Sono un ragazzo transgender, che sta seguendo un percorso di transizione, il 21 settembre alle 10.30
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Sono un ragazzo transgender, che sta seguendo un percorso di transizione, il 21 settembre alle 10.30 del mattino mi sono recato all'ospedale per quella che doveva essere una semplice ecografia pelvica esterna. Durante l'ecografia è stata evidenziata una cisti di 6 centimetri appoggiata all'ovaio sinistro che è ingrossato. Durante l'esame guardando la dottoressa che mi faceva l'eco ho avuto la sensazione che quella non fosse semplicemente una cisti. Sensazione confermata quando mi hanno proposto di fare un ecografia trans rettale; ero sotto shock quello doveva essere il giorno più bello della mia vita dopo quasi 10 anni finalmente sono arrivato al traguardo il pomeriggio sono andato dall'endocrinologa per il piano terapeutico e il 26 settembre ho fatto la prima iniezione di Tos. Alla mia domanda se fosse grave, la dottoressa guardando lo schermo mi ha detto grave grave no però eviti di fare sforzi di qualsiasi tipo e poi mi ha prescritto l'ecografia e mi ha sollecitato a fare la rettale. Da quel giorno è come se mi fosse caduto un velo addosso, la notte non dormo; faccio lunghe passeggiate soprattutto la sera ma ho difficoltà a restare concentrato. Ieri ho chiamato l'ospedale per prenotare l'esame. Non ero pronto e non lo sono nemmeno ora. Sono originario di Napoli e quando ho deciso di intraprendere il percorso di transizione ho interrotto i rapporti con la mia famiglia che non ha accettato la mia decisione, per loro potevo accontentarmi di essere lesbica, tra le mura di casa. Ho bisogno di parlare con qualcuno, di fare il punto della situazione. Ma non so ne come muovermi ne a chi rivolgermi. Un amico mi ha proposto una linea amica per la comunità lgbt gestita da Consuler (che da quanto ho capito non sono psicologi, ma volontari, io ho alle spalle 10 anni quasi di terapia, sistemico relazionale, cognitivo comportamentale e la psicologa che mi segue al mit è una Freudiana; non voglio offendere nessuno ma non mi va di aprirmi con una persona che non sia formata.). Potreste aiutarmi a capire come muovermi? Vi ringrazio
Salve, mi dispiace veramente molto per la situazione che le è capitata: effettivamente era andato lì il 21 Settembre per tutt’altra situazione, carico di aspettative, portandosi con sè anche il peso di aver dovuto litigare con tutto e tutti ma guardando comunque avanti ed con fiducia verso il suo obiettivo e poi invece si è ritrovato a dover fare i conti con questa cisti. Allora, innanzitutto bisogna effettuare a mio avviso gli approfondimenti medici prescritti onde evitare di fasciarsi la testa prima di rompersela; in seguito, per ciò che concerne l’intervento psicologico, condivido l’idea di rivolgersi a figure formate (magari il Counselor di cui parla ha nel suo bagaglio culturale una formazione in psicologia, potrebbe informarsi).
Le faccio un grande in bocca al lupo.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
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Salve. Intanto continui con i controlli medici, si confronti con la sua psicoterapeuta e, se non le dovesse bastare, provi a rivolgersi al centro consigliato dal suo amico. I counselor sono professionisti formati per affrontare situazioni specifiche che si riferiscono al presente senza andare a indagare in profondità nella storia della persona, perché quello è compito degli psicologi e degli psicoterapeuti. Distinti saluti
Buongiorno, I Counselor sebbene possano aver seguito un loro limitato percorso formativo non hanno alcun titolo per affrontare percorsi specifici di alcun tipo. Tutti gli altri professionisti che ha citato (sistemico, cognitivisti, comportamentisti, freudiani sono professionisti, abilitati ad esercitare da un esame di stato, regolati da un albo professionale e specializzati. Al di là del tipo di formazione scelga sulla base della fiducia che le ispira il professionista. Un saluto. Daniela Bianchi
Buonasera, sono una psicologa psicoterapeuta icontinua formazione sulle tematiche dell'identità di genere. Se vuole mi rendo disponibile per un consulto, sono in provincia di Napoli e possiamo organizzarci anche con un contatto online se lo reputa più pratico.
Credo che il primo passo l'ha fatto ora ci vuole solo di un forte sostegno psicologico. Sono pronta! Saluti a presto
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Buonasera, mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo. Credo che possa essere importante per lei in questo momento così delicato sentirsi accolto e sostenuto in un percorso psicologico.
Mi occupo di tematiche legate alla comunità lgbt, in particolar modo all'identità di genere, con persone che affrontano percorsi di transizione.
Lavoro con il consultorio lgbtq Lyr di Roma.
Sono disponibile per qualsiasi dubbio, richiesta, informazione, può scrivermi o contattarmi telefonicamente, se vuole.
Un caro saluto, Dott.ssa Alice Carbone
Mi occupo di tematiche legate alla comunità lgbt, in particolar modo all'identità di genere, con persone che affrontano percorsi di transizione.
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Un caro saluto, Dott.ssa Alice Carbone
Salve, mi spiace molto per ciò che sta vivendo. A mio parere è opportuno intanto proseguire gli accertamenti medici che esplorare nel dettaglio di cosa si tratta e successivamente ritengo fondamentale affidarsi a professionisti qualificati per legare le tematiche psicologiche in maniera idonea. Come mai ha difficoltà ad aprirsi? Teme un giudizio anche da parte del terapeuta?
Le auguro ogni bene.
Cordialmente, dott.ssa FM
Le auguro ogni bene.
Cordialmente, dott.ssa FM
Gentile utente di mio dottore,
condivido con i colleghi che mi hanno preceduto, prosegua con ulteriori accertamenti medici per esplorare nel dettaglio di cosa si tratta il problema organico riscontrato; ritengo sia di fondamentale importanza affidarsi a professionisti qualificati per le tematiche dell'identità di genere, in particolare psicoterapeuti che si occupino di questo.
Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
condivido con i colleghi che mi hanno preceduto, prosegua con ulteriori accertamenti medici per esplorare nel dettaglio di cosa si tratta il problema organico riscontrato; ritengo sia di fondamentale importanza affidarsi a professionisti qualificati per le tematiche dell'identità di genere, in particolare psicoterapeuti che si occupino di questo.
Cordiali Saluti
Dottor Diego Ferrara
Gentile amico,
davvero una brutta notizia, ma a tutta prima le consiglierei di aspettare gli esiti degli esami. Comprendo bene la tristezza e l'amarezza di quella che sembra essere una battuta di arresto nella sua realizzazione personale, e nell'affermazione della sua identità, ma quello che temiamo si verifica molto meno di quanto immaginiamo.
Ha ragione a pretendere per sé il miglior trattamento possibile: se le può essere utile, mi rendo disponibile per un consulto on line.
Le auguro di risolvere presto!
dr. Ventura
davvero una brutta notizia, ma a tutta prima le consiglierei di aspettare gli esiti degli esami. Comprendo bene la tristezza e l'amarezza di quella che sembra essere una battuta di arresto nella sua realizzazione personale, e nell'affermazione della sua identità, ma quello che temiamo si verifica molto meno di quanto immaginiamo.
Ha ragione a pretendere per sé il miglior trattamento possibile: se le può essere utile, mi rendo disponibile per un consulto on line.
Le auguro di risolvere presto!
dr. Ventura
Gentile utente, ha pienamente ragione nel capire che la sua situazione emotiva necessita di ascolto, cure, affidabilità e competenza. Può cercare all'interno del portale "mio dottore" lo psicoterapeuta che più la ispira e contattarlo/a.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Caro ragazzo, la storia che riporta, anche se riassunta, risulta carica di aspettative e investimenti. Nomina l'interruzione dei contatti con la sua famiglia di origine e un percorso di transizione che va avanti da dieci anni. L'evento relativo all'ecografia si inserisce in una narrazione dove immagino che predominante e costante sia stato un vissuto di fatica. La sua richiesta di supporto è assolutamente coerente e apprezzabile. La mia indicazione è di effettuare gli esami medici prescritti e di rivolgersi alla sua psicologa di riferimento, così da restare agganciato a professionisti che già possiedono informazioni sulla sua storia clinica. Al contempo, se percepisce di non sentirsi adeguatamente compreso o supportato, inizi a riferirlo ai diretti interessati così da valutare con loro delle alternative per poi eventualmente rivolgersi altrove. Non essendo specializzata nell'ambito in cui formula la sua domanda, rimando ulteriori indicazioni ai colleghi più esperti. Le faccio i miei auguri per la strada che sta percorrendo e ogni sua scelta, dott.ssa Valentina Cecchi
Buongiorno,la capisco era quasi arrivato alla metà tanto desiderata e tanto ostacolata e sofferta Non desista , affronti la problematica della cisti e prosegua il suo percorso.Cerchi i migliori sostegni psicologico , sicuramente riuscirà ad ottenere quello per cui ha sempre combattuto con molto coraggio Un caro augurio Dottssa Luciana Littizzetto
Buongiorno, mi dispiace per il periodo difficile che sta vivendo. Immagino lo sconforto, proprio nel momento in cui stava per ottenere quello che tanto desiderava. Tuttavia, è importante capire la natura di questa cisti e continuare a dedicarsi a sè. Le consiglio quindi di iniziare un percorso psicoterapico, con un professionista qualificato nella tematica. Cordialmente, Dott.ssa Valentina Maccioni
Leggo ora, un po' in ritardo rispetto al momento in cui Lei si è trovato in una situazione inaspettata. Suggerisco di affidarsi ad una rapporto di consulenza vis a vis riguardo a quello che si trova ora a vivere che è inaspettato e inatteso ma possibile, per affrontare in termini di realtà l'evento, l'approfondimento diagnostico, il suo esito e l'attesa della proposta terapeutica attuale che riguarda il problema ginecologico. Certamente la condizione clinica attuale tocca la sfera intima ma allo stato non ha elementi per dire che possa interferire con la scelta in corso da tempo: Voglio dire che la situazione attuale esige un'approccio primario rispetto a quello legato al genere. In ospedale chieda una consulenza psicologica e si avvicini se può al/alla professionista con cui ha condiviso il precedente percorso psicoterapeutico di cui ha riferito, almeno sul piano della consulenza Forza.
L.N. Verona
L.N. Verona
Buongiorno, sono d'accordo con la collega nel ritenere prioritario proseguire gli accertamenti medici.
Saluti
MT
Saluti
MT
Buonasera, comprendo il suo malessere per tutte le aspettative che aveva rispetto all'essere così vicina al suo traguardo personale. Fa bene a volersi affidare a un professionista per affrontare questo suo stato emotivo. Potrebbe cercare qui sul portale uno psicologo che possa supportarla.
Un caro saluto, dottoressa Paola De Martino
Un caro saluto, dottoressa Paola De Martino
Buongiorno.
Mi dispiace per quello che sta passando e credo che tutte queste difficoltà siano per lei un importantissimo banco di prova. Di questo "velo caduto addosso" può farsene sicuramente qualcosa. Se posso darle un consiglio, provi a portare avanti entrambi gli aspetti: quello medico e quello psicologico. Affronti i suoi esami medici con il supporto del terapeuta: se non si sente di chiamare questa linea amica, non lo faccia, ne ha tutto il diritto. Si informi magari dell'offerta psicologica nella sua zona: se ha alle spalle un trattamento di 10 anni ed ha familiarizzato un po' con un approccio freudiano, può pensare ad una psicoanalisi, che ha dei tempi lunghi, ma può venirle incontro a quell'aspetto di vuoto e di mancanza.
Ci pensi!
Greta Tovaglieri
Mi dispiace per quello che sta passando e credo che tutte queste difficoltà siano per lei un importantissimo banco di prova. Di questo "velo caduto addosso" può farsene sicuramente qualcosa. Se posso darle un consiglio, provi a portare avanti entrambi gli aspetti: quello medico e quello psicologico. Affronti i suoi esami medici con il supporto del terapeuta: se non si sente di chiamare questa linea amica, non lo faccia, ne ha tutto il diritto. Si informi magari dell'offerta psicologica nella sua zona: se ha alle spalle un trattamento di 10 anni ed ha familiarizzato un po' con un approccio freudiano, può pensare ad una psicoanalisi, che ha dei tempi lunghi, ma può venirle incontro a quell'aspetto di vuoto e di mancanza.
Ci pensi!
Greta Tovaglieri
Gentile utente, capisco il suo stato di angoscia, avere a che fare con certe notizie non è mai facile. La prima fase è proprio quella dello shock che lei ha descritto in maniera esaustiva, le consiglierei di continuare il suo percorso di psicoterapia e di non appoggiarsi a figure poco formate essendo la sua una situazione piuttosto delicata. Saluti dottoressa marini
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi con noi. Comprendo le sue difficoltà e le sue preoccupazioni, e mi dispiace per i vissuti negativi che queste le provocano. Qualora dovesse ritenerlo opportuno o necessario, mi rendo disponibile a cominciare con lei un percorso , che potrebbe tornarle utile per esplorare ed approfondire le sue emozioni, esperienze e valori al fine di trovare una strada percorribile e ritrovare la serenità.
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
Qualora dovesse avere dubbi, domande, o perplessità riguardo al mio lavoro non esiti a contattarmi.
Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
Tenga a mente che il benessere mentale è una priorità, e trovare il professionista giusto può fare la differenza.
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Un caro saluto, dott. Daniele D’Amico
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Caro utente, in questo momento così difficile e pieno di emozioni è normale sentirsi sopraffato da tutto e tutti e mi viene da dirle che già solo il fatto di voler parlare con qualcuno e affrontare la situazione con un professionista è un'ottima cosa, perchè significa che non si sta chiudendo in se stesso. Quello che mi sento vivamente di consigliarle è di rivolgersi ad un professionista che possa non solo ascoltarla e creare uno spazio accogliente per lei ma che possa aiutarlo attivamente e professionalmente a vivere al meglio questo momento. Ci sono diversi terapeuti che lavorano con persone che stanno affrontando il percorso di transizione o altre difficoltà legate alla propria sessualità o identità di genere, può affidarsi ad uno di questi in base alla sua zona. Poi in ausilio se la cosa la fa sentire ancora più supportato può pensare anche di contattare associazioni come quella consigliata dal suo amico. Rimango a disposizione per ulteriori dubbi, un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
Salve caro utente e grazie per essersi aperto e averci esposto la sua storia. A quanto ho letto, lei conosce già degli psicologi e psicoterapeuti con i quali ha già fatto dei percorsi. Le consiglierei dunque di ricontattare uno/a dei colleghi che già l'hanno seguita. Se invece desidera cominciare un nuovo percorso con un professionista che ha competenze rispetto alla comunità LGBTQI+, può cercare di informarsi tramite le varie associazioni Arcigay italiane (anche in base alla città nella quale risiede). Solitamente ogni associazione Arcigay ha uno sportello psicologico e conosce professionisti nel territorio che lavorano con pazienti LGBTQI+ (come nel mio caso a Messina). Altrimenti può informarsi leggendo i profili online degli psicoterapeuti; solitamente viene indicato se è un professionista che ha conoscenza dei tempi della comunità (ad esempio, potrebbe trovare scritto "terapeuta che utilizza l'approccio affermativo" o con master specifici). Le auguro una buona giornata. Cordialmente Dott. Francesco Puleo
Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Capisco quanto sia difficile affrontare tutto questo da solo, soprattutto in un momento così significativo. Se preferisce un supporto qualificato, potrebbe contattare il MIT di Bologna o cercare un terapeuta esperto in identità di genere tramite ONIG, Agedo o Arcigay. Per l'ansia e l’insonnia, potrebbe valutare strategie di gestione dello stress o un supporto medico. Ha qualcuno con cui si sente a suo agio nel parlarne? Un aiuto professionale potrebbe darle strumenti per affrontare al meglio questa fase delicata.
Buonasera, la ringrazio sinceramente per il coraggio e la lucidità con cui ha condiviso la sua storia, le sue emozioni, e il momento particolarmente delicato che sta vivendo. Leggere le sue parole permette di cogliere con chiarezza quanto lei stia affrontando con dignità e determinazione un percorso non solo complesso dal punto di vista medico, ma anche profondamente umano ed emotivo. La notizia della cisti e il modo in cui è stata comunicata, in un momento per lei così simbolico come l’inizio della terapia ormonale sostitutiva, rappresentano un evento che ha interrotto bruscamente un senso di conquista e continuità. Questo può aver attivato un vissuto di vulnerabilità intensa, una sensazione di non avere il controllo sul proprio corpo proprio mentre stava finalmente iniziando a riconquistarlo. È comprensibile quindi che si senta scosso, che faccia fatica a dormire, che provi difficoltà a concentrarsi, e che il bisogno di parlare con qualcuno si faccia sempre più urgente. Da un punto di vista cognitivo-comportamentale, queste reazioni non sono segni di debolezza, ma risposte coerenti a uno stress molto elevato. Il nostro sistema cognitivo ed emotivo, quando percepisce una minaccia o un’interruzione significativa del proprio equilibrio, si attiva per cercare di elaborare ciò che sta accadendo. Il fatto che lei senta il bisogno di fare “il punto della situazione” è in realtà una forma sana di autoregolazione: il suo sistema interno le sta dicendo che ha bisogno di orientamento, contenimento e una guida professionale per affrontare ciò che ora sembra troppo da solo. Mi sento anche di riconoscerle con grande rispetto il fatto che, pur sentendosi spaesato, mantenga un pensiero critico su come e con chi desidera confrontarsi. Il suo percorso psicologico pregresso dimostra quanto valore dia alla profondità del lavoro terapeutico, e comprendo pienamente la sua esigenza di parlare con qualcuno che abbia una formazione clinica solida. Avere bisogno di qualcuno che possa ascoltarla in modo competente, senza semplificazioni, e che possa offrirle strumenti per orientarsi, non è solo legittimo, ma estremamente saggio. Credo che in questo momento potrebbe trarre beneficio da un terapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale con una competenza o una sensibilità specifica alle tematiche legate all’identità di genere. Esistono professionisti che lavorano in modo integrato con centri come il MIT, oppure che operano in ambito privato ma sono in rete con strutture inclusive. Potrebbe valutare la possibilità di contattare uno di questi specialisti, anche attraverso una consulenza online se al momento la presenza non fosse possibile. Sarebbe importante per lei trovare un contesto in cui sentirsi accolto nella sua interezza, dove la sua identità non sia solo rispettata ma compresa, e dove ci sia uno spazio sicuro per esplorare non solo il significato della diagnosi medica, ma anche l’impatto emotivo che sta avendo su di lei. Nel frattempo, sebbene la linea amica proposta dal suo amico non risponda alle sue esigenze professionali, potrebbe comunque rappresentare un contenitore temporaneo di ascolto, non terapeutico, ma umano. In momenti di forte isolamento, anche un confronto non clinico, se offerto con rispetto e competenza, può alleviare il peso del silenzio. Ma ha ragione lei: per lavorare davvero sui pensieri intrusivi, sull’ansia e sul vissuto di smarrimento che descrive, serve uno spazio clinico mirato. Ciò che ha condiviso non è solo un bisogno, ma anche una direzione: lei ha già le risorse per riconoscere di cosa ha bisogno e per cercarlo. Anche se adesso tutto appare rallentato, confuso, e faticoso, non significa che non ci sia via d’uscita. Il fatto che stia cercando aiuto, in modo lucido e consapevole, è un indicatore molto forte della sua resilienza. Mi auguro che possa concedersi, senza colpa e senza fretta, di ascoltare davvero quello che prova. Non è debolezza quella che sta vivendo, ma una richiesta legittima di essere sostenuto mentre si trova a un incrocio difficile, nel mezzo di una strada che ha percorso con forza e tenacia. Lei merita che quella forza venga riconosciuta e accolta in modo competente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Ciao,
prima di tutto voglio dirti che il modo in cui ti stai raccontando — con lucidità, dolore e consapevolezza insieme — è un atto di grande forza. Stai affrontando contemporaneamente due passaggi enormi: uno legato alla tua identità, finalmente riconosciuta e confermata attraverso la terapia ormonale, e uno legato alla paura di una possibile malattia, che ti riporta improvvisamente a sensazioni di vulnerabilità e solitudine. È normale sentirsi travolti, specialmente quando la rete familiare è assente e si ha la sensazione di “dover reggere da soli”.
Hai perfettamente ragione: in questo momento serve un sostegno professionale vero, non un colloquio di ascolto volontario. I servizi come “linea amica” possono essere d’aiuto per non restare soli nelle ore più difficili, ma quello di cui parli è un bisogno di continuità e di spazio terapeutico sicuro, con persone formate e competenti anche sulle tematiche dell’identità di genere.
Ti spiego come puoi muoverti in modo concreto:
Contatta il MIT (Movimento Identità Trans) e chiedi se, oltre alla psicologa freudiana che già ti segue, possono indicarti un servizio pubblico o un consultorio con équipe trans-affirmative nella tua zona attuale. Alcuni centri hanno anche sportelli di supporto psicologico gratuito o a tariffa calmierata.
Valuta un contatto con il C.I.G. Arcigay di Milano (se ti trovi al nord) o con Antinoo Arcigay Napoli (se sei rientrato o sei in contatto con la tua città d’origine): entrambi hanno professionisti psicologi e psicoterapeuti di riferimento formati sulle esperienze trans e sulle difficoltà legate all’accesso sanitario.
Se preferisci un contesto ospedaliero, chiedi al reparto endocrinologico o ginecologico dove ti stai seguendo se collaborano con uno psicologo interno o un centro di supporto per la salute transgenere. È importante che tu possa parlare con qualcuno che conosca le dinamiche mediche e psicologiche di chi affronta la terapia ormonale e visite ginecologiche spesso vissute come invasive.
Nel frattempo, per affrontare l’attesa dell’esame e l’ansia che ti tiene sveglio, prova a crearti dei micro-spazi di ancoraggio: piccole routine quotidiane che ti riportino al presente (camminare sì, ma anche respirazioni lente, scrivere quello che senti prima di dormire, concederti un momento fisico di contatto positivo con te stesso, come una doccia calda o un massaggio alle mani). Servono a ristabilire la percezione di sicurezza nel corpo, che ora è scossa.
Non devi “prepararti” da solo: chiedere supporto, in questo momento, non è debolezza ma un gesto di cura. Hai già costruito tanto — un percorso terapeutico lungo, il coraggio di vivere la tua identità, la lucidità di capire cosa ti serve — ora si tratta solo di non restare solo nel passaggio più faticoso.
Dott.ssa Sara Petroni
prima di tutto voglio dirti che il modo in cui ti stai raccontando — con lucidità, dolore e consapevolezza insieme — è un atto di grande forza. Stai affrontando contemporaneamente due passaggi enormi: uno legato alla tua identità, finalmente riconosciuta e confermata attraverso la terapia ormonale, e uno legato alla paura di una possibile malattia, che ti riporta improvvisamente a sensazioni di vulnerabilità e solitudine. È normale sentirsi travolti, specialmente quando la rete familiare è assente e si ha la sensazione di “dover reggere da soli”.
Hai perfettamente ragione: in questo momento serve un sostegno professionale vero, non un colloquio di ascolto volontario. I servizi come “linea amica” possono essere d’aiuto per non restare soli nelle ore più difficili, ma quello di cui parli è un bisogno di continuità e di spazio terapeutico sicuro, con persone formate e competenti anche sulle tematiche dell’identità di genere.
Ti spiego come puoi muoverti in modo concreto:
Contatta il MIT (Movimento Identità Trans) e chiedi se, oltre alla psicologa freudiana che già ti segue, possono indicarti un servizio pubblico o un consultorio con équipe trans-affirmative nella tua zona attuale. Alcuni centri hanno anche sportelli di supporto psicologico gratuito o a tariffa calmierata.
Valuta un contatto con il C.I.G. Arcigay di Milano (se ti trovi al nord) o con Antinoo Arcigay Napoli (se sei rientrato o sei in contatto con la tua città d’origine): entrambi hanno professionisti psicologi e psicoterapeuti di riferimento formati sulle esperienze trans e sulle difficoltà legate all’accesso sanitario.
Se preferisci un contesto ospedaliero, chiedi al reparto endocrinologico o ginecologico dove ti stai seguendo se collaborano con uno psicologo interno o un centro di supporto per la salute transgenere. È importante che tu possa parlare con qualcuno che conosca le dinamiche mediche e psicologiche di chi affronta la terapia ormonale e visite ginecologiche spesso vissute come invasive.
Nel frattempo, per affrontare l’attesa dell’esame e l’ansia che ti tiene sveglio, prova a crearti dei micro-spazi di ancoraggio: piccole routine quotidiane che ti riportino al presente (camminare sì, ma anche respirazioni lente, scrivere quello che senti prima di dormire, concederti un momento fisico di contatto positivo con te stesso, come una doccia calda o un massaggio alle mani). Servono a ristabilire la percezione di sicurezza nel corpo, che ora è scossa.
Non devi “prepararti” da solo: chiedere supporto, in questo momento, non è debolezza ma un gesto di cura. Hai già costruito tanto — un percorso terapeutico lungo, il coraggio di vivere la tua identità, la lucidità di capire cosa ti serve — ora si tratta solo di non restare solo nel passaggio più faticoso.
Dott.ssa Sara Petroni
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