Esperienze
Sono la dott.ssa Grazia Melchiorre, psicologa clinica iscritta all’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi d’Abruzzo (n. 4077). Offro percorsi di sostegno psicologico e psicoterapia individuale rivolti ad adolescenti, giovani adulti e adulti, basati sull’approccio cognitivo‑comportamentale.
Mi occupo di:
Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): valutazione del funzionamento cognitivo e degli apprendimenti, con attenzione agli aspetti emotivi.
Dipendenze patologiche: sostanze, gioco d’azzardo, uso problematico di internet, social media e videogiochi.
Disturbi di personalità
Disturbi dell’umore: depressione, demotivazione, perdita di interesse.
Disturbi d’ansia: ansia generalizzata, ansia sociale, fobie, attacchi di panico.
Difficoltà emotive e relazionali: gestione delle emozioni, comunicazione, confini, dinamiche interpersonali.
Stress e regolazione emotiva: training autogeno, tecniche di rilassamento, Mindfulness.
Parent training: sostegno ai genitori nella gestione delle difficoltà emotive e comportamentali dei figli.
Psicoeducazione individuale e familiare: comprensione dei propri meccanismi psicologici e sviluppo di strategie di coping efficaci.
Effettuo valutazioni psicologiche tramite colloqui clinici e strumenti standardizzati, per comprendere il funzionamento emotivo, cognitivo e relazionale della persona. Nel percorso terapeutico lavoro sulla modifica dei pensieri disfunzionali, aiutando a riconoscere e trasformare schemi rigidi, negativi o autosvalutanti.
Credo nel valore della relazione terapeutica come spazio sicuro, empatico e flessibile, in cui esplorare la propria storia, rielaborare le esperienze e costruire un cambiamento autentico. Il mio obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza di sé, valorizzare le risorse personali e fornire strumenti concreti per affrontare le difficoltà.
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Ansia
- Fobia
- Attacco di panico
- Rabbia
- Break-down adolescenziale
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Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico clinico
50 € -
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Studio clinico
50 € -
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Colloquio individuale
50 € -
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Colloquio psicologico
50 € -
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Colloquio psicologico individuale
50 € -
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Indirizzi (2)
Via Achille Grandi, 5, Pescara 65121
Disponibilità
Questo dottore non offre prenotazioni online a questo indirizzo
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Convenzioni assicurative non attive
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ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Ciao a tutti, vorrei condividere un dubbio che mi porto dentro da tempo. Io e il mio migliore amico
Ciao a tutti, vorrei condividere un dubbio che mi porto dentro da tempo.
Io e il mio migliore amico ci conosciamo da circa tre anni e abbiamo un legame molto forte, fatto di complicità, stima e affetto. Da poco ci siamo chiesti se la nostra amicizia potrebbe diventare qualcosa di più. Lui sarebbe pronto a provarci, io invece sono molto combattuta.
Il problema è che non provo attrazione fisica nei suoi confronti e faccio fatica a immaginare baci, intimità e la parte romantica di una relazione con lui. Eppure, quando penso al mio futuro, penso proprio a lui: lo vedo accanto a me, come compagno di vita e padre dei miei figli.
Vorrei riuscire a sentire anche quella componente fisica e romantica che oggi non sento. In parte, vorrei provare a forzarmi e cercare di sciogliere quel ghiacciolino che c’è in me e che mi blocca davanti ad un semplice bacio. Questa parte mi crea una grande rabbia e so che un domani potrei avere un grande rimorso. Non vorrei dall’altra parte far stare male lui e la cosa che ci siamo promessi è di non compromettere l’amicizia a prescindere dalle scelte che faremo.
Ho provato a parlarne con la mia psicologa ma nonostante tutto non trovo soluzione. Sapreste aiutarmi a trovare pace a questo conflitto?
Grazie mille :)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera.
Quello che stai vivendo è un conflitto affettivo molto più comune di quanto sembri, ma spesso rimane silenzioso perché tocca zone intime e difficili da nominare. La tua esperienza racconta la tensione tra due forme di legame che non sempre procedono insieme: da una parte l’amore basato sulla stima, sulla cura, sulla progettualità; dall’altra l’attrazione fisica e la dimensione romantica, che nel tuo caso sembrano non emergere con la stessa naturalezza.
È importante riconoscere che ciò che provi non è un “difetto” né un blocco da forzare. È una risposta emotiva autentica, che merita ascolto e rispetto. L’immagine che hai di lui nel futuro (come compagno di vita, come padre dei tuoi figli) parla di un legame profondo, ma non necessariamente di un amore romantico. A volte la mente costruisce scenari di sicurezza e continuità, mentre il corpo e la parte più impulsiva dell’affettività rimangono silenziosi. Non è incoerenza: è complessità umana.
La tentazione di “forzarsi” nasce spesso dalla paura di perdere qualcosa di prezioso, o dal timore del rimpianto. Ma la forzatura, soprattutto in ambito intimo, rischia di generare tensione, frustrazione e un senso di colpa verso se stessi e verso l’altro. L’attrazione non si costruisce con la volontà: si può esplorare, si può lasciare spazio, ma non si può imporre.
Allo stesso tempo, il fatto che tu provi rabbia verso questo “ghiacciolino” è significativo: racconta il desiderio di capire, di non chiudere una porta senza averla davvero guardata. Questo è un punto prezioso, perché ti permette di muoverti non nella costrizione, ma nella curiosità. Puoi concederti di esplorare il legame senza obblighi, senza obiettivi, senza la pressione di “dover sentire qualcosa”. A volte, togliere l’aspettativa permette al corpo di rilassarsi e alla mente di osservare con più chiarezza.
La promessa che vi siete fatti, proteggere l’amicizia, è un ancoraggio importante. Significa che c’è spazio per muoversi con delicatezza, per comunicare, per fermarsi se qualcosa non va. Non devi scegliere ora, né devi trovare una soluzione immediata. Devi invece permetterti di ascoltare ciò che accade dentro di te, senza giudizio e senza fretta.
La pace, in questi casi, non arriva da una decisione, ma da un processo: dal concedersi di sentire, dal riconoscere i propri limiti, dal rispettare ciò che il corpo dice, dal non tradire la propria autenticità. E da lì, qualunque strada tu scelga, sarà una strada che non nasce dalla paura, ma dalla consapevolezza.
Un caro saluto.
Dott.ssa Grazia Melchiorre
Psicologa clinica
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Come posso interrompere il meccanismo di evitamento dello studio? A luglio ho studiato molto per un
Come posso interrompere il meccanismo di evitamento dello studio?
A luglio ho studiato molto per un esame, arrivando anche a diverse ore al giorno, ma dopo essere stato bocciato più volte presentandomi a ogni appello ho avuto una forte reazione di rabbia e saturazione. Da allora faccio molta fatica anche solo a iniziare a studiare: il pensiero dello studio mi provoca subito nervosismo, senso di costrizione e voglia di evitarlo.
Spesso finisco per scrollare, leggere altro o fare qualsiasi cosa pur di non iniziare, anche quando so di avere un esame vicino. Il problema non è solo la concentrazione: è come se associassi lo studio a pressione, fallimento e perdita di libertà.
Vorrei capire come affrontare concretamente questo evitamento e riuscire a riprendere a studiare senza entrare subito in quella reazione di rabbia e rifiuto.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera.
Quello che mi descrive sembra un vero e proprio evitamento legato alla saturazione emotiva vissuta durante la preparazione dell’esame. Dopo un periodo di studio intenso e ripetuti insuccessi, è comprensibile che la sua mente abbia iniziato ad associare lo studio non alla crescita, ma a pressione, frustrazione e perdita di libertà. In questi casi non è la motivazione a mancare: è il sistema emotivo che si protegge anticipando il disagio.
Per interrompere questo meccanismo, può essere utile ricostruire gradualmente il rapporto con lo studio, senza obiettivi di performance. Piccole esposizioni di pochi minuti, ripetute e non giudicanti, permettono al corpo di sperimentare che avvicinarsi al materiale non comporta automaticamente sofferenza. Parallelamente, è importante lavorare sulla narrazione interna: non “devo studiare”, ma “mi riavvicino a qualcosa che ha valore per me”. Separare ciò che fa da ciò che è riduce la pressione e rende più tollerabile il contatto con l’esame.
Si tratta di un processo graduale, che richiede gentilezza verso di sé e un ritmo sostenibile. Da qui può ripartire, senza forzature, ricostruendo sicurezza e fiducia.
Dott.ssa Grazia Melchiorre
Psicologa clinica
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