Salve, lo psicologo durante la seduta di comunicazione della fine del rapporto terapeutico, può giud

25 risposte
Salve, lo psicologo durante la seduta di comunicazione della fine del rapporto terapeutico, può giudicare frasi dette dal paziente durante le sedute pregresse del processo di psicoterapia, in virtù del fatto che a suo dire oramai il paziente non è più tale ma ex paziente, quindi quest'ultima condizione le permette di esprimere giudizi? Può farlo?
Dott.ssa Martina Panaro
Psicologo
Casoria
Salve, comprendo la sua preoccupazione. In un contesto terapeutico, l'obiettivo dello psicologo è sempre quello di creare uno spazio sicuro e privo di giudizio per il paziente. Durante il processo terapeutico, lo psicologo ascolta, riflette e offre supporto senza mai giudicare le parole o le esperienze del paziente in modo negativo. Quando si arriva alla fine del percorso, la situazione può cambiare, ma il rispetto e l'etica professionale non dovrebbero mai venire meno.
Riguardo alla sua domanda, lo psicologo **non dovrebbe** esprimere giudizi sulle frasi o sulle esperienze passate del paziente, nemmeno quando il processo terapeutico è concluso. Se durante una sessione finale lo psicologo fa delle osservazioni su quanto detto in passato, dovrebbe farlo con una prospettiva di **riflessione costruttiva**, non di giudizio. L'intento di una comunicazione finale dovrebbe essere quello di integrare il lavoro fatto insieme e, eventualmente, evidenziare progressi o nuove consapevolezze emerse durante la terapia, senza mai rischiare di ferire o invalidare il percorso del paziente.
Anche quando un paziente non è più considerato tale (ossia quando si conclude la terapia), lo psicologo mantiene una posizione di ascolto empatico, in cui il giudizio non ha spazio, ma piuttosto una valutazione professionale e rispettosa del processo evolutivo intrapreso. Quindi, in sintesi, lo psicologo **non dovrebbe** esprimere giudizi in senso stretto, ma piuttosto fare delle osservazioni riflessive che siano in linea con l’educazione e il supporto al paziente.
Se percepisce che questo accade in modo che non le sembra appropriato, potrebbe essere utile parlarne direttamente con lo psicologo, così da chiarire insieme eventuali malintesi o sentirsi più a suo agio riguardo al termine del percorso terapeutico.

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Dott. Alessandro Casalone
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Cagliari
Gentilissimo/a,

Dal suo quesito mi è difficile comprendere se le frasi in questione siano state giudicate dalprofessionista con un obiettivo terapeutico oppure no.
Come principio generale, così anche come stabilito dal Codice Deontologico, anche se il percorso sta terminando, il professionista è tenuto a mantenere un atteggiamento di ascolto e comprensione, senza esprimere giudizi personali sulle esperienze o sulle frasi dette dal paziente. Il termine della consulenza o terapia psicologica dovrebbe essere un momento di riflessione sul percorso svolto, sulle conquiste fatte e sulle eventuali sfide future, ma non un’occasione per giudicare il paziente.
Il confine tra paziente ed ex paziente non giustifica un cambiamento nell’atteggiamento del terapeuta, che deve rimanere coerente con il proprio ruolo.
Nel caso in cui dovesse dubitare del giudizio del professionista con cui ha concluso il percorso psicologico le consiglierei di provare a contattarlo/a per approfondire e chiarire.

Cordiali saluti,
Dott. Alessandro Casalone

Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Durante il percorso terapeutico, lo psicologo mantiene un atteggiamento professionale basato sull'accoglienza, il rispetto e la comprensione, evitando qualsiasi forma di giudizio nei confronti del paziente. Anche nel momento della conclusione della terapia, il professionista è tenuto a rispettare il codice deontologico ei principi etici della professione, che prevedono il mantenimento di un atteggiamento neutro e non giudicante.

Il fatto che una persona diventi un "ex paziente" non modifica l'obbligo dello psicologo di rispettare la dignità e il percorso del soggetto, evitando di esprimere valutazioni personali o giudizi morali sulle affermazioni fatte durante le sedute. La chiusura del percorso terapeutico dovrebbe avvenire in un clima di collaborazione e consapevolezza, favorendo una riflessione sul cammino svolto e sulle risorse acquisite.

Se si ha il dubbio che un professionista abbia assunto un atteggiamento non etico o giudicante, sarebbe utile e consigliato approfondire rivolgersi a uno specialista.

DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA
Dott.ssa Giorgia Pinessi
Psicologo, Psicologo clinico
Lissone
Buonasera gentile utente, per quanto concerne il lavoro del professionista sanitario ( psicologo o psicoterapeuta) dovrebbe essere vincolato da un obiettivo comune a tutti, ovvero quello di sostenere, supportare e ristabilire un equilibrio e sostegno psicologo volto a migliorare la qualità psicologica quotidiana. Dunque, direi di no, non si può ne giudicare ne dare consigli.
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buon pomeriggio, Anzitutto grazie per aver messo fuori quanto lei ha vissuto, purtroppo. Durante la seduta lo psicologo e psicoterapeuta è volta alla comprensione ed aiuto in base alla domanda posta e si esprimere senza giudizi in modo etico e professionale tenendo presente il concetto di salute e tutela del paziente/utente. Tuttavia anche nel chiudere il percorso lo fa in maniera costruttiva e rispettosa. La relazione terapeutica è basata sul rispetto e promozione dei diritti e della dignità della persona, sulla competenza, responsabilità, onestà e integrità per cui c'è un etica anche quando il rapporto terapeutico si conclude per diversi motivi o cause. Lo psicologo quale professionista sanitario "dovrebbe" mantenere una posizione professionale nel rispetto del codice deontologico e del benessere. Le auguro una buona giornata e una risoluzione magari preferibilmente, se è il caso diretta con lo psicologo. Spero che la risposta le sia utile. Dr.ssa Manuela Valentini psicologa
Dott. Luca Conti
Psicologo, Psicologo clinico
Gallarate
Buonasera.

Tecnicamente, in ultima seduta, la persona è ancora paziente, pertanto sarebbe tenut* a non farlo.

Un saluto,

Luca
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, capisco il suo dubbio e l’importanza che questa questione può avere per lei. La conclusione di un percorso terapeutico è un momento significativo, che può portare con sé una serie di riflessioni ed emozioni sia per il paziente che per il terapeuta. Nel modello Cognitivo-Comportamentale, il terapeuta si concentra sulla collaborazione, sulla trasparenza e sul rispetto del paziente in ogni fase del trattamento, inclusa quella di chiusura. Anche quando il percorso termina, la relazione terapeutica mantiene un’impronta di rispetto e di professionalità. Esprimere un giudizio sulle affermazioni fatte dal paziente in precedenza potrebbe non solo essere inopportuno, ma anche contrario all’approccio basato sull’accettazione e sulla validazione dell’esperienza individuale. Se il terapeuta, in fase di chiusura, sente il bisogno di restituire un’osservazione su quanto emerso durante la terapia, dovrebbe farlo in modo costruttivo, evitando valutazioni soggettive o giudicanti. Il focus dovrebbe essere sulle strategie acquisite, sui cambiamenti raggiunti e su eventuali spunti di crescita per il futuro, piuttosto che su una valutazione delle affermazioni fatte in passato. Lei dice che "sarebbe meglio non farlo", e credo che questa sia una riflessione molto sensata. Ricevere un giudizio, specie in un momento così delicato, potrebbe far sentire il paziente non compreso o persino invalidato nel suo percorso. Invece, sarebbe più utile che il terapeuta adottasse un atteggiamento di riconoscimento e rispetto per la strada fatta insieme, lasciando al paziente la possibilità di interiorizzare l’esperienza terapeutica nel modo più utile per lui. Se questo tema la tocca personalmente e ha vissuto qualcosa di simile, potrebbe essere utile elaborare il significato che ha avuto per lei questa esperienza. Ogni chiusura porta con sé emozioni complesse, e rifletterci sopra può aiutare a trovare una prospettiva più chiara. Cari saluti, Dott. Andrea Boggero
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Gentile, le cito l'articolo 7 del codice deontologico degli psicologi

Saluti

Articolo 7 Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile. (questo articolo regola la stessa problematica descritta nell’art. 5, però in relazione ai terzi. La norma prevede che lo psicologo formuli interpretazioni sulla base di informazioni valide e attendibili, indicando dati e fonti, presentando il suo giudizio come ipotetico e pertanto non potendo escludere altre ipotesi interpretative. Ciò, ben lungi dal far apparire la sua capacità come limitata, rende conto del fatto che in psicologia, ma non solo in psicologia, a seconda della prospettiva in cui ci si pone, i giudizi possono essere di tenore diverso. Lo psicologo evita di esprimere giudizi su fatti e persone di cui non ha conoscenza professionale. L’esame diretto può essere escluso solo se i giudizi professionali sono fondati su una documentazione adeguata e attendibile, ad esempio previa lettura di cartella clinica o relazione orale di altro terapeuta.)
Dott.ssa Lisa Cerri
Psicologo clinico, Psicologo
Soiano del Lago
Gentile utente,
in ambito terapeutico, il rispetto e la deontologia professionale sono fondamentali in ogni fase del percorso, compresa la conclusione del rapporto terapeutico. Il fatto che il paziente sia considerato "ex paziente" non autorizza lo psicologo a esprimere giudizi sulle sue affermazioni passate in modo svalutante o critico. Durante la fase di chiusura della terapia, è possibile che lo psicologo proponga una riflessione sul percorso svolto, evidenziando eventuali cambiamenti, progressi o aspetti da tenere in considerazione per il futuro. Tuttavia, queste riflessioni dovrebbero sempre essere formulate con un atteggiamento rispettoso e professionale, senza assumere toni giudicanti.
Se ha avuto un'esperienza che l'ha ferita o lasciata nel dubbio, potrebbe essere utile approfondire la questione con il professionista (nei casi più estremi, si può pensare di fare una segnalazione all’Ordine degli Psicologi, ma è bene valutarla con cognizione di causa). Cordiali saluti
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Buongiorno la nostra pratica terapeutica dovrebbe imporci di emettere giudizi.. quindi a mio avviso la risposta è no. Saluti Dottoressa Versari Debora.
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Lo psicologo, anche nel momento della conclusione del percorso terapeutico, è tenuto a rispettare i principi etici della professione, tra cui il rispetto, la neutralità e l’assenza di giudizio nei confronti del paziente, sia durante la terapia che dopo la sua conclusione. Il fatto che una persona diventi un "ex paziente" non autorizza lo psicologo a esprimere giudizi sulle sue parole o esperienze in modo critico o svalutante.

Tuttavia, durante la seduta di chiusura, il terapeuta può fare un bilancio del percorso, offrendo un punto di vista professionale sugli elementi emersi e sulle dinamiche vissute in terapia, sempre con un atteggiamento rispettoso e costruttivo. Se il giudizio espresso è stato percepito come negativo o inappropriato, potrebbe essere utile comunicare il proprio disagio o confrontarsi con un altro professionista per elaborare l’accaduto.
Dr. Marco Cenci
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
Non è nostro compito giudicare l'operato di un collega, soprattutto sulla base di così pochi dati.
Dott. Marco Cenci
Dr. Michele Martino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Monteroni di Lecce
Buongiorno, sarebbe interessante capire cosa intende per “giudicare”, in ogni caso le consiglio direttamente di parlarne con il suo terapeuta.
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, capisco che la conclusione di un percorso terapeutico possa suscitare domande e riflessioni, soprattutto rispetto al ruolo dello psicologo e ai confini della relazione professionale. In generale, il codice deontologico degli psicologi pone grande attenzione al rispetto e alla tutela del paziente, sia durante il percorso terapeutico sia nel momento della sua conclusione. Anche se il rapporto professionale volge al termine, lo psicologo dovrebbe mantenere un atteggiamento etico e non giudicante, limitandosi eventualmente a restituire osservazioni cliniche che possano essere utili al paziente per comprendere il percorso svolto e le motivazioni della chiusura della terapia.

Se ha percepito delle espressioni come giudicanti, potrebbe essere utile chiarire con il terapeuta se il suo intento fosse quello di fornire un riscontro professionale o se vi sia stato un fraintendimento nella comunicazione. Se sente di aver vissuto la fine della terapia con disagio e non fosse possibile ottenere chiarimenti, potrebbe essere utile elaborare questa esperienza con un altro specialista, per capire come l’ha vissuta e quali aspetti le sono rimasti poco chiari.

Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
la conclusione di un percorso psicoterapeutico deve essere gestita con rispetto reciproco. Ogni commento o giudizio del terapeuta dovrebbe essere finalizzato al benessere del paziente, anche se quest’ultimo non è più in trattamento. Tuttavia, è importante che qualsiasi riflessione sia costruttiva e non punitiva. Ogni professionista dovrebbe agire nel rispetto della deontologia e dell’etica professionale. Se sente che il giudizio espresso non è stato utile o appropriato, potrebbe essere utile discuterne con il terapeuta.
Rimango a disposizione. Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve,lo psicologo non deve mai giudicare il pz da nulla, però può chiedere chiarimenti grazie
Dott.ssa Maria Teresa Fiorentino
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Torino
L'atteggiamento del professionista è orientato al non giudizio anche quando la persona non viene più supportata e seguita nel processo terapeutico. Saluti . Maria Teresa Fiorentino
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, non entrerò nel merito di ciò che ha fatto la collega, poichè non conosco il suo lavoro e non è mai opportuno esprimere giudizi sul lavoro altrui. Ognuno agisce come meglio crede. Tuttavia mi sento di dirle che mi dispiace se si possa essere trovata in difficoltà nel suo rapporto terapeutico. Immagino la collega non avesse le intenzioni di metterla in una posizione di difficoltà. Cordialmente dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott. Andrea Pappaccogli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera,
capisco il tuo dubbio e il desiderio di chiarire questo aspetto del rapporto terapeutico. La chiusura di un percorso è un momento importante, in cui spesso emergono riflessioni su quanto è stato condiviso durante la terapia. Anche se il paziente non è più formalmente in trattamento, il terapeuta può restituire osservazioni sulle esperienze vissute in un’ottica di riflessione e crescita, sempre nel rispetto del lavoro fatto insieme.

Se hai percepito alcune considerazioni come giudicanti, potrebbe essere utile soffermarti su come queste parole ti hanno fatto sentire e su quale significato abbiano avuto per te. A volte, il modo in cui interpretiamo un commento può essere influenzato da aspetti emotivi più profondi legati alla chiusura del percorso stesso. Se questo aspetto ti ha lasciato qualche dubbio o disagio, potrebbe essere utile esplorarlo, anche attraverso un confronto con il terapeuta o con un altro professionista.
Un caro saluto,
Dr. Andrea Pappaccogli
Dott.ssa Tatiana Pasino
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve. Durante la seduta di comunicazione della fine del rapporto terapeutico, lo psicologo è tenuto a mantenere un atteggiamento di rispetto e professionalità. Anche se il paziente è ora considerato un ex paziente, il professionista dovrebbe evitare di esprimere giudizi sulle frasi pronunciate in precedenza. Il focus di quell'incontro dovrebbe essere sulla chiusura del percorso intrapreso e sul riconoscimento dei progressi compiuti, piuttosto che su valutazioni critiche. Pertanto, sebbene possa avere opinioni personali, è importante che lo psicologo mantenga un approccio empatico e supportivo, rispettando l’esperienza vissuta dal paziente. A sua disposizione qualora lo desiderasse, un caro saluto
Buonasera. Cosa intende per giudizi? Certamente, se giudica le sue idee politiche, il suo orientamento sessuale, le sue credenze religiose e cose simili, non può farlo. Diverso se il "giudizio" rientra in una dinamica di esplorazione di ciò che è avvenuto tra di voi a livello relazionale e terapeutico. Ma non si tratterebbe comunque di un giudizio sulla persona. Mi sento di dirle comunque che - anche se da un giorno all'altro si diventa ex pazienti - la relazione tra terapeuta e paziente continua a "lavorare" sempre in una direzione terapeutica, sia simbolicamente nell'immaginario del paziente, sia a volte a livello concreto, anche a rapporto professionale concluso. Vuol dire che sempre (o quasi) si lascia una porta aperta al paziente se dovesse di nuovo aver bisogno in futuro.
Dr. Leopoldo Tacchini
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Figline Valdarno
Gentilissimo/a, la sua domanda non è molto chiara. Lo psicologo/a non dovrebbe mai formulare alcun giudizio, piuttosto effettuare valutazioni sulle varie funzioni cognitive o, molto spesso in caso di psicoterapia, effettuare un profilo di personalità, per quantificare quanto il soggetto si discosta dalla media della popolazione Italiana in materia di depressione, ansia, timidezza, stima di sé e quant'altro. Pertanto non vedo l'utilità di un giudizio finale. Piuttosto è utile incrociare i dati emersi dagli ultimi colloqui con un test, per verificare se i miglioramenti sono reali. E' poi opportuno effettuare un follow-up, ovvero verificare al termine della terapia dopo 6 mesi ed un anno se i miglioramenti sono stabili. Pertanto non vedo alcuna utilità nel formulare giudizi, a meno che non sia funzionale alla terapia. E' comunque un modello poco usato. Spero di averle risposto. dr. Tacchini Leopoldo
Dott.ssa Nunzia Mazzone
Psicologo, Psicologo clinico
Trinitapoli
Salve. Finché si è nella stanza di terapia, si sta facendo terapia. Anche l'ultima seduta è terapia. Possono essere espresse emozioni, sensazioni, dubbi, incertezze, perplessità, frustrazioni, pensieri, insomma, tutto ciò che contribuisce ad arricchire la relazione terapeutica.
Per deontologia ed etica professionale, quindi, il giudizio all'interno del setting terapeutico non è contemplato.
Dott.ssa Nunzia Mazzone
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, no i giudizi non sono deontologicamente ammessi. A fine percorso spesso si fa un resoconto quindi più che un giudizio. lo psicoterapeuta esprime il suo parere ossia "hai ottenuto tanti risultati" oppure "secondo me ci sarebbe da lavorare anche su questo" (non così generico ovviamente). come puoi ben notare è diverso che commentare e giudicare frasi. Mi pare di capire l'abbia infastidita, ne ha provato a parlare li per li?
Dott.ssa Cristiana Punzi
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
Finchè si rimane nella stanza di terapia continuano a valere i principi che erano stati condivisi ad inizio terapia, tra cui la sospensione di giudizio. Ad ogni modo, ogni professionista ha il suo approccio ed il suo modo.. Penso che varrebbe la pena condividere questo suo pensiero con il terapeuta e discuterne insieme

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