoltre una forte contraddizione: da una parte venivo descritta come problematica e piena di difetti (psichici, fisici, mentali), dall’altra questa persona restava comunque nella relazione, quasi come se “sopportarmi” gli desse un certo potere o valore.
Inoltre, nella relazione ero spesso io a sostenere anche aspetti pratici ed economici, come pagare le uscite o mettere a disposizione la macchina, senza ricevere un reale equilibrio o reciprocità. Nonostante questo, non riesco a spiegarmi perché mi sentissi comunque sempre in difetto, come se fossi io in debito nei suoi confronti. Questa sensazione costante di “dover dare di più” e di non essere mai abbastanza ha contribuito ad aumentare il mio senso di colpa e la percezione di valere meno all’interno della relazione.
Col tempo ho iniziato a stare sempre peggio: mi sentivo confusa, presa in giro e non ascoltata. Questa situazione mi ha portata a ossessionarmi nel cercare risposte e conferme, arrivando anche a comportamenti che oggi non condivido, come controllare o cercare prove, perché non riuscivo più a fidarmi e avevo la sensazione costante che qualcosa non tornasse.
Non era mia intenzione controllare o limitare l’altra persona, né rovinargli la vita: il mio bisogno era solo quello di essere capita e di riuscire ad avere un confronto reale su quello che stavo vivendo. Tuttavia, questo confronto veniva evitato. Nel momento in cui la relazione è finita, mi è stato detto semplicemente di “stare alla larga”, senza possibilità di dialogo o chiarimento.
In quel momento, già di grande fragilità per me, ho cercato un confronto proprio perché mi sentivo completamente disorientata e “disarmata” da ciò che era successo. Tuttavia, questo mio tentativo è stato interpretato come qualcosa di sbagliato o eccessivo, arrivando anche a minacce di coinvolgere le autorità. Questo mi ha fatto sentire ancora più confusa, come se la realtà si fosse completamente ribaltata: da una situazione in cui io mi sentivo ferita e in difficoltà, sono passata a essere vista come il problema.
A questo si è aggiunto anche il coinvolgimento di terzi, come la madre e altre persone, e una narrazione di me come persona problematica anche nei confronti dei miei genitori, cosa che ha aumentato ulteriormente il mio senso di isolamento e di colpa.
Con il tempo sono arrivata a un livello di sofferenza molto forte, fino a toccare un punto molto basso emotivamente. In un momento di grande fragilità (anche legato a uno stato alterato) ho avuto pensieri estremi e l’idea di farmi del male, cosa che mi ha spaventata molto e che non avevo mai vissuto prima.
Questi episodi, che per me erano un segnale di forte disagio, non hanno portato a una reale reazione di ascolto o comprensione. Al contrario, sono stati usati per farmi sentire ancora più sbagliata e “problematica”.
Sono arrivata al punto di non riconoscermi più, mettendo in dubbio completamente me stessa e arrivando persino a pensare di essere io il problema, di essere magari una persona narcisista o “sbagliata” alla base.
Ad oggi mi trovo ancora molto confusa e mi faccio continuamente queste domande:
sono io il problema?
Sto vedendo una realtà distorta?
Oppure sono stata dentro una dinamica che mi ha portata a dubitare completamente di me stessa?
Faccio fatica a distinguere tra le mie responsabilità reali e ciò che invece potrebbe essere stato il risultato di una relazione non sana.
Vorrei capire se questo tipo di dinamiche può portare una persona a perdere fiducia nella propria percezione e a sentirsi sempre nel torto, anche quando forse la realtà è più complessa. Infatti, nonostante mi sia già confrontata con diversi specialisti, che mi hanno fatto notare come io abbia sì delle dinamiche su cui lavorare, ma anche una forte tendenza a finire in relazioni in cui la realtà viene manipolata, faccio ancora molta fatica a crederci fino in fondo. Una parte di me continua a dubitare, arrivando a pensare che forse sia io a raccontare una versione distorta dei fatti anche a loro, e che quindi il problema sia comunque mio. Questa difficoltà nel fidarmi della mia percezione mi fa sentire ancora più confusa e incerta rispetto a ciò che ho vissuto.
Grazie per l’attenzione.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Purtroppo le dinamiche che lei descrive sono molto precis e hanno una definizione abbastanza precisa. Quando, dentro una relazione, arriviamo a sentirci sbagliati o in difetto di fronte a un partner che ci svaluta e mistifica la realtà, stiamo vivendo quello che viene chiamato "gaslightening". Spesso accade quando siamo in relazione con persone che funzionano secondo pattern di personalità problematici, come narcisisti o borderline. È importante lavorare sul fatto che le percezioni sono delle rappresentazioni create dall'altro per poter mantenere un'immagine di sè adeguata, a discapito del partner che, invece, si sentirà svalutato, sbagliato, pazzo. Inoltre i sentimenti negativi che vengono generati nel partner che "subisce" queste manipolazioni possono essere effetto di un meccanismo di difesa tipico di quel genere di disturbi della personalità, che viene definito "identificazione proiettiva". Attraverso questo meccanismo i vissuti spiacevoli della persona non solo vengono scaricati sul partner (o amico o collega o familiare), ma il partner in questo caso arriverà a percepirli come effettivamente propri. Questo accade perché solitamente, strutture di personalità problematiche o fragili, non riescono a integrare parti negative o spiacevoli che tutti possiedono e che normalmente fanno parte di noi. Continui a lavorare su se stessa, a ricercare il centro della sua vita, le auguro il meglio.
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
il DOC ha dei criteri diagnostici piuttosto definiti, per cui può essere agevole per un professionista fare diagnosi seguendo anche solo una semplice griglia di quantificazione delle manifestazioni sintomatiche.
Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
Grazie a tutti per l’ascolto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Mi viene da chiederle se, forse, il desiderio di naturalezza e spontaneità non sia indice che il percorso ha dato dei frutti e che, ora, è tempo di salutare la terapeuta che ha condiviso con lei un pezzo di vita così importante...la fine di una relazione terapeutica è un momento cruciale e profondamente significativo, vedrà che raccoglierà i frutti seminati in questi anni!
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