Salve mi serve un consiglio su mia sorella lei soffre di ansia e disturbo ossessivo compulsivo e ano
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Salve mi serve un consiglio su mia sorella lei soffre di ansia e disturbo ossessivo compulsivo e anoressia e in cura ma ogni tanto a dei periodi in cui l'ansia e fortissima come ieri a causa di una visita infatti lei pensa che il cibo qualsiasi cosa ti rimanga in gola e all inizio io per aiutarla le ho detto che le ingoiato io quelle cose ma ogni volta aumentiamo con la richiesta e avendo io un trauma personale con la gola e visto che pensavo che lo avesse capito avrebbe smesso ma ieri me lo ha richiesto e quando io ho detto che non mi andava si e offesa e ha detto che io non l aiuto mai con la sua ansia cosa dovrei fare come devo comportarmi con essa
buongiorno la inviti a seguire un terapeuta che la possa sostenere.
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Sicuramente la situazione la sta consumando, ricordi che i suoi limiti sono legittimi.
Lei ha cercato di aiutare sua sorella come poteva, con amore, ma ciò che sta accadendo ora non dipende da lei: è il disturbo a spingerla a cercare rassicurazioni sempre più grandi. Le persone con ansia severa e disturbo ossessivo-compulsivo non lo fanno per manipolare o ferire, ma perché in quel momento la paura prende il sopravvento.
Il tipo di aiuto che ha offerto finora — per quanto comprensibile — rischia di intrappolarla in una dinamica che danneggia la relazione.
Quando lei dice “non me la sento”, sta mettendo un confine sano. E non c’è nulla di sbagliato: anzi, dal punto di vista clinico è la cosa più corretta da fare.
Quando sua sorella le chiede questo tipo di rassicurazione, può rispondere in modo empatico ma fermo. Qualcosa come: «Capisco che tu stia vivendo un’ansia fortissima e non mi è indifferente. Io ti sono accanto, ma non posso fare ciò che mi stai chiedendo: non è qualcosa che riesco a sostenere, e non ti aiuterebbe. Possiamo stare un momento insieme, respirare, o aspettare che ti passi. Ma quel gesto non posso farlo.»
In questo modo lei non abbandona nessuno, ma evita di essere assorbita dal sintomo. Per quanto inizialmente sua sorella possa reagire male, questo tipo di limite è parte del percorso di guarigione: la aiuta a costruire strategie interne invece di dipendere da un rituale esterno.
Ciò che sta facendo è già molto, più di quanto chiunque potrebbe pretendere. Proteggere sé stessa non significa non voler bene a sua sorella. Anzi, significa esserci nel modo giusto.
Lei ha cercato di aiutare sua sorella come poteva, con amore, ma ciò che sta accadendo ora non dipende da lei: è il disturbo a spingerla a cercare rassicurazioni sempre più grandi. Le persone con ansia severa e disturbo ossessivo-compulsivo non lo fanno per manipolare o ferire, ma perché in quel momento la paura prende il sopravvento.
Il tipo di aiuto che ha offerto finora — per quanto comprensibile — rischia di intrappolarla in una dinamica che danneggia la relazione.
Quando lei dice “non me la sento”, sta mettendo un confine sano. E non c’è nulla di sbagliato: anzi, dal punto di vista clinico è la cosa più corretta da fare.
Quando sua sorella le chiede questo tipo di rassicurazione, può rispondere in modo empatico ma fermo. Qualcosa come: «Capisco che tu stia vivendo un’ansia fortissima e non mi è indifferente. Io ti sono accanto, ma non posso fare ciò che mi stai chiedendo: non è qualcosa che riesco a sostenere, e non ti aiuterebbe. Possiamo stare un momento insieme, respirare, o aspettare che ti passi. Ma quel gesto non posso farlo.»
In questo modo lei non abbandona nessuno, ma evita di essere assorbita dal sintomo. Per quanto inizialmente sua sorella possa reagire male, questo tipo di limite è parte del percorso di guarigione: la aiuta a costruire strategie interne invece di dipendere da un rituale esterno.
Ciò che sta facendo è già molto, più di quanto chiunque potrebbe pretendere. Proteggere sé stessa non significa non voler bene a sua sorella. Anzi, significa esserci nel modo giusto.
Gentile utente, grazie per la condivisione. Descrive una situazione familiare che mi sembra faticosa da gestire, pare avvertire la responsabilità di attenzionare sua sorella, con tutte le gravi difficoltà che descrive, e questo peso forse sta iniziando a gravare anche sul suo benessere psico-fisico. Per darle rimandi più utili potrebbe essere importante esplorare le dinamiche familiari e le dinamiche tra voi sorelle, come si sente lei rispetto alla malattia di sua sorella, come mai sente di doversene in qualche modo fare carico. Stare accanto a qualcuno molto sofferente comporta altrettanta sofferenza perciò potrebbe esserle di sostegno un percorso con un professionista in cui prendersi uno spazio non troppo invaso dai dolori altrui, in cui ritrovarsi e venire a contatto con sè e le proprie fatiche.
Resto a disposizione e le mando un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Resto a disposizione e le mando un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Buona sera. Potreste prendere in considerazione dei colloqui con uno psicologo per un aiuto in merito alla situazione descritta e, per un supporto a lei che ha chiesto consiglio per sua sorella.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano
Gent.ma, riporta una situazione che sembra un po' aggrovigliata: forse è più opportuno che chieda aiuto per sé stessa più che per sua sorella. SG
La sua richiesta rivela una grande sensibilità e il desiderio profondo di essere il miglior supporto possibile per sua sorella. È naturale sentirsi in difficoltà e in colpa in questi momenti; la sua frustrazione e il suo tentativo di "ingoiare per lei" nascono da un sincero, anche se estenuante, desiderio di alleviare la sua sofferenza.
Quando sua sorella vive queste intense paure (come il cibo che rimane in gola), sta sperimentando un'ansia acuta legata sia al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) che all'anoressia. Il rituale del chiederle di "ingoiare" è una richiesta di rassicurazione che, sul momento, sembra necessaria, tuttavia, anche se è difficile, partecipare a questi rituali, noti come "accomodamenti familiari", finisce per inviare involontariamente un messaggio che la paura è fondata. In pratica, questo meccanismo, mantiene attivo il circolo vizioso dell'ansia e del DOC.
Per aiutarla veramente a lungo termine, è necessario introdurre dei limiti, questo non significa che venga meno il suo supporto. Può capitare che sua sorella si senta offesa o dica che non la aiuta: questa è la voce dell'ansia, non la sua vera voce.
È essenziale che sua sorella continui il suo percorso e che lei si consulti con i curanti per avere indicazioni specifiche su come gestire queste crisi. Per affrontare la complessità del DOC, dell'ansia e del disturbo alimentare, è molto importante che anche i familiari ricevano un supporto. Si ricordi che anche la sua salute è importante: non è egoismo, ma necessaria protezione che le permette indirettamente di aiutare sua sorella.
Quando sua sorella vive queste intense paure (come il cibo che rimane in gola), sta sperimentando un'ansia acuta legata sia al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) che all'anoressia. Il rituale del chiederle di "ingoiare" è una richiesta di rassicurazione che, sul momento, sembra necessaria, tuttavia, anche se è difficile, partecipare a questi rituali, noti come "accomodamenti familiari", finisce per inviare involontariamente un messaggio che la paura è fondata. In pratica, questo meccanismo, mantiene attivo il circolo vizioso dell'ansia e del DOC.
Per aiutarla veramente a lungo termine, è necessario introdurre dei limiti, questo non significa che venga meno il suo supporto. Può capitare che sua sorella si senta offesa o dica che non la aiuta: questa è la voce dell'ansia, non la sua vera voce.
È essenziale che sua sorella continui il suo percorso e che lei si consulti con i curanti per avere indicazioni specifiche su come gestire queste crisi. Per affrontare la complessità del DOC, dell'ansia e del disturbo alimentare, è molto importante che anche i familiari ricevano un supporto. Si ricordi che anche la sua salute è importante: non è egoismo, ma necessaria protezione che le permette indirettamente di aiutare sua sorella.
Caro paziente anonimo, c è una cosa molto delicata che ha da imparare chi convive con persone con difficoltà psicologiche, ovvero l impotenza di fronte a problemi che solo la persona direttamente interessata può affrontare. Non comprendere fino in fondo questo aspetto costruisce delle relazioni in cui, come sua sorella, pretende da lei dei comportamenti per doverla aiutare o rassicurare. Il problema che non sarà mai abbastanza, il bisogno di sicurezza in alcune persone è vorace.
Quindi un aiuto che può dare ad entrambi è volerle bene ma senza entrare nel gioco delle rassicurazioni, senza entrare nel gioco di colpe che non le appartengono.
Quindi un aiuto che può dare ad entrambi è volerle bene ma senza entrare nel gioco delle rassicurazioni, senza entrare nel gioco di colpe che non le appartengono.
Buongiorno, comprendo la complessità e il dolore della situazione che descrivi.
È evidente che sei molto legata a tua sorella e che desideri aiutarla, ma ti trovi in una situazione difficile in cui i tuoi tentativi di supporto sembrano scontrarsi con le sue richieste, generando in te sofferenza a causa del tuo trauma personale.
Il tuo disagio per la richiesta di tua sorella è reale e legittimo. Avere un trauma personale legato alla gola rende quella richiesta particolarmente difficile da gestire per te.
È fondamentale onorare i tuoi sentimenti e i tuoi limiti. Non sei obbligata a sacrificare il tuo benessere per "salvare" tua sorella.
Quando tua sorella ti ha chiesto di ingoiare simbolicamente le cose e tu hai rifiutato, hai stabilito un confine necessario. La sua reazione di offendersi, sebbene dolorosa, è una sua risposta emotiva al tuo limite, non un giudizio oggettivo sulla tua capacità di aiutarla. Aiutarla non significa assecondare ogni sua richiesta, specialmente quelle che ti danneggiano.
Tua sorella sta vivendo un blocco nel suo "ciclo del contatto". I suoi sintomi (ansia, DOC, anoressia) sono modi disfunzionali per gestire un bisogno insoddisfatto o una paura intensa (la paura del soffocamento).
Inizialmente, il tuo gesto di dirle che avevi ingoiato tu le cose potrebbe averle dato un sollievo temporaneo, ma ha anche inavvertitamente rafforzato l'idea che la paura fosse reale e che andasse evitata, piuttosto che affrontata. Questo tipo di "accomodamento" (spesso chiamato accomodamento familiare in terapia per i disturbi ossessivi) mantiene il problema a lungo termine.
L'aiuto più grande che puoi offrirle è essere autentica. Essere autentica significa anche dirle: "Ti voglio bene e voglio aiutarti, ma questa cosa specifica mi fa male e non posso farla".
Comunica i tuoi sentimenti (linguaggio in prima persona): Invece di concentrarti sulla sua richiesta o su ciò che lei "dovrebbe" capire, parla di te.
Esempio: "Capisco che tu sia ansiosa per questa visita. Mi dispiace che tu stia male. Tuttavia, quando mi chiedi di fare quel gesto, per me è molto difficile a causa del mio trauma personale. Mi sento a disagio e non riesco a farlo. Questo non significa che non ti voglia aiutare, significa che ho un mio limite".
Sii presente in altri modi: L'aiuto non è solo assecondare la richiesta specifica. Puoi aiutarla offrendo supporto emotivo, distrazione, o semplicemente standole accanto.
Esempio: "Non posso fare quel gesto, ma posso stare seduta qui con te finché l'ansia non diminuisce", "Posso abbracciarti", "Possiamo fare una passeggiata per distrarci prima della visita".
Tua sorella è già in cura, il che è un'ottima notizia. Il supporto più efficace è incoraggiarla a parlare di queste paure e di queste richieste con i suoi terapeuti (psicologo e psichiatra). I professionisti sono attrezzati per esporla gradualmente e in sicurezza alle sue paure.
Prenditi cura di te: Non puoi versare da un bicchiere vuoto. Assicurati di avere anche tu i tuoi spazi, e se il trauma legato alla gola è ancora invalidante, non aver timore di chiedere un supporto. Con affetto, Denise Cavalieri
È evidente che sei molto legata a tua sorella e che desideri aiutarla, ma ti trovi in una situazione difficile in cui i tuoi tentativi di supporto sembrano scontrarsi con le sue richieste, generando in te sofferenza a causa del tuo trauma personale.
Il tuo disagio per la richiesta di tua sorella è reale e legittimo. Avere un trauma personale legato alla gola rende quella richiesta particolarmente difficile da gestire per te.
È fondamentale onorare i tuoi sentimenti e i tuoi limiti. Non sei obbligata a sacrificare il tuo benessere per "salvare" tua sorella.
Quando tua sorella ti ha chiesto di ingoiare simbolicamente le cose e tu hai rifiutato, hai stabilito un confine necessario. La sua reazione di offendersi, sebbene dolorosa, è una sua risposta emotiva al tuo limite, non un giudizio oggettivo sulla tua capacità di aiutarla. Aiutarla non significa assecondare ogni sua richiesta, specialmente quelle che ti danneggiano.
Tua sorella sta vivendo un blocco nel suo "ciclo del contatto". I suoi sintomi (ansia, DOC, anoressia) sono modi disfunzionali per gestire un bisogno insoddisfatto o una paura intensa (la paura del soffocamento).
Inizialmente, il tuo gesto di dirle che avevi ingoiato tu le cose potrebbe averle dato un sollievo temporaneo, ma ha anche inavvertitamente rafforzato l'idea che la paura fosse reale e che andasse evitata, piuttosto che affrontata. Questo tipo di "accomodamento" (spesso chiamato accomodamento familiare in terapia per i disturbi ossessivi) mantiene il problema a lungo termine.
L'aiuto più grande che puoi offrirle è essere autentica. Essere autentica significa anche dirle: "Ti voglio bene e voglio aiutarti, ma questa cosa specifica mi fa male e non posso farla".
Comunica i tuoi sentimenti (linguaggio in prima persona): Invece di concentrarti sulla sua richiesta o su ciò che lei "dovrebbe" capire, parla di te.
Esempio: "Capisco che tu sia ansiosa per questa visita. Mi dispiace che tu stia male. Tuttavia, quando mi chiedi di fare quel gesto, per me è molto difficile a causa del mio trauma personale. Mi sento a disagio e non riesco a farlo. Questo non significa che non ti voglia aiutare, significa che ho un mio limite".
Sii presente in altri modi: L'aiuto non è solo assecondare la richiesta specifica. Puoi aiutarla offrendo supporto emotivo, distrazione, o semplicemente standole accanto.
Esempio: "Non posso fare quel gesto, ma posso stare seduta qui con te finché l'ansia non diminuisce", "Posso abbracciarti", "Possiamo fare una passeggiata per distrarci prima della visita".
Tua sorella è già in cura, il che è un'ottima notizia. Il supporto più efficace è incoraggiarla a parlare di queste paure e di queste richieste con i suoi terapeuti (psicologo e psichiatra). I professionisti sono attrezzati per esporla gradualmente e in sicurezza alle sue paure.
Prenditi cura di te: Non puoi versare da un bicchiere vuoto. Assicurati di avere anche tu i tuoi spazi, e se il trauma legato alla gola è ancora invalidante, non aver timore di chiedere un supporto. Con affetto, Denise Cavalieri
Gentilissimo, dalla sua domanda non si hanno indicazioni circa la Sua età e quella di Sua sorella. Se foste entrambi maggiorenni, essendo Sua sorella già in cura, le consiglierei di parlare con lei per verificare se c'è la possibilità per i familiari di interagire con i curanti e avere le migliori indicazioni sul comportamento da tenere. Mi sento anche di aggiungere che traspare una certa Sua fatica nell'affiancare una persona (per quanto cara), con questo tipo di disturbi: potrebbe dunque essere utile, al di là di tutto, che anche Lei trovasse un adeguato spazio di ascolto e sostegno. Accompagnare un familiare affetto da DOC e DCA è sicuramente impegnativo e merita un aiuto adeguato. Cordiali saluti
Salve, da quanto descrive sua sorella sta vivendo sintomi complessi legati a ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e anoressia. In questi periodi di forte ansia è comprensibile che lei cerchi rassicurazione, ma alcune richieste possono diventare difficili da gestire per chi le sta accanto, soprattutto se evocano traumi personali. È importante ricordare che, per quanto vogliamo aiutare, non possiamo sostituirci al percorso terapeutico della persona: tentare di soddisfare rituali legati all’ansia può paradossalmente rinforzare i sintomi.
Un approccio utile è:
Mantenere calma e comprensione, senza giudicare o criticare i sintomi;
Stabilire limiti chiari e gentili su ciò che può o non può fare per aiutarla;
Incoraggiarla a rivolgersi al suo terapeuta quando l’ansia è intensa, perché solo uno specialista può fornire strategie sicure e mirate per gestire i pensieri e i comportamenti ossessivi.
In situazioni così delicate, è consigliabile approfondire con uno specialista, sia per sua sorella sia per voi che la supportate, per trovare modalità di aiuto efficaci senza compromettere il benessere di nessuno.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Un approccio utile è:
Mantenere calma e comprensione, senza giudicare o criticare i sintomi;
Stabilire limiti chiari e gentili su ciò che può o non può fare per aiutarla;
Incoraggiarla a rivolgersi al suo terapeuta quando l’ansia è intensa, perché solo uno specialista può fornire strategie sicure e mirate per gestire i pensieri e i comportamenti ossessivi.
In situazioni così delicate, è consigliabile approfondire con uno specialista, sia per sua sorella sia per voi che la supportate, per trovare modalità di aiuto efficaci senza compromettere il benessere di nessuno.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente la ringrazio per aver condiviso con noi le sue difficoltà credo che sia utile che anche lei si rivolgesse a un terapeuta per gestire questa situazione che si è venuta creare. Credo sia da indagare come mai anche lei ha questo trauma che in fondo è lo stesso che ha sua sorella ha a che fare con l 'ingoiare... Mi verrebbe da chiederle che cosa non riuscite a mandare giù a livello emotivo? Che cosa lei si sta facendo carico al posto di sua sorella? che rapporto c'è tra di voi? Sicuramente sarebbe utile un percorso di conoscenza e di terapia personale con un terapeuta che possa aiutarla anche su come approcciarsi a sua sorella. Poi c'è da dire che bisognerebbe avere più informazioni e con le poche a disposizione non mi addentro in altre interpretazioni. Spero che riusciate entrambe a risolvere e a trovare la serenità che meritate. Un caro saluto Dott.ssa Valeria Sicari
buonasera i rimedi casalinghi non funzionano quando i disturbi sono reali e importanti; andare a tentoni per prove ed errori rischia di dare alla persona ancora meno sicurezza nel gestire la situazione. Accompagni sua sorella verso un servizio di salute mentale e vedrà che sarà possibile per lei trovare un giovamento al suo problema e sopratutto lei non dovrà caricarsi nel fare interventi di supporto che la mettono molto in difficoltà. lavori in questa direzione
Buonasera, ognuna deve prendersi cura delle proprie ansie. Nessuna rassicurazione esterna può togliere la fobia interna alle proprie convinzioni. Non ceda al ricatto affettivo dell'arrabbiatura. La inviti solo a prendersi cura fino a non dipendere da rassicurazioni altrui. Saluti. Dottor Gianpietro Rossi
Buongiorno,
le sembrerà paradossale ma in realtà non c'è nulla che può fare in tal senso per sua sorella. Pensi anche a lei e alla sua sofferenza per tale situazione e magari se ne prenda cura attraverso un percorso di psicoterapia, la aiuterà a guardare il rapporto con sua sorella da una altra prospettiva.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
le sembrerà paradossale ma in realtà non c'è nulla che può fare in tal senso per sua sorella. Pensi anche a lei e alla sua sofferenza per tale situazione e magari se ne prenda cura attraverso un percorso di psicoterapia, la aiuterà a guardare il rapporto con sua sorella da una altra prospettiva.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, capisco il suo disagio: nei disturbi d’ansia, ossessivi e alimentari è frequente che i familiari vengano coinvolti in rituali di rassicurazione. All’inizio sembrano aiutare, ma nel tempo mantengono e rinforzano il disturbo.
Secondo l’approccio EMDR è importante non sostituirsi alla persona nella gestione della paura, ma restare presenti senza alimentare i rituali. Può dirle, con calma: “Sono qui con te, ma non posso fare al posto tuo ciò che ti spaventa. Respiriamo insieme finché passa.”
Non è mancanza di aiuto: è un limite sano che favorisce la sua autonomia emotiva.
Se i sintomi aumentano, è utile confrontarsi con i professionisti che la seguono per rivedere il trattamento.
Augurando di trovare le risposte alle domande più che sensate.
Secondo l’approccio EMDR è importante non sostituirsi alla persona nella gestione della paura, ma restare presenti senza alimentare i rituali. Può dirle, con calma: “Sono qui con te, ma non posso fare al posto tuo ciò che ti spaventa. Respiriamo insieme finché passa.”
Non è mancanza di aiuto: è un limite sano che favorisce la sua autonomia emotiva.
Se i sintomi aumentano, è utile confrontarsi con i professionisti che la seguono per rivedere il trattamento.
Augurando di trovare le risposte alle domande più che sensate.
Purtroppo lei ha fatto l’errore di agganciarsi sul problema di sua sorella. E forse sua sorella le chiede così indirettamente sostegno, a partire dalla gestione del proprio sintomo. Qua bisognerebbe allargare il campo. Innanzitutto agli adulti, se ci sono e sono disponibili. Loro hanno il compito di rassicurare e contenere sua sorella. Non lei. E poi bisogna capire se esistono altri modi in cui mostrare vicinanza, che non abbiano per forza a che fare con la malattia.
Salve, non è facile sostenere una persona con Disturbo della nutrizione in comorbidità con altri disturbi e sindromi cliniche che chiede frequenti rassicurazioni, che vanno ad impattare sul suo trauma personale, nonché alimentano il fastidio della sorella quando lei non la esaudisce. Ha cercato già di proteggersi comunicandole, in modo affettuoso - gentile, dei "NO" alle sue richieste? ha provato a spiegarle che la soddisfazione delle sue richieste peggiorano la sua ansia? ha provato a proporre delle alternative funzionali alla effettiva tranquillizzazione, quali semplicemente stare con lei, respirare con lei finché l'onda dell'ansia si calma?. Se queste indicazioni sono state già implementate, provi a parlare di tali richieste con il professionista che ha in cura la sorella, così da farsi dare altre utili indicazioni.
Un saluto
Un saluto
Buongiorno,
dalle sue parole non è chiaro se sua sorella è seguita da una figura professionale preposta come psichiatra o psicoterapeuta, perchè ritengo che nel caso ci fosse un professionista di riferimento forse sarebbe opportuno riferirsi a lui/lei per avere risposte alla sua domanda.
ritengo che Lei possa fare ben poco nella cura di una sintomatologia ansiosa di tale gravità , può essere si di supporto , come sta gia favcendo, ma non può prendersi le responsabilità del benessere di sua sorella, ancor meno se poi come afferma ha anche lei delle problematiche.
Il consiglio che posso dare a sua sorella è di intraprendere un percorso per vedere le cause di tale disturbo e mitigafe la sintomatologia.
Soero di esserle stata d'aiuto.
Cordialmente Dott.ssa Laura Bova
dalle sue parole non è chiaro se sua sorella è seguita da una figura professionale preposta come psichiatra o psicoterapeuta, perchè ritengo che nel caso ci fosse un professionista di riferimento forse sarebbe opportuno riferirsi a lui/lei per avere risposte alla sua domanda.
ritengo che Lei possa fare ben poco nella cura di una sintomatologia ansiosa di tale gravità , può essere si di supporto , come sta gia favcendo, ma non può prendersi le responsabilità del benessere di sua sorella, ancor meno se poi come afferma ha anche lei delle problematiche.
Il consiglio che posso dare a sua sorella è di intraprendere un percorso per vedere le cause di tale disturbo e mitigafe la sintomatologia.
Soero di esserle stata d'aiuto.
Cordialmente Dott.ssa Laura Bova
La terapia cognitivo comportamentale è molto efficace nel trattamento del DOC. Uno degli aspetti centrali riguarda non solo il contenuto dei pensieri, ma il modo in cui vengono interpretati e affrontati.
È comprensibile che lei non riesca sempre a rispondere alle richieste di rassicurazione di sua sorella, anche in relazione al suo vissuto personale. Comunicare in modo assertivo e chiaro ciò che può fare e ciò che non le è possibile fare può essere d’aiuto per entrambe.
Se questo disagio dovesse continuare, potrebbe essere utile parlarne con un professionista per comprendere meglio la sua storia, eventuali momenti traumatici e le dinamiche che si attivano in questi momenti. Un cordiale saluto.
È comprensibile che lei non riesca sempre a rispondere alle richieste di rassicurazione di sua sorella, anche in relazione al suo vissuto personale. Comunicare in modo assertivo e chiaro ciò che può fare e ciò che non le è possibile fare può essere d’aiuto per entrambe.
Se questo disagio dovesse continuare, potrebbe essere utile parlarne con un professionista per comprendere meglio la sua storia, eventuali momenti traumatici e le dinamiche che si attivano in questi momenti. Un cordiale saluto.
«A volte aiutare davvero qualcuno significa smettere di fare ciò che lo tiene bloccato.» — Milton Erickson
Quello che sta vivendo è il paradosso dell’aiuto che diventa prigione. Lei, nel tentativo sincero di rassicurare sua sorella, ha iniziato a partecipare ai suoi rituali compulsivi, trasformandosi senza volerlo in una conferma che qualcosa “non va” e alimentando proprio quell’ansia da cui vuole liberarla. Quando ieri si è tirato indietro, sua sorella non si è arrabbiata con lei, ma con la perdita di quella falsa sicurezza che il rituale le dava. È importante che lei distingua tra aiutare e assecondare. Aiutare significa creare una cornice stabile e affettuosa che non rinforza il sintomo. Assecondare significa diventare parte del sintomo stesso. E lei sta iniziando a sentire il peso emotivo e fisico di questo meccanismo, anche perché tocca un suo trauma personale.
La ristrutturazione utile qui è vedere che dire “no” non è abbandonarla, ma proteggerla da un circolo vizioso che, se continua, peggiora il suo disturbo. È il suo team clinico a doverle dare strumenti terapeutici, non un familiare che si sacrifica ogni volta, provando poi frustrazione e senso di colpa. La domanda strategica diventa allora: come può sostenere sua sorella senza diventare parte dell’ossessione. La risposta è offrire presenza emotiva, non rituali. Dire con calma “posso stare con te mentre l’ansia passa, ma non posso fare l’atto che l’alimenta”. Questo costituisce una nuova regola di relazione che, se mantenuta con gentile fermezza, aiuta entrambe.
Le domande che può portarsi dentro sono: cosa succede dentro di me quando dico no e perché mi è così difficile accettare di non poter essere la soluzione, quali confini posso stabilire senza perdere l’affetto che provo per lei, come cambierebbe il suo percorso se io smettessi di essere parte del rituale e iniziassi a essere solo un punto fermo. Spesso, il primo passo verso la guarigione di chi soffre è proprio che chi gli sta vicino smette di alimentare l’inganno dell’ansia.
«L’amore che libera è più difficile dell’amore che salva, ma è l’unico che cura.» — Carl Whitaker
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Quello che sta vivendo è il paradosso dell’aiuto che diventa prigione. Lei, nel tentativo sincero di rassicurare sua sorella, ha iniziato a partecipare ai suoi rituali compulsivi, trasformandosi senza volerlo in una conferma che qualcosa “non va” e alimentando proprio quell’ansia da cui vuole liberarla. Quando ieri si è tirato indietro, sua sorella non si è arrabbiata con lei, ma con la perdita di quella falsa sicurezza che il rituale le dava. È importante che lei distingua tra aiutare e assecondare. Aiutare significa creare una cornice stabile e affettuosa che non rinforza il sintomo. Assecondare significa diventare parte del sintomo stesso. E lei sta iniziando a sentire il peso emotivo e fisico di questo meccanismo, anche perché tocca un suo trauma personale.
La ristrutturazione utile qui è vedere che dire “no” non è abbandonarla, ma proteggerla da un circolo vizioso che, se continua, peggiora il suo disturbo. È il suo team clinico a doverle dare strumenti terapeutici, non un familiare che si sacrifica ogni volta, provando poi frustrazione e senso di colpa. La domanda strategica diventa allora: come può sostenere sua sorella senza diventare parte dell’ossessione. La risposta è offrire presenza emotiva, non rituali. Dire con calma “posso stare con te mentre l’ansia passa, ma non posso fare l’atto che l’alimenta”. Questo costituisce una nuova regola di relazione che, se mantenuta con gentile fermezza, aiuta entrambe.
Le domande che può portarsi dentro sono: cosa succede dentro di me quando dico no e perché mi è così difficile accettare di non poter essere la soluzione, quali confini posso stabilire senza perdere l’affetto che provo per lei, come cambierebbe il suo percorso se io smettessi di essere parte del rituale e iniziassi a essere solo un punto fermo. Spesso, il primo passo verso la guarigione di chi soffre è proprio che chi gli sta vicino smette di alimentare l’inganno dell’ansia.
«L’amore che libera è più difficile dell’amore che salva, ma è l’unico che cura.» — Carl Whitaker
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
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