Salve, sono una ragazza di 30 anni e da tutta una vita soffro di un problema. Sono troppo insicura i
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Salve, sono una ragazza di 30 anni e da tutta una vita soffro di un problema. Sono troppo insicura introversa timida, questa cosa mi affligge molto perchè non trovo soluzione al mio problema. Non riesco a essere me stessa al 100% ho paura di tutto di affrontare gli ostacoli della vita e se lo faccio lo faccio sempre con una certa insofferenza, non riesco a essere socievole con gli altri vorrei tanto esserlo ma non riesco sono sempre quella che parla poco che sta zitta che deve controllarsi su cosa dice perche ho il terrore di fare brutte figure, paura che la gente possa ridere di me essere al centro dell attenzione o provare imbarazzo è un blocco che non riesco a superare ormai da anni. Inoltre essendo una persona gentile e buona fa si che la gente mi prenda per debole non so farmi rispettare non so rispondere vorrei essere più cattiva sfacciata non avere paura ma non ci riesco io credo che ormai il mio carattere si sia formato e non so se possa cambiare qualcosa, tante volte mi hanno detto vai buttati fai quello che ti fa paura, ho provato ma sempre con scarsi risultati queste situazioni non mi aiutano mi fanno rimanere sempre al punto di partenza e sinceramente non so più cosa fare ne pensare, ma mi rendo conto che non mi godo la vita al 100% in tutte le situazioni per fare un esempio se vado a ballare in discoteca, ho paura che tutti mi guardano per come ballo ma dentro di me la voglia di ballare è tanta e quindi mi limito a non esagerare, e questa è solo una delle tante situazioni che si vengono a creare ma potrei andare all infinito. Sono stanca, stanca di sopportare tutto questo e di non riuscire a cambiare non so più cosa pensare.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
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Buongiorno,
da quello che scrive comprendo come questa situazione, che non riesce a modificare, la fa soffrire ed è per lei limitante.
Le consiglio di affidarsi ad uno specialista, che possa supportarla in un percorso di cambiamento. Anche a 30 anni e per tutta la vita infatti, se si è realmente motivati, è possibile apportare dei cambiamenti lavorando su se stessi.
Rimango a disposizione, cordiali saluti, Dott.ssa Laura Balduchelli
da quello che scrive comprendo come questa situazione, che non riesce a modificare, la fa soffrire ed è per lei limitante.
Le consiglio di affidarsi ad uno specialista, che possa supportarla in un percorso di cambiamento. Anche a 30 anni e per tutta la vita infatti, se si è realmente motivati, è possibile apportare dei cambiamenti lavorando su se stessi.
Rimango a disposizione, cordiali saluti, Dott.ssa Laura Balduchelli
E' bella e suggestiva l'immagine del ballo.
La vita come un luogo dove si danza e i danzatori che non si sentono in grado di ballare secondo le proprie aspettative.
A volte il vissuto di inibizione, sofferenza, impossibilità ad essere all'altezza delle situazioni non ha nulla a che fare con la realtà ma molto con le gabbie mentali.
Rappresentarsi, raccontarsi come colui che non può, attiva un circolo vizioso negativo ed autoreferente.
In questi casi la psicoterapia è un potente strumento di cambiamento e di evoluzione per scendere nella pista da ballo e trovare il proprio personale ritmo e melodia.
Maria Grazia Antinori, Roma
La vita come un luogo dove si danza e i danzatori che non si sentono in grado di ballare secondo le proprie aspettative.
A volte il vissuto di inibizione, sofferenza, impossibilità ad essere all'altezza delle situazioni non ha nulla a che fare con la realtà ma molto con le gabbie mentali.
Rappresentarsi, raccontarsi come colui che non può, attiva un circolo vizioso negativo ed autoreferente.
In questi casi la psicoterapia è un potente strumento di cambiamento e di evoluzione per scendere nella pista da ballo e trovare il proprio personale ritmo e melodia.
Maria Grazia Antinori, Roma
Buonasera, la sua condizione è di forte sofferenza, e non le permette di vedere le sue risorse e possibilità. Quello che le consiglio è di intraprendere una psicoterapia di modello sistemico, perchè sicuramente per lei le relazioni possono essere una risorsa tanto quanto ora sono un ostacolo.
Se vuole proseguire e darsi la possibilità di un cambiamento, resto a sua disposizione.
Dr.ssa Anna Sofia Tuccillo
Se vuole proseguire e darsi la possibilità di un cambiamento, resto a sua disposizione.
Dr.ssa Anna Sofia Tuccillo
Buonasera, grazie per la sua condivisione.
Quando si è intrappolati in una visione di sè tutta al negativo è difficile trovare dei barlumi di luce, e tutto diventa estremamente pesante. E la sensazione di non riuscire ad esprimere pienamente se stessi suscita frustrazione. Forse più che buttarsi nelle situazioni sarebbe bello legittimarsi la propria condizione di sofferenza e accoglierla con uno sguardo benevolo, per comprenderne l'origine e il significato.
Ha tutto il tempo e le possibilità di sbocciare e continuare a fiorire. Valuti la possibilità di concedersi questa fioritura.
Un caro saluto, Dott.ssa Francesca Froiio
Quando si è intrappolati in una visione di sè tutta al negativo è difficile trovare dei barlumi di luce, e tutto diventa estremamente pesante. E la sensazione di non riuscire ad esprimere pienamente se stessi suscita frustrazione. Forse più che buttarsi nelle situazioni sarebbe bello legittimarsi la propria condizione di sofferenza e accoglierla con uno sguardo benevolo, per comprenderne l'origine e il significato.
Ha tutto il tempo e le possibilità di sbocciare e continuare a fiorire. Valuti la possibilità di concedersi questa fioritura.
Un caro saluto, Dott.ssa Francesca Froiio
Gent.ma, per come descrive, il giudizio che sente provenire dagli altri è quello che lei rivolge a sé, ma che per qualche ragione immagina provenire dalle persone. Se questa esperienza, accanto ai sentimenti di vergogna, insicurezza e inadeguatezza, intralciano la sua vita sarebbe opportuno chiedesse una consultazione per valutare come poterle essere di aiuto. SG
Gentile utente,
come dico sempre ai miei pazienti, e loro giustamente fanno fatica a crederci, questo è per lei un momento della vita che ringrazierà di avere avuto. Si trova in una fase esistenziale in cui sente una profonda spinta al cambiamento. E' stanca di stare "dietro le quinte" e ha voglia di andare sul palco a fare il suo "monologo". Vuole esprimersi ma non sa come fare. Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico per poter andare "in scena". Buona giornata.
come dico sempre ai miei pazienti, e loro giustamente fanno fatica a crederci, questo è per lei un momento della vita che ringrazierà di avere avuto. Si trova in una fase esistenziale in cui sente una profonda spinta al cambiamento. E' stanca di stare "dietro le quinte" e ha voglia di andare sul palco a fare il suo "monologo". Vuole esprimersi ma non sa come fare. Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico per poter andare "in scena". Buona giornata.
Gentile utente, mi spiace molto per la sua situazione di disagio, il cambiamento che si può mettere in atto non ha un limite temporale. Ha ancora una vita avanti a sé e lei stessa sente che adrebbe vissuta più pienamente. Io credo possa esserle utile lavorare sulla compassione verso sè stessa, in quanto le critiche che avverte dagli altri, sono solitamente uno specchio di ciò che rivolgiamo verso di noi. Se avesse voglia di approfondire, resto a disposizione. Dott.ssa Mariangela Balsamo.
Buongiorno e grazie per la condivisione. Mi colpiva la tenacia con cui lei nonostante tutto ci prova e si spinge verso, talvolta trovando situazioni compromesso come nel caso del ballare. Credo che fare le cose quando c'è una parte di noi che spinge verso la non esposizione, sia espressione del fatto che il desiderio nonostante tutto è attivo, ecco questa la spinta che lei deve utilizzare per porsi in avanti. Le consiglio un percorso terapeutico anche in vista della possibilità di comprendere le ragioni della parte "titubante" che nella sua storia di vita ha una sua coerenza e sensatezza, giacchè i nostri atteggiamenti hanno sempre un primario scopo adattivo. Le faccio i miei migliori auguri e rimango a disposizione.
Buona sera! La sua condivisione è profonda e racconta di una forte sofferenza. Noto comunque anche una lotta interiore tra il suo sè reale e il sè ideale. Questa lotta può indebolirla anche perché le impedisce di riconoscere il valore delle sue risorse, che pure ha. Cominci ad accettare se stessa così com'è (come sei veramente), a piccoli passi esca dal guscio, cerchi familiarità con le persone di cui maggiormente si fida e progressivamente estenda le sue relazioni, facendo leva sulle sue, pur poche sicurezze.
Se è della zona di Lecce non esiti a contattarmi.
Se è della zona di Lecce non esiti a contattarmi.
Carissima, mi dispiace davvero molto per la sofferenza che mostra. Quello che le posso consigliare è di iniziare a conoscersi meglio. Provi ad vedersi dall'esterno e capire veramente chi è.
Provi a valorizzarsi, partendo con piccole cose. Si prenda delle cose che le piacciono, provi a fare delle piccole azioni, anche un po' scomode, che la imbarazzano.. ma provi!
Deve pensare che tutto quelle che fa lo fa per se stessa, per il suo benessere.
Se ha piacere, sono qui. Un caro saluto, Giada
Provi a valorizzarsi, partendo con piccole cose. Si prenda delle cose che le piacciono, provi a fare delle piccole azioni, anche un po' scomode, che la imbarazzano.. ma provi!
Deve pensare che tutto quelle che fa lo fa per se stessa, per il suo benessere.
Se ha piacere, sono qui. Un caro saluto, Giada
Buongiorno, poter esprimere se stessi e sentirsi autentici in ogni situazione è fondamentale per il nostro equilibrio psichico e per il nostro benessere in generale. È vero, ognuno ha un temperamento ed un carattere ma questo non significa non poter cambiare. L’uomo si evolve continuamente, non è mai impossibile o troppo tardi. Talvolta si ha bisogno di qualcuno che ci dia gli strumenti per affrontare il cambiamento. Sicuramente un buon percorso di psicoterapia potrà aiutarla. Inizi con un consulto, valuterà in seguito che percorso intraprendere.
I miei più cordiali saluti
I miei più cordiali saluti
Perchè non prova ad affidarsi ad un professionista? Sento autentico il suo desiderio di cambiare ma da soli può essre molto difficile. All'interno di una relazione buona, in cui lei possa sentirsi compresa e ascoltata davvero, sono sicura che lei potrebbe trovare le risorse pe affrontare e superare i suoi blocchi. A 30 anni non è affatto troppo tardi!
Le auguro cose belle e resto a sua dipsosizione, anche online.
Dott.ssa Franca Vocaturi
Le auguro cose belle e resto a sua dipsosizione, anche online.
Dott.ssa Franca Vocaturi
Buonasera, io mi concentrerei sulla tua voglia di cambiare, c'è la giusta motivazione per iniziare al meglio un percorso per te proficuo in cui scoprire come superare blocchi e imbarazzi e far uscire la parte migliore di te.
Le auguro di iniziare prest!
Sono a disposizione, anche online, Dott.ssa Marina C.
Le auguro di iniziare prest!
Sono a disposizione, anche online, Dott.ssa Marina C.
Capisco che la tua insicurezza, il tuo essere introversa e la timidezza stanno causando molta frustrazione nella tua vita. Vorrei rassicurarti dicendoti che molte persone hanno vissuto esperienze simili e hanno trovato modi per superare queste sfide. Anche se può sembrare difficile, ci sono passi che puoi intraprendere per affrontare e superare le tue paure.
Prima di tutto, è importante accettare te stessa per come sei. Riconosci che non c'è nulla di sbagliato nell'essere introversa o timida. Ognuno ha la propria personalità unica e non c'è un modo "giusto" di essere. Impara ad apprezzare le tue qualità e a concentrarti sui tuoi punti di forza.
Una buona strategia per affrontare le tue paure sociali potrebbe essere quella di iniziare con piccoli passi. Ad esempio, potresti cercare di metterti in situazioni sociali gradualmente, partendo da contesti più confortevoli e poi spingerti oltre man mano che acquisti fiducia. Puoi anche cercare di praticare l'essere più aperta e socievole con le persone che ti circondano, iniziando con piccole conversazioni e gradualmente aumentando la tua interazione sociale.
Potrebbe essere utile lavorare sulla tua autostima. Sviluppare un senso di fiducia in te stessa e nella tua capacità di affrontare le sfide può aiutarti a superare le tue paure. Trova attività che ti piacciono e in cui ti senti competente, così da aumentare la tua autostima e la tua sicurezza.
Considera anche l'idea di cercare il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta. Un professionista può aiutarti ad esplorare più a fondo le tue paure e insicurezze e fornirti strumenti per affrontarle in modo efficace. Lo psicoterapeuta può guidarti in un percorso di crescita personale e aiutarti a sviluppare strategie specifiche per superare le tue paure sociali.
Ricorda che il cambiamento richiede tempo e pazienza. Non aspettarti che tutto si risolva immediatamente, ma sii gentile con te stessa e celebra i progressi che fai lungo il percorso. Con determinazione e impegno, è possibile superare le tue paure e trovare la fiducia per vivere la vita al massimo.
Prima di tutto, è importante accettare te stessa per come sei. Riconosci che non c'è nulla di sbagliato nell'essere introversa o timida. Ognuno ha la propria personalità unica e non c'è un modo "giusto" di essere. Impara ad apprezzare le tue qualità e a concentrarti sui tuoi punti di forza.
Una buona strategia per affrontare le tue paure sociali potrebbe essere quella di iniziare con piccoli passi. Ad esempio, potresti cercare di metterti in situazioni sociali gradualmente, partendo da contesti più confortevoli e poi spingerti oltre man mano che acquisti fiducia. Puoi anche cercare di praticare l'essere più aperta e socievole con le persone che ti circondano, iniziando con piccole conversazioni e gradualmente aumentando la tua interazione sociale.
Potrebbe essere utile lavorare sulla tua autostima. Sviluppare un senso di fiducia in te stessa e nella tua capacità di affrontare le sfide può aiutarti a superare le tue paure. Trova attività che ti piacciono e in cui ti senti competente, così da aumentare la tua autostima e la tua sicurezza.
Considera anche l'idea di cercare il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta. Un professionista può aiutarti ad esplorare più a fondo le tue paure e insicurezze e fornirti strumenti per affrontarle in modo efficace. Lo psicoterapeuta può guidarti in un percorso di crescita personale e aiutarti a sviluppare strategie specifiche per superare le tue paure sociali.
Ricorda che il cambiamento richiede tempo e pazienza. Non aspettarti che tutto si risolva immediatamente, ma sii gentile con te stessa e celebra i progressi che fai lungo il percorso. Con determinazione e impegno, è possibile superare le tue paure e trovare la fiducia per vivere la vita al massimo.
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Carissima, dal suo racconto emerge un vissuto doloroso legato al giudizio e alla chiusura, che possono avere un impatto molto forte nella vita delle persone, impedendone lo sviluppo delle potenzialità. Capisco quando possa essere doloroso, un po' come chiudersi da se in una prigione e buttare via la chiave. Vedere quali sono i meccanismi che impediscono di esprimersi e cambiarli si può, a tutte le età. Sono disponibile per cominciare un percorso terapeutico online, dott.ssa Anastasia Giangrande
Buonasera, la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto. Mi dispiace per la sua sofferenza, capisco quanto possa essere difficile affrontare la vita quotidiana con paure così intense. Affrontare situazioni sociali può davvero generare un pesante carico emotivo, è importante avere consapevolezza di noi stessi e delle radici di queste paure. Le consiglierei di considerare un percorso psicologico per approfondire ulteriormente questi aspetti e lavorare su strategie che possano aiutarla a gestirli.
saluti dott.ssa Giorgia Bentivoglio
saluti dott.ssa Giorgia Bentivoglio
Gentile utente, capisco che la situazione che sta vivendo le causi disagio. Le sue sensazioni di insicurezza e timidezza possono essere esplorate e comprese attraverso un percorso di sostegno psicologico, dove potrà avere uno spazio tutto suo, dove poter lavorare insieme per identificare le radici di queste paure e sviluppare strategie pratiche per affrontarle. Se lo desidera, possiamo iniziare questo percorso insieme. Rimango a disposizione per qualsiasi dubbio o confronto. Un saluto! Dott.ssa Pasqualina Annoso.
Gentile utente, dalle sue parole emergono un obiettivo di lavoro chiaro e una forte motivazione. Ci sono tutti gli elementi perché un sostegno psicologico possa aiutarla a trovare una soluzione al suo problema: esiste sempre la possibilità di cambiare!
Dott. Giacomo Bonetti
Dott. Giacomo Bonetti
Gentile utente, la ringrazio per la condivisione e comprendo le difficoltà che sta attraversando. Dal suo racconto emergono forti emozioni che si accompagnano ad una grande sfiducia verso sè stessa e le proprie possibilità. Potrebbe valutare l'ipotesi di un percorso psicologico che possa aiutarla nella gestione dell'ansia, nell'esplorare le sue risorse all'interno di un setting protetto, o ancora approfondire i blocchi che le impediscono di vivere a pieno le situazioni e le relazioni. Affrontare nella terapia questi aspetti potrà sostenerla nell'aprire piccoli e grandi varchi ..dentro e fuori. Rimango a disposizione.
Gentile Utente, grazie per aver condiviso con noi una parte di te. Parlare di questi sentimenti di insicurezza ed inadeguatezza può essere molto difficile, e credo che il suo rivolgersi a noi sia un importante primo passo, che grida un desiderio e un bisogno di cambiamento. Immagino sia sfinita da questo costante "contenimento", da questa voce che la mette in dubbio nella sua testa. Mi chiedo se esista qualche contesto in cui si trovi a suo agio, o quanto si sente bloccata anche con le persone più intime.
Ciò che prova non è una "condanna" a vita, ma una parte di sè che può essere esplorata, compresa e, passo dopo passo, affrontata. Timidezza e paura di subire un giudizio possono avere radici in esperienze passate, in convinzioni errate su di sé, in un perfezionismo che ti spinge a giudicarti troppo duramente etc.. Credo un processo terapeutico sia la via migliore per guidarla nella gestione di questi lati di sè, cercando di capirli a pieno per poterli modificare e farti godere della tua vita al meglio. Capisco non sia per nulla facile, e che anche l'idea di approntare se stessi possa spaventare, ma a leggere il suo messaggio mi sembra pronta per mettersi in gioco almeno sotto questo aspetto. Le auguro il meglio, e spero possa trovare presto la leggerezza che cerca.
Ciò che prova non è una "condanna" a vita, ma una parte di sè che può essere esplorata, compresa e, passo dopo passo, affrontata. Timidezza e paura di subire un giudizio possono avere radici in esperienze passate, in convinzioni errate su di sé, in un perfezionismo che ti spinge a giudicarti troppo duramente etc.. Credo un processo terapeutico sia la via migliore per guidarla nella gestione di questi lati di sè, cercando di capirli a pieno per poterli modificare e farti godere della tua vita al meglio. Capisco non sia per nulla facile, e che anche l'idea di approntare se stessi possa spaventare, ma a leggere il suo messaggio mi sembra pronta per mettersi in gioco almeno sotto questo aspetto. Le auguro il meglio, e spero possa trovare presto la leggerezza che cerca.
Gentile utente, buon pomeriggio.
Innanzitutto vorrei ringraziarla di cuore per averci dato la possibilità di ascoltarla, nonostante la sofferenza che si porta dentro. Arriva perfettamente il suo dispiacere, la sofferenza che ha nel voler aprirsi al mondo e la spinta interna che le dice che non può farlo. E comprendo perfettamente quanto possa essere difficile per lei.
Vorrei però provare a rassicurarla: oggi ci è riuscita. Si è rivolta a dei professionisti, si è aperta, si è mostrata vulnerabile, si è concessa la possibilità di farsi vedere, di farsi ascoltare. E le assicuro che non è stata giudicata. Anzi, la ringrazio nuovamente per essersi aperta.
Quello che descrive, presumibilmente, non è un disagio recente, ma ha radici profonde, che sicuramente hanno contribuito a modellare e condizionare il suo modo di stare nel momento, di percepire se stessa, di costruire le sue relazioni. Tutti noi, nessuno escluso, può avere paura – più o meno intensa – del giudizio e avere delle insicurezze. Nessuno ne è totalmente immune.
Ciò su cui dovremmo concederci la possibilità di fermarci e ascoltarci con compassione è il momento in cui tali insicurezze, tali paure del giudizio e del rifiuto, diventano invalidanti al punto da limitarci nell’essere noi stessi, nella nostra forma più pura e autentica.
Le dico questo perché ciò che vive, ciò che sente, merita di essere accolto, compreso ed elaborato. Non è una condanna: lei può scoprire, quando e se sarà pronta, che merita di essere vista e accolta per come è. Può darsi la possibilità di sperimentare nuove modalità di percepire se stessa, gli altri, il suo abitare nel mondo. E soprattutto, merita di accogliere e vedere le risorse che già ha, ma che hanno solo bisogno di essere riscoperte e coltivate.
Si dia la possibilità di ascoltare quella voce interiore che le chiede di danzare, di dare libero sfogo alle sue passioni, senza timore del giudizio altrui. Può farlo. Se lo merita.
Si ricordi che non deve affrontare tutto questo da sola: qualora lo ritenga utile, consideri la possibilità di uno spazio terapeutico in cui un professionista possa accompagnarla nell’esplorazione delle sue paure, dei suoi bisogni, e che la aiuti a riscoprire il proprio valore, stabilendo anche dei confini sani che le consentano di riconciliarsi con se stessa e di vivere più serenamente il rapporto con gli altri e con il mondo.
Le auguro di cuore che possa trovare la serenità che merita.
Un abbraccio,
Dott.ssa Fausta Florio
Innanzitutto vorrei ringraziarla di cuore per averci dato la possibilità di ascoltarla, nonostante la sofferenza che si porta dentro. Arriva perfettamente il suo dispiacere, la sofferenza che ha nel voler aprirsi al mondo e la spinta interna che le dice che non può farlo. E comprendo perfettamente quanto possa essere difficile per lei.
Vorrei però provare a rassicurarla: oggi ci è riuscita. Si è rivolta a dei professionisti, si è aperta, si è mostrata vulnerabile, si è concessa la possibilità di farsi vedere, di farsi ascoltare. E le assicuro che non è stata giudicata. Anzi, la ringrazio nuovamente per essersi aperta.
Quello che descrive, presumibilmente, non è un disagio recente, ma ha radici profonde, che sicuramente hanno contribuito a modellare e condizionare il suo modo di stare nel momento, di percepire se stessa, di costruire le sue relazioni. Tutti noi, nessuno escluso, può avere paura – più o meno intensa – del giudizio e avere delle insicurezze. Nessuno ne è totalmente immune.
Ciò su cui dovremmo concederci la possibilità di fermarci e ascoltarci con compassione è il momento in cui tali insicurezze, tali paure del giudizio e del rifiuto, diventano invalidanti al punto da limitarci nell’essere noi stessi, nella nostra forma più pura e autentica.
Le dico questo perché ciò che vive, ciò che sente, merita di essere accolto, compreso ed elaborato. Non è una condanna: lei può scoprire, quando e se sarà pronta, che merita di essere vista e accolta per come è. Può darsi la possibilità di sperimentare nuove modalità di percepire se stessa, gli altri, il suo abitare nel mondo. E soprattutto, merita di accogliere e vedere le risorse che già ha, ma che hanno solo bisogno di essere riscoperte e coltivate.
Si dia la possibilità di ascoltare quella voce interiore che le chiede di danzare, di dare libero sfogo alle sue passioni, senza timore del giudizio altrui. Può farlo. Se lo merita.
Si ricordi che non deve affrontare tutto questo da sola: qualora lo ritenga utile, consideri la possibilità di uno spazio terapeutico in cui un professionista possa accompagnarla nell’esplorazione delle sue paure, dei suoi bisogni, e che la aiuti a riscoprire il proprio valore, stabilendo anche dei confini sani che le consentano di riconciliarsi con se stessa e di vivere più serenamente il rapporto con gli altri e con il mondo.
Le auguro di cuore che possa trovare la serenità che merita.
Un abbraccio,
Dott.ssa Fausta Florio
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico. Cordiali saluti.
Buonasera
Da come leggo questo è un problema che porta avanti da tutta la vita, ma forse adesso inizia a pesare un po' di più. Con la psicoterapia questo problema può essere alleviato o comunque diminuire di intensità. Le consiglio un percorso psicoterapico
Da come leggo questo è un problema che porta avanti da tutta la vita, ma forse adesso inizia a pesare un po' di più. Con la psicoterapia questo problema può essere alleviato o comunque diminuire di intensità. Le consiglio un percorso psicoterapico
Salve,Quello che descrivi non è “essere fatta male” o avere un carattere definitivamente sbagliato. È la sensazione di vivere costantemente sotto osservazione, come se ogni gesto potesse essere giudicato, criticato o ridicolizzato. E quando questa paura dura per anni, la persona smette pian piano di sentirsi libera: non fa ciò che sente, ma ciò che la espone meno al rischio di vergogna, rifiuto o imbarazzo.
Dal modo in cui ne parli, sembra che tu viva una forte ansia sociale associata a una bassa fiducia in te stessa. Non significa semplicemente essere timida. La timidezza può essere un tratto caratteriale; qui invece c’è sofferenza, limitazione, controllo continuo di sé, paura del giudizio, difficoltà a sentirti spontanea e il pensiero costante di “non essere abbastanza”. E questa cosa, col tempo, diventa estenuante.
C’è un punto importante che voglio dirti: il fatto che tu “ci abbia provato” e non abbia ottenuto risultati non significa che non puoi cambiare. Molte persone si colpevolizzano perché pensano: “mi sono buttata, quindi se non è servito vuol dire che sono io il problema”. Ma affrontare le paure senza capire i meccanismi che le alimentano spesso porta solo a sentirsi ancora più frustrati.
Per esempio, quando sei in discoteca e pensi:
“Tutti mi guardano, magari faccio ridere”
il tuo cervello entra in modalità allarme. A quel punto inizi a controllarti:
come muovi il corpo,
come appari,
quanto spazio occupi,
se stai esagerando.
E più ti controlli, meno ti senti naturale. Non perché tu sia incapace di essere spontanea, ma perché sei troppo impegnata a monitorarti. È come guidare tenendo il freno a mano tirato.
Anche il fatto che tu dica:
“Vorrei essere più cattiva, sfacciata”
mi fa pensare che in realtà tu non voglia diventare cattiva. Probabilmente vorresti sentirti più forte, più legittimata a occupare spazio, a dire “no”, a non avere paura delle reazioni degli altri. C’è differenza. Le persone assertive non sono cattive: riescono a rispettarsi senza annullarsi.
E no, il tuo carattere non è immutabile. A 30 anni la personalità è strutturata, sì, ma il modo in cui vivi te stessa, le relazioni e il giudizio degli altri può cambiare moltissimo. Il cervello e i comportamenti non sono “fissi”. Però il cambiamento raramente avviene attraverso frasi come:
“Buttati e basta”
perché il tuo problema non è la mancanza di volontà. Tu la volontà ce l’hai eccome. Sei stanca proprio perché da anni stai combattendo dentro di te.
Quello che spesso c’è sotto vissuti come i tuoi è:
una forte paura del rifiuto,
l’idea di dover essere perfetta per essere accettata,
la convinzione di valere meno degli altri,
una tendenza ad auto-osservarsi continuamente,
e forse l’abitudine, imparata nel tempo, a non sentirsi davvero “autorizzata” a esprimersi liberamente.
La buona notizia è che queste cose si possono affrontare in modo concreto. Non con la forza bruta, ma lavorando su:
pensieri automatici (“tutti mi giudicano”),
autostima,
assertività,
rapporto con l’errore e con la vergogna,
esposizione graduale alle situazioni sociali,
e soprattutto sul modo in cui guardi te stessa.
Ti direi sinceramente che un supporto potrebbe aiutarti molto, soprattutto un percorso orientato all’ansia sociale e all’autostima. Non perché tu sia “grave”, ma perché stai soffrendo da tanto tempo e hai bisogno di uno spazio dove non devi controllarti continuamente. Un luogo in cui capire da dove nasce questo blocco e imparare, poco alla volta, a sentirti più libera.
E c’è un’altra cosa che voglio sottolineare: dal tuo messaggio emerge una parte di te molto viva. La ragazza che vuole ballare, che vorrebbe essere spontanea, che sente di avere qualcosa dentro ma non riesce a tirarlo fuori. Quella parte non è sparita. È coperta dalla paura.
Il fatto che tu soffra così tanto per questa situazione significa che dentro di te esiste ancora un forte desiderio di vivere diversamente. E questo è importante, perché è proprio da lì che può iniziare il cambiamento.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
Dal modo in cui ne parli, sembra che tu viva una forte ansia sociale associata a una bassa fiducia in te stessa. Non significa semplicemente essere timida. La timidezza può essere un tratto caratteriale; qui invece c’è sofferenza, limitazione, controllo continuo di sé, paura del giudizio, difficoltà a sentirti spontanea e il pensiero costante di “non essere abbastanza”. E questa cosa, col tempo, diventa estenuante.
C’è un punto importante che voglio dirti: il fatto che tu “ci abbia provato” e non abbia ottenuto risultati non significa che non puoi cambiare. Molte persone si colpevolizzano perché pensano: “mi sono buttata, quindi se non è servito vuol dire che sono io il problema”. Ma affrontare le paure senza capire i meccanismi che le alimentano spesso porta solo a sentirsi ancora più frustrati.
Per esempio, quando sei in discoteca e pensi:
“Tutti mi guardano, magari faccio ridere”
il tuo cervello entra in modalità allarme. A quel punto inizi a controllarti:
come muovi il corpo,
come appari,
quanto spazio occupi,
se stai esagerando.
E più ti controlli, meno ti senti naturale. Non perché tu sia incapace di essere spontanea, ma perché sei troppo impegnata a monitorarti. È come guidare tenendo il freno a mano tirato.
Anche il fatto che tu dica:
“Vorrei essere più cattiva, sfacciata”
mi fa pensare che in realtà tu non voglia diventare cattiva. Probabilmente vorresti sentirti più forte, più legittimata a occupare spazio, a dire “no”, a non avere paura delle reazioni degli altri. C’è differenza. Le persone assertive non sono cattive: riescono a rispettarsi senza annullarsi.
E no, il tuo carattere non è immutabile. A 30 anni la personalità è strutturata, sì, ma il modo in cui vivi te stessa, le relazioni e il giudizio degli altri può cambiare moltissimo. Il cervello e i comportamenti non sono “fissi”. Però il cambiamento raramente avviene attraverso frasi come:
“Buttati e basta”
perché il tuo problema non è la mancanza di volontà. Tu la volontà ce l’hai eccome. Sei stanca proprio perché da anni stai combattendo dentro di te.
Quello che spesso c’è sotto vissuti come i tuoi è:
una forte paura del rifiuto,
l’idea di dover essere perfetta per essere accettata,
la convinzione di valere meno degli altri,
una tendenza ad auto-osservarsi continuamente,
e forse l’abitudine, imparata nel tempo, a non sentirsi davvero “autorizzata” a esprimersi liberamente.
La buona notizia è che queste cose si possono affrontare in modo concreto. Non con la forza bruta, ma lavorando su:
pensieri automatici (“tutti mi giudicano”),
autostima,
assertività,
rapporto con l’errore e con la vergogna,
esposizione graduale alle situazioni sociali,
e soprattutto sul modo in cui guardi te stessa.
Ti direi sinceramente che un supporto potrebbe aiutarti molto, soprattutto un percorso orientato all’ansia sociale e all’autostima. Non perché tu sia “grave”, ma perché stai soffrendo da tanto tempo e hai bisogno di uno spazio dove non devi controllarti continuamente. Un luogo in cui capire da dove nasce questo blocco e imparare, poco alla volta, a sentirti più libera.
E c’è un’altra cosa che voglio sottolineare: dal tuo messaggio emerge una parte di te molto viva. La ragazza che vuole ballare, che vorrebbe essere spontanea, che sente di avere qualcosa dentro ma non riesce a tirarlo fuori. Quella parte non è sparita. È coperta dalla paura.
Il fatto che tu soffra così tanto per questa situazione significa che dentro di te esiste ancora un forte desiderio di vivere diversamente. E questo è importante, perché è proprio da lì che può iniziare il cambiamento.
Resto a disposizione
Cordiali Saluti
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