Crisi ansiosa/depressiva - ritorno al lavoro Salve, a seguito di un periodo di forte stress causa
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Crisi ansiosa/depressiva - ritorno al lavoro
Salve, a seguito di un periodo di forte stress causato da un piccolo intervento ho accusato una forte ansia per alcune settimane e la psichiatra mi ha prescritto Entact più l’EN (alla sera).
E la prima volta che ho una cosa del genere.
Da quando prendo l’Entact sono stato parecchio male con forte difficoltà ad uscire di casa e anche quando sono casa faticavo a fare qualsiasi cosa non tanto per l’ansia (che con la cura è migliorata) ma per un forte malessere dovuto a una forte confusione mentale e stanchezza.
La mia psichiatra mi ha sconsigliato di tentare di ritornare al lavoro e di riposarmi.
Questa situazione si è protratta per più di 1 mese dove sono stata praticamente sempre in casa salvo qualche passeggiata.
Negli ultimi giorni mi sento un po’ meglio, ho sempre un po’ di ansia al mattino e senso di stanchezza/apatia e non ho voglia di fare niente ma rispetto alle settimane passate mi sembra che gli effetti collaterali dell’Entact siano un po’ passati.
Sono molto preoccupato per il lavoro dato l’assenza prolungata e sono anche molto stufo di stare a casa (non uscivo perché proprio i sintomi erano debilitanti).
Dall’altra parte non sono sicuro di essere pronto a tornare al lavoro e ho paura di sentirmi ancora male e di non riuscire a lavorare bene.
Ho appuntamento con la mia psichiatra fra 2 settimane.
Vorrei capire in linea generale cosa consigliereste in queste situazioni: vale la pena provare a fare uno sforzo e rientrare al lavoro o si rischia di peggiorare la situazione?
Grazie mille
Salve, a seguito di un periodo di forte stress causato da un piccolo intervento ho accusato una forte ansia per alcune settimane e la psichiatra mi ha prescritto Entact più l’EN (alla sera).
E la prima volta che ho una cosa del genere.
Da quando prendo l’Entact sono stato parecchio male con forte difficoltà ad uscire di casa e anche quando sono casa faticavo a fare qualsiasi cosa non tanto per l’ansia (che con la cura è migliorata) ma per un forte malessere dovuto a una forte confusione mentale e stanchezza.
La mia psichiatra mi ha sconsigliato di tentare di ritornare al lavoro e di riposarmi.
Questa situazione si è protratta per più di 1 mese dove sono stata praticamente sempre in casa salvo qualche passeggiata.
Negli ultimi giorni mi sento un po’ meglio, ho sempre un po’ di ansia al mattino e senso di stanchezza/apatia e non ho voglia di fare niente ma rispetto alle settimane passate mi sembra che gli effetti collaterali dell’Entact siano un po’ passati.
Sono molto preoccupato per il lavoro dato l’assenza prolungata e sono anche molto stufo di stare a casa (non uscivo perché proprio i sintomi erano debilitanti).
Dall’altra parte non sono sicuro di essere pronto a tornare al lavoro e ho paura di sentirmi ancora male e di non riuscire a lavorare bene.
Ho appuntamento con la mia psichiatra fra 2 settimane.
Vorrei capire in linea generale cosa consigliereste in queste situazioni: vale la pena provare a fare uno sforzo e rientrare al lavoro o si rischia di peggiorare la situazione?
Grazie mille
Buongiorno le consiglierei di iniziare un percorso psicoterapico in concomitanza al supporto farmacologico iniziato con la psichiatra così da aiutarla ad affrontare e risolvere le sue ansie e i suoi timori. Cordiali saluti
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Salve, la ringrazio per aver utilizzato questo portale per porre la sua domanda.
Per la problematica che ci ha descritto è utile intraprendere anche un percorso psicologico per comprendere da dove nascono i sintomi e cosa li mantiene. I sintomi psicologici non emergono dal nulla ma si inseriscono sempre all’interno di una storia di vita del tutto personale e unica.
Un buon percorso di psicoterapia in genere migliora la condizione di disagio che ci ha descritto e permette di valutare come proseguire per rimettere in moto la propria esistenza in una direzione più soddisfacente.
Se ha necessità di approfondimento non esiti a contattarmi o scrivermi.
Qualora decidesse di fare un percorso psicologico le sedute possono avvenire anche online.
Un saluto
Dott.ssa Camilla Ballerini
Per la problematica che ci ha descritto è utile intraprendere anche un percorso psicologico per comprendere da dove nascono i sintomi e cosa li mantiene. I sintomi psicologici non emergono dal nulla ma si inseriscono sempre all’interno di una storia di vita del tutto personale e unica.
Un buon percorso di psicoterapia in genere migliora la condizione di disagio che ci ha descritto e permette di valutare come proseguire per rimettere in moto la propria esistenza in una direzione più soddisfacente.
Se ha necessità di approfondimento non esiti a contattarmi o scrivermi.
Qualora decidesse di fare un percorso psicologico le sedute possono avvenire anche online.
Un saluto
Dott.ssa Camilla Ballerini
Salve, mi spiace che lei stia soffrendo cosi tanto e posso comprendere il fatto che un intervento, seppur piccolo, come lei lo definisce, può essere fonte di un forte stress, probabilmente per chiunque. Iniziare un percorso con uno psicologo sarebbe utile perché le permetterebbe di essere supportato nell’avvicinarsi al significato attribuito, alle paure che quel intervento le ha fatto provare, all’accettare una probabile nuova sua condizione. Cordialmente, Dott.ssa Runcan
Salve, ritengo utile esporre la questione al medico che ha prescritto i farmaci, figura professionale più competente in materia.
Tenga presente che la letteratura scientifica è concorde nel sostenere l'efficacia dell'intervento combinato ossia costituito da farmaco più psicoterapia dunque la invito, qualora non lo avesse fatto, a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Tenga presente che la letteratura scientifica è concorde nel sostenere l'efficacia dell'intervento combinato ossia costituito da farmaco più psicoterapia dunque la invito, qualora non lo avesse fatto, a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Mi dispiace sentire che hai attraversato un periodo di forte ansia a seguito di un intervento. È positivo che tu abbia cercato l'aiuto di uno specialista e che stia prendendo la cura prescritta.
Quando si tratta di tornare al lavoro dopo un periodo di assenza a causa di problemi di salute mentale, è importante valutare attentamente la tua situazione e prendere una decisione che sia giusta per te. Ogni persona e ogni situazione sono uniche, quindi non posso darti un consiglio specifico, ma posso darti alcune linee guida generali.
Prima di tutto, è importante ascoltare il parere della tua psichiatra, poiché è la professionista che conosce meglio la tua situazione e può fornirti indicazioni basate sul tuo caso specifico. Se la tua psichiatra ti ha sconsigliato di tornare al lavoro al momento, potrebbe essere perché ritiene che tu abbia bisogno di più tempo per riposarti e recuperare.
Dovresti anche prendere in considerazione il tuo stato attuale di benessere. Sebbene tu possa sentirti un po' meglio rispetto alle settimane passate, è importante valutare se ti senti abbastanza stabile ed energico per affrontare le responsabilità lavorative. Considera se hai ancora sintomi significativi che potrebbero interferire con la tua capacità di lavorare in modo efficace.
Un'altra cosa da considerare è l'ambiente lavorativo. Valuta se il tuo lavoro può essere adattato o se ci sono opzioni per ridurre lo stress e garantire un ambiente di lavoro favorevole. Potresti voler parlare con il tuo datore di lavoro o il dipartimento delle risorse umane per discutere delle tue preoccupazioni e vedere se ci sono misure che possono essere prese per facilitare il tuo ritorno al lavoro.
Infine, ascolta il tuo corpo e le tue emozioni. Se senti che sei pronto a tornare al lavoro e affrontare le sfide che potrebbero presentarsi, potresti considerare di fare uno sforzo graduale per tornare alle tue attività lavorative. Tuttavia, se senti ancora una forte resistenza o dubbi, potrebbe essere utile aspettare un po' più di tempo prima di tornare al lavoro.
Ricorda che ogni persona ha tempi e modi diversi di recupero, e ciò che funziona per gli altri potrebbe non funzionare per te. Fai affidamento sul supporto dei professionisti che ti stanno assistendo e prendi la decisione migliore per la tua salute e il tuo benessere.
Quando si tratta di tornare al lavoro dopo un periodo di assenza a causa di problemi di salute mentale, è importante valutare attentamente la tua situazione e prendere una decisione che sia giusta per te. Ogni persona e ogni situazione sono uniche, quindi non posso darti un consiglio specifico, ma posso darti alcune linee guida generali.
Prima di tutto, è importante ascoltare il parere della tua psichiatra, poiché è la professionista che conosce meglio la tua situazione e può fornirti indicazioni basate sul tuo caso specifico. Se la tua psichiatra ti ha sconsigliato di tornare al lavoro al momento, potrebbe essere perché ritiene che tu abbia bisogno di più tempo per riposarti e recuperare.
Dovresti anche prendere in considerazione il tuo stato attuale di benessere. Sebbene tu possa sentirti un po' meglio rispetto alle settimane passate, è importante valutare se ti senti abbastanza stabile ed energico per affrontare le responsabilità lavorative. Considera se hai ancora sintomi significativi che potrebbero interferire con la tua capacità di lavorare in modo efficace.
Un'altra cosa da considerare è l'ambiente lavorativo. Valuta se il tuo lavoro può essere adattato o se ci sono opzioni per ridurre lo stress e garantire un ambiente di lavoro favorevole. Potresti voler parlare con il tuo datore di lavoro o il dipartimento delle risorse umane per discutere delle tue preoccupazioni e vedere se ci sono misure che possono essere prese per facilitare il tuo ritorno al lavoro.
Infine, ascolta il tuo corpo e le tue emozioni. Se senti che sei pronto a tornare al lavoro e affrontare le sfide che potrebbero presentarsi, potresti considerare di fare uno sforzo graduale per tornare alle tue attività lavorative. Tuttavia, se senti ancora una forte resistenza o dubbi, potrebbe essere utile aspettare un po' più di tempo prima di tornare al lavoro.
Ricorda che ogni persona ha tempi e modi diversi di recupero, e ciò che funziona per gli altri potrebbe non funzionare per te. Fai affidamento sul supporto dei professionisti che ti stanno assistendo e prendi la decisione migliore per la tua salute e il tuo benessere.
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Salve e grazie per la condivisione. Comprendo Il forte disagio nel tornare al lavoro, ma continuare a stare in casa, certo non l'aiuta. Le paure finiscono per ingigantirsi sempre piu arrivera al punto di non fare piu niente. Forse la prima cosa da fare e farsi aiutare da uno psicologo, per capire da dove nascono queste insicurezze e poi piano piano tornate a lavorare. Per qualsiasi dubbio rimango a disposizione anche online. Dr. G. Cascinelli
Caro Utente, mi dispiace molto per quello che sta passando, nella richiesta che pone ci sono diversi elementi che meriterebbero senz'altro di attenzione. Potrebbe essere utile e prezioso esplorare il suo vissuto all'interno di un percorso psicologico.
In ogni caso mi sento di consigliarle di ascoltarsi per quanto riguarda il rientro al lavoro, se sente di potercela fare potrebbe ipotizzare un rientro graduale e vedere come si sente.
Rimango a disposizione,anche online, e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
In ogni caso mi sento di consigliarle di ascoltarsi per quanto riguarda il rientro al lavoro, se sente di potercela fare potrebbe ipotizzare un rientro graduale e vedere come si sente.
Rimango a disposizione,anche online, e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
Buongiorno. Come detto anche dai miei colleghi per ciò che riguarda l'aspetto farmacologico deve parlare nuovamente con lo psichiatra che la segue. Ritengo utile intraprendere contemporaneamente un percorso di supporto psicologico che integrandosi con l'effetto dei farmaci potrebbe farla stare meglio e nello stesso tempo potrebbe approfondire tematiche importanti della sua vita. Se lo ritenesse opportuno può contattarmi. Cordiali saluti. Dr. Roberto Clemenza
Buongiorno,
mi dispiace molto per la sua situazione.
Quando si prova forte stress e ansia, sicuramente i farmaci posso aiutare ma non sono la soluzione definitiva. Parallelamente all'utilizzo dei farmaci, le consiglierei di intraprendere un percorso di supporto psicologico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Bondanini
mi dispiace molto per la sua situazione.
Quando si prova forte stress e ansia, sicuramente i farmaci posso aiutare ma non sono la soluzione definitiva. Parallelamente all'utilizzo dei farmaci, le consiglierei di intraprendere un percorso di supporto psicologico.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Bondanini
Gentile utente, la situazione che sta vivendo sembra molto complessa e una risposta esaustiva e definitiva in queato contesto può essere fuorviante. Tuttavia, è sicuramente utile che lavori seguendo indicazioni e suggerimenti da parte della dottoreasa che l'ha incarico, affidandosi e favorendo un dialogo preciso e aperto su sintomi e vissuti. Questo sicuramente può aiutare il medico esperto a comprendere da cosa possano derivare e a intervenire se necessario in una direzione o nell'altra. La possibilità di prendere dell'ulteriore tempo di riposo dipenderà da fattori contingenti nel suo lavoro : è possibile immaginare un rientro graduale con una parte del tempo con lavoro da casa? È possibile un rientro a orario ridotto in un primo momento?
Progettare in base agli elementi pratici permetterà di definire un programma sul quale potrete sempre intervenire e fare modifiche lei e il suo dottore se ritenete necessario.
Consideri di discutere con la psichiatra anche per un parallelo percorso psicologico di sostegno per la fase specifica. Può risultare una risorsa in più per affrontare il momento critico.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Maria Ciaramella
Progettare in base agli elementi pratici permetterà di definire un programma sul quale potrete sempre intervenire e fare modifiche lei e il suo dottore se ritenete necessario.
Consideri di discutere con la psichiatra anche per un parallelo percorso psicologico di sostegno per la fase specifica. Può risultare una risorsa in più per affrontare il momento critico.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Maria Ciaramella
Salve, mi dispiace moto per la sua situazione, pare aver vissuto momenti difficili che purtroppo continuano ancora. Non conoscendo in modo approfondito la situazione non è possibile per me dare un consiglio sul riprendere o meno l'attività lavorativa. Spesso però quando l'ansia ci "costringe" in casa, anche se all'inizio ci aiuta ad evitare un malessere, poi rischia di portarci ad evitare sempre più cose, chiudendoci in una gabbia dorata e sicura, che però imprigiona e come lei stesso ha detto, stufa. Il mio consiglio è di parlarne con la sua psichiatra, anche degli effetti del farmaco che sente cambiati, e di associare un percorso psicologico. Numerose ricerche infatti avvalorano l'ipotesi che con un percorso combinato tra il farmaco (che contiene i sintomi più forti ed aiuta a vivere la quotidianità) e una terapia psicologica (che aiuti invece a modificare i significati, il comportamento e la sensazione di controllo che abbiamo sulle cose aumentando risorse e consapevolezza) diano i risultati migliori. Le auguro di riprendere al più presto in mano la sua vita serenamente.
Dott.ssa Aisha Battelini
Dott.ssa Aisha Battelini
Gentile utente, mi dispiace molto per la situazione difficile che sta attraversando e dalle sue parole comprendo la sofferenza che le comporta. Per quanto riguarda il suo rientro al lavoro, non conoscendo né lei né la situazione in modo approfondito, non mi è possibile consigliarle come agire. Quello che mi sento di consigliarle è di valutare la possibilità di associare al trattamento farmacologico un percorso psicoterapeutico. Diversi studi, infatti, sostengono una maggior efficacia nel trattamento di ansia e depressione associando alla terapia farmacologica un percorso di psicoterapia. Ciò le permetterebbe di agire non solo sui sintomi che lei riporta ma ritrovarne anche le motivazioni sottostanti. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un saluto, Dott.ssa Francesca Sartor
Gentilissimo, grazie per la sua condivisione, Comprendo appieno la sua difficoltà; quando l'ansia è forte a tale punto sono d'accordo con l'assunzione del farmaco, e per questo aspetto sono certa che la sua psichiatra farà il meglio per lei.
Per quanto concerne invece il suo stato psicologico, ovvero questa paura che riguarda il lavoro mi sento di dirle che una volta stabilizzatasi la sua situazione a livello farmacologico, dunque l'ansia è ben contenuta, tornare lentamente a lavoro potrebbe esserle d'aiuto poiché la terrebbe occupata e minimizzerebbe questo stato di frustrazione che sento lei ha. ovviamente il tutto dovrà essere fatto nel rispetto dei suoi tempi, anche fisici, poiché i farmaci talvolta danno effetti collaterali.
Come la fa stare prendere in considerazione questa ipotesi? Quali emozioni le crea?
Spero di esserle stata utile e di aver risposto alla sua domanda; resto a disposizione per qualunque chiarimento. cordialmente,
Dott.ssa Ledda
Per quanto concerne invece il suo stato psicologico, ovvero questa paura che riguarda il lavoro mi sento di dirle che una volta stabilizzatasi la sua situazione a livello farmacologico, dunque l'ansia è ben contenuta, tornare lentamente a lavoro potrebbe esserle d'aiuto poiché la terrebbe occupata e minimizzerebbe questo stato di frustrazione che sento lei ha. ovviamente il tutto dovrà essere fatto nel rispetto dei suoi tempi, anche fisici, poiché i farmaci talvolta danno effetti collaterali.
Come la fa stare prendere in considerazione questa ipotesi? Quali emozioni le crea?
Spero di esserle stata utile e di aver risposto alla sua domanda; resto a disposizione per qualunque chiarimento. cordialmente,
Dott.ssa Ledda
Buongiorno,
per quanto l'uso del farmaco a mio avviso sia utile in caso di criticità come queste da lei riferite, mi sento di consigliarle di intraprendere un percorso di sostegno psicologico per imparare gradualmente a riuscire ad individuare le cause intrinseche del suo malessere e risolverlo alla radice.
Il rientro al lavoro può essere senz'altro positivo per aiutarla a mantenere una routine. Tuttavia, rientri quando si sente meglio e non faccia sforzi eccessivi.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Ferrucci
per quanto l'uso del farmaco a mio avviso sia utile in caso di criticità come queste da lei riferite, mi sento di consigliarle di intraprendere un percorso di sostegno psicologico per imparare gradualmente a riuscire ad individuare le cause intrinseche del suo malessere e risolverlo alla radice.
Il rientro al lavoro può essere senz'altro positivo per aiutarla a mantenere una routine. Tuttavia, rientri quando si sente meglio e non faccia sforzi eccessivi.
Un caro saluto,
Dott.ssa Giorgia Ferrucci
Capisco la sua preoccupazione e il suo desiderio di tornare al lavoro. Tuttavia, è importante che lei si prenda cura di sé stessa e non si obblighi a fare qualcosa che non si sente pronta a fare.
In linea generale, se si sente meglio e ha la sensazione di poter gestire lo stress del lavoro, allora può valere la pena provare a rientrare gradualmente. Tuttavia, è importante che lo faccia in modo graduale e che si prenda dei giorni di riposo se si sente sopraffatta.
Ecco alcuni suggerimenti per un ritorno al lavoro graduale:
Iniziare con un giorno alla settimana o mezza giornata alla settimana.
Lavorare da casa o in un ambiente meno stressante all'inizio.
Avvertire il proprio capo e i colleghi della situazione e chiedere il loro supporto.
Se si sente ancora male o se il lavoro sta peggiorando la sua condizione, è importante interrompere il rientro e consultare la sua psichiatra.
In bocca al lupo!
In linea generale, se si sente meglio e ha la sensazione di poter gestire lo stress del lavoro, allora può valere la pena provare a rientrare gradualmente. Tuttavia, è importante che lo faccia in modo graduale e che si prenda dei giorni di riposo se si sente sopraffatta.
Ecco alcuni suggerimenti per un ritorno al lavoro graduale:
Iniziare con un giorno alla settimana o mezza giornata alla settimana.
Lavorare da casa o in un ambiente meno stressante all'inizio.
Avvertire il proprio capo e i colleghi della situazione e chiedere il loro supporto.
Se si sente ancora male o se il lavoro sta peggiorando la sua condizione, è importante interrompere il rientro e consultare la sua psichiatra.
In bocca al lupo!
Gentile utente, se non l'ha già fatto, le consiglio di contattare uno psicologo, la Letteratura più recente mostra che la combinazione di supporto psicologico e terapia farmacologica, ha un effetto maggiore e più a lungo nel tempo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
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È comprensibile la tua preoccupazione riguardo al ritorno al lavoro dopo un periodo di forte stress e ansia. È importante ascoltare il tuo corpo e rispettare i tempi di guarigione. Sebbene tu possa sentirti un po' meglio rispetto alle settimane precedenti, è fondamentale valutare attentamente la tua condizione attuale prima di decidere di tornare al lavoro.
Ti consiglio di discutere la tua situazione con la tua psichiatra durante il prossimo appuntamento. Potrebbe essere utile esporre le tue preoccupazioni e valutare insieme a lei se sei pronto per affrontare il ritorno al lavoro. La tua psichiatra sarà in grado di fornirti una consulenza personalizzata basata sulla tua situazione specifica.
In generale, è importante prendersi il tempo necessario per recuperare adeguatamente e lavorare sulla tua salute mentale. Se il tuo medico ti suggerisce di prolungare il periodo di riposo, è possibile che sia necessario seguirne il consiglio per garantire una piena guarigione.
Rimango a disposizione, per ulteriori chiarimenti,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Ti consiglio di discutere la tua situazione con la tua psichiatra durante il prossimo appuntamento. Potrebbe essere utile esporre le tue preoccupazioni e valutare insieme a lei se sei pronto per affrontare il ritorno al lavoro. La tua psichiatra sarà in grado di fornirti una consulenza personalizzata basata sulla tua situazione specifica.
In generale, è importante prendersi il tempo necessario per recuperare adeguatamente e lavorare sulla tua salute mentale. Se il tuo medico ti suggerisce di prolungare il periodo di riposo, è possibile che sia necessario seguirne il consiglio per garantire una piena guarigione.
Rimango a disposizione, per ulteriori chiarimenti,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
È comprensibile la sua preoccupazione, soprattutto dopo un periodo così difficile. È positivo che ci siano segnali di miglioramento, ma il ritorno al lavoro richiede cautela. Se non si sente ancora pronto, forzare un rientro potrebbe peggiorare la situazione. In questi casi, il consiglio è di procedere per gradi, magari valutando un rientro parziale, ascoltando attentamente il proprio corpo e discutendone con la sua psichiatra. Sarò a disposizione per un consulto più approfondito, se lo desidera. Dott.ssa Cristina Borghetti Psicologa
Grazie per aver condiviso la tua esperienza. È normale sentirsi in difficoltà nel prendere decisioni importanti come il ritorno al lavoro, specialmente dopo aver affrontato una crisi ansiosa/depressiva. È positivo che tu stia percependo un miglioramento, anche se graduale, e che tu stia cercando il modo migliore per gestire la situazione.
Considerazioni sul ritorno al lavoro
1. Valuta il tuo stato attuale
Anche se stai notando miglioramenti, è importante capire se ti senti davvero in grado di affrontare le richieste lavorative. Chiediti:
• Riesco a gestire il carico emotivo e fisico del lavoro?
• Sono pronto a confrontarmi con eventuali situazioni stressanti?
• Ho un piano per gestire eventuali momenti di ansia o malessere sul lavoro?
2. L’importanza del ritmo graduale
Il ritorno al lavoro non deve essere tutto o niente. Spesso, un rientro graduale può aiutarti a testare le tue capacità senza sovraccaricarti. Potresti, ad esempio, valutare con il tuo datore di lavoro o con il medico la possibilità di riprendere con un orario ridotto o con mansioni meno impegnative per un periodo di transizione.
3. Evita di forzarti troppo presto
Se torni al lavoro prima di sentirti pronto, rischi di aumentare lo stress e compromettere il tuo recupero. Al contrario, un rientro pianificato quando ti senti più sicuro può favorire una ripresa più stabile e duratura.
4. Il ruolo della psichiatra
La tua psichiatra ha una visione d’insieme del tuo stato attuale e ti ha consigliato di riposarti. È importante seguire le sue indicazioni e discutere con lei prima di prendere una decisione definitiva. Nell’appuntamento che hai fra due settimane, potresti parlare apertamente delle tue preoccupazioni riguardo al lavoro.
5. Comunicazione con il datore di lavoro
Se possibile, considera di parlare con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane. Spiega la tua situazione in modo generale (senza dover entrare nei dettagli) e chiedi se ci sono possibilità di un rientro flessibile. Questo potrebbe ridurre la pressione su di te.
Cosa puoi fare nel frattempo
1. Preparati gradualmente
Inizia a ricreare una routine simile a quella lavorativa. Alzati all’orario abituale, svolgi attività che richiedono concentrazione, e simula una giornata lavorativa in casa. Questo ti aiuterà a capire meglio se ti senti pronto.
2. Esci di casa con regolarità
Anche brevi passeggiate o semplici uscite possono aiutarti a ritrovare un senso di normalità e ad allenarti a gestire l’ansia in situazioni esterne.
3. Focalizzati sul qui e ora
La preoccupazione per il futuro è normale, ma può amplificare l’ansia. Cerca di concentrarti su quello che puoi fare oggi per sentirti meglio, senza mettere pressione su domande a lungo termine.
4. Pratica tecniche di rilassamento
Tecniche come la respirazione profonda, la mindfulness o esercizi di rilassamento muscolare possono aiutarti a gestire l’ansia e aumentare il senso di controllo sulle tue emozioni.
Quando considerare il rientro
Un buon momento per rientrare al lavoro è quando:
• Ti senti fisicamente ed emotivamente più stabile.
• Hai una strategia per gestire eventuali episodi di ansia.
• Ti senti in grado di affrontare un minimo di carico lavorativo.
• Hai discusso il tuo stato con la psichiatra e sei d’accordo con il suo piano.
Un pensiero finale
Ricorda che la tua salute mentale è una priorità. Tornare al lavoro è importante, ma solo se avviene in un momento in cui sei in grado di affrontarlo senza compromettere il tuo recupero. Ascolta il tuo corpo e la tua mente, e non esitare a chiedere supporto
Considerazioni sul ritorno al lavoro
1. Valuta il tuo stato attuale
Anche se stai notando miglioramenti, è importante capire se ti senti davvero in grado di affrontare le richieste lavorative. Chiediti:
• Riesco a gestire il carico emotivo e fisico del lavoro?
• Sono pronto a confrontarmi con eventuali situazioni stressanti?
• Ho un piano per gestire eventuali momenti di ansia o malessere sul lavoro?
2. L’importanza del ritmo graduale
Il ritorno al lavoro non deve essere tutto o niente. Spesso, un rientro graduale può aiutarti a testare le tue capacità senza sovraccaricarti. Potresti, ad esempio, valutare con il tuo datore di lavoro o con il medico la possibilità di riprendere con un orario ridotto o con mansioni meno impegnative per un periodo di transizione.
3. Evita di forzarti troppo presto
Se torni al lavoro prima di sentirti pronto, rischi di aumentare lo stress e compromettere il tuo recupero. Al contrario, un rientro pianificato quando ti senti più sicuro può favorire una ripresa più stabile e duratura.
4. Il ruolo della psichiatra
La tua psichiatra ha una visione d’insieme del tuo stato attuale e ti ha consigliato di riposarti. È importante seguire le sue indicazioni e discutere con lei prima di prendere una decisione definitiva. Nell’appuntamento che hai fra due settimane, potresti parlare apertamente delle tue preoccupazioni riguardo al lavoro.
5. Comunicazione con il datore di lavoro
Se possibile, considera di parlare con il tuo datore di lavoro o con il responsabile delle risorse umane. Spiega la tua situazione in modo generale (senza dover entrare nei dettagli) e chiedi se ci sono possibilità di un rientro flessibile. Questo potrebbe ridurre la pressione su di te.
Cosa puoi fare nel frattempo
1. Preparati gradualmente
Inizia a ricreare una routine simile a quella lavorativa. Alzati all’orario abituale, svolgi attività che richiedono concentrazione, e simula una giornata lavorativa in casa. Questo ti aiuterà a capire meglio se ti senti pronto.
2. Esci di casa con regolarità
Anche brevi passeggiate o semplici uscite possono aiutarti a ritrovare un senso di normalità e ad allenarti a gestire l’ansia in situazioni esterne.
3. Focalizzati sul qui e ora
La preoccupazione per il futuro è normale, ma può amplificare l’ansia. Cerca di concentrarti su quello che puoi fare oggi per sentirti meglio, senza mettere pressione su domande a lungo termine.
4. Pratica tecniche di rilassamento
Tecniche come la respirazione profonda, la mindfulness o esercizi di rilassamento muscolare possono aiutarti a gestire l’ansia e aumentare il senso di controllo sulle tue emozioni.
Quando considerare il rientro
Un buon momento per rientrare al lavoro è quando:
• Ti senti fisicamente ed emotivamente più stabile.
• Hai una strategia per gestire eventuali episodi di ansia.
• Ti senti in grado di affrontare un minimo di carico lavorativo.
• Hai discusso il tuo stato con la psichiatra e sei d’accordo con il suo piano.
Un pensiero finale
Ricorda che la tua salute mentale è una priorità. Tornare al lavoro è importante, ma solo se avviene in un momento in cui sei in grado di affrontarlo senza compromettere il tuo recupero. Ascolta il tuo corpo e la tua mente, e non esitare a chiedere supporto
Buonasera, le consiglio di affiancare alla cura farmacologica, anche un percorso di psicoterapia che l'aiuti con la gestione dell'ansia. Cordiali saluti.
Salve, la sua situazione riflette una lotta interiore significativa tra il desiderio di tornare alla normalità e le preoccupazioni legate alla salute mentale. È comprensibile sentirsi ansiosi riguardo al processo di rientro al lavoro, specialmente dopo un periodo di difficoltà in cui ha vissuto forti sintomi di ansia e confusione. La tensione tra il bisogno di riprendersi e la pressione di tornare alla routine quotidiana può generare confusione e ambivalenza. La sua esperienza suggerisce che il riposo e la cura di sé sono stati fondamentali per affrontare i sintomi iniziali; tuttavia, l'indecisione su quando e come rientrare al lavoro è altrettanto normale. È importante considerare che il rientro in un ambiente lavorativo può comportare una serie di stimoli e responsabilità che potrebbero influenzare il suo stato d'animo. Potrebbe essere utile riflettere su quali siano le sue risorse attuali e i possibili modi per rendere il rientro al lavoro più gestibile, come un piano graduale o discutere con il suo datore di lavoro su come supportarla. Parlare di queste preoccupazioni con la sua psichiatra durante il prossimo incontro potrà offrirle ulteriori chiarimenti.
Se desidera un supporto per esplorare e comprendere meglio queste emozioni e paure, sono qui per ascoltarla senza giudizio e assisterla nel suo percorso di recupero. Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Se desidera un supporto per esplorare e comprendere meglio queste emozioni e paure, sono qui per ascoltarla senza giudizio e assisterla nel suo percorso di recupero. Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Gentile utente,
la situazione che sta descrivendo, con il ritorno al lavoro dopo un periodo di ansia e stress, è comprensibile e può risultare difficile. La scelta di tornare al lavoro dipende dalle sue condizioni emotive e fisiche, e potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico per gestire la paura e l'incertezza, e migliorare gradualmente il suo benessere. Potrebbe essere anche utile considerare un supporto psicologico che aiuti a gestire l'ansia e i sensi di stanchezza.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio.
la situazione che sta descrivendo, con il ritorno al lavoro dopo un periodo di ansia e stress, è comprensibile e può risultare difficile. La scelta di tornare al lavoro dipende dalle sue condizioni emotive e fisiche, e potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico per gestire la paura e l'incertezza, e migliorare gradualmente il suo benessere. Potrebbe essere anche utile considerare un supporto psicologico che aiuti a gestire l'ansia e i sensi di stanchezza.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio.
Buongiorno,
Comprendo pienamente la sua preoccupazione: dopo un periodo così delicato, è normale sentirsi insicuri nel riprendere la routine. In questi casi, un percorso psicologico di supporto può essere molto utile per aiutarla a gestire l’ansia residua, recuperare fiducia e gradualmente reinserirsi nelle attività quotidiane. È importante procedere con cautela, senza forzarsi troppo, e confrontarsi con la psichiatra prima di prendere decisioni sul rientro.
Resto disponibile, se lo desidera, ad accompagnarla in questo percorso.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Comprendo pienamente la sua preoccupazione: dopo un periodo così delicato, è normale sentirsi insicuri nel riprendere la routine. In questi casi, un percorso psicologico di supporto può essere molto utile per aiutarla a gestire l’ansia residua, recuperare fiducia e gradualmente reinserirsi nelle attività quotidiane. È importante procedere con cautela, senza forzarsi troppo, e confrontarsi con la psichiatra prima di prendere decisioni sul rientro.
Resto disponibile, se lo desidera, ad accompagnarla in questo percorso.
Un caro saluto
Dott.ssa Barcella
Gentile, secondo le ricerche scientifiche è emerso che la farmacoterapia da sola a volte non può bastare, i tassi di remissione sono più alti se il farmaco è combinato con un percorso psicologico settimanale e con lo sport. Le consiglio di continuare a incontrare la sua psichiatra ma di valutare allo stess tempo altre vie. La crisi depressiva e ansiosa dopo l'intervento è normale a meno che non si protragga oltre un certo tempo, in quel caso vanno ascoltati i sintomi e non eliminati e per questo un percorso psicologico è fondamentale.
Resto a disposizione per un percorso online.
Dott. Paolo Valentini--psicologo/ specializzando in psicoterapia
Resto a disposizione per un percorso online.
Dott. Paolo Valentini--psicologo/ specializzando in psicoterapia
Salve, quello che descrive è una situazione che può essere molto faticosa e disorientante, soprattutto quando si è sempre stati abituati a funzionare normalmente e, improvvisamente, anche attività che prima sembravano semplici diventano estremamente impegnative. È comprensibile che in questo momento lei si senta diviso tra due bisogni opposti: da un lato il desiderio di tornare alla normalità e riprendere il lavoro, dall’altro la paura di non sentirsi ancora sufficientemente stabile e di esporsi a un carico che potrebbe risultare prematuro. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, uno degli aspetti più importanti in situazioni come questa è distinguere tra il desiderio di “forzarsi” a tornare alla vita di prima e la necessità di procedere in modo graduale, rispettando il livello di energia e di funzionamento effettivamente disponibile in quel momento. Quando si vive un periodo di intensa ansia e successiva spossatezza, il corpo e la mente possono impiegare del tempo per ritrovare un equilibrio. Questo non significa che si sia “bloccati” o che non si stia migliorando, ma che il recupero spesso avviene in modo progressivo e non lineare. Lei descrive un elemento molto significativo: pur sentendosi ancora stanco e poco motivato, percepisce un miglioramento rispetto alle settimane precedenti. Questo è un dato importante, perché suggerisce che il suo organismo stia lentamente recuperando. Allo stesso tempo, il timore di rientrare al lavoro e sentirsi nuovamente sopraffatto è del tutto comprensibile. Quando si è attraversato un periodo in cui anche uscire di casa era molto difficile, è naturale che la mente associ il lavoro a una possibile fonte di ulteriore stress e che si attivino pensieri anticipatori legati al timore di non farcela. In un’ottica cognitivo comportamentale, il punto centrale non è tanto scegliere tra “rientrare subito” o “restare a casa indefinitamente”, ma valutare se il ritorno possa essere affrontato in modo sufficientemente sostenibile. Se il rientro viene vissuto come una prova da superare perfettamente, la pressione interna può diventare molto elevata. Se invece viene considerato come un passaggio graduale, in cui è normale non sentirsi ancora al cento per cento, la situazione può risultare più gestibile. È importante anche considerare che restare a casa troppo a lungo, pur essendo inizialmente necessario, può talvolta alimentare la convinzione di non essere più in grado di affrontare le normali richieste quotidiane. D’altra parte, un rientro eccessivamente precoce, quando il livello di energia e concentrazione è ancora molto compromesso, può aumentare il senso di frustrazione. La chiave, quindi, sta spesso nel trovare un equilibrio tra protezione e graduale riattivazione. La preoccupazione per il lavoro è del tutto legittima. Molte persone, in situazioni simili, vivono il timore di deludere gli altri o di non essere più performanti come prima. Tuttavia, è importante ricordare che attraversare un periodo di vulnerabilità non significa aver perso le proprie capacità, ma trovarsi temporaneamente in una fase di recupero. La mente, però, quando è ancora sensibile, tende a interpretare la stanchezza e la difficoltà di concentrazione come segnali di incapacità, aumentando così l’ansia. Un supporto psicologico, in particolare di orientamento cognitivo comportamentale, può essere molto utile proprio per comprendere come si è sviluppato questo circolo tra stress, sintomi fisici, preoccupazioni e progressiva riduzione delle attività quotidiane. Lavorare su questi meccanismi può aiutare a recuperare gradualmente fiducia nelle proprie risorse e a rendere il ritorno alle normali occupazioni meno carico di timore e di auto-pressione. La sensazione di essere “stufo di stare a casa” è, in realtà, un segnale importante. Indica che una parte di lei desidera tornare a investire nella propria vita e nelle proprie attività. Questo desiderio rappresenta spesso una componente preziosa del processo di recupero. Al tempo stesso, è altrettanto importante ascoltare i propri limiti attuali e non interpretare il recupero come una gara contro il tempo. Ciò che sta vivendo non è affatto raro e non significa che la situazione non possa migliorare ulteriormente. Spesso il recupero richiede pazienza, gradualità e una migliore comprensione del modo in cui la mente reagisce allo stress e ai segnali del corpo. E proprio questa fase, se affrontata con il giusto supporto, può diventare un’occasione per conoscere più a fondo il proprio funzionamento e sviluppare strumenti utili anche per il futuro. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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