Buongiorno a chi risponderà a questo messaggio. Ho un problema e vorrei un parere su di esso: mastu

Buongiorno a chi risponderà a questo messaggio. Ho un problema e vorrei un parere su di esso: masturbazione. Per anni, mi interessai di tutto: dai grembiuli di scuola fino alle uniformi della polizia, sono un fetish di esse. Passando ad argomenti più oscuri tipo articoli per cani, camici da laboratorio, abiti femminili e il BDSM. Questo argomento, BDSM, rappresenta un mondo espanso: dai giochi di ruoli alla pelle in generale tipo le camicie di forza. Sviluppai questo argomento sapendo poco, ma più crescevo iniziai a non ignorarlo più perché mi sembrava un cattivo gesto. Tuttora lo è. Vorrei interessarmi alle uniformi della polizia (per via del potere e dalla eleganza) come forma di masturbazione e usare articoli spinti per l'occasione. (Ne comprai tanti: molti sono tutti finiti nella spazzatura o rimborsati). Vorrei, se è possibile, un parere perché sono combattuto: a provare di nuovo o di abbandonare il tutto. Anche perché la masturbazione, fatto parecchie volte, mi ha causato sensi di colpa. Invece con il fetish non mi causa problemi, anzi mi sembra normale e mi sento bene. Come se avessi un ostacolo di abitudini. E c'è un problema grave: considero la masturbazione come unica forma di sesso. Quest'ultimo mi fa schifo. Grazie mille.

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Buonasera, Comprendo quanto possa essere faticoso sentirsi combattuto tra ciò che le procura piacere e i sensi di colpa che emergono successivamente. Da quello che racconta, mi sembra che il punto centrale non sia tanto la presenza di alcuni fetish o interessi specifici, quanto il rapporto che lei ha costruito nel tempo con la sessualità e con il significato che attribuisce ad essa. I fetish, di per sé, non rappresentano necessariamente un problema, diventano fonte di sofferenza quando vengono vissuti con forte disagio, vergogna, senso di colpa o quando limitano in modo significativo la propria vita. Sarebbe importante comprendere meglio da dove nascano questi sensi di colpa, quali esperienze, valori o messaggi ricevuti nel corso della sua storia possano aver contribuito a farle vivere la masturbazione come qualcosa di "sbagliato", mentre il fetish viene percepito come più accettabile. Allo stesso modo, meriterebbe di essere esplorato il fatto che lei descriva la masturbazione come l'unica forma possibile di sessualità e che l'idea di un rapporto sessuale con un'altra persona le susciti disgusto. Anche questo non va giudicato, ma compreso nel contesto della sua storia personale, delle sue relazioni e del modo in cui ha imparato a vivere l'intimità. Più che chiedersi se sia giusto riprendere o abbandonare determinati comportamenti, credo possa essere più utile chiedersi che funzione abbiano nella sua vita, che cosa rappresentino per lei e quali bisogni soddisfino. Infatti i comportamenti vengono considerati anche come modalità attraverso cui la persona cerca un equilibrio all'interno della propria storia e delle proprie relazioni. Se questa situazione le provoca sofferenza o confusione, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui approfondire questi aspetti senza giudizio, aiutandola a costruire un rapporto più sereno con la sua sessualità e con se stesso. Non tanto per eliminare ciò che prova, quanto per comprenderlo e integrarlo in modo più consapevole. Spesso comprendere il significato di ciò che viviamo è il primo passo per sentirsi meno in conflitto con noi stessi. Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.

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Buongiorno. Da quello che racconti non emerge che il problema siano i tuoi fetish in sé, quanto il conflitto e i sensi di colpa che vivi rispetto alla masturbazione e alla sessualità. I fetish fanno parte della variabilità della sessualità umana e diventano un problema solo se provocano sofferenza significativa, compromettono la vita quotidiana o coinvolgono situazioni non consensuali. Il fatto che tu consideri la masturbazione come unica forma di sessualità e che il sesso ti susciti disgusto merita però un approfondimento. Ti suggerisco di parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta, così da comprendere meglio l'origine di questi vissuti, dei sensi di colpa e del conflitto che descrivi, senza giudizio e con l'obiettivo di aiutarti a vivere la tua sessualità in modo più sereno Un cordiale saluto Fabián Gabriel Beneitez CPBA


Salve, se la sua sessualità la fa sentire in colpa o le fa schifo, come dice lei, é il momento di cambiare forma di sessualità. Si rivolga ad un esperto, le si apriranno nuovi mondi. Un caro saluto

Dr. Vincenzo Cappon

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psicologo

Castiglione delle Stiviere

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Buongiorno, da ciò che racconta, la sofferenza sembra derivare più dai sensi di colpa e dal conflitto interiore che dal fetish in sé. Gli interessi legati a uniformi, dinamiche di potere o BDSM non sono necessariamente problematici, soprattutto se vissuti in modo consapevole e non causano disagio significativo. Meriterebbe invece un approfondimento il fatto che la masturbazione le provochi malessere e che consideri questa l'unica forma di sessualità accettabile. Un percorso di consulenza psicologica potrebbe aiutarla a comprendere meglio il significato che attribuisce alla sessualità e a vivere questi aspetti con maggiore serenità. Un caro saluto.


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un aspetto così personale della sua vita. Dal suo messaggio emerge una buona capacità di riflettere su ciò che prova, anche se questa riflessione sembra accompagnata da molta conflittualità e senso di colpa. La prima cosa che mi colpisce è che lei distingue chiaramente due esperienze: da una parte il "fetish", che descrive come qualcosa che le dà benessere e che vive con naturalezza; dall'altra la "masturbazione", che invece sembra associata a vergogna, colpa e all'idea di stare facendo qualcosa di sbagliato. Questo suggerisce che il problema potrebbe non essere tanto il fetish in sé, quanto il significato che attribuisce alla masturbazione e alla sessualità. I fetish sono una variante della sessualità umana e, di per sé, non rappresentano un disturbo. Diventano problematici quando provocano una sofferenza significativa, compromettono la vita della persona o coinvolgono altre persone senza consenso. Da quello che racconta, il suo interesse per uniformi, indumenti o dinamiche di potere non è necessariamente il problema principale. Quello che invece merita attenzione è il conflitto interno che descrive. Da una parte desidera esplorare questi interessi, dall'altra sente il bisogno di eliminarli, arrivando a buttare via gli oggetti acquistati. Questo continuo alternarsi tra desiderio e rifiuto può alimentare ulteriormente il senso di colpa e mantenere il disagio. Mi soffermerei anche su un'altra frase che ha scritto: "considero la masturbazione come unica forma di sesso. Quest'ultimo mi fa schifo." È un'affermazione importante, perché lascia intendere che la sessualità condivisa susciti in lei un forte rifiuto. Sarebbe utile comprendere da dove nasce questo disgusto: è legato a esperienze passate, a convinzioni morali, all'ansia, oppure semplicemente al fatto che non rappresenta ciò che desidera? Non è possibile rispondere a questa domanda attraverso un messaggio, ma è un tema che meriterebbe di essere esplorato. Lei chiede se sia meglio "riprovare" oppure "abbandonare tutto". Credo che la scelta non debba essere guidata dal senso di colpa, ma dalla comprensione di ciò che realmente le fa stare bene e del motivo per cui alcune esperienze le provocano disagio. Eliminare forzatamente un interesse spesso non risolve il conflitto, così come assecondarlo senza comprenderlo non sempre porta serenità. Per questo motivo potrebbe essere utile un percorso con uno psicologo esperto di sessuologia. Non con l'obiettivo di "togliere" il fetish, ma di aiutarla a capire il suo rapporto con la sessualità, con il piacere e con il senso di colpa, così da poter vivere questi aspetti in modo più libero e consapevole. Il fatto che lei si stia ponendo queste domande dimostra che desidera comprendersi meglio, e questo rappresenta già un buon punto di partenza. Le auguro di trovare risposte che le permettano di vivere la sua sessualità con maggiore serenità. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Perugia


Salve, la ringrazio per aver condiviso un argomento così personale. Comprendo che non sia semplice parlare apertamente della propria sessualità, soprattutto quando si provano dubbi, sensi di colpa o ci si sente combattuti rispetto a ciò che si desidera. Il fatto che abbia scelto di chiedere un confronto è già un passo importante verso una maggiore comprensione di sé. Da ciò che racconta emerge che il problema, più che essere rappresentato dai suoi interessi o dai suoi fetish, sembra riguardare il conflitto che vive nei loro confronti e, soprattutto, il significato che attribuisce alla masturbazione e alla sessualità. Sono due aspetti diversi. Avere fantasie o interessi particolari non è di per sé indice di qualcosa che non va. La sessualità umana è molto ampia e può comprendere preferenze estremamente diverse tra loro. Ciò che merita attenzione è piuttosto il livello di sofferenza che queste esperienze provocano e il modo in cui influenzano la qualità della vita. Lei descrive un'alternanza continua tra il desiderio di approfondire questi interessi e il bisogno di eliminarli, arrivando a comprare oggetti per poi buttarli o restituirli. Questo movimento continuo tra avvicinamento e allontanamento fa pensare a una lotta interiore che probabilmente le consuma molte energie. Inoltre racconta che il fetish, di per sé, le appare naturale e non le crea disagio, mentre è la masturbazione a essere accompagnata da forti sensi di colpa. Questo suggerisce che forse il nodo principale non è tanto il contenuto delle fantasie, quanto il modo in cui interpreta alcuni aspetti della propria sessualità. Anche il fatto che consideri la masturbazione come l'unica forma di sessualità e provi disgusto nei confronti dei rapporti sessuali è un elemento che meriterebbe di essere esplorato con curiosità e senza giudizio. Non tanto per stabilire cosa sia giusto o sbagliato, ma per comprendere come si sia costruita nel tempo questa rappresentazione della sessualità, quali esperienze, convinzioni o emozioni possano aver contribuito a darle questa forma e se questa modalità la faccia realmente stare bene oppure rappresenti, almeno in parte, una limitazione che le provoca sofferenza. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, il lavoro non si concentrerebbe sul cercare di eliminare i suoi interessi, ma sul comprendere quali pensieri, convinzioni, emozioni e comportamenti ruotano intorno ad essi. Molto spesso non è la fantasia in sé a creare il problema, ma il conflitto che nasce quando la persona interpreta ciò che prova come inaccettabile, pericoloso o incompatibile con l'immagine che ha di sé. Proprio perché descrive questo senso di lotta interiore e questi continui dubbi, potrebbe essere utile valutare un percorso psicologico. Un percorso cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla a comprendere meglio il funzionamento di questi meccanismi, a distinguere ciò che appartiene ai suoi reali desideri da ciò che invece è alimentato dal senso di colpa o dalla paura, e a costruire un rapporto più sereno e consapevole con la propria sessualità. L'obiettivo non sarebbe dirle cosa dovrebbe fare o cosa dovrebbe desiderare, ma aiutarla a capire meglio sé stesso e le ragioni profonde del suo disagio. Credo che questa sia la direzione più utile, perché dalle sue parole emerge il desiderio di trovare una risposta definitiva sul fatto che sia meglio continuare o abbandonare tutto. Tuttavia, prima ancora di prendere una decisione, potrebbe essere importante comprendere cosa rappresentano davvero per lei queste esperienze e perché oggi le fanno vivere un conflitto così intenso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Gentile utente di mio dottore, lei qui porta un tema delicato che meriterebbe l' attenzione di un sessuologo. Si affidi ad uno specialista, potrà aiutarla a trovare le risposte che cerca. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Lavorerei sulla sua frase: il sesso mi fa schifo. La masturbazione mi procura sensi di colpa. Indagherei queste sue posizioni anzitutto


Buongiorno, la definizione di se stessi e della propria identità di genere non è mai un processo facile. Probabilmente avrebbe bisogno di capire meglio la sua identità di genere. Le consiglio di fare un percorso psicoterapico per arrivare a una definizione di sè che la rappresenti veramente


Buongiorno, ti ringrazio per aver descritto la tua situazione con tanta sincerità. Da quello che racconti emergono diversi aspetti che è utile distinguere. Innanzitutto, avere un fetish o un interesse erotico per determinati oggetti, uniformi o dinamiche non significa di per sé avere un disturbo. Molte persone hanno fantasie o preferenze sessuali specifiche. Diventano un problema solo se causano una sofferenza significativa, portano a comportamenti non consensuali o impediscono di vivere la propria sessualità o la propria vita in modo soddisfacente. Nel tuo caso, però, non sembra essere il fetish a farti soffrire maggiormente. Mi colpiscono soprattutto tre elementi: dici che la masturbazione ti provoca spesso sensi di colpa; scrivi che consideri la masturbazione come l'unica forma di sessualità, mentre il rapporto sessuale ti "fa schifo"; racconti di essere combattuto, acquistando oggetti, poi buttandoli o restituendoli, come se oscillassi continuamente tra il desiderio e il rifiuto. Questo fa pensare che il conflitto principale non sia tanto cosa ti eccita, ma come vivi la tua sessualità. I sensi di colpa possono derivare da convinzioni personali, educazione ricevuta, esperienze passate o da un disagio più profondo rispetto al desiderio sessuale. Un'altra cosa importante è la tua affermazione sul sesso. Se con "mi fa schifo" intendi che non provi alcun interesse per avere rapporti con altre persone e questa condizione non ti fa soffrire, potrebbe semplicemente rappresentare il tuo modo di vivere la sessualità. Se invece questa avversione ti crea disagio o limita la tua vita affettiva, allora vale la pena approfondirla con un professionista. Alla tua domanda se sia meglio "riprovare o abbandonare tutto", non credo esista una risposta valida per tutti. Ti chiederei piuttosto: quando utilizzi questi fetish, ti senti sereno oppure subito dopo emergono vergogna e colpa? i sensi di colpa derivano dal fatto che pensi che queste fantasie siano "sbagliate", oppure dal fatto che senti di non avere il controllo sui tuoi comportamenti? Se questo conflitto è presente da anni e ti fa stare male, potrebbe esserti molto utile parlare con uno psicologo o un sessuologo.


Gentile utente, da ciò che racconta emerge un forte conflitto interiore, più che un problema legato ai suoi interessi sessuali in sé. È importante sapere che avere dei fetish, come l'attrazione per uniformi, determinati materiali o dinamiche di ruolo, non rappresenta di per sé una patologia. Diventa invece motivo di attenzione quando provoca una sofferenza significativa, un forte senso di colpa, limita la propria vita o diventa l'unica modalità possibile di vivere la sessualità. Nel suo caso sembra esserci una netta differenza tra il vissuto legato al fetish, che descrive come naturale e piacevole, e quello legato alla masturbazione, che invece è accompagnato da sensi di colpa. Questo potrebbe indicare la presenza di convinzioni rigide o di un conflitto personale riguardo alla sessualità, più che un problema legato al fetish stesso. Anche l'affermazione secondo cui considera la masturbazione come unica forma di sessualità, mentre l'idea del rapporto sessuale le suscita disgusto, merita un approfondimento. Le cause possono essere molteplici: esperienze personali, educazione ricevuta, ansia, timori legati all'intimità o altri aspetti della propria storia affettiva e sessuale. Senza una conoscenza più approfondita della sua situazione non è possibile comprenderne il significato. Per quanto riguarda la domanda se "provare di nuovo o abbandonare tutto", non esiste una risposta valida per tutti. Eliminare forzatamente un interesse che non le crea disagio potrebbe aumentare il conflitto interiore, mentre assecondarlo senza comprendere le emozioni e i significati che porta con sé rischia di non risolvere il malessere che descrive. L'obiettivo non dovrebbe essere giudicare i propri interessi, ma capire come vivere la propria sessualità in modo sereno, consapevole e libero dai sensi di colpa. Le consiglierei quindi di approfondire questi aspetti con uno psicologo psicoterapeuta o un sessuologo, che possa aiutarla a comprendere l'origine di questo conflitto e ad acquisire un rapporto più equilibrato con la sua sessualità, senza giudizi o preconcetti. Un cordiale saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Ciao, grazie per la tua condivisione Da quello che racconti, mi colpisce una cosa: sembri essere meno in difficoltà per il fetish in sé e molto di più per la lotta continua che hai ingaggiato contro di esso. Il fatto che tu abbia comprato oggetti, poi buttati o restituiti, sembra descrivere un ciclo che si ripete: desiderio → senso di colpa → eliminazione → nuovo desiderio. È spesso questa alternanza, più che il contenuto del desiderio, a mantenere la sofferenza. Un fetish, di per sé, non è necessariamente un problema. Diventa un problema quando prende il controllo della vita della persona, provoca sofferenza significativa o impedisce di vivere relazioni e sessualità in modo libero. Mi incuriosisce invece un'altra frase che scrivi: "considero la masturbazione come unica forma di sesso. Il resto mi fa schifo". Questo sembra essere il punto più importante da esplorare. Ti chiederei: cosa rende così difficile immaginare un'intimità con un'altra persona? Cosa rappresenta, per te, il sesso? La masturbazione e il fetish potrebbero non essere il problema, ma la soluzione che il tuo sistema ha trovato per evitare qualcosa che percepisci come molto più minaccioso. Finché non si comprende quale funzione svolgono, decidere se "abbandonarli" o "riprovarci" rischia di diventare una falsa scelta. Più che chiederti se il tuo desiderio sia giusto o sbagliato, forse può essere utile domandarti: questo modo di vivere la sessualità mi lascia più libero o mi tiene bloccato? Se senti che questa lotta va avanti da anni e continua a generare confusione e senso di colpa, potrebbe essere utile parlarne con uno psicoterapeuta. Non per eliminare il desiderio, ma per comprenderne il significato e aiutarti a costruire un rapporto con la sessualità più libero e meno governato dalla paura o dal giudizio.


Salve, da ciò che racconta sembra che il tema centrale non sia tanto il fetish in sé, quanto il conflitto emotivo che vive rispetto alla sessualità e alla masturbazione. Avere fantasie, interessi fetish o trovare eccitanti determinati simboli legati al potere, all’autorità o ai ruoli non è automaticamente qualcosa di patologico, soprattutto se tutto resta nel campo consensuale, immaginativo e non crea danni a sé o agli altri. Mi colpisce però il forte senso di colpa che associa alla masturbazione e il fatto che il sesso relazionale le susciti disgusto. Questo potrebbe indicare che la sessualità, più che essere vissuta come uno spazio di piacere e contatto, sia diventata nel tempo qualcosa carico di tensione, vergogna o conflitto interno. Il fatto che lei continui a buttare via o rimborsare gli oggetti acquistati sembra mostrare proprio questa oscillazione: una parte di lei desidera esplorare questi aspetti, mentre un’altra li vive come sbagliati o pericolosi. Più che decidere in modo drastico se “abbandonare tutto” o “lasciarsi andare completamente”, potrebbe esserle utile capire meglio che significato hanno per lei queste fantasie, cosa rappresentano emotivamente e da dove nasce il bisogno di controllo o il senso di colpa. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a vivere la sessualità con meno paura e meno giudizio verso sé stesso. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Quello che porta non è affatto banale, e le dico subito una cosa importante: non c’è nulla di “sbagliato” nel fatto che abbia dei fetish o delle fantasie specifiche. Il punto non è quello. Il punto è il rapporto che ha costruito con la sessualità nel tempo, e soprattutto il conflitto interno che oggi la sta facendo stare male. Lei descrive due livelli diversi: da una parte il mondo dei fetish, che vive come qualcosa di naturale, che le dà piacere e non le crea disagio. Dall’altra la masturbazione, che invece è associata a senso di colpa, ripetitività, quasi un automatismo che la lascia svuotato. Questo è già un segnale molto chiaro: non è il contenuto in sé il problema, ma come lo vive e che significato gli dà. C’è poi un passaggio ancora più importante, ed è quello che merita davvero attenzione: il fatto che lei consideri la masturbazione come unica forma di sessualità e che il sesso reale le provochi rifiuto. Qui non siamo più solo nel campo delle preferenze, ma in qualcosa che probabilmente si è strutturato nel tempo come modalità “protetta”. La masturbazione le permette controllo totale, assenza di esposizione, nessun rischio emotivo. Il sesso con l’altro invece implica vulnerabilità, contatto reale, imprevedibilità. E se negli anni si è abituato a una sessualità solo interna, è comprensibile che tutto il resto oggi venga percepito come distante o addirittura disturbante. Le faccio alcune domande, perché sono centrali: quando pensa a un rapporto con un’altra persona, cosa le dà fastidio esattamente? È il corpo dell’altro? È la vicinanza? È la perdita di controllo? Oppure è qualcosa legato all’ansia, al giudizio, al sentirsi esposto? E ancora: quando prova senso di colpa dopo la masturbazione, che tipo di pensieri ha? Si giudica? Si sente “sbagliato”? O ha la sensazione di stare perdendo qualcosa? Il rischio, continuando così, non è il fetish in sé, ma il fatto che la sua sessualità resti chiusa, rigida, sempre uguale, e che quel senso di colpa continui a ripresentarsi. Non si tratta di “abbandonare tutto” o “lasciarsi andare a tutto”, ma di capire cosa c’è sotto, dare un senso a questo percorso e renderlo più libero, meno vincolato da automatismi e giudizi. Questo è un tipo di lavoro che faccio molto spesso: persone che nel tempo hanno costruito una sessualità molto specifica, a volte isolata, e che iniziano a sentirsi bloccate o in conflitto. Non si tratta mai di togliere qualcosa, ma di ampliare, integrare, capire. Se vuole davvero uscire da questo dubbio (“continuo o smetto?”), la risposta non sta nel comportamento, ma nella comprensione. E questa difficilmente si costruisce da soli, perché è facile restare intrappolati tra impulso e senso di colpa. Se sente che è arrivato il momento di fare chiarezza davvero, possiamo lavorarci insieme in uno spazio online, con calma ma in modo molto concreto. Andando a capire come si è formata questa modalità, cosa rappresenta per lei e come renderla più sana, più libera e meno conflittuale. In questi casi, quando si lavora bene, cambia completamente il modo di vivere la sessualità, non solo il comportamento.


Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso un tema così personale. Dal suo racconto emerge quanto questa situazione le provochi un conflitto interiore importante, più che per i contenuti delle sue fantasie in sé, per il significato che attribuisce ad esse e per il senso di colpa che sperimenta successivamente. Vorrei partire da un aspetto che ritengo importante. Le fantasie sessuali e i fetish rappresentano una parte della variabilità della sessualità umana e, di per sé, non indicano necessariamente la presenza di un problema psicologico. Molte persone trovano eccitanti particolari oggetti, indumenti, ruoli, uniformi o dinamiche di potere. Questi interessi, quando sono vissuti nel rispetto di sé e degli altri e non causano sofferenza significativa o compromissione della vita quotidiana, non sono considerati automaticamente patologici. Nel suo caso, mi sembra che il disagio non derivi tanto dal fetish, quanto dal rapporto che ha costruito con esso e con la masturbazione. Da una parte racconta che il fetish le appare naturale e non le provoca particolare sofferenza. Dall'altra, la masturbazione è accompagnata da forti sensi di colpa e da un continuo oscillare tra il desiderio di assecondare questi interessi e quello di eliminarli definitivamente. Questo tipo di conflitto può essere molto faticoso e spesso alimenta un circolo in cui il tentativo di reprimere completamente un impulso finisce per renderlo ancora più presente. Mi colpisce anche quando scrive di aver acquistato diversi oggetti per poi gettarli via o restituirli. Questo andamento, fatto di avvicinamenti e allontanamenti continui, suggerisce una lotta interna tra due parti di sé: una che vive questi interessi come fonte di piacere e un'altra che li giudica severamente e prova vergogna o senso di colpa. In questi casi è spesso utile chiedersi da dove provengano questi giudizi. Talvolta derivano dall'educazione ricevuta, da convinzioni morali molto rigide o dalla paura di essere "sbagliati", più che dall'interesse sessuale in sé. Un altro elemento che merita attenzione è quando afferma di considerare la masturbazione come l'unica forma di sessualità possibile e che il rapporto sessuale le suscita disgusto. Sarebbe importante comprendere meglio cosa significhi per lei questa affermazione. Potrebbe riflettere una preferenza personale, una modalità consolidata di vivere la sessualità, ma potrebbe anche essere collegata ad ansie, paure dell'intimità, difficoltà relazionali, esperienze negative o convinzioni sviluppate nel tempo. È un aspetto che meriterebbe di essere esplorato senza giudizio, perché potrebbe aiutarla a comprendere meglio il suo funzionamento sessuale e affettivo. Credo che l'obiettivo non debba essere stabilire se "abbandonare tutto" o "riprovare", quanto piuttosto capire quale rapporto desidera costruire con la sua sessualità. Una sessualità vissuta serenamente non dovrebbe essere dominata né dal senso di colpa costante né dalla paura di avere fantasie diverse da quelle che si immaginano come "normali". Allo stesso tempo, se queste fantasie diventassero l'unica modalità possibile di eccitazione o iniziassero a limitare significativamente la possibilità di vivere relazioni soddisfacenti, allora potrebbe essere utile approfondire la situazione con un professionista. Un percorso psicologico o sessuologico potrebbe offrirle uno spazio protetto in cui esplorare questi temi senza essere giudicato, aiutandola a distinguere ciò che appartiene ai suoi autentici desideri da ciò che invece nasce dalla paura, dalla vergogna o da convinzioni molto rigide sulla sessualità. Spesso comprendere il significato che attribuiamo ai nostri comportamenti è molto più utile che cercare semplicemente di eliminarli. Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione, Dott. Luca Vocino

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La presenza di fantasie, fetish o interessi legati a uniformi, ruoli o pratiche BDSM non è di per sé “sbagliata” né automaticamente patologica. In ambito psicologico diventa importante valutare soprattutto tre aspetti: consenso, sicurezza e livello di sofferenza personale. Se una fantasia resta in uno spazio privato, non danneggia sé o altri, non viola il consenso e non compromette la vita quotidiana, non va necessariamente letta come un problema. Nel suo caso, però, emergono senso di colpa, conflitto interno, oscillazione tra provare e buttare via tutto, e una certa difficoltà nel rapporto con la sessualità condivisa. Questi elementi meritano attenzione, non per “correggere” il desiderio, ma per comprenderlo meglio e ridurre il malessere associato. Potrebbe esserle utile una consulenza psicologica, online o in presenza, preferibilmente con un professionista formato anche sui temi della sessualità, per distinguere desiderio, vergogna, abitudine e paura, e costruire un rapporto più sereno con la propria sfera sessuale. un caro saluto. Dott. Giulio Blasilli


Buongiorno, le fantasie sessuali, anche molto specifiche o con contenuti particolari, rientrano nella variabilità della sessualità umana e non sono di per sé problematiche. Il punto importante è il disagio che lei descrive, in particolare il senso di colpa e il conflitto che prova rispetto alla masturbazione e alla sessualità in generale. Quando la sessualità diventa fonte di sofferenza o rigidità, può essere utile un colloquio con uno psicoterapeuta per comprendere meglio questi vissuti e ridurre il disagio che ne deriva. Un caro sluto. Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Buon pomeriggio carissima/o, grazie per aver condiviso con sincerità un aspetto così intimo della sua esperienza. Da ciò che racconta emerge una forte conflittualità: da un lato ci sono interessi e fantasie che percepisce come parte di sé e che, di per sé, non le procurano disagio; dall'altro, la masturbazione è accompagnata da sensi di colpa e da dubbi che la fanno stare male.Più che il contenuto delle fantasie, sembra essere la sofferenza che prova nel rapporto con la sua sessualità a meritare attenzione. Le fantasie e i fetish, quando vissuti nel rispetto di sé e degli altri e tra adulti consenzienti, non sono necessariamente indice di un problema. È invece importante comprendere da dove nascano il senso di colpa, il disagio e la convinzione che la masturbazione sia l'unica forma possibile di sessualità, oltre al rifiuto che riferisce nei confronti del rapporto sessuale. Questi aspetti possono essere esplorati con serenità all'interno di un percorso psicologico, senza giudizio, per comprendere meglio il significato che hanno nella sua storia personale e aiutarla a vivere la sessualità in modo più consapevole e meno conflittuale. Se desidera approfondire questi temi in un contesto riservato, sarò lieta di riceverla per un colloquio, così da valutare insieme il percorso più adatto alle sue esigenze. Sono la dott.ssa Ilaria Redivo e può trovare il mio profilo su Mio dottore


Ciò che espone andrebbe approfondito. Ad esempio, parla di sensi di colpa ma non dice verso chi o cosa, ecc. Oppure, dice che le fa schifo il sesso, ma non evidenzia cosa le fa schifo, se ha mai provato a praticarlo, se è uno schifo preventivo. E via dicendo! Mi contatti che ne parliamo. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)


Gentile utente, da quello che descrive, non mi sembra che il problema principale sia il fetish in sé, quanto il conflitto che vive rispetto alla masturbazione e i sensi di colpa che ne derivano. I fetish fanno parte della variabilità della sessualità umana e, se vissuti tra adulti consenzienti, in modo sicuro e senza compromettere il benessere personale o relazionale, non sono di per sé indice di un problema. Sarebbe utile esplorare da dove nascano questi sensi di colpa e il motivo per cui considera la masturbazione come unica forma di sessualità, mentre il rapporto sessuale le suscita rifiuto. Questi aspetti meritano di essere compresi senza giudizio, più che combattuti.


La ringrazio molto per aver condiviso la sua storia con così tanta autenticità e precisione. Il conflitto profondo che descrive, diviso tra il piacere dell'esplorazione e il peso del giudizio, è un vissuto doloroso ma molto frequente, che merita di essere accolto con grande rispetto e senza alcun pregiudizio. Dal punto di vista della sessuologia clinica e della psicologia sistemica, è fondamentale fare una prima importante rassicurazione: l'interesse per i fetish, per le uniformi o per le dinamiche BDSM, come il gioco di potere o il contenimento, non rappresenta affatto un cattivo gesto o un'anomalia. Si tratta di varianti della sessualità umana estremamente diffuse, che portano con sé significati profondi. Nel suo racconto emerge chiaramente come l'attrazione verso la divisa o la camicia di forza richiami i temi dell'eleganza, dell'autorità e della protezione. Molto spesso, queste fantasie non sono semplici preferenze estetiche, ma esprimono un bisogno profondo di gestire il controllo, di sentirsi contenuti o, al contrario, di sperimentare una forma di potere che forse in altri ambiti della vita fatica a trovare spazio. Il vero disagio che lei sperimenta non deriva dal fetish in sé, che infatti la fa sentire bene e le sembra naturale, ma dal conflitto interno che si scatena subito dopo. Questo meccanismo, che la porta ad acquistare oggetti spinti per poi gettarli via nella spazzatura, descrive perfettamente un ciclo di desideri e punizioni. Una parte di lei si concede il piacere, mentre un'altra parte, mossa da un severo senso di colpa, tenta di cancellarne le tracce. È proprio questa oscillazione, e non l'atto della masturbazione, a creare la sensazione di avere un ostacolo insormontabile nelle proprie abitudini. L'elemento più delicato del suo messaggio riguarda però il fatto che la masturbazione sia la sua unica forma di sesso e che la sessualità relazionale le provochi repulsione. Spesso, quando il mondo della fantasia è così ricco e specifico, la masturbazione solitaria diventa l'unico rifugio percepito come sicuro. Nel sesso con se stessi non c'è il rischio di essere giudicati, non c'è l'ansia da prestazione e non bisogna negoziare i propri desideri con un'altra persona. Di contro, l'idea del sesso interpersonale può spaventare o fare schifo proprio perché introduce la complessità dell'altro, con il timore associato di non essere capiti o accettati nella propria unicità. Arrivando alla sua domanda cruciale, ovvero se tentare ancora o abbandonare tutto, la risposta è che nessuna delle due opzioni, vissuta in solitudine, risolverà il blocco. Reprimere una spinta sessuale così strutturata aumenterebbe solo la frustrazione, mentre continuare a ripeterla alimentando il ciclo del senso di colpa continuerebbe a farla soffrire. La strada più efficace non è scegliere tra il bianco e il nero, ma comprendere il significato di queste sfumature. Per questo motivo, il consiglio più caloroso è quello di rivolgersi a un professionista, in particolare a uno psicologo sessuologo a orientamento sistemico-relazionale. Un percorso specialistico le permetterà di fare pace con la sua sessualità, integrando i suoi interessi fetish senza più vergogna e aiutandola a esplorare l'origine della sua avversione verso il sesso relazionale, restituendole finalmente la serenità che merita.

Dott. Edoardo Bonsignori

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Buongiorno, porta un tema molto importante, che è complesso esaurire in poche righe di risposta. Ha ragione quando scrive che “rappresenta un mondo” su cui è necessario fare chiarezza e ordine. Dal testo emergono confusione e senso di colpa che la portano a mettere in dubbio ciò che desidera e considera “normale”. Le consiglio di portare questi temi all’interno di un percorso di supporto con un* psicolog* espert* sul tema, così da poter ricevere aiuto nel mettere ordine e, allo stesso tempo, conoscere meglio questo mondo, le sue fantasie e i suoi desideri. Rimango a disposizione nel caso desideri maggiori chiarimenti su quanto scritto. La saluto -Dott.ssa Beatrice Intorcia


Buongiorno, Da ciò che racconta, mi sembra importante fare una distinzione. Il fatto di avere interessi o fantasie sessuali particolari (i cosiddetti fetish) non rappresenta di per sé un problema psicologico. Ciò che merita attenzione è piuttosto il disagio che lei riferisce, il conflitto interiore che vive e il modo in cui questi aspetti sembrano influenzare il suo benessere. Mi colpiscono, in particolare, due elementi. Da un lato i sensi di colpa che associa alla masturbazione, dall'altro il fatto che descriva la masturbazione come l'unica forma di sessualità possibile, mentre l'idea di un rapporto sessuale le suscita rifiuto. Sono aspetti che meritano di essere compresi con maggiore profondità, senza giudizio e senza dare nulla per scontato. Più che chiedersi se debba "provare di nuovo" o "abbandonare tutto", credo possa essere utile domandarsi quale funzione abbiano questi interessi nella sua vita, quali emozioni soddisfino, quali paure o difficoltà possano aiutarla a gestire e da dove nascano i sensi di colpa che descrive. Uno spazio psicologico può aiutarla proprio in questo: comprendere il significato che queste esperienze hanno per lei, distinguere ciò che fa parte della normale variabilità della sessualità da ciò che invece le provoca sofferenza e costruire un rapporto più sereno con la propria vita affettiva e sessuale. Il fatto che abbia deciso di parlarne è già un primo passo importante verso una maggiore comprensione di sé.


Gentile utente, Ti ringrazio per aver condiviso la tua storia in modo così sincero. In quello che racconti c’è un forte conflitto interiore: per capire cosa sta succedendo, dobbiamo fare una distinzione importantissima tra due cose che per te sono completamente diverse: il fetish e la masturbazione compulsiva. Partiamo dal fetish (le uniformi della polizia, il BDSM, l'eleganza). Tu stesso noti che quando pensi a queste cose ti senti bene, sereno e "normale". Perché succede? Perché l'uniforme della polizia per te non è solo un oggetto sessuale, ma rappresenta simbolicamente sensazioni di forza, ordine, potere e controllo. Il tuo corpo ha un profondo bisogno di sentire queste sensazioni positive, e il fetish è il canale che usa per viverle. Ecco perché di per sé non ti fa stare male: perché risponde a un tuo bisogno reale di sicurezza e vitalità. Il vero problema, quello che ti causa i forti sensi di colpa, è la masturbazione quando diventa compulsiva. Quando l'atto si ripete in modo automatico, quasi come un'abitudine fissa da cui non riesci a staccarti, non ti dà un vero piacere, ma ti lascia addosso una sensazione di vuoto e stanchezza. A quel punto scatta il giudizio mentale: ti dici che hai fatto un "cattivo gesto" e ti senti in colpa. Per "ripulirti" da questa brutta sensazione, metti in atto quel circolo vizioso in cui compri gli oggetti del fetish e poi, preso dall'ansia, li butti via o chiedi il rimborso. È questo scontro tra il desiderio e il senso di colpa che ti logora. Anche il fatto che il sesso con le altre persone ti faccia "schifo" ha un significato. Il sesso relazionale richiede di mettersi a nudo, di accettare l'imprevisto e di perdere un po' il controllo. Se per te la sicurezza e il controllo sono fondamentali, l'idea di condividere l'intimità spaventa il tuo organismo, che reagisce con il disgusto per tenerti al sicuro. La masturbazione è diventata la tua unica via perché è un ambiente totalmente controllato da te: decidi tu i tempi, i modi e le regole, senza rischi. Quindi, venendo alla tua domanda: devi riprovare o abbandonare tutto? La risposta è che non devi reprimere o cancellare il tuo fetish, perché fa parte di te e cancellarlo aumenterebbe solo la tua frustrazione. Devi invece imparare a gestire l'impulso compulsivo per non stare male dopo. Il consiglio è di procedere a piccoli passi: Accetta il tuo fetish: Togliti dalla testa l'idea che l'interesse per le uniformi sia una cosa cattiva. È il tuo modo di cercare forza ed eleganza. Riprova, ma con calma: Se decidi di riprovare, non comprare tanti oggetti presi dall'impulso del momento. Scegli un solo accessorio legato all'uniforme della polizia. Usalo concentrandoti solo sulle sensazioni fisiche di benessere e di forza, senza fretta e senza lasciar spazio ai pensieri negativi o ai giudizi morali. Infine, visto che questa situazione ti fa soffrire, il suggerimento migliore è di parlarne con un terapeuta (magari a indirizzo corporeo o funzionale). Non per farti "curare" il fetish, che non è una malattia, ma per aiutarti ad allentare i sensi di colpa, gestire la compulsività e ritrovare una sessualità serena e fluida, senza il bisogno di buttare via pezzi di te (o oggetti) nella spazzatura.


Quello che racconta sembra riguardare non tanto il contenuto delle sue fantasie o dei suoi interessi erotici, quanto il rapporto che ha costruito nel tempo con la propria sessualità. È importante ricordare che avere fantasie, interessi o preferenze erotiche particolari non significa automaticamente avere un problema. La sessualità umana è molto varia e comprende anche elementi legati all’immaginazione, ai ruoli, al simbolismo, al potere o all’estetica. Un interesse erotico diventa problematico soprattutto quando genera sofferenza, limita la propria vita o impedisce di vivere la sessualità in modo libero e soddisfacente. Da quello che scrive, sembra però emergere un aspetto più profondo: la masturbazione sembra essere diventata non solo una modalità di esplorazione del piacere, ma forse l’unica forma di esperienza sessuale che riesce a vivere senza disagio. Sarebbe interessante chiedersi cosa renda così difficile o rifiutata la sessualità condivisa: è legata a paura, vergogna, difficoltà relazionali, timore del giudizio, mancanza di interesse verso l’altro o ad altro ancora? Anche il senso di colpa che descrive meriterebbe attenzione. A volte il conflitto non nasce dal comportamento in sé, ma dai significati che gli attribuiamo e dalle convinzioni che abbiamo imparato sulla sessualità. Più che chiedersi quindi se debba eliminare una parte di sé o “tornare indietro”, potrebbe essere utile esplorare il ruolo che queste fantasie hanno nella sua vita e comprendere se possono convivere con una sessualità più ampia e integrata, qualora questo fosse un suo desiderio. La domanda centrale potrebbe essere: “sto scegliendo questa modalità perché mi rappresenta e mi fa stare bene, oppure perché è l’unico spazio in cui riesco a sentirmi al sicuro?”. Qualora sentisse che questo conflitto gli crea sofferenza o limita la possibilità di vivere serenamente la propria sessualità, potrebbe essere utile approfondire questi aspetti con un professionista, all’interno di uno spazio in cui poterli esplorare senza giudizio.


Gentile utente, dalle sue parole emerge un forte conflitto tra la presenza di alcune fantasie sessuali e il modo in cui lei le interpreta, soprattutto rispetto ai sensi di colpa e al significato attribuito alla masturbazione. È importante sapere che avere fantasie, interessi o preferenze sessuali particolari non significa automaticamente avere un problema: diventano una difficoltà quando causano sofferenza significativa, perdita di controllo o interferiscono con la propria vita. Il fatto che alcune fantasie le facciano sentire bene e altre invece generino colpa può indicare che il punto centrale non sia necessariamente il contenuto della fantasia, ma il rapporto che ha costruito con essa. È un po’ come avere una stanza della propria casa che si tende a nascondere: spesso non è la stanza in sé a essere “sbagliata”, ma il giudizio che si porta verso di essa. Potrebbe essere utile esplorare con un professionista il significato che attribuisce alla sessualità, alla masturbazione e al sesso con un’altra persona, soprattutto considerando che quest’ultimo le provoca rifiuto. Un percorso psicologico o sessuologico può aiutarla a comprendere meglio questi aspetti senza giudizio e a sviluppare un rapporto più sereno con la propria sessualità.


Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'auti a capirsi e ad accettarsi. Cordiali saluti.


Buongiorno, grazie per aver raccontato con tanta sincerità un aspetto che evidentemente Le crea parecchia ambivalenza. La prima distinzione che farei è tra le Sue fantasie/interessi sessuali e la sofferenza che Lei associa ad essi: avere un fetish o delle fantasie particolari non significa di per sé avere un problema psicologico. Diventa invece importante occuparsene quando queste esperienze sono accompagnate da forte senso di colpa, bisogno di controllarsi, comportamenti che sente di non riuscire a gestire oppure da una significativa difficoltà nel vivere la propria sessualità. Nel Suo racconto sembra esserci soprattutto un conflitto: da una parte l'interesse per determinati oggetti e scenari Le procura piacere e non sembra crearLe particolare disagio; dall'altra, la masturbazione è associata a sensi di colpa e alla convinzione che sia qualcosa che dovrebbe abbandonare. In questo caso, potrebbe essere utile chiedersi da dove derivi l'idea che questi comportamenti siano necessariamente “cattivi” e distinguere ciò che effettivamente Le crea un problema da ciò che invece è diventato problematico perché Lei ha imparato a giudicarlo negativamente. Anche il fatto che Lei descriva la masturbazione come “l'unica forma di sesso” e contemporaneamente riferisca che il sesso Le fa schifo merita di essere approfondito con calma. Non è necessario forzarsi a vivere esperienze sessuali che non desidera, ma sarebbe importante comprendere che cosa ci sia dietro questo disgusto e se riguardi la sessualità in generale, alcune pratiche, l'intimità con un'altra persona oppure i significati che Lei attribuisce al sesso. Più che decidere semplicemente se “provare di nuovo” oppure eliminare completamente il fetish, quindi, potrebbe essere utile lavorare sul rapporto che ha con la propria sessualità, cercando di ridurre il senso di colpa e comprendere meglio i propri desideri, limiti e valori. Un percorso psicologico, possibilmente con un professionista che abbia competenze in sessuologia clinica, potrebbe aiutarla a farlo senza giudizio e senza partire dal presupposto che ci sia qualcosa da eliminare.

Dott.ssa Taslima Grossi

Dott.ssa Taslima Grossi

psicologo

San Martino Siccomario

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.