Buongiorno, soffro di dispepsia post pandriale cronica. Questa condizione sembra non avere trattamen

22 risposte
Buongiorno, soffro di dispepsia post pandriale cronica. Questa condizione sembra non avere trattamenti che migliorano i miei sintomi. Non riesco a fare viaggi, mangiare fuori, vestirmi come voglio, insomma essere libero. Questo incide con la mia salute mentale tanto da portarmi a pensieri suicidari. Sono già seguito dalla psicoterapeuta, ma il problema si pone al momento del dolore, mentre sono al lavoro o in situazioni dove non sono a casa. Purtroppo il dolore può durare tutto il giorno.
In che modo posso affrontare questa quotidianità con il mio dolore se non ci sono soluzioni?
Dott. Pierpaolo Ianniello
Psicologo, Psicoterapeuta
Formia
Buongiorno. Il suo è un problema che incide in maniera importante sulla qualità della vita e che coinvolge diversi ambiti, come sta anche descrivendo. Sarebbe importante, pertanto, intervenire sui diversi aspetti della sua vita, dalla qualità del regime alimentare a quello più prettamente emotivo (cosa che sta già facendo i quanto sta seguendo un percorso di psicoterapia). Per i momenti critici ci sono varie tecniche di respirazione da poter effettuare per gestireun dolore, con cui comunque occorre convivere. Se non lo sta già facendo potrei suggerirle anche di aggiungere alle terapie che sta seguendo alcune sedute di osteopatia e un percorso di Yoga, utili nella rideterminazione del tratto gastro intestinale e nella gestione del dolore.

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
capisco quanto possa essere difficile convivere quotidianamente con una condizione come la dispepsia post prandiale cronica, soprattutto quando i sintomi sono persistenti, invasivi e limitanti al punto da compromettere la qualità della vita in molte delle sue dimensioni: sociali, lavorative, affettive e personali.

Il dolore cronico, anche quando di origine fisica, ha un impatto profondo sul benessere psicologico. Quando non ci sono soluzioni mediche risolutive, è importante spostare l’attenzione dal tentativo di “eliminare” il dolore alla possibilità di gestirlo e conviverci nel modo meno invalidante possibile. È qui che approcci come la Mindfulness, l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) o il lavoro con la regolazione emotiva e la ristrutturazione cognitiva, possono essere estremamente utili, anche in affiancamento a un percorso psicoterapeutico già in atto.

Nei momenti in cui il dolore diventa insostenibile, specie fuori casa o in contesti pubblici, può essere importante sviluppare strumenti pratici di autoregolazione: tecniche di respirazione, visualizzazioni, micro-pause, oppure l’uso di frasi calmanti e auto-compassionevoli. Anche la gestione del giudizio sociale e l’accettazione della propria vulnerabilità sono temi importanti da esplorare, per ritrovare un senso di libertà personale pur nella convivenza col dolore.

Infine, quando il dolore cronico porta a pensieri suicidari, è fondamentale non restare soli: parlarne apertamente con la propria terapeuta è un passo essenziale, e nei momenti di emergenza è sempre bene contattare il proprio medico, il pronto soccorso o i servizi di supporto psicologico disponibili sul territorio.

Sarebbe utile e consigliato, per approfondire questi aspetti e trovare strategie personalizzate, rivolgersi ad uno specialista.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
ne parli con la psicoterapeuta, potreste insieme trovare strategie utili alla sua condizione.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Simone Festa
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Buongiorno a lei, sul piano sintomatologico riterrei fondamentale che lei esamini approfonditamente possibili intolleranze alimentari (qualora non lo abbia già fatto), specie se la dispepsia è accompagnata da stanchezza, senso di spossatezza e calo energetico a metà giornata. Spesso non è cronico un sintomo, quanto lo stile di vita e lo stile alimentare. Sul piano psicologico, ritengo che il centro del problema non sia il dolore, ma la tristezza. La sua predisposizione individuale rispetto alla problematica, e direi, anche sociale. Lei ha menzionato viaggi, mangiare fuori, vestirsi, tutti aspetti che correlano con la sfera relazionale ed emozionale. Penso sia quel terreno che possa essere più dissestato, e questo può generare tristezza, senso di solitudine. Valuterei questo: se lei non avesse questo sintomo ad impedirle di fare queste cose, con chi avrebbe piacere di condividere questi momenti? Trovo che sia un buon punto di partenza. Tutto diventa opprimente quando non può essere condiviso. Le auguro un buon proseguimento di percorso con la collega.
Dott. Simone Festa
Dott. Francesco Miniati
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, le suggerisco di valutare eventuali approcci con la sua terapeuta ed il suo medico curante, che potranno consigliarla su questo e fornirle tecniche per gestire al meglio il dolore cronico riducendo l'impatto che questo ha sulla sua qualità della vita.
Dr. Andrea Ferella
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Monza
Buongiorno. La dispepsia postprandiale cronica può essere una patologia molto invalidante e influire sulla propria qualità della vita. E’ importante che lei segua una psicoterapia, soprattutto per esplorare gli aspetti emotivi e psicologici della tua condizione.

Per quanto riguarda alcune Strategie da assumere per gestire il dolore quotidiano, gliene suggerisco alcune quali:

1. Scrivere un diario dei suoi sintomi: annotare quando si verificano i dolori, cosa mangia, come si sente e altri fattori che potrebbero influire sui suoi sintomi. Ciò potrebbe aiutarla a identificare eventuali schemi o trigger.
2. Gestire lo stress potrebbe esacerbare i sintomi della dispepsia. Provi con le tecniche di rilassamento come la meditazione, il respiro profondo o lo yoga per aiutare a gestire lo stress.
3. Modifiche alimentari: anche se non esiste una "dieta" specifica per la dispepsia, alcuni alimenti possono scatenare o peggiorare i sintomi.
4. Esercizio fisico regolare: l'esercizio fisico può aiutare a ridurre lo stress e migliorare la digestione. Provi a fare attività fisica regolare, come camminare o nuotare.

Cordiali saluti.

Dott.ssa Sabrina Marchesi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Broni
Buongiorno a te :) hai provato a fare un lavoro più di tipo "olistico" lavorando sulla tua energia e sulla connessione emozioni-sintomi-corpo?
potrebbe esseri di grande aiuto.
un caro saluto
Dott.ssa Sabrina Marchesi
Dott.ssa Maria Betteghella
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Come mai non crede di poter porre questa domanda all'interno del suo spazio terapeutico con il professionista che la sta seguendo? Le sconsiglio vivamente di rivolgersi ad altri se è in corso una psicoterapia. Forse non è soddisfatto? Anche di questo, la invito a parlare con il suo terapeuta.
Dott.ssa Anna Marcella Pisani
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
Se non ha effettuato una consulenza psichiatrica, le consiglio divprenotarla a breve per due motivi:
1) con l'assunzione dei farmaci giusti il dolore può attenuarsi e/o scomparire
2) i pensieri suicidari sono un segno molto negativo che può essere sicuramente affrontato con i farmaci
Non credo sia giusto che lei debba continuare a soffrire come ha descritto e le consiglio di continuare a cercare una cura, così come le ho consigliato di fare.
Le auguro il meglio
Dott.ssa Dafne Zikos
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, immagino che questa condizione le crei molta sofferenza e disagio. Lei ha già escluso eventuali intolleranze alimentari con esami specifici (analisi del sangue, gastroscopia etc)?
Escludendo dunque eventuali fattori organici, si potrebbe pensare alla sua dispepsia come sintomo pìsicosomatico?
Sarebbe utile elaborare qualche riflessione nel suo percorso terapeutico in questa direzione.
Per qualsiasi cosa, rimango a disposizione,
Saluti
Dott.ssa Dafne Zikos
Dott.ssa Annarita Candelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Taranto
Buongiorno,
ha provato a lavorare sulla respirazione diaframmatica per attivare il sistema nervoso parasimpatico responsabile della digestione?
Esistono training di biofeedback respiratorio.
Dott.ssa Cristina Uccellatore
Psicologo, Psicologo clinico
Paternò
Gentile utente,
capisco quanto la dispepsia postprandiale possa essere invalidante nella vita di tutti i giorni, soprattutto quando si protrae nel tempo, può avere un impatto sia dal punto di vista fisico che psicologico.
È molto positivo che lei stia già seguendo un percorso terapeutico. Le consiglio di parlarne apertamente con la sua psicologa/psicoterapeuta: affrontare questi sintomi nel contesto del lavoro che già state facendo può essere un passo importante per migliorare il benessere generale e la qualità della vita. Affidarsi alla terapeuta con fiducia può aiutarla a integrare meglio ciò che il suo corpo sta esprimendo e a individuare risorse per ritrovare un maggiore equilibrio nel quotidiano.
Spesso, quando i sintomi corporei vengono accolti e compresi all’interno di un percorso terapeutico, si apre lo spazio per un miglioramento anche nella qualità della vita.
Si affidi con fiducia al percorso.
Resto a disposizione per ogni eventuale chiarimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Cristina Uccellatore.
Dott.ssa Eliana Lorenzo
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Probabilmente va fatto un lavoro a 360 ° . Non conosco la sua età nè la sua storia ma mi sembra strano che non ci siano soluzioni. Comprendo bene che la dispepsia sia abbastanza limitante ma qualcosa che possa aiutarla esiste sicuramente, dall'oesteopatia alla medicina tradizionale cinese. Cosa dice il/la sua psicoterapeuta di questo dolore cronico?
Dott. Stefano Ventura
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile Amico,
in situazioni difficili e croniche come la sua, la mindfulness può fare la differenza! Le suggerisco un percorso MBSR condotto da un istruttore certificato. Può trovare più informazioni su istituti e istruttori sul sito della Fermindfulness

Con i migliori auguri,
dr. Ventura
Dott.ssa Valeria Sicari
Psicologo, Psicoterapeuta
Vicenza
Gentile utente la ringrazio per aver condiviso con noi la sua problematica che mi pare di capire impatta anche sulla suo quotidianità e sulla sua vita sociale. Credo le possa essere utile intraprendere un percorso di terapia personale che possa supportarla e che la possa aiutare ad affrontare le difficoltà legate a questa problematica fisica che la destabilizza psicologicamente e magari trovare un terapeuta che sia adatto a lei magari che usi tecniche di rilassamento oppure di gestione del dolore. Le auguro di trovare la persona giusta per lei e che ritrovi la serenità un caro saluto dott.ssa Valeria Sicari
Dott.ssa Laura Remaschi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bagno a Ripoli
Buonasera mi dispiace molto per la sua condizione. Ha scritto che è seguito già da un acollega psicoterapeuta, non dice se è seguito da un medico specialista sia per gli aspetti nutrizionistici che di terapia del dolore dal punto di vista farmacologico, sui quali eventualmente è bene intervenire. Dal punto di vista psicoterapeutico ci sono tecniche spcifiche che possono aiutare a convivere e gesitre il dolore cronico connesso a certe patologia. Si tratta di fare dei training specifici sugli aspetti senso motori, emotivi e congitivi. Tra queste la terapia EMDR come anche programmi specifici di mindfullness possono essere utili. Su questo probabilmente può chiedere maggiori delucidazioni al terapeuta che la segue
Dott.ssa Claudia Lotti
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, capisco quanto la sua situazione sia dolorosa ed in alcuni momenti e contesti invalidante, ma la mindfulness potrebbe essere molto utile per un paziente come lei con dispepsia postprandiale cronica, soprattutto se i sintomi sono legati a dolore, ansia o tensione viscerale.

Di seguito un breve schema di come la mindfulness potrebbe aiutarla:
1. Riduzione dello stress
Lo stress è un noto aggravante dei sintomi gastrointestinali funzionali. La mindfulness aiuta ad abbassare il livello generale di attivazione del sistema nervoso , favorendo una migliore digestione.
2. Regolazione della percezione del dolore
Le pratiche mindfulness allenano il cervello a osservare il disagio senza reagire con ansia o paura, riducendo la ipersensibilità viscerale.
3. Miglior rapporto con il corpo e il cibo
La mindful eating (alimentazione consapevole) aiuta a mangiare più lentamente, ascoltare i segnali di sazietà e ridurre la pienezza precoce o l’ingestione d’aria.
4. Riduzione dei pensieri catastrofici sui sintomi
Molti pazienti sviluppano un’attenzione eccessiva verso lo stomaco. La mindfulness aiuta a spostare il focus e ad accettare la presenza del sintomo senza ruminare su di esso.
Dott.ssa Liza Bottacin
Psicologo, Psicoterapeuta, Professional counselor
Padova
Gentilissimo, bisognerebbe intanto capire se ci sono problemi organici, se ha fatto esami diagnostici relativi e avere maggiori informazioni sulla sua alimentazione; cosa mangia, con che frequenza. La regolarità alimentare aiuta molto il suo disturbo, come la qualità dell'alimentazione. Il suo è un problema da comprendere con maggiori dati
Cordialità
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
gentilissimo, grazie per la condivisione innanzitutto. Capisco la situazione che descrive, e posso solo immaginare il dolore e la frustrazione che prova, soprattutto quando non sembra esserci nessuna soluzione. Credo che, avendo lei un percorso già avviato, provare a trovare strategie funzionali per la gestione del momento difficile insieme al suo specialista potrebbe aiutarla ad avere almeno una direzione da seguire.
Rimango a disposizione, cordiali saluti
AV
Salve, mi dispiace per la situazione e i suoi vissuti, tenga duro e faccia psicoterapia per migliorare la sua qualità della vita. Le consiglio di provare a conoscersi a fondo, regolarsi bene col cibo, mangiando ciò che le fa bene e suddividere i pasti come meglio crede, e di usare respirazione diaframmatica, meditazione e mindfulness che sono molto indicate in queste situazioni.
Dott.ssa Giada Di Veroli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, provi a parlare con il suo psicoterapeuta, forse potrebbe suggerirle un consulto medico per attutire i sintomi. Cordiali saluti, giada di Veroli
Dott.ssa Eleonora Errante
Psicoterapeuta, Psicologo, Terapeuta
San matteo della Decima
Buonasera,
se è già seguito da un terapeuta le consiglio di condividere il suo vissuto nella massima trasparenza, vedrà che troverete insieme delle strategie per affrontare al meglio il dolore. Paziente e terapeuta sono una squadra!
In bocca al lupo!
Buona presa di cura di sé!

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