Mi sento molto arrabbiata e volevo capire come dovrei procedere in maniera saggia per il bene mio, q
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Mi sento molto arrabbiata e volevo capire come dovrei procedere in maniera saggia per il bene mio, quello del mio psicologo, il mio medico e mia madre. Ho 27 anni e sono in terapia da 1 un anno con uno psicologo breve strategico che non condivide diagnostiche per ''non etichettare''. Oggi, dopo profonde meditazioni dopo uno spaventoso attacco di panico, ho scoperto che con molta probabilità soffro depressione e che mia madre e il mio medico lo sanno e credo anche il mio psicologo che, non so per quale ragione, non mi manda da uno psicoterapeuta o da qualcuno di più esperto. Mi sento una cavia e un oggetto di studio appassionato. Spiego brevemente per quali ragioni scrivo ciò: a 11 anni sentivo di respirare male, lo dicevo a mia madre che mi portava a fare le visite, non vedevano nulla ma io continuavo a respirare male e in modo affannoso. A 16 mi ritrovai con la faccia gonfia per forte tristezza dovuta al fatto che mi ero innamorata di un ragazzo, andammo dal medico e lì il medico mi diede degli antidepressivi (e probabilmente delle impegnative per questo problema che son state omesse da mia madre). Io li prendevo ma mia madre mi disse di non prenderli perchè, essendo cristiani, non abbiamo bisogno di questi medicinali e rifiutava di credere che a causa della ''tristezza'' bisognasse prendere dei medicinali. Allora ho smesso ed ho vissuto tutta la mia vita fino ad oggi senza aver stretto profonde relazioni, sempre triste (letteralmente, ho sempre vissuto e vivo tutt'ora nella tristezza..sempre) e vivendo per piacere a lei, distruggendo il mio corpo (nel senso che ho dato tutta me stessa per aiutarla a lavoro, in casa, nell'associazione...sono sempre stata il suo braccio destro, sono la classica brava ragazza con buona condotta, laureata a massimi voti e con un eccellente percorso accademico in qualcosa che amo, ma oggi ho ripercussioni fisiche come ernie e dolori cronici), fino al punto che ho preso un nuovo lavoro e mi sono innamorata 3 anni fa (senza fidanzarmi) e ho ricominciato ad avere sintomi ansiosi, tristezza che perdurano fino ad oggi. Al mio psicologo gli avevo detto che sentivo di essere pesante per lui come paziente, ma lui smentiva, gli dicevo di dirmi cosa ho e perchè ho bisogno di prendere antidolorifici quando sale l'ansia (mi gira la testa, mi vien da svenire, insonnia che perdura da mesi, ansia costante che peggiora con pensieri di morte), ma lui mi risponde con un ''non ti serve a niente saperlo''. Gli ho già detto che ho già pensato di essere depressa ma non affronta mai l'argomento e le volte che mi sento più sciolta con lui mi ricorda che siamo in una relazione terapeutica quando però mi dice sempre che non ci son problemi a cercare benessere con le sedute. Ho abbandonato un corso costoso a causa di questi sintomi ansiosi che mi portavano addirittura a vedere doppio durante l'esposizione a lezione. Soffrivo troppo e in modo strano, ma davvero troppo doloroso (lo dissi al medico ma mi prese in giro, ma quando gli dissi che anche la mia famiglia è al corrente, mi diede immediatamente l'impegnativa). E' come se lo psicologo avesse dei timori, che esplicito ironicamente (''tranquillo, non ti stresso'',''scusami se continuo a parlare, ora finisco'') e mi sembra di doverlo rassicurare.. ma il paziente sono io. Per questo vorrei concludere con lui, anche se oggi ho gli occhi aperti sul perchè delle mie ansie, sul perchè mi sentivo felice solo ed esclusivamente se mia mamma lo era, e trovare qualcuno che abbia davvero le capacità di sostenermi e curarmi. Per quanto riguarda mia madre è letteralmente cieca alle mie sofferenze a tal punto da pensare che nasconda una seconda vita nonostante il fatto che, oltre a sacrificarmi per lei, ho portato a casa ottimi risultati ed una reputazione impeccabile di cui si vanta davanti agli alla gente.. non ho mai sofferto così tanto. L'unica cosa positiva è che ho raggiunto degli obbiettivi materiali, una buona reputazione..ma sto morendo dentro e non voglio più vivere con questa tristezza.. vorrei anch'io provare a dire ''mi sento felice''.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
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Gentilissima ragazza,
mi dispiace molto per quello che sta passando. Non mi sento di commentare la situazione con il suo psicologo (ma credo sia anche psicoterapeuta se fa con lui una terapia) perchè non so esattamente come stiano le cose, mi sento però di dirle che sia giusto parlarne con lui perchè la fiducia deve essere alla base del rapporto terapeutico e che non si sentisse compresa e capita può sempre rivolgersi a qualcun'altro. Sicuramente i suoi sintomi ansiosi non sono da sottovalutare così come il suo importante malessere. Se anche dal suo medico di famiglia non sente di essere capita cambi anche quello. E' una ragazza in gamba, ha raggiunto molti traguardi, ha bisogno forse di essere aiutata a trovare anche una indipendenza emotiva rispetto alle figure di riferimento per poter vivere la sua vita come più desidera e nel modo in cui la fa stare bene.
Un grosso augurio
Dott.sa Elena Saporiti
mi dispiace molto per quello che sta passando. Non mi sento di commentare la situazione con il suo psicologo (ma credo sia anche psicoterapeuta se fa con lui una terapia) perchè non so esattamente come stiano le cose, mi sento però di dirle che sia giusto parlarne con lui perchè la fiducia deve essere alla base del rapporto terapeutico e che non si sentisse compresa e capita può sempre rivolgersi a qualcun'altro. Sicuramente i suoi sintomi ansiosi non sono da sottovalutare così come il suo importante malessere. Se anche dal suo medico di famiglia non sente di essere capita cambi anche quello. E' una ragazza in gamba, ha raggiunto molti traguardi, ha bisogno forse di essere aiutata a trovare anche una indipendenza emotiva rispetto alle figure di riferimento per poter vivere la sua vita come più desidera e nel modo in cui la fa stare bene.
Un grosso augurio
Dott.sa Elena Saporiti
Mi sembra che tu stia attraversando un periodo davvero difficile e doloroso, con una sofferenza che si protrae da anni e che sembra non essere ascoltata in modo adeguato dalle persone che ti circondano. Le tue parole riflettono un malessere profondo e una legittima confusione riguardo al percorso terapeutico che stai seguendo.
Per quanto riguarda la tua situazione, è importante riconoscere che la sofferenza psicologica che stai vivendo potrebbe effettivamente essere un segno di depressione, ma solo un professionista esperto può fare una valutazione accurata della tua condizione e indirizzarti verso il trattamento più adatto. Non deve essere un percorso solitario, e meritati il supporto di chi può offrire un aiuto più mirato, in particolare un professionista che possa affrontare il tuo malessere in modo profondo e competente.
Il fatto che tu non ti senta ascoltata dal tuo psicologo e che tu abbia la sensazione di essere solo un "oggetto di studio" è un segnale importante da considerare, e forse è il momento di valutare un cambiamento di approccio terapeutico. potresti anche cercare un altro professionista che ti faccia sentire più compresa e supportata.
Le difficoltà che hai affrontato, come il rapporto con tua madre e la sensazione di non poter vivere per te stessa, sono segni di un forte disagio emotivo che richiede una riflessione profonda e un intervento esperto. Il tuo benessere deve essere al centro del tuo percorso di cura.
Ti consiglio di rivolgerti ad uno specialista che possa aiutarti a comprendere meglio la tua situazione e a fornirti gli strumenti per affrontarla. Sarà importante lavorare insieme su queste difficoltà per liberarti dalla tristezza che ti accompagna da troppo tempo.
Rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto può essere un passo fondamentale per la tua guarigione.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Per quanto riguarda la tua situazione, è importante riconoscere che la sofferenza psicologica che stai vivendo potrebbe effettivamente essere un segno di depressione, ma solo un professionista esperto può fare una valutazione accurata della tua condizione e indirizzarti verso il trattamento più adatto. Non deve essere un percorso solitario, e meritati il supporto di chi può offrire un aiuto più mirato, in particolare un professionista che possa affrontare il tuo malessere in modo profondo e competente.
Il fatto che tu non ti senta ascoltata dal tuo psicologo e che tu abbia la sensazione di essere solo un "oggetto di studio" è un segnale importante da considerare, e forse è il momento di valutare un cambiamento di approccio terapeutico. potresti anche cercare un altro professionista che ti faccia sentire più compresa e supportata.
Le difficoltà che hai affrontato, come il rapporto con tua madre e la sensazione di non poter vivere per te stessa, sono segni di un forte disagio emotivo che richiede una riflessione profonda e un intervento esperto. Il tuo benessere deve essere al centro del tuo percorso di cura.
Ti consiglio di rivolgerti ad uno specialista che possa aiutarti a comprendere meglio la tua situazione e a fornirti gli strumenti per affrontarla. Sarà importante lavorare insieme su queste difficoltà per liberarti dalla tristezza che ti accompagna da troppo tempo.
Rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto può essere un passo fondamentale per la tua guarigione.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Se sentin che non ti aiuta devi cambiare psicoterapeuta. ovviamente sei infelice visto che non riesci ad instaurare delle vere e profonde relazioni con nessuno : tu devi lavorare su te stessa per capire che sei un altra persona rispetto a tua madre, che non sei tenuta a compiacerla, ma a volerle bene il che non è la stessa cosa. Una volta uscita dalla simbiosi con tua madre, devi cominciare a lavorare con le tue difficoltà ad instaurare relazioni profonde . E a cercare in profondità il tuo vero Sè. una Volta fatte queste cose comincerai a sentirti viva. Forza!
Buongiorno, la sua storia si snoda come un sentiero segnato da una sofferenza che l'accompagna da tempo, un peso che si manifesta sia nel corpo che nella mente. Si percepisce forte il suo desiderio di dare un nome a questo disagio, di trovare una cura che le permetta di stare meglio. La sensazione di non essere ascoltata, di non vedere riconosciuto il suo dolore, è un filo conduttore del suo racconto, sia nei rapporti familiari che con i professionisti che l'hanno seguita. Il rapporto con sua madre, in particolare, sembra aver lasciato un'impronta profonda, influenzando le sue scelte e la sua immagine di sé. La difficoltà a comunicare il suo malessere, unita alla mancanza di una diagnosi chiara, genera un senso di impotenza e frustrazione. È comprensibile la sua ricerca di risposte, il bisogno di capire cosa le sta succedendo e di trovare un supporto che la aiuti davvero. La sua determinazione nel cercare una via d'uscita, nonostante le difficoltà, è un segno di grande forza.
Tuttavia, prima di intraprendere un cambiamento, le suggerisco di considerare un passo importante: parlare apertamente con il suo attuale psicologo. Esprima i suoi dubbi, le sue preoccupazioni, la sensazione di non essere compresa appieno. Chieda chiarezza sulla sua diagnosi e sul percorso terapeutico intrapreso. Anche cambiando professionista, infatti, potrebbe ritrovarsi a fare i conti con dinamiche simili, con la difficoltà di esprimere i propri bisogni e di sentirsi pienamente ascoltata. Affrontare queste questioni con il suo attuale psicologo potrebbe rivelarsi un'opportunità preziosa per comprendere meglio se stessa e le sue dinamiche relazionali, oltre che per ottenere le risposte che cerca.
Un saluto
Dr. Luca Bacchiega
Tuttavia, prima di intraprendere un cambiamento, le suggerisco di considerare un passo importante: parlare apertamente con il suo attuale psicologo. Esprima i suoi dubbi, le sue preoccupazioni, la sensazione di non essere compresa appieno. Chieda chiarezza sulla sua diagnosi e sul percorso terapeutico intrapreso. Anche cambiando professionista, infatti, potrebbe ritrovarsi a fare i conti con dinamiche simili, con la difficoltà di esprimere i propri bisogni e di sentirsi pienamente ascoltata. Affrontare queste questioni con il suo attuale psicologo potrebbe rivelarsi un'opportunità preziosa per comprendere meglio se stessa e le sue dinamiche relazionali, oltre che per ottenere le risposte che cerca.
Un saluto
Dr. Luca Bacchiega
Salve,
Tutti noi abbiamo il diritto di essere felici e quindi non si stanchi a cercarla, la sua però non quella di sua madre, del medico e ..., aver raggiunto delle ottime competenze cognitive deve spronarsi a trovare un equilibrio emotivo e sentire dentro di sé contentezza e non tristezza.
Tutti noi abbiamo il diritto di essere felici e quindi non si stanchi a cercarla, la sua però non quella di sua madre, del medico e ..., aver raggiunto delle ottime competenze cognitive deve spronarsi a trovare un equilibrio emotivo e sentire dentro di sé contentezza e non tristezza.
Dalle sue parole sembra attraversare un momento davvero particolare che meriterebbe di essere condiviso. I suoi vissuti, così importanti e delicati, necessiterebbero di essere ascoltati e approfonditi in un contesto terapeutico, certamente un percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza e ad affrontare questo momento. La psicoterapia è prima di tutto un viaggio, un'esplorazione di noi stessi con la compagnia di qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare che può aiutarci a conoscerci meglio, a sondare parti di noi emozioni, pensieri, prospettive ancora sconosciuti che è arrivato il momento di incontrare. Le suggerisco di valutare l'inizio di un percorso di terapia con la compagnia di qualcuno che si sintonizzi al meglio con le sue necessità e aspettative, in caso mi trova disponibile ad riceverla (attraverso la video-consulenza online) e, se mi permette, la invito con piacere a ritagliarsi qualche minuto per leggere la mia descrizione presente su questa piattaforma e farsi una prima idea di me del mio approccio; se la lettura le piacerà e se la motiverà a mettersi in gioco (scegliere di affrontare il nostro dolore è una scelta molto coraggiosa e una scommessa su noi stessi!), mi troverà felice di accoglierla. Resto a sua disposizione e, se vuole, la aspetto.
Un gentile saluto
Un gentile saluto
Salve, comprendo la sua sofferenza e la ringrazio per averla condivisa. Probabilmente il collega ha una ragione per non comunicare la sua diagnosi oppure il suo approccio non prende in considerazione la comunicazione della diagnosi come centrale nel processo di cura e supporto. Rifletterei su anche come mai per lei è così importante averla. Comprendo non sia facile capire quale sia la strada giusta però ha 27 anni e può scegliere che cosa pensa sia meglio per lei, fare la brava spesso può avere un grandissimo costo. Spero di esserle stata d aiuto. Un caro saluto
I veri sacrifici li fanno solo i santi, che non si aspettano nulla in cambio.
Noi, comuni mortali, ci aspettiamo sempre qualcosa in cambio, e quando le nostre aspettative vengono deluse, ci deprimiamo, e la nostra vita diventa triste.
Se continua a sacrificarsi la sua situazione migliorerà o peggiorerà?
Le resta un'unico ultimo sacrificio, sacrificare di sacrificarsi.
Un caro saluto
Noi, comuni mortali, ci aspettiamo sempre qualcosa in cambio, e quando le nostre aspettative vengono deluse, ci deprimiamo, e la nostra vita diventa triste.
Se continua a sacrificarsi la sua situazione migliorerà o peggiorerà?
Le resta un'unico ultimo sacrificio, sacrificare di sacrificarsi.
Un caro saluto
Buongiorno,
in genere per i disturbi d'ansia è fondamentale un approccio di tipo integrato. La farmacoterapia, e la psicoterapia devono camminare di pari passo. Entrambe le cose, possono nel tempo migliorare la qualità della vita del paziente. La chiave del cambiamento sta tutta li. Consulti quanto prima uno psicoterapeuta sistemico-relazionale, non strategico, ed inizi un percorso di psicoterapia, al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine. Per quanto concerne i farmaci la invito a consultare uno psichiatra, figura che sulla base della sintomatologia descritta potrà somministrarle adeguato piano terapeutico Cordiali saluti. Dott Diego Ferrara
in genere per i disturbi d'ansia è fondamentale un approccio di tipo integrato. La farmacoterapia, e la psicoterapia devono camminare di pari passo. Entrambe le cose, possono nel tempo migliorare la qualità della vita del paziente. La chiave del cambiamento sta tutta li. Consulti quanto prima uno psicoterapeuta sistemico-relazionale, non strategico, ed inizi un percorso di psicoterapia, al fine di poter guardare ad un benessere più a lungo termine. Per quanto concerne i farmaci la invito a consultare uno psichiatra, figura che sulla base della sintomatologia descritta potrà somministrarle adeguato piano terapeutico Cordiali saluti. Dott Diego Ferrara
Buongiorno, le consiglio di prendere delle contromisure rispetto alle criticità che descrive, passando dalla passività all'attività e sfruttando ciò come un momento terapeutico. Non mi è chiaro come mai abbia iniziato un percorso da uno psicologo che non è psicoterapeuta ma quello che deve capire è che al di là dei punti di vista e consigli che riceve è lei a dover decidere e a prendere in mano la situazione. Se lo psicologo con cui si confida non la soddisfa cerchi un terapeuta più esperto. Immagino che in questo momento possa anche trarre beneficio da un supporto farmacologico temporaneo. Lei sta continuando a soffrire senza motivo preciso, semplicemente perchè quello che sta facendo non la sta aiutando a migliorare, inoltre riproduce con il terapeuta la dinamica che ha con sua madre, e cioè che è abituata a non trovare riscontro negli altri rispetto ai suoi bisogni. Potrebbe già vivere molto meglio di così, con meno disagio e sofferenza, e nel frattempo lavorare sui suoi schemi disfunzionali.
Gentilissima, accolgo con sincero rispetto la sua rabbia e il dolore espresso, che costituiscono una legittima richiesta di ascolto e cambiamento. Lei ha vissuto per molto tempo nel tentativo di essere ciò che sua madre e gli altri desideravano, pagando un costo emotivo e fisico enorme. Credo sia arrivato il momento di ridefinire con serenità queste relazioni, liberandosi dalla necessità di rassicurare anche il suo terapeuta attuale. Una diagnosi chiara non è un'etichetta, ma un diritto che favorisce il percorso verso la felicità e il benessere. Valuti serenamente la possibilità di un nuovo terapeuta, magari integrando anche un supporto medico. Resto disponibile, anche online, se desidera parlarne ancora. Un caro saluto, Dott. Fabio di Guglielmo
"Procedere in maniera saggia, per il bene mio, quello del mio psicologo,il mio medico e mia madre..."Non ti preoccupi di troppe persone? Il medico e lo psicologo hanno scelto come professione di aiutare gli altri, e sanno come fare per occuparsi del proprio bene. Tu hai bisogno di pensare al tuo bene. Quanto a tua madre naturalmente provi affetto per lei, ma direi che hai già fatto molto ( troppo? ) per lei. Veniamo alle diagnosi.E' giusto guardarle con un po' di cautela, perchè le possiamo usare come etichette dietro a cui nasconderci ( "ho la depressione, quindi non posso fare questo e quest'altro..."). Ma una diagnosi può anche essere uno srumento per capire dove siamo e dove vogliamo andare. E' bene non mollare uno psicologo alla prima difficoltà che si prova con lui /lei, ma è anche vero che una persona non è obbligata a rimanere con lo specialista che ha scelto per sempre.Tra l'altro, mi colpisce che tu ti senta quasi in dovere di proteggere il tuo psicologo: non ne ha bisogno, è lui che ha scelto questo tipo di lavoro...Quando scrivi che senti il bisogno di trovare qualcuno che "abbia davvero la capacità disostenermi e curarmi", sento che la tua è l'espressione di un bisogno autentico.D'altrone dalla tua lettere si capisce che hai una buona capacità di leggerti dentroe di comprendere le motivazioni per cui ti comporti in un modo o nell'altro, e questa è un'ottima risorsa per arrivare alla fine a dire "mi sento felice".
Buongiorno! Attraverso le sue parole arrivano forte il dolore e la tristezza. Non è facile offrire un contributo, sia per i limiti dello strumento che per la relazione terapeutica esistente. Ci provo e farò del mio meglio. Ho avuto la sensazione che raccontasse della sua vita come immersa (forse fagocitata) dalle aspettative altrui. Come se non esistesse altro modo per essere riconosciuta, amata, accettata. Lei ha fatto ciò che poteva e che le ha permesso di sopravvivere, non si senta in colpa, non abbia vergogna, anzi sia orgogliosa per tutto quanto è riuscita a realizzare. È difficile se non impossibile fare un’esperienza di sé completa e genuina se siamo continuamente esposti a messaggi ambigui: “Ti amerò solo se sarai come io mi aspetto, se ti prenderai cura di me, se rimarrai con me, se metterai da parte te stessa, i tuoi desideri, i tuoi pensieri, le tue paure”. Ho la sensazione che si senta “designata” a farsi carico dell’altro, sacrificando aspetti di sé che chiedono di essere accolti, riconosciuti, accuditi, gratificati. L’ansia, la depressione, i sintomi come uniche espressioni possibili e accettabili del suo mondo interno, di qualcosa di profondo, genuino, doloroso attraverso cui offrire sé stessa, esprimersi, ribellarsi. Ma ne ricava, ora come allora, una sensazione di cecità, di disinteresse, di pesantezza (una paziente/figlia lamentosa, ingrata, non meritevole). Ogni suo movimento di cura, di indipendenza, di separazione produce sempre la stessa risposta (interna ed esterna): “Non ti serve… solo io so di cosa hai bisogno”. Le sue poche righe hanno il sapore di un desiderio di un cambiamento. Ne ha diritto e se lo merita. Nel rispetto del* collega e della relazione terapeutica, non mi sento di andare oltre. Spero di essere stato di aiuto. In bocca al lupo.
Gentile utente, lei descrive una condizione articolata, caratterizzata principalmente da sintomi psicosomatici. Non posso dire nulla riguardo alle cause ma, in qualche modo sembrano essere legate alle esperienze relazionali dall'infanzia e comunque in relazione con la madre. Del padre però nemmeno una parola. Mi chiedo se non ha alcun ruolo riguardo alla sua condizione. In qualità di psicologo psicoterapeuta, mi sento di dirle questo, la sua condizione di particolare disagio va trattata da uno psicoterapeuta. Occorre uno specialista. Non basta la semplice formazione di psicologo. Potrebbe essere utile una una valutazione psichiatrica e comunque un sostegno farmacologico. I farmaci sono utili per affrontare la condizione di disagio. Quando termina la condizione di disagio la loro funzione termina e non è più necessario assumerli. Non vanno demonizzati così come non demonizziamo un antinfiammatorio o un antibiotico nel caso di un malattia.
Per quanto riguarda la diagnosi, di cui lei fa delle ipotesi mentre lo psicologo la invita a non interessarsi, le dico che condivido l'opinione che sono etichette e in quanto tali possono essere condizionanti ma se per lei è importante parlarne allora ne parli però, non è sapendo il nome della malattia che si cura ma affrontandola. Del resto non è sapendo se ho il femore rotto o la tibia ma mettendo il gesso. Questo per dire che occorre lavorare sul malessere, su quale sia l'origine e su cosa fare per aiutarla nella direzione di un benessere maggiore.
Le auguro il meglio.
Ricevo in studio e online
Per quanto riguarda la diagnosi, di cui lei fa delle ipotesi mentre lo psicologo la invita a non interessarsi, le dico che condivido l'opinione che sono etichette e in quanto tali possono essere condizionanti ma se per lei è importante parlarne allora ne parli però, non è sapendo il nome della malattia che si cura ma affrontandola. Del resto non è sapendo se ho il femore rotto o la tibia ma mettendo il gesso. Questo per dire che occorre lavorare sul malessere, su quale sia l'origine e su cosa fare per aiutarla nella direzione di un benessere maggiore.
Le auguro il meglio.
Ricevo in studio e online
Buona sera cara utente, la tua rabbia e frustrazione sono assolutamente comprensibili. Ti trovi in una situazione complessa in cui ti senti inascoltata e non compresa dalle persone che dovrebbero prendersi cura del tuo benessere. La relazione con il tuo psicoterapeuta dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla trasparenza, e hai diritto di ricevere cure adeguate e rispettose. Ti consiglio di cambiare psicologo e iniziare un percorso di psicoterapia dove tu possa sentirti a tuo agio, ascoltata e compresa. Hai il diritto di essere felice. Per qualsiasi informazione non esitare a contattarmi, sono disponibile anche per terapie online. Un caro saluto, dott.ssa Cristina Sinno.
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Mi dispiace che si trovi in questa situazione e che ha difficoltà nella gestione della sua ansia e della sua tristezza. Ha ragione ad essere arrabbiata per quello che vive, non deve essere semplice. Per quanto riguarda la sua relazione con il collega, sarebbe interessante capire quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati per il raggiungimento del suo benessere, un anno è un tempo abbastanza lungo per poter trarre beneficio dagli incontri; le consiglio di condividere con il suo psicologo come si sente in seduta. Non avere la diagnosi per non etichettare può andare bene basta conoscere il proprio funzionamento mentale e le strategie per gestire i momenti di difficoltà. Il farmaco può essere un supporto alla gestione del sintomo, ma non da solo risolutivo a lungo termine del malessere manifestato dalla persona. Inoltre, se lei sente di aver bisogno di un percorso diverso, ha tutto il diritto di rivolgersi altrove; gli orientamenti di psicoterapia sono molteplici e diversi. Mi dispiace molto per la sua tristezza ma, le emozioni ci comunicano sempre qualcosa, le consiglio di ascoltare la sua tristezza, viverla e le auguro di arrivare alla sua gestione per evitare di esserne sopraffatta; lo psicofarmaco può aiutarla contemporaneamente alla psicoterapia. Per il suo rapporto con sua mamma mi dispiace che lei si senta in questo modo di "vivere per piacere a lei" e di "aver distrutto il suo corpo"; provi a domandarsi se invece piace a se stessa. Sarebbe interessante indagare il suo rapporto di attaccamento con la sua mamma per cercare di dare significato al suo malessere attuale (cercare inoltre eventuali altre cause della sua insicurezza nel rapporto genitore-figlia per spiegarsi le sue relazioni interpersonali oggi). Complimenti per i suoi traguardi accademici e lavorativi. Le auguro di trovare la via giusta per risolvere le sue problematiche. Un saluto.
Gent.ma, se sente il desiderio di un secondo parere clinico rispetto alla situazione complessa che sta vivendo e per la quale ha cercato aiuto, provi a contattare uno specialista psicoterapeuta: durante la consultazione avrà modo di raccontare la sua esperienza, i tentativi di cura finora svolti, ciò che sente essere migliorato, il disagio che ancora sperimenta e ciò che desidera ottenere da un lavoro terapeutico. In questo modo, avrà occasione di condividere quanto finora ha fatto e valutare un'ulteriore proposta di cura. SG
Gentile utente,
innanzitutto desidero dirle che riconosco il suo dolore e accolgo con rispetto la sua condivisione. Ha espresso con grande lucidità e coraggio la complessità delle emozioni che sta vivendo, e questo è già un passo molto importante. La sofferenza che racconta, il senso di solitudine e incomprensione, il bisogno di essere vista nella sua interezza meritano ascolto e attenzione.
La sua storia parla di anni di sacrifici, di ricerca di approvazione, di un amore incondizionato per sua madre che l'ha portata a mettere da parte se stessa, i suoi desideri e il suo benessere. Questa dedizione, sebbene comprensibile, ha avuto un costo molto alto, manifestandosi oggi attraverso il dolore cronico, l'ansia, l'insonnia e quella tristezza persistente che l'accompagna da così tanto tempo.
Il fatto che lei abbia iniziato a riconoscere la possibilità di una depressione e il bisogno di un sostegno più adeguato è un segno di consapevolezza importante. È fondamentale che chi l'accompagna in questo percorso terapeutico sia in grado di offrirle una diagnosi chiara e un piano di trattamento adeguato, basato sulle sue reali necessità. Sapere cosa le sta accadendo non significa "etichettarla", ma darle strumenti per comprendere e affrontare il suo dolore.
Le suggerisco di considerare la possibilità di consultare uno psicoterapeuta con un approccio gestaltico, che potrebbe aiutarla a lavorare sul qui e ora, riconoscendo e integrando le sue emozioni, bisogni e vissuti. La terapia gestaltica pone grande attenzione alla consapevolezza e all'esperienza presente, facilitando un dialogo autentico tra le parti di sé e promuovendo un maggiore equilibrio interiore. Inoltre, valutare con uno psichiatra l'opportunità di un supporto farmacologico temporaneo potrebbe aiutarla a gestire i sintomi più invalidanti, come l'ansia acuta e l'insonnia.
Per quanto riguarda sua madre, è evidente quanto il suo ruolo abbia inciso sulla sua esperienza emotiva. È importante, ora, che lei possa iniziare a distinguere i bisogni di sua madre dai suoi, prendendosi lo spazio necessario per occuparsi di se stessa senza sensi di colpa. Questo non significa allontanarsi da lei, ma costruire un equilibrio che le permetta di esistere come individuo a pieno diritto.
So che non è facile, ma il suo desiderio di vivere senza questa tristezza merita di essere ascoltato. La incoraggio a fare quel passo di cui sente il bisogno: cercare uno specialista che la aiuti a dare un nome alla sua sofferenza e a costruire un percorso di cura adeguato.
Se vuole, mi rendo disponibile per un percorso insieme online.
Con tutta la mia vicinanza,
Dott.ssa Maria Elena Rossler
innanzitutto desidero dirle che riconosco il suo dolore e accolgo con rispetto la sua condivisione. Ha espresso con grande lucidità e coraggio la complessità delle emozioni che sta vivendo, e questo è già un passo molto importante. La sofferenza che racconta, il senso di solitudine e incomprensione, il bisogno di essere vista nella sua interezza meritano ascolto e attenzione.
La sua storia parla di anni di sacrifici, di ricerca di approvazione, di un amore incondizionato per sua madre che l'ha portata a mettere da parte se stessa, i suoi desideri e il suo benessere. Questa dedizione, sebbene comprensibile, ha avuto un costo molto alto, manifestandosi oggi attraverso il dolore cronico, l'ansia, l'insonnia e quella tristezza persistente che l'accompagna da così tanto tempo.
Il fatto che lei abbia iniziato a riconoscere la possibilità di una depressione e il bisogno di un sostegno più adeguato è un segno di consapevolezza importante. È fondamentale che chi l'accompagna in questo percorso terapeutico sia in grado di offrirle una diagnosi chiara e un piano di trattamento adeguato, basato sulle sue reali necessità. Sapere cosa le sta accadendo non significa "etichettarla", ma darle strumenti per comprendere e affrontare il suo dolore.
Le suggerisco di considerare la possibilità di consultare uno psicoterapeuta con un approccio gestaltico, che potrebbe aiutarla a lavorare sul qui e ora, riconoscendo e integrando le sue emozioni, bisogni e vissuti. La terapia gestaltica pone grande attenzione alla consapevolezza e all'esperienza presente, facilitando un dialogo autentico tra le parti di sé e promuovendo un maggiore equilibrio interiore. Inoltre, valutare con uno psichiatra l'opportunità di un supporto farmacologico temporaneo potrebbe aiutarla a gestire i sintomi più invalidanti, come l'ansia acuta e l'insonnia.
Per quanto riguarda sua madre, è evidente quanto il suo ruolo abbia inciso sulla sua esperienza emotiva. È importante, ora, che lei possa iniziare a distinguere i bisogni di sua madre dai suoi, prendendosi lo spazio necessario per occuparsi di se stessa senza sensi di colpa. Questo non significa allontanarsi da lei, ma costruire un equilibrio che le permetta di esistere come individuo a pieno diritto.
So che non è facile, ma il suo desiderio di vivere senza questa tristezza merita di essere ascoltato. La incoraggio a fare quel passo di cui sente il bisogno: cercare uno specialista che la aiuti a dare un nome alla sua sofferenza e a costruire un percorso di cura adeguato.
Se vuole, mi rendo disponibile per un percorso insieme online.
Con tutta la mia vicinanza,
Dott.ssa Maria Elena Rossler
È chiaro che stai vivendo un momento molto difficile e che senti il bisogno di un supporto che risponda pienamente alle tue esigenze. È comprensibile che tu voglia sentirti accolta, compresa e guidata in un percorso che ti aiuti a stare meglio. Se percepisci che l’approccio del tuo attuale terapeuta non è in linea con ciò di cui hai bisogno, parlane in primis con lui e sempre con lui (o autonomamente) potreste valutare un confronto con un altro professionista con diverso orientamento che possa offrirti un supporto più mirato e che ti aiuti a dare un senso ai tuoi vissuti.
Anche il fatto che il medico ti abbia dato un’impegnativa indica che ha riconosciuto il tuo malessere e che potrebbe esserci un percorso di cura adatto a te. Esplorare questa possibilità potrebbe essere un passo importante per trovare le risorse giuste e sentirti meglio.
Per quanto riguarda tua madre, è comprensibile che il suo punto di vista possa essere influenzato da credenze personali e dal vostro rapporto. Tuttavia, il tuo benessere è una priorità, e il percorso che scegli di intraprendere deve essere orientato a ciò che è meglio per te. Non devi convincere nessuno della validità delle tue emozioni: il tuo sentire è reale e merita ascolto e attenzione.
Prendersi cura di sé è un atto di rispetto verso se stessi. Hai già dimostrato grande forza nel porti queste domande e nel cercare risposte. Ora è importante che tu possa ricevere il giusto supporto per affrontare questo percorso con serenità e con le risorse adeguate.
Anche il fatto che il medico ti abbia dato un’impegnativa indica che ha riconosciuto il tuo malessere e che potrebbe esserci un percorso di cura adatto a te. Esplorare questa possibilità potrebbe essere un passo importante per trovare le risorse giuste e sentirti meglio.
Per quanto riguarda tua madre, è comprensibile che il suo punto di vista possa essere influenzato da credenze personali e dal vostro rapporto. Tuttavia, il tuo benessere è una priorità, e il percorso che scegli di intraprendere deve essere orientato a ciò che è meglio per te. Non devi convincere nessuno della validità delle tue emozioni: il tuo sentire è reale e merita ascolto e attenzione.
Prendersi cura di sé è un atto di rispetto verso se stessi. Hai già dimostrato grande forza nel porti queste domande e nel cercare risposte. Ora è importante che tu possa ricevere il giusto supporto per affrontare questo percorso con serenità e con le risorse adeguate.
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