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Esperienze

Sono Il dott. Claudio Puliatti e sono uno psicologo con una lunga esperienza nell’accompagnare le persone nel loro viaggio di crescita personale e di trasformazione, aiutandole a superare difficoltà emotive, relazionali e psicologiche che possono ostacolare il loro benessere quotidiano.

Il mio lavoro si basa su un approccio empatico e personalizzato, che mira a comprendere a fondo le tue esigenze uniche e a fornirti gli strumenti per affrontare le sfide della vita con maggiore consapevolezza e forza interiore.

Nel corso degli anni, ho aiutato molte persone a gestire ansia, stress, e altre problematiche emotive, restituendo loro la capacità di vivere con serenità e fiducia.

Credo che ognuno di noi abbia dentro di sé le risorse per crescere e superare le difficoltà della vita, ma a volte è necessario un supporto professionale per riuscirci fino in fondo.

Il mio obiettivo è quello di offrirti un luogo sicuro dove esplorare le tue emozioni e scoprire soluzioni concrete per ritrovare il tuo equilibrio interiore.

Che si tratti di superare momenti difficili, migliorare le relazioni, o semplicemente riscoprire il tuo potenziale, sono qui per aiutarti a percorrere questa strada.

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Aree di competenza principali:

  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia scolastica
  • Psicologia del benessere
  • Psicologia delle relazioni

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Dott. Claudio Puliatti

Oltre la porta chiusa: capire e affrontare il ritiro sociale negli adolescenti
Vedere un figlio che si isola, che preferisce i confini di una stanza alla vita là fuori, è una delle sfide più difficili per un genitore. Si mescolano paura, senso di colpa e impotenza. Spesso ci si chiede: "Cosa abbiamo sbagliato?" o "Tornerà mai come prima?".
Come psicologo, vorrei dirvi una cosa importante: il ritiro non è un capriccio, né un segnale di pigrizia.
Spesso è un meccanismo di difesa. Per un adolescente, il mondo esterno può apparire improvvisamente troppo veloce, giudicante o schiacciante. Chiudersi in camera diventa un modo per proteggersi da un’ansia che non si sa ancora come gestire.
La buona notizia? C’è sempre una via d'uscita.
Il ritiro sociale non è una condanna definitiva, ma un segnale di stop che il corpo e la mente inviano. Ecco alcuni punti fermi da cui partire:
1. Non è colpa vostra: Le cause sono multifattoriali (sociali, relazionali, individuali). Togliere la colpa dal tavolo permette di concentrarsi sulla soluzione.
2. La comunicazione è un filo sottile: Anche se la porta è chiusa, la vostra presenza costante, non giudicante e silenziosa è un ponte fondamentale.
3. Piccoli passi, grandi cambiamenti: La guarigione non avviene con un’uscita improvvisa, ma attraverso una serie di micro-obiettivi riconquistati con pazienza.
4. Chiedere aiuto è un atto di forza: Un percorso di sostegno aiuta sia l’adolescente a ritrovare le proprie risorse e sia la famiglia a costruire nuovi canali di dialogo.
Il cambiamento è possibile. Molti ragazzi che ho incontrato hanno vissuto fasi di profondo isolamento ma oggi abitano di nuovo il mondo con consapevolezza e coraggio. Quella porta si può riaprire, un centimetro alla volta.
Siete preoccupati per un comportamento di isolamento? Parliamone nei commenti o in privato: dare un nome a ciò che accade è il primo passo per risolverlo.
Dr. Claudio Puliatti
#psicologia #adolescenza #ritirosociale #hikikomori #genitorialità #benesserepsicologico #speranza

27/04/2026

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    80 €

  • Mindfulness

    80 €

  • Tecniche di rilassamento

    70 €

  • Superamento di eventi traumatici

    80 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    80 €

Indirizzi (2)

Claudio Puliatti
Studio Privato

Via Emanuele Gianturco 4, Roma 00196

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06 8587...
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Risposte ai pazienti

ha risposto a 27 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figli

Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Claudio Puliatti

Gentile Utente
grazie per aver condiviso questo momento così difficile. Mi sembra, dalle sue parole, che Lei tenga a questa relazione e quanto la situazione stia facendo soffrire tutti e due. Quello che Lei sta vivendo è un incrocio di tensioni emotive molto forti che richiedono lucidità e, soprattutto, molta pazienza.
Ecco alcuni punti per aiutarla a capire credo stia sta succedendo e come muoversi:
Comprendere il "carico" di lei: questa donna non ha solo affrontato una gravidanza difficile e la sua interruzione, già di per sé esperienza traumatica. È anche una persona che è fuggita da un Paese in guerra, ora vive in un Paese straniero e pertanto credo stia portando un carico psicologico pesante... La rabbia che scarica su di Lei non è necessariamente un giudizio sulla sua persona (non capisco cosa significa il paragone con il “leone”…) ma può essere un’esplosione di dolore e di impotenza: forse quando alla sua compagna la realtà appare fuori controllo, attacca chi le è più vicino perché è l'unico modo che ha per "sentire" di avere ancora una voce.
Il peso dell'interruzione di gravidanza: Il percorso farmacologico che ha appena iniziato è fisicamente ed emotivamente devastante. Gli sbalzi ormonali possono causare irritabilità estrema e crisi di pianto o rabbia. In questo momento lei si sente vulnerabile e probabilmente sola nel suo dolore, anche se Lei le è accanto.
Come comportarsi nei prossimi giorni. Non cerchi di difendersi: non risponda alle sue aggressioni verbali cercando di elencare tutto ciò che ha fatto per lei. Questo alimenterebbe solo lo scontro. Risponda con calma: "Capisco che sei molto arrabbiata e che stai soffrendo. Io sono qui se hai bisogno di qualunque cosa".
Rispetti il silenzio: Se lei non vuole parlare, non la forzi. A volte la presenza silenziosa è più rassicurante di mille domande. Invece di chiedere "come stai?", provi a compiere piccoli gesti pratici: portarle un tè, preparare la cena, occuparsi della bambina.
La sfiducia verso i medici: È comune in chi ha vissuto soprattutto traumi bellici non fidarsi delle autorità o delle istituzioni straniere. Non cerchi di convincerla razionalmente, ma le stia vicino con dolcezza durante le visite, senza sovrastarla.
Infine un consiglio per Lei: si ricordi che Lei non può essere il suo unico psicologo o mediatore. Ad Alessandria penso ci siano consultori e associazioni che si occupano di supporto anche ai profughi ucraini. Spesso parlare con una connazionale o con un mediatore culturale che conosce la sua lingua e la sua cultura può far superare muri che Lei, da solo, non può abbattere.
In questo momento il suo ruolo non è "risolvere il problema", ma essere un porto sicuro. È una tempesta, e come tutte le tempeste, col tempo tenderà a placarsi, ma ora serve solo resistere senza spezzarsi.
Rimango a Sua disposizione se avesse bisogno di approfondire altri aspetti.
Un cordiale saluto.
Dr Claudio Puliatti, psicologo online e in presenza (Roma)


Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi tro

Buongiorno Gent.mi Dottori,
vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
.il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Claudio Puliatti

Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso questo vissuto emotivo così faticoso da gestire. Ritrovarsi a condividere gli spazi lavorativi con una persona con cui si è avuta una storia importante è una sfida emotiva non indifferente, specialmente per chi, come lei, ha un’indole sensibile e riservata.
Provo a dividere in punti la situazione da lei descritta per inquadrarla meglio:
1.L'interpretazione del silenzio: Lei descrive il comportamento del suo ex come "infantile" o come un "dispetto". In psicologia, spesso il silenzio o l'evitamento (camminare a testa bassa, non spostarsi) non sono segni di forza, ma di difficoltà emotiva. È possibile che anche lui provi disagio e che la sua "chiusura" sia un meccanismo di difesa per gestire l'imbarazzo o il senso di colpa. Non è necessariamente un attacco a lei, ma un limite della sua capacità di gestire l'incontro.
2.La reazione del suo corpo: L'agitazione e il tremore che avverte dopo averlo incrociato sono segnali di un sistema nervoso in allerta. Anche se razionalmente lei sa che non c'è futuro, per il suo mondo emotivo quell'uomo rappresenta ancora un "territorio sensibile". Il fatto che lei si senta "sbagliata" deriva dal tentativo di controllare razionalmente un'emozione che invece è istintiva.
3.Il diritto di esserci: Quando si trova in quel corridoio stretto, ricordi a se stessa che lei ha il diritto di occupare quello spazio tanto quanto lui. Non scusarsi o non dire "permesso" non è un errore, ma una scelta di protezione del suo silenzio. Non deve sentirsi obbligata a essere "educata a tutti i costi" se questo le costa troppa energia emotiva.
Mi permetto alcuni suggerimenti pratici:
•Normalizzi la sua reazione: La prossima volta che accade, invece di dirsi "sto sbagliando tutto", provi a dirsi: "È normale che io tremi, il mio corpo sta reagendo a uno stress, passerà tra pochi minuti". Accogliere il tremore invece di combatterlo lo farà svanire più in fretta.
•Sposti il focus: Quando lo vede, provi a concentrarsi su un dettaglio neutro dell'ambiente (il colore di una porta, un rumore di fondo) invece che sulla sua espressione o sul suo corpo. Questo aiuta a "de-centrare" l'ex dal suo campo visivo e mentale.
•La sua "invisibilità": Se lui la tratta come se fosse invisibile, provi a ribaltare la prospettiva: questo le dà la libertà di non dover gestire alcuna interazione. La sua "indifferenza" può diventare, col tempo, il suo spazio di sicurezza. Come dire: “meno male che non mi vede così sono più libera! Lui non mi vede, io non lo vedo!”
Lei non sta sbagliando nulla; sta solo attraversando il faticoso processo di "riprendersi" i suoi spazi quotidiani. Sia gentile con sé stessa e si conceda il tempo necessario perché questi incontri diventino, gradualmente, solo una parte della routine lavorativa e non più un evento traumatico.
Un cordiale saluto,
Dr Claudio Puliatti, Psicologo online e con studio professionale a Roma.


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