Dott.ssa
Cristina Mallarino
Psicoterapeuta
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Milano 1 indirizzo
Esperienze
Sono Cristina Mallarino, psicologa e psicoterapeuta psicoanalista relazionale, con una lunga esperienza nel lavoro con adulti, adolescenti e famiglie. Mi occupo di persone che attraversano momenti di difficoltà o sofferenza psicologica, legati ad ansia, attacchi di panico, depressione, difficoltà nelle relazioni, bassa autostima, momenti di crisi o cambiamenti importanti nella vita. Lavoro anche con chi porta nel presente esperienze passate che continuano a creare disagio o a influenzare il modo di stare con se stesso e con gli altri.
Mi piace pensare alla terapia come a uno spazio in cui potersi fermare, ascoltare e comprendere meglio ciò che sta accadendo dentro di sé. Mi avvicino a ogni persona con curiosità e senza giudizio, cercando di comprendere la sua storia e ciò che la fa soffrire, ma anche le risorse e le possibilità che possono aiutarla a stare meglio.
Credo che comprendere ciò che ci accade possa aprire la strada a nuovi modi di affrontare le difficoltà, le paure e le relazioni, e permettere di scoprire risorse che a volte rimangono nascoste proprio nei momenti di maggiore fatica.
Nel primo incontro mi dedico ad ascoltare i motivi che hanno portato a chiedere aiuto e a comprendere insieme ciò di cui la persona ha bisogno, ponendo le basi per un possibile percorso terapeutico.
Aree di competenza principali:
- Psicologia giuridica
- Psicoterapia psicoanalitica
- Psicoterapia psicodinamica integrata
Principali patologie trattate
- Sindrome da burnout
- Dipendenza
- Depressione
- Ansia
- Stress
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Recensioni
2 recensioni
Nuovo profilo su MioDottore
I pazienti hanno appena iniziato a rilasciare recensioni.
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E
Elena M.
La dott.ssa ha molta esperienza. Non giudica, mi ha fatto sentire a mio agio e mi sono sentita aiutata fin dalla prima seduta a riflettere sulla mia vita e sulle mie ansie. Sono fiduciosa nel lavoro che abbiamo iniziato. La consiglio
• Studio3psicologia - Dott.ssa Cristina Mallarino • psicoterapia individuale •
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P
Paola G.
Mi sono sentita molto capita fin dal primo incontro. Ha saputo inquadrare le mie difficoltà relazionali e darmi coraggio per iniziare una psicoterapia.
• Studio3psicologia - Dott.ssa Cristina Mallarino • psicoterapia •
Dott.ssa Cristina Mallarino
Mi fa piacere saperlo, grazie. Sono certa che riusciremo a lavorare bene.
Risposte ai pazienti
ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore
Gentili Dottori, sono un ragazzo omosessuale, ho un fidanzato (non conviviamo ancora) e un lavoro ch
Gentili Dottori,
sono un ragazzo omosessuale, ho un fidanzato (non conviviamo ancora) e un lavoro che mi piace e mi appaga. Nonostante la mia vita professionale vada bene, quando torno a casa la sera avverto un forte senso di vuoto e di "inutilità".
Razionalmente non desidero avere figli, poiché sono convinto che un bambino abbia diritto a crescere con un padre e una madre. Tuttavia, a livello emotivo, mi ritrovo a fare i conti con un profondo senso di "sterilità" legato al mio orientamento sessuale, come se il non poter o voler creare una famiglia tradizionale tolga valore al mio tempo o al mio futuro.
Vorrei chiedere un vostro parere su questo contrasto tra ciò che desidero razionalmente e ciò che provo emotivamente. Come posso canalizzare questo senso di vuoto? Vi sarei grato anche se poteste consigliarmi letture, film o spunti terapeutici per elaborare questo vissuto (oltre a un percorso terapeutico).
Grazie mille, Daniele.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Daniele,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità una riflessione così personale. Dalle sue parole emerge una distinzione importante tra ciò che sente di desiderare sul piano razionale e ciò che, invece, sperimenta sul piano emotivo. Questa discrepanza può essere fonte di sofferenza, soprattutto quando tocca temi profondi come il senso d'identità, il futuro e il valore che attribuisce all'esistenza.
Il senso di vuoto che descrive, in particolare quando rientra a casa la sera, merita di essere ascoltato senza fretta e senza essere necessariamente interpretato come il segnale che qualcosa nella sua vita non vada. È possibile sentirsi realizzati professionalmente e vivere una relazione affettiva significativa, e tuttavia avvertire una mancanza che non si riesce immediatamente a definire. Il benessere, infatti, non dipende soltanto da ciò che abbiamo raggiunto, ma anche dal significato che attribuiamo alla nostra quotidianità e dalla possibilità di riconoscerci nei progetti che immaginiamo per il futuro.
Mi colpisce la parola "sterilità" che ha utilizzato per descrivere il suo vissuto. Forse questa parola non riguarda soltanto la sua possibilità biologica di avere figli, ma richiama qualcosa di più ampio: il timore che la sua vita non possa generare qualcosa che duri, o che non possa lasciare un segno o inserirsi in una storia che prosegua oltre il presente. Se è così, potrebbe essere utile chiedersi da dove provenga l'idea che il valore di una vita sia strettamente legato alla genitorialità o a un determinato modello familiare.
Spesso aspettative sociali e culturali che abbiamo assorbito possono influenzare il modo in cui immaginiamo il nostro futuro e il modo in cui giudichiamo noi stessi. Ma la possibilità di generare valore, legami e continuità non coincide esclusivamente con la possibilità di diventare genitori. Una persona può lasciare un segno attraverso le relazioni che costruisce, la cura che offre, i progetti che porta avanti, le esperienze che condivide e il contributo che dà alla vita degli altri. Le proporrei, quindi, di non affrettarsi a colmare il vuoto che descrive, ma di provare innanzitutto ad ascoltarlo. Si chieda che cosa significa per lei avere una vita piena e significativa.
Per accompagnare questa riflessione, potrebbe trovare stimolanti le opere di Viktor Frankl, in particolare Uno psicologo nei lager, per il tema della ricerca di significato, e il film Weekend di Andrew Haigh, che affronta con sensibilità l'intimità, la vulnerabilità e le possibilità di incontro tra due uomini. Non sono risposte preconfezionate al suo vissuto, ma possibili occasioni per riconoscere emozioni, domande e desideri che talvolta è difficile esprimere direttamente.
Se questo senso di vuoto dovesse persistere consideri la possibilità di fare un percorso psicoterapeutico, che potrebbe offrirle uno spazio in cui esplorare se stesso senza giudizio.
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza e le auguro di poter trovare, gradualmente, una forma di pienezza che sia davvero sua.
Un cordiale saluto.
Cristina Mallarino
Buongiorno . Vorrei iniziare un percorso di terapia per il mio stato mentale, ma non trovo il coragg
Buongiorno .
Vorrei iniziare un percorso di terapia per il mio stato mentale, ma non trovo il coraggio di prendere un appuntamento, mi sento in colpa a parlare agli altri dei problemi che ho citando alcune persone a me care.
Ho problemi di ansia, stress generalizzato, ho vissuto delle situazioni traumatiche che mi hanno lasciato il segno e , anche se ora tutto bene, influiscono sulle mie attività quotidiane, sul mio benessere e quello della mia famiglia e dei miei figli.
Mi sento costantemente sotto pressione, sotto stress, sono in sovraccarico mentale. Il mio fisico regge ancora bene la stanchezza, ma la mia mente è veramente stanca. Grazie a chi mi darà un consiglio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso queste parole, che raccontano una sofferenza importante e, allo stesso tempo, il desiderio di trovare un modo per stare meglio.
Vorrei dirle che non deve sentirsi in colpa per il bisogno di parlare di ciò che ha vissuto o delle situazioni che ancora oggi la fanno soffrire. Chiedere aiuto non significa mancare di rispetto alle persone a cui vuole bene, né attribuire colpe: significa concedersi uno spazio in cui ascoltare il proprio dolore e dare voce a ciò che sente. Prendersi cura di sé non significa sottrarre qualcosa alle persone che ama, ma riconoscere che anche lei ha bisogno di uno spazio in cui essere accolto e sostenuto.
A volte, anche quando le situazioni difficili sembrano ormai superate, le loro conseguenze possono continuare a farsi sentire nella quotidianità, mettendo il corpo in uno stato di allerta, stanchezza e sovraccarico. Non è necessario aspettare di non farcela più per prendersi cura di sé.
Tuttavia mi sento anche di consigliarle di rispettare i suoi tempi. Sono certa che arriverà un momento in cui si sentirà pronto a metter mano alla sua sofferenza.
Cordiali saluti. Cristina Mallarino
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