Domande del paziente (55)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Buonasera,
    quello che descrive è un vissuto abbastanza frequente in adolescenza. Le “cotte” verso figure adulte significative (come un’insegnante attenta e accogliente) possono nascere dal bisogno di sentirsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti


    Buonasera,
    quello che descrive è una situazione delicata che merita attenzione ma anche molta cautela nel modo di leggerla.
    I comportamenti autolesivi, come le bruciature, sono spesso un modo per gestire... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Buonasera,
    da quello che scrive emerge una grande fatica e un senso di blocco che dura da tempo. Sentirsi “fermi” mentre gli altri vanno avanti può essere molto doloroso e portare a pensieri di scoraggiamento... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    quello che stai vivendo è più comune di quanto pensi, soprattutto nelle relazioni a distanza e alla tua età. Sentirsi desiderati e notati da qualcuno può attivare emozioni piacevoli e aumentare l’autostima,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Salve,
    il senso di colpa che sta provando è un segnale importante: indica che quanto accaduto tocca i suoi valori e il significato che lei attribuisce alla relazione con sua moglie.
    Più che concentrarsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Quello che descrivi è comprensibile, soprattutto essendo la tua prima relazione importante e in un momento familiare delicato.
    Sembra che da una parte tu desideri lasciarti andare, dall’altra faccia fatica... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Buongiorno,
    da ciò che descrive, il comportamento di suo figlio rientra nello sviluppo tipico della sua età.
    È abbastanza comune che i bambini, soprattutto tra i 4 e i 7 anni, sviluppino interessi intensi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Capisco quanto questi sintomi possano essere spaventosi.
    Da quello che descrive, si tratta di vissuti spesso legati a stati d’ansia elevati, in particolare a fenomeni di derealizzazione e depersonalizzazione.
    La... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    quello che descrive è un dubbio abbastanza comune nelle relazioni. Il fatto che la sua partner sia molto affettuosa, mentre lei ha un modo diverso di esprimere i sentimenti, può creare una sensazione di... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Buongiorno, quello che descrive non è anormale. Sentirsi sotto attacco può attivare una forte risposta d’ansia, anche con sintomi fisici come tremore e insonnia.
    Il bisogno di allontanarsi può essere una... Altro


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    La situazione che descrive è complessa e carica di tensione emotiva per entrambi.
    La sua compagna sta affrontando più eventi molto stressanti insieme: un trasferimento in un altro Paese, la distanza dal suo contesto di origine, una possibile difficoltà di fiducia, e ora anche un’interruzione di gravidanza, che può avere un impatto emotivo e fisico significativo. Reazioni di rabbia, chiusura o irritabilità possono emergere in momenti così delicati.
    Allo stesso tempo, è importante riconoscere anche il suo vissuto: il silenzio, gli attacchi verbali e la distanza possono farla sentire confuso e ferito.
    In questi casi può essere utile evitare di insistere con domande quando percepisce chiusura, lasciando spazio; comunicare in modo calmo e semplice la sua disponibilità (“se hai bisogno ci sono”) e non prendere sul personale, per quanto possibile, le reazioni più intense.
    Tuttavia, questo non significa accettare tutto, il rispetto reciproco è fondamentale. Se la comunicazione resta bloccata, potrebbe essere utile un supporto esterno, anche per lei, considerando il momento che sta vivendo.
    Un caro saluto :)


    Buonasera sono un ragazzo di 28 anni e mi sento inferiore e in ritardo rispetto agli altri, sento una forte rabbia e frustrazione perché non ho mai avuto una relazione con una ragazza e non ho amici, purtroppo sto h 24 nel negozio che voglio vendere al più presto, mi da fastidio sentire le solite frasi ognuno ha i suoi tempi perché i miei tempi non arrivano mai se non mi do da fare, la cosa strana e che la rabbia è tanta ma tanta che sono diventato autodistruttivo come se mi odiassi quindi non mi va più di fare nulla su questo, ad agosto compio 29 anni i ragazzi di 18/20 anni stanno più avanti di me io ho bruciato i migliori anni perché a 28 anni se caso remoto succede non posso fare il bambino di 15 anni, ma comunque detto questo con il negozio non ho libertà e poco utile economico, non mi va di rialzarmi perché mi sento molto stanco e nervoso faccio cattivi pensieri, preferisco piuttosto che vivere nel umiliazione! Solo io sono inferiore o gli sfigati come me. Grazie a chi mi darà un consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    quello che descrive è un vissuto molto intenso, fatto di rabbia, frustrazione e senso di fallimento. È comprensibile che, sentendosi bloccato e solo, possa arrivare a pensieri molto duri verso sé stesso.
    Vorrei dirle però con chiarezza che non è inferiore né sbagliato, ma sta vivendo una fase di forte fatica, probabilmente legata anche a una situazione concreta (il lavoro che la tiene fermo e insoddisfatto) che alimenta il senso di stallo.
    La rabbia che sente, anche se dolorosa, è un segnale importante, in quanto parla di bisogni non soddisfatti (relazioni, libertà, realizzazione). Il rischio è che, invece di diventare una spinta al cambiamento, si trasformi in qualcosa di autodistruttivo.
    In questo momento non è necessario recuperare il tempo perso o fare tutto subito, ma iniziare da piccoli passi concreti e realistici, soprattutto per uscire dall’isolamento.
    Dato che accenna anche a cattivi pensieri e a una grande stanchezza, le consiglierei di non restare solo con tutto questo. un supporto psicologico può aiutarla a rimettere ordine, gestire la rabbia e ricostruire gradualmente una direzione.
    Non è solo, e questa condizione può cambiare, ma è importante che non la affronti da solo.


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Gentile Signora,
    quello che sta vivendo è una reazione comprensibile rispetto a un cambiamento così importante e improvviso nella sua vita. Un infortunio che limita l’autonomia incide non solo sul corpo, ma anche sull’identità, sul ruolo familiare e sul senso di utilità.
    I sentimenti di colpa, inutilità e smarrimento che descrive sono frequenti in queste situazioni, ma non definiscono il suo valore come persona. Non è un peso: sta attraversando una fase di adattamento a una nuova condizione, che richiede tempo e sostegno.
    Può essere importante concedersi la possibilità di chiedere aiuto, non solo pratico ma anche psicologico, per elaborare quanto accaduto e ricostruire gradualmente un senso di sé che non sia legato solo a ciò che riesce a fare, ma anche a ciò che è.
    Non deve affrontare tutto questo da sola. Un caro saluto


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Gentile Signora,
    da ciò che descrive emerge una situazione molto faticosa, che non va minimizzata. Il comportamento del suo compagno sembra indicare un possibile problema con l’alcol, ma quando una persona non lo riconosce è difficile aiutarla direttamente.
    È importante però non perdere di vista lei e i suoi figli. il disagio, le paure e le tensioni che vivete sono segnali da prendere sul serio. Non è lei a esagerare.
    Non può controllare il comportamento del suo compagno, ma può proteggere sé stessa e i suoi figli, anche ponendo dei limiti chiari. Può essere utile rivolgersi a un professionista per avere supporto e orientamento nelle scelte, senza dover affrontare tutto da sola.
    Un caro saluto


    Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    quello che descrive sembra essere una risposta emotiva legata ai ricordi associati a quel luogo. Alcuni posti, soprattutto quelli legati all’infanzia, possono attivare nel corpo sensazioni fisiche perché sono connessi a vissuti profondi. Non sempre queste sensazioni sono negative, possono indicare un’attivazione emotiva intensa, che può includere nostalgia, affetto, malinconia o anche qualcosa di più complesso e misto.
    Il fatto che lei non senta il bisogno di allontanarsi, ma anzi di restare, è un elemento importante, suggerisce che quell’esperienza, pur intensa, non è vissuta come pericolosa, ma piuttosto come qualcosa che la coinvolge emotivamente.
    Più che chiedersi se il luogo sia stato “positivo o negativo”, può essere utile esplorare quali emozioni emergono quando si trova lì: cosa le viene in mente, che ricordi affiorano, che sensazioni prova oltre al corpo.
    Se queste esperienze restano contenute e non disturbanti, possono essere viste come una naturale connessione tra memoria ed emozioni. Se invece dovessero diventare troppo intense o confuse, potrebbe essere utile approfondirle con un professionista.


    Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a controllare. Premessa: il tutto è iniziato a 12 anni, poi a dai 14/15 ai 16 sembrava essere migliorata la situazione, ma adesso è peggio di prima.
    A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
    Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
    Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.

    Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Ciao,
    quello che descrivi potrebbe essere legato a una modalità di gestione della tensione emotiva che spesso diventa difficile controllare da soli. Anche il rapporto altalenante con il cibo, tra restrizione e abbuffate, merita attenzione, non perché tu sia “senza autocontrollo”, ma perché probabilmente stai cercando di gestire emozioni, stress o vissuti interni molto faticosi attraverso questi comportamenti.
    Il punto importante è proprio questo: non è immatura o “cresciuta male”. Anzi, spesso quando certe difficoltà iniziano presto si sviluppano come modi automatici per affrontare qualcosa che dentro è difficile da regolare.
    Il fatto che tu senti che parlare con una persona reale sia un passo avanti rispetto a chiudersi nel dialogo con un’AI mostra una parte che desidera davvero stare meglio. Per questo ti consiglierei di non restare sola con tutto questo e di parlarne con un professionista o con un adulto di fiducia che possa aiutarti ad avviare un supporto psicologico.
    Queste difficoltà si possono affrontare, ma meritano ascolto e cura, non giudizio.
    Un saluto :)


    Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Buongiorno,
    come si sente non è affatto una banalità. Il desiderio di sentirsi scelti, amati e importanti per qualcuno è un bisogno umano profondo, e quando questo sembra non arrivare mai può nascere un senso di vuoto, frustrazione e sfiducia verso sé stessi.
    Quando per molto tempo si vivono esperienze di rifiuto, difficoltà o solitudine, si rischia di interiorizzare l’idea di non essere abbastanza interessanti, desiderabili o degni di amore. E più questa convinzione cresce, più nelle relazioni ci si blocca, si evita, si teme il giudizio e ci si sente fuori posto.
    Il punto però è che il blocco che prova con le ragazze non sembra parlare di incapacità, ma di forte paura emotiva: paura di non essere scelto, di non piacere, di confermare ancora una volta quell’idea negativa di sé.
    Capisco anche la fatica nel sentirsi dire “ognuno ha i suoi tempi” quando dentro sente di stare aspettando da anni qualcosa che per altri sembra naturale. Ma il rischio, quando si entra in questa spirale, è iniziare a vivere ogni esperienza già convinti che finirà male, togliendosi la possibilità di sperimentarsi davvero.
    Da quello che scrive emerge molta sofferenza, ma anche molta consapevolezza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non tanto a trovare una ragazza, ma a lavorare su quell’immagine di sé così dura e svalutante che oggi sembra bloccarla nelle relazioni.
    Non è destinato a restare solo, ma probabilmente ha bisogno di smettere di guardarsi esclusivamente attraverso gli occhi del rifiuto.
    Un saluto


    Salve, mia moglie dopo 17 anni di matrimonio ha deciso di lasciarmi. Mi ha detto che ho commesso troppi sbagli, si sente triste con me, nn si sentiva amata abbastanza e le interazioni negative dei miei genitori la hanno soffocata. Andrà a stare in una nuova casa in affitto, e in attesa della sistemazione della nuova casa, resterà ancora con me per almeno un'altro mese. Io l'amo ancora perdutamente ma nn ha voluto sentire ragioni, e mi tratta giustamente con freddezza e distacco. Rispetto cmq la sua decisione e sto limitando il piu possibile i rapporti con lei ( come anche da suggerimenti altrui). Giorno dopo giorno sto cercando ad imparare, gestire e nascondere le mie emozioni tenendomi impegnato con la gestione della casa e tutto il resto, ora ricaduto quasi interamente su di me. Mi è vi chiedo, in speranza di una riappacificazione futura, ma lo stare forzatamente assieme tutto questo mese, in uno stato ibrido di distacco, fatto per lo più di abitudinaria tristezza ed indifferenza( tranne i momenti dedicati alla bimba) non rischia di danneggiare ulteriormente il nostro rapporto? Potrebbe confermarle e darle la convinzione ulteriore di essere triste quando ė con me? Sarebbe il caso che andassi via io in questo mese? Come posso sfruttare questi pochi giorni che staremo ancora assieme in modo produttivo alla relazione ( esempio dimostrando impegno e propensione al cambiamento di alcuni miei comportamenti sbagliati? ) o devo attendere passivamente tutto questo sino a che nn andrà via? Grazie di cuore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Gentile utente, quello che sta vivendo è molto doloroso, ed è comprensibile che in questo momento cerchi un modo per non peggiorare ulteriormente la situazione.
    Da ciò che racconta, sua moglie sembra aver maturato questa decisione da tempo e probabilmente ora ha bisogno soprattutto di distanza emotiva. In questo senso, forzare tentativi di convincimento o “dimostrare” continuamente il cambiamento rischierebbe di essere percepito più come pressione che come reale evoluzione.
    Il mese che trascorrerete ancora insieme non determinerà da solo il futuro della relazione.
    Anche il fatto che lei stia cercando di gestire le emozioni e occuparsi della casa è importante, ma faccia attenzione a non trasformare tutto questo in un tentativo di annullarsi o di vivere esclusivamente nella speranza di una riappacificazione.
    Andare via temporaneamente potrebbe avere senso solo se la convivenza diventasse troppo dolorosa o tesa per entrambi, ma non necessariamente come strategia per farle cambiare idea.
    In questo momento forse il passo più difficile è accettare che non può controllare la decisione di sua moglie, ma può lavorare su di sé e sul modo in cui attraversa questa fase, anche come padre della vostra bambina.
    Un supporto psicologico potrebbe esserle molto utile per affrontare questo passaggio senza restarne travolto, o potreste valutare anche l'idea di una terapia di coppia con l'obiettivo di aiutarvi nell'eventuale separazione.


    Salve, volevo chiedere un consiglio a voi dottori che siete sicuramente più esperti di me. Voglio iniziare un percorso di psicoterapia e per questo è da giorni che cerco di informarmi sui professionisti presenti nella mia zona o in zone comunque facilmente raggiungibili, cercando di capire dalle recensioni e dai loro profili chi possa essere più adatto a me e alle mie esigenze. Alcuni profili che ho trovato sono di psicologi che stanno finendo la scuola di psicoterapia, alcuni infatti si presentano come "psicologo e psicoterapeuta in formazione". Tra i vari profili, devo ammettere che mi hanno un po' convinta due in particolare che si definiscono in questo modo. Il problema però è che ho appunto il dubbio che, non essendo ancora psicoterapeuti a tutti gli effetti, non possano essere di aiuto per me. Secondo voi, fare delle sedute con psicologi specializzandi in psicoterapia può essere utile/andar bene oppure no? Voi cosa ne pensate? Perché sono davvero indecisa se provare lo stesso a fare delle sedute con professionisti ancora in formazione oppure lasciar perdere e cercare psicologi che siano psicoterapeuti già formati. Ringrazio in anticipo per le risposte!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Buonasera, uno psicologo che si definisce “psicoterapeuta in formazione” è un professionista già abilitato alla professione di psicologo, che sta completando la specializzazione in psicoterapia. Questo significa che ha già una formazione clinica di base e, durante la scuola di specializzazione, continua a seguire supervisioni, tirocini e formazione pratica.
    Per questo motivo, intraprendere un percorso con uno specializzando può assolutamente essere utile. La qualità di un percorso non dipende solo dagli “anni di titolo”, ma anche dalla capacità di ascolto, dall’alleanza terapeutica e dal sentirsi accolti e compresi.
    Il fatto che alcuni profili l’abbiano convinta è già un elemento da considerare.
    Naturalmente, in alcune situazioni particolarmente complesse o severe può essere preferibile rivolgersi a professionisti con maggiore esperienza, ma in generale non esiste una regola per cui uno specializzando sia “meno utile”.
    Un caro saluto :)


    Salve, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l'ultimo anno di giurisprudenza (V). Fin dal primo anno ho rimandato l'esame più importante (ossia, diritto privato) dicendo sempre a me stesso che alla prima sessione disponibile lo avrei dato. Il problema è che ad oggi non l'ho ancora dato (magari perché la mole di lavoro è troppo pesante e mi passava la voglia di studiare, ansia di presentarmi all'esame e andare male o, peggio, essere bocciato) e non solo sono molto in ritardo con gli altri esami perché diritto privato è un esame propedeutico, ma sicuramente andrò anche 1 o 2 anni fuoricorso e questo mi crea un forte disagio ed ansia che non riesco più a gestire, perché i miei genitori non sanno nulla di questa situazione. Vedendo i miei colleghi che si laureranno in corso, mi sento sempre diverso e spento ma, purtroppo, mi sono accorto troppo tardi che questa facoltà non faceva per me e avrei tanto voluto farne un'altra. Tuttavia, ormai sono all'ultimo anno e cambiare non avrebbe senso perché avrei sprecato solo tempo e fatto buttare soldi ai miei genitori che non so come la prenderebbero. Chiedo urgentemente un consiglio perché non so con chi parlarne e ho stra paura per il mio futuro in quanto non vorrei rimanere indietro rispetto ai miei amici e deludere i miei genitori che, ripeto, non so come la prenderebbero. Grazie in anticipo a chi potrà aiutarmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Chiara Mariotti

    Ciò che descrivi è una situazione molto frequente all'università, soprattutto quando un esame diventa troppo difficile da gestire anche sul piano emotivo. Più si rimanda, più quell’esame cresce nella mente fino a rappresentare una prova del proprio valore, aumentando ansia e senso di fallimento.
    Il fatto che abbia capito che la facoltà forse non ti rappresenta davvero è importante, ma non significa automaticamente che tutto ciò che hai fatto finora sia inutile o che il tuo futuro sia compromesso.
    In questo momento il rischio maggiore è restare bloccato dalla paura e continuare a rimandare, alimentando ancora di più ansia e senso di impotenza. Potrebbe esserle utile iniziare a spezzare questo circolo con piccoli obiettivi concreti e, soprattutto, trovare uno spazio in cui poter parlare apertamente di questa situazione senza sentirsi giudicato.
    Anche il timore della reazione dei tuoi genitori è comprensibile, ma portare avanti tutto da solo e nel silenzio probabilmente sta aumentando molto il peso emotivo che senti ora.
    Essere in ritardo rispetto agli altri non definisce il tuo valore né il tuo futuro, anche se ora può sembrarti così


Domande più frequenti

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