Domande del paziente (143)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Lei riporta un conflitto molto comprensibile, oltre che comune, ovvero da un lato il desiderio di diventare genitori ma dall'altro la preoccupazione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    L'inizio del liceo porta sempre dei cambiamenti e spesso si fa fatica, soprattutto nei primi periodi, ad assestarsi al nuovo ambiente.
    Prima di tutto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissimo, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione, immagino quanto possa essere stanco.
    Ciò che descrive è comune nei quadri ansiosi, specialmente quando l'intensità è maggiore e i sintomi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima, grazie per aver espresso la sua preoccupazione.
    Da quello che racconta sembra che la bimba stia vivendo un periodo d'ansia che pare manifestarsi soprattutto nel momento dei pasti ma che suggerisce,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Quello che descrive è molto comune, per quanto possa trattarsi di qualcosa di semplice o conosciuto. In situazioni ad alta pressione infatti,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    L’ansia, soprattutto se presente da tempo, lascia una sorta di attivazione di fondo che non si spegne subito con il miglioramento dell’umore,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Immagino la difficoltà che vive nel sentire che si sia creata una rottura definitiva nel rapporto con suo padre. Da quello che racconta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissimo, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Immagino la stanchezza che sta provando in questo periodo, può essere estenuante prendere decisioni del genere: anche quando ci sembrano... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima, grazie per aver espresso la sua preoccupazione.
    Sentire di dover gestire due bambini piccoli in autonomia e nel frattempo mantenere un equilibrio con altri aspetti della vita come il lavoro... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima, grazie per aver espresso la sua preoccupazione.
    Suo figlio sembra essere molto consapevole dei limiti che non desidera superare, ed è normale che preferisca il contatto fisico solo con alcuni... Altro


    Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
    Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Immagino quanto possa sentirsi stanca ma il fatto che si stia ponendo delle domande per comprendere come risolvere questa difficoltà è un segno di grande cura nei suoi confronti.
    Lei può chiedere una diagnosi, ne ha tutto il diritto.
    Il tema della possibile neurodivergenza è importante e merita attenzione, ma forse non è necessario pensarlo in alternativa a un percorso clinico: spesso è proprio all’interno di una relazione terapeutica attenta e sintonizzata che può emergere con maggiore chiarezza se e quale approfondimento diagnostico sia utile. Parlare con un professionista ha davvero una potenza trasformativa preziosa.
    Potrebbe quindi essere funzionale iniziare un percorso psicologico portando apertamente i suoi dubbi sulla neurodivergenza. Questo permetterebbe sia di lavorare da subito sulla sofferenza attuale, sia di valutare insieme, in modo più mirato, l’eventuale necessità di una psicodiagnosi.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Ho affrontato più percorsi di terapia diversi ma mi assilla sempre un pensiero: potrò diventare produttiva e funzionale sforzandomi e trovando tutte le strategie utili del caso, ma quello che sento davvero è incompatibile con l'idea di "guarigione" che avevo e che in genere gli altri si aspettano da me. Sono cinica e pessimista e analitica e sinceramente non trovo motivi per cambiare al di fuori di compiacere gli altri. Per non essere etichettata come arida o misantropa o ribelle. Devo considerarmi bacata o provare l'ennesimo nuovo approccio e cercare di internalizzare tutte quelle premesse che trovo sentimentali e banalizzanti e basta? Trovo molta libertà e sazietà nel pessimismo ma evidentemente le persone che mi criticano vogliono spingermi a mirare ad altro come una specie di imperativo biologico naturale che non ho mai provato

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima,
    da quello che racconta sembra che un aspetto fondamentale sia la dicotomia che si crea tra ciò che lei percepisce autentico di sé stessa e l'aspettativa che invece hanno le altre persone. Pare che questi due elementi non possano integrarsi.
    Lei ha tutto il diritto di vivere ed approcciarsi alle esperienze, alle relazioni e al mondo nel modo che ritiene la faccia stare meglio.
    Quindi più che domandarsi se sia "meglio" o più "giusto" essere diversa, potrebbe essere utile chiedersi se questo modo di vivere la vita le causa limiti, le impedisce di provare esperienze o di vivere con serenità le relazioni. Le uniche aspettative che deve soddisfare sono le sue.
    Non si tratta di essere “bacata”, ma di trovare uno spazio in cui poter pensare se stessa senza dover scegliere tra compiacere gli altri o restare rigidamente ancorata a un’unica posizione.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissimo,
    prima di tutto il concetto di normalità è estremamente fluido. Ragionare per categorie rigide rischia di impedire di vedere sfumature importanti che fanno parte della nostra esperienza di vita.
    Sicuramente un criterio che va considerato è se qualcosa genera sofferenza significativa, rigidità o limita le relazioni e il funzionamento quotidiano; in quel caso allora può essere utile approfondire. Lei però descrive di riuscire a risolvere le situazioni e le difficoltà che le si presentano.
    Il fatto che riesca ad affrontare problematiche ed ostacoli con le proprie capacità è una grande risorsa. Detto questo, la possibilità di rivolgersi ad un professionista per lavorare e comprendere il proprio equilibrio può certamente aiutare a conoscersi meglio ed ottenere maggiore serenità.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
    Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
    Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
    Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
    La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
    Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
    Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
    Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
    Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissimo,
    non è facile vivere un momento così disorientante, ma il fatto che lei si stia ponendo delle domande e stia cercando di comprendere come poter risolvere indica una grande risorsa per la coppia.
    La sensazione di aver vissuto due rapporti diversi è dovuto al fatto che lei abbia vissuto questa comunicazione come qualcosa di inaspettato mentre la sua compagna sembra vivere da molto tempo una situazione di difficoltà. Questo può creare confusione per entrambi e il timore di dover mettere in dubbio molti aspetti che prima erano certi.
    In questa fase, potrebbe essere più utile mantenere una posizione aperta e curiosa rispetto all’esperienza dell’altro, anche se faticosa.
    L'idea di un possibile percorso di coppia è sicuramente pertinente: potrebbe aiutare entrambi a comprendere in maniera più approfondite le dinamiche che hanno causato questa sofferenza ed eventualmente riuscire e valutare insieme se e come proseguire. Percorsi individuali possono affiancarsi per sostenere l’elaborazione personale, tenete a mente anche questa possibilità.
    Auguro ad entrambi il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissimo, grazie per aver espresso il suo pensiero.
    La descrizione che propone è molto chiara sul senso di stanchezza e rabbia che prova, immagino si possa sentire esausto.
    Il fatto che lei si senta insoddisfatto della sua vita sembra essere collegato a scelte sbagliate o mancanza di iniziativa, ma forse più che un ritardo oggettivo quello in cui lei si trova è un duro confronto con gli altri.
    La sua situazione è in realtà molto comune.
    A volte la rabbia che sente può avere anche la funzione di segnalare un bisogno frustrato di contatto, appartenenza e riconoscimento.
    Non va sottovalutata la sensazione che questa rabbia senta che stia diventando autodistruttiva poiché rischia di toglierle ancora più possibilità.
    Le frasi come “ognuno ha i suoi tempi” possono suonare vuote se non tengono conto della sua esperienza concreta, ma questo non significa che la sua situazione sia immobile o definita una volta per tutte. Piuttosto, potrebbe essere utile avere uno spazio in cui poter dare senso a questa fatica, senza giudizio.
    Prenda in considerazione la possibilità di intraprendere un percorso psicologico che le consenta di esprimere questa sofferenza in maniera trasformativa, che le conceda anche di riconoscersi delle risorse (come quella che dimostra nel chiedere un confronto adesso), e soprattutto di ottenere la serenità che merita.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentile utente,
    da quello che racconta sembra che il percorso che ha intrapreso stia già cominciando a creare dei cambiamenti significativi, il fatto che si senta meglio è indice di grande impegno da parte di entrambi.
    È un bene che senta di riuscire a gestire meglio il panico anche se a livello somatico sembra continuare a manifestare sofferenza.
    Il corpo non è separato dalla mente, ma esprime modalità profonde di regolazione emotiva costruite nel tempo nelle relazioni. Per questo, anche quando a livello consapevole si acquisiscono nuovi strumenti, può essere necessario più tempo perché questi cambiamenti si radichino a livello più implicito.
    Condivida se lo desidera questi suoi pensieri con il terapeuta, in modo da poter gestire insieme i dubbi ed ottenere chiarimenti.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima, il fatto che lei si stia domando di cosa ha bisogno in una relazione è una domanda legittima ed anche necessaria per capire cosa desidera.
    Sembra che lei cerchi soprattutto delle relazioni che abbiamo un significato profondo tramite esperienze di comprensione e sintonizzazione, e questo non la rende "sbagliata".
    Il fatto che lei si senta più a suo agio con persone più grandi pare dovuto al suo orientarsi verso legami percepiti come più stabili o riconoscitivi.
    Il punto non è tanto l’età dell’altro, ma cosa trova in quella relazione e come si sente lei.
    Potrebbe essere utile porsi delle domande su quanto si sente libera nelle sue relazioni e di cosa ha bisogno per essere felice.
    Un percorso psicologico, qualora lo desiderasse, le consentirebbe di approfondire con nuovi strumenti e modalità i dubbi che la preoccupano; oltre che la possibilità di conoscersi più a fondo.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentile utente,
    l'aspetto della sessualità può risultare talvolta paradossale: le fantasie erotiche possono seguire logiche diverse rispetto a ciò che si desidera o si accetterebbe nella realtà.
    Queste fantasie possono avere significati legati a dinamiche più profonde, più che al “tradimento” in sé. Non è tanto il contenuto letterale, quanto ciò che rappresenta a livello emotivo.
    Forse più che concentrarsi sull'eliminarle forzatamente, potrebbe essere utile interrogarsi sulle emozioni che accompagnano queste fantasie, oppure se nascono in momenti più specifici di altri.
    Se provare piacere sente che diventa rigidamente ancorato a questi pensieri e ciò le crea disagio, prenda in considerazione la possibilità di un percorso psicologico che possa aiutarla ad ampliare le possibilità, senza giudizio ma con curiosità verso la sua esperienza.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima,
    sembra da quello che descrive che questo peggioramento non sia avvenuto dal nulla ma pare in seguito ad un periodo di forte impatto emotivo come il divorzio dei suoi genitori. È molto comune che dopo eventi del genere la sintomatologia ansiosa tenda a ricomparire.
    La routine che aveva costruito (palestra, orari, autonomia) funzionava anche come regolatore interno; venendo meno, la mente sembra avere più spazio per focalizzarsi su stati di allarme, mentre la ricerca di compagnia diventa una forma di rassicurazione.
    Lei sta comunque mostrando delle risorse personali importanti, come il fatto che stia chiedendo aiuto e che riesca a stare da sola fino ad un certo punto.
    Tenga a mente la possibilità di un percorso psicologico che la aiuti a gestire questo periodo così difficile e si conceda di ritrovare la serenità che desidera.
    Le auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


    Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Daniele Migliore

    Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Il fatto che lei si stia interrogando su come aiutarla è già un sinonimo di cura.
    Al di là dell’aspetto esteriore o del fatto che “non le manchi nulla”, questi gesti parlano spesso di un modo per gestire emozioni intense, come rabbia, tristezza o paura di perdere l’altro. Probabilmente il rapporto con questo fidanzato causa in sua figlia delle emozioni che non vengono regolate correttamente e dunque trovano espressione attaccando il corpo.
    Mantenga un dialogo con sua figlia che sia scevro da giudizio ed al contempo prenda in considerazione la possibilità di supporto professionale per accompagnare sia lei che voi genitori.
    Vi auguro il meglio,

    Dott. Daniele Migliore


Domande più frequenti

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