Quanto conta la bellezza e la prestanza fisica in questa società nel mondo delle relazioni? La rispo
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Quanto conta la bellezza e la prestanza fisica in questa società nel mondo delle relazioni? La risposta che posso dare con esperienze sulla mia pelle e tanto, troppo, ho avuto un acne che mi ha segnato il viso durata 10 anni, anche se per fortuna non ho grosse cicatrici, In generali ho lineamenti del viso bruttini, E sono sempre stato fortemente esile e magro, con gli anni e l'esercizio qualcosa ho messo (ora ho 37 anni) ma anche il discorso palestra l'ho abbandonato per gli scarsi risultati e sopratutto per la perdita quasi istantanea di essi se salto, causa lavoro o altro, qualche pasto o se becco un'influenza, tutto in fumo in 3 giorni, dopo mesi a faticare.
Io guardandomi intorno e girando per la mia città vedo quasi sempre donne insieme a ragazzi messi meglio di me fisicamente, poi c'è un sacco di gente molto alta anche se io sono 174cm ho notato questa cosa. Insomma faccio fatica a trovare una partner, poi mettiamoci il fatto che non ho una vasta scelta ma anche io ho i miei gusti come ogni essere umano e il disastro è fatto. Una vita non può essere completa senza genuine ed appaganti relazioni con l'altro sesso, siamo anche se evoluti progettati per quello. Unica dote che mi è stata riscontrato fisicamente è che sono ben dotato. Poi dopo complimenti sull'intelligenza che non hanno mai portato a nient'altro se non ad amicizie. Che ne pensate? Grazie per i vostri pareri.
Io guardandomi intorno e girando per la mia città vedo quasi sempre donne insieme a ragazzi messi meglio di me fisicamente, poi c'è un sacco di gente molto alta anche se io sono 174cm ho notato questa cosa. Insomma faccio fatica a trovare una partner, poi mettiamoci il fatto che non ho una vasta scelta ma anche io ho i miei gusti come ogni essere umano e il disastro è fatto. Una vita non può essere completa senza genuine ed appaganti relazioni con l'altro sesso, siamo anche se evoluti progettati per quello. Unica dote che mi è stata riscontrato fisicamente è che sono ben dotato. Poi dopo complimenti sull'intelligenza che non hanno mai portato a nient'altro se non ad amicizie. Che ne pensate? Grazie per i vostri pareri.
Salve,
intanto grazie per aver condiviso apertamente la sua esperienza, perché non è facile mettere nero su bianco pensieri così personali. Quello che scrive tocca un tema molto sentito: quanto conti la bellezza nelle relazioni.
È innegabile che l’aspetto esteriore abbia un suo peso, soprattutto nei primi approcci, perché l’attrazione nasce anche dallo sguardo. Però fermarsi a pensare che sia l’unico fattore decisivo può diventare una gabbia.
Nelle relazioni a lungo termine entrano in gioco molte altre dimensioni: la capacità di ascoltare, l’empatia, il senso dell’umorismo, la sicurezza in sé, i valori trasmessi. Le persone costruiscono legami profondi con chi le fa sentire viste, comprese e rispettate, più che con chi ha solo una “bella confezione”.
Quello che racconta sul suo corpo, la palestra e la difficoltà a mantenere i risultati fa pensare a una forte pressione sul tema fisico, che rischia di logorare l’autostima. Capisco anche il dispiacere di vedere che intelligenza e qualità interiori le siano state riconosciute ma non abbiano portato oltre l’amicizia: può essere frustrante. Ma non significa che queste doti non abbiano valore; piuttosto, forse non ha ancora incontrato la persona capace di vederle davvero o, senza accorgersene, tende a mettere in risalto i propri “difetti” più che i pregi.
Forse potrebbe esserle utile spostare l’attenzione dal confronto continuo con gli altri (che, come ha notato, porta solo amarezza) al lavoro su come desidera vivere le relazioni: quali spazi frequentare, che immagine di sé vuole dare, quali lati del suo carattere vuole mettere in primo piano. Non per “nascondere” l’aspetto fisico, ma per renderlo parte di un insieme più ampio.
In conclusione: sì, l’aspetto fisico conta, ma non è tutto. Conta molto di più il modo in cui ci si percepisce e ci si pone con gli altri. Investire su questo può fare la differenza nelle relazioni.
intanto grazie per aver condiviso apertamente la sua esperienza, perché non è facile mettere nero su bianco pensieri così personali. Quello che scrive tocca un tema molto sentito: quanto conti la bellezza nelle relazioni.
È innegabile che l’aspetto esteriore abbia un suo peso, soprattutto nei primi approcci, perché l’attrazione nasce anche dallo sguardo. Però fermarsi a pensare che sia l’unico fattore decisivo può diventare una gabbia.
Nelle relazioni a lungo termine entrano in gioco molte altre dimensioni: la capacità di ascoltare, l’empatia, il senso dell’umorismo, la sicurezza in sé, i valori trasmessi. Le persone costruiscono legami profondi con chi le fa sentire viste, comprese e rispettate, più che con chi ha solo una “bella confezione”.
Quello che racconta sul suo corpo, la palestra e la difficoltà a mantenere i risultati fa pensare a una forte pressione sul tema fisico, che rischia di logorare l’autostima. Capisco anche il dispiacere di vedere che intelligenza e qualità interiori le siano state riconosciute ma non abbiano portato oltre l’amicizia: può essere frustrante. Ma non significa che queste doti non abbiano valore; piuttosto, forse non ha ancora incontrato la persona capace di vederle davvero o, senza accorgersene, tende a mettere in risalto i propri “difetti” più che i pregi.
Forse potrebbe esserle utile spostare l’attenzione dal confronto continuo con gli altri (che, come ha notato, porta solo amarezza) al lavoro su come desidera vivere le relazioni: quali spazi frequentare, che immagine di sé vuole dare, quali lati del suo carattere vuole mettere in primo piano. Non per “nascondere” l’aspetto fisico, ma per renderlo parte di un insieme più ampio.
In conclusione: sì, l’aspetto fisico conta, ma non è tutto. Conta molto di più il modo in cui ci si percepisce e ci si pone con gli altri. Investire su questo può fare la differenza nelle relazioni.
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Buongiorno. Certamente a tutti noi farebbe piacere trovare un partner e la situazione che lei descrive sembra portarla verso un umore negativo. Direi che la questione centrale sia esattamente quest'ultima e penso che potrebbe grandemente beneficiare da un buon percorso di psicoterapia.
Qualora desiderasse parlare più approfonditamente della questione, può prenotare un colloquio.
Le auguro una buona giornata!
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Le auguro una buona giornata!
Capisco il suo vissuto e il senso di frustrazione che ne deriva. È innegabile che l’aspetto fisico conti nelle dinamiche sociali e relazionali, soprattutto in una società che spesso enfatizza l’apparenza. Tuttavia, la bellezza non è un valore assoluto né l’unico fattore che determina la qualità delle relazioni.
Il fatto che lei abbia avuto esperienze dolorose legate alla percezione del suo corpo è significativo, e merita ascolto e rispetto. Ma ciò che spesso limita maggiormente non è tanto il corpo in sé, quanto il modo in cui lo si vive e lo si guarda. La percezione di non essere "abbastanza" può diventare un filtro costante che influisce sull'autostima, sull'approccio agli altri e persino sul riconoscere opportunità relazionali reali.
Le consiglerei di portare queste teatiche all'interno di uno spazio di ascolto con un professionista. Rimango a disposizione. Dott.ssa Martina Mari.
Il fatto che lei abbia avuto esperienze dolorose legate alla percezione del suo corpo è significativo, e merita ascolto e rispetto. Ma ciò che spesso limita maggiormente non è tanto il corpo in sé, quanto il modo in cui lo si vive e lo si guarda. La percezione di non essere "abbastanza" può diventare un filtro costante che influisce sull'autostima, sull'approccio agli altri e persino sul riconoscere opportunità relazionali reali.
Le consiglerei di portare queste teatiche all'interno di uno spazio di ascolto con un professionista. Rimango a disposizione. Dott.ssa Martina Mari.
Buongiorno, reputo che amarsi e piacersi sia un prerequisito per poter poi essere amato e piacere. Probabilmente lavorare un pò sulla stima di sè e sul suo valore la potrebbe aiutare per potersi riuscire a porre con l'altro sesso in maniera differente.
Cordiali saluti
Dott.ssa Francesca Torelli
Cordiali saluti
Dott.ssa Francesca Torelli
Buongiorno,
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta apertura. È evidente quanta fatica ci sia stata nel convivere per anni con l’acne, nel sentirsi non all’altezza dal punto di vista estetico e nel percepire di non riuscire a mantenere risultati fisici stabili. Tutto questo incide profondamente sul modo in cui ci si guarda e ci si presenta agli altri, influenzando di conseguenza anche la possibilità di costruire legami affettivi.
Dal punto di vista psicologico, la bellezza e la prestanza fisica hanno certamente un ruolo nelle dinamiche sociali, ma non sono mai gli unici fattori in gioco. Ciò che rende davvero possibile un incontro è l’interazione tra più elementi: la narrazione che ciascuno porta di sé, la disponibilità ad aprirsi, il modo in cui ci si muove dentro i propri contesti di vita. Spesso è proprio la percezione di non essere abbastanza a generare atteggiamenti di ritiro o di evitamento che riducono ulteriormente le occasioni di conoscenza.
Un percorso psicologico può aiutare a rileggere queste convinzioni, a dare spazio ad altre parti di sé che forse oggi restano in secondo piano e a sperimentare modalità relazionali diverse. Le qualità personali che cita — l’intelligenza, la sensibilità, la capacità di instaurare amicizie — sono già risorse importanti, che possono diventare fondamenta solide anche per relazioni affettive, se valorizzate nel modo giusto.
Rimango a disposizione se desidera approfondire o se sente il bisogno di un supporto più specifico.
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza con tanta apertura. È evidente quanta fatica ci sia stata nel convivere per anni con l’acne, nel sentirsi non all’altezza dal punto di vista estetico e nel percepire di non riuscire a mantenere risultati fisici stabili. Tutto questo incide profondamente sul modo in cui ci si guarda e ci si presenta agli altri, influenzando di conseguenza anche la possibilità di costruire legami affettivi.
Dal punto di vista psicologico, la bellezza e la prestanza fisica hanno certamente un ruolo nelle dinamiche sociali, ma non sono mai gli unici fattori in gioco. Ciò che rende davvero possibile un incontro è l’interazione tra più elementi: la narrazione che ciascuno porta di sé, la disponibilità ad aprirsi, il modo in cui ci si muove dentro i propri contesti di vita. Spesso è proprio la percezione di non essere abbastanza a generare atteggiamenti di ritiro o di evitamento che riducono ulteriormente le occasioni di conoscenza.
Un percorso psicologico può aiutare a rileggere queste convinzioni, a dare spazio ad altre parti di sé che forse oggi restano in secondo piano e a sperimentare modalità relazionali diverse. Le qualità personali che cita — l’intelligenza, la sensibilità, la capacità di instaurare amicizie — sono già risorse importanti, che possono diventare fondamenta solide anche per relazioni affettive, se valorizzate nel modo giusto.
Rimango a disposizione se desidera approfondire o se sente il bisogno di un supporto più specifico.
Salve, quello che vive sembra rientrare nel cosiddetto complesso di inferiorità in quanto lei considera "gli altri" meglio di lei e dà valore a ciò che l'altro pensa di lei (l'essere ben dotato). Nella società in cui viviamo, che ha una forte spinta e componente narcisistica, si è attenti all'essere e a mostrarsi nel migliore dei modi. L'autostima, però, ha una natura molto personale e deriva da come noi ci sentiamo più che per quello che appariamo.
Buongiorno! Quanta rabbia, quanta tristezza, quanta solitudine nelle sue poche righe. Considerato i limiti del contesto e dello strumento, mi limiterò ad offrire un piccolo contributo di pensiero. Non dice molto di sé e della sua storia, ma sembra forte la paura di non essere all’altezza, di non essere desiderabile, di non essere degno di amore. Ho avuto la sensazione che qualunque cosa faccia non è abbastanza; può produrre solo un sollievo temporaneo; ne riceverà un giudizio severo e svalutante. Questo potrebbe aiutarci a dare senso a quei sentimenti di vergogna e di inferiorità che così dolorosamente descrive. Forse, mantenere una certa distanza dall’altro può attenuare i penosi vissuti che prova, ma a che prezzo. Avvicinarsi all’altro, impegnarsi in una relazione, potrebbe farla sentire eccessivamente esposto, fragile, in balia del giudizio e del rischio di essere ferito o abbandonato. Questa soluzione non deve essere demonizzata, ma compresa. Le ha permesso di crescere, studiare, trovare un lavoro, ma pare non essere più funzionale. Certo potrebbe ricavare grande beneficio da un percorso personale ben strutturato, ma dovrebbe essere sufficientemente motivato e consapevole che nella relazione con il/la terapeuta si ripeteranno le stesse dinamiche e si riattiveranno le stesse resistenze. Riconoscere di aver bisogno di aiuto, accettare la dipendenza (buona) dal/dalla terapeuta, può produrre la paura di perdere il controllo, di essere finiti in una trappola dalla quale non si riuscirà più a liberarsi. Sembra, per certi versi, quello che ha sempre desiderato, temuto, evitato. In bocca al lupo per tutto
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui. Posso immaginare quanto possa essere scoraggiante sentirsi giudicato più per l’aspetto fisico che per ciò che si è davvero, quando sembra che per gli altri sia quello a fare la differenza.
Allo stesso tempo, ciò che racconta dice molto anche della cura, della determinazione e della sensibilità con cui ha cercato di affrontare le difficoltà.
In mezzo a tutto questo impegno, quanto spazio ha potuto dare finora a ciò che la fa sentire davvero bene con sé stesso, al di là dello sguardo degli altri?
un caro saluto, AM
Allo stesso tempo, ciò che racconta dice molto anche della cura, della determinazione e della sensibilità con cui ha cercato di affrontare le difficoltà.
In mezzo a tutto questo impegno, quanto spazio ha potuto dare finora a ciò che la fa sentire davvero bene con sé stesso, al di là dello sguardo degli altri?
un caro saluto, AM
Ciao!
l'aspetto fisico è in questo momento e in questa società sicuramente un aspetto importante ma non fondamentale, non tutti sono belli ,alti e palestrati per fortuna ,ci sono persone (uomini e donne) che si magari si curano, ma sono interessanti anche per altri aspetti ..quindi quello che mi sento di dirti è di accettare amorevolmente il tuo aspetto (che da quello che leggo non è male) e lavorare più sull'autostima che invece non mi sembra molto alta.
Ricordi il detto..:"non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace"?....tu quanto ti piaci innanzitutto?!.....parti da qui..
Buona riflessione, se vuoi resto disponibile per altre domande o curiosità.
Cordialmente
Dr.Jasmine Scioscia
l'aspetto fisico è in questo momento e in questa società sicuramente un aspetto importante ma non fondamentale, non tutti sono belli ,alti e palestrati per fortuna ,ci sono persone (uomini e donne) che si magari si curano, ma sono interessanti anche per altri aspetti ..quindi quello che mi sento di dirti è di accettare amorevolmente il tuo aspetto (che da quello che leggo non è male) e lavorare più sull'autostima che invece non mi sembra molto alta.
Ricordi il detto..:"non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace"?....tu quanto ti piaci innanzitutto?!.....parti da qui..
Buona riflessione, se vuoi resto disponibile per altre domande o curiosità.
Cordialmente
Dr.Jasmine Scioscia
Buongiorno, dal suo scritto è chiaro che la presenza fisica è molto importante anche per lei. Mi chiedo quanto anche lei sia disponibile ad avvicinare donne non propriamente modelle. Ognuno ha i propri gusti, l'idealizzazione della bellezza proposta TV e copertine si può rivelare una vera gabbia anche negli occhi di chi guarda non solo nell'animo di chi è guardato.
Mi sento di aggiungere che, a ben pensare non si sposano o più in generale non si accoppiano solo i "belli". Ci rifletta. Un caro saluto
Mi sento di aggiungere che, a ben pensare non si sposano o più in generale non si accoppiano solo i "belli". Ci rifletta. Un caro saluto
L'aspetto fisico non ha nessun rapporto con la nostra felicità, con la nostra soddisfazione sessuale o con la qualità delle relazioni che costruiamo con gli uomini o con le donne. Le relazioni si fondano su qualità quali sensibilità, empatia, simpatia, capacità d'ascolto, profondità dei sentimenti, altruismo. Lei si focalizza troppo sul suo aspetto trascurando altre parti di sé. Fa di sé un oggetto, un involucro invece che una persona. Si misura col centimetro e basta. E di questo gli altri, prima o poi, se ne accorgono. La questione non è perché lei non ha rapporti con l'altro sesso ma perché si offende in questo modo. Chi la trattava così in passato?
Salve mi dispiace che lei abbia una visuale di sè stesso così negativa. E' vero che siamo una società basata sull'aspetto esteriore e sull'estetica, chissà quante qualità belle e positivi che lei possiede, ma non le percepisce. Secondo lei solo i belli perfetti muscolosi possono piacere? Io non credo, cmq incominci ad eseguire delle sedute di psicoterapie, che la potrebbero aiutare a guardarsi dentro e prendere coscienza delle sue qualità. Molte volte i ragazzi molto belli perfetti esternamente potrebbero essere molto vuoti e superficiali. Ci pensi, un pò, più di fiducia in sè stesso. La saluto, dott. Eugenia Cardilli.
Caro Amico,
non è solo a vivere questa condizione: migliaia di giovani uomini (e sottovaluto il loro numero!) è in difficoltà e fatica a trovare una relazione significativa con l'altro sesso. Vorrei incoraggiarla subito: ho avuto ed ho tuttora pazienti magrissimi con la stessa difficoltà a mettere peso, che vivono in relazioni soddisfacenti, e pazienti normopeso e di aspetto normale e piacevole rimasti forzatamente single.
Il punto è che di fronte a questa condizione diamo spontaneamente la colpa a situazioni del tutto accidentali: il peso, il corpo, i soldi, o peggio le "perfide e superficiali" donne.
La realtà è che non ci sono risposte semplici, ma tanti fattori che formano il caso individuale e irripetibile.
Lei è molto coraggioso a parlarne. E le direi ovviamente di iniziare una terapia che sia più una consulenza: ha bisogno di chiarire le sue difficoltà e ragionare su come aprirsi alla conoscenza e valorizzarsi.
Con i migliori auguri,
dr. Ventura
non è solo a vivere questa condizione: migliaia di giovani uomini (e sottovaluto il loro numero!) è in difficoltà e fatica a trovare una relazione significativa con l'altro sesso. Vorrei incoraggiarla subito: ho avuto ed ho tuttora pazienti magrissimi con la stessa difficoltà a mettere peso, che vivono in relazioni soddisfacenti, e pazienti normopeso e di aspetto normale e piacevole rimasti forzatamente single.
Il punto è che di fronte a questa condizione diamo spontaneamente la colpa a situazioni del tutto accidentali: il peso, il corpo, i soldi, o peggio le "perfide e superficiali" donne.
La realtà è che non ci sono risposte semplici, ma tanti fattori che formano il caso individuale e irripetibile.
Lei è molto coraggioso a parlarne. E le direi ovviamente di iniziare una terapia che sia più una consulenza: ha bisogno di chiarire le sue difficoltà e ragionare su come aprirsi alla conoscenza e valorizzarsi.
Con i migliori auguri,
dr. Ventura
Gent. Utente, quel che emerge a mio avviso è una sua insoddisfazione rispetto le relazioni che sta cercando di creare. La sua osservazione della realtà che la circonda può esser vera e quindi per lei frustrante. Credo che quel che sia più importante per lei è trovare le sue specifiche soluzioni a tutto questo, per star meglio lei e vivere la sua vita con più serenità. In linea di massima non possiamo evitare eventi o situazioni spiacevoli nella vita ma quel che è importante è saper ricercare le ns. risorse e risposte per stare comunque sufficientemente bene. Cordiali saluti. Dott.ssa Alessandra Domigno
Gentilissimo, ha certamente ragione quando dice che una vita senza relazioni con l'altro sesso sarebbe povera e sterile. Ma lei pensa di non essere abbastanza, di non essere all'altezza per questo. Occorre domandarsi, con l'ausilio di uno specialista, perché. E credo che potrebbe fare luce su molte tematiche e questioni che darebbero una svolta alla sua vita. E' alto 174 cm, dunque la sua è una statura medio-alta, ma crede di essere basso, si sente "basso". Dice che la sua intelligenza è stata apprezzata (anche da donne, credo), ma questo non sarebbe stato sufficiente a fare colpo su di esse e andare oltre l'amicizia. Ha sofferto di acne da ragazzo, benché oggi - lei dice - non ne siano rimasti segni particolarmente evidenti; tuttavia quest'acne giovanile, o meglio il ricordo di essa, continua a tormentarla, come un fantasma che si riaffacci dal suo passato adolescenziale. Insomma, si direbbe che oggettivamente non ci siano evidenti tare e criticità che potrebbero limitarla nei suoi rapporti con l'altro sesso. Eppure lei soggettivamente, nel suo intimo, si sente fuori combattimento, costantemente relegato in friend-zone, più brutto degli altri, cui invece arriderebbe il successo con le ragazze, ecc. Occorre dunque lavorare su questi convincimenti autosvalutanti, che inconsciamente e certo involontariamente lei continua ad alimentare in qualche modo. Dice che la sua cerchia di relazioni non è vasta. E perché non prova ad ampliarla? Cosa le impedisce di fare nuove conoscenze? Probabilmente si annidano qui remore di natura personale, che sarebbe bene esplorare psicologicamente. Dice poi di avere i suoi “gusti” in tema di ragazze, lasciando intendere – credo – che è un tipo forse “difficile”. E anche qui affiora forse una limitazione autoimposta, che andrebbe esaminata insieme a uno psicologo o psicoterapeuta. Mi auguro che questa mia risposta sia per lei stimolo e sprone a iniziare un viaggio dentro se stesso… Buona fortuna, Antonio Di Mauro, psicologo e psicoterapeuta a Milano e online
Gentile Utente,
Quello che scrivi tocca corde molto profonde, perché parli di un dolore che non è solo “estetico”, ma identitario e relazionale: il sentirti fuori posto, confrontato con modelli di bellezza e prestanza che la società sembra imporre come requisito per meritare amore o intimità. È comprensibile che, guardandoti intorno, tu abbia la sensazione che conti “troppo” — perché la tua esperienza concreta ti rimanda esclusioni, confronti sfavorevoli e fatiche che sembrano non essere ripagate.
Dal punto di vista psicoanalitico interpersonale, ciò che ferisce non è solo il corpo in sé, ma lo sguardo che hai interiorizzato: lo sguardo critico, svalutante, quello che ti fa sentire sempre “un gradino sotto”. Questo sguardo esterno diventa poi interno, e finisce per strutturare il modo in cui ti percepisci e ti proponi agli altri. Così, la palestra che non dà risultati, la pelle che porta segni, l’altezza “non abbastanza” diventano simboli di una sensazione più ampia: “non valgo quanto gli altri”.
Eppure, quello che dici alla fine — la tua intelligenza, la capacità di creare relazioni di amicizia, la sensibilità con cui analizzi la tua esperienza — sono risorse che non spariscono, anzi: rappresentano proprio quei punti da cui un lavoro terapeutico può partire. Perché non si tratta di negare l’importanza dell’attrazione fisica (che esiste, certo), ma di sciogliere quel nodo interiore che ti fa vivere il confronto come una condanna, impedendoti di mostrare la parte di te che può creare legami autentici.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a trasformare questa sensazione di “difetto” in qualcosa di diverso: comprendere da dove nasce, come si è costruita nel tempo, e come puoi iniziare a guardarti e a proporti non più come “quello che manca” ma come un soggetto intero, che porta sì un corpo, con i suoi limiti, ma anche un desiderio, un modo unico di entrare in relazione, una capacità di vicinanza che va oltre l’aspetto fisico.
Se vuoi, possiamo parlarne in un incontro: non tanto per cercare soluzioni immediate, ma per cominciare a esplorare insieme questo vissuto e vedere come possa trasformarsi in una base nuova per le tue relazioni.
un cortese saluto
GJ
Quello che scrivi tocca corde molto profonde, perché parli di un dolore che non è solo “estetico”, ma identitario e relazionale: il sentirti fuori posto, confrontato con modelli di bellezza e prestanza che la società sembra imporre come requisito per meritare amore o intimità. È comprensibile che, guardandoti intorno, tu abbia la sensazione che conti “troppo” — perché la tua esperienza concreta ti rimanda esclusioni, confronti sfavorevoli e fatiche che sembrano non essere ripagate.
Dal punto di vista psicoanalitico interpersonale, ciò che ferisce non è solo il corpo in sé, ma lo sguardo che hai interiorizzato: lo sguardo critico, svalutante, quello che ti fa sentire sempre “un gradino sotto”. Questo sguardo esterno diventa poi interno, e finisce per strutturare il modo in cui ti percepisci e ti proponi agli altri. Così, la palestra che non dà risultati, la pelle che porta segni, l’altezza “non abbastanza” diventano simboli di una sensazione più ampia: “non valgo quanto gli altri”.
Eppure, quello che dici alla fine — la tua intelligenza, la capacità di creare relazioni di amicizia, la sensibilità con cui analizzi la tua esperienza — sono risorse che non spariscono, anzi: rappresentano proprio quei punti da cui un lavoro terapeutico può partire. Perché non si tratta di negare l’importanza dell’attrazione fisica (che esiste, certo), ma di sciogliere quel nodo interiore che ti fa vivere il confronto come una condanna, impedendoti di mostrare la parte di te che può creare legami autentici.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarti a trasformare questa sensazione di “difetto” in qualcosa di diverso: comprendere da dove nasce, come si è costruita nel tempo, e come puoi iniziare a guardarti e a proporti non più come “quello che manca” ma come un soggetto intero, che porta sì un corpo, con i suoi limiti, ma anche un desiderio, un modo unico di entrare in relazione, una capacità di vicinanza che va oltre l’aspetto fisico.
Se vuoi, possiamo parlarne in un incontro: non tanto per cercare soluzioni immediate, ma per cominciare a esplorare insieme questo vissuto e vedere come possa trasformarsi in una base nuova per le tue relazioni.
un cortese saluto
GJ
Buongiorno, comprendo la sua fatica e la sua frustrazione. In effetti la prestanza è ciò che appare immediatamente alla vista. Ma forse ripeto cose già sentite nel dirle che non è molte volte decisiva. E' importante e decisivo sentire che desideriamo e soprattutto siamo in grado di avere una relazione e quindi in un certo senso interrogarci sulla nostra autostima, che può svincolarsi dall'aspetto fisico. E' anche importante approfondire con le donne che si dimostrano disponibili a comunicare con lei, e anche nella conoscenza dell'altra andare oltre le impressioni (anche fisiche) del primo momento. Se ha bisogno di un confronto psicologico sono disponibile anche online. Buona serata!
Se è già ben dotato perché andare in palestra per guadagnare faticosamente forma e poi perderla repentinamente? Le dico questo in quanto sembra riassumere quanto esprimono le sue parole. Una buona predisposizione destinata al disastro. Finché si concentrerà sul "disastro", finché non sarà pronto a considerare il SUO progetto affettivo e relazionale, nessuna valida dotazione o buona predisposizione (cose che lei ha e entro certi limiti riconosce di avere) potranno bastare. Al quel punto avrà esattamente ragione nel riconoscere il "disastro". Cosa le impedisce di considerare oltre? Forse nelle rovine di questo disastro sono celate le chiavi della sua bellezza interiore. Dovrà riconoscerla, prima o poi, se desidera poterla mostrare a qualcun altro. La relazione con un terapeuta serve anche, forse principalmente, a questo.
Si guardi dentro! Sono certo che sarà in grado di trovarci la bellezza che cerca.
Si guardi dentro! Sono certo che sarà in grado di trovarci la bellezza che cerca.
Buongiorno,
il tema della accettazione di sé e della autostima risulta esser assai complesso per poter esser affrontato all'interno di poche righe. Valuti la possibilità di parlarne all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle, la aiuterà con il tempo a trovare le risposte che cerca.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
il tema della accettazione di sé e della autostima risulta esser assai complesso per poter esser affrontato all'interno di poche righe. Valuti la possibilità di parlarne all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle, la aiuterà con il tempo a trovare le risposte che cerca.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
La tua riflessione tocca un tema molto sentito: quanto il peso dell’aspetto fisico possa incidere sulle relazioni e sulla percezione di sé. È vero che la nostra società tende a valorizzare molto la bellezza esteriore, spesso legandola al successo, all’attrattiva e alla possibilità di instaurare rapporti sentimentali. Questo può diventare fonte di sofferenza per chi non si sente “all’altezza” degli standard dominanti.
Allo stesso tempo, è importante ricordare che le relazioni autentiche non si costruiscono soltanto sull’aspetto esteriore, ma su elementi molto più profondi: la capacità di entrare in connessione, la fiducia, la complicità, la condivisione di valori ed esperienze. L’intelligenza, la sensibilità, l’ironia e la capacità di ascolto sono qualità che nel tempo hanno un peso molto più forte della pura prestanza fisica.
La difficoltà che descrivi, e il senso di frustrazione legato ai tuoi tentativi e alle tue esperienze, meritano attenzione e rispetto. È comprensibile sentirsi scoraggiati se i risultati non sono quelli sperati, ma spesso la chiave sta nel lavorare anche sull’autostima, sulla percezione del proprio valore e sull’immagine che si ha di sé, al di là dei confronti con gli altri.
Per approfondire meglio queste dinamiche e trovare nuove prospettive, è consigliato rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Allo stesso tempo, è importante ricordare che le relazioni autentiche non si costruiscono soltanto sull’aspetto esteriore, ma su elementi molto più profondi: la capacità di entrare in connessione, la fiducia, la complicità, la condivisione di valori ed esperienze. L’intelligenza, la sensibilità, l’ironia e la capacità di ascolto sono qualità che nel tempo hanno un peso molto più forte della pura prestanza fisica.
La difficoltà che descrivi, e il senso di frustrazione legato ai tuoi tentativi e alle tue esperienze, meritano attenzione e rispetto. È comprensibile sentirsi scoraggiati se i risultati non sono quelli sperati, ma spesso la chiave sta nel lavorare anche sull’autostima, sulla percezione del proprio valore e sull’immagine che si ha di sé, al di là dei confronti con gli altri.
Per approfondire meglio queste dinamiche e trovare nuove prospettive, è consigliato rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi – Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, penso che possa esserle utile un percorso psicoterapeutico che lavori sulle dinamiche relazionali con se stesso e con l'altro sesso. A volte questo basta ad apparire diversi e a stabilire modalità di rapporto differenti con gli altri.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
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