Buongiorno, sono un uomo di 48 anni ; da quasi un anno ho iniziato una terapia. Sono convito che

20 risposte
Buongiorno,

sono un uomo di 48 anni ; da quasi un anno ho iniziato una terapia. Sono convito che la terapia sia utile la terapeuta è capace competente apprezzo il suo carattere coerenza. Questo però non significa che nn mi mette in seria difficoltà.

Mi pongo una domanda dopo diversi mesi non solo non sto meglio ; la mia situazione emotiva è peggiorata dopo aver iniziato la terapia. Il problema è la relazione.
La professionista mi dice ci vuole tempo pazienza ma ho aspettato parecchio.

Non so da una parte non voglio mettermi a fare la sua professione dall’altra però mi dico ma non dovremmo fissare degli obbiettivi dei tempi un percorso per raggiungerli. Con metodo. Il timore è come posso comprendere se il percorso sia giusto per me o meno.

Come cliente non mollo sino a che non comprendo. Porto letteralmente a sfinimento. Una volta compreso il significato il perché allora non mi guardò più indietro sul professionista. Ma per affidarmi devo comprendere.

Non ho dubbi che la professionista sia competente. So di avere dei problemi delle difficoltà. Mi impegno con costanza cerco di rispettare il setting. Ma onestamente faccio fatica. Sono lento.

voglio fidarmi affidarmi ma non so come muovermi. Come faccio a darmi una mossa e fidarmi della mia terapeuta? È un problema di relazione so di averlo ma nn so come affrontarlo agire. E di stiamo lavorando.

La mia terapeuta evidenzia in me degli atteggiamenti negativi che attribuiscono a lei pensieri emozioni che nn le appartengono. Evidenziava che ha diversi pazienti quindi molta esperienza. Il fattore critico nella relazione sono io non lei come professionista.

Non capisco se sono io a sbagliare l'approccio alla terapia. Non è per tutti e il risultato mi è stato detto dipende unicamente dal cliente. Mi chiedo se io non sia abbastanza introspettivo da affrontare la terapia.

Iniziare la terapia la considero importante non è un gioco un passatempo.

Mi è stato fatto notare che io ho difficoltà non gli altri clienti ne lei come professionista.

Le domande che vi pongo sono;

Non so come fare a fidarmi e affidarmi in una relazione dove sbaglio cado commetto errori nella relazione terapeutica che si riflettono sulla professionista.
Non sono autonomo e nn so affrontare le emozioni cerco una dimostrazione che pur nel setting la mia persona ha un significato per la professionista. Ma questo cado ora non lo sento.
(Ogni seduta emotivamente la professionista mi tira di quelle sberle emotive che ogni due per tre cado. Questo mi rende solo più determinato a affrontare le mie difficoltà a rialzarmi ogni volta). Ma la domanda sono adatto alla terapia emerge più spesso.

Se non trovo il modo di fidarmi, interrompere la terapia potrebbe avere senso? Il terrore che ho è investire tempo emozioni per niente non avendo le capacità emotive per affrontare un percorso terapeutico c’è.

La professionista mi ha detto che il risultato non dipende da lei ma solo da me ; significa avere la responsabilità della relazione senza avere la competenza emotive nell’affrontare ciò che essa porta.

Il vostro lavoro è utile prezioso ma forse nn è per tutti (o almeno nn è per me). Potreste darmi un vostro parere?

Grazie delle eventuali risposte. È del vostro tempo speso nel leggere.
Dott. Valeriano Fiori
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Salve, la ringrazio per aver condiviso con noi il suo vissuto emotivo. Credo che sia opportuno per lei continuare a confrontarsi con il terapeuta che la segue, con il tempo troverà le risposte che cerca.
Buona giornata.
Dott. Fiori

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Dott.ssa Viola Barucci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentilissimo, le domande che si pone sono legittime e mi sento di tranquillizzarla sul fatto che la terapia può provocare tutti questi quesiti. Secondo me fa bene ad approfondire queste tematiche con la sua terapeuta. Per me, molta parte della terapia si basa proprio sulla relazione che si viene a creare tra terapeuta e paziente. E ogni relazione è a se, unica nel suo genere. L’esito della terapia dipende da molti fattori, sicuramente per lei c’è una difficoltà nel fidarsi e affidarsi e che lei sta riconoscendo e che probabilmente ha radici “antiche” nella sua storia.
Io inizierei a lavorare proprio su questo e sulla relazione terapeutica.
In bocca al lupo e le auguro di fare un buon percorso che la aiuti a scoprire nuove prospettive di se.
Saluti
Dott. ssa Viola Barucci
Dr. Vincenzo Cappon
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Castiglione delle Stiviere
La responsabilità della terapia è del terapeuta, non del cliente. È come ll'allenatore di calcio: se la squadra vince è merito della squadra, se la squadra perde è colpa dell'allenatorre.
Saluti
Dott. Vincenzo Cappon
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,io credo che sarebbe importante per lei continuare ,comprendo la difficoltà,le paure ,le difese che la mantengono in una situazione all erta.Sono situazioni emotive che richiedono molto tempo,ma se riesce ad avere pazienza e a superare con la sua terapeuta questi difficili ostacoli ,ne trarrà sicuramente un grosso beneficio Un cordiale saluto dottssa Luciana Harari
Dott.ssa Daniela Benvenuti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova
Salve, può capitare che si fatichi ad instaurare la c.d. alleanza terapeutica con alcuni clienti; non è corretto attribuire la colpa al professionista o al cliente, succede e basta. E' importante che si confronti nei suoi dubbi con la terapeuta che la segue, in ogni caso può decidere altrimenti. Buona serata, dr.ssa Daniela Benvenuti
Dott.ssa Maria Lombardo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Meta
Buonasera, grazie a lei che si è affidato alla piattaforma miodottore per sciogliere i suoi dubbi. Ho letto come sta affrontando la situazione, non so che approccio usa la collega ma già il fatto che ne parlate in terapia è cosa buona. Provi a raccontarle il suo vissuto prenda fiducia, ovviamente non le direi mai di cambiare terapeuta ma se sente il bisogno di un confronto mi contatti e la sosterrò nel dà farsi. Saluti
Dott.ssa Anna Paolantonio
Psicologo, Psicoterapeuta, Posturologo
Roma
Salve. Si confronti con la terapeuta. Esprima con lei ciò che ha espresso qui.
Non si è sbagliati se si è in difficoltà e le difficoltà si superano quando si riesce a sentire di essere sostenuti, compresi e accompagnati nel percorso. Affinché possa avvenire bisogna confrontarsi con chiarezza per costruire l'alleanza terapeutica che non lascia spazio a chi è giusto o sbagliato ma al confronto profondo per poter dare spazio alla fiducia in sé che permette di affrontare le difficoltà. Distinti saluti.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
L’ alleanza terapeutica é un fattore determinante ai fini della guarigione. Credo che tutti questi suoi dubbi in merito alla relazione con il terapeuta possano rappresentare interessante materiale su cui lavorare in terapia. Molto probabile che parte dei suoi problemi portino con se questi aspetti legati alla mancanza di fiducia e al desiderio di voler tenere sempre tutto sotto controllo. Apra un confronto con il collega che la segue a tal proposito, troverete insieme interessanti spunti da cui ripartire.
Cordiali saluti
Dottor Diego Ferrara
Dr. Stefano Golasmici
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gent.mo, pone molti interrogativi sulla sua esperienza psicoterapeutica. Posta la specificità e irripetibilità di ogni rapporto psicoterapeutico, sembra che nonostante i suoi dubbi la vostra psicoterapia prosegua da diversi mesi: sarebbe opportuno ponesse queste difficoltà all’interno della psicoterapia, verso la quale probabilmente vive una forte ambivalenza. Da un canto sente di essere seguito e riconosce alla terapeuta un valore, dall’altro nutre una sfiducia che la porta a pensare all’inadeguatezza del lavoro che sta svolgendo e a chiedere tangenzialmente qui rassicurazioni. Questi sentimenti ambivalenti possono essere vissuti in psicoterapia e, molto frequentemente, hanno a che vedere anche col modo di vivere e sperimentare il rapporto con sé e con le persone. Tuttavia, non è noto il motivo per cui abbia chiesto una psicoterapia e che cosa si aspetti da questa: in ogni caso è possibile che nel corso di un lavoro terapeutico una persona possa manifestare forme di ostilità verso il terapeuta e verso la terapia stessa che, al pari di altre esperienze, diventano oggetto di indagine e analisi. Il tempo poi che una persona impiega per risolvere i propri conflitti spesso non è purtroppo determinabile a-priori: dipende dal passo di ciascuno e da molti fattori che il lavoro terapeutico fisiologicamente innesca, qualche volta anche da forme (più o meno inconsapevoli) di resistenza alla cura. SG
Dott.ssa Claudia Fiorelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, mi sembra che lei abbia un importante vissuto emotivo e credo vivamente che debba condividerlo con il suo terapeuta, sarà sicuramente il tempo a sciogliere i nodi.
Buona giornata. Claudia Fiorelli
Dott.ssa Enrica Tavella
Psicologo, Psicoterapeuta
Genova
Buongiorno,
spesso il primo anni di terapia fa stare peggio, non meglio. E' una cosa frequente ed anche i suoi dubbi e la sua difficoltà ad affidarsi. E' anche vero che mettersi in gioco alla nostra età è più complicato che a 20 anni. Continui a confrontarsi col suo terapeuta e vedrà che troverà una quadra
Dott.ssa Viviana Lisetti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Perugia
Gentile utente, rispetto alle domande che pone alla comunità di MioDottore io credo che ne dovrebbe parlarne con il suo terapeuta. I suoi dubbi sono del tutto leciti e nessun altro potrà risponderle dal di fuori della vostra relazione. In terapia le cose si fanno in due e quello che emerge dall'incontro di due persone è più della semplice somma di due individui. C'è un bellissimo detto "in compagnia prese moglie anche il frate" - insieme, nella relazione accadono cose a volte inaspettate.
Quindi la incito a portare queste sue riflessioni al terapeuta, partendo dai dubbi procedurali e tecnici, come il fissare obbiettivi e tempi , fino alle questioni più profonde e relazionali. Buona strada!
Dott.ssa Chiara Paola Papi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buongiorno gentile utente, credo che possa apertamente esprimere i suoi dubbi con la psicoterapeuta che la sta seguendo, e cercare di sbrogliare la matassa. Magari questi dubbi che la portano a ricercare rassicurazioni e risposte, portati alla luce, potrebbero essere un nuovo spunto, per affrontare i problemi di relazione e aspetti della sua personalità. Cordialmente Dott. Papi
Dott. Espedito Longo
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Bologna
Le difficoltà relazionali che ci riferisce sono il motivo manifesto per cui è andato in terapia. Ora le sta vivendo in una relazione terapeutica che la porterà a sperimentare le cosiddette "esperienze correttive". Nel campo delle scienze umane si prosegue per approssimazione, sono molto poche le certezze. Dice di essere tenace e di voler comprendere. E' il momento di fidarsi anche di queste due imprescindibili risorse per condurre il suo percorso terapeutico ad uno sperato successo. Condivida con la sua terapeuta le sue personali perplessità. Cordiali Saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Gentile utente, non voglio entrare nel merito della vostra cura ma credo che il nodo sia nell'affidarsi e nel trasferire temi del suo passato nella relazione terapeutica. Vedo spesso, nella mia esperienza, che eventuali peggioramenti siano obbligati come passaggio verso il benessere. E' come se ci si trovasse di fronte alle proprie difficoltà e si lottasse contro. Per cui ritengo che anche lei appartiene alle persone che possono trarre beneficio dalla psicoterapia che non è una corsa ad ostacoli o un esame da superare entro tempi rigidi e prestabiliti. Ritengo invece importante per lei discutere, con la sua terapeuta, del suo desiderio di lavorare per obiettivi o parlarle dei suoi timori in merito al progredire nella cura. A volte le immagini del passato sono talmente veritiere da seminare dentro più dubbi che certezze. Continui il percorso intrapreso e parli apertamente con chi la segue, anche questo è un obiettivo per affidarsi e fidarsi.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Camilla Ballerini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, ha avuto il coraggio di esprimere tutti i suoi dubbi qui e questo mette in risalto quanto sia in difficoltà rispetto alla terapia. Con la sua terapeuta faccia lo stesso, sono convinta che possa solo portare ad una svolta, qualsiasi essa sia. Non tema il giudizio della terapeuta, lei è li proprio per questo, per affrontare insieme a lei le difficoltà anche della relazione terapeutica. Il beneficio che lei si aspetta viene proprio dal mettersi in gioco con sé stesso all'interno di un rapporto particolare come la psicoterapia. Se i problemi relazionali vengono compresi potrà poi riuscire a trovare , anche fuori dallo studio un modo diverso di relazionarsi agli altri.
Non demorda, pensi più a ciò che per lei è significativo e si preoccupi meno della terapeuta, che sono sicura saprà gestire la sua parte nel lavoro insieme.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Dott.ssa Tiziana Vecchiarini
Psicologo, Psicoterapeuta
Pozzuoli
Salve grazie per aver condiviso con noi le sue difficoltà. Continui a confrontarsi con la sua psicoterapeuta e con il tempo riuscirà a rispondere alle domande relative a quel Setting e a se stesso
Cordiali Saluti dott.ssa Tiziana Vecchiarini
Dr. Michele Scala
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Padova


“Per affrontare il suo problema, le consiglio di considerare la psicoterapia breve strategica. Se desidera ulteriori chiarimenti o informazioni, non esiti a contattarmi.
Cordiali saluti,
Dr. Michele Scala
Dott.ssa Benedetta Venturini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Utente, comprendo la sua preoccupazione e il desiderio di trovare chiarezza nel suo percorso terapeutico. La terapia è un processo collaborativo in cui sia il terapeuta che il paziente hanno un ruolo attivo. Capisco che non sia facile fidarsi e affidarsi in terapia, soprattutto se emergono dubbi sulla relazione terapeutica. La fiducia si costruisce gradualmente e spesso la difficoltà a instaurarla potrebbe derivare da esperienze passate. Esplorare questi vissuti con la sua terapeuta potrebbe aiutarla a comprendere meglio il loro impatto sulle sue relazioni e sul percorso terapeutico.
Può essere utile condividere apertamente queste difficoltà, concordare obiettivi chiari e definire strategie concrete per sentirsi più orientato. Se il timore di non riuscire a fidarsi persiste, riparlarne con la terapeuta può aiutarla a capire come affrontarlo nel modo più efficace per lei. Resto a disposizione per chiarimenti. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Fortunata La Mura
Psicoterapeuta, Psicologo
Pompei
Buongiorno,
la ringrazio per la profondità e l’onestà con cui porta il suo vissuto. Si sente chiaramente quanto lei stia prendendo la terapia sul serio, quanto si stia impegnando e quanto, allo stesso tempo, si senta affaticato, confuso e sotto pressione. Questo non è poco, ed è importante riconoscerlo.
Dal modo in cui scrive emerge un nodo centrale: il tema della relazione e della fiducia. Lei non mette in discussione la competenza della terapeuta, ma fa molta fatica a sentirsi al sicuro nel legame, a potersi affidare senza dover prima capire tutto, controllare tutto, dimostrare a se stesso che “ha senso”. In Gestalt, questo è già materiale terapeutico vivo: non è un ostacolo alla terapia, è la terapia.
Il fatto che emotivamente lei si senta peggio non significa automaticamente che il percorso sia sbagliato. A volte, quando si inizia a contattare emozioni a lungo tenute sotto controllo, il disagio aumenta prima di trasformarsi. Tuttavia, c’è una differenza importante tra un dolore che ha senso e un dolore che lascia soli. Se lei sente che, seduta dopo seduta, il peso cresce ma il senso di essere incontrato non aumenta, questo va ascoltato.
Lei parla spesso di “sbagliare”, di essere il problema, di non essere adatto. Qui mi fermerei un attimo. In terapia non esiste un modo giusto di essere paziente. La lentezza, il bisogno di capire, il cadere e rialzarsi non sono difetti: sono il suo modo di stare in relazione. Il rischio, però, è che lei stia vivendo la terapia come un luogo in cui deve dimostrare qualcosa, invece che come uno spazio in cui poter essere.
Chiedere obiettivi, tempi, metodo non è una pretesa fuori luogo. Può essere una sua necessità di orientamento e di sicurezza. In un approccio gestaltico, il percorso non è rigido, ma il dialogo su come si sta lavorando è fondamentale. Portare apertamente alla terapeuta il dubbio: “Ho bisogno di capire se questo modo di lavorare è giusto per me, perché al momento mi sento più confuso e distante” non è mettere in discussione lei come professionista, è prendersi responsabilità del proprio processo.
Lei dice una cosa molto importante: cerca una dimostrazione che, pur nel setting, la sua persona abbia un significato per la terapeuta. Questo non è dipendenza né debolezza, è un bisogno umano di riconoscimento. Se questo bisogno resta costantemente frustrato, la relazione rischia di diventare un luogo di sforzo più che di crescita.
Rispetto alla frase che le è stata detta – che il risultato dipende solo dal cliente – la inviterei a maneggiarla con cautela. In terapia la responsabilità non è mai tutta da una parte. Il cambiamento nasce dall’incontro tra due persone, ognuna nel proprio ruolo. Lei porta il suo impegno, la terapeuta porta la sua presenza e il suo modo di stare nella relazione. Se qualcosa non funziona, è legittimo chiedersi come sta funzionando il campo tra voi, non chi sta sbagliando.
Interrompere la terapia può avere senso solo se prima c’è stato uno spazio vero di confronto su questi vissuti. Non come fuga, ma come scelta consapevole. Se dopo aver portato tutto questo, con sincerità, lei sentisse ancora di non riuscire a fidarsi, allora fermarsi non significherebbe fallire, ma rispettarsi.
Lei non è inadatto alla terapia. È una persona che fatica a fidarsi e che soffre molto quando non si sente riconosciuta. Questo non la esclude dal lavoro terapeutico, anzi: lo rende necessario, ma forse con modalità che per lei siano più sostenibili.
Si conceda una cosa: non giudichi se stesso mentre sta cercando di capire. Anche questo è parte del percorso. E il fatto che lei continui a interrogarsi, nonostante la fatica, dice che dentro di lei c’è una forte spinta alla vita, non il contrario.

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