Domande del paziente (162)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta si percepisce quanto l’esperienza vissuta in pronto soccorso possa averla spaventata. Quando accade qualcosa che coinvolge il corpo, soprattutto legato alla respirazione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    dalle sue parole emerge quanto questa relazione sia stata importante per lei e quanto la decisione di interromperla sia stata dolorosa. È comprensibile che in questo momento si senta divisa... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta emerge una relazione intensa ma anche caratterizzata da dinamiche ripetitive di allontanamento, inseguimento, sfiducia e conflitto che nel tempo sembrano aver generato molta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    potrebbe essere utile confrontarsi con il suo compagno in merito al suo sentire, cercando di spostare il focus su di voi e su ciò di cui ha bisogno per sentirsi parte della relazione, più che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta emerge un momento di grande fatica ma anche di passaggio: dopo aver raggiunto un traguardo importante, si trova ora in una fase di incertezza in cui è naturale sentirsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta emerge una relazione intensa ma segnata da dinamiche di insicurezza, sfiducia e continui riavvicinamenti che nel tempo possono aver generato molta sofferenza. È comprensibile... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    le vertigini che descrive, quando hanno una componente psicogena, possono essere strettamente collegate a ciò che il corpo esprime dopo un evento traumatico.
    Elaborare un trauma è un processo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta emerge una sofferenza intensa che coinvolge più aspetti della sua vita: l’ansia, le paure legate alla salute, i pensieri ripetitivi e il modo in cui tutto questo sta influenzando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta sembra che, più che un cambiamento reale dei suoi sentimenti, si sia attivato un circolo di pensieri e dubbi che alimentano ansia e confusione. Questo può portare a mettere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta emerge una frequentazione che nel tempo ha assunto caratteristiche sempre più coinvolgenti, ma che rimane poco definita, ed è comprensibile che questo alimenti in lei dubbi... Altro


    Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    spesso il corpo può impiegare più tempo ad adattarsi e a ridurre le manifestazioni fisiche dell’ansia. Per questo può capitare che alcuni sintomi, come l’ansia al risveglio, continuino a presentarsi ancora per un periodo, anche mentre il lavoro terapeutico sta procedendo.
    È quindi comprensibile che il processo richieda tempo e gradualità. Continuare il percorso insieme al professionista che la segue può aiutarla a consolidare questi cambiamenti anche sul piano corporeo.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    quando all’interno della relazione ci si sente spesso svalutati o poco sostenuti, è comprensibile che questo nel tempo possa incidere sul proprio umore e sulla fiducia in sé stessi.
    Potrebbe essere utile provare ad aprire un confronto con sua moglie su come si sente quando percepisce queste reazioni, cercando di esprimere il suo vissuto più che concentrarsi su ciò che lei fa o non fa. A volte condividere il proprio punto di vista può aiutare a creare maggiore comprensione reciproca.
    Se questa dinamica dovesse continuare a generare molta fatica nella relazione, potrebbe essere utile valutare anche uno spazio di confronto con un professionista, individuale o di coppia, per comprendere meglio i bisogni di entrambi e trovare modalità di comunicazione più funzionali.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Salve dottori, vorrei esporvi una questione a non riesco ancora a passarci sopra o comunque a risolvere, nonostante vado da 6 sedute da un professionista, ma non ho ancora trovato risposte se non il fatto di sentire ciò che sento ma non riuscendo ancora a capire I miei sentimenti o bisogni ecco...il punto è che da qualche mese mi sono lasciata con una persona piu grande di 20 anni circa (io ne ho 25), per vari motivi, con lui ci continuiamo a vedere e sentire ogni tanto, a volte capita anche che succede qualcosa tra di noi, però ecco è difficile distaccarmi da lui perché mi dispiace, ci tengo, e dall'altra diciamo che c'è un amico con cui mi sono frequentata qualche anno fa prima del mio ex e con cui mi sono sempre sfogata e mi ha sempre capito e ascoltato quando gli parlavo dei problemi con il mio ex, mi sono sempre trovata bene a parlare, scherzare ecc, in questo ultimo periodo mi è sembrato di iniziare a provare qualcosa, ma è sempre rimasta un amicizia anche da parte sua, ci siamo visti poi qualche settimana fa (perché siamo a distanza) e diciamo è successo qualche bacio..il problema è che non so come mi sento, perché ad esempio non mi sento di riuscire a tornare con il mio ex nonostante lui mi voglia ancora, mi dica di tornare insieme e insista, ci stia male ed è come se mi facesse sentire in colpa e io non riesco, forse anche perché non provo quello che provavo prima, allo stesso tempo non mi sento di poter stare insieme a questo amico perché non lo so, non mi sento di provare un cosi forte sentimento per lui, ma allo stesso tempo vorrei rivederlo, ma comunque proverei un dispiacere per l'altro/senso di colpa..proverei dispiacere per entrambe le parti, inoltre in terapia c'era stata una seduta in cui ho rappresentato due cerchi pensando alla persona ma sono risultati distanziati e non mi aspettavo questo..per entrambe le persone però..non so cosa fare, mi dispiace per tutti e due..ora questo amico vorrebbe un distacco da me perché so che comunque prova qualcosa e sa che io non ci starei, ma non so che fare, come comportarmi, vorrei rivederlo, ma non so come distaccarmi e se farlo dal mio ex..dovrei forse stare da sola e poi forse capirò qualcosa? non so come muovermi..

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da ciò che racconta emerge una grande confusione emotiva, ma anche una cosa molto importante, lei sta già ascoltando sé stessa, anche se le sembra di non capire fino in fondo. Il fatto che non riesca a tornare con il suo ex, nonostante il legame e il senso di colpa, è già un segnale significativo. Allo stesso tempo, il desiderio verso il suo amico sembra esserci, ma senza una spinta emotiva chiara e stabile.
    In questo momento, più che scegliere “tra due persone”, forse il punto è proprio fermarsi e scegliere sé stessa.
    Prendersi uno spazio, anche temporaneo, da entrambe le relazioni potrebbe aiutarla a distinguere meglio ciò che sente davvero da ciò che nasce dalla paura di ferire o perdere qualcuno. Non è una fuga, ma un modo per fare chiarezza.
    Continui a portare questi vissuti in terapia: il fatto che le risposte non siano immediate non significa che il percorso non stia funzionando, ma che è un processo che richiede tempo.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto
    dott.ssa Elena Dati


    Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    da quello che racconta sembra che il suo equilibrio, costruito nel tempo con impegno, si sia modificato in seguito a un evento emotivamente impattante come il divorzio dei suoi genitori. In queste situazioni può accadere di sentirsi più vulnerabili e di percepire che ciò che prima funzionava ora non sia più così stabile, proprio perché si è in una fase in cui è necessario ricostruire un nuovo equilibrio.
    Non significa che è tornata indietro, ma che sta attraversando un momento di assestamento. Il fatto che riesca comunque a gestire parte della sua giornata e a stare da sola indica che le risorse che ha acquisito nel tempo sono ancora presenti.
    Se sente però che la fatica nel gestire questa fase aumenta, potrebbe essere utile riprendere un percorso di sostegno psicologico, così da consolidare gli strumenti che già possiede e affrontare con maggiore stabilità questo cambiamento.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto
    Dott.ssa Elena Dati


    Domande su Tossicodipendenza

    Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...precisiamo che 5 anni fa avevo trovato qualche traccia sporadica ma mi ha confessato che dalla morte di sua mamma (giugno 2025) è passato da 1,5 gr alla settimana a 8/10gr alla settimana...di preciso l'aumento non so quando è avvenuto ma credo settembre...è 4 settimane fuori casa e dice che non ha più toccato nulla (so che ha anche debiti)...mi chiedevo...possibile che con quella quantità assunta uno smetta così? Non so se crederci...so anche che diventano molto bugiardi...grazie della risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buonasera,
    da ciò che descrive si tratta di una situazione complessa, in cui si intrecciano l’uso di sostanze, una perdita importante e la vostra relazione. È comprensibile che lei si senta confusa e faccia fatica a capire a cosa credere.
    Smettere è possibile, ma quando l’uso è diventato così significativo spesso non è semplice farlo da soli e, soprattutto nelle prime fasi, possono esserci ricadute o difficoltà nel mantenere l’astinenza. Per questo, più che basarsi solo su ciò che viene detto, può essere utile osservare nel tempo la coerenza tra parole e comportamenti.
    Allo stesso tempo, è importante che lei tenga al centro anche il proprio benessere e i propri limiti, senza sentirsi responsabile del suo percorso.
    Se sente il bisogno di maggiore chiarezza e supporto nel gestire questa situazione, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Sono al primo anno fuori corso di giurisprudenza. Ho sempre fatto tutti gli esami in regola ma da un anno quasi studio con difficoltà e lentezza. Amo la mia facoltà e non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ma mi sento bloccata. Come posso risolvere questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    il fatto di essere sempre stata in regola e poi trovarsi improvvisamente rallentata può avere a che fare non solo con lo studio in sé, ma anche con aspetti emotivi, motivazionali o legati a questa fase di passaggio verso il lavoro.
    A volte il “blocco” può essere collegato a diversi fattori (stanchezza, aspettative, cambiamenti di vita, dinamiche personali), che rendono più difficile mantenere il ritmo di prima, anche quando l’interesse per il percorso resta.
    In questo senso, più che forzarsi a “ripartire” come prima, potrebbe essere utile fermarsi a comprendere cosa sta succedendo e cosa la sta rallentando in questo momento.
    Potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista, per esplorare questi aspetti e trovare modalità più funzionali per affrontare questa fase.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    la perdita che ha vissuto è stata improvvisa e molto impattante, ed è comprensibile che, oltre al dolore, siano presenti immagini intrusive, ricordi molto vividi e senso di colpa
    In situazioni come questa può accadere che la mente continui a “riproporre” quei momenti nel tentativo di elaborarli, soprattutto quando non c’è stato il tempo di prepararsi o dare un senso a quanto accaduto. Il senso di colpa che descrive è una reazione frequente, ma è importante ricordare che lei ha fatto tutto ciò che era possibile fare in quel momento.
    Il fatto che abbia già iniziato un percorso psicologico è molto importante. L’indicazione di affiancare anche una valutazione psichiatrica può essere utile non perché “non stia reggendo”, ma per aiutarla a gestire meglio l’intensità dei sintomi e rendere il lavoro terapeutico più sostenibile.
    Darsi tempo, in queste situazioni, è fondamentale: il dolore e l’elaborazione di un lutto così improvviso non seguono tempi rapidi.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Domande su psicoterapia

    Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la disponibilità.
    Un anno fa sono stata operata di tumore alla gamba, al momento porto un tutore poiché ho perso la sensibilità al piede.
    Mio marito ha alternato momenti un cui mi è stato vicino a momenti di freddezza e nervosismo, anche quando sono tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale.
    Non abbiamo rapporti completi da quasi 2 anni e lui mi ripete che non se la sente per ora per la mia gamba e perché dice di non essere in forma.
    A me sembra strano tutto ciò, nel senso cbe potevo capire un anno fa ma ora non capisco perché non cerchi un momento per noi.
    Avrei bisogno di un vostro parere grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    quello che descrive è comprensibilmente molto faticoso, soprattutto dopo un periodo così delicato per la sua salute, in cui il bisogno di vicinanza e sostegno diventa ancora più importante.
    Le reazioni di suo marito, tra momenti di presenza e altri di distanza, possono generare confusione e far nascere dubbi, soprattutto quando si prolungano nel tempo e coinvolgono anche la sfera dell’intimità.
    Potrebbe essere utile provare ad aprire un confronto con lui su come si sente e sui suoi bisogni, cercando di capire anche cosa stia vivendo lui rispetto a questa situazione.
    Se però il dialogo risulta difficile o non porta a un cambiamento, potrebbe essere utile valutare un percorso di coppia, per avere uno spazio protetto in cui entrambi possiate esprimervi e comprendere meglio ciò che sta accadendo nella relazione.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Buongiorno,
    mi sono trasferita a 8 mesi in una nuova città con il mio compagno, dopo la stessa laurea conseguita da entrambi. Lui ha trovato lavoro subito, io no. Negli ultimi due mesi ho avuto una patologia di compressione dello stretto toracico, sono finita in pronto soccorso pensando al peggio ma sto fisicamente bene. Da allora, circa due mesi, ho iniziato ad avere attacchi d'ansia, il mio medico di base mi ha prescritto lo Xanax, che uso quasi quotidianamente da un mese. Inizio a svegliarmi piangendo, a provare sentimenti negativi anche verso le mie due gattine, talvolta violenti ma mai messi in atto. I dolori fisici si spostano, prima la spalla, poi diventa la caviglia, poi il collo, senza criterio nè sforzi che li giustifichino. Mi sono trasferita a Torino, dal sud, sperando di avere più opportunità (ho una laurea in Informatica) eppure mi ritrovo senza un euro, un lavoro, nè la possibilità di fare qualche corso che mi interessi e mi dia gioia. Non riesco neanche a uscire di casa a volte, mi devo sforzare, anche se sto che molto spesso uscendo mi sento meglio. Dormo male, stringo i denti ogni notte, riguardo le stesse serie tv ogni giorno per sostituire i pensieri distruttivi. Sento le ambulanze passare ogni 5 minuti o quasi, i corvi che gracchiano, i bambini urlare fuori dalla finestra e mi sembra di impazzire. Sto pensando di tornare giù da mia mamma, ma a 29 anni mi sembra un fallimento. Ho pensato ad autismo, ADHD, depressione ma ovviamente non so cosa ho, se ho qualcosa, o se sto solo lentamente impazzendo.
    Ho paura

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    quello che descrive potrebbe essere legato a un momento di forte sovraccarico emotivo e fisico, forse scaturito anche dai molti cambiamenti importanti vissuti in poco tempo: il trasferimento, l’incertezza lavorativa, la lontananza dai propri punti di riferimento e l’esperienza spaventante legata alla salute. In queste situazioni può accadere che ansia e tensione trovino espressione anche attraverso il corpo, il sonno e i pensieri.
    Le paure che sta vivendo possono farle sentire di “stare impazzendo”, ma il fatto che riesca a osservare ciò che le accade e a parlarne è un elemento importante. Anche i pensieri che la spaventano non definiscono ciò che desidera davvero fare, soprattutto se riconosciuti come disturbanti e non agiti.
    Più che cercare subito una diagnosi o una spiegazione definitiva, potrebbe essere utile concentrarsi sul fatto che in questo momento sembra esserci una sofferenza significativa che merita ascolto e supporto.
    Se sente che da sola sta facendo molta fatica a gestire tutto questo, potrebbe essere importante valutare un percorso psicologico o psichiatrico che la aiuti a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a ritrovare gradualmente maggiore stabilità. Anche tornare temporaneamente in un luogo o vicino a persone che la fanno sentire al sicuro non significa necessariamente “fallire”, ma riconoscere un bisogno di sostegno in un momento delicato.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


    Ho 29 anni e ho iniziato a lavorare a 21. Ho sempre fatto quel che capitava ho lavorato in una società sportiva, ho fatto la commessa ecc. per due anni circa (2024/2025) non ho lavorato. Non perché non volessi ma perché non trovavo niente. È stato davvero deprimente. Ora ho trovato un lavoro in un ufficio io posto non è male e mi trovo anche bene ma a trent’anni sono in stage… 800€… all’inizio ho accettato entusiasta perché venivo da un periodo di niente ma ora che sono passati un paio di mesi mi rendo conto che è una miseria. Il prossimo passo dovrebbe essere un apprendistato ma onestamente ora, riflettendoci, farmi almeno 6 mesi se non anni a prendere 1000/1100€ a trent’anni chi me lo fa fare. Mi dispiace perché non sono mai durata tanto in un posto, sempre per problemi di soldi ma in precedenza ero più giovane e per assurdo non in stage ma con contratti part-time. Io non so che fare. Alcune amiche, più grandi di me, mi avevano suggerito di specializzarmi in qualcosa ma onestamente non so in cosa. Io non mi aspetto di fare carriera.
    Chiarisco: non sono una stronza. A lavoro dove sono adesso per esempio mi impegno e ho imparato molto in fretta ma sento che non è il mio posto, nonostante, per assurdo io non mi trovi nemmeno male.
    Preferirei un lavoro tranquillo, con una paga decente se il part time (30/36 ore a settimana) mi permettesse di guadagnare bene non ci penserei due volte. Non mi aspetto di prendere 3000€ al mese sia chiaro, ma 800/1200€ massimo sono una miseria. 1200€ li prendevo lavorando in negozio e facendo straordinari.
    Sono disperata perché non so cosa fare. Da una parte vorrei guardarmi intorno dall’altra sento di dover tenere stretto questo posto dato il mondo del lavoro oggi d’altro canto mi sento in colpa, in questa azienda mi hanno dato una possibilità e lasciarli mi dispiacerebbe ma vorrei prendere qualcosa di più e trovare un posto più equilibrato tra vita privata e lavoro. Qua mi chiedono anche sacrifici (vieni mezz’ora prima, eh ma andare via alle 18 precise, eh ma qualche sabato…) mi dispiacerebbe davvero anche perché faccio la figura di quella che non ha voglia di lavorare.. ma io non voglio “morire” (solo spiritualmente si intende) a lavoro.
    Sono davvero triste perché non so come comportarmi. Sono pentita perché avrei dovuto cercare qualcosa di più concreto in passato. Lavorare per qualche anno e poi cambiare. Non avrei nemmeno dovuto fare l’università per prendere una laurea inutile, che non ho conseguito ancora per problemi personali.
    Credevo che ritrovare un lavoro dopo anni di disoccupazione mi avrebbe resa davvero felice e lontana dal mostro della depressione invece…
    Per esempio mi piaceva fare al commessa ma almeno la domenica vorrei starmene a casa con amici o parenti. Non sono più disposta a sacrificare il mio tempo per quattro spicci.
    Esiste qualcuno in Italia che paga bene e mi permette di non impazzire? Ho paura sia solo un miraggio. Alla mia età tutti sanno “cosa vogliono fare da grandi” io no… non voglio fare pena su questo social poi in tanti sono cattivi hahaha ma
    Mi sento di aver sbagliato tutto, mi sento una fallita. Quella a cui le persone guardano per consolarsi… mi sento in crisi mi sembra di non sapere più chi sono e cosa voglia. Anche le persone da cui sono circondata da sempre metto in dubbio. Non ho tanta voglia di vederle o frequentarle. Mi sembra di essere diversa non capisco cosa mi accade. Non mi sembra di aver bisogno di terapia, anche perché economicamente sarebbe un problema, e nessun psicologo potrebbe dirmi "devi fare questo o quello". non capisco se sono in crisi o è pigrizia o.... grazie a chi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elena Dati

    Buongiorno,
    quello che descrive sembra avere molto a che fare con una fase di forte disillusione e fatica, più che con “pigrizia”. Dopo un lungo periodo di disoccupazione è comprensibile aver investito molte aspettative nel ritrovare un lavoro, e scontrarsi poi con stipendi bassi, precarietà e richieste che sente poco sostenibili può generare frustrazione, confusione e senso di smarrimento.

    Inoltre, sembra che oggi lei si stia interrogando non solo sul lavoro, ma anche su ciò che desidera davvero dalla sua vita, dal tempo libero, dalle relazioni e dall’equilibrio personale. Sono domande profonde che spesso emergono proprio in momenti di passaggio o insoddisfazione.
    Il rischio, quando ci si sente bloccati o “in ritardo”, è quello di guardarsi con grande durezza e leggere il proprio percorso solo attraverso ciò che manca o che “si sarebbe dovuto fare”. Questo però può aumentare ulteriormente il senso di fallimento e svuotamento che descrive.
    Anche se uno psicologo non può dirle quale lavoro scegliere, potrebbe aiutarla a comprendere meglio questo momento di crisi, i suoi bisogni e ciò che oggi sente importante per il suo benessere, così da orientarsi con maggiore chiarezza nelle sue scelte. Se in questo momento non è possibile investire in una terapia privata ma sente che potrebbe averne bisogno, può cercare se nel suo territorio sono presenti realtà che offrono percorsi di sostegno psicologico gratuiti o a costi contenuti, come ad esempio i consultori.
    Resto a disposizione,
    un caro saluto.
    Dott.ssa Elena Dati


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