Buongiorno, sto facendo un percorso di psicoterapia psicoanalitica, da 2 anni e mezzo (da 1 anni e

18 risposte
Buongiorno,
sto facendo un percorso di psicoterapia psicoanalitica, da 2 anni e mezzo (da 1 anni e 9 mesi con cadenza bisettimanale).

Da 3 mesi circa ho iniziato a soffrire molto il lettino, nel senso che oramai regolarmente concludo le sedute stando molto peggio rispetto al come sto quando arrivo in studio per la sessione. Senz'altro sono dinamiche che condivido con la terapeuta, mi piacerebbe molto però avere un parere esterno su questo punto, ovvero, è possibile che un certo tipo di approccio terapeutico, per quanto condotto con professionalità, non sia quello più adatto a noi? Alla luce della grande sofferenza che scaturisce appunto dal lettino, mi chiedo se non vi siano altre strade, per me, da intraprendere. Grazie.
Buongiorno. Mi spiace molto per questo suo disagio. Sicuramente parlarne e condividerlo con la sua terapeuta è essenziale. Assieme potete decidere cosa fare e cosa provare anche di diverso in caso
Le auguro di risolvere
Cordialmente
Dott ssa Francesca Torretta

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Salve, ritengo assolutamente normale che alcuni approcci terapeutici possono essere digeriti da una persona in maniera diversa rispetto che ad un’altra, sicuramente A mio parere la cosa opportuna è quella di esporre in maniera chiara e sincera quello che sente è quello che prova al suo terapeuta dopodiché valutate assieme Se questo può essere percorso giusto oppure se è più corretto cambiarlo.
Cordialmente, dott FDL
Buonasera, penso che parlare di come si sente con la sua terapeuta sia molto importate, cercate di capire come mai "il lettino" le causa malessere. E impossible non sapendo la sua storia dirle quali altre strade può intraprendere, certamente ci sono altri approcci terapeutici validissimi.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Salve, condivido il pensiero espresso dai colleghi, le consiglio anche io di condividere questo suo malessere con la sua terapeuta, per poi decidere se intraprendere un nuovo percorso che potrebbe essere più efficacie per rispondere al suo disagio.
Cordiali Saluti, Dott.ssa Baldassarre Diana
Buonasera, guardi al di là della professionalità del collega su cui non discuto, credo che comunque ci possano essere approcci che ci 'risuonano' di più di altri, questo lo dico anche per esperienza personale. Un caro saluto

Dott.ssa Silvana Zito
Dott.ssa Silvana Zito
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno gentile utente, dalle sue considerazioni si evince che condivide sistematicamente la sofferenza con il suo terapeuta e continua ancora il percorso pur soffrendo. Mi farei due domande. Si è creato forse un rapporto di dipendenza tale che soffrire costantemente deve essere accetato per mantenere la relazione? Se per lei la sofferenza non fosse un problema non richiederebbe suggerimenti. È vero che la psicoterapia è un impegno emotivo che presuppone momenti delicati, ma vanno compensati altrimenti subentra lo sconforto. Resto disponibile per ulteriori informazioni. Cordialmente Dott.ssa Silvana Zito
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Buonasera, la sofferenza fa parte della vita e certi momenti del percorso di psicoterapia non fanno eccezione.
Purtroppo non ho abbastanza elementi per entrare in merito alla sua questione, mi sento solo di dirle di continuare a parlarne alla sua psicoterapeuta e di farsi una sua opinione.
Un caro saluto
Dott.ssa Cristina Villa
Buonasera. A mio avviso è opportuno che possa condividere con la sua psicoterapeuta l'esperienza che sta vivendo e confrontarsi con lei in merito alla sofferenza di cui parla, valutando insieme cosa sta accadendo in questo momento nel suo percorso, nella consapevolezza di avere la massima libertà di espressione e di scelta per esprimere i suoi vissuti ed i suoi pensieri e prendere le decisioni che sente migliori per sé.
Certamente è possibile che una persona possa rispondere meglio ad un approccio terapeutico anziché ad un altro, ma a prescindere dall'approccio, l'aspetto cruciale dell'efficacia della psicoterapia risulta essere, in base alle ricerche attuali, la qualità della relazione terapeutica che il cliente/paziente instaura con il/la terapeuta nel corso del trattamento. Un saluto, Dott. Felice Schettini
Buongiorno, mi dispiace per la sua sofferenza. Potrebbe essere utile capire insieme alla terapeuta cosa sta vivendo e cosa rappresenta il lettino in questo momento per lei.
Dipende molto anche dalla relazione che avete instaurato.
Un caro saluto
Buongiorno, ovviamente in prima battuta occorre discuterne con il terapeuta. Comunque la risposta alla sua domanda è affermativa, non tutti gli approcci terapeutici vanno bene per tutti. Alcune persone potrebbero dover cercare l'approccio che sentono più nelle loro corde. Ma attenzione, nemmeno tutti i terapeuti vanno bene a tutti, è comunque un rapporto umano, un paziente potrebbe anche trovarsi bene e male rispettivamente con due diversi terapeuti che lavorano con lo stesso approccio.
Buongiorno,
è probabile che questo genere di sedute le attivino molte cose profonde.... alcune volte può succedere che si vada anche troppo in là rispetto ad alcune esplorazioni. La sua condivisione può essere utile così da far rendere conto al pofessionista fin dove spingersi, o comprendere meglio le sue difficoltà/difese, prima ancora di cambiare approccio.
Ciò non toglie che spesso durente i percorsi ci si può rende conto che un determinato tipo di approccio utilizzato non lo sentiamo calzare bene. Sempre in condivisione con il professionista, se ha anche altri strumenti di lavoro, può essere utile fermarsi un attimo e rivedere alcune modalità di intervento...
Cordialemente,
Dr.ssa Noemi carrieri - Firenze
Buonasera, ci sono senz'altro molti approcci validi, ed è sicuramente plausibile che si possa avere inclinazioni o preferenze diverse.
Consideri però anche che questa sofferenza che descrive non è detto che indichi necessariamente un problema con la modalità di intervento. Potrebbe anche essere che invece ha iniziato ad avvertirla proprio perché sta toccando dei punti importanti in terapia: spesso questi momenti possono essere più dolorosi, e suscitare il desiderio di allontanarsene, certo alleviando tale sofferenza, ma anche rischiando di evitare dei temi che invece potrebbero essere importanti da affrontare.
Naturalmente non conoscendola queste sono ipotesi, le suggerirei dunque di parlarne con la sua terapeuta, anche prestando una particolare attenzione alle tempistiche: lei riferisce che queste sensazioni sono emerse da circa tre mesi, ma è in terapia da molto più tempo, credo quindi che potrebbe essere particolarmente utile per lei e la sua terapeuta soffermarvi su cosa è successo in questi tre mesi.
Un caro saluto, Dott. Mario D. Roffi
Buongiorno, grazie per averci contattato. Da quel che ha descritto si evince che negli ultimi tre mesi ha iniziato a patire il lettino, mentre prima questo tipo di vissuto non lo provava, è corretto?
Sarebbe interessante analizzarlo in seduta con la sua terapeuta per comprendere le cause sottostanti di questa sua insofferenza prima di prendere qualunque decisione o definire a priori che potrebbe non essere la tecnica più idonea al suo caso. È un segnale sicuramente da non trascurare e necessita di ulteriori elaborazioni. Probabilmente è cambiato qualcosa ed è necessario approfondire la natura di questo cambiamento. Resto a disposizione, un caro saluto
Condivido a pieno quello che hanno scritto i colleghi. Qualunque approccio può essere valido ma può anche generare dei periodi di stallo in cui si sente di non fare grandi progressi. Parlare di questo, della frustrazione che comporta può sciogliere il nodo che si è creato con il terapeuta e portare ad uno step successivo la terapia. Per quanto riguarda il lettino nello specifico potrebbe essere utile provare a cambiare qualcosa del setting di terapia e utilizzare una poltrona, sempre che per il suo terapeuta sia comoda come situazione e che lo concordiate insieme. Sono certa che non tutti gli approcci possono facilmente adattarsi ad ogni singola persona esattamente come ogni singolo terapeuta può essere più o meno adatto per un certo tipo di persona, ma credo anche che questo genere di intoppi nascono molto prima e la terapia non decolla. Dal momento che pare che fino ad adesso lei si sia trovato bene credo valga la pena insistere con il suo terapeuta almeno per un pò sviscerando insieme il punto e provando a sciogliere questo nodo. In caso contrario certamente può rivolgersi ad un altro terapeuta anche di un altro approccio. Spero di esserle stata utile, e in bocca al lupo per tutto.
Buon giorno mj dispiace molto si senta a disagio credo sia opportuno:
1.parlarne e condividerlo con il proprio terapeuta
2.usare il 'disagio "come spunto da cui partire per la seduta e lavorarci su, non sempre il disagio è un elemento.di un andamento negativo di percorso, vuol dire che sta succedendo qualcosa ...si muove qualcosa
3.se persiste e l'empasse continua cambiare terapeuta.
Nella vita si può scegliere. Nel mondo psicoterapico esistono diversi approcci e metodi ,non ce ne è uno più giusto ma sicuramente uno più appropriato al problema da trattare e alle nostre caratteristiche si...non si senta in colpa !come tutte le relazioni anche le relazione terapeutiche cominciano e possono finire ....anzi devono finire prima o poi ..
Per affidarci dobbiamo "fidarci"questo a mio avviso è il presupposto di base per un buon inizio di percorso terapeutico
Buonasera, attraversare la sofferenza che prova può far parte del processo di cura. Discuta di questo con chi la segue.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buonasera, ho visto solo adesso la sua richiesta e trovo molto interessante la sua domanda su questo sito, per diversi motivi e perché quello che lei si chiede capita in terapia molto più spesso di quanto che ci si immagina ma raramente diventa argomento di condivisione e per questo mi ha stupito la sua onestà intellettuale e il suo voler risolvere chiedendo aiuto ad altri terapeuti. Vedo che ne abbia già parlato con il suo, e trovo molto costruttivo questo confronto. Ogni approccio terapeutico ha la sua efficacia e i suoi limiti, dipende molto dalla persona, dal terapeuta e dalla relazione che si instaura tra loro. Alle volte bisogna capire e vedere se si è arrivati alla fine di una terapia, che non significa non continuare un percorso terapeutico ma cambiare approccio e scuola di pensiero. Una buona terapia dovrebbe migliorare costantemente il benessere della persona in maniera continuativa fino alla remissione dei sintomi e al miglioramento della qualità della sua vita in generale. Io ad esempio utilizzo principalmente una terapia online, dove il paziente si trova in un ambiente molto conosciuto e famigliare e da lì si riescono a vedere delle dinamiche che altrimenti in un ambiente neutro, come il setting terapeutico tradizionale non emergerebbero. Se desidera resto a disposizione. Buona serata Fulvia Fragiacomo

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Gentile utente di mio dottore,

le confermo che è possibile che un certo tipo di approccio terapeutico, per quanto condotto con professionalità, non sia quello più adatto a noi, glielo confermo. Ci sono diversi pazienti che preferiscono una psicoterapia vis a vis, dove l'altro possa mostrarsi durante i suoi rimandi. Non tutti riescono a stare in una terapia psicoanalitica. Nella speranza con queste poche righe di aver orientato la sua domanda.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara

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