Buonasera, scrivo qui per tentare di schiarirmi le idee e avere qualche parere. Da un anno sto insi

8 risposte
Buonasera,
scrivo qui per tentare di schiarirmi le idee e avere qualche parere. Da un anno sto insieme ad un ragazzo, io 27 anni lui 29. La nostra relazione nasce da un'amicizia: ai primi appuntamenti non era scattato nulla ma dopo due mesi di messaggi ed uscite decido di baciarlo. La nostra relazione si distingue per essere molto sentimentale e romantica, due caratteristiche che ormai non vivevo più da tempo e che dunque mi hanno fatto decidere di proseguire la frequentazione e cominciare poi una vera e propria relazione. Mi sono trovata di fronte a un ragazzo affidabile, responsabile, sensibile e dolce e quindi inizio a provare un senso di sicurezza mai provato prima. Queste qualità me lo fanno mettere su un piedistallo anche laddove io cominci ad avere dei dubbi o delle preoccupazioni, questo succede anche oggi.

Nel corso di questo anno il mio sentimento è però stato piuttosto altalenante. Si è stabilizzato solo negli ultimi tempi, quando ho capito che il sentimento non può farsi condizionare dal semplice cambio di umore o dai periodi di stress. Avevo bisogno di maturare e ho avuto modo di farlo grazie alla sua presenza, alla sua costanza e alla sua pazienza. Ciononostante ho però constatato che vi sono degli elementi costitutivi del carattere del mio ragazzo che non mi vanno bene: il poco carattere; la passività; la scarsa libido; la sua incapacità di relazionarsi con me e con gli altri. Su quest'ultima mi spiego meglio: è costantemente inibito nelle interazioni, insicuro, silenzioso e poco perspicace. Da quanto percepisco e da quanto ci siamo detti più volte, non riesce a godersi la compagnia degli altri e lui dice che questo sia dovuto al suo passato, improntato al dovere più che al piacere, anche in seguito a un'educazione famigliare che lo voleva ligio al dovere. Lamenta costantemente di aver vissuto una vita poco improntata al piacere e ad oggi non è per niente entusiasta della sua vita, il suo lavoro è costante motivo di insoddisfazione e ha più volte dei momenti di totale burnout che si esprimono in debolezza fisica, disturbi alimentari, forte depressione e ansia. La sua famiglia è motivo di costanti rimuginamenti e questioni dell'infanzia irrisolte, mai apertamente affrontate coi diretti interessati e abbastanza invasive. Quando propongo un'attività da fare insieme rimango spesso delusa perchè è difficile che lui sia entusiasta e presente: non parla, non ha MAI nulla da dire. Viene, lo fa per me, ma come se fosse trascinato, come se stessi portando a spasso un bambino che altrimenti non avrebbe nient'altro da fare. Se lo porto con me nel mio gruppo di amici rimane in disparte, non prende parola. O se prende parola fa degli interventi stupidi, abbastanza infantili e poco pertinenti. Solo quando siamo soli e si crea la giusta atmosfera riusciamo a comunicare e a dirci delle cose profonde, a tratti riusciamo anche a parlare di cose interessanti.

Lui è in terapia da qualche anno da una psicologa e mi dice di aver parlato di tutte queste dinamiche che non lo fanno stare bene e all'inizio mi sembrava essere un'ottima cosa il fatto che stesse affrontando con un professionista tutti i suoi turbamenti. Ma ad oggi noto che lamenta le stesse identiche situazioni dell'inizio della nostra relazione senza aver trovato una soluzione per stare in pace con se stesso e mi chiedo se invece non sia io, con il mio carattere più estroverso e socievole, a chiedergli troppo e a fargli male. A questo si aggiunge che io sono diventata il suo principale spazio di piacere, gli altri ambiti è come se non li coltivasse: non l'ho mai sentito entusiasta per altro che non fosse per me o per qualcosa fatta con me. Questa dinamica mi opprime e allo stesso mi spegne, perchè laddove vedo spento costantemente lui o sento che "vive" attraverso me ad un certo punto mi spengo anche io, rimango senza energie.

Non capisco se sia giusto o meno chiedere una pausa di riflessione per comprendere meglio tutte queste dinamiche o chiudere definitivamente la relazione.
Dott.ssa Emmanuelle Scarpa
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buongiorno, sembrerebbe che il tuo fidanzato ti percepirebbe come un'ancora di salvezza e l'unico tramite per avere contatti sociali. Capisco la pressione che senti, ma non è un compito che spetterebbe a te: è fondamentale che lui faccia un percorso psicoterapico, ma bisognerebbe capire quanto lui abbia investito in questa sua terapia o se si aspetta che il terapeuta faccia per lui..( forse è per questo che senti che la terapia non funziona), il lavoro individuale è molto complesso ed implica una messa in gioco personale, sperimentare e anche sbagliare, riconoscere quali sono i suoi piaceri di cui la vita non gli ha permesso di soffermarsi e conoscersi non in funzione dell'altro ma in modo introspettivo, personale. Tutto ciò non dipenderebbe da te ma dalla sua capacità di mettersi in gioco: se senti il bisogno di allontanarti da lui, potrebbe aiutarlo a prendere delle decisioni; parlane con lui, non puoi prendere una decisione da sola, la relazione è di entrambi, ma non sentirti responsabile per tutti e due.

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Prof. Adriano Formoso
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Garbagnate Milanese
Buonasera,
nelle tue parole c’è molta lucidità e insieme molta stanchezza. Hai incontrato un uomo affidabile e questo ti ha dato un senso di sicurezza nuovo, quasi salvifico, ma col tempo la sicurezza si è trasformata in peso. È accaduto qualcosa di sottile e umano, sei passata dall’incontrare una persona al diventare il suo principale luogo di vita, di piacere, di respiro.
Quando l’altro vive attraverso di noi, senza desideri propri, senza slancio, senza voce nel mondo, l’amore rischia di diventare accudimento, e l’accudimento, se non è scelto, spegne. Non stai chiedendo troppo, stai chiedendo qualcosa di essenziale, che l’altro sia vivo, presente, desiderante, anche al di fuori di te.

Il suo passato improntato al dovere, la famiglia invasiva, la depressione, la scarsa libido, la passività, non sono colpe, ma sono responsabilità. La terapia serve a rimettere in moto la vita, non solo a raccontarne il dolore. Se dopo anni il copione è identico, è legittimo chiedersi se lui stia davvero scegliendo di cambiare o se, inconsapevolmente, stia affidando a te il compito di tenerlo in piedi.

La domanda centrale non è se lo fai soffrire, ma se tu stai rinunciando a te stessa per non farlo soffrire. Una relazione sana è incontro tra due desideri, non il rifugio di uno solo.

Una pausa di riflessione non è una fuga, può essere un atto di verità. Serve a capire se lui può stare in piedi senza appoggiarsi a te, e se tu puoi tornare a sentire energia, leggerezza, desiderio. Se la pausa chiarisce che senza di te lui crolla e con lui tu ti spegni, allora la risposta è già scritta.
Ascolta il tuo esaurimento, è una voce saggia, non crudele. L’amore non dovrebbe togliere vita per darla a qualcun altro, ma moltiplicarla per entrambi. Se Vuoi seguimi su Instagram @adrianoformosoofficial
Dott.ssa Rossella Ianniello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Settimo Milanese
Buongiorno,
Innanzitutto mi dispiace molto per la situazione che sta vivendo, dove mi sembra centrale il suo senso di insoddisfazione e lo squilibrio che percepisce tra ciò che sente di "dare" al rapporto, in termini di energie relazionali e affettive e di progettazione, e ciò che sente di ricevere, in termini di coinvolgimento da parte del suo fidanzato, delle cui difficoltà è lei stessa consapevole. È sempre molto complicato capire come affrontare situazioni di questo genere, quanto spazio dare ai propri bisogni e quanto alla relazione o ai bisogni dell'altro, decidere a cosa si è disposti a rinunciare, quali compromessi occorre accettare. Quella della "pausa" potrebbe essere una prima risposta. Ma forse potrebbe darsi anche lei uno spazio di riflessione su di sé e sui motivi che le generano questo conflitto, magari iniziando un percorso psicologico.
Un caro saluto
Dott.ssa Cristina Di Fonzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, tra le opzioni che considera come ipotetiche soluzioni al problema, perché non inserire anche la psicoterapia di coppia? È difficile capire quanto le cause del disagio siano da attribuire alle problematiche individuali e legate alle famiglie di origine o quanto alla coppia. Le cose si intrecciano inevitabilmente. La relazione coniugale è come una reazione chimica, ciò che avviene in seguito all'incontro di due persone è qualcosa di unico, di altro. Sarebbe importante dedicare uno spazio a voi due insieme, visto che da quanto scrive tiene a questa persona. Se vuole sono a disposizione per accompagnarvi in questo percorso. Un caro saluto
Buonasera, da quanto ha scritto sembra si trovi in un momento di forte indecisione circa l’opportunità di portare avanti la sua relazione o interromperla perché insoddisfatta del suo attuale compagno. Partendo dal presupposto che non esiste la cosa giusta o sbagliata da fare, sembra che, a differenza del suo ragazzo che prova piacere nella vostra relazione pur essendo insoddisfatto di sé stesso, lei non si senta appagata nella espressione della sua libido, pur condividendo con lui momenti di intimità in cui sembrate comprendervi in profondità. Con un’attenta riflessione su di sé potrebbe arrivare a comprendere cosa vuole da una relazione e se l’insicurezza che lei avverte sia proprio nel concedersi una piena espressività di sé stessa anche in una relazione appagante e il sentire di non poterlo fare.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
dal racconto emerge chiaramente che lei ha vissuto con il suo ragazzo una relazione intensa e significativa, che le ha permesso di sperimentare sicurezza e crescita personale. Tuttavia, è altrettanto evidente come alcune dinamiche relazionali e caratteristiche di personalità del partner la stiano mettendo in difficoltà, soprattutto rispetto alla passività, alla scarsa espressività emotiva e alla difficoltà a godere della vita e delle relazioni sociali.

Le sue osservazioni indicano che il ragazzo sta affrontando temi profondi legati all’infanzia, alla gestione delle emozioni e alla soddisfazione personale, e che queste difficoltà influenzano inevitabilmente la relazione. È normale sentirsi sopraffatti quando ci si trova a dover “sostenere” emotivamente un partner, soprattutto se questo limita le proprie energie e la propria spontaneità.

In situazioni come questa, può essere utile fermarsi a riflettere su due punti principali: cosa lei si aspetta da una relazione e quanto le dinamiche attuali le permettono di sentirsi appagata, e quali sono i limiti reali del partner nel poter cambiare o gestire le proprie difficoltà. Una pausa di riflessione può aiutare a chiarire questi aspetti senza decisioni affrettate, ma allo stesso tempo può essere utile confrontarsi con uno specialista che possa guidare entrambe le parti nella comprensione delle dinamiche personali e relazionali.

In conclusione, le difficoltà che descrive meritano attenzione e approfondimento professionale per valutare come conciliare i propri bisogni affettivi con le caratteristiche del partner, senza sentirsi sopraffatti o responsabili esclusivi del suo benessere.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera, in effetti la sua descrizione sembra denotare una relazione veramente poco soddisfacente per lei. L'unica nota positiva appare la sicurezza ma come dice lei il rischio è di spegnersi con lui. Prima di qualsiasi decisione proverei ad aprirmi con lui con molta schiettezza e parlandogli dei suoi bisogni. (di lei). chiedergli di provare a sintonizzarsi sui suoi bisogni. Poi può considerare se questo porta a qualcosa. Se ha bisogno di aiuto sono diponibile anche online. Saluti Dario Martelli
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, mi sembra che il suo ragazzo soffra di una forma di ansia sociale, oltre probabilmente di altre problematiche familiari di un certo spessore. Avrebbe a mio avviso anzitutto bisogno di risolvere queste problematiche, instaurando di conseguenza migliori o più corretti rapporti familiari. L'ansia sociale se ne gioverebbe e andrebbe comunque seguita e curata, anche se richiede maggior tempo del primo passo indicato. Per quanto riguarda il lavoro, la questione va valutata attentamente ed assieme ad un terapeuta poiché se è fonte di grave stress sarebbe meglio cambiarlo. La terapia strategico-gestaltica è in grado di risolvere tutte queste problematiche in tempi ristretti rispetto ad altre terapie, ovviamente con la collaborazione del soggetto. La invito a visitare il sito web a mio nome per maggiori info.

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