Buongiorno, avevo già avuto modo di aprire delle discussioni in precedenza ma vorrei ora dare una v
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risposte
Buongiorno,
avevo già avuto modo di aprire delle discussioni in precedenza ma vorrei ora dare una visione più completa per avere una vostra opinione su come devo comportarmi e quali eventuali terapie impostare per far fronte a una situazione che, a parer mio, è piuttosto grave.
Da circa la metà del 2005 soffro di sintomi di natura fisica che andrò poi a descrivere.
Non c'è dubbio che vi fossero problematiche già evidenti prima dell'esplosione dei sintomi di natura fisica avvenuta intorno ad aprile maggio del 2005.
Direi che in primo luogo c'erano grossi problemi di socializzazione e capacità di stare insieme agli altri fin da piccolo, essendo figlio unico: credo che il non essere andato all'asilo e l'essere cresciuto sempre da solo abbia in parte influito.
Giocavo sempre da solo e se c'era da stare con altri bambini ero a disagio.
L'ambiente familiare, tra genitori nonni e zie, era sicuramente di grande calore e cordialità e qui credo si sia verificato il primo evento traumatico: l'inizio delle scuole elementari, complice la presenza di una maestra non particolarmente flessibile, mi fa passare da un mondo bellissimo a un mondo bruttissimo, tutto di un colpo.
Non ho bei ricordi degli anni delle elementari e delle medie, dove studiavo molto ma non per un reale interesse, ma solo per tenere buona la maestra e poi i professori.
Le esperienze all'oratorio di quegli anni sono pessime, per il solito discorso che sto molto meglio da solo.
Ulteriore evento traumatico dell'epoca, vivendo dalla nascita in un cortile, è sicuramente quando nel 1988 muore mia nonna e mio zio stabilisce in parole povere che non vuole più la condivisione del cortile e che dobbiamo dunque cambiare casa: il trauma verrà fuori più avanti negli anni, essendo all'epoca io solo un bambino, e mi farà capire che il tanto piacevole ambiente familiare era forse più una finzione e una recita.
Mi iscrivo alla squadra di calcio del paese ma scappo dopo un mese, perchè l'allenatore urla come la maestra.
Cambiamo casa alla fine del 1992, nel 1995 finiscono le scuole medie e io sono tra virgolette libero di non andare più all'oratorio, essendo le scuole superiori non più nel mio paese e considerando che le mie esperienze in quell'oratorio erano state pessime.
Gli anni delle superiori vanno leggermente meglio sul piano dei rapporti con gli altri anche se poi, quando magari in una gita capita di trovarsi tutti insieme, emergono le solite difficoltà di relazione.
Per un buon periodo durante gli anni delle superiori emerge uno strano particolare: scrivo in maniera lentissima perchè la scrittura deve risultare perfetta, come squadrata.
Iniziano ad emergere tendenze esasperate a ricontrollare le cose e a tenerle in ordine.
Nel 1999 muore in un incidente in bicicletta un mio compagno delle medie, che curiosamente era scappato anche lui dall'oratorio, e la cosa lascerà degli strascichi, come era già successo con la morte di Senna: si può morire anche da giovani.
Inizia l'università e la decisione del percorso da seguire è presa in modo del tutto casuale: opto per scienze bancarie, poichè anche mio papà lavora in banca, ma la realtà è che avrei tranquillamente potuto scegliere ingegneria o geologia o altro, un percorso valeva l'altro.
Sullo sfondo ci sono sempre pochissime uscite, esperienze disastrose in mezzo agli altri e rapporti di qualunque natura totalmente inesistenti con l'altro sesso.
Da una parte mi trovo in mezzo a ragazzi che nelle loro uscite tornano alle quattro o alle cinque del mattino, dall'altra capisco che a casa mia, pur consapevoli del fatto che fatico a socializzare, è meglio starsene a casa.
Arriviamo all'evento decisivo: il 14 gennaio 2002 registro un esame all'università, ho quindi la data impressa, la sera mentre navigo su internet, e ricordo perfettamente che non stavo visitando siti pornografici (all'epoca non sapevo nemmeno cosa fosse la masturbazione), prendo un virus sul computer di natura pornografica.
In sostanza sul mio PC si aggiungono alcune scritte che rimandano ad un sito pornografico e che io non riesco in alcun modo a cancellare.
Facendo una ricerca su internet, il virus è stato preso anche da altri utenti.
Non so perchè, mi spavento e mi preoccupo.
Chiamo il ragazzo che all'epoca mi aiutava con il computer, viene a casa mia una decina di giorni dopo l'accaduto e risolve il problema, lo risolve sul computer ma non nella mia mente.
L'evento, solo apparentemente, finisce nel dimenticatoio: mi iscrivo ad un corso di piscina e mi piace andarci, faccio qualche piccola uscita in più (nulla di che, ad esempio credo di non avere mai fatto nulla nella mia vita l'ultimo dell'anno) e gli anni 2002, 2003 e 2004 trascorrono.
Nel 2005 a ottobre mi laureo ma l'episodio del virus mi ritorna improvvisamente in mente e iniziano i sintomi di natura fisica: dolori devastanti alla testa, blocco, mancata percezione della realtà a livello di spazio e di tempo, perdita progressiva dei capelli, incapacità di concentrarsi, difficoltà a fare qualunque cosa.
Fatico a dare l'ultimo esame all'università e a preparare la tesi, tanto è vero che durante la discussione non mi rendo nemmeno conto di quello che sto dicendo.
I sintomi emersi ad aprile maggio del 2005 non sono più scomparsi, l'immagine del virus preso sul PC non è mai più uscita dalla mia mente, così come il numero 14, giorno dell'evento.
Inizio a lavorare nel febbraio del 2006 ma per lavorare devo arrangiarmi ed arrampicarmi sugli specchi.
Il mondo mi è ormai caduto addosso e conscio di questa situazione, prendo tra le altre cose una decisione che si rivelerà sciagurata: faccio il laser per risolvere la miopia agli occhi ma l'operazione, probabilmente perchè fatta su una persona già allora in grande sofferenza, finirà per crearmi solo ulteriori problemi, rendendomi gli occhi perennemente infiammati.
La situazione di salute annulla di fatto i rapporti sociali, che peraltro erano già come detto inesistenti.
Il mal di testa incessante, la sensazione di perdere il controllo da un momento all'altro e ora anche gli occhi infiammati rendono la vita un inferno, inoltre mi pesa particolarmente la perdita dei capelli.
Fatico in maniera tremenda a lavorare in maniera dignitosa.
Inizio ad effettuare alcuni percorsi di natura psicologica, faccio anche l’EMDR e mi vengono somministrati dei farmaci, in particolare la fluvoxamina, ma le cose restano immodificabili e nulla cambia.
In questi anni, conscio ormai del mio stato di salute, consapevole di non avere avuto esperienze di alcun tipo con l'altro sesso (peraltro, dubito che ne avrei comunque avute, anche da sano, in una società come la nostra) commetto un gravissimo errore: vado per una decina di volte con delle prostitute di strada ma in realtà non ci saranno rapporti di alcun tipo, non ci sarà nulla, non avendo poi più alcun tipo di erezione anche a causa dei farmaci, si riveleranno solo delle esperienze molto squallide, delle quali sono amaramente pentito ed il pensiero dell’errore commesso mi disturba tuttora.
La vita va avanti, faccio qualche vacanza senza ovviamente poterla apprezzare, si è creato una sorta di circolo vizioso da cui non si riesce più ad uscire, sono finito in una sorta di buco nero.
L'episodio del PC rimane costantemente ed inesorabilmente sullo sfondo della mia mente, non va più via.
La situazione resta immodificabile e cronica: dolori devastanti alla testa, capelli sempre più diradati, occhi rimasti come sono rimasti e conseguente impossibilità di fare qualunque cosa, persino leggere un libro o guardare la televisione.
Gli anni, i mesi, i giorni, praticamente tutti uguali, passano con una velocità disarmante e con essi iniziano a morire le persone: muore mia mamma nel 2015 e muore mio zio Gigi nel 2023, muoiono anche quasi tutti i fratelli sorelle di mio papà ma questo è più un dettaglio, considerando che i rapporti erano inesistenti.
Sul lavoro vado avanti con difficoltà mostruose.
La situazione dunque non si sblocca più in alcun modo e direi che ora il vero ricordo traumatico da rimuovere è rappresentato da 20 anni trascorsi in condizioni semplicemente folli, al limite dell'impossibile.
Nel frattempo va avanti senza particolari sussulti la convivenza con mio papà, che a differenza di mia mamma, un po' più aperta, mi ha sempre dato l'impressione di essere una persona molto rigida, schematica e come me poco propensa ai rapporti sociali.
Dal mio racconto credo emergano in maniera evidente dei tratti del mio carattere come rigidità estrema e tendenza esasperata a rimuginare sugli eventi passati, rendendoli più grandi di quello che sono in realtà.
Direi che non c'è molto altro da aggiungere: come detto i farmaci non hanno fatto mai nulla e sto pensando alla possibilità di riutilizzare eventuali tecniche come EMDR oppure la TMS perchè il punto è che è necessario in qualche modo smuovere, mitigare, alleggerire i ricordi del passato.
L'importante è essere ancora qui per potere fare qualcosa, perchè il rischio di farsi fuori era ed è concreto, in considerazione di una situazione che, ripeto, non si è assolutamente più smossa per anni.
Ci tenevo ad avere una vostra opinione in merito e vi ringrazio infinitamente per il servizio.
avevo già avuto modo di aprire delle discussioni in precedenza ma vorrei ora dare una visione più completa per avere una vostra opinione su come devo comportarmi e quali eventuali terapie impostare per far fronte a una situazione che, a parer mio, è piuttosto grave.
Da circa la metà del 2005 soffro di sintomi di natura fisica che andrò poi a descrivere.
Non c'è dubbio che vi fossero problematiche già evidenti prima dell'esplosione dei sintomi di natura fisica avvenuta intorno ad aprile maggio del 2005.
Direi che in primo luogo c'erano grossi problemi di socializzazione e capacità di stare insieme agli altri fin da piccolo, essendo figlio unico: credo che il non essere andato all'asilo e l'essere cresciuto sempre da solo abbia in parte influito.
Giocavo sempre da solo e se c'era da stare con altri bambini ero a disagio.
L'ambiente familiare, tra genitori nonni e zie, era sicuramente di grande calore e cordialità e qui credo si sia verificato il primo evento traumatico: l'inizio delle scuole elementari, complice la presenza di una maestra non particolarmente flessibile, mi fa passare da un mondo bellissimo a un mondo bruttissimo, tutto di un colpo.
Non ho bei ricordi degli anni delle elementari e delle medie, dove studiavo molto ma non per un reale interesse, ma solo per tenere buona la maestra e poi i professori.
Le esperienze all'oratorio di quegli anni sono pessime, per il solito discorso che sto molto meglio da solo.
Ulteriore evento traumatico dell'epoca, vivendo dalla nascita in un cortile, è sicuramente quando nel 1988 muore mia nonna e mio zio stabilisce in parole povere che non vuole più la condivisione del cortile e che dobbiamo dunque cambiare casa: il trauma verrà fuori più avanti negli anni, essendo all'epoca io solo un bambino, e mi farà capire che il tanto piacevole ambiente familiare era forse più una finzione e una recita.
Mi iscrivo alla squadra di calcio del paese ma scappo dopo un mese, perchè l'allenatore urla come la maestra.
Cambiamo casa alla fine del 1992, nel 1995 finiscono le scuole medie e io sono tra virgolette libero di non andare più all'oratorio, essendo le scuole superiori non più nel mio paese e considerando che le mie esperienze in quell'oratorio erano state pessime.
Gli anni delle superiori vanno leggermente meglio sul piano dei rapporti con gli altri anche se poi, quando magari in una gita capita di trovarsi tutti insieme, emergono le solite difficoltà di relazione.
Per un buon periodo durante gli anni delle superiori emerge uno strano particolare: scrivo in maniera lentissima perchè la scrittura deve risultare perfetta, come squadrata.
Iniziano ad emergere tendenze esasperate a ricontrollare le cose e a tenerle in ordine.
Nel 1999 muore in un incidente in bicicletta un mio compagno delle medie, che curiosamente era scappato anche lui dall'oratorio, e la cosa lascerà degli strascichi, come era già successo con la morte di Senna: si può morire anche da giovani.
Inizia l'università e la decisione del percorso da seguire è presa in modo del tutto casuale: opto per scienze bancarie, poichè anche mio papà lavora in banca, ma la realtà è che avrei tranquillamente potuto scegliere ingegneria o geologia o altro, un percorso valeva l'altro.
Sullo sfondo ci sono sempre pochissime uscite, esperienze disastrose in mezzo agli altri e rapporti di qualunque natura totalmente inesistenti con l'altro sesso.
Da una parte mi trovo in mezzo a ragazzi che nelle loro uscite tornano alle quattro o alle cinque del mattino, dall'altra capisco che a casa mia, pur consapevoli del fatto che fatico a socializzare, è meglio starsene a casa.
Arriviamo all'evento decisivo: il 14 gennaio 2002 registro un esame all'università, ho quindi la data impressa, la sera mentre navigo su internet, e ricordo perfettamente che non stavo visitando siti pornografici (all'epoca non sapevo nemmeno cosa fosse la masturbazione), prendo un virus sul computer di natura pornografica.
In sostanza sul mio PC si aggiungono alcune scritte che rimandano ad un sito pornografico e che io non riesco in alcun modo a cancellare.
Facendo una ricerca su internet, il virus è stato preso anche da altri utenti.
Non so perchè, mi spavento e mi preoccupo.
Chiamo il ragazzo che all'epoca mi aiutava con il computer, viene a casa mia una decina di giorni dopo l'accaduto e risolve il problema, lo risolve sul computer ma non nella mia mente.
L'evento, solo apparentemente, finisce nel dimenticatoio: mi iscrivo ad un corso di piscina e mi piace andarci, faccio qualche piccola uscita in più (nulla di che, ad esempio credo di non avere mai fatto nulla nella mia vita l'ultimo dell'anno) e gli anni 2002, 2003 e 2004 trascorrono.
Nel 2005 a ottobre mi laureo ma l'episodio del virus mi ritorna improvvisamente in mente e iniziano i sintomi di natura fisica: dolori devastanti alla testa, blocco, mancata percezione della realtà a livello di spazio e di tempo, perdita progressiva dei capelli, incapacità di concentrarsi, difficoltà a fare qualunque cosa.
Fatico a dare l'ultimo esame all'università e a preparare la tesi, tanto è vero che durante la discussione non mi rendo nemmeno conto di quello che sto dicendo.
I sintomi emersi ad aprile maggio del 2005 non sono più scomparsi, l'immagine del virus preso sul PC non è mai più uscita dalla mia mente, così come il numero 14, giorno dell'evento.
Inizio a lavorare nel febbraio del 2006 ma per lavorare devo arrangiarmi ed arrampicarmi sugli specchi.
Il mondo mi è ormai caduto addosso e conscio di questa situazione, prendo tra le altre cose una decisione che si rivelerà sciagurata: faccio il laser per risolvere la miopia agli occhi ma l'operazione, probabilmente perchè fatta su una persona già allora in grande sofferenza, finirà per crearmi solo ulteriori problemi, rendendomi gli occhi perennemente infiammati.
La situazione di salute annulla di fatto i rapporti sociali, che peraltro erano già come detto inesistenti.
Il mal di testa incessante, la sensazione di perdere il controllo da un momento all'altro e ora anche gli occhi infiammati rendono la vita un inferno, inoltre mi pesa particolarmente la perdita dei capelli.
Fatico in maniera tremenda a lavorare in maniera dignitosa.
Inizio ad effettuare alcuni percorsi di natura psicologica, faccio anche l’EMDR e mi vengono somministrati dei farmaci, in particolare la fluvoxamina, ma le cose restano immodificabili e nulla cambia.
In questi anni, conscio ormai del mio stato di salute, consapevole di non avere avuto esperienze di alcun tipo con l'altro sesso (peraltro, dubito che ne avrei comunque avute, anche da sano, in una società come la nostra) commetto un gravissimo errore: vado per una decina di volte con delle prostitute di strada ma in realtà non ci saranno rapporti di alcun tipo, non ci sarà nulla, non avendo poi più alcun tipo di erezione anche a causa dei farmaci, si riveleranno solo delle esperienze molto squallide, delle quali sono amaramente pentito ed il pensiero dell’errore commesso mi disturba tuttora.
La vita va avanti, faccio qualche vacanza senza ovviamente poterla apprezzare, si è creato una sorta di circolo vizioso da cui non si riesce più ad uscire, sono finito in una sorta di buco nero.
L'episodio del PC rimane costantemente ed inesorabilmente sullo sfondo della mia mente, non va più via.
La situazione resta immodificabile e cronica: dolori devastanti alla testa, capelli sempre più diradati, occhi rimasti come sono rimasti e conseguente impossibilità di fare qualunque cosa, persino leggere un libro o guardare la televisione.
Gli anni, i mesi, i giorni, praticamente tutti uguali, passano con una velocità disarmante e con essi iniziano a morire le persone: muore mia mamma nel 2015 e muore mio zio Gigi nel 2023, muoiono anche quasi tutti i fratelli sorelle di mio papà ma questo è più un dettaglio, considerando che i rapporti erano inesistenti.
Sul lavoro vado avanti con difficoltà mostruose.
La situazione dunque non si sblocca più in alcun modo e direi che ora il vero ricordo traumatico da rimuovere è rappresentato da 20 anni trascorsi in condizioni semplicemente folli, al limite dell'impossibile.
Nel frattempo va avanti senza particolari sussulti la convivenza con mio papà, che a differenza di mia mamma, un po' più aperta, mi ha sempre dato l'impressione di essere una persona molto rigida, schematica e come me poco propensa ai rapporti sociali.
Dal mio racconto credo emergano in maniera evidente dei tratti del mio carattere come rigidità estrema e tendenza esasperata a rimuginare sugli eventi passati, rendendoli più grandi di quello che sono in realtà.
Direi che non c'è molto altro da aggiungere: come detto i farmaci non hanno fatto mai nulla e sto pensando alla possibilità di riutilizzare eventuali tecniche come EMDR oppure la TMS perchè il punto è che è necessario in qualche modo smuovere, mitigare, alleggerire i ricordi del passato.
L'importante è essere ancora qui per potere fare qualcosa, perchè il rischio di farsi fuori era ed è concreto, in considerazione di una situazione che, ripeto, non si è assolutamente più smossa per anni.
Ci tenevo ad avere una vostra opinione in merito e vi ringrazio infinitamente per il servizio.
In natura tutto ció che esiste e continua a esistere ha un senso, una utilità, altrimenti sparirebbe (Darwin).
In attesa di rivolgersi ad un professionista, si chieda a che cosa le serve, che utilità ha per lei questa situazione che si protrae da almeno 20 anni, e che se non avesse nessuna utilità, se ne sarebbe già andata.
Un caro saluto
In attesa di rivolgersi ad un professionista, si chieda a che cosa le serve, che utilità ha per lei questa situazione che si protrae da almeno 20 anni, e che se non avesse nessuna utilità, se ne sarebbe già andata.
Un caro saluto
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La tua storia è complessa e ricca di eventi che hanno lasciato un segno profondo, e capisco quanto possa essere difficile convivere con tutto questo. Da ciò che racconti, emergono elementi che potrebbero suggerire la presenza di disturbi legati al trauma, come sintomi ossessivo-compulsivi, ansia generalizzata e potenzialmente una depressione cronica.
Il fatto che gli eventi del passato continuano a riaffiorare con forza, condizionando il presente, può essere indicativo di memorie traumatiche non elaborate. Il rimuginio costante e la rigidità mentale che descrivono sono segnali che spesso accompagnano questo tipo di sofferenza.
L'approccio con l'EMDR che hai menzionato potrebbe effettivamente essere utile per affrontare e rielaborare quei ricordi traumatici che sembrano essere rimasti bloccati. Tuttavia, è importante che il percorso venga calibrato in modo personalizzato, con un lavoro che tenga conto sia del trauma che dei tratti di personalità che contribuiscono al mantenimento del disagio.
Ti incoraggiamo a non perdere la speranza. Esistono tecniche e percorsi che, se affrontati con costanza e il giusto supporto, possono portare miglioramenti significativi. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, unita ad un intervento basato sulla consapevolezza e tecniche di rilassamento, potrebbe rappresentare un ulteriore strumento per aiutarti a gestire i sintomi e ridurre il carico emotivo legato ai ricordi intrusivi.
In situazioni come questa, rivolgersi a uno specialista che possa offrire un percorso strutturato e continuo è fondamentale per uscire dal circolo vizioso del malessere. Non esitare a cercare un supporto professionale per affrontare queste difficoltà.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Il fatto che gli eventi del passato continuano a riaffiorare con forza, condizionando il presente, può essere indicativo di memorie traumatiche non elaborate. Il rimuginio costante e la rigidità mentale che descrivono sono segnali che spesso accompagnano questo tipo di sofferenza.
L'approccio con l'EMDR che hai menzionato potrebbe effettivamente essere utile per affrontare e rielaborare quei ricordi traumatici che sembrano essere rimasti bloccati. Tuttavia, è importante che il percorso venga calibrato in modo personalizzato, con un lavoro che tenga conto sia del trauma che dei tratti di personalità che contribuiscono al mantenimento del disagio.
Ti incoraggiamo a non perdere la speranza. Esistono tecniche e percorsi che, se affrontati con costanza e il giusto supporto, possono portare miglioramenti significativi. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, unita ad un intervento basato sulla consapevolezza e tecniche di rilassamento, potrebbe rappresentare un ulteriore strumento per aiutarti a gestire i sintomi e ridurre il carico emotivo legato ai ricordi intrusivi.
In situazioni come questa, rivolgersi a uno specialista che possa offrire un percorso strutturato e continuo è fondamentale per uscire dal circolo vizioso del malessere. Non esitare a cercare un supporto professionale per affrontare queste difficoltà.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
È molto interessante quello che scrive, lei ha una spiccata abilità narrativa, frutto sicuramente della sua propensione all'analisi che lei definisce "rimuginare" sul passato. La mia personale interpretazione è che lei avrebbe bisogno di un supporto nel rimuginare, un lavoro di analisi. L'episodio del virus, per esempio, che evidentemente ha avuto tanta rilevanza nella sua vita, è da approfondire, analizzare, ma con uno psicoterapeuta, non da solo, se no rischia solo di innescare l'ennesimo loop che fa scorrere inesorabilmente il tempo senza alcun risultato. Le consiglio, in sintesi, un serio percorso di analisi, certa che se incontrerà il giusto terapeuta potrà rivelarsi per lei assai fruttuoso. Non si aspetti miracoli, ma di arrivare a capire qualcosa di più di sé, che potrebbe essere proprio quello che più le serve. Le auguro il meglio. Dott.ssa Giada Di Veroli
Gentile utente di mio dottore,
l'EMDR è una tecnica utilizzata per la risoluzione dei traumi. In alcuni casi viene utilizzata non da sola ma all'interno di un contesto terapeutico più ampio. Credo che oltre all'elaborazione dei traumi lei porti qui tantissime vicissitudini umane che andrebbero meglio sviscerate in un contesto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di intraprendere un percorso psicologico, vedrà che con il tempo insieme con la terapia farmacologica potrà restituirle maggior benessere.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
l'EMDR è una tecnica utilizzata per la risoluzione dei traumi. In alcuni casi viene utilizzata non da sola ma all'interno di un contesto terapeutico più ampio. Credo che oltre all'elaborazione dei traumi lei porti qui tantissime vicissitudini umane che andrebbero meglio sviscerate in un contesto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di intraprendere un percorso psicologico, vedrà che con il tempo insieme con la terapia farmacologica potrà restituirle maggior benessere.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Il suo racconto é abbastanza dettagliato da ipotizzare la necessità di riconsiderare ogni cosa da un punto di vista affatto nuovo. Se si toglie dal suo punto di osservazione e si sposta, non escluda di potersi ritrovare, di rintracciare la sua propria persona che prescinde dagli altri, dagli eventi e dai suoi propri pregiudizi sul suo conto. É improbabile che questo lavoro si possa fare da soli, le consiglio una psicoterapia e che sia di scuola cognitivista. In bocca al lupo!
Buonasera, penso che la sua situazione richieda uno psicoterapeuta che valuti in maniera approfondita le dinamiche dei rapporti familiari. Spesso, in modo sottile: le idee, le convinzioni, i segreti e molto altro, di un sistema familiare modellano la visione del mondo e di se stessi. Questo vale per chiunque, ma nella sua storia sarebbe interessante comprendere le ragioni di questa tendenza all'isolamento. Inoltre, con il passare degli anni e in assenza di motivazioni organiche, le emozioni inespresse e inconsapevoli continuano a lavorare manifestandosi a livello fisiologico. Le suggerisco pertanto, di intraprendere un percorso di psicoterapia. Anche l'uso dell emdr andrebbe inserito in un percorso di cura più ampio.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buonasera,
Mi dispiace veramente molto che Lei stia così male, e da tanto tempo senza trovare una soluzione.
Dalla Sua descrizione emerge comunque una grande confusione.
Mi spiego meglio.
Il Modello Strutturale Integrato vede la salute mentale della persona nella comunicazione tra corpo emozioni fantasia e razionalità.
Nel Suo caso, il corpo sta dando dei forti segnali di allarme che non vengono messi in connessione con le emozioni tranne con una forte paura.
Ha ragione che i farmaci possono essere di supporto ad una psicoterapia ma non guariscono.
Quindi , una psicoterapia che costruisca una comunicazione funzionale tra le parti come sensazione, emozione, immaginazioni e pensieri può prima darle la possibilità di conoscersi meglio per poi sentire il bisogno senza paura di mettersi in relazione.
Le faccio i miei migliori auguri
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento
Cordiali saluti
Dottoressa Monika Elisabeth Ronge
Mi dispiace veramente molto che Lei stia così male, e da tanto tempo senza trovare una soluzione.
Dalla Sua descrizione emerge comunque una grande confusione.
Mi spiego meglio.
Il Modello Strutturale Integrato vede la salute mentale della persona nella comunicazione tra corpo emozioni fantasia e razionalità.
Nel Suo caso, il corpo sta dando dei forti segnali di allarme che non vengono messi in connessione con le emozioni tranne con una forte paura.
Ha ragione che i farmaci possono essere di supporto ad una psicoterapia ma non guariscono.
Quindi , una psicoterapia che costruisca una comunicazione funzionale tra le parti come sensazione, emozione, immaginazioni e pensieri può prima darle la possibilità di conoscersi meglio per poi sentire il bisogno senza paura di mettersi in relazione.
Le faccio i miei migliori auguri
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento
Cordiali saluti
Dottoressa Monika Elisabeth Ronge
Salve, capisco pienamente la sua sofferenza che si protrae da anni e vorrei proporle di intraprendere una psicoterapia psicoanalitica in modo da esplorare con esaustività tutti i suoi vissuti fin dall'infanzia. So che potrebbe essere per lei doloroso ma la ritengo l'unica possibilità per darle equilibrio e salute, non solo fisica , ma anche mentale. Può informarsi a proposito e cercare un professiobnista con cui le venga naturale instaurare una buona alleanza terapeutica, necessaria per affrontare le difficoltà che un simile percorso prevede. Le faccio i miei più sentiti auguri. A presto
Gentile paziente, la ringrazio per aver condiviso con noi la sua esperienza. Posso capire la sofferenza che ha vissuto e sta vivendo, ma come giustamente ci scrive "l'importante è essere ancora qui per poter fare qualcosa..." ritengo importantissimo per lei considerare un percorso di psicoterapia nella quale poter eventualmente prendere in considerazione l'EMDR e la TMS. Se dovesse aver bisogno di ulteriori informazioni resto a disposizione.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Buonasera, la sua capacità introspettiva e descrittiva è encomiabile; brevemente però a leggerla risulterebbe una certa difficoltà nel liberarsi da determinati circoli viziosi.. passi per la scuola dell'obbligo, ma tali circoli viziosi risulterebbero operativi anche oltre l'obbligo scolastico e forse anche nell'ottica psicoterapica.. Dopo anni di lavoro mi permetto di dire che non esiste la psicoterapia adatta ad ogni individuo, come non esiste lo psicoterapeuta adatto a tutti i pazienti; infatti con tutti gli ammortizzatori professionali del caso, anche la coppia paziente e terapeuta è appunto una coppia e non si può andare d'accordo sempre con tutti o percepire un "transfert" costruttivo in ogni situazione. Pertanto, vista le sue predette competenze introspettive e descrittive, cioè vista la sua capacità nel "mentalizzare", le suggerirei di considerare anche altri approcci teorici, uscendo dal circolo vizioso del tornare ad insistere sul già, senza successo, sperimentato.
Cordialmente,
M.M.
Cordialmente,
M.M.
Carissimo, ho letto attentamente ogni sua parola. Innanzitutto volevo esprimerle la profonda comprensione per il suo stato d’animo. Sono stata colpita dal fatto che, nonostante tutto, lei non si perde d’animo. Questa forza, che viene quasi urlata dalle sue parole, è ammirabile. Il passato di ognuno di noi porta con sé esperienze traumatiche, difficili da dimenticare. La vita raramente va come noi vorremmo e spesso ci mette a dura prova , ma io la esorto a continuare per la sua strada a non dire mai di “no” ad un futuro migliore. Le raccomanderei l’uso di farmaci solo se seguito da uno specialista e accompagnato da un percorso psicologico serio e costante. Questa è la modalità più corretta per raggiungere la via del miglioramento. In aggiunta a questo c’è la sua caparbietà ed il suo ammirabile attaccamento alla vita, che seppur difficile è sempre degna di essere vissuta. Abbia speranza per il futuro e non si perda d’animo. Da parte mia un caro e sincero augurio.
Salve, la ringrazio per la condivisione di aspetti della sua vita che sicuramente hanno (evidentemente) influito molto sul suo stato di salute sia fisica che sul benessere psico-sociale. Le volevo rimandare il suo minimizzare alcuni di questi aspetti sopracitati, il che rimanda ad uno stato di inadeguatezza ancora più insistente: ognuno di noi ha delle esperienze più o meno (dipende dalla personale considerazione) traumatizzanti che vanno analizzate e attenzionate adeguatamente, e lavorare insieme a queste.
Le consiglio di intraprendere un lavoro di analisi personale che possa aiutarla a smorzare l'aspetto controllante che esercita su se stesso e cercare di interrogarsi sui pensieri intrusivi che ostacolano il suo benessere fisico e psicologico.
Un cordiale saluto. Dott.ssa Elda Valente
Le consiglio di intraprendere un lavoro di analisi personale che possa aiutarla a smorzare l'aspetto controllante che esercita su se stesso e cercare di interrogarsi sui pensieri intrusivi che ostacolano il suo benessere fisico e psicologico.
Un cordiale saluto. Dott.ssa Elda Valente
Ciao! Volevo dirti che la tua storia è davvero toccante e mette in evidenza quanto sia forte il tuo desiderio di condividere e trovare supporto. Si percepisce chiaramente quanto tu abbia vissuto e quanto sia stato difficile affrontare tutto questo. I tuoi sintomi fisici e psicologici sembrano intrecciarsi in un modo che crea un vero e proprio circolo vizioso di sofferenza e isolamento, e capisco quanto possa essere pesante.
È evidente che stai cercando di fare i conti con esperienze passate che ti hanno segnato profondamente. La tua infanzia, con le sue difficoltà di socializzazione e i traumi come la perdita della nonna e l’inizio delle scuole, ha sicuramente lasciato il segno. È normale che questi eventi ti abbiano portato a sviluppare meccanismi di difesa, come la rigidità e il rimuginare, che ti hanno fatto sentire ancora più solo e ansioso.
Il fatto che tu voglia condividere la tua storia è un passo importante. È come se stessi cercando di rompere il silenzio e di connetterti con gli altri, e questo è fondamentale per il tuo percorso di guarigione. Raccontare le tue esperienze, le tue paure e le tue frustrazioni è un modo per cercare comprensione e validazione, e questo è essenziale per il tuo benessere.
Inoltre, il tuo interesse per terapie come l'EMDR e la TMS mostra che hai voglia di affrontare i tuoi problemi e di cercare un cambiamento. Questo è un segnale davvero positivo! Significa che, nonostante tutto, c'è una parte di te che desidera attivamente migliorare la propria vita.
In conclusione, la tua storia è un esempio potente di come il desiderio di condividere possa essere un vero catalizzatore per la crescita personale e la guarigione. Ti incoraggio a continuare a esplorare queste tematiche in un contesto terapeutico, dove puoi sentirti ascoltato e supportato nel tuo viaggio verso una maggiore consapevolezza e benessere. Sei sulla strada giusta, e il fatto che tu stia cercando aiuto è già un grande passo!
È evidente che stai cercando di fare i conti con esperienze passate che ti hanno segnato profondamente. La tua infanzia, con le sue difficoltà di socializzazione e i traumi come la perdita della nonna e l’inizio delle scuole, ha sicuramente lasciato il segno. È normale che questi eventi ti abbiano portato a sviluppare meccanismi di difesa, come la rigidità e il rimuginare, che ti hanno fatto sentire ancora più solo e ansioso.
Il fatto che tu voglia condividere la tua storia è un passo importante. È come se stessi cercando di rompere il silenzio e di connetterti con gli altri, e questo è fondamentale per il tuo percorso di guarigione. Raccontare le tue esperienze, le tue paure e le tue frustrazioni è un modo per cercare comprensione e validazione, e questo è essenziale per il tuo benessere.
Inoltre, il tuo interesse per terapie come l'EMDR e la TMS mostra che hai voglia di affrontare i tuoi problemi e di cercare un cambiamento. Questo è un segnale davvero positivo! Significa che, nonostante tutto, c'è una parte di te che desidera attivamente migliorare la propria vita.
In conclusione, la tua storia è un esempio potente di come il desiderio di condividere possa essere un vero catalizzatore per la crescita personale e la guarigione. Ti incoraggio a continuare a esplorare queste tematiche in un contesto terapeutico, dove puoi sentirti ascoltato e supportato nel tuo viaggio verso una maggiore consapevolezza e benessere. Sei sulla strada giusta, e il fatto che tu stia cercando aiuto è già un grande passo!
Buongiorno, grazie alla dettagliata descrizione delle tappe fondamentali della sua vita è possibile intravedere svariati punti che meriterebbero un approfondimento dal punto di vista terapeutico. Non è ben chiaro che cosa sia andato storto nei tentativi già effettuati, l'EMDR potrebbe non aver avuto l'efficacia sperata evidentemente per l'assenza di memorie traumatiche (che non vuol dire non aver avuto eperienze traumatiche). Consiglierei un percorso psicoterapeutico che possa aitarla ad andare in profondità rispetto ai contenuti ed esperienze che ha descritto. Non escluderei anche la possibilità di riprendere il supporto farmacologico.
Nella tua lunga lettera mi colpisce soprattutto questo: tu hai una chiara conoscenza intellettuale dei tuoi problemi, ma non sei riuscito sinora a trovare un'espressione nel campo delle emozioni, che ti permetta di ritrovare un rapporto positivo col mondo. Infatti riconosci in te "una rigidità estrema e la tendenza a rimuginare sugli eventi passati". Proprio così! Credo essenziale che tu riprenda una psicoterapia, proprio con questi obiettivi: ammorbidire la tua rigidità e abbandonare il passato, per vivere il presente.La nostra vita si svolge nel presente! L'emdr può essere utile appunto per abbandonare esperienze passate, ma non credo che da solo basti per un lavoro di cambiamento che vedo come molto importante. Parli di "sensazione di perdere il controllo da un momento all'altro": questo dice quanto sia importante per te controllarti. Ma non è questa la strada giusta: bisogna comprendere che cosa devi controllare! Tu traduci il tuo conflitto in senazioni ( mal di testa) o in sintomi fisici ( perdita dei capelli ). Giustamente tu non accetti la tua rigidità, ma a questo conflitto bisogna dare una voce, non solo intellettuale, ma anche affettiva. I miei auguri sinceri perchè tu trovi una strada buona per te!
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua storia con tanto dettaglio e profondità. È evidente che ha un gran desiderio di essere ascoltato e compreso, e questo è un passo davvero importante.
Nel suo racconto emergono aspetti che indicano un vissuto caratterizzato da tanti eventi difficili, esperienze relazionali sfidanti che sembrano aver lasciato delle ferite importanti. Penso che uno spazio di psicoterapia sia il luogo migliore dove potersi raccontare liberamente, con tutto il tempo e il supporto necessario per approfondire questi aspetti e provare a trovare sollievo. Potrebbe anche essere utile considerare anche altre opzioni terapeutiche, magari in combinazione con i farmaci, sempre con il supporto di un professionista specializzato.
Se ha voglia di intraprendere o riprendere un percorso terapeutico, non esiti a contattare uno psicologo di sua fiducia. Il fatto che lei stia ancora cercando di capire, di raccontarsi, e di trovare delle risposte dimostra una grande resilienza e una parte di sé che vuole prendersi cura della propria salute mentale.
Le auguro di trovare il percorso più adatto a sé.
grazie per aver condiviso la sua storia con tanto dettaglio e profondità. È evidente che ha un gran desiderio di essere ascoltato e compreso, e questo è un passo davvero importante.
Nel suo racconto emergono aspetti che indicano un vissuto caratterizzato da tanti eventi difficili, esperienze relazionali sfidanti che sembrano aver lasciato delle ferite importanti. Penso che uno spazio di psicoterapia sia il luogo migliore dove potersi raccontare liberamente, con tutto il tempo e il supporto necessario per approfondire questi aspetti e provare a trovare sollievo. Potrebbe anche essere utile considerare anche altre opzioni terapeutiche, magari in combinazione con i farmaci, sempre con il supporto di un professionista specializzato.
Se ha voglia di intraprendere o riprendere un percorso terapeutico, non esiti a contattare uno psicologo di sua fiducia. Il fatto che lei stia ancora cercando di capire, di raccontarsi, e di trovare delle risposte dimostra una grande resilienza e una parte di sé che vuole prendersi cura della propria salute mentale.
Le auguro di trovare il percorso più adatto a sé.
Salve, mi dispiace per la sua situazione, da quello che scrive emerge chiara la sua (giusta) frustrazione. Non posso fare altro che concordare con quello scritto nelle ultime righe. Tutti gli sforzi fatti per cercare il benessere non sono stati vani, sarebbe un peccato abbandonarsi alla tristezza. Quindi l'unico consiglio che mi viene di darle è quello di continuare a provare, magari con altre tecniche terapeutiche, ma in primis informando i professionisti a cui si affiderà della sua resistenza al trattamento e di provare il più possibile a star dietro alle prescrizioni terapeutiche. In bocca al lupo
La modalità dettagliata con cui descrive i principali eventi significativi della sua vita e il modo in cui gli stessi possano avere influito sulla costruzione della struttura di personalità evidenziano una consapevolezza che può aiutarla in un percorso psicoterapeutico, sia ad indirizzo cognitivo comportamentale sia ad indirizzo gestaltico, ad elaborare il dolore e, col tempo, a sciogliere sintomi e tensioni psicosomatiche che descrive come risultato di esperienze dolorose memorizzate e stratificate nel tempo. La ripetizione di determinate risposte, spesso disadattive, agli stress del sistema sociale e famigliare, pur avendo creato una routine in cui le abitudini, seppure spiacevoli, prendono il sopravvento sulla necessità del cambiamento, lascia emergere un'apprezzabile risorsa nella sua voglia di essere presente nel 'qui ed ora' per poter fare qualcosa.
“Per affrontare il suo problema, le consiglio di considerare la psicoterapia breve strategica. Se desidera ulteriori chiarimenti o informazioni, non esiti a contattarmi. Cordiali saluti, Dr. Michele Scala
Di fronte a una situazione così complessa e cronica, la prima cosa da fare è rivolgersi a un medico o a uno specialista della salute mentale per una valutazione accurata e un supporto adeguato. Se non l’hai già fatto di recente, è fondamentale confrontarsi con un professionista che possa indirizzarti verso il percorso più adatto, sia esso farmacologico, psicoterapeutico o una combinazione di entrambi.
Dalla tua storia emerge una sofferenza prolungata, con elementi di rimuginio, rigidità cognitiva e un forte impatto sul benessere quotidiano. È comprensibile che tu senta il bisogno di trovare un modo per smuovere ciò che è rimasto immobile per così tanto tempo. Strategie come la TMS o il ritorno all’EMDR potrebbero essere opzioni valide, ma devono essere valutate attentamente con un professionista.
Ciò che traspare è anche un forte senso di isolamento e di dolore legato a eventi passati che sembrano ancora molto presenti nella tua mente. Oltre agli interventi terapeutici mirati, può essere utile introdurre piccoli cambiamenti nella quotidianità che possano riportarti gradualmente al presente, come l’attività fisica, la meditazione o la partecipazione a gruppi di supporto. Anche il solo condividere la tua storia è un primo passo importante.
Se ti senti in un momento particolarmente critico, ti invito a non affrontarlo da solo. Parlane con qualcuno di fiducia e, se il pensiero di farti del male diventa opprimente, non esitare a contattare un servizio di emergenza o una linea di aiuto. Sei ancora qui e questo significa che c’è spazio per un cambiamento, anche se può sembrare difficile vederlo in questo momento.
Dalla tua storia emerge una sofferenza prolungata, con elementi di rimuginio, rigidità cognitiva e un forte impatto sul benessere quotidiano. È comprensibile che tu senta il bisogno di trovare un modo per smuovere ciò che è rimasto immobile per così tanto tempo. Strategie come la TMS o il ritorno all’EMDR potrebbero essere opzioni valide, ma devono essere valutate attentamente con un professionista.
Ciò che traspare è anche un forte senso di isolamento e di dolore legato a eventi passati che sembrano ancora molto presenti nella tua mente. Oltre agli interventi terapeutici mirati, può essere utile introdurre piccoli cambiamenti nella quotidianità che possano riportarti gradualmente al presente, come l’attività fisica, la meditazione o la partecipazione a gruppi di supporto. Anche il solo condividere la tua storia è un primo passo importante.
Se ti senti in un momento particolarmente critico, ti invito a non affrontarlo da solo. Parlane con qualcuno di fiducia e, se il pensiero di farti del male diventa opprimente, non esitare a contattare un servizio di emergenza o una linea di aiuto. Sei ancora qui e questo significa che c’è spazio per un cambiamento, anche se può sembrare difficile vederlo in questo momento.
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