Buongiorno dottori volevo un chiarimento da parte vostra visto che i vari psichiatri non riescono a
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Buongiorno dottori volevo un chiarimento da parte vostra visto che i vari psichiatri non riescono a spiegare in modo chiaro la situazione... Assumo da anni la paroxetina però ho paura che a lungo termine potrebbe aumentare i sintomi di derelizzazzione e depersonalizzazione anche se da poco l ho aumentato da 20 a 30 mg
Buongiorno, capisco bene la sua preoccupazione e il bisogno di avere una spiegazione chiara su ciò che sta vivendo. Quando si sperimentano sintomi come derealizzazione e depersonalizzazione, l’esperienza può risultare molto destabilizzante, perché dà la sensazione di essere “distaccati” dalla realtà o da sé stessi, alimentando spesso ansia e timori sulla propria salute mentale. È importante sapere che queste manifestazioni non sono di per sé pericolose, ma possono essere estremamente fastidiose e, se persistono, possono influire sulla qualità della vita. In un’ottica cognitivo-comportamentale, questi sintomi possono essere visti come una risposta del corpo e della mente a periodi prolungati di stress, ansia o stati emotivi intensi. È come se il cervello attivasse un “interruttore di protezione” per ridurre il sovraccarico emotivo, ma nel farlo creasse questa sensazione di distacco che, paradossalmente, può diventare un’ulteriore fonte di ansia. Spesso, il meccanismo di mantenimento non dipende solo dal sintomo iniziale, ma anche da come lo interpretiamo: la paura che possa peggiorare o che abbia conseguenze irreversibili tende ad aumentare la nostra attenzione verso di esso, rinforzando il circolo ansia–sintomo. Per questo motivo, oltre agli aspetti farmacologici di cui si occupa lo specialista, può essere molto utile lavorare parallelamente con tecniche specifiche per la gestione dei sintomi dissociativi, ad esempio strategie di grounding, esercizi di consapevolezza corporea e allenamento attentivo, così da riportare progressivamente il focus sul momento presente e ridurre il senso di distacco. Anche il lavoro sui pensieri catastrofici legati alla derealizzazione e depersonalizzazione è fondamentale, perché le interpretazioni ansiose possono mantenerle più a lungo. Il fatto che lei si stia interrogando e che stia cercando risposte è già un passo importante: significa che sta cercando di affrontare la situazione in modo attivo. Con un percorso strutturato e mirato, spesso è possibile ridurre in modo significativo la frequenza e l’intensità di questi episodi, migliorando la percezione di controllo e la serenità quotidiana. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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Buonasera, capisco la sua preoccupazione. L’uso della paroxetina va sempre monitorato dallo psichiatra, soprattutto in presenza di sintomi come derealizzazione e depersonalizzazione. Le consiglio di confrontarsi nuovamente con lo specialista per una valutazione attenta del dosaggio e dei sintomi. In parallelo, un percorso di psicoterapia umanistica può aiutarla a esplorare in modo più profondo l’origine di questi vissuti e a ritrovare un senso di centratura e contatto con sé. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Gentile utente, capisco che non tutti gli specialisti condividono il processo decisionale che riguarda la scelta, l'efficacia e la sicurezza del farmaco più appropriato per un paziente. Penso comunque che lo psichiatra prescriva i farmaci in tutta scienza e coscienza assumendosi la responsabiltà.
Provi a esternare i suoi dubbi allo specialista senza escludere la possibilità di un supporto psicologico per comprendere la reazione ambivalente rispetto al farmaco. Disponibile all'assunzione di un dosaggio più alto a fronte della paura e della ricerca di rassicurazioni.
Resto disponibile
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Zito
Provi a esternare i suoi dubbi allo specialista senza escludere la possibilità di un supporto psicologico per comprendere la reazione ambivalente rispetto al farmaco. Disponibile all'assunzione di un dosaggio più alto a fronte della paura e della ricerca di rassicurazioni.
Resto disponibile
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvana Zito
Buonasera, ne parli con lo psichiatra che le ha prescritto il farmaco e comunichi eventuali variazioni sintomatologiche. Sui farmaci è necessario avere indicazioni dallo psichiatra.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile utente di mio dottore,
eventuali dubbi o domande in merito ad un farmaco che si sta assumendo vanno poste al medico prescrivente, figura più idonea ad accogliere ed orientare tale richiesta.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
eventuali dubbi o domande in merito ad un farmaco che si sta assumendo vanno poste al medico prescrivente, figura più idonea ad accogliere ed orientare tale richiesta.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Quando si assumono farmaci da molto tempo è normale porsi domande sugli effetti a lungo termine, soprattutto se i sintomi non sembrano migliorare o cambiano nel tempo. Domande come la tua andrebbero affrontate direttamente con il professionista che ha prescritto la terapia, perché è l’unico a conoscere nel dettaglio la tua storia clinica, le motivazioni dell’aumento di dosaggio e il percorso seguito fino ad oggi. La tua preoccupazione è legittima, ma – in linea generale – il farmaco in sé non è noto per causare direttamente questi sintomi nel lungo termine. A volte la sensazione di derealizzazione o depersonalizzazione può essere legata al disturbo di base, o a fasi specifiche del trattamento, e per questo è importante che ci sia un confronto costante e trasparente con chi ti ha in cura.
Buona giornata
Buona giornata
Buongiorno, la tua preoccupazione riguardo alla paroxetina e ai sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione è comprensibile e merita una spiegazione chiara. È importante che tu comprenda cosa sta accadendo nel tuo corpo e nella tua mente.
La paroxetina è un SSRI (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) e, paradossalmente, può effettivamente causare o intensificare i sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione in alcune persone, soprattutto durante le prime fasi del trattamento o quando si modifica il dosaggio. Questo accade perché questi farmaci alterano i livelli di serotonina nel cervello, e il sistema nervoso può reagire con una sensazione di "distacco" dalla realtà o da se stessi.
Tuttavia, è cruciale distinguere tra effetti temporanei di adattamento e problemi a lungo termine. Spesso questi sintomi dissociativi si manifestano nelle prime settimane dopo un aumento del dosaggio e tendono a diminuire quando il corpo si abitua alla nuova dose.
**Cosa puoi fare concretamente:**
1. **Monitora attentamente i sintomi**: tieni un diario giornaliero annotando intensità e frequenza di derealizzazione/depersonalizzazione, per almeno 2-3 settimane
2. **Tecniche di grounding immediate**:
- Conta 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che tocchi, 2 che annusi, 1 che assapori
- Tieni in mano un cubetto di ghiaccio o un oggetto ruvido
- Respira profondamente concentrandoti sul movimento del diaframma
3. **Non modificare autonomamente il dosaggio**: questi farmaci richiedono gradualità nelle modifiche
4. **Chiedi al tuo psichiatra**: un colloquio specifico sui tuoi timori e la richiesta di spiegazioni più dettagliate su benefici/rischi del farmaco
È importante sapere che esistono alternative terapeutiche se la paroxetina non si rivelasse adatta a te. Non sei "condannata" a questo farmaco se genera effetti collaterali significativi.
**Proposta di lavoro terapeutico:**
Ti consiglio un percorso integrato che includa tecniche specifiche per la gestione dei sintomi dissociativi attraverso la mindfulness e il lavoro corporeo, affiancato a un monitoraggio farmacologico più attento. Un approccio che combini farmacoterapia e psicoterapia spesso risulta più efficace per questi disturbi. Cordiali saluti,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
La paroxetina è un SSRI (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) e, paradossalmente, può effettivamente causare o intensificare i sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione in alcune persone, soprattutto durante le prime fasi del trattamento o quando si modifica il dosaggio. Questo accade perché questi farmaci alterano i livelli di serotonina nel cervello, e il sistema nervoso può reagire con una sensazione di "distacco" dalla realtà o da se stessi.
Tuttavia, è cruciale distinguere tra effetti temporanei di adattamento e problemi a lungo termine. Spesso questi sintomi dissociativi si manifestano nelle prime settimane dopo un aumento del dosaggio e tendono a diminuire quando il corpo si abitua alla nuova dose.
**Cosa puoi fare concretamente:**
1. **Monitora attentamente i sintomi**: tieni un diario giornaliero annotando intensità e frequenza di derealizzazione/depersonalizzazione, per almeno 2-3 settimane
2. **Tecniche di grounding immediate**:
- Conta 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che tocchi, 2 che annusi, 1 che assapori
- Tieni in mano un cubetto di ghiaccio o un oggetto ruvido
- Respira profondamente concentrandoti sul movimento del diaframma
3. **Non modificare autonomamente il dosaggio**: questi farmaci richiedono gradualità nelle modifiche
4. **Chiedi al tuo psichiatra**: un colloquio specifico sui tuoi timori e la richiesta di spiegazioni più dettagliate su benefici/rischi del farmaco
È importante sapere che esistono alternative terapeutiche se la paroxetina non si rivelasse adatta a te. Non sei "condannata" a questo farmaco se genera effetti collaterali significativi.
**Proposta di lavoro terapeutico:**
Ti consiglio un percorso integrato che includa tecniche specifiche per la gestione dei sintomi dissociativi attraverso la mindfulness e il lavoro corporeo, affiancato a un monitoraggio farmacologico più attento. Un approccio che combini farmacoterapia e psicoterapia spesso risulta più efficace per questi disturbi. Cordiali saluti,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Capisco bene la tua preoccupazione: vivere con sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione può essere destabilizzante, e il dubbio che la terapia possa peggiorarli non aiuta a sentirsi tranquilli.
In realtà, la paroxetina di solito viene utilizzata proprio per trattare ansia, depressione e disturbi in cui la derealizzazione è presente come sintomo. Nella maggior parte dei casi, non è il farmaco a generare o peggiorare questi stati, ma piuttosto il disturbo di base o un periodo di maggiore stress emotivo. L’aumento di dose da 20 a 30 mg può richiedere un po’ di tempo per stabilizzarsi, e in quella fase alcuni sintomi possono temporaneamente intensificarsi, per poi ridursi man mano che l’organismo si adatta.
Se noti che la derealizzazione peggiora in modo marcato o si accompagna a un’ansia forte e persistente, parlane subito con il tuo psichiatra: potrebbe valutare un aggiustamento graduale del dosaggio o un’integrazione con altre strategie terapeutiche (psicoterapia, tecniche di grounding, esercizi di consapevolezza corporea).
Ricorda: non sospendere né modificare la terapia senza supervisione, e monitora attentamente i sintomi, segnando quando si presentano e in quali circostanze. Questo aiuta a capire se il legame è col farmaco o con altri fattori.
Dott.ssa De Pretto
In realtà, la paroxetina di solito viene utilizzata proprio per trattare ansia, depressione e disturbi in cui la derealizzazione è presente come sintomo. Nella maggior parte dei casi, non è il farmaco a generare o peggiorare questi stati, ma piuttosto il disturbo di base o un periodo di maggiore stress emotivo. L’aumento di dose da 20 a 30 mg può richiedere un po’ di tempo per stabilizzarsi, e in quella fase alcuni sintomi possono temporaneamente intensificarsi, per poi ridursi man mano che l’organismo si adatta.
Se noti che la derealizzazione peggiora in modo marcato o si accompagna a un’ansia forte e persistente, parlane subito con il tuo psichiatra: potrebbe valutare un aggiustamento graduale del dosaggio o un’integrazione con altre strategie terapeutiche (psicoterapia, tecniche di grounding, esercizi di consapevolezza corporea).
Ricorda: non sospendere né modificare la terapia senza supervisione, e monitora attentamente i sintomi, segnando quando si presentano e in quali circostanze. Questo aiuta a capire se il legame è col farmaco o con altri fattori.
Dott.ssa De Pretto
gentilissimo, grazie per la condivisione. Credo che rispetto la posologia ed eventuali effetti collaterali dei farmaci il medico prescrivente o il suo medico curante possano fornirle risposte più esaustive essendo del campo medico. Allo stesso tempo, se queste sue paure persistono, intraprendere dei colloqui con un terapeuta potrebbero aiutarla nel gestire questi pensieri faticosi.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Salve, è fondamentale che consulti il suo medico o psichiatra se decide di cambiare il dosaggio.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Capisco la tua preoccupazione. La paroxetina, come gli altri SSRI, di solito non peggiora i sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione: anzi, spesso viene prescritta proprio per ridurli. È importante monitorare come ti senti dopo l’aumento e riferirlo allo psichiatra: solo insieme potete valutare se mantenere, ridurre o cambiare terapia. Non sospendere mai da solo il farmaco
Salve, lei assume paroxetina da solo o sotto supervisione? Aumentare e diminuire psicofarmaci non è un'attività che possiamo svolgere in autonomia, necessita assolutamente di supervisione medica.
Come mai non è seguito dal centro di salute mentale della sua zona?
Un caro saluto.
Come mai non è seguito dal centro di salute mentale della sua zona?
Un caro saluto.
Buongiorno, da chi è seguito e per cosa la prende la paroxetina? I dosaggi da lei indicati da chi le sono stati consigliati? E' importante, oltre al farmaco, inquadrare meglio la condizione generale. Cordialmente.
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione. La paroxetina è un farmaco SSRI spesso usato per trattare ansia, depressione e sintomi dissociativi come la depersonalizzazione e la derealizzazione. Tuttavia, in alcune persone, soprattutto nei primi tempi o in caso di aumento di dosaggio, può esserci un temporaneo peggioramento dei sintomi dissociativi. Questo non significa necessariamente che il farmaco stia causando un danno a lungo termine, ma può indicare una ipersensibilità del sistema nervoso o un aumento dell’attivazione ansiosa legata al cambiamento.
La derealizzazione e la depersonalizzazione, infatti, sono spesso sintomi secondari dell’ansia o del trauma: il cervello, per difendersi da un eccesso di stress, si “stacca” dalla realtà o da sé stesso. Il farmaco da solo può non essere sufficiente; è importante affiancare una psicoterapia mirata, che aiuti a capire le radici emotive di questo stato.
Il consiglio è di monitorare i sintomi con attenzione nelle prossime settimane. Se la situazione non migliora, si può valutare con lo psichiatra un cambio di farmaco o un approccio diverso. Non è detto che la paroxetina sia “sbagliata”, ma è possibile che non sia il farmaco più adatto nel suo caso specifico, soprattutto se i sintomi dissociativi sono al centro del quadro clinic
La derealizzazione e la depersonalizzazione, infatti, sono spesso sintomi secondari dell’ansia o del trauma: il cervello, per difendersi da un eccesso di stress, si “stacca” dalla realtà o da sé stesso. Il farmaco da solo può non essere sufficiente; è importante affiancare una psicoterapia mirata, che aiuti a capire le radici emotive di questo stato.
Il consiglio è di monitorare i sintomi con attenzione nelle prossime settimane. Se la situazione non migliora, si può valutare con lo psichiatra un cambio di farmaco o un approccio diverso. Non è detto che la paroxetina sia “sbagliata”, ma è possibile che non sia il farmaco più adatto nel suo caso specifico, soprattutto se i sintomi dissociativi sono al centro del quadro clinic
Salve per le informazioni sul farmaco deve necessariamente chiedere al suo medico di base o psichiatra ancor meglio..
Comunque continui la sua farmacoterapia, la sua sintomatologia potrebbe peggiorare se la sospende.
Le consiglio anche un percorso terapeutico un caro saluto.
Dottoressa Versari Debora.
Comunque continui la sua farmacoterapia, la sua sintomatologia potrebbe peggiorare se la sospende.
Le consiglio anche un percorso terapeutico un caro saluto.
Dottoressa Versari Debora.
Buongiorno,
Le consiglio di rivolgere questa domanda a medici , lo psicologo non essendo laureato in medicina non può dare consiglio su terapie farmacologiche.
Cordialmente
Dott.ssa Laura Bova
Le consiglio di rivolgere questa domanda a medici , lo psicologo non essendo laureato in medicina non può dare consiglio su terapie farmacologiche.
Cordialmente
Dott.ssa Laura Bova
Salve,
comprendo bene la sua richiesta di ricevere una spiegazione dettagliata di ciò che sta vivendo. Le suggerisco di rivolgersi al suo medico prescrivente, così da poterle equipaggiare ogni suo dubbio. Per ulteriori informazioni rimango a sua disposizione.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Lombardo R.M.
comprendo bene la sua richiesta di ricevere una spiegazione dettagliata di ciò che sta vivendo. Le suggerisco di rivolgersi al suo medico prescrivente, così da poterle equipaggiare ogni suo dubbio. Per ulteriori informazioni rimango a sua disposizione.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Lombardo R.M.
Buongiorno,
è comprensibile che sia talvolta difficile comprendere a fondo le questioni che hanno a che fare con le terapie di vario genere. Una buona modalità può essere quella di spiegare, magari con il supporto anche di qualche appunto scritto, la propria storia medica allo specialista e prendere si nuovo appunti su ciò che viene restituito, avendo premura di chiedere delucidazioni sui punti poco chiari.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
è comprensibile che sia talvolta difficile comprendere a fondo le questioni che hanno a che fare con le terapie di vario genere. Una buona modalità può essere quella di spiegare, magari con il supporto anche di qualche appunto scritto, la propria storia medica allo specialista e prendere si nuovo appunti su ciò che viene restituito, avendo premura di chiedere delucidazioni sui punti poco chiari.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno,
oltre alla cura psicofarmacologica che è importante che lei segua, ha uno spazio a lei dedicato, dove queste sue preoccupazioni possano essere ascoltate e accolte?
Dott.ssa G.T.
oltre alla cura psicofarmacologica che è importante che lei segua, ha uno spazio a lei dedicato, dove queste sue preoccupazioni possano essere ascoltate e accolte?
Dott.ssa G.T.
Buongiorno, per gestire meglio questa paura potrebbe fissare una seduta psicologica e valutare come gestirla oltre che con la terapia farmacologica. Segue già un percorso psicologico associato alla farmacoterapia?
salve,dipende anche se ha fatto un buon percorso di psicoterapia grazie
Salve, non ho abbastanza informazioni per poterle dare una risposta ma mi preme chiederle se è seguita da professionisti, sia uno psichiatra sia uno psicoterapeuta, sarebbe buono affidarsi a loro per questioni farmacologiche ma anche per poter lavorare a fondo su ciò che c'è alla base di questi sintomi. Si prenda cura di lei.
Dr.ssa Fabiola Russo
Dr.ssa Fabiola Russo
Gentile utente, la mia risposta sembrerà ovvia, ma se lei ha avvertito un esacerbarsi dei sintomi di derealizzazione e depersonalizzazione è importante che lo comunichi allo psichiatra che lo segue che magari provvederà a sostituire il farmaco o quantomeno ridurre la dose, non aumentarla a questo punto. Le consiglio di porre comunque maggiore attenzione all'intensità dei sintomi quando non assume tale farmaco, per capire meglio se ci sono effettive differenze riconducibili a questo.
Buongiorno,
capisco bene la sua preoccupazione: la sensazione di derealizzazione o depersonalizzazione può essere molto destabilizzante, e spesso crea il dubbio che il farmaco stesso possa peggiorarla.
È importante però chiarire un punto: la Paroxetina, come gli altri SSRI, non è nota per causare derealizzazione o depersonalizzazione a lungo termine. Anzi, in molti casi questi sintomi sono manifestazioni dell’ansia o di uno stato dissociativo legato allo stress, che la Paroxetina tende a ridurre nel tempo.
Tuttavia, quando si modifica il dosaggio (per esempio passando da 20 a 30 mg), può comparire per qualche settimana una sensazione di maggiore “stranezza” o distacco da sé; si tratta di effetti transitori di adattamento del sistema nervoso alla nuova dose.
In altre parole:
Se la derealizzazione è aumentata subito dopo il cambio di dosaggio, potrebbe essere un effetto passeggero dovuto alla variazione.
Se invece il sintomo è sempre presente da tempo, probabilmente non è causato dal farmaco, ma fa parte del quadro d’ansia o depressivo di base.
In questi casi, oltre al trattamento farmacologico, può essere molto utile un lavoro psicoterapeutico mirato alla gestione dell’ansia, alla consapevolezza corporea e alla riduzione del controllo mentale eccessivo sui sintomi (che spesso li rinforza).
In sintesi: non ci sono evidenze che la Paroxetina peggiori la derealizzazione nel lungo periodo, ma è comprensibile sentire variazioni nelle prime settimane di un aumento di dose. Se il disturbo persiste, può essere utile parlarne con lo psichiatra per valutare un aggiustamento graduale o un supporto psicologico parallelo.
Le mando un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli
capisco bene la sua preoccupazione: la sensazione di derealizzazione o depersonalizzazione può essere molto destabilizzante, e spesso crea il dubbio che il farmaco stesso possa peggiorarla.
È importante però chiarire un punto: la Paroxetina, come gli altri SSRI, non è nota per causare derealizzazione o depersonalizzazione a lungo termine. Anzi, in molti casi questi sintomi sono manifestazioni dell’ansia o di uno stato dissociativo legato allo stress, che la Paroxetina tende a ridurre nel tempo.
Tuttavia, quando si modifica il dosaggio (per esempio passando da 20 a 30 mg), può comparire per qualche settimana una sensazione di maggiore “stranezza” o distacco da sé; si tratta di effetti transitori di adattamento del sistema nervoso alla nuova dose.
In altre parole:
Se la derealizzazione è aumentata subito dopo il cambio di dosaggio, potrebbe essere un effetto passeggero dovuto alla variazione.
Se invece il sintomo è sempre presente da tempo, probabilmente non è causato dal farmaco, ma fa parte del quadro d’ansia o depressivo di base.
In questi casi, oltre al trattamento farmacologico, può essere molto utile un lavoro psicoterapeutico mirato alla gestione dell’ansia, alla consapevolezza corporea e alla riduzione del controllo mentale eccessivo sui sintomi (che spesso li rinforza).
In sintesi: non ci sono evidenze che la Paroxetina peggiori la derealizzazione nel lungo periodo, ma è comprensibile sentire variazioni nelle prime settimane di un aumento di dose. Se il disturbo persiste, può essere utile parlarne con lo psichiatra per valutare un aggiustamento graduale o un supporto psicologico parallelo.
Le mando un caloroso saluto.
Dott. Michele Basigli
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