Buonasera mi chiamo Stefania e vi scrivo dalla Puglia.Soffro di depressione stagionale e faccio molt

20 risposte
Buonasera mi chiamo Stefania e vi scrivo dalla Puglia.Soffro di depressione stagionale e faccio molta fatica ad affrontare non solo il passaggio da una stagione all’altra, ma anche la conclusione delle ricorrenze festive. Vivo questi momenti come delle separazioni difficili, che mi causano un forte disagio emotivo.Questa sofferenza si manifesta anche a livello fisico: mi ritrovo spesso a lottare con vari sintomi corporei e vivo con la costante paura che possa ripresentarsi la nausea, un’esperienza per me particolarmente faticosa e invalidante.
Nel tempo ho provato a leggere libri motivazionali, ma ho notato che i benefici sono solo temporanei e non mi aiutano a gestire il problema in modo duraturo. Per questo motivo vorrei esplorare approcci più profondi e strutturati, eventualmente includendo anche rimedi naturali o strategie integrate, se ritenute adeguate.
Cosa sarebbe idoneo per me?

Cordiali saluti,
Stefania
Dott.ssa Silvia Alessandri
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno Stefania, magari ha già provato ad intraprendere un percorso psicologico su questo tema. A mio avviso sarebbe molto utile esplorare le sensazioni che emergono in questi momenti, per capire che significato potrebbero avere e che messaggio potrebbero aver bisogno di portarle. Chissà magari si riconducono a qualche momento passato che ha rappresentato una separazione difficile oppure ad una paura profonda che ancora non è chiara, o chissà cosa altro. Sarebbe molto importante esplorare queste dimensioni anche perché il sintomo che presenta si sta stratificando: se il malessere sfocia nel corpo e poi la paura del sintomo stesso diventa invalidante rischia di trovarsi in un circuito piuttosto complesso da interrompere da sola.
Le mando un grande in bocca al lupo.

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera Stefania,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza.

Da ciò che descrive, la sofferenza che vive nei passaggi stagionali e alla fine delle ricorrenze festive sembra andare oltre un semplice “calo dell’umore”, assumendo il significato emotivo di vere e proprie separazioni. In molte persone questi momenti riattivano vissuti di perdita, vuoto o mancanza di contenimento, che possono esprimersi sia a livello psicologico sia corporeo. Il corpo, in questi casi, diventa un canale privilegiato di espressione del disagio: nausea, tensioni e paura dei sintomi stessi finiscono per alimentare un circolo di ansia e controllo che rende l’esperienza ancora più invalidante.

I libri motivazionali, come ha giustamente notato, possono offrire un sollievo momentaneo, ma difficilmente incidono sulle radici profonde del problema. Un percorso psicoterapeutico strutturato può invece aiutarla a comprendere il significato di questi vissuti, a lavorare sulla regolazione emotiva e a ridurre la somatizzazione e la paura dei sintomi fisici. Approcci cognitivo-comportamentali, eventualmente integrati con tecniche di mindfulness o di lavoro sul corpo, risultano spesso efficaci in situazioni come la sua. Anche l’eventuale utilizzo di rimedi naturali può essere valutato, ma sempre come supporto e non come soluzione unica, all’interno di un progetto terapeutico personalizzato.

Proprio perché la sua sofferenza è complessa e coinvolge più livelli, il mio consiglio è quello di approfondire la situazione con uno specialista, così da individuare l’intervento più idoneo e costruito su misura per lei.

Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Tiziana Vecchiarini
Psicologo, Psicoterapeuta
Pozzuoli
Gentile Stefania,
grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da quanto descrive emerge una sofferenza significativa, che coinvolge sia il piano emotivo sia quello corporeo e che tende a riattivarsi in momenti di passaggio e di separazione, come i cambi di stagione e la conclusione delle ricorrenze festive.

Attraverso una chat non è possibile fornire valutazioni cliniche o indicazioni terapeutiche specifiche; tuttavia, quando il disagio è persistente, accompagnato da sintomi fisici e da una forte componente di paura, l’approccio generalmente più adeguato è un percorso di psicoterapia, che consenta di lavorare in modo strutturato sui vissuti emotivi e sui meccanismi che mantengono il disagio nel tempo.

I contenuti motivazionali o le strategie generiche possono offrire un sollievo temporaneo, ma spesso non sono sufficienti quando la sofferenza ha radici più profonde e necessita di uno spazio di elaborazione continuativo.
Spero di essere stata di aiuto
Svolgo attività anche online
Un cordiale saluto.
Dott. Tiziana Vecchiarini
Dr. Angelo Feggi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, i sintomi possono facilmente trovare un sollievo di breve durata. Per una "guarigione" più duratura è inevitabile arrivare alla causa. Se si vuole andare in questa direzione potrebbe essere utile una psicoanalisi o comunque una psicoterapia ad indirizzo psicanalitico.
Dott.ssa Marianna Rudino
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bra
Buonasera Stefania, certamente credo che le sarebbe utile comprendere meglio delle strategie per la gestione dei sintomi che prova, incluso capire come gestire meglio e controllare la nausea, che descrive molto invalidante. Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico per capire meglio come gestire questi sintomi e curare la sua depressione. Le suggerirei anche di parlarne eventualmente anche con uno psichiatra per valutare un supporto farmacologico.
Dott.ssa Jessica Ceccherini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Stefania,
La ringrazio per aver condiviso in modo così accurato la sua esperienza. Quello che descrive – la sofferenza legata ai passaggi, alle conclusioni e alle separazioni, insieme alla riattivazione di sintomi fisici come la nausea – è un vissuto frequente nelle forme di depressione stagionale e, più in generale, nei quadri in cui le transizioni emotive risultano particolarmente difficili da tollerare.

Il fatto che lei percepisca questi momenti come “separazioni” è un elemento molto importante: spesso, infatti, il cambio di stagione o la fine delle festività non attivano solo una reazione al presente, ma riaccendono esperienze emotive più profonde legate alla perdita, al vuoto o alla difficoltà di lasciar andare. Il corpo, in questi casi, diventa il primo canale attraverso cui il disagio si esprime, soprattutto quando l’ansia e la paura che i sintomi si ripresentino prendono spazio.

Ha già fatto un passo significativo riconoscendo che i libri motivazionali, pur offrendo sollievo momentaneo, non riescono a incidere in modo stabile. Questo suggerisce che il suo bisogno non è tanto quello di “controllare” i sintomi, quanto di comprenderne il significato e di costruire strumenti emotivi più profondi per attraversare questi passaggi.

Un percorso psicologico strutturato potrebbe aiutarLa a:
• comprendere meglio il legame tra i cambiamenti esterni e le sue reazioni emotive e corporee
• lavorare sulla paura dei sintomi fisici, riducendo il circolo di allerta e anticipazione
• sviluppare modalità più sicure per affrontare le separazioni e le fasi di transizione

Per quanto riguarda approcci integrati o rimedi naturali, questi possono talvolta essere di supporto, ma è importante che siano inseriti all’interno di un lavoro psicologico più ampio e personalizzato, evitando soluzioni “generiche” che rischiano di non rispondere ai suoi bisogni specifici.

Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Buongiorno Stefania, capisco la fatica nel ritrovarsi ad affrontare stagionalmente tutto questo. Consiglio sempre un libro alle persone che seguo che hanno problematiche legate all'umore. il titolo è Superare la depressione di Leveni, Michelin e Piacentini. Troverà al suo interno un programma di terapia cognitivo-comportamentale.
Spero di esserle stata di aiuto. Se avesse necessità sono disponibile per consulenze online.
Cordiali Saluti
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Non so se lei segue già un percorso di psicoterapia, ma io partirei proprio da lì. La terapia infatti fa proprio quello: approfondire. Le dà un'occasione per vedere non soltanto più da vicino, ma anche da angolazioni nuove, il modo in cui lei funziona. E questo di solito dà ai pazienti nuovi gradi di libertà. Immagini il suo modo di funzionare come una stanza di 4 metri quadrati. La terapia allarga i confini di quella stanza, permettendole movimenti che finora non riteneva possibili. Così quella stanza diventa prima di 6 metri quadrati, poi di 8, e così via.
Dott.ssa Roberta Ristagno
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Foligno
Buonasera Stefania, alla luce della sintomatologia che lei descrive, le suggerirei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta e considerare di intraprendere un percorso psicoterapeutico strutturato. Le suggerirei di valutare anche un supporto farmacologico con uno specialista, idealmente all’interno di un lavoro integrato e coordinato tra terapeuta e medico/psichiatra per un intervento che sia per lei efficace e continuativo. E' importante tenere conto fin dall'inzio che il cambiamento richiede tempo e continuità, che sono quindi parte integrante del processo di cura. In bocca al lupo!
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Stefania,
da ciò che descrive emerge una sofferenza reale e strutturata, legata ai temi della separazione, del vuoto e della perdita di riferimenti, che nei cambiamenti stagionali e dopo le feste si riattivano con forza, anche a livello corporeo. I libri motivazionali possono dare sollievo momentaneo, ma non lavorano sulle radici del disagio.

Per Lei sarebbe indicato un percorso psicoterapeutico continuativo, che aiuti a comprendere e contenere queste reazioni emotive e somatiche, lavorando anche sulla paura anticipatoria dei sintomi fisici. In alcuni casi può essere utile affiancare tecniche di regolazione emotiva e corporea (rilassamento, mindfulness, lavoro sul respiro). Eventuali rimedi naturali andrebbero valutati con un medico, come supporto e non come soluzione principale.

Affrontare il problema in modo più profondo è una scelta sensata e rispettosa della Sua sofferenza.

Un saluto,
G.P.
Dott. Simone Rampin
Psicologo, Psicoterapeuta
Albignasego
Buonasera Stefania a volte il tono dell'umore può essere influenzato anche dal cambio della stagionalità ma come ha già notato lei sembrerebbe non essere tutto imputabile solo ed esclusivamente all'alternarsi delle stagioni. Sono d'accordo con lei che una terapia psicologica basato sul profondo potrebbe essere una strada giusta da percorrere in quanto permetterebbe l'esplorazione di dinamiche interne emotive molto piu profonde e personali sicuramente correlate alla sua sofferenza riportata.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile Stefania,
grazie per aver scritto e per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Quello che racconta è una sofferenza reale e comprensibile, e non riguarda solo “il cambio di stagione” in sé, ma il modo in cui alcuni passaggi e conclusioni vengono vissuti emotivamente come separazioni difficili.
Molte persone con una sensibilità depressiva o ansiosa sperimentano proprio questo: non è tanto l’evento in sé (la fine delle feste, il cambio di luce, il ritmo che riparte), quanto ciò che questi momenti attivano a livello interno. Possono riaccendere sentimenti di vuoto, perdita, malinconia o vulnerabilità, che il corpo spesso esprime attraverso sintomi fisici come nausea, tensioni, stanchezza o malessere generale. La paura che i sintomi si ripresentino, a sua volta, tende ad amplificarli.
Il fatto che i libri motivazionali le abbiano dato solo un sollievo temporaneo è coerente con questo quadro: spesso lavorano sul “tirarsi su”, ma non aiutano a comprendere perché certi momenti siano così destabilizzanti né come attraversarli in modo più regolato.
In termini di ciò che potrebbe essere idoneo per lei, alcune direzioni possibili sono:
Un percorso psicologico strutturato, che permetta di esplorare il significato emotivo che i passaggi stagionali e le separazioni assumono per lei. Non tanto per “eliminare” la tristezza, quanto per imparare a riconoscerla, contenerla e non esserne travolta.
Un lavoro mente–corpo, utile soprattutto quando i sintomi fisici (come la nausea) diventano centrali: tecniche di regolazione del sistema nervoso, respirazione, consapevolezza corporea possono ridurre l’intensità della risposta fisica e la paura anticipatoria.
Per quanto riguarda i rimedi naturali, possono talvolta essere un supporto (ad esempio in caso di sensibilità stagionale o cali energetici), ma è importante che vengano valutati con un professionista e inseriti in un quadro più ampio, non come unica soluzione.
Un primo piccolo passo, già da ora, può essere iniziare a osservare questi momenti di passaggio non come “qualcosa che non dovrebbe accadere”, ma come fasi delicate che richiedono più cura, più gradualità e meno richieste verso se stessa.
Se lo riterrà opportuno, potrà valutare un consulto psicologico per approfondire meglio la sua storia e individuare un percorso adatto alle sue specifiche esigenze.
Un caro saluto !
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Psicoterapeuta, Psicologo
Grottaferrata
Gentile Stefania,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e sensibilità la sua esperienza. Da ciò che descrive emerge una sofferenza autentica, che non riguarda solo l’umore, ma coinvolge anche il corpo e il modo in cui vive i passaggi, le conclusioni e le separazioni, come quelle legate ai cambi di stagione e alle ricorrenze festive.
È comprensibile che questi momenti vengano vissuti come perdite emotivamente faticose: per alcune persone, soprattutto sensibili e attente ai ritmi interni, le transizioni possono riattivare vissuti di vuoto, insicurezza o perdita di continuità. Il fatto che il disagio si esprima anche attraverso sintomi fisici, come la nausea e la paura che essa ritorni, indica un forte legame tra la dimensione emotiva e quella corporea, che merita ascolto e cura, non minimizzazione.
Ha fatto bene a notare che i libri motivazionali le offrono solo un sollievo temporaneo: spesso questi strumenti possono sostenere nel breve periodo, ma non incidono sulle radici più profonde del malessere. In questi casi, un percorso psicoterapeutico può essere utile proprio perché permette di comprendere il significato personale che questi passaggi hanno per lei, di lavorare sulla regolazione emotiva e sulla gestione dell’ansia legata ai sintomi corporei, e di costruire risorse più stabili nel tempo.
Un approccio integrato potrebbe essere particolarmente indicato. Eventuali rimedi naturali possono essere presi in considerazione, ma sempre all’interno di un quadro guidato e personalizzato.
Il primo passo, che lei ha già compiuto scrivendo, è riconoscere che questa sofferenza merita uno spazio dedicato e competente. Con il giusto accompagnamento, è possibile trovare modalità più gentili e sicure per attraversare questi momenti senza sentirsi sopraffatta.

Resto a disposizione per eventuali ulteriori approfondimenti.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Alexandra Benincasa
Dr. Richard Eugen Unterrichter
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trento
Buongiorno Stefania, piacere.
Dalla descrizione che vedo sopra, credo la terapia di elezione per questi disturbi debba essere incentrata nell'offrirle strumenti che le permettano di rinforzare alcune sue parti interne (oggetti relazionali interni) e poi lavorare sugli investimenti delle sue diverse parti del sè.
Spero d'esserle stato utile.
Cordialità : )
Dott.ssa Fortunata La Mura
Psicoterapeuta, Psicologo
Pompei
Buonasera Stefania,
ti leggo e sento quanto i passaggi — di stagione, di clima, di festività che finiscono — abbiano per te un impatto profondo. Non sono semplici cambiamenti: nel qui e ora diventano vere separazioni, vissute con tristezza, tensione e paura.
Il disagio che descrivi attraversa sia le emozioni sia il corpo. La nausea, o il timore che possa tornare, sembra tenerti in uno stato di continua allerta, come se fosse difficile sentirti davvero al sicuro dentro di te. Questo rende tutto più faticoso e comprensibilmente stancante.
Hai cercato sostegno nei libri motivazionali e hai notato che il sollievo dura poco. Questo dice quanto il tuo bisogno vada oltre le parole rassicuranti e chieda un contatto più diretto con ciò che stai vivendo.
Nell’approccio gestaltico l’attenzione resta su ciò che accade ora: su come il corpo reagisce, su ciò che senti quando qualcosa finisce, su come attraversi questi momenti senza doverli forzare o correggere. È uno spazio in cui la sofferenza può essere accolta, invece che combattuta.
Avverto in te un forte desiderio di stare meglio e di non essere sola davanti a questo vissuto. Questo desiderio è già parte del tuo modo di prenderti cura di te.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Federica Tropea
Psicologo, Psicoterapeuta
Catania
Buongiorno Stefania, sono la dottoressa Federica Tropea, la sofferenza che descrive potrebbe essere legata in modo significativo ai passaggi, alle separazioni e alle chiusure, che riattivano ansia e sintomi corporei. È comprensibile che i libri motivazionali aiutino solo temporaneamente, perché non lavorano sulle radici del disagio.
Un percorso psicoterapeutico strutturato potrebbe aiutarla a comprendere e gestire meglio questi vissuti, riducendo anche la paura dei sintomi fisici. In affiancamento, possono essere utili tecniche di regolazione dell’ansia e corpo–mente; eventuali rimedi naturali vanno valutati con il medico.
L’obiettivo non è evitare i cambiamenti, ma imparare ad attraversarli con maggiore stabilità emotiva.
Resto a sua disposizione, buona giornata.
Dott.ssa Paola di Tota
Psicoterapeuta, Psicologo
Brescia
Già, quindi è ciclotimica ? bisognerebbe proprio lavorare sulle separazioni, sulla capacità di saperle accogliere come eventi naturali e prevedibili, quindi prevenibili.
Dott. Armando Masucci
Psicologo, Psicoterapeuta
Avellino
E' opportuno un lavoro psicologico specifico sulla gestione delle separazioni.
L' angoscia ed i concomitanti, a volte, vissuti depressivi possono essere causati da una elaborazione e gestione inadeguata delle separazioni
Tenga presente che le separazioni a livello psicologico ed emotivo sono piccoli lutti
Dott.ssa Arianna Aschelter
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Velletri
Buongiorno Stefania,
comprendo la sua sofferenza e anche la difficoltà nel comprendere le motivazioni profonde ad essa legate. Sarebbe interessante, alla luce di come ha descritto il suo disagio, capire che significato ha nella sua vita e nella sua storia l'esperienza della "fine" di un periodo, di un'esperienza, ecc. Terminare qualcosa significa non solo guardare avanti ma anche lasciare qualcosa indietro; mi chiedo quindi se il disagio profondo non possa essere legato ad una difficoltà nel "lasciare andare", nel "separarsi" da qualcuno, da qualcosa o anche solo da emozioni e sensazioni vissute in un determinato momento. Mi chiedo anche se la difficoltà sia solo la sua o provenga anche dalla storia più o meno esplicita della sua famiglia. Purtroppo però è difficile affrontare una situazione così particolare tramite messaggi scritti. Il mio consiglio è quello di contattare un professionista, di persona o online, per provare a far emergere quei contenuti profondi che anche lei percepisce come possibili cause e/o risorse per ritrovare equilibrio e serenità.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Arianna Aschelter
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Buonasera Stefania, quello che descrive è molto più comune di quanto si pensi. Alcune persone vivono il cambio di stagione e la fine delle festività come vere e proprie “micro-separazioni”, con una sensazione di vuoto e malinconia che può ricordare un piccolo lutto. In alcuni casi si parla di Disturbo affettivo stagionale, una forma di depressione legata alla variazione di luce e ritmi biologici, ma il suo racconto mette in evidenza anche una componente emotiva legata al tema della separazione. I passaggi stagionali possono riattivare memorie emotive profonde: fine di qualcosa, cambiamento, perdita di un clima relazionale più caldo o protettivo. Il corpo spesso esprime ciò che la mente fatica a elaborare, e la nausea può diventare il segnale somatico di un’ansia anticipatoria (“e se tornasse?”) che mantiene attivo il sistema di allerta.
I libri motivazionali possono offrire sollievo momentaneo, ma quando il disagio è ciclico e strutturato è utile un intervento più mirato. Un percorso di psicoterapia focalizzato sulla regolazione emotiva, sull’elaborazione del tema della separazione e sulla gestione dell’ansia somatica può aiutare a ridurre l’intensità dei sintomi e a spezzare il circolo paura-nausea-paura. Sul piano integrato, può essere utile valutare con il medico curante o uno specialista l’eventuale utilizzo di strumenti come la fototerapia nei mesi più critici, un supporto nutrizionale mirato, tecniche di rilassamento o mindfulness orientate al corpo. Tuttavia, questi interventi funzionano meglio quando inseriti in un lavoro psicologico che dia significato al vissuto emotivo. Se il disagio è ricorrente e impattante, iniziare o riprendere un percorso di supporto psicologico può aiutarla a costruire strategie più stabili nel tempo, così da attraversare i cambi di stagione con maggiore sicurezza e minore paura dei sintomi fisici.

Un cordiale saluto.

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