Salve ho 34 anni e il mio compagno ne ha 36. Conviviamo da 4 anni e siamo fidanzati da 12. Sin dall'
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Salve ho 34 anni e il mio compagno ne ha 36. Conviviamo da 4 anni e siamo fidanzati da 12. Sin dall'inizio avevo chiarito che la convivenza sarebbe stato solo un punto di partenza e non avrei voluto aspettare anni per avere figli e sposarmi (lui ha un ottimo lavoro, io mi sono sempre arrangiata). I nostri problemi nascono dalla convivenza Nell, appartamento sopra a quello dei genitori, da lì si inizia a stare sempre a cena da loro e ho dovuto lottare e diventare quella che non sono per far capire che dopo una giornata di lavoro voglio stare a casa mia, dopo un lungo periodo il mio compagno si è convinto. Inizio poi una battaglia per il matrimonio e avere un figlio. Per lui il matrimonio era la ciliegina sulla torta e avrebbe voluto aspettare, avrebbe preferito magari avere anche prima un figlio. Il punto è che, lui da circa 4 anni ha un problema di spermatozoi e ha fatto delle cure. Il punto è che le visite le fa solo se sono io a chiederglielo, le cure le fa dopo mesi e così i controlli solo quando io mi arrabbio perché gli dico che non vedo interesse da parte sua. Lui si giustifica che è preso da altre cose e che secondo lui prima o poi il figlio arriverà in modo naturale e che in ogni caso lui è disponibile quando io glielo chiedo. Ma mi chiedo è giusto dover sempre spingere una persona? Non dovrebbe essere un desiderio comune? Non so più cosa pensare
Buonasera,
il mio consiglio è quello di decentrare l'attenzione da lui e ri-centrarla su di Lei almeno per un periodo. Sarebbe molto semplicistico non conoscendola darle lezioni di coppia, quindi la mia suggestione è: si conceda "semplicemente" qualche settimana di sospensione dalle sue abituali modalità comunicative e relazionali. Eviti ad esempio di affrontare qualsiasi argomento collegato ai "doveri" (matrimonio, figli, difesa degli spazi della coppia dalle ingerenze della famiglia, etc...), eviti di spronarlo a fare qualsiasi cosa Lei desideri lui faccia. Lo lasci libero di essere ciò che è e lo osservi, ed al contempo osservi se stessa. Senza intervenire in alcun modo.
Questo piccolo esercizio potrà darle delle sorprese, positive o negative, a Lei scoprirlo.
Se, come scrive nella sua domanda retorica, non è giusto spingere sempre, si conceda una piccola parentesi di coraggio e il tentativo smettere di farlo (il che non equivale a prendere drastiche decisioni).
Sono certa questo esperimento Le aprirà nuovi fronti di pensiero.
Sono a sua disposizione per qualsiasi chiarimento, in bocca al lupo.
il mio consiglio è quello di decentrare l'attenzione da lui e ri-centrarla su di Lei almeno per un periodo. Sarebbe molto semplicistico non conoscendola darle lezioni di coppia, quindi la mia suggestione è: si conceda "semplicemente" qualche settimana di sospensione dalle sue abituali modalità comunicative e relazionali. Eviti ad esempio di affrontare qualsiasi argomento collegato ai "doveri" (matrimonio, figli, difesa degli spazi della coppia dalle ingerenze della famiglia, etc...), eviti di spronarlo a fare qualsiasi cosa Lei desideri lui faccia. Lo lasci libero di essere ciò che è e lo osservi, ed al contempo osservi se stessa. Senza intervenire in alcun modo.
Questo piccolo esercizio potrà darle delle sorprese, positive o negative, a Lei scoprirlo.
Se, come scrive nella sua domanda retorica, non è giusto spingere sempre, si conceda una piccola parentesi di coraggio e il tentativo smettere di farlo (il che non equivale a prendere drastiche decisioni).
Sono certa questo esperimento Le aprirà nuovi fronti di pensiero.
Sono a sua disposizione per qualsiasi chiarimento, in bocca al lupo.
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Buonasera,
Effettivamente avere un figlio dovrebbe essere un desiderio di entrambi. Se la richiesta arriva solo da lei, potrebbe essere che il suo compagno abbia un pensiero differente al riguardo.
Le consiglio di chiedere al suo compagno di parlarne in maniera aperta e sincera. In modo da comprendere quali siano le sue perplessità.
Un caro saluto
Dott. Santo La Monica
Effettivamente avere un figlio dovrebbe essere un desiderio di entrambi. Se la richiesta arriva solo da lei, potrebbe essere che il suo compagno abbia un pensiero differente al riguardo.
Le consiglio di chiedere al suo compagno di parlarne in maniera aperta e sincera. In modo da comprendere quali siano le sue perplessità.
Un caro saluto
Dott. Santo La Monica
Dalle sue parole traspare chiaramente la sua comprensibile delusione e irritazione (che probabilmente sfocia, in alcuni casi, in esasperazione). Pare chiaro che il suo compagno sta evidentemente venendo meno alle sue aspettative e non sta prestando fede a una sorta di accordi presi all'inizio della convivenza. Direi che come è nocivo trasformare le aspettative in pretese è altrettanto logorante convivere e avere un legame affittivo con una persona che si rivelata non in risonanza con i suoi progetti. Credo, dunque, opportuno, in prima battuta, proporre un counseling di coppia per lei e il suo compagno per chiarirvi meglio come coppia. Cordiali saluti.
Cara utente, mi dispiace per il suo vissuto. Sicuramente avere un figlio dovrebbe essere un desiderio di entrambi e quindi rientrare nella progettualità comune (non singola) della coppia. Tuttavia possono esserci idee diverse a riguardo e diverse modalità di concepire la ricerca di un figlio. Ha mai provato a parlare con suo marito dell’impatto che ha avuto scoprire di avere delle difficoltà a livello medico e di procreazione? Come vive queste cure? Come vivete questa cosa come coppia?
Come vivete l’idea di avere un figlio? Probabilmente sarebbe utile dare più spazio alla comunicazione e ai bisogni di entrambi. Provate ad ascoltarvi come singoli ma anche come coppia.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Francesca Tardio
Come vivete l’idea di avere un figlio? Probabilmente sarebbe utile dare più spazio alla comunicazione e ai bisogni di entrambi. Provate ad ascoltarvi come singoli ma anche come coppia.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Francesca Tardio
Salve.
Il tutto dovrebbe essere un progetto condiviso. Ma, un figlio prevede grandi cambiamenti e responsabilità. Si passa dal ruolo di figlio a quello di genitore, dalla parte di chi viene protetto e sostenuto a quello che deve proteggere e sostenere. Per questo, a volte, un figlio può essere più vissuto come progetto che come realizzazione di un progetto, perché si potrebbe non sentirsi pronti. Poi se si va avanti nel progetto perché si viene spinti da altri, le basi potrebbero non essere abbastanza solide per un iniziare un nuovo ruolo.
È comprensibile il suo vissuto ma si concentri su di sé, faccia un pó di chiarezza con se stessa e poi anche con il suo compagno.
Appunto perché il tutto deve essere condiviso, un desiderio di entrambi.
Distinti saluti
Il tutto dovrebbe essere un progetto condiviso. Ma, un figlio prevede grandi cambiamenti e responsabilità. Si passa dal ruolo di figlio a quello di genitore, dalla parte di chi viene protetto e sostenuto a quello che deve proteggere e sostenere. Per questo, a volte, un figlio può essere più vissuto come progetto che come realizzazione di un progetto, perché si potrebbe non sentirsi pronti. Poi se si va avanti nel progetto perché si viene spinti da altri, le basi potrebbero non essere abbastanza solide per un iniziare un nuovo ruolo.
È comprensibile il suo vissuto ma si concentri su di sé, faccia un pó di chiarezza con se stessa e poi anche con il suo compagno.
Appunto perché il tutto deve essere condiviso, un desiderio di entrambi.
Distinti saluti
Buongiorno sicuramente queste sono scelte che vanno fatte insieme in coppia..Si tratterebbe di capire quali sono le resistenze e le paure che accompagnano le ambivalenze del suo compagno ,timori che probabilmente neanche lui conosce a fondo..Positivo un dialogo senza giudizio e chiarificatore tra di voi ma possibilmente sarebbe auspicabile un percorso di approfondimento psicologico di coppia Un caro saluto dottssa Luciana Harari
Buongiorno, il suo compagno le sta mandando dei segnali con i suoi comportamenti che indicano probabilmente una difficoltà a sganciarsi dalla famiglia di origine e nella transizione al ruolo di genitore. Forse dovrebbe cominciare a prendere consapevolezza del problema reale, lui ha una difficoltà e non può al momento soddisfare le sue richieste se non adattandosi a lei. Cordiali saluti dottoressa Adriana Casile
Salve signora, mi dispiace per le delusioni che sta vivendo. Dietro ogni delusione c'è sempre un'aspettativa che si riferisce a quello che vorremmo che l'altro faccia. La invito a stare in contatto con l'impotenza che spesso si prova in questi casi, concentrandosi su di sè. Non si può "spingere" l'altro dove non vuole o non si sente di andare. Sarebbe forse maggiormente opportuno che lei parlasse e si confrontasse con suo marito in modo autentico, dicendogli come sta rispetto a determinate questioni e magari chiedendo anche a lui come si vive tutto questo. A volte nel dialogo, quello in cui ci si ascolta, si scoprono tante cose..
Buona fortuna.
Rosella Pettinari
Buona fortuna.
Rosella Pettinari
Cara ragazza,
da quanto scrive mi appare evidente che la problematica da leie sposta riguardi la coppia. Potrebbe esser opportuno affrontare le difficoltà che caratterizano la vostra relazione in uno spazio psicoterapico di coppia. Si percepisce in tal senso una difficoltà comunicativa tra di voi, ed un setting protetto potrebbe in tal agevolare la comunicazione e la risoluzione di alcuni conflitti.
Qualora decideste di affrontare le difficoltà di cui sopra insieme, non esitate a contattarmi in privato.
Un caro saluto
Dott. Diego Ferrara
da quanto scrive mi appare evidente che la problematica da leie sposta riguardi la coppia. Potrebbe esser opportuno affrontare le difficoltà che caratterizano la vostra relazione in uno spazio psicoterapico di coppia. Si percepisce in tal senso una difficoltà comunicativa tra di voi, ed un setting protetto potrebbe in tal agevolare la comunicazione e la risoluzione di alcuni conflitti.
Qualora decideste di affrontare le difficoltà di cui sopra insieme, non esitate a contattarmi in privato.
Un caro saluto
Dott. Diego Ferrara
Mi sembra evidente che vi è tra voi un problema di comunicazione, vale a dire che quello che chiede a noi dovrebbe chiederlo al suo compagno. Perchè non lo fa? Azzardo: perchè non siete abituati a parlare tra di voi apertamente e forse anche perchè lei teme che domande esplicite portino a scoprire differenti visioni delle aspettative di coppia. Va bene la terapia di coppia, ma prima deve esserci da parte di entrambi la volontà di crescere come coppia aggiustando il vs modo di comunicare.
Cordialmente, dr.ssa Daniela Benvenuti
Cordialmente, dr.ssa Daniela Benvenuti
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Gentile utente, dale sue parole emerge una difficoltà comunicativa tra lei ed il suo compagno... Avere aspettative e progettualità diverse può essere normale, l'importante è parlarne cercando di capre il punto di vista dell'altro ed i suoi bisogno, per trovare la progettualità comune, fatta magari di compromessi. La invito pertanto a parlare apertamente col suo compagno, mettendo da parte i rancori presenti e passati. Se dovesse risultare troppo difficile, le consiglio un percorso di coppia per capire assieme che direzione prendere. Qualora il suo compagno non fosse favorevole, potrebbe comunque trarre beneficio da un percorso individuale, nel quale affrontare tutto quanto esposto ad un livello più profondo. Un caro saluto
Salve, le fasi evolutive, personali e di coppia, non sempre si coordinano e questo da spazio a tante questioni. Se il suo compagno è d'accordo io farei degli incontri di coppia, se lui non accoglie la proposta le suggerisco di farsi sostenere da un professionista per capire meglio come risolvere la frustrazione.
Saluti
Massimiliano
Saluti
Massimiliano
cara signora
provo a immaginare la fatica sua ma mi sento di sintonizzarmi anche con quella provata dal suo compagno che magari soffre proprio del non riuscire a realizzare naturalmente il vostro progetto di genitorialità. vi invito a un percorso insieme o singolarmente per pensare a cosa vi impedisce di parlare di questi temi e rischia di allontanarvi. un caro saluto, drs Claudia M
provo a immaginare la fatica sua ma mi sento di sintonizzarmi anche con quella provata dal suo compagno che magari soffre proprio del non riuscire a realizzare naturalmente il vostro progetto di genitorialità. vi invito a un percorso insieme o singolarmente per pensare a cosa vi impedisce di parlare di questi temi e rischia di allontanarvi. un caro saluto, drs Claudia M
Buongiorno,
spesso non si realizza un sogno agendo con la forza di volontà per realizzare il progett. Occorre apprendere altro ....
Un saluto cordiale
Sellini M.
spesso non si realizza un sogno agendo con la forza di volontà per realizzare il progett. Occorre apprendere altro ....
Un saluto cordiale
Sellini M.
Buongiorno a lei, il progetto di avere un figlio è qualcosa di fondamentale che va condiviso da entrambi i partner. Per accedere alla genitorialità bisogna elaborare il delicato e complesso passaggio psichico dall'essere figli a divenire genitori, e questo implica elaborare la separazione dai propri genitori. Potrebbe essere che questo passaggio trasformativo non sia ancora avvenuto, perciò non affretti i tempi: prendetevi entrambi un tempo per lavorarci: da soli e come coppia. Un saluto cordiale, dott.ssa Margherita Maggioni.
Carissima,
credo che il problema vero dia capire cosa vuole lei davvero. Quanto al suo compagno sembra che non abbiate la stessa progettualità, o con n gli stessi tempi... Potreste richiedere un percorso di coppia per stabilire una comunicazione efficace.
Se ritenete, sono disponibile
Dr. ssa Clotilde Marinacci
credo che il problema vero dia capire cosa vuole lei davvero. Quanto al suo compagno sembra che non abbiate la stessa progettualità, o con n gli stessi tempi... Potreste richiedere un percorso di coppia per stabilire una comunicazione efficace.
Se ritenete, sono disponibile
Dr. ssa Clotilde Marinacci
Salve, dalle sue parole si evince il malessere dovuto a questa situazione e al dover sempre “spingere l’altra persona”. Da quello che ci dice sembra che lei e il suo compagno non condividiate le stesse tempistiche per realizzare i vostri progetti. Un percorso di psicoterapia di coppia potrebbe aiutarvi a comprendere meglio il vostro sentire e a condividere maggiormente imparando a comunicare nel modo più valido possibile.
Per qualunque informazione o approfondimento sono a disposizione.
Buona giornata, Dott.ssa Federica Turrà
Per qualunque informazione o approfondimento sono a disposizione.
Buona giornata, Dott.ssa Federica Turrà
Le cose cambieranno sicuramente quando lei cambierà alcuni suoi comportamenti, deve solo capire l'incastro in cui si è messa altrimenti si sfinisce inutilmente e rimarrà sempre più delusa. Ne ho affrontate parecchie di situazioni come questa e le assicuro che i sono sbloccate. Se vuole ne parliamo....
Salve,
quello che descrive non è solo un dubbio, ma una frustrazione che si è costruita nel tempo, legata a bisogni importanti per lei: progettualità, famiglia, tempi chiari.
La domanda che fa (“è giusto dover sempre spingere una persona?”) è molto centrata. La risposta, in modo diretto, è: in una relazione alcune spinte sono normali, ma quando diventano costanti e su temi fondamentali, segnalano un disallineamento.
Da quello che racconta emergono alcuni elementi chiave:
Lei è stata chiara fin dall’inizio sui suoi desideri (matrimonio, figli, tempi)
Lui tende a rimandare, adattarsi quando lei insiste, ma non sembra avere la stessa iniziativa
Anche su un tema concreto e delicato come la fertilità, si attiva più per sua pressione che per motivazione interna
Questo non significa necessariamente che lui non voglia le stesse cose, ma che il modo e il tempo in cui le desidera sono diversi dai suoi. E questa differenza, nel lungo periodo, pesa.
C’è poi un aspetto importante:
quando lei dice “devo arrabbiarmi per ottenere movimento”, sta descrivendo una dinamica in cui lei assume il ruolo di chi spinge, organizza, richiama… e lui quello di chi segue o rimanda. Questa dinamica, col tempo, può creare stanchezza, risentimento e senso di solitudine nella relazione.
Il punto quindi non è solo “avrà un figlio o no?”, ma:
vuole costruire questo progetto insieme a una persona che sente attivamente coinvolta, o con qualcuno che si muove solo quando viene sollecitato?
Potrebbe esserle utile fermarsi su alcune domande:
Se smettessi di spingere, cosa succederebbe davvero?
Mi sento scelta in questo progetto o mi sento “quella che insiste”?
Quanto tempo sono ancora disposta ad aspettare in questa modalità?
Un altro passaggio fondamentale è provare a uscire dalla dinamica “richiesta–pressione–risposta” e avere un confronto più profondo, ad esempio:
non tanto “devi fare le visite”, ma “io ho bisogno di capire se questo progetto è davvero anche tuo, con dei tempi concreti”.
Perché il tema non è solo il figlio o il matrimonio, ma la reciprocità del desiderio e dell’impegno.
Capisco anche che il tema della fertilità possa essere delicato per lui e magari carico di fatica o evitamento, ma proprio per questo sarebbe importante che venisse affrontato in modo condiviso e responsabile, non delegato alla sua insistenza.
In sintesi:
non è “sbagliato” spronare ogni tanto, ma se sente di dover portare avanti tutto lei, è un segnale da non ignorare.
Se sente il bisogno di fare chiarezza su questa relazione e sui suoi bisogni, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo, così da approfondire la situazione e capire come muoversi in modo più consapevole.
quello che descrive non è solo un dubbio, ma una frustrazione che si è costruita nel tempo, legata a bisogni importanti per lei: progettualità, famiglia, tempi chiari.
La domanda che fa (“è giusto dover sempre spingere una persona?”) è molto centrata. La risposta, in modo diretto, è: in una relazione alcune spinte sono normali, ma quando diventano costanti e su temi fondamentali, segnalano un disallineamento.
Da quello che racconta emergono alcuni elementi chiave:
Lei è stata chiara fin dall’inizio sui suoi desideri (matrimonio, figli, tempi)
Lui tende a rimandare, adattarsi quando lei insiste, ma non sembra avere la stessa iniziativa
Anche su un tema concreto e delicato come la fertilità, si attiva più per sua pressione che per motivazione interna
Questo non significa necessariamente che lui non voglia le stesse cose, ma che il modo e il tempo in cui le desidera sono diversi dai suoi. E questa differenza, nel lungo periodo, pesa.
C’è poi un aspetto importante:
quando lei dice “devo arrabbiarmi per ottenere movimento”, sta descrivendo una dinamica in cui lei assume il ruolo di chi spinge, organizza, richiama… e lui quello di chi segue o rimanda. Questa dinamica, col tempo, può creare stanchezza, risentimento e senso di solitudine nella relazione.
Il punto quindi non è solo “avrà un figlio o no?”, ma:
vuole costruire questo progetto insieme a una persona che sente attivamente coinvolta, o con qualcuno che si muove solo quando viene sollecitato?
Potrebbe esserle utile fermarsi su alcune domande:
Se smettessi di spingere, cosa succederebbe davvero?
Mi sento scelta in questo progetto o mi sento “quella che insiste”?
Quanto tempo sono ancora disposta ad aspettare in questa modalità?
Un altro passaggio fondamentale è provare a uscire dalla dinamica “richiesta–pressione–risposta” e avere un confronto più profondo, ad esempio:
non tanto “devi fare le visite”, ma “io ho bisogno di capire se questo progetto è davvero anche tuo, con dei tempi concreti”.
Perché il tema non è solo il figlio o il matrimonio, ma la reciprocità del desiderio e dell’impegno.
Capisco anche che il tema della fertilità possa essere delicato per lui e magari carico di fatica o evitamento, ma proprio per questo sarebbe importante che venisse affrontato in modo condiviso e responsabile, non delegato alla sua insistenza.
In sintesi:
non è “sbagliato” spronare ogni tanto, ma se sente di dover portare avanti tutto lei, è un segnale da non ignorare.
Se sente il bisogno di fare chiarezza su questa relazione e sui suoi bisogni, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo, così da approfondire la situazione e capire come muoversi in modo più consapevole.
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