Buongiorno e buon Santo Stefano Cari Dottori, mi scuso per disturbarVi in questo giorno..Vi scrivo p

20 risposte
Buongiorno e buon Santo Stefano Cari Dottori, mi scuso per disturbarVi in questo giorno..Vi scrivo per avere una Vostra opinione, un aiuto immediato otre a fare terapia..ho 30 anni e studio farmacia, qualche anno fa ho perso mia madre, sono timida, introversa, sensibile.. Sono cresciuta con un padre che mi chiamava bestia, ignorantona pur essendo stata sempre brava a scuola, mai voti bassi..quando cercavo di parlare con lui, la sua risposta era: "finiscila, lasciami stare, lasciami lavorare, fammene andare, tu sei pazza" al liceo agli incontri con i professori, la prima domanda che faceva era: "come si comporta, è educata mia figlia?" (Ho capito col tempo che il sentirsi dire "si è educata "era per sentersi soddisfatto nel senso " e' grazie a me che è educata" mi ha sempre paragonata in negativo alle altre..anche oggi :" quella si è laureata in farmacia a 24 anni". Davanti una infermiera venuta a casa per fargli una puntura disse: "diglielo quanti esami ti mancano, dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto io e tua sorella (ha 13 anni più di me e lavora, non è laureata)" "guarda come fa le punture ed impara " "se avessi imparato a quest'ora non dovevano chiamare una infermiera". "Tutte le mie nipoti sono laureate (e non è vero) nessuno può dire che io non ti ho fatto studiare..ma come ti è venuto in mente di iscriverti in farmacia".."nessun ragazzo ti può volere, capiscono pure che sei pazza, non puoi fare neanche la badante, né lavorare in campagna, non hai il fisico" . Ad oggi pure mia sorella è come lui..mia sorella mi ha detto addirittura: " la figlia del mio capo a 24 anni si è laureata in medicina e fa la specializzazione e fa pure le notti" "i voti dell' università,i 30 tieniteli per la gloria, ormai sei fuori dal giro dell'università " quando mia madre stava male, fece leggere le analisi a questa ragazza e mia sorella disse" solo una studentessa di medicina è riuscita a capire, ci vuole un medico in famiglia" .Anche una amica di mia sorella mi disse: "i corsi li hai seguiti, almeno quello!" Mia sorella presente non ha detto niente in mia difesa..Mia madre non si è mai ribellata, non ha mai risposto in mia difesa. Ora con la morte di madre si aggiungono altre domande: " a casa aiuti, cucini?". Tutto questo invece di darmi forza, rabbia per andarmene, mi indebolisce nonostante alcuni docenti mi abbiano detto "brava" , mi sento apprezzata da loro. Vorrei un consiglio, aiuto oltre la terapia . Vi ringrazio e Vi chiedo scusa.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza.
Da ciò che racconta emerge un vissuto di svalutazione ripetuto nel tempo, soprattutto all’interno delle relazioni familiari più significative. Crescere in un clima in cui ci si sente giudicati, confrontati o poco riconosciuti può incidere profondamente sulla fiducia in sé e sul modo in cui ci si percepisce, anche in età adulta.
Colpisce, allo stesso tempo, come nonostante queste difficoltà lei abbia continuato il suo percorso di studi e sia riuscita a mantenere un impegno costante. Il riconoscimento ricevuto da alcuni docenti rappresenta un elemento importante, anche se comprendo quanto possa essere difficile interiorizzarlo quando per molto tempo si è stati esposti a messaggi opposti.
La perdita di sua madre può inoltre aver riattivato vissuti dolorosi e reso più faticoso affrontare il presente. In situazioni come questa è comprensibile sentirsi più fragili o confuse, senza che questo significhi mancanza di valore o di risorse personali.
Un percorso di supporto psicologico può offrire uno spazio protetto per dare senso a queste esperienze, distinguere ciò che le appartiene da ciò che le è stato trasmesso dagli altri e rafforzare gradualmente un senso di stabilità interna.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti e le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Da ciò che racconta Lei è cresciuta in un ambiente svalutante e questo ha compromesso la sua autostima nonostante i risultati che ha ottenuto e sta ottenendo.
Continui con il suo percorso di terapia e cerchi, se possibile, di crearsi una rete amicale che la supporti e affrancarsi dalla sua famiglia il prima possibile. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità. Buone feste
Prof. Adriano Formoso
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Garbagnate Milanese
Buongiorno,
non disturbi, quando una persona chiede aiuto sta facendo un atto serio, non un’intrusione.

Quello che descrivi non è fragilità tua, è violenza educativa prolungata. Anni di svalutazione, confronti umilianti, frasi che non correggono ma feriscono, e soprattutto l’assenza di una madre che facesse da argine. In una famiglia così il problema non è crescere, è sopravvivere senza perdere del tutto la propria voce.

Tu sei cresciuta imparando che parlare è pericoloso, che il tuo valore è sempre “meno”, che devi giustificare persino il diritto di studiare. Quando una figlia viene chiamata “pazza”, “bestia”, “ignorante”, il cervello non reagisce con rabbia, reagisce con ritiro. E il ritiro diventa timidezza, insicurezza, autosvalutazione. Non perché sei debole, ma perché difendersi avrebbe significato perdere l’amore.

La morte di tua madre ha tolto l’unica presenza che, pur nel silenzio, ti dava l’illusione di non essere sola. Ora le domande pratiche, cucini, aiuti, fai abbastanza, diventano colpi su una ferita già aperta. È normale che questo non ti renda più forte, la forza nasce quando qualcuno ti riconosce, non quando ti schiaccia.

Il fatto che i docenti ti dicano “brava” e che tu lì ti senta vista, è un segnale chiaro, non sei tu il problema. Il problema è il contesto che ti ha insegnato a dubitare di te anche quando fai bene.

Oltre la terapia, il primo passo è smettere di cercare conferme da chi ha costruito la tua insicurezza. Non convincerli, non spiegarti, non difenderti. Il secondo è iniziare a distinguere la tua voce da quella interiorizzata di tuo padre e di tua sorella. Quelle frasi che senti dentro non sono verità, sono eco.

Tu non sei in ritardo, non sei sbagliata, non sei inutile. Stai studiando, stai resistendo, stai chiedendo aiuto. Questo è già movimento vitale. La rabbia verrà dopo, quando avrai un luogo sicuro dove appoggiarla. Se ti capita di trovare vicino a te qualche mio evento teatrale con Il Formoso Therapy Show, vieni a trovarmi, nello spettacolo c'è uno spaccato proprio dedicato alla situazione che descrivi.

Continua la terapia, ma affiancala a scelte concrete di separazione emotiva, anche piccole. Ogni volta che ti riconosci, stai già uscendo da quella casa, dentro di te.

Se vuoi seguimi su Instagram @adrianoformosoofficial, potresti trovare altre risposte utili per te!
 Carlo Pruneti
Psicoterapeuta
Viareggio
Dove abita?
Dott.ssa Anna Periz
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Verona
Buonasera, se lo spazio che lei ha utilizzato per contenere per iscritto tutte le malvagità, insulti, cattiverie è rappresentativo di quanto poco amore lei riserva per se stessa e in generale di quanto poco amore c’è nella propria vita, le consiglio di cambiare le proporzioni e intraprendere una seria analisi per bonificare le fondamenta della propria vita e avviarsi a una piena autofondazione e autolegittimazione.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua storia, capisco quanto possa essere stato difficile crescere in un contesto familiare così critico e poco supportivo. Le esperienze che descrive, come commenti svalutanti, confronti continui e mancanza di riconoscimento, possono generare sensazioni di insicurezza, bassa autostima, ansia o senso di inadeguatezza, anche se ha raggiunto risultati importanti come il percorso universitario in farmacia.

È normale sentire debolezza o confusione davanti a commenti così dolorosi, soprattutto quando la famiglia non riconosce i suoi successi. È importante ricordare che il valore personale non dipende dalle opinioni degli altri, nemmeno di genitori o fratelli, e che la capacità di ottenere risultati concreti come la laurea è una prova della sua competenza e forza interiore.

Per affrontare queste difficoltà, oltre alla terapia, possono essere utili strategie come:

Distanziare emotivamente i giudizi familiari, riconoscendo che riflettono le loro insicurezze e non il suo valore.

Rafforzare la propria autostima annotando successi, punti di forza e feedback positivi esterni (docenti, amici fidati).

Costruire reti di supporto al di fuori della famiglia, con persone che riconoscono e apprezzano le sue capacità.

Imparare a stabilire limiti nelle interazioni con chi tende a sminuirla, per proteggere il proprio benessere emotivo.

Questi sono strumenti utili, ma data la complessità delle esperienze familiari e il loro impatto emotivo, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista che possa accompagnarla nel lavoro di elaborazione del passato e nella costruzione di risorse personali solide.

Un sostegno professionale mirato può aiutarla a sentirsi più sicura, a gestire i conflitti familiari e a riconoscere pienamente il proprio valore.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
La terapia deve essere l'aiuto ed eventualmente anche il consiglio anche se i consigli sono in genere gli strumenti terapeutici che funzionano di meno. La figura paterna è importantissima per l'affermazione nella vita e soprattutto per il lavoro, penso che la terapia deve migliorare o comunque portare ad una condizione soddisfacente, ad un equilibrio anzitutto il rapporto con suo padre. La terapia strategico-gestaltica in genere lo ottiene in pochissimi colloqui. La invito a visitare il sito a mio nome per maggiori info.
Dott.ssa Giada Bossi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera e buon anno.
Mi rattrista sentire una storia così dolorosa, di svalutazione e invalidazione da parte di figure che avrebbero dovuto proteggerla e sostenerla. È comprensibile che oggi lei si senta fragile, confusa e indebolita, come effetto di un clima relazionale che da tempo è molto faticoso.
Nel suo racconto emerge un forte bisogno di essere riconosciuta, non solo nella sofferenza, ma anche nell’impegno, nella sensibilità e nelle risorse che ha continuato a mettere in campo nonostante tutto. Davvero, un percorso di terapia può aiutarla a diventare, poco alla volta, l’adulto di cui avrebbe avuto bisogno, qualcuno che sappia darle legittimità ma anche protezione e possibilità di mettere confini sani.
Poiché chiede anche un aiuto pratico, un primo passo possibile (in attesa di cominciare il prima possibile la terapia) può essere iniziare a osservare, nella sua quotidianità, quali contesti o situazioni la fanno stare anche solo un po’ meglio. Da cosa se ne accorge? Cosa succede nel suo corpo, nel respiro? Prenderne atto può aiutare, gradualmente, a riconoscere e valorizzare ciò che la sostiene, senza forzature.

La legittimazione di sé è un processo graduale, che nasce dall’interno, che ha bisogno di tempo e merita rispetto nel suo divenire. Le auguro un anno il più possibile sereno.
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Sembra da quanto scritto (da esterna) che suo padre stia sfogando la rabbia per il lutto nei suoi confronti cosi come anche sua sorella. L'hanno scelta un po' come capro espiatorio. Se anche prima veniva denigrata allora in lei si può essere sviluppato un senso di impotenza. Dovrebbe fare leva su se stessa, fidarsi di lei che sicuramente riuscirà a laurearsi e a trovare la giusta collocazione nel mondo. Coraggio, cerchi di uscire da questo circolo vizioso che le impedisce di prendersi la sua sua vita in mano. Provi comunque a parlare con suo padre per fargli capire quanto lei ci rimanga male quando viene trattata in questo modo che invece di spronarla la fa avvilire.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile,
ciò che descrive è una storia di svalutazione emotiva profonda e ripetuta, unita a un lutto importante. Le parole ricevute negli anni non sono “motivazione”, ma ferite che minano l’autostima e spiegano bene il senso di blocco e indebolimento che prova oggi. Il fatto che Lei si senta vista e apprezzata dai docenti è un dato reale e significativo, anche se fatica a sentirlo suo. Non c’è nulla di sbagliato in Lei: ha fatto e sta facendo molto, in un contesto poco protettivo. In questa fase, oltre alla terapia, è fondamentale iniziare a separare la Sua voce interiore da quella critica interiorizzata della famiglia.

Se lo desidera, possiamo approfondire tutto questo con calma in un colloquio conoscitivo, per aiutarla a ricostruire uno spazio interno più solido e tutelante.

Un caro saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buongiorno,
leggendo quello che ha scritto si percepisce una sofferenza profonda che sembra accompagnarLa da tanto tempo. Le esperienze che racconta, le parole ricevute, i continui paragoni e la mancanza di un sostegno emotivo nei momenti più delicati non sono cose leggere, e nel tempo possono lasciare segni importanti sul modo in cui una persona guarda se stessa e il proprio valore.
È comprensibile che tutto questo oggi si ripercuota sullo studio, sulle energie e sulla fiducia in sé. Spesso il passato non resta davvero “alle spalle”, ma continua a influenzare il presente: ciò che abbiamo vissuto nelle relazioni più significative può tornare sotto forma di insicurezza, blocco o senso di inadeguatezza, anche quando all’esterno arrivano riconoscimenti e apprezzamenti sinceri.
Capisco il desiderio di ricevere un aiuto immediato, una risposta che possa dare sollievo nell’immediato. Allo stesso tempo, situazioni come quella che descrive difficilmente trovano una soluzione rapida. Il dolore che emerge dalle Sue parole ha bisogno di tempo, di ascolto e di uno spazio sicuro in cui poter essere accolto e rielaborato con calma.
Un percorso terapeutico ben strutturato può davvero aiutare a dare un senso a ciò che ha vissuto, a sciogliere nodi che vengono da lontano e a costruire, passo dopo passo, un rapporto più gentile e solido con se stessa. Se non è già seguita, potrebbe essere importante valutare di iniziare un percorso con uno psicoterapeuta; se lo è già, portare apertamente tutto ciò che ha scritto può essere un passaggio molto significativo del lavoro. Un caro saluto
Buonasera,
grazie della sua condivisione. Da ciò che racconta emerge una storia di svalutazione costante e protratta nel tempo, iniziata molto presto e portata avanti da figure per lei fondamentali.
Le parole che le sono state rivolte da suo padre e successivamente da sua sorella non sono semplici critiche, bensì messaggi ripetuti che colpiscono direttamente il suo valore come persona, la sua possibilità di esistere in modo legittimo al mondo.
È comprensibile che tutto questo, invece di darle forza, oggi la faccia sentire vulnerabile. L’essere cresciuta in un clima di invalidazione e umiliazione può portare ad un profondo indebolimento del senso di sé. Non perché lei non sia forte, ma perché ha dovuto sopravvivere adattandosi, mettendo a tacere parti di sé per non perdere il legame con le sue figure di riferimento.
È molto significativo che, nonostante tutto, trovi riconoscimento e apprezzamento da parte dei docenti. Questo indica che lei ha molte risorse, ma che faticano a diventare “sue”, ad essere riconosciute da lei, perché la voce interna che la giudica e la svaluta è ormai interiorizzata. Quelle frasi non sono più solo dette dagli altri, ma rischiano di essere diventate il modo in cui lei guarda se stessa.
Oltre alla terapia, che resta uno spazio fondamentale, può essere utile iniziare a riconoscere che ciò che ha vissuto è una forma di maltrattamento psicologico, iniziare gradualmente a mettere dei confini, anche minimi, alle frasi svalutanti e coltivare spazi, relazioni e attività in cui il suo valore non sia costantemente messo in discussione.
Il lavoro più importante però è quello interiore, che la porta a separare chi lei è davvero da ciò che le è stato fatto credere di essere. Questo richiede tempo, pazienza e continuità, ma è possibile. Il fatto che studi, perseveri, cerchi aiuto e che riesca a riconoscere l’ingiustizia di certi messaggi è già un segnale di grande forza, anche se oggi non riesce ancora a sentirla come tale.
Continui il suo percorso, senza scusarsi di aver chiesto aiuto.
Un caro saluto
Dott.ssa Michela D’Argenzio
Dott. Davide Lanfranchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Buongiorno, immagino sia stato molto difficile per lei affrontare queste situazioni, tanto più che queste svalutazioni arrivano da persone emotivamente significative e vicine a lei. Il bisogno di sentirsi apprezzati è uno dei bisogni fondamentali per noi esseri umani, ognuno di noi ha bisogno di sentirsi tale, e quando non ci arriva dai familiari può dare luogo carenze di autostima e altre difficoltà.
Probabilente non sarà facile, ma se posso darle un suggerimento, continui con la terapia e sulla strada di apprezzarsi e dare valore a se stessa e a ciò che fa, è solo imparando a voler bene a se stessi e ad apprezzarsi che è possibile stare meglio e difendersi da attacchi e svalutazioni da parte degli altri.

Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi
 Antonia Sasso
Psicoterapeuta
Roma
Gentile signora, le dico che dovrebbe lavorare sul suo senso di sè e rafforzare la sua autostima per centrarsi e non dubitare mai della sua persona (con o senza laurea). Se vuole può pensare di iniziare un percorso. Le lascio la mia mail: antoniasasso1@gmail.com. Ho lo studio a Roma Nord. Saluti. Dott.ssa Sasso
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera ho letto la Sua email e sono rimasta colpita dalla mancanza di empatia di cui è stata circondata in famiglia. Ciò non ha aiutato la Sua crescita e Lei si è sentita spesso sola e amareggiata. La mancanza di Sua madre ha aggravato il Suo dolore ed in famiglia sembra che non ci sia stata una comunicazione affettiva sana e garbata. In più Lei è stata costretta a confrontarsi continuamente con persone laureate senza che Suo padre o Sua sorella Le rivolgessero mai un apprezzamento. Occorre credo lavorare seriamente sull'autostima e rafforzare le risorse che ha che certamente ci sono da ciò che posso intuire. E' utile altresì lavorare sulla rabbia e sul senso di inadeguatezza che hanno caratterizzato la Sua vita, per liberare se stessa sai pregiudizi familiari in cui si è trovata a vivere per lungo tempo. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. Massimo Martucci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
La situazione che descrive è profondamente dolorosa e complessa, e il peso delle parole e dei comportamenti che ha subito nel tempo può lasciare ferite emotive difficili da gestire. È evidente che ha vissuto in un ambiente in cui il riconoscimento e il sostegno emotivo sono stati carenti, e questo può aver influito sul modo in cui percepisce se stessa e il suo valore.

Le critiche e i paragoni negativi che ha ricevuto, sia da suo padre che da sua sorella, non definiscono chi è lei come persona. I suoi successi accademici, la sua sensibilità e il suo impegno dimostrano che ha delle qualità importanti, indipendentemente da ciò che gli altri dicono o pensano. È significativo che alcuni docenti abbiano riconosciuto il suo valore: questo è un segnale che le sue capacità sono reali e tangibili.

Il fatto che si senta indebolita da queste dinamiche familiari è comprensibile, ma è importante ricordare che il suo percorso e il suo valore non dipendono dal giudizio degli altri. La terapia può aiutarla a lavorare su questi aspetti, ma è altrettanto importante che inizi a costruire una rete di supporto al di fuori del contesto familiare, fatta di persone che la apprezzano e la sostengono per ciò che è.

Un passo importante potrebbe essere quello di iniziare a mettere dei confini emotivi con le persone che la feriscono, anche se questo può sembrare difficile. Proteggere il proprio spazio emotivo è fondamentale per preservare il suo benessere. Inoltre, coltivare attività e relazioni che le portano gioia e soddisfazione può aiutarla a rafforzare la sua autostima e a trovare un senso di appartenenza e realizzazione.

Non deve sentirsi in colpa per il dolore che prova o per il bisogno di aiuto. Il fatto che stia cercando risposte e supporto dimostra la sua forza e la sua volontà di migliorare la sua situazione. Un forte incoraggiamento!

Dott. Massimo Martucci, Psicologo Psicoterapeuta a Milano, valutazioni ADHD e neurodivergenze, persone altamente sensibili, EMDR, ansia e traumi.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

il tema qui riportato è abbastanza delicato e meriterebbe uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di affidarsi ad uno specialista e di iniziare un percorso psicologico, con il tempo potrebbe trovare le risposte che cerca.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
La situazione che descrive è molto complessa e profondamente dolorosa, e non è semplice offrire consigli immediati quando si cresce in un contesto familiare caratterizzato da svalutazioni, confronti umilianti e mancanza di riconoscimento affettivo. Le parole che ha ricevuto nel tempo da suo padre e da sua sorella non sono semplici critiche, ma messaggi ripetuti che colpiscono l’identità, il valore personale e il senso di adeguatezza. Quando una persona cresce in un clima in cui viene costantemente giudicata, paragonata e ridicolizzata, è naturale che la fiducia in sé si indebolisca profondamente, anche se all’esterno arrivano riconoscimenti positivi, come quelli che lei riceve dai docenti. Non è chiaro dal suo messaggio se lei sia già in terapia o se la stia valutando: in una storia come la sua, un percorso psicologico non è un supporto accessorio ma uno spazio centrale per ricostruire gradualmente un senso di valore separato dallo sguardo familiare interiorizzato. Le frasi che le sono state rivolte (“sei pazza”, “nessuno ti vorrà”, “non sei capace”) sono forme di svalutazione e abuso psicologico, non giudizi realistici su di lei. Questo tipo di ambiente lascia spesso una traccia interna molto potente: una voce critica interiorizzata che continua a ripetere gli stessi messaggi anche quando la persona si trova altrove. Oltre all’eventuale terapia, ciò che può aiutarla concretamente, è iniziare lentamente a differenziare il proprio sguardo da quello della famiglia: dare più peso ai riconoscimenti esterni realistici (come quelli dei docenti), osservare i fatti oggettivi del suo percorso (sta studiando farmacia, sostiene esami, prosegue), e limitare per quanto possibile l’esposizione alle conversazioni svalutanti, anche con piccole distanze emotive o pratiche. Non è necessario reagire o ribellarsi apertamente se non si sente pronta: la protezione può iniziare anche solo riconoscendo dentro di sé che quelle parole non definiscono chi lei è. Il lutto per sua madre può aver aumentato la vulnerabilità, perché viene meno anche la figura che, pur senza difenderla, rappresentava un riferimento affettivo. In questa fase è comprensibile sentirsi più esposta e sola. Può essere utile anche cercare spazi relazionali esterni più sostenenti (docenti, colleghi, amicizie non giudicanti), perché l’esperienza ripetuta di relazioni rispettose aiuta nel tempo a modificare l’immagine di sé. Dal suo racconto emergono comunque risorse reali: sensibilità, impegno nello studio, capacità di proseguire nonostante un ambiente poco sostenente. Cambiare l’effetto di anni di svalutazione richiede tempo e lavoro mirato, ma è possibile. Il fatto stesso che lei cerchi aiuto e continui il suo percorso indica che una parte di sé non coincide con l’immagine negativa ricevuta: è da quella parte che può iniziare, gradualmente, a costruire un senso di sé più libero. In bocca al lupo
Dott.ssa Micol Loppo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Casalgrande
Buongiorno e grazie per aver trovato il coraggio di scrivermi proprio in quel giorno di festa, che immagino per lei sia particolarmente carico di nostalgia e di fatica emotiva.
La sofferenza non segue il calendario, e il fatto che lei abbia cercato un contatto è il primo, fondamentale segnale di una parte di lei che vuole proteggersi.
Leggendo le sue parole, sento tutto il peso di un ambiente familiare che, invece di essere un porto sicuro, è diventato uno specchio deformante. Mi permetta di dirle una cosa con estrema chiarezza: quello che le viene detto in casa non è la verità su chi è lei, ma è il riflesso dei limiti e delle frustrazioni di chi glielo dice.
Ecco alcuni punti su cui vorrei che riflettesse, un po’ come se fossimo già sedute nel mio studio.
Suo padre e sua sorella sembrano utilizzare la critica e il paragone costante come uno strumento di controllo e, forse, per gestire le proprie insicurezze. Quando suo padre la chiama "bestia" o la definisce "pazza", non sta descrivendo lei, sta agendo una forma di violenza psicologica. Il fatto che lei sia arrivata quasi alla fine di una facoltà complessa come Farmacia, nonostante questo clima, dimostra una resilienza straordinaria, non certo pazzia o incapacità.
La perdita di sua madre ha lasciato un vuoto non solo affettivo, ma anche di protezione. Mi colpisce molto il suo ricordo di una madre che "non si è mai ribellata". È possibile che lei oggi si senta sola a combattere una battaglia che sua madre non ha potuto o saputo combattere per lei. Questo "indebolimento" che prova non è mancanza di carattere, è esaurimento emotivo: è difficile correre verso la laurea quando si hanno i pesi ai piedi messi da chi dovrebbe fare il tifo per noi.
Lei scrive che i docenti le dicono "brava" e che si sente apprezzata da loro. Creda a loro. I professori universitari non hanno alcun interesse personale a lusingarla; il loro giudizio è oggettivo e basato sulle sue capacità cognitive e sul suo impegno. Quello è il suo valore reale. La stima che il professore di cui mi parlava nell'altro messaggio ha mostrato verso di lei è la prova che fuori da quelle mura domestiche lei è vista come una collega valida e competente.
Quando suo padre o sua sorella lanciano queste frecciate, provi a dirsi mentalmente: "Questa non sono io, è la loro rabbia". Non cerchi di convincerli o di difendersi con i fatti (i 30, gli esami), perché loro non stanno cercando la verità, stanno cercando di scaricare tensione.
Non importa se la figlia del capo si è laureata a 24 anni. Ognuno ha il proprio ritmo, specialmente chi deve studiare portando sulle spalle un lutto e un ambiente ostile. Lei sta facendo un'impresa doppia: studiare farmacia e sopravvivere psicologicamente in un ambiente famigliare ostile.
Frequenti l'università il più possibile. Quel luogo, che le mette ansia per la tesi, è in realtà il posto dove lei è libera dalle etichette familiari e dove è semplicemente una studentessa di talento.
Cara ragazza, lei non è "pazza" e non è una "badante mancata". Lei è una donna di 30 anni che sta cercando di fiorire in un terreno arido. Il fatto che i complimenti dei docenti la tocchino così tanto indica che la sua autostima è ferita, ma è viva e desidera essere nutrita.
Continuando il nostro esercizio “come se fossimo in studio da me” immagini di raccontarmi qual è l'esame di cui va più orgogliosa o l'argomento della tesi che l'aveva così emozionata. Riparta da ciò che lei "è", non da ciò che gli altri dicono che lei "non è".
Un caro saluto e se lo desidera mi contatti
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buongiorno, e non si scusi. Quello che sta vivendo è pesante e ingiusto: essere sminuita per anni, chiamata “pazza”, paragonata agli altri, ridicolizzata davanti a estranei. Sono frasi che feriscono e che, ripetute nel tempo, entrano dentro e fanno dubitare di sé anche quando si è bravi e impegnati. Il fatto che lei si senta indebolita non è “fragilità”: è l’effetto di una svalutazione continua, soprattutto dopo la perdita di sua madre, che era un riferimento anche se non la difendeva.
Una cosa la voglio dire chiaramente: ciò che le dicono non descrive lei, descrive un modo tossico di esercitare potere e controllo. E quando sente “brava” dai docenti e un attimo si rialza, quello è un segnale sano: la sua parte competente esiste ed è viva.
Oltre alla terapia, può aiutarla fare tre cose molto concrete.
La prima è proteggersi dalle frasi che la distruggono, mettendo confini minimi e ripetibili. Non serve discutere o convincerli, spesso non cambia. Serve chiudere la porta alle umiliazioni. Frasi brevi, sempre uguali: “Non accetto che mi si parli così.” “Se continui, esco dalla stanza.” “Ne parliamo quando c’è rispetto.” E poi farlo davvero: si allontana, mette fine alla conversazione, cambia ambiente. Non è mancanza di rispetto: è cura di sé.
La seconda è smettere di confrontarsi con i tempi degli altri. Laurearsi a 24, 30, 35 non dice nulla sul suo valore. Farmacia è un percorso impegnativo, e lei sta andando avanti nonostante un clima familiare che invece di sostenerla la sabota. Questo, se ci pensa, parla di forza.
La terza è costruire una “base esterna” che non dipenda dalla famiglia. Anche piccola: un docente che la stima, una compagna di corso affidabile, un gruppo studio, un tirocinio o un’attività che le faccia sentire competenza. Più la sua vita si appoggia su luoghi dove viene rispettata, meno quelle parole in casa avranno potere.
E per il dolore della mamma: è normale che ora tutto sia più vulnerabile. Se le va, in terapia porti anche questa ferita specifica, non solo “i problemi con papà e sorella”, ma il fatto di non essere stata difesa e il senso di solitudine che ne deriva. È una ferita profonda, ma si può curare.
Se le parole in casa diventano insopportabili, valuti con la terapeuta anche un progetto graduale di autonomia, anche solo iniziare a immaginare tempi e passi realistici per vivere più indipendente. Non serve farlo domani, ma avere un piano dà respiro.
Se le va, può guardare il mio profilo: trova come lavoro su autostima, confini familiari e ferite da svalutazione, e può valutare un colloquio.

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.