Il figlio di una mia amica ormai 36enne ha ancora il vizio di toccare i capelli a sua mamma come fac
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Il figlio di una mia amica ormai 36enne ha ancora il vizio di toccare i capelli a sua mamma come faceva da piccolo. Le va alle spalle e glieli annusa oppure si strofina il codino della mamma sotto il naso come fosse uno spazzolino oppure glieli tocca anche in presenza di altre persone. Lei cerca di tergiversare perché i presenti non se ne accorgano. Eppure è un uomo realizzato sul lavoro...viaggia...conosce gente..parla lingue...bel ragazzo...ecc...L'unica cosa che non riesce ad avere una relazione duratura come vorrebbe perché lo lasciano. Sono da mettere in relazione le due cose? Questo suo bisogno e le ragazze che lo lasciano una dopo l'altra?
Gentile utente,
il comportamento che descrive può essere interpretato come un gesto affettivo rimasto ancorato a un’antica forma di conforto, simile a un rituale auto-calmante. Quando tali gesti persistono in età adulta, spesso rappresentano un modo inconsapevole di mantenere un legame molto stretto con la figura materna, legame che può rendere più complesso differenziarsi emotivamente e creare relazioni paritarie.
Non è raro che partner affettivi percepiscano questo tipo di dipendenza come una difficoltà a “lasciare andare” la famiglia d’origine o a costruire uno spazio intimo autonomo. In questo senso, il bisogno di contatto fisico con la madre e la difficoltà nelle relazioni sentimentali possono essere collegati da un tema di separazione-individuazione non del tutto compiuto.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarlo a comprendere meglio il significato di questi gesti, a elaborare l’attaccamento originario e a sviluppare modalità più mature di vicinanza affettiva.
Dott.ssa Sara Petroni
il comportamento che descrive può essere interpretato come un gesto affettivo rimasto ancorato a un’antica forma di conforto, simile a un rituale auto-calmante. Quando tali gesti persistono in età adulta, spesso rappresentano un modo inconsapevole di mantenere un legame molto stretto con la figura materna, legame che può rendere più complesso differenziarsi emotivamente e creare relazioni paritarie.
Non è raro che partner affettivi percepiscano questo tipo di dipendenza come una difficoltà a “lasciare andare” la famiglia d’origine o a costruire uno spazio intimo autonomo. In questo senso, il bisogno di contatto fisico con la madre e la difficoltà nelle relazioni sentimentali possono essere collegati da un tema di separazione-individuazione non del tutto compiuto.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarlo a comprendere meglio il significato di questi gesti, a elaborare l’attaccamento originario e a sviluppare modalità più mature di vicinanza affettiva.
Dott.ssa Sara Petroni
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Gentile utente,
la mia categoria professionale ha il vincolo di non esprimere pareri o valutazioni sulle condotte di persone se non direttamente assistite... il motivo di questa norma deontologica è da ritrovarsi nel fatto che i significati e le condotte sono contestuali e soggettivi, quindi non conoscibili a priori
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
la mia categoria professionale ha il vincolo di non esprimere pareri o valutazioni sulle condotte di persone se non direttamente assistite... il motivo di questa norma deontologica è da ritrovarsi nel fatto che i significati e le condotte sono contestuali e soggettivi, quindi non conoscibili a priori
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Buona sera, si esiste la possibilità di un relazione tra il fatto che si comporti così e la mancata realizzazione di una relazione duratura. Certo va indagato meglio e nel complesso il carattere del figlio della sua amica che se fosse motivato potrebbe ben intraprendere una terapia. Disponibile per ogni chiarimento lb
Buonasera,
il comportamento descritto sembra avere un valore affettivo e regressivo, legato a una forma di attaccamento infantile non completamente elaborato. Il gesto di toccare o annusare i capelli della madre può rappresentare un bisogno di rassicurazione e contatto emotivo, che nel tempo non ha trovato altre modalità di espressione più adulte.
È possibile che questo schema relazionale influenzi le sue relazioni sentimentali, rendendo difficile costruire un legame equilibrato e autonomo, come spesso accade quando permangono dinamiche di dipendenza affettiva con la figura genitoriale. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarlo a comprendere e rielaborare questi aspetti.
Dott.ssa Greta Pisano, Psicologa e Psicoterapeuta.
il comportamento descritto sembra avere un valore affettivo e regressivo, legato a una forma di attaccamento infantile non completamente elaborato. Il gesto di toccare o annusare i capelli della madre può rappresentare un bisogno di rassicurazione e contatto emotivo, che nel tempo non ha trovato altre modalità di espressione più adulte.
È possibile che questo schema relazionale influenzi le sue relazioni sentimentali, rendendo difficile costruire un legame equilibrato e autonomo, come spesso accade quando permangono dinamiche di dipendenza affettiva con la figura genitoriale. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarlo a comprendere e rielaborare questi aspetti.
Dott.ssa Greta Pisano, Psicologa e Psicoterapeuta.
Buona sera,
rispondere con certezza alla sua domanda risulterebbe complesso e poco professionale, non abbiamo elementi solidi e certi per poter procedere con una risposta adeguata. Se ne sente il bisogno, con delicatezza e gentilezza, potrebbe provare ad aprire il discorso con la sua amica, così da poter comprendere meglio che dinamiche ci siano in gioco (ricordandosi però sempre di rispettare eventuali confini messi dall'altro: può essere che la sua amica non senta il bisogno o non voglia parlare con lei di tale questione).
Inoltre, sarebbe interessante comprendere per quale motivo lei si pone questa questione: è preoccupata per il figlio della sua amica? Teme che la sua amica stia vivendo un momento di disagio? E' una sua curiosità?
Cordialmente,
dott.ssa Togni
rispondere con certezza alla sua domanda risulterebbe complesso e poco professionale, non abbiamo elementi solidi e certi per poter procedere con una risposta adeguata. Se ne sente il bisogno, con delicatezza e gentilezza, potrebbe provare ad aprire il discorso con la sua amica, così da poter comprendere meglio che dinamiche ci siano in gioco (ricordandosi però sempre di rispettare eventuali confini messi dall'altro: può essere che la sua amica non senta il bisogno o non voglia parlare con lei di tale questione).
Inoltre, sarebbe interessante comprendere per quale motivo lei si pone questa questione: è preoccupata per il figlio della sua amica? Teme che la sua amica stia vivendo un momento di disagio? E' una sua curiosità?
Cordialmente,
dott.ssa Togni
Salve, perchè si sta preoccupando di un atteggiamento del figlio della sua amica? Forse è la sua amica che le ha chiesto d'informarsi oppure le è apparsa preoccupata? Se non è così non lo trovo giusto nei confronti della sua amica indagare, non lo sappiamo se poi non lo sta già facendo. La saluto dott. Eugenia Cardilli.
È una situazione delicata e imbarazzante per tutti i coinvolti: dal racconto emerge un comportamento che va oltre un'abitudine innocua perché invade il confine fisico e sociale della madre, crea disagio (lei cerca di tergiversare) e sembra avere conseguenze nelle relazioni affettive del figlio. Provo a dare una spiegazione il più esaustiva possibile — senza diagnosticare a distanza — e alcuni suggerimenti pratici e terapeutici.
Cosa potrebbe esserci dietro quel comportamento
Abitudine o gesto auto-calmante: toccarsi o toccare i capelli di qualcuno può funzionare come un meccanismo di regolazione emotiva (come si succhia il pollice da piccoli). In età adulta può persistere come comportamento sensoriale-auto-calmante.
Attaccamento precoce e confini familiari: se da bambino il contatto era incoraggiato o usato per consolare, può essersi stabilito uno stile di attaccamento o una relazione molto simbiotica/enmeshed con la madre che non si è evoluto.
Componente relazionale/emotiva o sessualizzata: il gesto può avere aspetti affettivi non adultizzati o — in alcuni casi — una componente sessuale o parafilica; questo va valutato con cautela e professionalità.
Abitudini rinforzate: se la madre evita di fermarlo apertamente o gli altri ridimensionano la cosa, il comportamento può essere involontariamente rinforzato (perché non ci sono conseguenze chiare).
Possibili condizioni associate: alcuni disturbi (es. aspetti dello spettro autistico, disturbi d’ansia, OCD, o disturbi della regolazione sensoriale) possono includere comportamenti tattili ripetitivi; ma non si può concludere nulla senza valutazione clinica.
Perché potrebbe influire sulle relazioni amorose
Violazione dei confini: partner e potenziali partner possono percepire il gesto come segno di immaturità, scarsa capacità di rispettare i confini altrui o dipendenza emotiva.
Imbarazzo e difficoltà sociali: se il comportamento si manifesta anche in pubblico, genera vergogna e difficoltà relazionali.
Aspetti emotivi non risolti: se il gesto nasconde insicurezze, difficoltà a regolare l’affetto o aspettative disfunzionali nelle relazioni, questo può rendere difficile costruire legami stabili.
Cosa può fare la madre subito (suggestioni pratiche, delicate ma ferme)
Stabilire confini chiari e coerenti, preferibilmente in privato e non con umiliazione. Frasi esempio:
«Quando fai così mi sento a disagio. Ti chiedo di non toccarmi i capelli.»
«Capisco che per te è un’abitudine, ma per me è una violazione del mio spazio. Per favore smettila.»
Risposte calme e prevedibili: evitare drammi o ridicolizzazioni che possano provocare opposizione; invece essere ferma e ripetere la regola.
Creare una conseguenza non punitiva: allontanarsi, alzarsi, togliere la mano, oppure interrompere la visita se non c’è rispetto dopo ripetute richieste.
Non coprire/negare davanti ad altri: cercare di non minimizzare nella speranza che «passi da sola», perché può rinforzare il comportamento.
Offrire alternative: proporre gesti affettivi accettabili (abbraccio programmato, parlare, telefonata) così che il figlio impari nuovi modi di esprimere affetto.
Interventi comportamentali utili (concetti che uno specialista può proporre)
Valutazione diagnostica completa: raccolta della storia di sviluppo, famigliare e relazionale per capire funzioni e origine del comportamento.
Terapia individuale: lavoro su confini, assertività, regolazione emotiva, lavoro sul lutto/attaccamento se presente; terapie possibili: psicoterapia psicodinamica, cognitivo-comportamentale, schema therapy a seconda del caso.
Tecniche di habit-reversal (Rimozione dell’abitudine): awareness training (diventare consapevole dei trigger), response prevention, competing response (sostituire con un gesto incompatibile), rinforzo positivo dei cambiamenti.
Training alle abilità sociali e sessuali: per migliorare la consapevolezza dei confini, la gestione dell’imbarazzo e le competenze nella relazione di coppia.
Eventuale coinvolgimento familiare: terapia familiare o parent training per aiutare la madre a porre limiti in modo efficace senza colpevolizzarsi o alimentare conflitti distruttivi.
Valutazione psichiatrica: se ci sono sintomi inquietanti (disturbi dell’impulso, parafilie, gravi sintomi ansiosi o depressive), può essere utile anche un consulto psichiatrico.
Quando cercare aiuto urgente
Se la madre si sente minacciata, costretta o il comportamento evolve verso contatti sessuali non consensuali;
se il comportamento causa forte disagio psicologico a uno dei due;
se ci sono segni di deterioramento del funzionamento sociale o lavorativo del figlio oltre quanto riferito.
Conclusione sintetica e rassicurante
È plausibile che il bisogno di contatto e l’incapacità di mantenere relazioni durature siano collegati, ma non è detto che siano la stessa cosa: il comportamento può derivare da una combinazione di abitudini sensoriali, modelli di attaccamento e difficoltà a rispettare i confini, e questi fattori possono certamente ostacolare la costruzione di relazioni stabili. La soluzione richiede però una valutazione clinica per capire le funzioni precise del gesto e pianificare interventi mirati (sia sul piano dei limiti/gestione familiare sia su quello terapeutico personale).
Per questi motivi consiglio di approfondire con uno specialista (psicologo/psicoterapeuta esperto in dinamiche familiari e problemi di regolazione emotiva; se necessario integrazione con psichiatra). Un percorso diagnostico-terapeutico permetterà di capire origine, significato e migliori strategie per cambiare il comportamento preservando la relazione madre-figlio in modo sano.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Cosa potrebbe esserci dietro quel comportamento
Abitudine o gesto auto-calmante: toccarsi o toccare i capelli di qualcuno può funzionare come un meccanismo di regolazione emotiva (come si succhia il pollice da piccoli). In età adulta può persistere come comportamento sensoriale-auto-calmante.
Attaccamento precoce e confini familiari: se da bambino il contatto era incoraggiato o usato per consolare, può essersi stabilito uno stile di attaccamento o una relazione molto simbiotica/enmeshed con la madre che non si è evoluto.
Componente relazionale/emotiva o sessualizzata: il gesto può avere aspetti affettivi non adultizzati o — in alcuni casi — una componente sessuale o parafilica; questo va valutato con cautela e professionalità.
Abitudini rinforzate: se la madre evita di fermarlo apertamente o gli altri ridimensionano la cosa, il comportamento può essere involontariamente rinforzato (perché non ci sono conseguenze chiare).
Possibili condizioni associate: alcuni disturbi (es. aspetti dello spettro autistico, disturbi d’ansia, OCD, o disturbi della regolazione sensoriale) possono includere comportamenti tattili ripetitivi; ma non si può concludere nulla senza valutazione clinica.
Perché potrebbe influire sulle relazioni amorose
Violazione dei confini: partner e potenziali partner possono percepire il gesto come segno di immaturità, scarsa capacità di rispettare i confini altrui o dipendenza emotiva.
Imbarazzo e difficoltà sociali: se il comportamento si manifesta anche in pubblico, genera vergogna e difficoltà relazionali.
Aspetti emotivi non risolti: se il gesto nasconde insicurezze, difficoltà a regolare l’affetto o aspettative disfunzionali nelle relazioni, questo può rendere difficile costruire legami stabili.
Cosa può fare la madre subito (suggestioni pratiche, delicate ma ferme)
Stabilire confini chiari e coerenti, preferibilmente in privato e non con umiliazione. Frasi esempio:
«Quando fai così mi sento a disagio. Ti chiedo di non toccarmi i capelli.»
«Capisco che per te è un’abitudine, ma per me è una violazione del mio spazio. Per favore smettila.»
Risposte calme e prevedibili: evitare drammi o ridicolizzazioni che possano provocare opposizione; invece essere ferma e ripetere la regola.
Creare una conseguenza non punitiva: allontanarsi, alzarsi, togliere la mano, oppure interrompere la visita se non c’è rispetto dopo ripetute richieste.
Non coprire/negare davanti ad altri: cercare di non minimizzare nella speranza che «passi da sola», perché può rinforzare il comportamento.
Offrire alternative: proporre gesti affettivi accettabili (abbraccio programmato, parlare, telefonata) così che il figlio impari nuovi modi di esprimere affetto.
Interventi comportamentali utili (concetti che uno specialista può proporre)
Valutazione diagnostica completa: raccolta della storia di sviluppo, famigliare e relazionale per capire funzioni e origine del comportamento.
Terapia individuale: lavoro su confini, assertività, regolazione emotiva, lavoro sul lutto/attaccamento se presente; terapie possibili: psicoterapia psicodinamica, cognitivo-comportamentale, schema therapy a seconda del caso.
Tecniche di habit-reversal (Rimozione dell’abitudine): awareness training (diventare consapevole dei trigger), response prevention, competing response (sostituire con un gesto incompatibile), rinforzo positivo dei cambiamenti.
Training alle abilità sociali e sessuali: per migliorare la consapevolezza dei confini, la gestione dell’imbarazzo e le competenze nella relazione di coppia.
Eventuale coinvolgimento familiare: terapia familiare o parent training per aiutare la madre a porre limiti in modo efficace senza colpevolizzarsi o alimentare conflitti distruttivi.
Valutazione psichiatrica: se ci sono sintomi inquietanti (disturbi dell’impulso, parafilie, gravi sintomi ansiosi o depressive), può essere utile anche un consulto psichiatrico.
Quando cercare aiuto urgente
Se la madre si sente minacciata, costretta o il comportamento evolve verso contatti sessuali non consensuali;
se il comportamento causa forte disagio psicologico a uno dei due;
se ci sono segni di deterioramento del funzionamento sociale o lavorativo del figlio oltre quanto riferito.
Conclusione sintetica e rassicurante
È plausibile che il bisogno di contatto e l’incapacità di mantenere relazioni durature siano collegati, ma non è detto che siano la stessa cosa: il comportamento può derivare da una combinazione di abitudini sensoriali, modelli di attaccamento e difficoltà a rispettare i confini, e questi fattori possono certamente ostacolare la costruzione di relazioni stabili. La soluzione richiede però una valutazione clinica per capire le funzioni precise del gesto e pianificare interventi mirati (sia sul piano dei limiti/gestione familiare sia su quello terapeutico personale).
Per questi motivi consiglio di approfondire con uno specialista (psicologo/psicoterapeuta esperto in dinamiche familiari e problemi di regolazione emotiva; se necessario integrazione con psichiatra). Un percorso diagnostico-terapeutico permetterà di capire origine, significato e migliori strategie per cambiare il comportamento preservando la relazione madre-figlio in modo sano.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa, Psicoterapeuta, Sessuologa
Ci sono troppi pochi elementi per poter definire un nesso di causalità tra i due eventi. Sicuramente possiamo ipotizzare un quadro di personalità immaturo a livello affettivo relazionale. Il ragazzo potrebbe funzionare benissimo su alcuni aspetti, come lavoro e vita sociale, ma essere comunque immaturo affettivamente. E forse questo le ragazze lo capiscono dopo un po'. Lo chiede perché vorrebbe parlarne con la sua amica? E' preoccupata per lui?
Buongiorno, è possibile che questo comportamento sia collegato alle difficoltà del ragazzo nel mantenere relazioni durature ma ho troppe poche informazioni per poterlo affermare.
Il gesto che lui fa è un possibile indicatore di un attaccamento emotivo persistente e non risolto e di un bisogno di rassicurazione materna.
Questo potrebbe essere percepito dalle partner come immaturità emotiva o eccessiva dipendenza dalla madre, ostacolando la costruzione di un legame paritario e adulto.
Il problema non è il gesto in sé, ma il fatto che esprima un'insufficiente autonomia emotiva vista l'età.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Il gesto che lui fa è un possibile indicatore di un attaccamento emotivo persistente e non risolto e di un bisogno di rassicurazione materna.
Questo potrebbe essere percepito dalle partner come immaturità emotiva o eccessiva dipendenza dalla madre, ostacolando la costruzione di un legame paritario e adulto.
Il problema non è il gesto in sé, ma il fatto che esprima un'insufficiente autonomia emotiva vista l'età.
Cordialmente
Dott.ssa Chantal Danna
Buongiorno, il comportamento da lei descritto potrebbe essere una modalità consolatoria e regressiva dovuta ad un forte legame di attaccamento con la figura materna. Non mi spingerei, però, a mettere in relazione questo comportamento con la difficoltà nel mantenere una relazione non conoscendo la persona.
Buongiorno, la sua riflessione è molto interessante e tocca un aspetto delicato e profondo dei legami affettivi, specialmente di quelli tra genitori e figli adulti. Il comportamento che descrive, cioè il gesto di toccare o annusare i capelli della madre, può essere visto come una forma di ricerca di conforto e sicurezza, un modo attraverso cui questo uomo sembra ancora collegarsi, inconsapevolmente, a un sentimento di protezione e familiarità che risale all’infanzia. Alcuni gesti, soprattutto quelli legati al contatto fisico, possono diventare nel tempo veri e propri rituali affettivi che rimangono impressi come tracce emotive difficili da abbandonare. Nella vita adulta, tuttavia, ogni persona attraversa il processo di costruzione della propria autonomia emotiva, che significa imparare a sentirsi sicuri e completi anche al di fuori del legame originario con i genitori. Quando alcuni aspetti di questo legame restano molto presenti, può succedere che si crei una forma di continuità tra il bisogno di accudimento vissuto da bambini e il modo in cui si affrontano le relazioni sentimentali. In altre parole, quel bisogno di vicinanza e rassicurazione che da piccoli trovavamo nella figura genitoriale, da adulti può ripresentarsi nella relazione di coppia, ma con dinamiche nuove e a volte più complesse. Se questo legame con la madre è ancora molto forte e fisicamente espresso, può accadere che le partner percepiscano una difficoltà di separazione emotiva, come se lui faticasse a rivolgere tutta la propria energia affettiva verso di loro. Non significa che il legame con la madre sia sbagliato o “malato”, ma che forse non ha ancora trovato una forma più adulta e discreta, capace di lasciare spazio alle relazioni nuove e diverse che una persona costruisce crescendo. In una coppia, infatti, il bisogno di intimità, protezione e appartenenza dovrebbe potersi esprimere liberamente tra i due partner, e se una parte di questi bisogni rimane ancora ancorata alla figura materna, può crearsi un equilibrio fragile che le compagne, spesso senza riuscire a spiegarselo a parole, finiscono per avvertire. È anche importante considerare che certi comportamenti, come quello che descrive, possono non essere legati solo al rapporto con la madre, ma anche a un tratto caratteriale o a una forma di ricerca di conforto nei momenti di stress. Ci sono persone che, anche da adulte, trovano sicurezza in gesti ripetitivi o familiari che ricordano sensazioni piacevoli dell’infanzia. Tuttavia, quando questi gesti diventano visibili o creano disagio nelle relazioni sociali, possono diventare un segnale che vale la pena di esplorare, non per giudicarli ma per capire che funzione hanno e come possano evolversi in forme più adeguate alla fase di vita attuale. In fondo, ogni legame genitore-figlio porta con sé una storia fatta di emozioni, abitudini e linguaggi affettivi che si intrecciano nel tempo. Alcuni rimangono fortemente simbolici e affettuosi, ma per mantenere l’equilibrio nella vita adulta è importante che lascino spazio anche a nuove forme di intimità. Quando questo passaggio è più difficile, può essere molto utile per la persona interrogarsi su cosa rappresenti davvero quel gesto: se è un modo per sentirsi ancora legato a una parte rassicurante della propria storia o se risponde a un bisogno di stabilità che altrove non riesce a trovare. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
È una domanda molto interessante, e la sua osservazione coglie un aspetto che in effetti può avere un significato più profondo. Quel gesto apparentemente innocuo e “infantile”, ripetuto però in età adulta, può indicare che dentro di lui è rimasto vivo un legame fortemente regressivo con la madre: un modo per cercare conforto, sicurezza o vicinanza attraverso un rituale che da bambino probabilmente lo calmava. Non è tanto il gesto in sé a essere “sbagliato”, quanto il fatto che, a questa età, sembri ancora necessario per mantenere un equilibrio interno.
È possibile che nelle relazioni affettive questo si traduca in una difficoltà a vivere un’autonomia emotiva piena. Quando una parte di sé resta legata a un modello di attaccamento infantile, anche la relazione di coppia può diventare un terreno complesso: da un lato si desidera l’intimità, dall’altro si teme la dipendenza o si riproducono inconsapevolmente dinamiche di accudimento e bisogno. Non sorprende quindi che le relazioni possano diventare instabili o non soddisfacenti, soprattutto se le partner percepiscono in lui una certa “immaturità affettiva” o un bisogno di conferma più che di scambio paritario.
Non significa che ci sia qualcosa di patologico, ma che c’è un nodo affettivo che probabilmente non è mai stato elaborato davvero, e che si esprime ancora attraverso il corpo e i gesti. Lavorare su questo, magari con un percorso psicologico, aiuterebbe a comprendere il senso di quel bisogno e a integrarlo in una forma più adulta di intimità, liberando spazio per relazioni più stabili e autentiche.
Se la sua amica fosse preoccupata o semplicemente curiosa di capire come affrontare la cosa senza ferirlo, si potrebbe partire proprio da lì: da un confronto delicato e rispettoso, che apra la strada a una riflessione più profonda
È possibile che nelle relazioni affettive questo si traduca in una difficoltà a vivere un’autonomia emotiva piena. Quando una parte di sé resta legata a un modello di attaccamento infantile, anche la relazione di coppia può diventare un terreno complesso: da un lato si desidera l’intimità, dall’altro si teme la dipendenza o si riproducono inconsapevolmente dinamiche di accudimento e bisogno. Non sorprende quindi che le relazioni possano diventare instabili o non soddisfacenti, soprattutto se le partner percepiscono in lui una certa “immaturità affettiva” o un bisogno di conferma più che di scambio paritario.
Non significa che ci sia qualcosa di patologico, ma che c’è un nodo affettivo che probabilmente non è mai stato elaborato davvero, e che si esprime ancora attraverso il corpo e i gesti. Lavorare su questo, magari con un percorso psicologico, aiuterebbe a comprendere il senso di quel bisogno e a integrarlo in una forma più adulta di intimità, liberando spazio per relazioni più stabili e autentiche.
Se la sua amica fosse preoccupata o semplicemente curiosa di capire come affrontare la cosa senza ferirlo, si potrebbe partire proprio da lì: da un confronto delicato e rispettoso, che apra la strada a una riflessione più profonda
Buona sera, potrebbe trattarsi di personalità con tratto ossessivo; il bisogno di sicurezza e di abbassare lo stato d'ansia porta il soggetto a comportamenti sopra descritti.
Se si tratta di DOC la relazione con lui è piuttosto difficile, motivo per cui viene lasciato dalle ragazze. Sarebbe utile una terapia cognitivo comportamentale.
Se si tratta di DOC la relazione con lui è piuttosto difficile, motivo per cui viene lasciato dalle ragazze. Sarebbe utile una terapia cognitivo comportamentale.
Riconoscere di avere un problema è già un passo importante verso il cambiamento. Sono il dottor Massimiliano Siddi e ricevo in zona Mostacciano a Roma. Può prenotare un appuntamento.
Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.
Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo.
Il gesto del toccare i capelli alla mamma sembra essere un gesto infantile, legato ad uno stato regressivo dello sviluppo per un uomo di 36 anni. Potrebbe esserci una correlazione tra l'incapacità di costruire dei legami intimi sentimentali adulti e un legame di dipendenza con la figura materna ovvero l'assenza di una separazione dalla figura di attaccamento.
Il bisogno che descrive del ragazzo e la difficoltà nel mantenere le relazioni sono due cose differenti. Il comportamento che presenta causa a lui una difficoltà nella gestione della sua vita quotidiana? o causa ad altri problemi? Se così fosse è importante comunicare il disagio e capire come poterlo affrontare. La questione relazionale include diversi aspetti, che bisognerebbe indagare ma che è diverso del comportamento che utilizza con la madre
Buonasera,
la situazione che descrive può certamente far sorgere interrogativi interessanti, ma prima ancora di analizzare il comportamento del figlio della sua amica, sarebbe utile chiedersi — come lei stessa ha colto — da dove nasce la domanda e quale bisogno esprime.
Spesso, quando ci colpisce un comportamento “insolito” in qualcun altro, è perché risuona in noi qualcosa di più profondo: curiosità, inquietudine, o anche un modo per esplorare temi che ci toccano indirettamente. Non sempre ce ne rendiamo conto, ma dietro l’interesse per “l’altro” può esserci il desiderio di comprendere parti di noi stessi o di relazioni che sentiamo più vicine di quanto sembri.
A volte, le domande più profonde non riguardano davvero “l’altro”, ma il modo in cui l’altro ci fa sentire.
Cosa risuona in lei?
Un caro saluto,
Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino
la situazione che descrive può certamente far sorgere interrogativi interessanti, ma prima ancora di analizzare il comportamento del figlio della sua amica, sarebbe utile chiedersi — come lei stessa ha colto — da dove nasce la domanda e quale bisogno esprime.
Spesso, quando ci colpisce un comportamento “insolito” in qualcun altro, è perché risuona in noi qualcosa di più profondo: curiosità, inquietudine, o anche un modo per esplorare temi che ci toccano indirettamente. Non sempre ce ne rendiamo conto, ma dietro l’interesse per “l’altro” può esserci il desiderio di comprendere parti di noi stessi o di relazioni che sentiamo più vicine di quanto sembri.
A volte, le domande più profonde non riguardano davvero “l’altro”, ma il modo in cui l’altro ci fa sentire.
Cosa risuona in lei?
Un caro saluto,
Dott.ssa Giovanna Valentina Padalino
Salve, grazie per aver esposto i suoi dubbi riguardo la sua amica. Spesso cerchiamo risposte e a volte ne troviamo osservando o collegando. In questo caso non lo ricondurrei direttamente al gesto quanto ad eventualmente la modalità del ragazzo di rimanere legato alla madre in qualche modo e quindi non rendendosi del tutto disponibile. Detto questo che è una pura ipotesi non conoscendo bene la situazione è chiaro che se lui non ne è consapevole non riuscirà mai a modificare questo suo assetto interno. D'altra parte può essere anche molto semplicemente che non abbia trovato la ragazza adatta a lui.
Spero di aver in qualche modo risposto.
Rimango a disposizione, Dott.ssa Casumaro Giada
Spero di aver in qualche modo risposto.
Rimango a disposizione, Dott.ssa Casumaro Giada
Salve,
il comportamento che descrive può avere significati diversi a seconda della storia personale e relazionale di ciascuno. A volte gesti che nascono in infanzia come modalità di conforto possono mantenere un valore affettivo anche in età adulta, soprattutto se legati a un senso di sicurezza. Tuttavia, per comprendere davvero il loro significato e il possibile collegamento con le difficoltà relazionali sarebbe necessario approfondire il vissuto emotivo e la dinamica familiare in un contesto di ascolto protetto.
Un percorso psicologico può aiutare a dare senso a questi comportamenti e a comprendere meglio i propri bisogni affettivi nelle relazioni adulte.
Un saluto
il comportamento che descrive può avere significati diversi a seconda della storia personale e relazionale di ciascuno. A volte gesti che nascono in infanzia come modalità di conforto possono mantenere un valore affettivo anche in età adulta, soprattutto se legati a un senso di sicurezza. Tuttavia, per comprendere davvero il loro significato e il possibile collegamento con le difficoltà relazionali sarebbe necessario approfondire il vissuto emotivo e la dinamica familiare in un contesto di ascolto protetto.
Un percorso psicologico può aiutare a dare senso a questi comportamenti e a comprendere meglio i propri bisogni affettivi nelle relazioni adulte.
Un saluto
Gentile,
quello che descrive sembra un comportamento che, pur avendo un’origine affettiva e innocente, nel tempo non si è estinto e oggi appare come un gesto di forte regressione emotiva. Il contatto con i capelli della madre, tipico di alcune fasi dell’infanzia, può rappresentare per lui un gesto di autoconsolazione e di ricerca di sicurezza. È probabile che, nei momenti di stress o di bisogno emotivo, quel gesto sia rimasto un modo per ritrovare inconsciamente calma e protezione, come accadeva da bambino.
Non è raro che, in età adulta, alcune persone conservino comportamenti legati all’attaccamento primario, soprattutto se nella relazione con la madre si è creata una forte dipendenza affettiva o un legame molto simbiotico. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa di patologico, ma può spiegare alcune difficoltà relazionali: un legame troppo stretto o poco differenziato con la figura materna può rendere più difficile costruire relazioni sentimentali equilibrate, perché inconsciamente si tende a cercare nello partner la stessa sensazione di sicurezza e accudimento.
Le ragazze che lo lasciano, probabilmente, percepiscono questa “dipendenza affettiva” o un’eccessiva vicinanza emotiva alla madre, e questo può generare confusione o disagio nella relazione di coppia. Per crescere affettivamente e costruire un legame più maturo, sarebbe importante che lui riuscisse a comprendere il significato profondo di quel gesto e, se ne avvertisse il bisogno, parlarne con uno psicologo.
Un percorso di consapevolezza non servirebbe a “correggere” un’abitudine, ma a elaborare il bisogno sottostante e a trovare nuovi modi, più adulti e autonomi, per rassicurarsi e vivere la propria intimità emotiva.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
quello che descrive sembra un comportamento che, pur avendo un’origine affettiva e innocente, nel tempo non si è estinto e oggi appare come un gesto di forte regressione emotiva. Il contatto con i capelli della madre, tipico di alcune fasi dell’infanzia, può rappresentare per lui un gesto di autoconsolazione e di ricerca di sicurezza. È probabile che, nei momenti di stress o di bisogno emotivo, quel gesto sia rimasto un modo per ritrovare inconsciamente calma e protezione, come accadeva da bambino.
Non è raro che, in età adulta, alcune persone conservino comportamenti legati all’attaccamento primario, soprattutto se nella relazione con la madre si è creata una forte dipendenza affettiva o un legame molto simbiotico. Questo non significa necessariamente che ci sia qualcosa di patologico, ma può spiegare alcune difficoltà relazionali: un legame troppo stretto o poco differenziato con la figura materna può rendere più difficile costruire relazioni sentimentali equilibrate, perché inconsciamente si tende a cercare nello partner la stessa sensazione di sicurezza e accudimento.
Le ragazze che lo lasciano, probabilmente, percepiscono questa “dipendenza affettiva” o un’eccessiva vicinanza emotiva alla madre, e questo può generare confusione o disagio nella relazione di coppia. Per crescere affettivamente e costruire un legame più maturo, sarebbe importante che lui riuscisse a comprendere il significato profondo di quel gesto e, se ne avvertisse il bisogno, parlarne con uno psicologo.
Un percorso di consapevolezza non servirebbe a “correggere” un’abitudine, ma a elaborare il bisogno sottostante e a trovare nuovi modi, più adulti e autonomi, per rassicurarsi e vivere la propria intimità emotiva.
Cordialmente
Dottoressa Gloria Giacomin
Il gesto del figlio di toccare e annusare i capelli della madre, anche in età adulta, può essere interpretato come un comportamento regressivo o ritualistico legato a un bisogno di sicurezza, conforto o attaccamento. I capelli, in questo caso, sembrano avere una funzione simbolica: rappresentano un oggetto transizionale, come lo era forse da bambino, che gli dava tranquillità e protezione.
Sì, potrebbe esserci una correlazione tra questo comportamento e la difficoltà del figlio a mantenere relazioni sentimentali durature. Non è detto che sia l’unica causa, ma può essere un segnale di un attaccamento non completamente risolto o di una difficoltà a costruire un’identità affettiva autonoma.
Se lui desidera relazioni più stabili, potrebbe essere utile un percorso di psicoterapia individuale, dove esplorare il significato di questo gesto, il rapporto con la madre e le dinamiche che si ripetono nelle sue relazioni.
Sì, potrebbe esserci una correlazione tra questo comportamento e la difficoltà del figlio a mantenere relazioni sentimentali durature. Non è detto che sia l’unica causa, ma può essere un segnale di un attaccamento non completamente risolto o di una difficoltà a costruire un’identità affettiva autonoma.
Se lui desidera relazioni più stabili, potrebbe essere utile un percorso di psicoterapia individuale, dove esplorare il significato di questo gesto, il rapporto con la madre e le dinamiche che si ripetono nelle sue relazioni.
Buonasera,
grazie per la domanda. Comprendo il suo interesse e la sua preoccupazione per questa situazione, che può sembrare insolita dall’esterno.
Il gesto che descrive — toccare i capelli della madre, annusarli o manipolarli come fosse un gesto rituale — può essere un comportamento con una forte valenza affettiva e rassicurante, nato probabilmente nell’infanzia come forma di consolazione o ricerca di contatto. In alcuni casi, quando una relazione madre–figlio è stata molto intensa o caratterizzata da un forte bisogno di sicurezza, alcuni gesti possono non evolvere nel tempo, rimanendo come modalità automatica per gestire stress, ansia o bisogno emotivo.
Tuttavia, è importante precisare alcuni punti: non è possibile fare diagnosi o trarre conclusioni solo sulla base di un comportamento; non significa necessariamente che ci sia qualcosa di “patologico” o “sbagliato”; il gesto può essere un’abitudine affettiva inconsapevole. Quello che invece può essere rilevante è questo: se un uomo adulto fatica a separarsi emotivamente dalla figura materna, potrebbe avere difficoltà a creare relazioni intime in cui sentirsi altrettanto sicuro. Alcune partner potrebbero percepire la madre come una presenza “troppo centrale” nella vita del figlio o interpretare questi gesti come mancanza di autonomia emotiva.
Quindi sì, il comportamento può essere connesso alla difficoltà di costruire relazioni durature, non perché il gesto in sé sia “grave”, ma perché può essere un indicatore di una dinamica più profonda.
grazie per la domanda. Comprendo il suo interesse e la sua preoccupazione per questa situazione, che può sembrare insolita dall’esterno.
Il gesto che descrive — toccare i capelli della madre, annusarli o manipolarli come fosse un gesto rituale — può essere un comportamento con una forte valenza affettiva e rassicurante, nato probabilmente nell’infanzia come forma di consolazione o ricerca di contatto. In alcuni casi, quando una relazione madre–figlio è stata molto intensa o caratterizzata da un forte bisogno di sicurezza, alcuni gesti possono non evolvere nel tempo, rimanendo come modalità automatica per gestire stress, ansia o bisogno emotivo.
Tuttavia, è importante precisare alcuni punti: non è possibile fare diagnosi o trarre conclusioni solo sulla base di un comportamento; non significa necessariamente che ci sia qualcosa di “patologico” o “sbagliato”; il gesto può essere un’abitudine affettiva inconsapevole. Quello che invece può essere rilevante è questo: se un uomo adulto fatica a separarsi emotivamente dalla figura materna, potrebbe avere difficoltà a creare relazioni intime in cui sentirsi altrettanto sicuro. Alcune partner potrebbero percepire la madre come una presenza “troppo centrale” nella vita del figlio o interpretare questi gesti come mancanza di autonomia emotiva.
Quindi sì, il comportamento può essere connesso alla difficoltà di costruire relazioni durature, non perché il gesto in sé sia “grave”, ma perché può essere un indicatore di una dinamica più profonda.
Buongiorno, non penso che si possa affermare con certezza la relazione tra due aspetti così specifici della vita dell'uomo descritto senza conoscere la sua storia.
Lei scrive perché è preoccupata per lui o per un altro motivo?
Un aspetto da considerare è che se le persone non riconoscono un disagio nella loro vita, non accederanno a psicologi e terapeuti.
Lei scrive perché è preoccupata per lui o per un altro motivo?
Un aspetto da considerare è che se le persone non riconoscono un disagio nella loro vita, non accederanno a psicologi e terapeuti.
Potrebbero essere in relazione al tipo di attaccamento con la figura di accudimento, un percorso psicologico potrebbe essere utile se questa cosa viene percepita come un problema dalla persona che la sperimenta
È impossibile da dire con così poco. Ha questi atteggiamenti davanti alle fidanzate? Ne ha parlato con loro? Sono atteggiamenti che a qualcuno potrebbero dare fastidio, a qualcun altro no. Possono esserci infinite ragioni, invisibili ad esterni di una coppia, per cui una coppia può rompere il rapporto.
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