Terapia famigliare (mamma, zia, figlie) Ho una situazione complessa in famiglia, una sorella gemell

20 risposte
Terapia famigliare (mamma, zia, figlie)
Ho una situazione complessa in famiglia, una sorella gemella di 36 anni che ha una figlia di 4 anni, inizialmente dopo il parto diceva di soffrire di depressione, quindi mia madre e mia zia l'hanno aiutata nella gestione della figlia, che ha un carattere molto attivo e dinamico, al contrario di mia sorella che è una persona passiva. In 4 anni mia madre si è sostituita totalmente a mia sorella, che ogni volta che doveva prendersi cura di sua figlia affermava di essere stanca e di non farcela. Mia zia nel frattempo andava a cucinare, stirare e lavare casa di mia sorella. Mia sorella prima si lamentava che facevano tutto loro, quando loro non andavano non faceva nulla, il frigo vuoto, i piatti sporchi. Quindi i miei dovevano per forza sostituirsi a lei. Poi ha preteso che stessi tutto il tempo con mia nipote, che io amo da morire. Io lavoro come manager e non ho tempo nemmeno per me stessa, con mia nipote ci sto spesso, ma azzero le forze per la mia vita personale, tant'è che non riesco nemmeno a farmi una mia famiglia, conoscere un uomo (sono ambiziosa e bella e cerco un uomo in gamba). Nel frattempo per 2 anni un uomo di 52 anni ha insistito nel corteggiare mia sorella, che si lamentava del marito (una persona molto buona e disponibile ma che secondo il suo punto di vista non faceva quello che diceva lei). Inizialmente a mia sorella questo uomo non piaceva, dopo 2 anni di insistenza ci è riuscito e sono diventati amanti (questa cosa mi fa ribrezzo, lui è brutto e stupido, mia sorella prima era bella come me, ora si è ingrassata). Dopo mesi che erano amanti (io avevo bloccato mia sorella su waths app), lei lo confessa a suo marito e lui le dice di lasciare casa. Ora è da 3 settimane che abita con me e mia madre, sua figlia nel frattempo sta 4 giorni da mia madre e 3 giorni a casa del padre. Quando sta qui da noi litighiamo sempre. Adesso mia madre ha fatto un offerta per comprarmi casa (siamo in attesa che il proprietario accetti la proposta) e questo ha ulteriormente adirato mia sorella dicendo che mia madre vuole bene solo a me (mia madre voleva comprare casa a mia sorella ma a lei non piaceva mai nulla). Il marito di mia sorella nel frattempo le ha detto che può tornare a casa, ma lei forse vorrebbe questo signore che dal mio punto di vista è brutto e stupido e a lei piace solo perché la riempie di attenzioni. Vorrei avere un terapista che faccia terapia famigliare e faccia ragionare correttamente mia madre, mia sorella, mia zia, me e il marito di mia sorella. Potete aiutarmi? vorrei che ognuno ragionasse e agisse nel modo corretto, perché la situazione attuale è tossica. Grazie
Dott.ssa Nunzia Madonna
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Caserta
Da ciò che descrivi, la tua famiglia è entrata in una dinamica molto invischiata, dove i ruoli e le responsabilità si sono confusi: tua madre e tua zia si sono sostituite a tua sorella come genitori, tu sei stata messa nel ruolo di “aggiustare tutto”, e la bambina si ritrova in mezzo ai conflitti. È comprensibile che oggi la situazione sia percepita come tossica e ingestibile.

In questi casi la soluzione non è “far ragionare” qualcuno, ma lavorare sull’intero sistema familiare: sui confini, sui ruoli, sulle aspettative reciproche, e sulle emozioni che ognuno porta. Una terapia familiare sistemico-relazionale è proprio lo strumento adatto per aiutare tutti a uscire da questi incastri e a ritrovare un equilibrio più sano, tenendo al centro anche il benessere della bambina.

Puoi cercare uno/a psicoterapeuta familiare nella tua zona e proporre di iniziare un percorso; anche partire solo con te, tua madre e tua sorella può essere un primo passo utile. Nessun terapeuta può “correggere” le persone, ma può aiutare ognuno a vedere la propria parte e a cambiare modo di stare nelle relazioni. A volte basta che una persona inizi a muoversi diversamente perché il sistema cominci a migliorare.
in bocca al lupo

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Dott.ssa Giada Bossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Dal suo racconto emerge quanto questa situazione, molto coinvolgente e ad elevata intensità di richieste, sia diventata pesante per tutti, e in particolare insostenibile per lei, che oltretutto, si assume anche la responsabilità di mettervi ordine. Mentre si trova in mezzo ai conflitti, si occupa di sua nipote, sostiene sua madre, assiste con apprensione alle scelte di sua sorella… sente che le energie per la sua vita personale e affettiva si azzerano. È comprensibile che sia stanca e arrabbiata! E che provi il desiderio di far finalmente ragionare i suoi cari, per riportare ordine e, oltretutto, darle un po’ di respiro. Però ho l’impressione che questo farsi carico rischi di metterla ancora di più nel ruolo di regista e responsabile delle sorti della famiglia , gravandola di un bel peso ulteriore.

Credo che sia, invece, più importante imparare a mettere i confini e fare delle distinzioni: distinguere meglio ciò che è suo (i suoi bisogni, desideri, limiti) da ciò che appartiene a sua madre, a sua sorella, a sua zia; imparare a mettere confini più chiari, soprattutto rispetto alla gestione di sua nipote, ma anche rispetto alle scelte che riguardano altri membri della famiglia. Penso possa essere utile creare uno spazio più definito per sé stessa, dove possa ritrovare le energie e la voglia di rimettere in moto la sua vita personale. Questo lo potrà fare in terapia, ma a mio parere in una terapia individuale, solo per sé stessa - prima di eventualmente pensare a un percorso che coinvolga l’intera famiglia (se mai gli altri membri fossero d’accordo).

Spero che il mio contributo le possa essere utile. Un caro saluto,
Dott.ssa Giada Bossi
Cara utente,
quello che racconti non è solo una “situazione complessa”: è una costellazione familiare che da anni funziona attraverso ruoli sbilanciati, sacrifici silenziosi, dipendenze emotive, sensi di colpa, rabbia, alleanze e triangolazioni. È una di quelle storie in cui nessuno è davvero “cattivo”, ma ognuno porta dentro di sé fragilità, irrisolti, bisogni profondi che hanno trovato espressione dentro un sistema che non lascia spazio all’autonomia.
In questa vicenda tu hai un ruolo centrale, ma anche estremamente pesante: sei la figlia “forte”, competente, quella che lavora, che tiene tutto in piedi, che si prende cura della nipote, che sostiene la madre e che cerca di compensare il caos generato da tua sorella. Sei anche quella che, senza volerlo, è diventata il punto di riferimento affettivo e organizzativo dell’intera famiglia.
Ma nessuno può reggere così a lungo senza pagare un prezzo enorme: la tua vita personale, i tuoi desideri, il tuo spazio emotivo sono stati invasi da richieste continue che non ti appartengono. Non è un caso che tu dica di non avere energie nemmeno per costruire la tua vita affettiva: sei stata risucchiata in ruoli che non sono tuoi.
Tua sorella, da parte sua, sembra vivere una profonda passività, una dipendenza dagli altri e un’incapacità di assumersi responsabilità adulte. Il suo legame con questo uomo più grande non è un mistero: qualcuno che la riempie di attenzioni può aver funzionato come una stampella narcisistica in un momento in cui lei era fragile, diffusa, in cerca di un’identità fuori dal ruolo materno che non riusciva a sostenere. Non si tratta di “essere bella o brutta”, ma di essere in uno stato psichico in cui la sua immagine interna è vacillante e ha bisogno di conferme esterne.
Tua madre e tua zia, nel loro tentativo di aiutarla, hanno creato — forse senza volerlo — una dinamica di sostituzione totale. Hanno tolto a tua sorella la possibilità di crescere, di sbagliare, di assumersi il suo ruolo. Hanno agito per “salvare”, senza capire che salvandola impedivano la sua crescita. È un pattern intergenerazionale molto comune nelle famiglie dove l’amore si esprime attraverso la cura e l’invasione più che attraverso i confini.
Tu, in tutto questo, stai cercando di essere la voce razionale, quella che vede le cose, che vuole mettere ordine. Ma sei anche quella che rischia di implodere, perché porti sulle spalle un peso che non può sostenere da sola.
La tua richiesta di una terapia familiare è un gesto lucido e prezioso.
Significa che hai compreso che non puoi essere tu — da sola — a far ragionare tutti, a sistemare i pezzi, a riportare equilibrio.
Una famiglia così intrecciata, così piena di ruoli confusi, ha bisogno di uno spazio esterno, neutro, in cui ognuno possa osservare il proprio posto nella dinamica e rivedere il modo in cui contribuisce al caos.
Non è però garantito che tutti accetteranno subito. Spesso chi è più fragile o più passivo teme il confronto terapeutico, perché significherebbe guardare parti di sé che fanno paura. Ma tu puoi comunque fare un passo nella direzione giusta:
cercare uno psicoterapeuta sistemico-familiare — quello è l’approccio che lavora sulle relazioni e sulle dinamiche gruppali — e proporre un primo colloquio. Anche se non ci saranno tutti, iniziare con chi c’è può già cambiare l’intero equilibrio.
Posso aiutarti a capire come cercare uno psicoterapeuta adatto, a orientarti nella scelta, a capire cosa proporre alla tua famiglia.
Ma soprattutto posso dirti questo: non è tuo compito “far ragionare tutti”.
È tuo diritto, invece, proteggere il tuo spazio, la tua vita, i tuoi confini.
Ciò che stai chiedendo è un atto d’amore verso la tua famiglia, ma anche verso te stessa.
Con cura,
dott.ssa Raffaella Pia Testa
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, può cercare sul sito mio dottore uno psicoterapeuta che sistemico relazionale.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Sicuramente può trovare un terapista familiare, ma tenga presente che chi partecipa alla terapia deve prestare il suo libero consenso. Come primo atto, potrebbe consultare uno psicoterapeuta anche da sola per il suo e altrui benessere, perchè molto spesso i problemi di relazione si risolvono anche sa va un solo soggetto in terapia. Sarebbe comunque lo psicologo, una volta valutati al meglio i problemi a comunicare l'opportunità di e a proporre una terapia familiare.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Grazie per la descrizione: la situazione che racconti è molto complessa e dolorosa — ci sono problemi di confini familiari, ruolo genitoriale sostitutivo, possibili sofferenze psicologiche (depressione/evitamento), tradimento, e ricadute pratiche (cura della bambina, convivenze, case). Di seguito ti do un quadro pratico e operativo, non prolisso, con quello che si può fare subito e nel percorso terapeutico.
Che cosa vedo come nodi principali


tua sorella sembra aver delegato (o perso) il ruolo genitoriale; possibile depressione o evitamento;


tua madre e tua zia si sono sostituite e questo ha creato dinamiche di dipendenza e di colpa;


tu sei sopra-caricata (sacrificando vita privata e progetti) e da questo nascono risentimento e stanchezza;


la relazione extraconiugale e il conflitto con il marito amplificano la tensione familiare;


la bambina è esposta a frequenti cambi di cura e litigi che possono influire sul suo equilibrio.


Obiettivi realistici della terapia familiare


Ripristinare confini chiari (chi fa cosa, responsabilità nella cura della bambina).


Ridurre i livelli di conflitto durante gli incontri/convivenze.


Valutare e trattare la sofferenza individuale (eventuale depressione di tua sorella).


Favorire una comunicazione non accusatoria e negoziazione di accordi pratici (turni, spese, casa).


Proteggere il benessere della bambina (routine stabile, meno tensione).


Proposta di percorso pratico (passi concreti)


Valutazione iniziale individuale: ogni adulto (tu, tua sorella, vostra madre, zia, marito) fa 1–2 colloqui individuali per capire risorse, motivazioni, eventuali problemi clinici (depressione, abuso di sostanze, ecc.). Questo aiuta il terapista a definire il setting più utile.


Colloquio con la madre per confini e risorse pratiche: coaching genitoriale su come ritirarsi gradualmente senza “assumere tutto”.


Terapia familiare sistemica (in sedute con tutti i membri disponibili): lavorare su ruoli, regole familiari, comunicazione. Tecniche utili: ristrutturazione dei compiti familiari, esercizi di comunicazione, definizione di un “contratto familiare” scritto (chi si occupa della bambina quando, come gestire i litigi, ecc.).


Terapia di coppia per tua sorella e il marito (se entrambi disponibili): affrontare tradimento, negoziare confini e scelte sul futuro della coppia.


Terapia individuale per tua sorella: indagine e trattamento (es. psicoterapia cognitivo-comportamentale; EMDR se emergono traumi; valutazione farmacologica se necessario).


Percorso di supporto per te: sedute individuali focalizzate su limiti, assertività, gestione stress e progettualità personale (importante per non “bruciarti”); parallelamente si lavora su come dire “no” concretamente.


Interventi pratici: concordare una routine stabile per la bambina; considerare mediazione familiare per questioni abitative (acquisto casa) e decisioni economiche.


Cosa aspettarsi nella pratica


Frequenza tipica: all’inizio 1 seduta settimanale (individuale o familiare a seconda della fase), poi si riduce gradualmente.


La terapia può richiedere mesi: il cambiamento delle dinamiche familiari è lento.


Il terapeuta resta neutrale, facilita la negoziazione; non “costringerà” nessuno a cambiare, ma aiuta a far emergere responsabilità e conseguenze.


Se emergono rischi per la bambina o per qualcuno (abuso, trascuratezza grave), si attivano procedure di tutela appropriate.


Suggerimenti pratici da usare subito (prima di cominciare la terapia)


stabilisci un limite concreto e repetibile per te (es.: massimo X ore a settimana con la nipote; comunicalo con gentile fermezza);


proponi un calendario scritto per la cura della bambina (giorni/ore) e chiedi che diventi un accordo condiviso;


evita di prendere su di te la “riparazione” di conflitti tra adulti; la tua priorità è la tua vita e la bambina non deve essere strumento per risolvere litigi;


se temi ripercussioni pratiche sull’abitazione o sulle finanze, valuta consulenza legale o mediazione per questioni patrimoniali.


Ultime note e invito
Questa è una traccia operativa: per mettere ordine serve un colloquio specialistico per valutare la disponibilità dei membri della famiglia, la presenza di sintomi clinici (es. depressione) e per definire il setting (terapia familiare sistemica + incontri individuali/coppia). Ti consiglio di approfondire con uno specialista che possa prendere in carico la famiglia e coordinare gli interventi.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Iolanda Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Firenze
Buongiorno,
è molto frequente che a seguito di un evento importante, come la nascita di una bambina, la famiglia, anche quella estesa, si metta in movimento per accogliere e sostenere la nuova fase del ciclo di vita. Sembra però che questa fase si sia congelata e non permette di ritrovare un nuovo equilibrio nelle relazioni familiari.
Una terapia familiare può aiutarvi a comprendere e modificare le dinamiche disfunzionali che si sono create, ristabilire i confini e i ruoli di ognuno e darvi strumenti di comunicazione più efficaci.
buon lavoro!
Dott.ssa Mariella Schwederski
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Seriate
Buongiorno, grazie per averci scritto.
Dalle sue parole emerge una situazione complessa e un vissuto emotivamente impegnativo; la ringraziamo per la fiducia nel rivolgersi a noi come professionisti.
Prima di avviare un percorso, può essere utile chiedersi se tuttə in famiglia siano d’accordo e se questo sia un momento adeguato per intraprendere un lavoro terapeutico comune.
Se la risposta è sì, il contatto con un* psicoterapeuta a orientamento sistemico potrebbe rappresentare un primo passo importante per comprendere meglio la situazione e individuare insieme la strada più utile.
Buona giornata
Dott.ssa Mariella
Dott.ssa Francesca Orefice
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
La Spezia
Buonasera,

sua sorella soffre evdentemente di depressione post partum, condizione che colpisce molte donne prima o dopo la gravidanza. Il problema e' che essendosi protratta per 4 anni rientra in un disturbo depressivo cronico, motivo per il quale e' urgente l'avvio di una terapia sistemico relazionale, integrata eventualmente a una terapia farmacologica.
Sono a vostra disposizione per intervenire attivamente sugli intrecci relazionali che rischiano di rivincolare sua sorella alla famiglia d'origine autosabotando di conseguenza la sua famiglia nucleare.
Sono a vostra completa disposizione,

Dott.ssa Francesca Orefice
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

credo che la terapia familiare può aiutarvi a snocciolare tutte le questioni qui riportate. Può provare, applicando i dovuti filtri della applicazione mio dottore, a trovare un terapista familiare vicino alla sua zona.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, il suo stato emotivo è comprensibile, c'è molta confusione di ruoli tra tutte le figure familiari. Una terapia familiare potrebbe essere una buona possibilità, posto che ci sia il desiderio da parte dei vari soggetti di intraprendere un lavoro di questo tipo. Le consiglierei, in ogni caso, e visto che mi pare che lei senta molto questa necessità, di fare una consulenza con una o uno psicoterapeuta e capire insieme come impostare un buon percorso. Un gentile saluto, Ilaria Innocenti
La sua famiglia, come la descrive, ha un funzionamento caotico, nei ruoli, nelle regole, nei livelli generazionali. Non ci sono confini tra la famiglia di origine e quella nucleare, questo disordine si ripropone nei vari livelli generazionali. Questo inciderà negativamente sullo sviluppo di comportamenti responsabili e maturi dei vari componenti familiari, molto a rischio è la più giovane.
La depressione postpartum di sua sorella è nei fatti superata visto che ha iniziato una relazione extraconiugale, alimentando ancora di più il funzionamento caotico della famiglia di origine e nucleare.
E’ urgente una terapia familiare.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Capisco quanto la situazione familiare sia diventata pesante, confusa e carica di ruoli che si sono sovrapposti nel tempo. Quando per anni ci si sostituisce a una persona in difficoltà, la famiglia finisce per creare dinamiche rigide, in cui ciascuno agisce “per compensare” e nessuno riesce più a vedere chiaramente quali siano i limiti sani.

Nel vostro caso servirebbe un lavoro su tre aspetti fondamentali:

Ridefinire i ruoli (ciò che spetta a sua sorella come madre e adulta, e ciò che non deve più ricadere su di voi).

Ridurre la co-dipendenza che si è creata tra sua madre, sua zia e sua sorella.

Spazio per lei, che rischia di sacrificare completamente vita personale e desideri per tenere insieme gli equilibri familiari.

Una terapia familiare è possibile, ma va chiarito che lo scopo non è “far ragionare correttamente” ognuno, bensì aiutare tutti a uscire dai ruoli disfunzionali, responsabilizzare chi deve assumersi le proprie scelte e ridare libertà a chi è rimasto intrappolato in responsabilità che non gli spettano.

Se desidera, posso aiutarla a capire come avviare un percorso e valutare insieme se coinvolgere gradualmente i diversi membri della famiglia, anche in un colloquio conoscitivo, anche online.

dott.ssa Greta Pisano, psicologa e psicoterapeuta
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
In questo momento una terapia familiare non è idonea in quanto la situazione appare complicata da mancate scelte e mancanza di confini che ciascuno deve avere. Credo che invece di preoccuparsi degli altri membri della sua famiglia lei possa definire veramente cosa desidera dalla sua vita, che smetta di subire le scelte degli altri e inizi a prendere in mano la sua vita da menager gestendo i propri confini e non permettendo agli altri membri di " usarla " . Si apra ad intraprendere una terpia per lei, le persone non cambiano solo perchè noi lo vogliamo, ma certamente ciascuno ha un grande potere per sè e puo definire cosa va modificato nella propria vita perchè trovi la sua serenità. Sia coraggiosa per sè e vedrà che l'impegno la ripagherà degli sforzi profusi.
Dott.ssa Marta Oliviero
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Sovizzo
Buongiorno, Da quello che descrive emerge un intreccio familiare complesso, in cui più generazioni e più ruoli si sono sovrapposti nel tempo, creando dinamiche che oggi generano forte fatica emotiva per tutti. Come terapeuta familiare osserverei che non c’è una sola persona “responsabile”, ma un sistema relazionale che si è strutturato così per molte ragioni diverse. Per questo, prima di immaginare qualsiasi percorso, sarebbe importante comprendere più a fondo la storia, i bisogni e i limiti di ciascun membro coinvolto. Un lavoro di terapia familiare potrebbe aiutare a fare chiarezza, ma richiederebbe un’analisi accurata e condivisa della situazione.
Dott.ssa Chiara Busignani
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Rimini
Buon pomeriggio, sicuramente la situazione presentata è molto complessa e articolata. Da come vieni descritto, dovreste essere proprio accompagnati nel trovare ognuno il proprio posto, rispetto al proprio ruolo, in un’equidistanza. C’è la possibilità di fare una terapia familiare congiunta, magari accompagnata a delle terapie personali. Ma se la tua famiglia non é disposta a lavorare, almeno tu puoi decidere di fare un tuo lavoro di psicoterapia per liberarti da ció che non appartiene al tuo vissuto e come descrivi, ritrovare la possibilità di scrivere una tua storia senza sensi di colpa.
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Mi sembra un buon obiettivo cercare un terapeuta sistemico relazionale nella vostra zona.
Dott.ssa Fabiana Cinque
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Marano di Napoli
Salve, accolgo la sua richiesta. Leggendo la sua storia, la sento trascinata da tutte le decisioni altrui. Forse potrebbe iniziare a domandarsi circa il suo posto in questa famiglia ed il suo ruolo...
Ci pensi.
Dott. Fabio Romano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Ferrara
Buongiorno! Considerato i limiti del contesto, cercherò di fornire un piccolo contributo di pensiero. Descrive una situazione complessa, nella quale sembra mancare proprio una funzione “regolatrice”, la cosiddetta funzione paterna (che non riguarda il genere di appartenenza). Mi sono chiesto del suo papà e se la sua presenza avesse potuto contribuire in modo positivo e riparativo. La conflittualità tra sorelle (con la mamma a fare da ago della bilancia) è fisiologica e resta depositata nella nostra psiche, facendosi spazio in modi più o meno vigorosi a seconda delle sollecitazioni. I gemelli conoscono bene la “lotta” per il primato dell’amore, delle attenzioni, degli sguardi dei genitori. La nascita della nipotina e le richieste di aiuto di sua sorella, sembrano aver dato nuovo vigore a questo teatro interno (intra)personale e familiare. Sembra esserci un filo rosso in quello che scrive, un fondo di tristezza e solitudine. Come se sentisse che per quanto sia bella, realizzata, disponibile, brava, ci sarà sempre qualcuno più desiderabile e degno di amore (in famiglia e nelle relazioni). Chissà che questo non possa aiutare a dare un senso più profondo anche alla richiesta di un “un terapista che faccia terapia famigliare e faccia ragionare correttamente mia madre, mia sorella, mia zia, me e il marito di mia sorella”, come se potesse essere un’occasione per far sentire a “tutti” la sua fatica, il suo valore, il suo desiderio di riconoscimento e di amore. Possiamo immaginare l’eco nelle relazioni precedenti e in quelle future, ma anche il rischio di un’assenza di relazioni. Le sue parole offrono preziosi elementi di riflessione, ma la prego di perdonarmi se non mi sento di andare oltre. Spero si affidi presto ad una seconda mente, affinché la accompagni a ri-pensare e ri-significare la sua storia per guardare con serenità al passato, godere del presente, fare progetti per il futuro. In bocca al lupo per tutto
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
«La famiglia non è un luogo da aggiustare, è un sistema da riequilibrare.» — Salvador Minuchin
Capisco la fatica che racconta e la sensazione di essere intrappolata in un vortice che assorbe le sue energie e mina i confini necessari per vivere la propria vita. La storia che porta è una storia di ruoli sovrapposti e di responsabilità che si spostano come pezzi su una scacchiera: sua madre e sua zia hanno gradualmente preso il posto di sua sorella nel ruolo di cura, sua sorella ha perso competenze e confini, lei si è ritrovata a compensare negando però lo spazio per i propri progetti, e ora la convivenza forzata amplifica rancori antichi e nuove gelosie. Quello che vede non è soltanto cattiva volontà, è una rete di dinamiche che si autoalimentano: più uno dà, più l’altro si ritira; più uno riceve, più l’altro reclama.
Il punto di rottura che le propongo di osservare è questo: finché ognuno continuerà a interpretare i ruoli senza regole nuove, la situazione resterà “tossica” perché nessuno è chiamato a responsabilizzarsi davvero. Sua madre che compra casa per lei diventa simbolo di un amore che cura ma anche di un sistema che non mette limiti; sua sorella che cerca attenzioni extraconiugali sta chiedendo qualcosa che la famiglia non sa offrirle in modo adulto; lei che si sacrifica perde la possibilità di costruire la propria vita. Qui la domanda centrale da ristrutturare è: chi si sta prendendo cura di chi e per quale motivo emotivo, e quale confine sarebbe necessario ripristinare affinché ognuno ricominci a vivere la propria vita senza svuotare l’altro.
La proposta operativa che le suggerisco è una doppia mossa: prima una riunione familiare facilitata con regole chiare e brevi interventi strutturati, dove l’obiettivo non è trovare colpevoli ma stabilire tre confini concreti e negoziabili, e poi piccoli compiti a casa che mostrino cambiamenti reali. La riunione dovrebbe cominciare con una breve dichiarazione di intenti e con la richiesta che ognuno esprima, in una frase, cosa si aspetta da quel cambiamento. Il compito per lei nelle prossime due settimane è smettere di assumersi richieste non esplicite: quando le viene chiesto aiuto dire “posso questo ma non posso altro” e tenere questo limite senza giustificazioni. Il compito per sua madre è definire esattamente cosa intende con “comprare casa” e comunicarlo senza ambiguità; il compito per sua sorella è prendersi la responsabilità di curare la figlia per tempi definiti; il compito per la zia è ridimensionare gli interventi domestici come aiuto temporaneo, non come sostituzione.
Le domande aperte che può porre in famiglia per iniziare a muovere il sistema sono le seguenti: cosa serve a ciascuno per sentirsi rispettato nei propri spazi e responsabilità, quale confine concreto siamo disposti a fissare da subito e per quanto tempo, e cosa faremo se uno non rispetta l’accordo. Queste domande non cercano perfezione, cercano azione: il cambiamento sistemico si misura sulla capacità di fare e verificare, non sul parlare all’infinito.
«Non aspettare che la tempesta passi: impara a ballare nella pioggia.» — Seneca
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.

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