Salve, ho avuto la gotta a 27. Esami perfetti, eccetto acido urico leggermente sopra il limite. Su c
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Salve, ho avuto la gotta a 27. Esami perfetti, eccetto acido urico leggermente sopra il limite. Su consiglio della dietologa, ho intrapeso uno stile alimentare volto ad abbassare l'indice glicemico. Da quell'episodio non ho avuto ricadute, ma permane un dubbio alimentare. È consigliato tenere conto dell'acido urico o dell'indice glicemico con gli alimenti? Trovo versioni contrastanti. Grazie
Buongiorno, la dieta ricevuta dovrebbe essere stata elaborata secondo il suo fabbisogno nutrizionale e peso obiettivo, ossia le quantità degli alimenti sono state calcolate in base alla sua composizione corporea. Non bisogna tener conto dei singoli alimenti assunti, in quanto questi vengono mescolati nei pasti. I micronutrienti e macronutrienti si associano inducendo sinergismi o antagonismi tra di loro.
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Salve,
la domanda è molto centrata e il fatto che non abbia avuto ricadute è già un dato clinicamente importante. Oggi sappiamo che:
• i picchi glicemici e insulinici riducono l’eliminazione renale dell’acido urico.
• l’iperinsulinemia è uno dei principali fattori che favoriscono l’iperuricemia e le crisi gottose.
Quindi zuccheri, farine raffinate, eccesso di fruttosio e alcol incidono sull’acido urico anche se non contengono purine. Il fatto che lei, abbassando l’indice glicemico, non abbia più avuto attacchi, è una conferma pratica di questo meccanismo. E l’acido urico negli alimenti?
Va considerato, ma con buon senso: evitare eccessi frequenti di alimenti molto ricchi di purine (frattaglie, brodi concentrati, grandi quantità di carne rossa) ma non serve demonizzare singoli alimenti se il quadro metabolico è stabile. Le evidenze attuali mostrano che:
• peso, sensibilità insulinica e infiammazione contano più del contenuto di purine isolato
• una dieta a basso indice/carico glicemico migliora tutti questi aspetti
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali saluti Dott. Gianluca de Franchis, Dottore in Dietologia e Dietetica Applicata a Palermo e Bagheria
la domanda è molto centrata e il fatto che non abbia avuto ricadute è già un dato clinicamente importante. Oggi sappiamo che:
• i picchi glicemici e insulinici riducono l’eliminazione renale dell’acido urico.
• l’iperinsulinemia è uno dei principali fattori che favoriscono l’iperuricemia e le crisi gottose.
Quindi zuccheri, farine raffinate, eccesso di fruttosio e alcol incidono sull’acido urico anche se non contengono purine. Il fatto che lei, abbassando l’indice glicemico, non abbia più avuto attacchi, è una conferma pratica di questo meccanismo. E l’acido urico negli alimenti?
Va considerato, ma con buon senso: evitare eccessi frequenti di alimenti molto ricchi di purine (frattaglie, brodi concentrati, grandi quantità di carne rossa) ma non serve demonizzare singoli alimenti se il quadro metabolico è stabile. Le evidenze attuali mostrano che:
• peso, sensibilità insulinica e infiammazione contano più del contenuto di purine isolato
• una dieta a basso indice/carico glicemico migliora tutti questi aspetti
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali saluti Dott. Gianluca de Franchis, Dottore in Dietologia e Dietetica Applicata a Palermo e Bagheria
Deve tenere sotto controllo l acido urico! Il cui eccesso si accumula a livello delle articolazioni causando gotta. L eccesso di zuccheri può portare a obesità/insulino resistenza portando indirettamente ad un aumento del rischio di gotta, ma non ha alcun legame diretto con l insorgenza della gotta, a differenza dell acido urico
Salve, sì, questo è proprio il punto da mettere meglio a fuoco: nella gotta non conta solo la produzione di acido urico, ma anche la sua eliminazione. Nell’uomo, in media, circa i due terzi dell’urato vengono eliminati dal rene e circa un terzo dall’intestino; quindi il problema può dipendere non soltanto da un eccesso di purine introdotte, ma anche da una ridotta capacità di escrezione.
Per questo motivo, tra “acido urico” e “indice glicemico”, io non li metterei in alternativa. Il controllo glicemico ha rilievo anche perché iperinsulinemia e insulino-resistenza tendono a favorire il riassorbimento renale dell’urato e quindi a ostacolarne l’eliminazione. In modo simile, anche i corpi chetonici possono competere con l’escrezione renale dell’acido urico: ecco perché digiuni prolungati, dimagrimenti troppo rapidi e diete chetogeniche possono aumentare l’uricemia o facilitare attacchi in soggetti predisposti.
Anche il fruttosio merita attenzione, perché non è problematico solo per la produzione di acido urico, ma può contribuire a peggiorarne l’eliminazione; per questo bevande zuccherate, prodotti industriali ricchi di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio e un carico eccessivo di zuccheri semplici sono aspetti da considerare con molta più attenzione rispetto al singolo alimento “ricco di purine”.
In pratica, quindi, la logica più corretta non è fissarsi solo sulla tabella delle purine, ma seguire un’alimentazione che riduca il carico metabolico complessivo: limitare alcolici, soprattutto birra e superalcolici, evitare restrizioni caloriche drastiche, mantenere un peso adeguato, curare l’idratazione e impostare un’alimentazione a basso carico glicemico e normocalorica, senza eccessi proteici. Le linee generali più condivise vanno proprio in questa direzione.
Quindi, rispondendo in modo diretto alla Sua domanda: è opportuno tenere conto dell’acido urico, ma senza trascurare l’indice o meglio il carico glicemico, perché insulina, fruttosio e chetosi influenzano anche la capacità dell’organismo di eliminare l’urato. Questo spiega perché le informazioni che legge possono sembrare contrastanti: in realtà descrivono pezzi diversi dello stesso problema. Se desidera, una valutazione personalizzata con un Biologo Nutrizionista può aiutare a tradurre questi principi in indicazioni pratiche davvero adatte al Suo caso.
Per questo motivo, tra “acido urico” e “indice glicemico”, io non li metterei in alternativa. Il controllo glicemico ha rilievo anche perché iperinsulinemia e insulino-resistenza tendono a favorire il riassorbimento renale dell’urato e quindi a ostacolarne l’eliminazione. In modo simile, anche i corpi chetonici possono competere con l’escrezione renale dell’acido urico: ecco perché digiuni prolungati, dimagrimenti troppo rapidi e diete chetogeniche possono aumentare l’uricemia o facilitare attacchi in soggetti predisposti.
Anche il fruttosio merita attenzione, perché non è problematico solo per la produzione di acido urico, ma può contribuire a peggiorarne l’eliminazione; per questo bevande zuccherate, prodotti industriali ricchi di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio e un carico eccessivo di zuccheri semplici sono aspetti da considerare con molta più attenzione rispetto al singolo alimento “ricco di purine”.
In pratica, quindi, la logica più corretta non è fissarsi solo sulla tabella delle purine, ma seguire un’alimentazione che riduca il carico metabolico complessivo: limitare alcolici, soprattutto birra e superalcolici, evitare restrizioni caloriche drastiche, mantenere un peso adeguato, curare l’idratazione e impostare un’alimentazione a basso carico glicemico e normocalorica, senza eccessi proteici. Le linee generali più condivise vanno proprio in questa direzione.
Quindi, rispondendo in modo diretto alla Sua domanda: è opportuno tenere conto dell’acido urico, ma senza trascurare l’indice o meglio il carico glicemico, perché insulina, fruttosio e chetosi influenzano anche la capacità dell’organismo di eliminare l’urato. Questo spiega perché le informazioni che legge possono sembrare contrastanti: in realtà descrivono pezzi diversi dello stesso problema. Se desidera, una valutazione personalizzata con un Biologo Nutrizionista può aiutare a tradurre questi principi in indicazioni pratiche davvero adatte al Suo caso.
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