Buongiorno dottori, sono una ragazza di 25 anni, e da circa un anno sto affrontando un periodo diffi
Buongiorno dottori, sono una ragazza di 25 anni, e da circa un anno sto affrontando un periodo difficile. A seguito del mio licenziamento, cambio di università, e la fine della mia relazione ho iniziato ad avere (nuovamente) attacchi d’ansia, disturbi gastrointestinali, insomma stavo sempre male e di cattivo umore e ho iniziato a vivere sempre meno, fare sempre meno cose. Ho provato a “costringermi” ad uscire di casa in quanto ero terrorizzata dal cadere in depressione ed effettivamente le cose sono andate meglio, fino a quando ho avuto un fortissimo attacco di panico che mi ha praticamente traumatizzato e portato piano piano ad avere paura di uscire di casa, di guidare, praticamente di vivere. Mi sono ritrovata a non uscire più di casa, poiché appena mi allontano l’ansia sale, non riesco a stare in posti dove non posso subito tornare a casa. Ma comunque nemmeno a casa sto bene perché mi sento impotente, ho paura di non riavere più la mia vita, penso a quando uscivo, lavoravo, studiavo e sono terrorizzata dal fatto che la situazione possa peggiorare e io non possa più avere una vita serena.
Senza starmi a interrogare sul se sono depressa, se ho l’ansia, quello che so e che vivo male. E ho tanta paura perché mi sento bloccata, da tempo ormai. Da circa 3 mesi ho iniziato a seguire una psicoterapia sistemico relazionale, la mia terapeuta lavora sul mio passato e sulla mia famiglia, ma quando le parlo dei miei “sintomi” non c’è un vero e proprio riscontro e mi ritrovo a rimurginare poi durante la settimana sul come affrontare il mio malessere senza effettivamente mai venirne a capo. Ho provato a parlare con lei, ma mi ha consigliato di “uscire” e non stare a casa a pensare perché è questo che mi porta a sentirmi depressa. Io lo sto facendo ed effettivamente si, mi ossessiono meno, ma mi sento comunque male per quanto mi sento limitata dalla mia ansia.
La mia domanda è: secondo voi dovrei cambiare approccio terapeutico, o pretendo troppo dalla terapia se mi aspetto un “come” gestire i miei sintomi e un aiuto più nel presente? Vorrei affidarmi a lei, ma ogni volta esco dalle sedute più confusa di prima e non capisco se forse sono io che non “voglio” andare avanti? E anche in questo caso, perché non indaghiamo il motivo di questo blocco in seduta?