Buongiorno. Chiedo aiuto per una problematica che mi affligge da tempo. Sono andato fuoricorso all'u
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Buongiorno. Chiedo aiuto per una problematica che mi affligge da tempo. Sono andato fuoricorso all'università per dei motivi futili ma che putroppo hanno finito per ingigantirsi. Iniziai già alla triennale a trovare difficoltà a fare i laboratori(sono laureato in design), avevo una marea di domande in testa che in quello che facevo non trovavano risposta, però liquidai la cosa con "mi passerà strada facendo", fiducioso del fatto che le questioni che mi ponevo mai venivano fuori durante le ore in classe. La cosa però non passava e ho provato a risolvere i miei dubbi chiedendo ai colleghi e ai professori col risultato d'aumentare ulteriormente la mia confusione e attirandomi pure invidie nonchè la nomea di un che crea problemi. Ho anche subito gravi atteggiamenti da alcuni docenti ed assistenti ma sopportavo tutto perchè convinto facesse parte dell'insegnamento(nella mia facoltà capita spesso e volentieri i docenti non siano proprio alla mano). Tutto ciò ha portato il rendere la mia permanenza li insopportabile, non riuscivo a dare esami perché bloccato e ogni confronto con i docenti e i colleghi risultava sfiancante, ai limiti della violenza. Ogni volta che provavo a fare delle domande spesso venivo zittito o comunque evitato e mi convinsi a sopportare perché non era modo di rivolgersi a un docente. Stanco di questa situazione mi ripresi dei libri della triennale e li la sorpresa: il problema stava in concetti chiave che non avevo studiato in esami in cui presi dei voti anche alti. La scoperta mi lasciò molto perplesso (com'è stato possibile che in quasi dieci laboratori mai avevo toccato quegli aspetti?com'è stato possibile che nessun docente non mi aveva fatto notare che nei miei elaborati non toccavo quei punti li? Perché non sono mai stato bocciato quando non facevo quelle cose li?). Al peggio si unì l'ultima ciliegina: il tirocinio che stavo facendo si concluse con un progetto pessimo. Il tutor non mi seguì in nulla(dovevo fare un sito web e mi disse avrei avuto delle risorse per crearlo) ma nelle revisioni non mi correggeva, si limitava a farmi rifare tutto da capo, il risultato fu un progetto non concluso. la cosa unita a tutti gli avvenimenti spiacevoli mi atterrì, venni colto dal terrore che qualche docente con cui avevo avuto le peggiori discussioni avrebbe preso la palla al balzo per convincermi a ritirarmi, poi avevo paura che le dinamiche vecchie si sarebbero ripresentate e li potevo non rispondere delle mie ragioni. Da qualche tempo uso la triennale per lavorare (grazie alle lacune colmate con cui ho sviluppato una routine pratica con cui faccio le cose senza difficoltà)però mi rode non aver concluso sto percorso, è una cosa su cui ho investito parecchio e nella quale ho coinvolto pure i miei genitori. Non mi va di dire ai docenti che i problemi nascevano da delle lacune teoriche nascoste dopo tutto quello che mi hanno fatto, senza contare il dover dire come è andato il tirocinio, provo un misto di rabbia e imbarazzo per una cosa che reputo piuttosto grave. Provo anche vergogna a dirlo in giro perché è stato davvero uno spiacevole scivolone che ha compromesso in parte l'avanzare della mia vita. Scusate lo sproloquio e grazie a chi mi risponderà
Gentilissimo buongiorno,
La sua lettera è piena di domande, di rabbia e di vergogna, emozioni che tornano e ritornano alla ricerca di una risposta che non trova. Allora le chiedo: quanto tempo passa a ripensare a questa storia, a rivedere dove ha sbagliato, dove le cose sono andate storte, dove sarebbero potute andare diversamente? Quanto tempo, mi dica. E questo tornare continuamente al passato le serve? L'aiuta a trovare dei rimedi, a placare i sensi di colpa, la rabbia, la sofferenza, o piuttosto prolunga li prolunga, come in un film visto e rivisto di cui non riesce a scorgere il finale? Questo pensiero ripetitivo è difficile da controllare ma è uno degli elementi centrali della sua sofferenza. Cosa vuole veramente? Riprendere gli studi, trovare la pace, entrambe le cose? Continuando a girare intorno ai suoi ricordi, ruminandoci sopra, non farà che prolungare la sofferenza, come un criceto che gira nella ruota senza arrivare mai da nessuna parte. Deve trovare il modo di uscirne. Solo in questo modo recupererà la lucidità e le risorse per girare il finale del suo film. Non è semplice uscire da questo tipo di pensiero, l'aiuto di un professionista potrebbe essere importante. Resto a disposizione, anche online, se desidera approfondire e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa
La sua lettera è piena di domande, di rabbia e di vergogna, emozioni che tornano e ritornano alla ricerca di una risposta che non trova. Allora le chiedo: quanto tempo passa a ripensare a questa storia, a rivedere dove ha sbagliato, dove le cose sono andate storte, dove sarebbero potute andare diversamente? Quanto tempo, mi dica. E questo tornare continuamente al passato le serve? L'aiuta a trovare dei rimedi, a placare i sensi di colpa, la rabbia, la sofferenza, o piuttosto prolunga li prolunga, come in un film visto e rivisto di cui non riesce a scorgere il finale? Questo pensiero ripetitivo è difficile da controllare ma è uno degli elementi centrali della sua sofferenza. Cosa vuole veramente? Riprendere gli studi, trovare la pace, entrambe le cose? Continuando a girare intorno ai suoi ricordi, ruminandoci sopra, non farà che prolungare la sofferenza, come un criceto che gira nella ruota senza arrivare mai da nessuna parte. Deve trovare il modo di uscirne. Solo in questo modo recupererà la lucidità e le risorse per girare il finale del suo film. Non è semplice uscire da questo tipo di pensiero, l'aiuto di un professionista potrebbe essere importante. Resto a disposizione, anche online, se desidera approfondire e la saluto cordialmente, dott.ssa Manuela Leonessa
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Salve, Mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso. Ritengo importante che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti motivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare Quei pensieri rigidi e disfunzionali che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto. Ritengo altresì utile un approccio emdr al fine di favorire la rielaborazione del materiale traumatico Connesso con la genesi della Sofferenza in atto. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL
Gentilissimo, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo. L'esperienza di cui ci sta parlando sembra averle creato molta frustrazione. Potrebbe essere quindi utile poter scoprire le motivazioni sottostanti a questa confusione che sta sperimentando, che la porta a porsi tutte queste domande. Una terapia psicologica potrebbe permettergli di conoscersi meglio e di sviluppare delle strategie utili per poter vivere al meglio il presente, costruendo delle basi solide al fine di affrontare in maniera efficace un futuro che a tratti può sembrare angoscioso. Sarebbe uno spazio solo per lei alla scoperta di se stessi. In caso volesse, io sono a completa disposizione, in presenza ma anche Online. Dott. Matteo De Nicolò
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Gentile ragazzo, comprendo cosa sta passando e non ha alcun motivo di vergognarsi. Quello che le è successo capita a moltissimi altri studenti: professori non proprio alla mano (ci siamo capiti :-)) e tutor che non svolgono il loro compito come dovrebbero esistono in ogni facoltà e percorso di tirocinio. Capisco la sua frustrazione e la sua rabbia: che ne dice di prendersi una bella rivincita riprendendo in mano il timone della sua vita e navigando a vista verso la realizzazione dei suoi obiettivi? Dalla sua lettera emerge una splendida energia vigorosa che può utilizzare per far fiorire i suoi talenti e permettere loro di portarla verso la felicità che merita. Un caro saluto
Dott.ssa Vanessa Tribuzi
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Salve buongiorno, durante un percorso di studi può capitare a chiunque un momento di difficoltà per il quale si fa un’enorme fatica a studiare e a rimanere concentrati; quello che comunemente viene definito ‘blocco dello studente’ è una condizione piuttosto ricorrente, nella quale chiunque può ritrovarsi, a prescindere dal grado di diligenza e dal livello di difficoltà del percorso di studi.
A livello psicologico la principale causa del blocco è legata al tempo.
Il fattore temporale genera parecchie ansie negli studenti universitari, costretti a confrontarsi quotidianamente con la preparazione degli esami, con le relative scadenze e con la paura di non riuscire a superarli. Alla percezione personale di sconfitta si aggiunge la sensazione di fallimento nei confronti delle aspettative sociali, nel suo caso con la sua famiglia.
La psicoterapia, purché gestita attraverso un approccio professionale ed estremamente personalizzato, consente di risalire alle reali cause del problema, che spesso si nascondono nel profondo dell’inconscio.
Qualora volesse accettare delle strategie che le permetterebbero di superare questo periodo di crisi non esiti a contattarmi anche on-line. Dott.ssa Bachiorri Sara
A livello psicologico la principale causa del blocco è legata al tempo.
Il fattore temporale genera parecchie ansie negli studenti universitari, costretti a confrontarsi quotidianamente con la preparazione degli esami, con le relative scadenze e con la paura di non riuscire a superarli. Alla percezione personale di sconfitta si aggiunge la sensazione di fallimento nei confronti delle aspettative sociali, nel suo caso con la sua famiglia.
La psicoterapia, purché gestita attraverso un approccio professionale ed estremamente personalizzato, consente di risalire alle reali cause del problema, che spesso si nascondono nel profondo dell’inconscio.
Qualora volesse accettare delle strategie che le permetterebbero di superare questo periodo di crisi non esiti a contattarmi anche on-line. Dott.ssa Bachiorri Sara
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Buonasera gentile utente, credo che a volte la consapevolezza e il voler lasciare andare alcuni meccanismi, possa essere utile per la propria serenità e di conseguenza trovare la quiete con il resto delle persone intorno in contesti amichevoli, lavorativi e universitari.
Cordialmente, Dott.ssa Costantini M.
Cordialmente, Dott.ssa Costantini M.
La tua vita non è fatta di esami o di quanto gli altri giudichino il tuo operato.
Non è fatta di strategie e di concorsi.
La base sono le emozioni che provi e il senso che tu dai alle cose.
Ci sforziamo ogni giorno di uniformarci ad uno standard deciso dalla società ma non sempre consono alla nostra individuale natura.
Qual è? il tuo percorso? Quali sono i criteri per cui tu , l'unico titolato al giudizio su te stesso, riconosci di avere fatto bene?
Chiediti questo.
E se dovessi trovare che non hai fatto ancora del tuo meglio, semplicemente, fallo. Non sei mai in ritardo.
Non è fatta di strategie e di concorsi.
La base sono le emozioni che provi e il senso che tu dai alle cose.
Ci sforziamo ogni giorno di uniformarci ad uno standard deciso dalla società ma non sempre consono alla nostra individuale natura.
Qual è? il tuo percorso? Quali sono i criteri per cui tu , l'unico titolato al giudizio su te stesso, riconosci di avere fatto bene?
Chiediti questo.
E se dovessi trovare che non hai fatto ancora del tuo meglio, semplicemente, fallo. Non sei mai in ritardo.
Caro ragazzo, avverto tutta la sofferenza incontrata durante il percorso universitario, ed è chiaro che tale sofferenza, ad oggi, non se ne sia mai andata. Purtroppo l’Università, il cui scopo è quello di promuovere l’istruzione, dovrebbe far si che i suoi studenti possano avere delle conoscenze adeguate rispetto la materia per la quale si stanno formando, ma a volte questo non accade. In una Università, dovrebbero esserci professori capaci di rispondere ai dubbi avanzati dagli studenti e i tutor hanno il compito di monitorare la pratica dello studente e supportarlo durante l’esperienza. Come ben sa, non sempre è cosi, non sempre incontriamo quello che ci aspettiamo o quello che dovrete essere, esattamente come è successo a lei.
Tuttavia, rimane il fatto che sembra essere importante concludere il percorso cominciato. Forse per poterlo fare, ha bisogno di cambiare prospettiva e trovare delle strategie per venire a patti con l’Università/percorso che vorrà frequentare e con l’ideale, con ciò che pensa rispetto ad essa.
In passato ha evitato, ma l’evitamento è un meccanismo di difesa che cronicizza una situazione spiacevole. Sono sicura che attraverso un percorso psicologico lei possa chiarire quali strategie mettere in atto per proseguire con il suo futuro accademico e professionale, oltre che comprendere ad un livello più profondo cosa è successo e cosa succede dentro di lei nel momento in cui si verificano le situazioni descritte precedentemente.
Io resto a disposizione, online o in presenza, se vuole provare a risolvere le difficoltà che sta vivendo.
Un saluto, dott.ssa Maria Lucia Evangelisti.
Tuttavia, rimane il fatto che sembra essere importante concludere il percorso cominciato. Forse per poterlo fare, ha bisogno di cambiare prospettiva e trovare delle strategie per venire a patti con l’Università/percorso che vorrà frequentare e con l’ideale, con ciò che pensa rispetto ad essa.
In passato ha evitato, ma l’evitamento è un meccanismo di difesa che cronicizza una situazione spiacevole. Sono sicura che attraverso un percorso psicologico lei possa chiarire quali strategie mettere in atto per proseguire con il suo futuro accademico e professionale, oltre che comprendere ad un livello più profondo cosa è successo e cosa succede dentro di lei nel momento in cui si verificano le situazioni descritte precedentemente.
Io resto a disposizione, online o in presenza, se vuole provare a risolvere le difficoltà che sta vivendo.
Un saluto, dott.ssa Maria Lucia Evangelisti.
Buongiorno e grazie della sua condivisione. Sento che c'è molto tormento nelle sue parole, nella descrizione di ciò che ha vissuto in questi ultimi anni. Mi sembra di ravvisare molto giudizio verso se stesso e tanti sensi di colpa e frustrazioni. Tutta questa carica di energia che ora sta esprimendo in maniera a tratti confusa senza riuscire a dar un senso a quel che è accaduto in passato e ai pensieri che ancora la tormentano, forse è un'energia che andrebbe meglio canalizzata ed espressa per il suo benessere. Se desidera effettuare un percorso in tale direzione e ritrovare la giusta soddisfazione per i vari aspetti della sua vita, sono a disposizione per dei colloqui. Un caro saluto. Alessandra Domigno
Buonasera, credo che le situazioni che lei percepisce come blocchi celino percezioni e vissuti non elaborati. Sta a lei decidere se provare a rilanciarsi e concludere ciò che fortemente vuole (come traspare dalle sue parole) oppure farsi aiutare da qualcuno e parallelamente ricominciare ciò che ha lasciato in sospeso. Ad ogni modo non è mai troppo tardi per mettersi in gioco: assecondare i propri intimi desideri è fondamentale per condurre una vita felice.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buongiorno,
Sono disponibile per colloquio online.
Dovrei analizzare meglio con lei la situazione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Laura Francesca Bambara
Sono disponibile per colloquio online.
Dovrei analizzare meglio con lei la situazione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Laura Francesca Bambara
Buongiorno,
mi dispiace sentire della difficoltà che hai avuto durante il tuo percorso universitario. Capisco che sia frustrante sentirsi bloccato e confuso durante gli studi, soprattutto se questo ti ha impedito di fare gli esami e di completare il percorso di laurea. Tuttavia, ci sono alcune opzioni che potrebbero aiutarti a superare questa situazione e a raggiungere i tuoi obiettivi.
Innanzitutto, potresti considerare l'idea di parlare con uno psicologo per affrontare le tue paure e le tue preoccupazioni. Potrebbe essere utile anche avere un sostegno emotivo durante questo periodo difficile. Inoltre, potresti cercare di metterti in contatto con il tuo vecchio tutor o con altri docenti che possono aiutarti a capire meglio i concetti chiave che ti sono stati trasmessi durante il tuo percorso di studi. Potresti anche considerare l'idea di fare un tirocinio in un'altra azienda per avere un'esperienza pratica diversa e migliorare le tue competenze professionali.
Infine, se desideri ancora completare il tuo percorso di studi, potresti considerare l'idea di fare domanda per riprendere gli studi all'università. Se decidi di farlo, ti consiglio di parlare con il tuo vecchio tutor o con un altro docente che possa aiutarti a capire come procedere. Ricorda che non sei solo in questa situazione e ci sono persone disposte ad aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi. Puoi prenotare una visita, sono disponibile anche per colloqui online. Cordiali saluti Dott.ssa Nicoletta Pinna
mi dispiace sentire della difficoltà che hai avuto durante il tuo percorso universitario. Capisco che sia frustrante sentirsi bloccato e confuso durante gli studi, soprattutto se questo ti ha impedito di fare gli esami e di completare il percorso di laurea. Tuttavia, ci sono alcune opzioni che potrebbero aiutarti a superare questa situazione e a raggiungere i tuoi obiettivi.
Innanzitutto, potresti considerare l'idea di parlare con uno psicologo per affrontare le tue paure e le tue preoccupazioni. Potrebbe essere utile anche avere un sostegno emotivo durante questo periodo difficile. Inoltre, potresti cercare di metterti in contatto con il tuo vecchio tutor o con altri docenti che possono aiutarti a capire meglio i concetti chiave che ti sono stati trasmessi durante il tuo percorso di studi. Potresti anche considerare l'idea di fare un tirocinio in un'altra azienda per avere un'esperienza pratica diversa e migliorare le tue competenze professionali.
Infine, se desideri ancora completare il tuo percorso di studi, potresti considerare l'idea di fare domanda per riprendere gli studi all'università. Se decidi di farlo, ti consiglio di parlare con il tuo vecchio tutor o con un altro docente che possa aiutarti a capire come procedere. Ricorda che non sei solo in questa situazione e ci sono persone disposte ad aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi. Puoi prenotare una visita, sono disponibile anche per colloqui online. Cordiali saluti Dott.ssa Nicoletta Pinna
Buongiorno, grazie per essersi rivolto a noi. Dal suo dettagliato racconto emerge quanto quest ultimo sia diventato un pensiero ricorrente, ripetitivo e che sta al centro del suo disagio; vedo un rimuginare ossessivo che, anche se sembra finalizzato a trovare una spiegazione, una causa o un motivo ai tanti "perché", in realtà credo che la stia bloccando e facendo girare a vuoto. Alla luce di ciò le consiglio di intraprendere un percorso con uno psicologo/a o psicoterapeuta al fine di approfondire questo mio ragionamento, se anche lei dovesse condividerlo, ed andare a capire come esso si sia instaurato, come faccia ad essere così intrusivo e soprattutto come poterci convivere diminuendo il disagio che le crea.
Per ulteriori chiarimenti rimango a disposizione e nel mentre le auguro un imbocca al lupo per il futuro.
Cordialmente, dottor Moraschini Mattia.
Per ulteriori chiarimenti rimango a disposizione e nel mentre le auguro un imbocca al lupo per il futuro.
Cordialmente, dottor Moraschini Mattia.
Buongiorno e grazie per l'esternazione, il suo racconto delinea una difficoltà che si è prolungata nel tempo e le ha creato diversi nodi sia dal punto di vista professionale di istruzione che relazionale. Credo sarebbe utile ragionare sulle sue aspettative rispetto a questo percorso difficoltoso e gli strumenti che possiede da mettere in atto per affrontare la situazione. Il portato emotivo che descrive sembra gravoso, potrebbe certamente essere analizzato in sede di colloqui psicologici per cercare di passare da un registro di colpa ad uno propositivo, accogliendo la fatica che ci racconta. Rimango a disposizione per ulteriori indicazioni,
Dott.ssa Beatrice Priori
Dott.ssa Beatrice Priori
Buongiorno,
Apprezzo la tua sincerità nel condividere la tua esperienza e la tua preoccupazione riguardo alla situazione che hai affrontato durante il percorso universitario. È normale che tu abbia vissuto una serie di emozioni complesse e contrastanti di fronte alle sfide e agli ostacoli che hai incontrato.
È comprensibile che ti senti frustrato e deluso dalla gestione del percorso accademico, soprattutto considerando i problemi di comunicazione con i docenti e le difficoltà che hai sperimentato nel laboratorio e durante il tirocinio. È importante riconoscere che le tue reazioni sono state il risultato di diverse circostanze e dinamiche che hanno influenzato il tuo percorso.
Riflettere sul passato e cercare di capire come affrontare i sentimenti di rabbia, imbarazzo e vergogna è un passo significativo verso il benessere emotivo e il futuro. Considera che spesso è possibile apprendere da esperienze sfidanti come queste, anche se il percorso può richiedere tempo e riflessione.
Se desideri affrontare questa situazione in modo costruttivo, potresti valutare l'opzione di parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Lavorare con un professionista può aiutarti ad esplorare le tue emozioni, affrontare i sentimenti di colpa e trovare strategie per gestire l'impatto che questa esperienza ha avuto sulla tua autostima e sulla tua vita in generale.
Ricorda che non sei solo in questa situazione e che molte persone affrontano sfide simili nel percorso accademico e nella vita. Non sei definito unicamente dagli eventi passati e hai la possibilità di costruire un futuro che rifletta le tue aspirazioni e il tuo potenziale.
Cordialmente,
Ilaria
Apprezzo la tua sincerità nel condividere la tua esperienza e la tua preoccupazione riguardo alla situazione che hai affrontato durante il percorso universitario. È normale che tu abbia vissuto una serie di emozioni complesse e contrastanti di fronte alle sfide e agli ostacoli che hai incontrato.
È comprensibile che ti senti frustrato e deluso dalla gestione del percorso accademico, soprattutto considerando i problemi di comunicazione con i docenti e le difficoltà che hai sperimentato nel laboratorio e durante il tirocinio. È importante riconoscere che le tue reazioni sono state il risultato di diverse circostanze e dinamiche che hanno influenzato il tuo percorso.
Riflettere sul passato e cercare di capire come affrontare i sentimenti di rabbia, imbarazzo e vergogna è un passo significativo verso il benessere emotivo e il futuro. Considera che spesso è possibile apprendere da esperienze sfidanti come queste, anche se il percorso può richiedere tempo e riflessione.
Se desideri affrontare questa situazione in modo costruttivo, potresti valutare l'opzione di parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Lavorare con un professionista può aiutarti ad esplorare le tue emozioni, affrontare i sentimenti di colpa e trovare strategie per gestire l'impatto che questa esperienza ha avuto sulla tua autostima e sulla tua vita in generale.
Ricorda che non sei solo in questa situazione e che molte persone affrontano sfide simili nel percorso accademico e nella vita. Non sei definito unicamente dagli eventi passati e hai la possibilità di costruire un futuro che rifletta le tue aspirazioni e il tuo potenziale.
Cordialmente,
Ilaria
Gentilissimo,
le parole che scrive sono colme di sofferenza, di tormento, di angoscia e mi spiace per questo. Fortunatamente, esiste un rimedio: intraprendere un percorso psicologico che verta sul fare chiarezza. Al dì là delle ruminazioni (questo continuo processo circolare che la porta a ripensare al passato) che non fanno altro che annichilirla, cos'è che lei desidera veramente? Finire gli studi? Studiare da autodidatta? Cambiare facoltà? Quello che conta è soltanto il momento presente. Il passato ci può avere insegnato, ma non abbiamo più alcun potere su di esso e il futuro è una grande incognita. Le auguro di iniziare a pensare ad OGGI!
Un grande in bocca al lupo!
Cordialmente,
Dott.sa Rebecca Volpes
le parole che scrive sono colme di sofferenza, di tormento, di angoscia e mi spiace per questo. Fortunatamente, esiste un rimedio: intraprendere un percorso psicologico che verta sul fare chiarezza. Al dì là delle ruminazioni (questo continuo processo circolare che la porta a ripensare al passato) che non fanno altro che annichilirla, cos'è che lei desidera veramente? Finire gli studi? Studiare da autodidatta? Cambiare facoltà? Quello che conta è soltanto il momento presente. Il passato ci può avere insegnato, ma non abbiamo più alcun potere su di esso e il futuro è una grande incognita. Le auguro di iniziare a pensare ad OGGI!
Un grande in bocca al lupo!
Cordialmente,
Dott.sa Rebecca Volpes
Gentile utente, mi spiace molto per la situazione che sta vivendo. Da quello che leggo immagino che lei si porta dietro questa storia oltre che un mare di pensieri anche tante emozioni e frustrazioni e sicuramente questo potrebbe essere legato all'importanza che ha e ha avuto questa vicenda sulla sua vita. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla non solo a comprendere le motivazioni di tale angoscia instaurata nel passato ma soprattutto come, nonostante tutte queste emozioni, poter ritrovare una pace nel presente e nel futuro ed è questo che le auguro. Se vuole sono a disposizione. Dott.ssa Nunzia Giustiniani
Buongiorno, mi spiace molto per la sua situazione in quanto dalle sue parole emerge disagio e sofferenza. Le suggerisco di intraprendere un percorso per trovare uno spazio in cui approfondire quanto racconta, elaborarlo e trovare un sostegno specialistico per superarne le conseguenze e i pensieri/sentimenti ad esso collegati con strategie utili ed efficaci.
Resto a disposizione, anche online.
Resto a disposizione, anche online.
Gentile,
prima di tutto, vorrei riconoscere il percorso difficile e tortuoso che hai affrontato. È comprensibile che tu abbia vissuto delle esperienze frustranti e dolorose durante il tuo percorso universitario, specialmente con docenti e colleghi che sembravano ostacolarti più che supportarti. Il fatto che tu abbia sopportato tutto questo, pur continuando a cercare risposte e a migliorarti, dimostra la tua capacità di resistenza e perseveranza.
Vorrei anche sottolineare una cosa molto importante: nonostante tutte queste difficoltà, stai lavorando. Hai colmato le tue lacune da solo, hai sviluppato una routine pratica che ti permette di fare le cose con competenza, e questo è un segno chiaro di adattamento e resilienza. Questi termini, "adattamento" e "resilienza", descrivono esattamente la tua capacità di superare le sfide e trovare una via per andare avanti, anche in un ambiente che non ti ha fornito il supporto che meritavi.
Per quanto riguarda il percorso universitario, capisco il senso di incompiutezza che provi. Chiudere quel capitolo della tua vita potrebbe essere difficile, ma considerarlo potrebbe darti la sensazione di aver portato a termine qualcosa su cui hai investito molto. Anche se affrontare nuovamente quei docenti o pensare al tirocinio ti crea disagio, potresti riuscire a vivere questa esperienza in maniera diversa ora che stai lavorando e che hai dimostrato di essere in grado di fare bene, nonostante tutto. Potresti considerare di affrontare l’università con uno sguardo più distaccato, sapendo che, a prescindere dal percorso accademico, la tua vita professionale sta già andando avanti.
In conclusione, prendi il tempo per riflettere su ciò che è meglio per te, ma ricorda che hai già dimostrato una grande capacità di resilienza e hai tutte le risorse per affrontare le sfide che ti aspettano.
prima di tutto, vorrei riconoscere il percorso difficile e tortuoso che hai affrontato. È comprensibile che tu abbia vissuto delle esperienze frustranti e dolorose durante il tuo percorso universitario, specialmente con docenti e colleghi che sembravano ostacolarti più che supportarti. Il fatto che tu abbia sopportato tutto questo, pur continuando a cercare risposte e a migliorarti, dimostra la tua capacità di resistenza e perseveranza.
Vorrei anche sottolineare una cosa molto importante: nonostante tutte queste difficoltà, stai lavorando. Hai colmato le tue lacune da solo, hai sviluppato una routine pratica che ti permette di fare le cose con competenza, e questo è un segno chiaro di adattamento e resilienza. Questi termini, "adattamento" e "resilienza", descrivono esattamente la tua capacità di superare le sfide e trovare una via per andare avanti, anche in un ambiente che non ti ha fornito il supporto che meritavi.
Per quanto riguarda il percorso universitario, capisco il senso di incompiutezza che provi. Chiudere quel capitolo della tua vita potrebbe essere difficile, ma considerarlo potrebbe darti la sensazione di aver portato a termine qualcosa su cui hai investito molto. Anche se affrontare nuovamente quei docenti o pensare al tirocinio ti crea disagio, potresti riuscire a vivere questa esperienza in maniera diversa ora che stai lavorando e che hai dimostrato di essere in grado di fare bene, nonostante tutto. Potresti considerare di affrontare l’università con uno sguardo più distaccato, sapendo che, a prescindere dal percorso accademico, la tua vita professionale sta già andando avanti.
In conclusione, prendi il tempo per riflettere su ciò che è meglio per te, ma ricorda che hai già dimostrato una grande capacità di resilienza e hai tutte le risorse per affrontare le sfide che ti aspettano.
Buongiorno e grazie per aver condiviso la tua esperienza, così ricca di dettagli e riflessioni personali. Prima di tutto, ci tengo a dirti che nulla giustifica la mancanza di rispetto e l'abuso di ruolo che hai descritto. Un ambiente educativo dovrebbe essere un luogo di crescita e supporto, non di ostacoli e dinamiche tossiche.
Detto questo, non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi nell’aver scoperto di avere delle lacune, soprattutto se poi sei riuscito a colmarle con impegno. Questo dimostra una grande capacità di resilienza e una voglia di migliorarti, che sono qualità preziose, sia a livello personale che professionale.
Per quanto riguarda il fuoricorso, vorrei condividere un piccolo aneddoto personale: anch’io ci sono andata e inizialmente mi sentivo molto a disagio. Ma col tempo mi sono resa conto che proprio quegli anni fuori corso, seppur difficili, mi hanno dato una formazione importante, non solo accademica ma anche umana. Ho colto quegli insegnamenti per diventare la professionista che sono oggi, convinta e determinata nel voler aiutare gli altri.
Perciò, non lasciare che la vergogna o il passato ti frenino. Hai già dimostrato di saper lavorare e colmare le tue lacune. Se vuoi concludere gli studi, puoi farlo. Se l’ambiente dell’università dove hai fatto la triennale ti mette ancora a disagio, considera l’opzione di trasferirti in un’altra università che possa offrirti un contesto più sereno e stimolante.
La tua esperienza, anche se complessa, è un bagaglio che può arricchirti e aiutarti a crescere. Hai tutte le capacità per decidere il percorso che ti farà sentire più realizzato.
Detto questo, non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi nell’aver scoperto di avere delle lacune, soprattutto se poi sei riuscito a colmarle con impegno. Questo dimostra una grande capacità di resilienza e una voglia di migliorarti, che sono qualità preziose, sia a livello personale che professionale.
Per quanto riguarda il fuoricorso, vorrei condividere un piccolo aneddoto personale: anch’io ci sono andata e inizialmente mi sentivo molto a disagio. Ma col tempo mi sono resa conto che proprio quegli anni fuori corso, seppur difficili, mi hanno dato una formazione importante, non solo accademica ma anche umana. Ho colto quegli insegnamenti per diventare la professionista che sono oggi, convinta e determinata nel voler aiutare gli altri.
Perciò, non lasciare che la vergogna o il passato ti frenino. Hai già dimostrato di saper lavorare e colmare le tue lacune. Se vuoi concludere gli studi, puoi farlo. Se l’ambiente dell’università dove hai fatto la triennale ti mette ancora a disagio, considera l’opzione di trasferirti in un’altra università che possa offrirti un contesto più sereno e stimolante.
La tua esperienza, anche se complessa, è un bagaglio che può arricchirti e aiutarti a crescere. Hai tutte le capacità per decidere il percorso che ti farà sentire più realizzato.
La sua situazione è comprensibile e purtroppo non così rara come si potrebbe pensare. Molti studenti si imbattono in difficoltà simili, sentendosi persi e frustrati di fronte a un sistema che a volte sembra scoraggiare piuttosto che supportare.
La sua preoccupazione è legittima. Ha investito tempo, energie e risorse in un percorso che le ha portato più dolore che soddisfazione. Ha subito ingiustizie, ha ricevuto un insegnamento carente e ha dovuto affrontare dinamiche difficili con docenti e compagni. Si sente responsabile di non essere riuscito a superare le difficoltà e teme il giudizio degli altri ma vorrei invitarla a cambiare prospettiva. Non è lei il problema, lei
ha già dimostrato di avere delle risorse importanti: ha colmato le lacune teoriche, ha sviluppato una routine pratica che le permette di lavorare con successo e ha trovato la forza di rialzarsi dopo le difficoltà.
Non lasci che la vergogna le impedisca di concludere il suo percorso di studi. Se sente di aver bisogno di aiuto, ne parli con uno psicologo. Una terapia può aiutarla a elaborare le emozioni negative, a superare il senso di colpa e a trovare le strategie migliori per affrontare le sfide che l'aspettano.
Non è sola in questo percorso. Molti studenti hanno vissuto esperienze simili e sono riusciti a superarle.
Le auguro il meglio.
La sua preoccupazione è legittima. Ha investito tempo, energie e risorse in un percorso che le ha portato più dolore che soddisfazione. Ha subito ingiustizie, ha ricevuto un insegnamento carente e ha dovuto affrontare dinamiche difficili con docenti e compagni. Si sente responsabile di non essere riuscito a superare le difficoltà e teme il giudizio degli altri ma vorrei invitarla a cambiare prospettiva. Non è lei il problema, lei
ha già dimostrato di avere delle risorse importanti: ha colmato le lacune teoriche, ha sviluppato una routine pratica che le permette di lavorare con successo e ha trovato la forza di rialzarsi dopo le difficoltà.
Non lasci che la vergogna le impedisca di concludere il suo percorso di studi. Se sente di aver bisogno di aiuto, ne parli con uno psicologo. Una terapia può aiutarla a elaborare le emozioni negative, a superare il senso di colpa e a trovare le strategie migliori per affrontare le sfide che l'aspettano.
Non è sola in questo percorso. Molti studenti hanno vissuto esperienze simili e sono riusciti a superarle.
Le auguro il meglio.
Ciao,
innanzitutto ti ringrazio per la chiarezza e l’onestà con cui hai condiviso la tua esperienza. Dalle tue parole si percepisce quanto tu abbia riflettuto su ciò che ti è accaduto e quanto, nonostante le difficoltà, tu abbia cercato di dare un significato a quello che hai vissuto. Questo è un segnale importante, perché spesso dietro alle crisi si nasconde una persona che non si è arresa alla superficialità, ma che ha continuato a farsi domande – anche quando sembravano scomode o fuori contesto.
Partiamo da questo: tu non sei stato un problema, sei stato una voce fuori dal coro. In molti ambienti universitari, purtroppo, soprattutto in alcuni settori accademici più rigidi o poco dialoganti, chi pone troppe domande o cerca un confronto vero viene visto come “scomodo”, come se la curiosità fosse un fastidio anziché un valore. E questo crea una dinamica tossica, in cui il dubbio viene punito e la ricerca vera viene scoraggiata. Da come la racconti, ti sei trovato a vivere una specie di cortocircuito: più cercavi chiarezza, più venivi isolato. Non perché tu stessi facendo qualcosa di sbagliato, ma perché l’ambiente non era pronto (o disposto) a rispondere nel modo giusto.
Poi c’è l’altra parte: la scoperta delle lacune. Capisco benissimo quanto possa essere stato scioccante accorgerti che avevi dei “buchi” teorici in aree che avresti dovuto affrontare e che, paradossalmente, ti erano stati validati con voti alti. Questo mette in discussione non solo te stesso, ma il sistema che ti ha valutato senza veramente accompagnarti. È umano – e sano – chiedersi: “perché nessuno me l’ha fatto notare?” E insieme a questa domanda, arriva la frustrazione verso se stessi, come se tu fossi l’unico responsabile di non aver “capito prima”. Ma lasciatelo dire: non si può imparare quello che nessuno ti ha mai spiegato davvero. Non puoi colpevolizzarti per non aver intuito concetti chiave che dovevano essere guidati, trasmessi, approfonditi.
Hai provato a “tenere botta”, come si dice, e hai pagato un prezzo alto: blocchi, demotivazione, tensioni continue, senso di esclusione. E poi l’episodio del tirocinio, che doveva essere un’occasione di crescita, ma si è trasformato in un’ulteriore conferma del fatto che non venivi accompagnato, ma lasciato a te stesso.
Ora, quello che racconti sul presente – sul fatto che lavori grazie alle competenze che ti sei costruito da solo, con fatica e metodo – è un passaggio che non va sottovalutato. Significa che nonostante tutto, hai reagito. Hai ricostruito. Ti sei messo in moto. Questo dice tanto sulla tua capacità di resilienza, anche se magari non la chiami così. Ma capisco anche che il conto emotivo non è chiuso: il percorso non terminato, i genitori coinvolti, le parole mai dette, la rabbia e l’imbarazzo che tornano a galla ogni volta che pensi a quel pezzo di vita lasciato in sospeso.
Quindi, arriviamo alla tua domanda implicita: si può chiudere questa storia senza sentirsi schiacciati dal peso del fallimento?
La mia risposta è sì. Ma non significa fingere che non sia accaduto, né tanto meno “far finta che vada tutto bene”. Significa riattribuire senso a ciò che hai vissuto, non come un errore, ma come un percorso che – pur difficile – ti ha portato a conoscere meglio te stesso, i tuoi limiti, i tuoi punti di forza.
È legittimo non voler spiegare tutto ai docenti, soprattutto se hai vissuto atteggiamenti umilianti o invalidanti. Ma attenzione a non lasciare che il non detto diventi una zavorra. Forse non c’è bisogno di raccontare tutto a loro, ma potrebbe essere importante raccontarlo a te stesso in modo diverso: non più con vergogna, ma con la dignità di chi ha cercato risposte quando nessuno le offriva. Potresti anche scegliere di scrivere una lettera – non necessariamente da inviare – in cui metti nero su bianco tutto quello che non hai potuto dire. A volte questo gesto simbolico aiuta a liberarsi da una storia rimasta intrappolata dentro.
E poi chiediti: sto tenendo aperta questa pagina perché mi serve davvero completarla, o perché ho paura che lasciarla incompiuta significhi che ho fallito?
Sono due cose molto diverse. Se senti che concludere il percorso ha ancora un significato autentico per te – perché ami quel campo, perché ti darebbe serenità – allora puoi iniziare a valutare come farlo. Ma se lo senti solo come un nodo di orgoglio e aspettative esterne, forse merita di essere riletto con più gentilezza verso te stesso.
Ti sei costruito una strada. Hai fatto pratica, hai imparato in autonomia, ti sei rimesso in piedi da solo. Questo non è uno scivolone: è un tratto impervio del tuo cammino, ma che ti ha formato forse più di quanto avresti immaginato.
Un abbraccio virtuale e sincero,
con grande rispetto per il tuo percorso.
innanzitutto ti ringrazio per la chiarezza e l’onestà con cui hai condiviso la tua esperienza. Dalle tue parole si percepisce quanto tu abbia riflettuto su ciò che ti è accaduto e quanto, nonostante le difficoltà, tu abbia cercato di dare un significato a quello che hai vissuto. Questo è un segnale importante, perché spesso dietro alle crisi si nasconde una persona che non si è arresa alla superficialità, ma che ha continuato a farsi domande – anche quando sembravano scomode o fuori contesto.
Partiamo da questo: tu non sei stato un problema, sei stato una voce fuori dal coro. In molti ambienti universitari, purtroppo, soprattutto in alcuni settori accademici più rigidi o poco dialoganti, chi pone troppe domande o cerca un confronto vero viene visto come “scomodo”, come se la curiosità fosse un fastidio anziché un valore. E questo crea una dinamica tossica, in cui il dubbio viene punito e la ricerca vera viene scoraggiata. Da come la racconti, ti sei trovato a vivere una specie di cortocircuito: più cercavi chiarezza, più venivi isolato. Non perché tu stessi facendo qualcosa di sbagliato, ma perché l’ambiente non era pronto (o disposto) a rispondere nel modo giusto.
Poi c’è l’altra parte: la scoperta delle lacune. Capisco benissimo quanto possa essere stato scioccante accorgerti che avevi dei “buchi” teorici in aree che avresti dovuto affrontare e che, paradossalmente, ti erano stati validati con voti alti. Questo mette in discussione non solo te stesso, ma il sistema che ti ha valutato senza veramente accompagnarti. È umano – e sano – chiedersi: “perché nessuno me l’ha fatto notare?” E insieme a questa domanda, arriva la frustrazione verso se stessi, come se tu fossi l’unico responsabile di non aver “capito prima”. Ma lasciatelo dire: non si può imparare quello che nessuno ti ha mai spiegato davvero. Non puoi colpevolizzarti per non aver intuito concetti chiave che dovevano essere guidati, trasmessi, approfonditi.
Hai provato a “tenere botta”, come si dice, e hai pagato un prezzo alto: blocchi, demotivazione, tensioni continue, senso di esclusione. E poi l’episodio del tirocinio, che doveva essere un’occasione di crescita, ma si è trasformato in un’ulteriore conferma del fatto che non venivi accompagnato, ma lasciato a te stesso.
Ora, quello che racconti sul presente – sul fatto che lavori grazie alle competenze che ti sei costruito da solo, con fatica e metodo – è un passaggio che non va sottovalutato. Significa che nonostante tutto, hai reagito. Hai ricostruito. Ti sei messo in moto. Questo dice tanto sulla tua capacità di resilienza, anche se magari non la chiami così. Ma capisco anche che il conto emotivo non è chiuso: il percorso non terminato, i genitori coinvolti, le parole mai dette, la rabbia e l’imbarazzo che tornano a galla ogni volta che pensi a quel pezzo di vita lasciato in sospeso.
Quindi, arriviamo alla tua domanda implicita: si può chiudere questa storia senza sentirsi schiacciati dal peso del fallimento?
La mia risposta è sì. Ma non significa fingere che non sia accaduto, né tanto meno “far finta che vada tutto bene”. Significa riattribuire senso a ciò che hai vissuto, non come un errore, ma come un percorso che – pur difficile – ti ha portato a conoscere meglio te stesso, i tuoi limiti, i tuoi punti di forza.
È legittimo non voler spiegare tutto ai docenti, soprattutto se hai vissuto atteggiamenti umilianti o invalidanti. Ma attenzione a non lasciare che il non detto diventi una zavorra. Forse non c’è bisogno di raccontare tutto a loro, ma potrebbe essere importante raccontarlo a te stesso in modo diverso: non più con vergogna, ma con la dignità di chi ha cercato risposte quando nessuno le offriva. Potresti anche scegliere di scrivere una lettera – non necessariamente da inviare – in cui metti nero su bianco tutto quello che non hai potuto dire. A volte questo gesto simbolico aiuta a liberarsi da una storia rimasta intrappolata dentro.
E poi chiediti: sto tenendo aperta questa pagina perché mi serve davvero completarla, o perché ho paura che lasciarla incompiuta significhi che ho fallito?
Sono due cose molto diverse. Se senti che concludere il percorso ha ancora un significato autentico per te – perché ami quel campo, perché ti darebbe serenità – allora puoi iniziare a valutare come farlo. Ma se lo senti solo come un nodo di orgoglio e aspettative esterne, forse merita di essere riletto con più gentilezza verso te stesso.
Ti sei costruito una strada. Hai fatto pratica, hai imparato in autonomia, ti sei rimesso in piedi da solo. Questo non è uno scivolone: è un tratto impervio del tuo cammino, ma che ti ha formato forse più di quanto avresti immaginato.
Un abbraccio virtuale e sincero,
con grande rispetto per il tuo percorso.
Ciao,
dalle tue parole si percepisce tutta la frustrazione e la stanchezza che derivano dal sentirsi incompresi e svalutati in un percorso in cui avevi riposto tanto impegno e fiducia. Quello che descrivi non è semplicemente “andare fuoricorso”, ma una ferita di riconoscimento: quando l’ambiente formativo non offre risposte, o peggio ancora fa sentire la persona “sbagliata” per le domande che pone, può nascere un senso di blocco, di vergogna e di impotenza molto profondo.
Le reazioni che racconti — l’ansia, il ritiro, la difficoltà a sostenere gli esami, il pensiero di non essere capito — non parlano di scarsa capacità, ma di un sistema che non ti ha accolto nel tuo modo di apprendere e di pensare. Ti sei trovato, di fatto, a studiare in un contesto poco empatico, e questo ha minato la fiducia nelle tue competenze.
Oggi però scrivi con lucidità, e questo mostra che hai già iniziato a rielaborare la vicenda: hai colmato da solo le lacune, lavori nel tuo campo, hai costruito una pratica efficace. Ciò che ti “rode” non è tanto il titolo mancante, ma la sensazione di non aver potuto dimostrare il tuo vero valore in quell’ambiente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a elaborare la rabbia e la vergogna che senti — emozioni legittime — e a trasformarle in energia costruttiva, così da poter decidere se e come tornare a chiudere quel capitolo, ma senza che siano la paura o l’orgoglio a guidarti.
Non devi giustificarti con nessuno: il tuo percorso non è un fallimento, è una storia di resilienza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa
dalle tue parole si percepisce tutta la frustrazione e la stanchezza che derivano dal sentirsi incompresi e svalutati in un percorso in cui avevi riposto tanto impegno e fiducia. Quello che descrivi non è semplicemente “andare fuoricorso”, ma una ferita di riconoscimento: quando l’ambiente formativo non offre risposte, o peggio ancora fa sentire la persona “sbagliata” per le domande che pone, può nascere un senso di blocco, di vergogna e di impotenza molto profondo.
Le reazioni che racconti — l’ansia, il ritiro, la difficoltà a sostenere gli esami, il pensiero di non essere capito — non parlano di scarsa capacità, ma di un sistema che non ti ha accolto nel tuo modo di apprendere e di pensare. Ti sei trovato, di fatto, a studiare in un contesto poco empatico, e questo ha minato la fiducia nelle tue competenze.
Oggi però scrivi con lucidità, e questo mostra che hai già iniziato a rielaborare la vicenda: hai colmato da solo le lacune, lavori nel tuo campo, hai costruito una pratica efficace. Ciò che ti “rode” non è tanto il titolo mancante, ma la sensazione di non aver potuto dimostrare il tuo vero valore in quell’ambiente.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a elaborare la rabbia e la vergogna che senti — emozioni legittime — e a trasformarle in energia costruttiva, così da poter decidere se e come tornare a chiudere quel capitolo, ma senza che siano la paura o l’orgoglio a guidarti.
Non devi giustificarti con nessuno: il tuo percorso non è un fallimento, è una storia di resilienza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa
Ciao, leggendo il tuo messaggio si capisce quanto questo percorso universitario ti abbia messo alla prova, non solo per le difficoltà accademiche, ma anche per le relazioni complicate con docenti e colleghi. È comprensibile sentirsi frustrati, arrabbiati e persino vergognarsi di quello che è successo, soprattutto dopo averci investito tempo, energie e anche i tuoi genitori. Quello che hai vissuto non riduce le tue capacità né il tuo impegno: le lacune che hai scoperto dopo anni e le difficoltà nel tirocinio non sono il riflesso di incompetenza, ma di un sistema che non ti ha supportato adeguatamente.
Se senti che questo peso ti limita o ti blocca, un percorso psicologico può aiutarti a elaborare rabbia, senso di ingiustizia e frustrazione, a ritrovare fiducia nelle tue competenze e a trovare modi concreti per chiudere questo capitolo senza sentirti sopraffatto. Può anche aiutarti a capire come raccontare la tua esperienza a docenti o a chi ti è vicino, trasformando uno scivolone doloroso in un’occasione di crescita e di serenità.
Se senti che questo peso ti limita o ti blocca, un percorso psicologico può aiutarti a elaborare rabbia, senso di ingiustizia e frustrazione, a ritrovare fiducia nelle tue competenze e a trovare modi concreti per chiudere questo capitolo senza sentirti sopraffatto. Può anche aiutarti a capire come raccontare la tua esperienza a docenti o a chi ti è vicino, trasformando uno scivolone doloroso in un’occasione di crescita e di serenità.
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