Buonasera, Vi scrivo perché sto iniziando ad avere problemi con alcune delle dinamiche presenti nel
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risposte
Buonasera,
Vi scrivo perché sto iniziando ad avere problemi con alcune delle dinamiche presenti nella mia relazione e mi piacerebbe un parere esterno. Avendo molti interessi in comune ci troviamo spesso a parlare di alcuni argomenti in modo approfondito. Fin qui tutto bene, è una relazione ed è giusto condividere opinioni e punti di vista. Il problema è che lui ha la tendenza a usare molte delle mie posizioni o idee in articoli che poi vengono pubblicati, ma anche fin qui va bene, credo. Poi però io parlo di una cosa x di cui lui non si è mai interessato e qualche giorno dopo mi confessa di avere iniziato a lavorare su quella stessa cosa x. Oppure dico di voler iniziare a fare una cosa y e dopo poco anche lui si informa e inizia a fare la stessa cosa y. Devo specificare che si tratta principalmente di attività intellettuali per questo forse la cosa mi infastidisce, confesso di non avere molta autostima o intraprendenza per quel che vale, e vedere le stesse cose che penso o di cui parlo realizzate da qualcun'altro mi infastidisce un po'. All'inizio non era così anzi in un certo senso mi sentivo quasi lusingata, ma l'altro giorno una mia amica mi ha fatto notare l'influenza che esercito sulla relazione e da quel momento non riesco a smettere di pensarci. Vorrei che anche a me venissero dati nuovi stimoli, idee, cose da scoprire...invece sento che il nostro rapporto è a senso unico e che se continua cosi io non avrò più niente di mio. Ora non so se il problema è mio e dunque sono io che devo lavorarci su. Forse sono arrabbiata con me stessa perché a differenza sua non riesco a mettermi in gioco e fare qualcosa di concreto perché troppo spaventa della stupidità di quello che potrei dire (all'università non ho mai fatto domande in aula le pensavo ne parlavamo e poi le faceva lui la volta successiva). Non so se è questo, però sto iniziando a sentirmi in colpa per questi pensieri e sento anche di essere molto meno propensa nel condividere le cose che di per se non penso sia un bene per la relazione. Vi ringrazio in anticipo.
Vi scrivo perché sto iniziando ad avere problemi con alcune delle dinamiche presenti nella mia relazione e mi piacerebbe un parere esterno. Avendo molti interessi in comune ci troviamo spesso a parlare di alcuni argomenti in modo approfondito. Fin qui tutto bene, è una relazione ed è giusto condividere opinioni e punti di vista. Il problema è che lui ha la tendenza a usare molte delle mie posizioni o idee in articoli che poi vengono pubblicati, ma anche fin qui va bene, credo. Poi però io parlo di una cosa x di cui lui non si è mai interessato e qualche giorno dopo mi confessa di avere iniziato a lavorare su quella stessa cosa x. Oppure dico di voler iniziare a fare una cosa y e dopo poco anche lui si informa e inizia a fare la stessa cosa y. Devo specificare che si tratta principalmente di attività intellettuali per questo forse la cosa mi infastidisce, confesso di non avere molta autostima o intraprendenza per quel che vale, e vedere le stesse cose che penso o di cui parlo realizzate da qualcun'altro mi infastidisce un po'. All'inizio non era così anzi in un certo senso mi sentivo quasi lusingata, ma l'altro giorno una mia amica mi ha fatto notare l'influenza che esercito sulla relazione e da quel momento non riesco a smettere di pensarci. Vorrei che anche a me venissero dati nuovi stimoli, idee, cose da scoprire...invece sento che il nostro rapporto è a senso unico e che se continua cosi io non avrò più niente di mio. Ora non so se il problema è mio e dunque sono io che devo lavorarci su. Forse sono arrabbiata con me stessa perché a differenza sua non riesco a mettermi in gioco e fare qualcosa di concreto perché troppo spaventa della stupidità di quello che potrei dire (all'università non ho mai fatto domande in aula le pensavo ne parlavamo e poi le faceva lui la volta successiva). Non so se è questo, però sto iniziando a sentirmi in colpa per questi pensieri e sento anche di essere molto meno propensa nel condividere le cose che di per se non penso sia un bene per la relazione. Vi ringrazio in anticipo.
Gentilissima buonasera, penso che il vero problema non sia tanto l'intraprendenza del suo ragazzo, quanto la mancanza di iniziativa sua. Per questo se fossi in lei comincerei a lavorare su si se, sulla sua autostima e sul perchè dà così poco valore alle sue idee che rivaluta solo quando dal suo fidanzato vengono utilizzate. Provi a lavorare su questo e vedrà che miglioreranno anche i sensi di colpa per i pensieri che denuncia nella sua lettera. Se sentisse il bisogno di un sostegno per questo tipo di lavoro resto a sua disposizione. Un cordiale saluto, dott.ssa Manuela Leonessa
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Gentile utente,
credo sia assolutamente necessario un lavoro su sé stessa.
Intanto mi sento di dirle di condividere questo suo "fastidio" con il suo compagno, in modo da poter trovare insieme una soluzione o perlomeno un compromesso.
A mio parere, però, dovrebbe lavorare anche e soprattutto su di sé per migliorare la sua autostima e di conseguenza per rendere migliore anche il suo rapporto.
Resto a disposizione qualora volesse il mio supporto.
Dott.ssa Cristina Fratto
credo sia assolutamente necessario un lavoro su sé stessa.
Intanto mi sento di dirle di condividere questo suo "fastidio" con il suo compagno, in modo da poter trovare insieme una soluzione o perlomeno un compromesso.
A mio parere, però, dovrebbe lavorare anche e soprattutto su di sé per migliorare la sua autostima e di conseguenza per rendere migliore anche il suo rapporto.
Resto a disposizione qualora volesse il mio supporto.
Dott.ssa Cristina Fratto
Buonasera,
mi dispiace molto sentire che lei sta vivendo una situazione così dolorosa proprio con la persona con cui in effetti dovrebbe sentirsi protetta e sorretta.
Penso che il nodo sia nella presenza costante di sensi di colpa dovuto ad una bassa autostima, tutte cose su cui lei può lavorare assieme al suo terapeuta rafforzando l'empowerment e liberando così tutte le sue potenzialità.
speri di esserle stata d'aiuto e sono a sua disposizione anche per una consulenza online.
in bocca al lupo
Dott.ssa laura Bova
mi dispiace molto sentire che lei sta vivendo una situazione così dolorosa proprio con la persona con cui in effetti dovrebbe sentirsi protetta e sorretta.
Penso che il nodo sia nella presenza costante di sensi di colpa dovuto ad una bassa autostima, tutte cose su cui lei può lavorare assieme al suo terapeuta rafforzando l'empowerment e liberando così tutte le sue potenzialità.
speri di esserle stata d'aiuto e sono a sua disposizione anche per una consulenza online.
in bocca al lupo
Dott.ssa laura Bova
Capisco le vostre preoccupazioni riguardo a questa dinamica nella vostra relazione. È importante esprimere i vostri sentimenti e le vostre esigenze al vostro partner. Potreste considerare di avere una conversazione aperta e onesta sulla situazione, spiegando come vi sentite e il desiderio di avere spazio per sviluppare le vostre idee e interessi personali senza sentirli influenzati o copiati.
Inoltre, potreste lavorare sulla vostra autostima e intraprendenza, perché è importante sentirsi sicuri nelle proprie capacità e idee. Potete cercare supporto da amici, familiari o uno psicologo per affrontare questi sentimenti di insicurezza.
La comunicazione è fondamentale in una relazione, quindi cercate di affrontare il problema insieme e trovare un equilibrio che sia soddisfacente per entrambi.
Inoltre, potreste lavorare sulla vostra autostima e intraprendenza, perché è importante sentirsi sicuri nelle proprie capacità e idee. Potete cercare supporto da amici, familiari o uno psicologo per affrontare questi sentimenti di insicurezza.
La comunicazione è fondamentale in una relazione, quindi cercate di affrontare il problema insieme e trovare un equilibrio che sia soddisfacente per entrambi.
La sua situazione ricorda il detto "Se non vinco, non gioco" (come quei ragazzini capricciosi che se non vincono la partita di calcio non giocano più, e si portano a casa il pallone).
Ma é solo se gioco che prima o poi vinco.
Un caro saluto
Ma é solo se gioco che prima o poi vinco.
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Gentile utente, comprendo la sua situazione ed il disagio che ne deriva. I sentimenti che lei prova sono giustificabili, ma piuttosto che pensare al "senso unico" dei vostri scambi, la invito a pensare, parallelamente, alla reciprocità che c'è nel vostro rapporto. Cosa rende possibile la ripetitività di questo schema? Chi è che comincia davvero questo scambio? Quali sono i sentimenti che lei prova, che mantengono attivi gli scambi di questo tipo? A mio avviso, sciogliere questi nodi è un passaggio fondamentale per cominciare a mettersi in gioco al meglio, e ritrovare la sua autostima. Un saluto, dott. Daniele D'Amico.
P.S. Le ricordo quanto può essere importante il confronto col suo partner, parlare del vostro rapporto in questi termini potrebbe rivelarsi un ottima strategia.
P.S. Le ricordo quanto può essere importante il confronto col suo partner, parlare del vostro rapporto in questi termini potrebbe rivelarsi un ottima strategia.
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Buonasera Gentile Utente, ha mai provato a parlare di ciò col suo partner? Tenga presente che questo fastidio che lei prova non è una colpa, ma andrebbe analizzato per capire dove colga le sue radici. Sembra che questo suo "pezzo" agisca senza consapevolezza. Tenerlo per sé senza lavorarci su non può essere una buona strategia, perché rischia di diventare un inquilino scomodo. Affrontare questa tematica in un percorso psicologico la aiuterebbe a fare chiarezza in merito. Nel caso fosse interessata, sono disponibile per un primo colloquio. Cordialmente, dott. Simeoni
Cara utente, la questione in gioco credo sia proprio quella da lei descritta proprio alla fine del messaggio. La sua enorme preoccupazione di dire o fare cose poco interessanti "stupide", la fa rimanere bloccata. Nella sua relazione ha incontrato un partner che oggi sembra incarnare ciò che lei vorrebbe per se e non riesce ad ottenere. Questo può generare frustrazione, è comprensibile. Prima di tutto sarebbe importante condividere con il suo partner ciò che le sta accadendo, e poi parallelamente iniziare a valutare di poter affrontare da dove nasce questa sua enorme preoccupazione che ciò che dice e fa non è così interessante o degno di essere detto o fatto da lei. Sicuramente lei questa sua modalità di vedere se stessa l'ha imparata da qualche parte nella sua vita. Rimango a sua disposizione Dott.ssa Alessia D'Angelo
Carissima, capisco il suo senso di frustrazione nel vivere la situazione che descrive. Da un punto di vista intrapsichico credo che per lei sarebbe importante lavorare su se stessa per scoprire il suo sé più autentico e anche per rafforzare l'autostima. Dal punto di vista relazionale solo un percorso può aiutarla a capire i motivi del suo legame e se si trova a vivere una relazione autentica o una relazione tossica, ma dall' capacità introspettiva che mostra con la precisione con cui descrive il suo stato non ho dubbi che possieda gli strumenti, se adeguatamente supportata, per trovare le giuste soluzioni.
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Gentilissima utente credo che la sua consapevolezza riguardo a queste dinamiche di relazione l’aiuti a comprendere al meglio i limiti che stanno emergendo nella comunicazione con il suo compagno.
Prima di tutto lavorerei in psicoterapia sulle radici del suo problema di autostima. Una volta che sarà in grado di governare la sua vita, i suoi progetti e di ottenere le soddisfazioni che desidera, sarà anche capace di valutare se la relazione con il suo compagno sia ricca di stimoli ed equilibrata.
Un saluto cordiale
Prima di tutto lavorerei in psicoterapia sulle radici del suo problema di autostima. Una volta che sarà in grado di governare la sua vita, i suoi progetti e di ottenere le soddisfazioni che desidera, sarà anche capace di valutare se la relazione con il suo compagno sia ricca di stimoli ed equilibrata.
Un saluto cordiale
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Buonasera, questa particolare situazione che ci racconta mette in luce il suo sano bisogno di condivisione ma anche una scarsa autostima e forse una certa passività nella relazione per il fatto che questo "processo" si ripete da un po' e che lei abbia passivamente accettato che si ripetesse. Non si può prescindere da una buona condivisione per mantenere una sana vita di coppia, ma puntualizzare quali temi si vogliono sviluppare in autonomia professionale denoterebbe assertività, tema su cui si potrebbe lavorare in un percorso psicoterapeutico. Rimango a disposizione per poterla aiutare in questo senso. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Marina Bonadeni
Dott.ssa Marina Bonadeni
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Cara utente, la comunicazione e lo scambio all'interno della coppia è linfa vitale e se come lei dice, uno dei partecipanti ne sta ricevendo di più, le chiedo: ha provato a chiedere la sua parte? e quanto sta riuscendo a comunicare con se stessa? Lei da chi e cosa viene influenzata? Non smetta di condividere, ma si chieda e chieda come renderlo benefico per lei, lui e la coppia. Resto a disposizione. Dott.ssa Carlotta Perucca
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, rischia di innescare una dinamica dell'"uno contro l'altro". Il fatto che lui prenda spunto dalle sue idee può voler dire sia che non ha tanta inventiva oppure che trova talmente stimolanti i suoi punti di vista da interessarsi poi all'argomento. Un pò poco per dare un giudizio su cosa le viene dato in una relazione dato che non è fatta solo di questo aspetto. Rischia di attribuire a lui la responsabilità delle sue rinunce. Per quanto riguarda gli argomenti non dovrebbe essere così gelosa ma orgogliosa (sempre che non siano gli unici che usa) di diffondere conoscenza dato che è un riconoscimento che le viene dato.
Gentile utente, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso con noi la sua esperienza. La situazione che descrive può effettivamente risultare snervante, ma credo che il problema nei confronti del suo ragazzo sia secondario a un'autostima un po' vacillante di fondo: da alcuni esempi che ha citato, parrebbero emergere una ricerca di conferme e poca fiducia nelle sue idee, a tal punto da non fare domande all'università, dove il "non sapere" è concesso.
Le suggerirei di valutare un consulto psicologico al fine di rielaborare il suo vissuto e le emozioni connesse, lavorando sugli aspetti critici della sua considerazione di sè per poi trovare strategie per affrontare il discorso che portava nella domanda con il suo ragazzo.
Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Le suggerirei di valutare un consulto psicologico al fine di rielaborare il suo vissuto e le emozioni connesse, lavorando sugli aspetti critici della sua considerazione di sè per poi trovare strategie per affrontare il discorso che portava nella domanda con il suo ragazzo.
Nella speranza che questo confronto possa esserle utile, resto a disposizione anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Elena Sinistrero
Buongiorno,
dietro a questa situazione venutasi a creare all' interno di tale relazione potrebbero celarsi alcune sue difficoltà nel definirsi all' interno dei rapporti. Potrebbe pensare di lavorarci attraverso l' aiuto di un professionista. Nel caso resto disponibile ad accogliere la sua richiesta di aiuto, ricevo anche on-line.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
dietro a questa situazione venutasi a creare all' interno di tale relazione potrebbero celarsi alcune sue difficoltà nel definirsi all' interno dei rapporti. Potrebbe pensare di lavorarci attraverso l' aiuto di un professionista. Nel caso resto disponibile ad accogliere la sua richiesta di aiuto, ricevo anche on-line.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve, io credo che, per il suo caso, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicoterapeutico al fine di individuare le cause più profonde della sua problematica relazionale. Cordiali saluti
Buonasera, io credo che lei stia mettendo in discussione i confini della propria identità e dei propri progetti futuri che finora non ha avuto il coraggio di realizzare, ma ha lasciato che altri se ne nutrissero. Perché non cercare un aiuto che dia chiarezza a chi è, ciò che vuole? Da dove può nascere questo fastidio- rabbia che mi pare una sana reazione?
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buonasera, credo che la frase "non riesco a mettermi in gioco e fare qualcosa di concreto perché troppo spaventa della stupidità di quello che potrei dire" indichi la criticità che porta e nel contempo l'area su cui lavorare per trovare il suo benessere individuale e di coppia. Il supporto di uno psicologo psicoterapeuta la può aiutare ad acquisire maggior autostima e a liberarsi delle insicurezze che la condizionano negli ambiti personali e nella relazione con il partner. Cordiali saluti. Dr.ssa Lorena Ferrero
Buongiorno, la sua riflessione è molto profonda e sincera, e posso capire quanto questa dinamica nella relazione la stia mettendo in difficoltà. Da quello che racconta, emerge un senso di frustrazione crescente che sembra toccare più livelli: da un lato, la percezione che il suo compagno tragga molto dai suoi pensieri e dalle sue idee, dall’altro, la sensazione che lei stessa non riesca a esprimersi e a mettersi in gioco come vorrebbe. Il fatto che si stia interrogando su questi aspetti è già un segnale importante di consapevolezza, e credo che sia utile provare ad esplorare insieme cosa sta succedendo dentro di lei. Mi colpisce il modo in cui descrive l’inizio di questa dinamica: inizialmente si sentiva quasi lusingata dal fatto che il suo compagno prendesse spunto dalle sue idee e dai suoi interessi, ma con il tempo questo sentimento si è trasformato in qualcosa di più complesso, fino a diventare fonte di fastidio e di insicurezza. Questo cambiamento potrebbe essere legato alla sensazione che, invece di ricevere nuovi stimoli dalla relazione, si ritrovi a vedere le proprie idee prendere vita attraverso qualcun altro, mentre lei rimane in una posizione di stallo. Questa percezione potrebbe amplificare una difficoltà che forse era già presente dentro di lei: la paura di esporsi, di rischiare di dire qualcosa di "sbagliato" o di non essere all’altezza. È interessante come lei stessa colleghi questo vissuto a esperienze passate, come il non fare domande all’università e poi sentire il suo compagno esprimere gli stessi pensieri ad alta voce. Questo suggerisce che la difficoltà non sia tanto nel fatto che lui tragga ispirazione da lei, ma nel fatto che lei stessa fatichi a prendersi quello spazio per esprimersi in modo autentico e senza timore di giudizio. La mente, in situazioni come questa, può facilmente cadere in un ciclo di pensieri autosabotanti: "Se non dico nulla, almeno non rischio di dire qualcosa di stupido", oppure “Se lui riesce a farlo e io no, allora vuol dire che non sono capace". Sono pensieri molto comuni, ma non per questo veri. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, potrebbe essere utile provare a riconoscere questi pensieri e metterli in discussione. Per esempio, quando si accorge di trattenersi dal condividere un’idea per paura che non sia all’altezza, potrebbe chiedersi: "Cosa succederebbe realmente se esprimessi questo pensiero? Che prove ho che sarebbe effettivamente stupido? E se fosse semplicemente un punto di partenza per qualcosa di più?". Il fatto che il suo compagno tragga ispirazione da lei non significa che lui abbia più valore o più diritto di esprimersi: significa solo che ha meno paura di farlo. E questo è un aspetto su cui può lavorare. Dall’altro lato, la sua sensazione di "perdere qualcosa di suo" è altrettanto importante. Sentire che la relazione funziona a senso unico, dove lei offre spunti ma non riceve stimoli in cambio, può portare a un senso di svuotamento. Le relazioni sane si basano su uno scambio reciproco, e se questa dinamica sta diventando sbilanciata, è legittimo provare disagio. Potrebbe essere utile parlarne con il suo compagno in modo aperto, non tanto accusandolo, ma spiegandogli il suo vissuto: "Mi rendo conto che spesso le nostre conversazioni ti ispirano molto, e mi fa piacere, ma allo stesso tempo sento di avere bisogno anche io di nuovi stimoli. Mi piacerebbe che ci fossero più momenti in cui scopro qualcosa di nuovo grazie a te, perché ho paura che altrimenti io finisca per chiudermi sempre di più". Infine, c’è un punto fondamentale: il senso di colpa che prova per questi pensieri. Il fatto che stia iniziando a proteggere le sue idee e che abbia meno voglia di condividerle non significa che stia sbagliando, ma che sta cercando di preservare qualcosa di importante per sé stessa. Il senso di colpa spesso nasce dall’idea che dovremmo sempre essere generosi, aperti, disponibili, ma è altrettanto importante riconoscere quando una parte di noi ha bisogno di essere ascoltata e tutelata. Invece di colpevolizzarsi per ciò che prova, potrebbe provare a chiedersi: “Cosa sto cercando di proteggere? Quale mio bisogno sta emergendo?". La sua riflessione mostra già un grande livello di consapevolezza e questo è un ottimo punto di partenza. Il passo successivo potrebbe essere lavorare su due aspetti in parallelo: da un lato, concedersi più spazio per esprimersi senza paura di essere giudicata; dall’altro, esplorare con il suo compagno un modo più equilibrato di condividere stimoli e idee. Il cambiamento può essere difficile, ma già il fatto di aver messo in parole questi vissuti è un grande passo verso una maggiore sicurezza in sé stessa. Dott. Andrea Boggero
Gentile utente, le domande che lei si pone sono profonde e molto centrate sul possibile disagio che avverte. Giustamente lei mette sul piatto diverse opzioni, ed è un ottimo punto di partenza. questa riflessione sarebbe da approfondire in possibili direzioni differenti: le dà fastidio che questo "appropriarsi delle sue idee" accada con lui o lo sentirebbe verso tutti? è più fastidioso che lei dia tanto o che non riceve nulla? Oppure è perchè si vede poco concreta? Insomma, lei ha avviato una riflessione ma le consiglierei un colloquio (magari basta una sessione) giusto per inquadrare il focus e capire quale direzione lei voglia intraprendere.
Resto a disposizione
Francesca Cilento
Resto a disposizione
Francesca Cilento
Gentile utente, da quello che scrive emerge da una parte la soddisfazione di sentirsi ascoltata e di avere un peso nelle idee e negli interessi del suo partner, dall’altra la frustrazione nel vedere che ciò che nasce da lei viene subito ripreso da lui, fino a darle la sensazione di non avere più uno spazio autenticamente suo.
Questo non significa che ci sia una colpa, ma che i vostri modi di esprimervi e di costruire identità si intrecciano in maniera che a lei oggi pesa.
La questione non è solo “lui che prende le sue idee”, ma il fatto che lei sente di non avere ancora fiducia sufficiente per portarle avanti con sicurezza. E questo è un nodo che, se affrontato, può diventare un’opportunità di crescita, non per cambiare chi è, ma per imparare a dare valore a ciò che pensa e sente, senza timore di essere giudicata.
Un percorso psicologico potrebbe esserle di grande aiuto, le permetterebbe di lavorare sull’autostima, sul coraggio di esprimersi, e sul riconoscere il proprio valore indipendentemente dalle reazioni degli altri. Rafforzando questo aspetto, anche la relazione potrà ritrovare un equilibrio più sereno, dove le idee diventano stimolo reciproco e non terreno di frustrazione.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Alessandra Di Fenza
Questo non significa che ci sia una colpa, ma che i vostri modi di esprimervi e di costruire identità si intrecciano in maniera che a lei oggi pesa.
La questione non è solo “lui che prende le sue idee”, ma il fatto che lei sente di non avere ancora fiducia sufficiente per portarle avanti con sicurezza. E questo è un nodo che, se affrontato, può diventare un’opportunità di crescita, non per cambiare chi è, ma per imparare a dare valore a ciò che pensa e sente, senza timore di essere giudicata.
Un percorso psicologico potrebbe esserle di grande aiuto, le permetterebbe di lavorare sull’autostima, sul coraggio di esprimersi, e sul riconoscere il proprio valore indipendentemente dalle reazioni degli altri. Rafforzando questo aspetto, anche la relazione potrà ritrovare un equilibrio più sereno, dove le idee diventano stimolo reciproco e non terreno di frustrazione.
Resto a disposizione,
Dott.ssa Alessandra Di Fenza
Buonasera,
la ringrazio per il messaggio, che è molto ricco e restituisce bene la complessità di ciò che sta vivendo.
Da una prospettiva sistemico–relazionale, il focus non è tanto su “chi ha ragione” o su dove stia il problema, ma su come si è costruita nel tempo una certa danza relazionale tra voi due e su quali effetti stia avendo oggi su di lei e sul legame.
Da quello che descrive, sembra essersi strutturata una dinamica in cui lei porta idee, intuizioni, desideri, aperture, mentre il suo partner tende a tradurle in azione, produzione, visibilità. All’inizio questa complementarità poteva risultare funzionale o persino gratificante: lei come fonte di stimolo, lui come realizzatore. In molte coppie questo tipo di incastro funziona per un periodo perché crea senso di connessione e appartenenza.
Il punto critico emerge quando questa complementarità diventa rigida e sbilanciata, e una delle due parti inizia a sentirsi impoverita, svuotata o messa in ombra. Non è secondario che lei usi l’espressione “non avrò più niente di mio”: qui non stiamo parlando solo di idee o interessi, ma di confini identitari all’interno della relazione.
È interessante notare come il suo disagio si sia acutizzato dopo lo sguardo esterno dell’amica. Spesso è proprio uno “specchio” esterno a rendere visibile una dinamica che fino a quel momento era stata tollerabile. Non significa che prima non esistesse, ma che forse non era ancora pensabile o dicibile.
Lei si interroga molto su se stessa, sull’autostima, sulla paura di esporsi, sul senso di colpa. Questo è comprensibile, ma vorrei proporle una lettura leggermente diversa: non sembra solo una difficoltà individuale, bensì qualcosa che si co-costruisce nella relazione. Il fatto che lui prenda parola, spazio e iniziativa anche a partire da ciò che nasce in lei può, nel tempo, rinforzare la sua posizione di ritiro e silenzio. È un circolo che si autoalimenta: più lui agisce, più lei si trattiene; più lei si trattiene, più lui occupa spazio.
La ridotta condivisione che sta sperimentando ora non è necessariamente un segnale di disamore o di chiusura, ma potrebbe essere letta come un tentativo di protezione: trattenere qualcosa per sé quando si sente che, nel condividerlo, lo si perde.
La domanda che forse vale la pena iniziare a porsi non è tanto “il problema è mio?”, ma piuttosto: che funzione ha avuto finora questa dinamica per entrambi? Cosa sta diventando oggi non più sostenibile per lei?
Che tipo di scambio desidera davvero in una relazione: più reciproco, più stimolante, più generativo anche per sé?
Portare questi vissuti nella relazione, non in forma accusatoria ma come esperienza personale (“io mi sento…”, “io temo di…”), potrebbe essere un primo passo per vedere se il sistema-coppia è in grado di riorganizzarsi in modo più equilibrato.
Infine, il senso di colpa che descrive merita attenzione: provare fastidio, rabbia o gelosia non la rende una cattiva partner, ma segnala un bisogno che chiede ascolto. Ignorarlo rischia di trasformarlo in distanza emotiva.
Se sente che da sola è difficile fare chiarezza, un percorso psicologico — individuale o di coppia — potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui esplorare questi temi, senza giudizio e senza dover scegliere subito “da che parte stare”.
Resto a disposizione e la ringrazio ancora per la fiducia.
la ringrazio per il messaggio, che è molto ricco e restituisce bene la complessità di ciò che sta vivendo.
Da una prospettiva sistemico–relazionale, il focus non è tanto su “chi ha ragione” o su dove stia il problema, ma su come si è costruita nel tempo una certa danza relazionale tra voi due e su quali effetti stia avendo oggi su di lei e sul legame.
Da quello che descrive, sembra essersi strutturata una dinamica in cui lei porta idee, intuizioni, desideri, aperture, mentre il suo partner tende a tradurle in azione, produzione, visibilità. All’inizio questa complementarità poteva risultare funzionale o persino gratificante: lei come fonte di stimolo, lui come realizzatore. In molte coppie questo tipo di incastro funziona per un periodo perché crea senso di connessione e appartenenza.
Il punto critico emerge quando questa complementarità diventa rigida e sbilanciata, e una delle due parti inizia a sentirsi impoverita, svuotata o messa in ombra. Non è secondario che lei usi l’espressione “non avrò più niente di mio”: qui non stiamo parlando solo di idee o interessi, ma di confini identitari all’interno della relazione.
È interessante notare come il suo disagio si sia acutizzato dopo lo sguardo esterno dell’amica. Spesso è proprio uno “specchio” esterno a rendere visibile una dinamica che fino a quel momento era stata tollerabile. Non significa che prima non esistesse, ma che forse non era ancora pensabile o dicibile.
Lei si interroga molto su se stessa, sull’autostima, sulla paura di esporsi, sul senso di colpa. Questo è comprensibile, ma vorrei proporle una lettura leggermente diversa: non sembra solo una difficoltà individuale, bensì qualcosa che si co-costruisce nella relazione. Il fatto che lui prenda parola, spazio e iniziativa anche a partire da ciò che nasce in lei può, nel tempo, rinforzare la sua posizione di ritiro e silenzio. È un circolo che si autoalimenta: più lui agisce, più lei si trattiene; più lei si trattiene, più lui occupa spazio.
La ridotta condivisione che sta sperimentando ora non è necessariamente un segnale di disamore o di chiusura, ma potrebbe essere letta come un tentativo di protezione: trattenere qualcosa per sé quando si sente che, nel condividerlo, lo si perde.
La domanda che forse vale la pena iniziare a porsi non è tanto “il problema è mio?”, ma piuttosto: che funzione ha avuto finora questa dinamica per entrambi? Cosa sta diventando oggi non più sostenibile per lei?
Che tipo di scambio desidera davvero in una relazione: più reciproco, più stimolante, più generativo anche per sé?
Portare questi vissuti nella relazione, non in forma accusatoria ma come esperienza personale (“io mi sento…”, “io temo di…”), potrebbe essere un primo passo per vedere se il sistema-coppia è in grado di riorganizzarsi in modo più equilibrato.
Infine, il senso di colpa che descrive merita attenzione: provare fastidio, rabbia o gelosia non la rende una cattiva partner, ma segnala un bisogno che chiede ascolto. Ignorarlo rischia di trasformarlo in distanza emotiva.
Se sente che da sola è difficile fare chiarezza, un percorso psicologico — individuale o di coppia — potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui esplorare questi temi, senza giudizio e senza dover scegliere subito “da che parte stare”.
Resto a disposizione e la ringrazio ancora per la fiducia.
Buonasera,
da quello che racconta sembra che il fastidio verso il suo partner non riguardi tanto il fatto che lui si interessi alle stesse cose, quanto la sensazione di sentirsi messa in ombra e confrontata con una parte di sé che vive come meno intraprendente. Come se vedere lui passare all’azione rendesse ancora più evidente una sua difficoltà a farlo, e questo venisse vissuto quasi come una sottrazione di qualcosa di proprio.
Queste sensazioni meritano attenzione: spesso indicano un punto sensibile della propria storia e del modo in cui si guarda. Più che colpevolizzarsi, potrebbe essere utile fermarsi su cosa questa dinamica le fa provare e su quali bisogni non si sentono riconosciuti, magari portando questi temi anche all’interno della relazione.
Prendersi uno spazio di terapia potrebbe aiutarla a lavorare su questa parte di sé, rafforzare la fiducia nelle proprie risorse e trovare modalità più serene per stare nella relazione.
Un saluto.
da quello che racconta sembra che il fastidio verso il suo partner non riguardi tanto il fatto che lui si interessi alle stesse cose, quanto la sensazione di sentirsi messa in ombra e confrontata con una parte di sé che vive come meno intraprendente. Come se vedere lui passare all’azione rendesse ancora più evidente una sua difficoltà a farlo, e questo venisse vissuto quasi come una sottrazione di qualcosa di proprio.
Queste sensazioni meritano attenzione: spesso indicano un punto sensibile della propria storia e del modo in cui si guarda. Più che colpevolizzarsi, potrebbe essere utile fermarsi su cosa questa dinamica le fa provare e su quali bisogni non si sentono riconosciuti, magari portando questi temi anche all’interno della relazione.
Prendersi uno spazio di terapia potrebbe aiutarla a lavorare su questa parte di sé, rafforzare la fiducia nelle proprie risorse e trovare modalità più serene per stare nella relazione.
Un saluto.
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