Buonasera, scrivo qui per tentare di schiarirmi le idee e avere qualche parere. Da un anno sto insi

17 risposte
Buonasera,
scrivo qui per tentare di schiarirmi le idee e avere qualche parere. Da un anno sto insieme ad un ragazzo, io 27 anni lui 29. La nostra relazione nasce da un'amicizia: ai primi appuntamenti non era scattato nulla ma dopo due mesi di messaggi ed uscite decido di baciarlo. La nostra relazione si distingue per essere molto sentimentale e romantica, due caratteristiche che ormai non vivevo più da tempo e che dunque mi hanno fatto decidere di proseguire la frequentazione e cominciare poi una vera e propria relazione. Mi sono trovata di fronte a un ragazzo affidabile, responsabile, sensibile e dolce e quindi inizio a provare un senso di sicurezza mai provato prima. Queste qualità me lo fanno mettere su un piedistallo anche laddove io cominci ad avere dei dubbi o delle preoccupazioni, questo succede anche oggi.

Nel corso di questo anno il mio sentimento è però stato piuttosto altalenante. Si è stabilizzato solo negli ultimi tempi, quando ho capito che il sentimento non può farsi condizionare dal semplice cambio di umore o dai periodi di stress. Avevo bisogno di maturare e ho avuto modo di farlo grazie alla sua presenza, alla sua costanza e alla sua pazienza. Ciononostante ho però constatato che vi sono degli elementi costitutivi del carattere del mio ragazzo che non mi vanno bene: il poco carattere; la passività; la scarsa libido; la sua incapacità di relazionarsi con me e con gli altri. Su quest'ultima mi spiego meglio: è costantemente inibito nelle interazioni, insicuro, silenzioso e poco perspicace. Da quanto percepisco e da quanto ci siamo detti più volte, non riesce a godersi la compagnia degli altri e lui dice che questo sia dovuto al suo passato, improntato al dovere più che al piacere, anche in seguito a un'educazione famigliare che lo voleva ligio al dovere. Lamenta costantemente di aver vissuto una vita poco improntata al piacere e ad oggi non è per niente entusiasta della sua vita, il suo lavoro è costante motivo di insoddisfazione e ha più volte dei momenti di totale burnout che si esprimono in debolezza fisica, disturbi alimentari, forte depressione e ansia. La sua famiglia è motivo di costanti rimuginamenti e questioni dell'infanzia irrisolte, mai apertamente affrontate coi diretti interessati e abbastanza invasive. Quando propongo un'attività da fare insieme rimango spesso delusa perchè è difficile che lui sia entusiasta e presente: non parla, non ha MAI nulla da dire. Viene, lo fa per me, ma come se fosse trascinato, come se stessi portando a spasso un bambino che altrimenti non avrebbe nient'altro da fare. Se lo porto con me nel mio gruppo di amici rimane in disparte, non prende parola. O se prende parola fa degli interventi stupidi, abbastanza infantili e poco pertinenti. Solo quando siamo soli e si crea la giusta atmosfera riusciamo a comunicare e a dirci delle cose profonde, a tratti riusciamo anche a parlare di cose interessanti.

Lui è in terapia da qualche anno da una psicologa e mi dice di aver parlato di tutte queste dinamiche che non lo fanno stare bene e all'inizio mi sembrava essere un'ottima cosa il fatto che stesse affrontando con un professionista tutti i suoi turbamenti. Ma ad oggi noto che lamenta le stesse identiche situazioni dell'inizio della nostra relazione senza aver trovato una soluzione per stare in pace con se stesso e mi chiedo se invece non sia io, con il mio carattere più estroverso e socievole, a chiedergli troppo e a fargli male. A questo si aggiunge che io sono diventata il suo principale spazio di piacere, gli altri ambiti è come se non li coltivasse: non l'ho mai sentito entusiasta per altro che non fosse per me o per qualcosa fatta con me. Questa dinamica mi opprime e allo stesso mi spegne, perchè laddove vedo spento costantemente lui o sento che "vive" attraverso me ad un certo punto mi spengo anche io, rimango senza energie.

Non capisco se sia giusto o meno chiedere una pausa di riflessione per comprendere meglio tutte queste dinamiche o chiudere definitivamente la relazione.
Dott.ssa Emmanuelle Scarpa
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buongiorno, sembrerebbe che il tuo fidanzato ti percepirebbe come un'ancora di salvezza e l'unico tramite per avere contatti sociali. Capisco la pressione che senti, ma non è un compito che spetterebbe a te: è fondamentale che lui faccia un percorso psicoterapico, ma bisognerebbe capire quanto lui abbia investito in questa sua terapia o se si aspetta che il terapeuta faccia per lui..( forse è per questo che senti che la terapia non funziona), il lavoro individuale è molto complesso ed implica una messa in gioco personale, sperimentare e anche sbagliare, riconoscere quali sono i suoi piaceri di cui la vita non gli ha permesso di soffermarsi e conoscersi non in funzione dell'altro ma in modo introspettivo, personale. Tutto ciò non dipenderebbe da te ma dalla sua capacità di mettersi in gioco: se senti il bisogno di allontanarti da lui, potrebbe aiutarlo a prendere delle decisioni; parlane con lui, non puoi prendere una decisione da sola, la relazione è di entrambi, ma non sentirti responsabile per tutti e due.

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Prof. Adriano Formoso
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Garbagnate Milanese
Buonasera,
nelle tue parole c’è molta lucidità e insieme molta stanchezza. Hai incontrato un uomo affidabile e questo ti ha dato un senso di sicurezza nuovo, quasi salvifico, ma col tempo la sicurezza si è trasformata in peso. È accaduto qualcosa di sottile e umano, sei passata dall’incontrare una persona al diventare il suo principale luogo di vita, di piacere, di respiro.
Quando l’altro vive attraverso di noi, senza desideri propri, senza slancio, senza voce nel mondo, l’amore rischia di diventare accudimento, e l’accudimento, se non è scelto, spegne. Non stai chiedendo troppo, stai chiedendo qualcosa di essenziale, che l’altro sia vivo, presente, desiderante, anche al di fuori di te.

Il suo passato improntato al dovere, la famiglia invasiva, la depressione, la scarsa libido, la passività, non sono colpe, ma sono responsabilità. La terapia serve a rimettere in moto la vita, non solo a raccontarne il dolore. Se dopo anni il copione è identico, è legittimo chiedersi se lui stia davvero scegliendo di cambiare o se, inconsapevolmente, stia affidando a te il compito di tenerlo in piedi.

La domanda centrale non è se lo fai soffrire, ma se tu stai rinunciando a te stessa per non farlo soffrire. Una relazione sana è incontro tra due desideri, non il rifugio di uno solo.

Una pausa di riflessione non è una fuga, può essere un atto di verità. Serve a capire se lui può stare in piedi senza appoggiarsi a te, e se tu puoi tornare a sentire energia, leggerezza, desiderio. Se la pausa chiarisce che senza di te lui crolla e con lui tu ti spegni, allora la risposta è già scritta.
Ascolta il tuo esaurimento, è una voce saggia, non crudele. L’amore non dovrebbe togliere vita per darla a qualcun altro, ma moltiplicarla per entrambi. Se Vuoi seguimi su Instagram @adrianoformosoofficial
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Buongiorno,
Innanzitutto mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, dove mi sembra centrale il suo senso di insoddisfazione e lo squilibrio che percepisce tra ciò che sente di "dare" al rapporto, in termini di energie relazionali e affettive e di progettazione, e ciò che sente di ricevere, in termini di coinvolgimento da parte del suo fidanzato, delle cui difficoltà è lei stessa consapevole. È sempre molto complicato capire come affrontare situazioni di questo genere, quanto spazio dare ai propri bisogni e quanto alla relazione o ai bisogni dell'altro, decidere a cosa si è disposti a rinunciare, quali compromessi occorre accettare. Quella della "pausa" potrebbe essere una prima risposta. Ma forse potrebbe darsi anche lei uno spazio di riflessione su di sé e sui motivi che le generano questo conflitto, magari iniziando un percorso psicologico.
Un caro saluto
Dott.ssa Cristina Di Fonzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, tra le opzioni che considera come ipotetiche soluzioni al problema, perché non inserire anche la psicoterapia di coppia? È difficile capire quanto le cause del disagio siano da attribuire alle problematiche individuali e legate alle famiglie di origine o quanto alla coppia. Le cose si intrecciano inevitabilmente. La relazione coniugale è come una reazione chimica, ciò che avviene in seguito all'incontro di due persone è qualcosa di unico, di altro. Sarebbe importante dedicare uno spazio a voi due insieme, visto che da quanto scrive tiene a questa persona. Se vuole sono a disposizione per accompagnarvi in questo percorso. Un caro saluto
Buonasera, da quanto ha scritto sembra si trovi in un momento di forte indecisione circa l’opportunità di portare avanti la sua relazione o interromperla perché insoddisfatta del suo attuale compagno. Partendo dal presupposto che non esiste la cosa giusta o sbagliata da fare, sembra che, a differenza del suo ragazzo che prova piacere nella vostra relazione pur essendo insoddisfatto di sé stesso, lei non si senta appagata nella espressione della sua libido, pur condividendo con lui momenti di intimità in cui sembrate comprendervi in profondità. Con un’attenta riflessione su di sé potrebbe arrivare a comprendere cosa vuole da una relazione e se l’insicurezza che lei avverte sia proprio nel concedersi una piena espressività di sé stessa anche in una relazione appagante e il sentire di non poterlo fare.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
dal racconto emerge chiaramente che lei ha vissuto con il suo ragazzo una relazione intensa e significativa, che le ha permesso di sperimentare sicurezza e crescita personale. Tuttavia, è altrettanto evidente come alcune dinamiche relazionali e caratteristiche di personalità del partner la stiano mettendo in difficoltà, soprattutto rispetto alla passività, alla scarsa espressività emotiva e alla difficoltà a godere della vita e delle relazioni sociali.

Le sue osservazioni indicano che il ragazzo sta affrontando temi profondi legati all’infanzia, alla gestione delle emozioni e alla soddisfazione personale, e che queste difficoltà influenzano inevitabilmente la relazione. È normale sentirsi sopraffatti quando ci si trova a dover “sostenere” emotivamente un partner, soprattutto se questo limita le proprie energie e la propria spontaneità.

In situazioni come questa, può essere utile fermarsi a riflettere su due punti principali: cosa lei si aspetta da una relazione e quanto le dinamiche attuali le permettono di sentirsi appagata, e quali sono i limiti reali del partner nel poter cambiare o gestire le proprie difficoltà. Una pausa di riflessione può aiutare a chiarire questi aspetti senza decisioni affrettate, ma allo stesso tempo può essere utile confrontarsi con uno specialista che possa guidare entrambe le parti nella comprensione delle dinamiche personali e relazionali.

In conclusione, le difficoltà che descrive meritano attenzione e approfondimento professionale per valutare come conciliare i propri bisogni affettivi con le caratteristiche del partner, senza sentirsi sopraffatti o responsabili esclusivi del suo benessere.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, in effetti la sua descrizione sembra denotare una relazione veramente poco soddisfacente per lei. L'unica nota positiva appare la sicurezza ma come dice lei il rischio è di spegnersi con lui. Prima di qualsiasi decisione proverei ad aprirmi con lui con molta schiettezza e parlandogli dei suoi bisogni. (di lei). chiedergli di provare a sintonizzarsi sui suoi bisogni. Poi può considerare se questo porta a qualcosa. Se ha bisogno di aiuto sono diponibile anche online. Saluti Dario Martelli
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, mi sembra che il suo ragazzo soffra di una forma di ansia sociale, oltre probabilmente di altre problematiche familiari di un certo spessore. Avrebbe a mio avviso anzitutto bisogno di risolvere queste problematiche, instaurando di conseguenza migliori o più corretti rapporti familiari. L'ansia sociale se ne gioverebbe e andrebbe comunque seguita e curata, anche se richiede maggior tempo del primo passo indicato. Per quanto riguarda il lavoro, la questione va valutata attentamente ed assieme ad un terapeuta poiché se è fonte di grave stress sarebbe meglio cambiarlo. La terapia strategico-gestaltica è in grado di risolvere tutte queste problematiche in tempi ristretti rispetto ad altre terapie, ovviamente con la collaborazione del soggetto. La invito a visitare il sito web a mio nome per maggiori info.
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
prima di chiudere o di prendere una pausa , lei cosa sente? ne è ancora innamorata ? Lui lo è? Perché lei ha scritto "ho deciso di baciarlo", ma lui ha corrisposto per cortesia e paura di deluderla o era convito anche lui ? il vostro magari è un bisogno di sicurezza, ma l'amore dovrebbe essere un valore che aggiunge e rende entusiasti .
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Utente,
da quanto scrive emerge un grande lavoro di consapevolezza su di sé, sui propri bisogni e su ciò che sta vivendo all’interno della relazione. Questo è un elemento molto importante.
La relazione che descrive sembra averle offerto inizialmente sicurezza, contenimento emotivo e una dimensione affettiva che sentiva mancare da tempo. Allo stesso tempo, nel corso del tempo, sono emersi aspetti del funzionamento del suo partner che per lei risultano faticosi e frustranti, fino a farla sentire spenta e appesantita. È comprensibile che convivano sentimenti ambivalenti: da un lato l’affetto, la gratitudine e il riconoscimento delle sue qualità, dall’altro il senso di distanza, di mancanza di vitalità e di squilibrio all’interno della coppia.
È importante notare come lei si stia interrogando non solo su di lui, ma anche sul ruolo che sta assumendo nella relazione: il timore di “chiedere troppo”, la sensazione di essere diventata l’unica fonte di piacere e di energia per l’altro, e il peso che questo comporta. Queste domande parlano di un confine che forse sta diventando poco chiaro e che rischia di mettere in secondo piano i suoi bisogni emotivi.
Rispetto alla possibilità di una pausa o di una chiusura, più che pensare subito alla decisione finale, potrebbe essere utile interrogarsi su alcune domande di fondo:
• che spazio ha lei, oggi, dentro questa relazione?
• quanto sente di potersi esprimere liberamente senza sentirsi responsabile del benessere dell’altro?
• ciò che oggi la lega a lui è ancora un desiderio vivo o soprattutto un senso di cura, protezione o responsabilità?
Una pausa, se pensata come uno spazio di ascolto e non come una fuga o una punizione, può talvolta aiutare a fare chiarezza su ciò che si prova davvero e su ciò che si è disposti – o meno – a sostenere nel tempo. Allo stesso modo, è legittimo riconoscere che l’amore e la compatibilità non sempre crescono nella stessa direzione.
Un percorso psicoterapeutico personale potrebbe offrirle uno spazio protetto per esplorare queste dinamiche, comprendere meglio i suoi bisogni relazionali e accompagnarla nel prendere una decisione più allineata a sé, qualunque essa sia.

Resto a disposizione. Cordiali saluti
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buonasera, da ciò che scrive emerge una riflessione profonda. Forse, prima ancora di chiedersi se sia “giusto” o “sbagliato” chiudere o continuare questo rapporto, potrebbe essere utile riportare l’attenzione su come Lei si sente all’interno di questa relazione. Al di là delle caratteristiche e delle difficoltà del Suo partner, una relazione dovrebbe essere uno spazio in cui ci si sente bene, ascoltati e vitali.
Alcune delle dinamiche che descrive possono trovare spazio all’interno di un dialogo più aperto e consapevole: condividere come vive determinate situazioni, cosa Le pesa e cosa sente mancare può aiutare entrambi a comprendere meglio i rispettivi vissuti. Il confronto non serve a cambiare l’altro, ma a chiarire bisogni, limiti e possibilità.
Se il dialogo diretto dovesse risultare difficile o non sufficiente, un ulteriore passo potrebbe essere quello di farsi accompagnare in un percorso di coppia, con uno specialista. Uno spazio di questo tipo può aiutare a leggere le dinamiche in modo più chiaro e a comprendere se esiste un margine di crescita condivisa oppure se stanno emergendo bisogni differenti.
In ogni caso, interrogarsi su come sta e su ciò di cui ha bisogno in una relazione è già un passaggio molto importante. Non si tratta di stabilire colpe o responsabilità, ma di ascoltare il Suo vissuto e riconoscere ciò che, per Lei, rende un legame sostenibile nel tempo. Un caro saluto
Dott.ssa Enrica Casalvieri
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
La relazione, nata in un periodo dove il bisogno di sicurezza emotiva, affidabilità e continuità ha permesso a te di maturare, abbassare le difese e di sentirti al sicuro. Hai messo lui su un "piedistallo" rinunciando a parti importanti di te: vitalità, giocosità curiosità energia. All'inizio la relazione ti dava quello di cui avevi bisogno facendoti percepire sicurezza. Oggi ti senti oppressa, con un ruolo troppo grande perché lui passivo e inibito si appoggia chiedendo a te di sostenerlo e animarlo. Avverti che il suo vuoto rischia di diventare il tuo vuoto.
Il suo processo psicoterapeutico è una sua responsabilità, un suo forte desiderio di cambiamento. La pausa nella relazione può essere un tempo per comprendere meglio te stessa quando non sei più il "motore" del rapporto e capire se stai continuando la relazione per amore o per senso di responsabilità.
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Dalle sue parole emerge un quadro molto ricco e complesso, in cui convivono affetto, gratitudine, senso di sicurezza, ma anche frustrazione, stanchezza emotiva e un crescente senso di soffocamento. È evidente quanto lei abbia investito in questa relazione, quanto abbia riconosciuto il valore del suo partner e quanto, allo stesso tempo, stia facendo i conti con aspetti che oggi sente come limitanti per la sua vitalità e per il suo benessere.
Un primo tema centrale riguarda la differenza nei funzionamenti personali. Lei descrive se stessa come più estroversa, socievole, orientata al piacere e alla condivisione, mentre il suo partner appare più inibito, passivo, ritirato, con una storia di dovere, di poca legittimazione al piacere e di vissuti familiari invasivi e irrisolti.
Un secondo tema riguarda la dinamica di dipendenza affettiva che lei percepisce. Il fatto che lei sia diventata il suo principale, se non unico, spazio di piacere e di investimento emotivo può inizialmente sembrare una conferma d’amore, ma nel lungo periodo rischia di trasformarsi in un carico e in una pressione implicita.
Rispetto alla sua domanda sulla pausa o sulla chiusura della relazione, ciò che emerge è un conflitto tra il legame affettivo e il costo emotivo che la relazione sta avendo per lei. Una pausa può essere uno spazio utile per ascoltare se stessa, per capire quanto questa relazione sia ancora nutritiva e quanto invece la stia drenando. Può servire anche per osservare come lui reagisce alla separazione temporanea, se riesce a riattivare risorse personali o se la relazione resta l’unico perno della sua vita. La chiusura definitiva, d’altra parte, non è una sconfitta, ma una scelta legittima quando una relazione, pur affettuosa, non è più compatibile con i propri bisogni profondi, con la propria energia vitale e con il proprio progetto di vita.

È importante che lei si conceda il diritto di desiderare una relazione in cui sentirsi stimolata, sostenuta, vista e non solo “contenitore” delle difficoltà dell’altro. Può essere utile esplorare, magari anche in un proprio spazio di riflessione personale o terapeutica, quali sono per lei i bisogni relazionali non negoziabili, quali aspetti può tollerare come differenze e quali, invece, la fanno progressivamente spegnere. Ascoltare questo “spegnimento” non significa essere superficiale, ma rispettare segnali profondi del proprio funzionamento emotivo.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
dal suo racconto emerge una grande capacità di riflessione, attenzione all’altro e onestà verso se stessa. Sta descrivendo una relazione che le ha dato sicurezza e crescita, ma che oggi la pone di fronte a un nodo importante: il confine tra il prendersi cura e il sentirsi progressivamente svuotata.

È comprensibile che alcune caratteristiche del suo partner – la passività, la chiusura relazionale, la sofferenza emotiva persistente – possano nel tempo trasformare il legame in una relazione sbilanciata, in cui lei diventa il principale (o unico) spazio di vitalità e sostegno. Questo, come sta notando, può spegnere il desiderio e generare un senso di oppressione, senza che ciò significhi mancanza di affetto o di rispetto.

Non si tratta tanto di stabilire se lei “chieda troppo”, quanto di interrogarsi su ciò di cui lei ha bisogno in una relazione e su quanto questo sia oggi compatibile con le risorse emotive e relazionali del suo compagno. Il fatto che lui sia in terapia è un elemento positivo, ma il cambiamento richiede tempi, motivazione e soprattutto non può essere sostenuto dal partner al suo posto.

Una pausa di riflessione può avere senso se vissuta come uno spazio per ascoltarsi davvero, non come una soluzione tampone. In alternativa, un percorso personale (o di coppia, se lui fosse disponibile) potrebbe aiutarla a fare chiarezza, distinguendo ciò che è responsabilità sua da ciò che non le compete.

La domanda centrale forse non è se restare o andare via, ma: questa relazione, così com’è oggi, mi permette di sentirmi viva, libera e nutrita emotivamente?
Da lì, con gradualità, può emergere una risposta più autentica e sostenibile per entrambi.

Un saluto.

Fabio
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
avete considerato una terapia di coppia?
Prima di chiudere è sempre preferibile capire e tentare soluzioni, almeno che non si voglia vivere inconsapevoli alle relazioni o con rimpianti avanti con gli anni.
Un saluto cordiale
DOtt.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
personalmente credo che il Suo rapporto sia molto faticoso e pure molto frustrante. E' come se lei fosse la mamma del suo compagno e non la sua partner come vorrebbe che fosse. si è sentita a lungo risucchiata in questo rapporto e forse penso che vorrebbe cambiare ma si sente in colpa a lasciare questo ragazzo. E' una situazione dolorosa certamente ma credo soprattutto per Lei che mi scrive e che segnala con questa persona un forte disagio relazionale. Mentre lui è impegnato a risolvere i suoi problemi, penso che sarebbe utile anche per Lei intraprendere un percorso di psicoterapia che La aiuti a chiarire i Suoi conflitti e il perché sia rimasta intrappolata in una relazione che non credo cambierà di molto in futuro. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile, dalle sue parole si percepisce quanto abbia riflettuto su questa relazione e su ciò che sta vivendo. Non sta descrivendo solo dei fatti, ma un percorso interiore fatto di tentativi, dubbi, momenti di crescita e anche di fatica. È un movimento che va compreso.
Lei racconta una storia che inizia con delicatezza, con un sentimento che si costruisce nel tempo e con la scoperta di qualità che l’hanno fatta sentire al sicuro. Allo stesso tempo, però, descrive anche un’altra parte della relazione: quella in cui si trova spesso a “reggere” lei il peso dell’iniziativa, dell’energia, della presenza emotiva.
È come se, accanto agli aspetti che la fanno stare bene, ci fossero elementi che la mettono in una posizione molto impegnativa: la passività del suo partner, la difficoltà a stare con gli altri, la scarsa soddisfazione personale, i momenti di forte stress e di malessere. Tutte cose che lui stesso riconosce e che porta in terapia, ma che per lei hanno un impatto concreto nella vita quotidiana.
Quando una persona diventa il principale spazio di piacere, di entusiasmo e di movimento dell’altra, è normale che col tempo inizi a sentirsi stanca, svuotata o “spenta”. Non perché non ci tenga, ma perché quella posizione rischia di diventare troppo grande per una sola persona.
La domanda che lei si pone, se sta chiedendo troppo o se sta facendo male a lui, è comprensibile. Ma forse la questione non è stabilire chi ha ragione o torto, bensì capire come sta lei dentro questa dinamica e se questo modo di stare insieme le permette di sentirsi vista, nutrita e sostenuta.
A volte, prima ancora di decidere se prendere una pausa o chiudere una relazione, può essere utile fermarsi e chiedersi: come mi sento quando non cerco di compensare le sue fatiche? Cosa succede alla relazione quando non sono io a portare avanti tutto? Quale parte di me si attiva quando sento che lui “vive attraverso me”? Che tipo di relazione desidero davvero, oggi?
Una pausa può essere uno strumento per osservare meglio queste cose, se viene scelta con chiarezza e non come gesto impulsivo.
Allo stesso modo, un confronto sincero con lui, non per chiedere cambiamenti immediati, ma per condividere come lei si sente, può aprire uno spazio nuovo.
Lei non sta sbagliando a interrogarsi. Sta cercando di capire se la relazione che ha costruito è anche quella in cui può continuare a stare bene. È un passaggio delicato, ma molto importante.
Se sente che da sola è difficile orientarsi, uno spazio personale di consultazione potrebbe aiutarla a mettere ordine e a capire quale direzione è più coerente con il suo benessere

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