Buongiorno e buon Santo Stefano Cari Dottori, mi scuso per disturbarVi in questo giorno..Vi scrivo p

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Buongiorno e buon Santo Stefano Cari Dottori, mi scuso per disturbarVi in questo giorno..Vi scrivo per avere una Vostra opinione, un aiuto immediato otre a fare terapia..ho 30 anni e studio farmacia, qualche anno fa ho perso mia madre, sono timida, introversa, sensibile.. Sono cresciuta con un padre che mi chiamava bestia, ignorantona pur essendo stata sempre brava a scuola, mai voti bassi..quando cercavo di parlare con lui, la sua risposta era: "finiscila, lasciami stare, lasciami lavorare, fammene andare, tu sei pazza" al liceo agli incontri con i professori, la prima domanda che faceva era: "come si comporta, è educata mia figlia?" (Ho capito col tempo che il sentirsi dire "si è educata "era per sentersi soddisfatto nel senso " e' grazie a me che è educata" mi ha sempre paragonata in negativo alle altre..anche oggi :" quella si è laureata in farmacia a 24 anni". Davanti una infermiera venuta a casa per fargli una puntura disse: "diglielo quanti esami ti mancano, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto io e tua sorella (ha 13 anni più di me e lavora, non è laureata)" "guarda come fa le punture ed impara " "se avessi imparato a quest'ora non dovevano chiamare una infermiera". "Tutte le mie nipoti sono laureate (e non è vero) nessuno può dire che io non ti ho fatto studiare..ma come ti è venuto in mente di iscriverti in farmacia".."nessun ragazzo ti può volere, capiscono pure che sei pazza, non puoi fare neanche la badante, né lavorare in campagna, non hai il fisico" . Ad oggi pure mia sorella è come lui..mia sorella mi ha detto addirittura: " la figlia del mio capo a 24 anni si è laureata in medicina e fa la specializzazione e fa pure le notti" "i voti dell' università,i 30 tieniteli per la gloria, ormai sei fuori dal giro dell'università " quando mia madre stava male, fece leggere le analisi a questa ragazza e mia sorella disse" solo una studentessa di medicina è riuscita a capire, ci vuole un medico in famiglia" .Anche una amica di mia sorella mi disse: "i corsi li hai seguiti, almeno quello!" Mia sorella presente non ha detto niente in mia difesa..Mia madre non si è mai ribellata, non ha mai risposto in mia difesa. Ora con la morte di madre si aggiungono altre domande: " a casa aiuti, cucini?". Tutto questo invece di darmi forza, rabbia per andarmene, mi indebolisce nonostante alcuni docenti mi abbiano detto "brava" , mi sento apprezzata da loro. Vorrei un consiglio, aiuto oltre la terapia . Vi ringrazio e Vi chiedo scusa.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza.
Da ciò che racconta emerge un vissuto di svalutazione ripetuto nel tempo, soprattutto all’interno delle relazioni familiari più significative. Crescere in un clima in cui ci si sente giudicati, confrontati o poco riconosciuti può incidere profondamente sulla fiducia in sé e sul modo in cui ci si percepisce, anche in età adulta.
Colpisce, allo stesso tempo, come nonostante queste difficoltà lei abbia continuato il suo percorso di studi e sia riuscita a mantenere un impegno costante. Il riconoscimento ricevuto da alcuni docenti rappresenta un elemento importante, anche se comprendo quanto possa essere difficile interiorizzarlo quando per molto tempo si è stati esposti a messaggi opposti.
La perdita di sua madre può inoltre aver riattivato vissuti dolorosi e reso più faticoso affrontare il presente. In situazioni come questa è comprensibile sentirsi più fragili o confuse, senza che questo significhi mancanza di valore o di risorse personali.
Un percorso di supporto psicologico può offrire uno spazio protetto per dare senso a queste esperienze, distinguere ciò che le appartiene da ciò che le è stato trasmesso dagli altri e rafforzare gradualmente un senso di stabilità interna.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti e le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta

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Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Da ciò che racconta Lei è cresciuta in un ambiente svalutante e questo ha compromesso la sua autostima nonostante i risultati che ha ottenuto e sta ottenendo.
Continui con il suo percorso di terapia e cerchi, se possibile, di crearsi una rete amicale che la supporti e affrancarsi dalla sua famiglia il prima possibile. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità. Buone feste
Prof. Adriano Formoso
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Garbagnate Milanese
Buongiorno,
non disturbi, quando una persona chiede aiuto sta facendo un atto serio, non un’intrusione.

Quello che descrivi non è fragilità tua, è violenza educativa prolungata. Anni di svalutazione, confronti umilianti, frasi che non correggono ma feriscono, e soprattutto l’assenza di una madre che facesse da argine. In una famiglia così il problema non è crescere, è sopravvivere senza perdere del tutto la propria voce.

Tu sei cresciuta imparando che parlare è pericoloso, che il tuo valore è sempre “meno”, che devi giustificare persino il diritto di studiare. Quando una figlia viene chiamata “pazza”, “bestia”, “ignorante”, il cervello non reagisce con rabbia, reagisce con ritiro. E il ritiro diventa timidezza, insicurezza, autosvalutazione. Non perché sei debole, ma perché difendersi avrebbe significato perdere l’amore.

La morte di tua madre ha tolto l’unica presenza che, pur nel silenzio, ti dava l’illusione di non essere sola. Ora le domande pratiche, cucini, aiuti, fai abbastanza, diventano colpi su una ferita già aperta. È normale che questo non ti renda più forte, la forza nasce quando qualcuno ti riconosce, non quando ti schiaccia.

Il fatto che i docenti ti dicano “brava” e che tu lì ti senta vista, è un segnale chiaro, non sei tu il problema. Il problema è il contesto che ti ha insegnato a dubitare di te anche quando fai bene.

Oltre la terapia, il primo passo è smettere di cercare conferme da chi ha costruito la tua insicurezza. Non convincerli, non spiegarti, non difenderti. Il secondo è iniziare a distinguere la tua voce da quella interiorizzata di tuo padre e di tua sorella. Quelle frasi che senti dentro non sono verità, sono eco.

Tu non sei in ritardo, non sei sbagliata, non sei inutile. Stai studiando, stai resistendo, stai chiedendo aiuto. Questo è già movimento vitale. La rabbia verrà dopo, quando avrai un luogo sicuro dove appoggiarla. Se ti capita di trovare vicino a te qualche mio evento teatrale con Il Formoso Therapy Show, vieni a trovarmi, nello spettacolo c'è uno spaccato proprio dedicato alla situazione che descrivi.

Continua la terapia, ma affiancala a scelte concrete di separazione emotiva, anche piccole. Ogni volta che ti riconosci, stai già uscendo da quella casa, dentro di te.

Se vuoi seguimi su Instagram @adrianoformosoofficial, potresti trovare altre risposte utili per te!
 Carlo Pruneti
Psicoterapeuta
Viareggio
Dove abita?
Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona
Buonasera, se lo spazio che lei ha utilizzato per contenere per iscritto tutte le malvagità, insulti, cattiverie è rappresentativo di quanto poco amore lei riserva per se stessa e in generale di quanto poco amore c’è nella propria vita, le consiglio di cambiare le proporzioni e intraprendere una seria analisi per bonificare le fondamenta della propria vita e avviarsi a una piena autofondazione e autolegittimazione.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua storia, capisco quanto possa essere stato difficile crescere in un contesto familiare così critico e poco supportivo. Le esperienze che descrive, come commenti svalutanti, confronti continui e mancanza di riconoscimento, possono generare sensazioni di insicurezza, bassa autostima, ansia o senso di inadeguatezza, anche se ha raggiunto risultati importanti come il percorso universitario in farmacia.

È normale sentire debolezza o confusione davanti a commenti così dolorosi, soprattutto quando la famiglia non riconosce i suoi successi. È importante ricordare che il valore personale non dipende dalle opinioni degli altri, nemmeno di genitori o fratelli, e che la capacità di ottenere risultati concreti come la laurea è una prova della sua competenza e forza interiore.

Per affrontare queste difficoltà, oltre alla terapia, possono essere utili strategie come:

Distanziare emotivamente i giudizi familiari, riconoscendo che riflettono le loro insicurezze e non il suo valore.

Rafforzare la propria autostima annotando successi, punti di forza e feedback positivi esterni (docenti, amici fidati).

Costruire reti di supporto al di fuori della famiglia, con persone che riconoscono e apprezzano le sue capacità.

Imparare a stabilire limiti nelle interazioni con chi tende a sminuirla, per proteggere il proprio benessere emotivo.

Questi sono strumenti utili, ma data la complessità delle esperienze familiari e il loro impatto emotivo, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista che possa accompagnarla nel lavoro di elaborazione del passato e nella costruzione di risorse personali solide.

Un sostegno professionale mirato può aiutarla a sentirsi più sicura, a gestire i conflitti familiari e a riconoscere pienamente il proprio valore.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
La terapia deve essere l'aiuto ed eventualmente anche il consiglio anche se i consigli sono in genere gli strumenti terapeutici che funzionano di meno. La figura paterna è importantissima per l'affermazione nella vita e soprattutto per il lavoro, penso che la terapia deve migliorare o comunque portare ad una condizione soddisfacente, ad un equilibrio anzitutto il rapporto con suo padre. La terapia strategico-gestaltica in genere lo ottiene in pochissimi colloqui. La invito a visitare il sito a mio nome per maggiori info.
Dott.ssa Giada Bossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera e buon anno.
Mi rattrista sentire una storia così dolorosa, di svalutazione e invalidazione da parte di figure che avrebbero dovuto proteggerla e sostenerla. È comprensibile che oggi lei si senta fragile, confusa e indebolita, come effetto di un clima relazionale che da tempo è molto faticoso.
Nel suo racconto emerge un forte bisogno di essere riconosciuta, non solo nella sofferenza, ma anche nell’impegno, nella sensibilità e nelle risorse che ha continuato a mettere in campo nonostante tutto. Davvero, un percorso di terapia può aiutarla a diventare, poco alla volta, l’adulto di cui avrebbe avuto bisogno, qualcuno che sappia darle legittimità ma anche protezione e possibilità di mettere confini sani.
Poiché chiede anche un aiuto pratico, un primo passo possibile (in attesa di cominciare il prima possibile la terapia) può essere iniziare a osservare, nella sua quotidianità, quali contesti o situazioni la fanno stare anche solo un po’ meglio. Da cosa se ne accorge? Cosa succede nel suo corpo, nel respiro? Prenderne atto può aiutare, gradualmente, a riconoscere e valorizzare ciò che la sostiene, senza forzature.

La legittimazione di sé è un processo graduale, che nasce dall’interno, che ha bisogno di tempo e merita rispetto nel suo divenire. Le auguro un anno il più possibile sereno.
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Sembra da quanto scritto (da esterna) che suo padre stia sfogando la rabbia per il lutto nei suoi confronti cosi come anche sua sorella. L'hanno scelta un po' come capro espiatorio. Se anche prima veniva denigrata allora in lei si può essere sviluppato un senso di impotenza. Dovrebbe fare leva su se stessa, fidarsi di lei che sicuramente riuscirà a laurearsi e a trovare la giusta collocazione nel mondo. Coraggio, cerchi di uscire da questo circolo vizioso che le impedisce di prendersi la sua sua vita in mano. Provi comunque a parlare con suo padre per fargli capire quanto lei ci rimanga male quando viene trattata in questo modo che invece di spronarla la fa avvilire.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile,
ciò che descrive è una storia di svalutazione emotiva profonda e ripetuta, unita a un lutto importante. Le parole ricevute negli anni non sono “motivazione”, ma ferite che minano l’autostima e spiegano bene il senso di blocco e indebolimento che prova oggi. Il fatto che Lei si senta vista e apprezzata dai docenti è un dato reale e significativo, anche se fatica a sentirlo suo. Non c’è nulla di sbagliato in Lei: ha fatto e sta facendo molto, in un contesto poco protettivo. In questa fase, oltre alla terapia, è fondamentale iniziare a separare la Sua voce interiore da quella critica interiorizzata della famiglia.

Se lo desidera, possiamo approfondire tutto questo con calma in un colloquio conoscitivo, per aiutarla a ricostruire uno spazio interno più solido e tutelante.

Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buongiorno,
leggendo quello che ha scritto si percepisce una sofferenza profonda che sembra accompagnarLa da tanto tempo. Le esperienze che racconta, le parole ricevute, i continui paragoni e la mancanza di un sostegno emotivo nei momenti più delicati non sono cose leggere, e nel tempo possono lasciare segni importanti sul modo in cui una persona guarda se stessa e il proprio valore.
È comprensibile che tutto questo oggi si ripercuota sullo studio, sulle energie e sulla fiducia in sé. Spesso il passato non resta davvero “alle spalle”, ma continua a influenzare il presente: ciò che abbiamo vissuto nelle relazioni più significative può tornare sotto forma di insicurezza, blocco o senso di inadeguatezza, anche quando all’esterno arrivano riconoscimenti e apprezzamenti sinceri.
Capisco il desiderio di ricevere un aiuto immediato, una risposta che possa dare sollievo nell’immediato. Allo stesso tempo, situazioni come quella che descrive difficilmente trovano una soluzione rapida. Il dolore che emerge dalle Sue parole ha bisogno di tempo, di ascolto e di uno spazio sicuro in cui poter essere accolto e rielaborato con calma.
Un percorso terapeutico ben strutturato può davvero aiutare a dare un senso a ciò che ha vissuto, a sciogliere nodi che vengono da lontano e a costruire, passo dopo passo, un rapporto più gentile e solido con se stessa. Se non è già seguita, potrebbe essere importante valutare di iniziare un percorso con uno psicoterapeuta; se lo è già, portare apertamente tutto ciò che ha scritto può essere un passaggio molto significativo del lavoro. Un caro saluto
Buonasera,
grazie della sua condivisione. Da ciò che racconta emerge una storia di svalutazione costante e protratta nel tempo, iniziata molto presto e portata avanti da figure per lei fondamentali.
Le parole che le sono state rivolte da suo padre e successivamente da sua sorella non sono semplici critiche, bensì messaggi ripetuti che colpiscono direttamente il suo valore come persona, la sua possibilità di esistere in modo legittimo al mondo.
È comprensibile che tutto questo, invece di darle forza, oggi la faccia sentire vulnerabile. L’essere cresciuta in un clima di invalidazione e umiliazione può portare ad un profondo indebolimento del senso di sé. Non perché lei non sia forte, ma perché ha dovuto sopravvivere adattandosi, mettendo a tacere parti di sé per non perdere il legame con le sue figure di riferimento.
È molto significativo che, nonostante tutto, trovi riconoscimento e apprezzamento da parte dei docenti. Questo indica che lei ha molte risorse, ma che faticano a diventare “sue”, ad essere riconosciute da lei, perché la voce interna che la giudica e la svaluta è ormai interiorizzata. Quelle frasi non sono più solo dette dagli altri, ma rischiano di essere diventate il modo in cui lei guarda se stessa.
Oltre alla terapia, che resta uno spazio fondamentale, può essere utile iniziare a riconoscere che ciò che ha vissuto è una forma di maltrattamento psicologico, iniziare gradualmente a mettere dei confini, anche minimi, alle frasi svalutanti e coltivare spazi, relazioni e attività in cui il suo valore non sia costantemente messo in discussione.
Il lavoro più importante però è quello interiore, che la porta a separare chi lei è davvero da ciò che le è stato fatto credere di essere. Questo richiede tempo, pazienza e continuità, ma è possibile. Il fatto che studi, perseveri, cerchi aiuto e che riesca a riconoscere l’ingiustizia di certi messaggi è già un segnale di grande forza, anche se oggi non riesce ancora a sentirla come tale.
Continui il suo percorso, senza scusarsi di aver chiesto aiuto.
Un caro saluto
Dott.ssa Michela D’Argenzio
Dott. Davide Lanfranchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Buongiorno, immagino sia stato molto difficile per lei affrontare queste situazioni, tanto più che queste svalutazioni arrivano da persone emotivamente significative e vicine a lei. Il bisogno di sentirsi apprezzati è uno dei bisogni fondamentali per noi esseri umani, ognuno di noi ha bisogno di sentirsi tale, e quando non ci arriva dai familiari può dare luogo carenze di autostima e altre difficoltà.
Probabilente non sarà facile, ma se posso darle un suggerimento, continui con la terapia e sulla strada di apprezzarsi e dare valore a se stessa e a ciò che fa, è solo imparando a voler bene a se stessi e ad apprezzarsi che è possibile stare meglio e difendersi da attacchi e svalutazioni da parte degli altri.

Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
 Antonia Sasso
Psicoterapeuta
Roma
Gentile signora, le dico che dovrebbe lavorare sul suo senso di sè e rafforzare la sua autostima per centrarsi e non dubitare mai della sua persona (con o senza laurea). Se vuole può pensare di iniziare un percorso. Le lascio la mia mail: antoniasasso1@gmail.com. Ho lo studio a Roma Nord. Saluti. Dott.ssa Sasso
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera ho letto la Sua email e sono rimasta colpita dalla mancanza di empatia di cui è stata circondata in famiglia. Ciò non ha aiutato la Sua crescita e Lei si è sentita spesso sola e amareggiata. La mancanza di Sua madre ha aggravato il Suo dolore ed in famiglia sembra che non ci sia stata una comunicazione affettiva sana e garbata. In più Lei è stata costretta a confrontarsi continuamente con persone laureate senza che Suo padre o Sua sorella Le rivolgessero mai un apprezzamento. Occorre credo lavorare seriamente sull'autostima e rafforzare le risorse che ha che certamente ci sono da ciò che posso intuire. E' utile altresì lavorare sulla rabbia e sul senso di inadeguatezza che hanno caratterizzato la Sua vita, per liberare se stessa sai pregiudizi familiari in cui si è trovata a vivere per lungo tempo. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. Massimo Martucci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
La situazione che descrive è profondamente dolorosa e complessa, e il peso delle parole e dei comportamenti che ha subito nel tempo può lasciare ferite emotive difficili da gestire. È evidente che ha vissuto in un ambiente in cui il riconoscimento e il sostegno emotivo sono stati carenti, e questo può aver influito sul modo in cui percepisce se stessa e il suo valore.

Le critiche e i paragoni negativi che ha ricevuto, sia da suo padre che da sua sorella, non definiscono chi è lei come persona. I suoi successi accademici, la sua sensibilità e il suo impegno dimostrano che ha delle qualità importanti, indipendentemente da ciò che gli altri dicono o pensano. È significativo che alcuni docenti abbiano riconosciuto il suo valore: questo è un segnale che le sue capacità sono reali e tangibili.

Il fatto che si senta indebolita da queste dinamiche familiari è comprensibile, ma è importante ricordare che il suo percorso e il suo valore non dipendono dal giudizio degli altri. La terapia può aiutarla a lavorare su questi aspetti, ma è altrettanto importante che inizi a costruire una rete di supporto al di fuori del contesto familiare, fatta di persone che la apprezzano e la sostengono per ciò che è.

Un passo importante potrebbe essere quello di iniziare a mettere dei confini emotivi con le persone che la feriscono, anche se questo può sembrare difficile. Proteggere il proprio spazio emotivo è fondamentale per preservare il suo benessere. Inoltre, coltivare attività e relazioni che le portano gioia e soddisfazione può aiutarla a rafforzare la sua autostima e a trovare un senso di appartenenza e realizzazione.

Non deve sentirsi in colpa per il dolore che prova o per il bisogno di aiuto. Il fatto che stia cercando risposte e supporto dimostra la sua forza e la sua volontà di migliorare la sua situazione. Un forte incoraggiamento!

Dott. Massimo Martucci, Psicologo Psicoterapeuta a Milano, valutazioni ADHD e neurodivergenze, persone altamente sensibili, EMDR, ansia e traumi.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

il tema qui riportato è abbastanza delicato e meriterebbe uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di affidarsi ad uno specialista e di iniziare un percorso psicologico, con il tempo potrebbe trovare le risposte che cerca.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara

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