Buonasera mi chiamo Stefania e vi scrivo dalla Puglia.Soffro di depressione stagionale e faccio molt
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Buonasera mi chiamo Stefania e vi scrivo dalla Puglia.Soffro di depressione stagionale e faccio molta fatica ad affrontare non solo il passaggio da una stagione all’altra, ma anche la conclusione delle ricorrenze festive. Vivo questi momenti come delle separazioni difficili, che mi causano un forte disagio emotivo.Questa sofferenza si manifesta anche a livello fisico: mi ritrovo spesso a lottare con vari sintomi corporei e vivo con la costante paura che possa ripresentarsi la nausea, un’esperienza per me particolarmente faticosa e invalidante.
Nel tempo ho provato a leggere libri motivazionali, ma ho notato che i benefici sono solo temporanei e non mi aiutano a gestire il problema in modo duraturo. Per questo motivo vorrei esplorare approcci più profondi e strutturati, eventualmente includendo anche rimedi naturali o strategie integrate, se ritenute adeguate.
Cosa sarebbe idoneo per me?
Cordiali saluti,
Stefania
Nel tempo ho provato a leggere libri motivazionali, ma ho notato che i benefici sono solo temporanei e non mi aiutano a gestire il problema in modo duraturo. Per questo motivo vorrei esplorare approcci più profondi e strutturati, eventualmente includendo anche rimedi naturali o strategie integrate, se ritenute adeguate.
Cosa sarebbe idoneo per me?
Cordiali saluti,
Stefania
Buongiorno Stefania, magari ha già provato ad intraprendere un percorso psicologico su questo tema. A mio avviso sarebbe molto utile esplorare le sensazioni che emergono in questi momenti, per capire che significato potrebbero avere e che messaggio potrebbero aver bisogno di portarle. Chissà magari si riconducono a qualche momento passato che ha rappresentato una separazione difficile oppure ad una paura profonda che ancora non è chiara, o chissà cosa altro. Sarebbe molto importante esplorare queste dimensioni anche perché il sintomo che presenta si sta stratificando: se il malessere sfocia nel corpo e poi la paura del sintomo stesso diventa invalidante rischia di trovarsi in un circuito piuttosto complesso da interrompere da sola.
Le mando un grande in bocca al lupo.
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Buonasera Stefania,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza.
Da ciò che descrive, la sofferenza che vive nei passaggi stagionali e alla fine delle ricorrenze festive sembra andare oltre un semplice “calo dell’umore”, assumendo il significato emotivo di vere e proprie separazioni. In molte persone questi momenti riattivano vissuti di perdita, vuoto o mancanza di contenimento, che possono esprimersi sia a livello psicologico sia corporeo. Il corpo, in questi casi, diventa un canale privilegiato di espressione del disagio: nausea, tensioni e paura dei sintomi stessi finiscono per alimentare un circolo di ansia e controllo che rende l’esperienza ancora più invalidante.
I libri motivazionali, come ha giustamente notato, possono offrire un sollievo momentaneo, ma difficilmente incidono sulle radici profonde del problema. Un percorso psicoterapeutico strutturato può invece aiutarla a comprendere il significato di questi vissuti, a lavorare sulla regolazione emotiva e a ridurre la somatizzazione e la paura dei sintomi fisici. Approcci cognitivo-comportamentali, eventualmente integrati con tecniche di mindfulness o di lavoro sul corpo, risultano spesso efficaci in situazioni come la sua. Anche l’eventuale utilizzo di rimedi naturali può essere valutato, ma sempre come supporto e non come soluzione unica, all’interno di un progetto terapeutico personalizzato.
Proprio perché la sua sofferenza è complessa e coinvolge più livelli, il mio consiglio è quello di approfondire la situazione con uno specialista, così da individuare l’intervento più idoneo e costruito su misura per lei.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza.
Da ciò che descrive, la sofferenza che vive nei passaggi stagionali e alla fine delle ricorrenze festive sembra andare oltre un semplice “calo dell’umore”, assumendo il significato emotivo di vere e proprie separazioni. In molte persone questi momenti riattivano vissuti di perdita, vuoto o mancanza di contenimento, che possono esprimersi sia a livello psicologico sia corporeo. Il corpo, in questi casi, diventa un canale privilegiato di espressione del disagio: nausea, tensioni e paura dei sintomi stessi finiscono per alimentare un circolo di ansia e controllo che rende l’esperienza ancora più invalidante.
I libri motivazionali, come ha giustamente notato, possono offrire un sollievo momentaneo, ma difficilmente incidono sulle radici profonde del problema. Un percorso psicoterapeutico strutturato può invece aiutarla a comprendere il significato di questi vissuti, a lavorare sulla regolazione emotiva e a ridurre la somatizzazione e la paura dei sintomi fisici. Approcci cognitivo-comportamentali, eventualmente integrati con tecniche di mindfulness o di lavoro sul corpo, risultano spesso efficaci in situazioni come la sua. Anche l’eventuale utilizzo di rimedi naturali può essere valutato, ma sempre come supporto e non come soluzione unica, all’interno di un progetto terapeutico personalizzato.
Proprio perché la sua sofferenza è complessa e coinvolge più livelli, il mio consiglio è quello di approfondire la situazione con uno specialista, così da individuare l’intervento più idoneo e costruito su misura per lei.
Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile Stefania,
grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da quanto descrive emerge una sofferenza significativa, che coinvolge sia il piano emotivo sia quello corporeo e che tende a riattivarsi in momenti di passaggio e di separazione, come i cambi di stagione e la conclusione delle ricorrenze festive.
Attraverso una chat non è possibile fornire valutazioni cliniche o indicazioni terapeutiche specifiche; tuttavia, quando il disagio è persistente, accompagnato da sintomi fisici e da una forte componente di paura, l’approccio generalmente più adeguato è un percorso di psicoterapia, che consenta di lavorare in modo strutturato sui vissuti emotivi e sui meccanismi che mantengono il disagio nel tempo.
I contenuti motivazionali o le strategie generiche possono offrire un sollievo temporaneo, ma spesso non sono sufficienti quando la sofferenza ha radici più profonde e necessita di uno spazio di elaborazione continuativo.
Spero di essere stata di aiuto
Svolgo attività anche online
Un cordiale saluto.
Dott. Tiziana Vecchiarini
grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da quanto descrive emerge una sofferenza significativa, che coinvolge sia il piano emotivo sia quello corporeo e che tende a riattivarsi in momenti di passaggio e di separazione, come i cambi di stagione e la conclusione delle ricorrenze festive.
Attraverso una chat non è possibile fornire valutazioni cliniche o indicazioni terapeutiche specifiche; tuttavia, quando il disagio è persistente, accompagnato da sintomi fisici e da una forte componente di paura, l’approccio generalmente più adeguato è un percorso di psicoterapia, che consenta di lavorare in modo strutturato sui vissuti emotivi e sui meccanismi che mantengono il disagio nel tempo.
I contenuti motivazionali o le strategie generiche possono offrire un sollievo temporaneo, ma spesso non sono sufficienti quando la sofferenza ha radici più profonde e necessita di uno spazio di elaborazione continuativo.
Spero di essere stata di aiuto
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Un cordiale saluto.
Dott. Tiziana Vecchiarini
Buonasera, i sintomi possono facilmente trovare un sollievo di breve durata. Per una "guarigione" più duratura è inevitabile arrivare alla causa. Se si vuole andare in questa direzione potrebbe essere utile una psicoanalisi o comunque una psicoterapia ad indirizzo psicanalitico.
Buonasera Stefania, certamente credo che le sarebbe utile comprendere meglio delle strategie per la gestione dei sintomi che prova, incluso capire come gestire meglio e controllare la nausea, che descrive molto invalidante. Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico per capire meglio come gestire questi sintomi e curare la sua depressione. Le suggerirei anche di parlarne eventualmente anche con uno psichiatra per valutare un supporto farmacologico.
Gentile Stefania,
La ringrazio per aver condiviso in modo così accurato la sua esperienza. Quello che descrive – la sofferenza legata ai passaggi, alle conclusioni e alle separazioni, insieme alla riattivazione di sintomi fisici come la nausea – è un vissuto frequente nelle forme di depressione stagionale e, più in generale, nei quadri in cui le transizioni emotive risultano particolarmente difficili da tollerare.
Il fatto che lei percepisca questi momenti come “separazioni” è un elemento molto importante: spesso, infatti, il cambio di stagione o la fine delle festività non attivano solo una reazione al presente, ma riaccendono esperienze emotive più profonde legate alla perdita, al vuoto o alla difficoltà di lasciar andare. Il corpo, in questi casi, diventa il primo canale attraverso cui il disagio si esprime, soprattutto quando l’ansia e la paura che i sintomi si ripresentino prendono spazio.
Ha già fatto un passo significativo riconoscendo che i libri motivazionali, pur offrendo sollievo momentaneo, non riescono a incidere in modo stabile. Questo suggerisce che il suo bisogno non è tanto quello di “controllare” i sintomi, quanto di comprenderne il significato e di costruire strumenti emotivi più profondi per attraversare questi passaggi.
Un percorso psicologico strutturato potrebbe aiutarLa a:
• comprendere meglio il legame tra i cambiamenti esterni e le sue reazioni emotive e corporee
• lavorare sulla paura dei sintomi fisici, riducendo il circolo di allerta e anticipazione
• sviluppare modalità più sicure per affrontare le separazioni e le fasi di transizione
Per quanto riguarda approcci integrati o rimedi naturali, questi possono talvolta essere di supporto, ma è importante che siano inseriti all’interno di un lavoro psicologico più ampio e personalizzato, evitando soluzioni “generiche” che rischiano di non rispondere ai suoi bisogni specifici.
Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
La ringrazio per aver condiviso in modo così accurato la sua esperienza. Quello che descrive – la sofferenza legata ai passaggi, alle conclusioni e alle separazioni, insieme alla riattivazione di sintomi fisici come la nausea – è un vissuto frequente nelle forme di depressione stagionale e, più in generale, nei quadri in cui le transizioni emotive risultano particolarmente difficili da tollerare.
Il fatto che lei percepisca questi momenti come “separazioni” è un elemento molto importante: spesso, infatti, il cambio di stagione o la fine delle festività non attivano solo una reazione al presente, ma riaccendono esperienze emotive più profonde legate alla perdita, al vuoto o alla difficoltà di lasciar andare. Il corpo, in questi casi, diventa il primo canale attraverso cui il disagio si esprime, soprattutto quando l’ansia e la paura che i sintomi si ripresentino prendono spazio.
Ha già fatto un passo significativo riconoscendo che i libri motivazionali, pur offrendo sollievo momentaneo, non riescono a incidere in modo stabile. Questo suggerisce che il suo bisogno non è tanto quello di “controllare” i sintomi, quanto di comprenderne il significato e di costruire strumenti emotivi più profondi per attraversare questi passaggi.
Un percorso psicologico strutturato potrebbe aiutarLa a:
• comprendere meglio il legame tra i cambiamenti esterni e le sue reazioni emotive e corporee
• lavorare sulla paura dei sintomi fisici, riducendo il circolo di allerta e anticipazione
• sviluppare modalità più sicure per affrontare le separazioni e le fasi di transizione
Per quanto riguarda approcci integrati o rimedi naturali, questi possono talvolta essere di supporto, ma è importante che siano inseriti all’interno di un lavoro psicologico più ampio e personalizzato, evitando soluzioni “generiche” che rischiano di non rispondere ai suoi bisogni specifici.
Cordiali saluti
Dr.ssa Jessica Ceccherini
Buongiorno Stefania, capisco la fatica nel ritrovarsi ad affrontare stagionalmente tutto questo. Consiglio sempre un libro alle persone che seguo che hanno problematiche legate all'umore. il titolo è Superare la depressione di Leveni, Michelin e Piacentini. Troverà al suo interno un programma di terapia cognitivo-comportamentale.
Spero di esserle stata di aiuto. Se avesse necessità sono disponibile per consulenze online.
Cordiali Saluti
Spero di esserle stata di aiuto. Se avesse necessità sono disponibile per consulenze online.
Cordiali Saluti
Non so se lei segue già un percorso di psicoterapia, ma io partirei proprio da lì. La terapia infatti fa proprio quello: approfondire. Le dà un'occasione per vedere non soltanto più da vicino, ma anche da angolazioni nuove, il modo in cui lei funziona. E questo di solito dà ai pazienti nuovi gradi di libertà. Immagini il suo modo di funzionare come una stanza di 4 metri quadrati. La terapia allarga i confini di quella stanza, permettendole movimenti che finora non riteneva possibili. Così quella stanza diventa prima di 6 metri quadrati, poi di 8, e così via.
Buonasera Stefania, alla luce della sintomatologia che lei descrive, le suggerirei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta e considerare di intraprendere un percorso psicoterapeutico strutturato. Le suggerirei di valutare anche un supporto farmacologico con uno specialista, idealmente all’interno di un lavoro integrato e coordinato tra terapeuta e medico/psichiatra per un intervento che sia per lei efficace e continuativo. E' importante tenere conto fin dall'inzio che il cambiamento richiede tempo e continuità, che sono quindi parte integrante del processo di cura. In bocca al lupo!
Gentile Stefania,
da ciò che descrive emerge una sofferenza reale e strutturata, legata ai temi della separazione, del vuoto e della perdita di riferimenti, che nei cambiamenti stagionali e dopo le feste si riattivano con forza, anche a livello corporeo. I libri motivazionali possono dare sollievo momentaneo, ma non lavorano sulle radici del disagio.
Per Lei sarebbe indicato un percorso psicoterapeutico continuativo, che aiuti a comprendere e contenere queste reazioni emotive e somatiche, lavorando anche sulla paura anticipatoria dei sintomi fisici. In alcuni casi può essere utile affiancare tecniche di regolazione emotiva e corporea (rilassamento, mindfulness, lavoro sul respiro). Eventuali rimedi naturali andrebbero valutati con un medico, come supporto e non come soluzione principale.
Affrontare il problema in modo più profondo è una scelta sensata e rispettosa della Sua sofferenza.
Un saluto,
G.P.
da ciò che descrive emerge una sofferenza reale e strutturata, legata ai temi della separazione, del vuoto e della perdita di riferimenti, che nei cambiamenti stagionali e dopo le feste si riattivano con forza, anche a livello corporeo. I libri motivazionali possono dare sollievo momentaneo, ma non lavorano sulle radici del disagio.
Per Lei sarebbe indicato un percorso psicoterapeutico continuativo, che aiuti a comprendere e contenere queste reazioni emotive e somatiche, lavorando anche sulla paura anticipatoria dei sintomi fisici. In alcuni casi può essere utile affiancare tecniche di regolazione emotiva e corporea (rilassamento, mindfulness, lavoro sul respiro). Eventuali rimedi naturali andrebbero valutati con un medico, come supporto e non come soluzione principale.
Affrontare il problema in modo più profondo è una scelta sensata e rispettosa della Sua sofferenza.
Un saluto,
G.P.
Buonasera Stefania a volte il tono dell'umore può essere influenzato anche dal cambio della stagionalità ma come ha già notato lei sembrerebbe non essere tutto imputabile solo ed esclusivamente all'alternarsi delle stagioni. Sono d'accordo con lei che una terapia psicologica basato sul profondo potrebbe essere una strada giusta da percorrere in quanto permetterebbe l'esplorazione di dinamiche interne emotive molto piu profonde e personali sicuramente correlate alla sua sofferenza riportata.
Gentile Stefania,
grazie per aver scritto e per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Quello che racconta è una sofferenza reale e comprensibile, e non riguarda solo “il cambio di stagione” in sé, ma il modo in cui alcuni passaggi e conclusioni vengono vissuti emotivamente come separazioni difficili.
Molte persone con una sensibilità depressiva o ansiosa sperimentano proprio questo: non è tanto l’evento in sé (la fine delle feste, il cambio di luce, il ritmo che riparte), quanto ciò che questi momenti attivano a livello interno. Possono riaccendere sentimenti di vuoto, perdita, malinconia o vulnerabilità, che il corpo spesso esprime attraverso sintomi fisici come nausea, tensioni, stanchezza o malessere generale. La paura che i sintomi si ripresentino, a sua volta, tende ad amplificarli.
Il fatto che i libri motivazionali le abbiano dato solo un sollievo temporaneo è coerente con questo quadro: spesso lavorano sul “tirarsi su”, ma non aiutano a comprendere perché certi momenti siano così destabilizzanti né come attraversarli in modo più regolato.
In termini di ciò che potrebbe essere idoneo per lei, alcune direzioni possibili sono:
Un percorso psicologico strutturato, che permetta di esplorare il significato emotivo che i passaggi stagionali e le separazioni assumono per lei. Non tanto per “eliminare” la tristezza, quanto per imparare a riconoscerla, contenerla e non esserne travolta.
Un lavoro mente–corpo, utile soprattutto quando i sintomi fisici (come la nausea) diventano centrali: tecniche di regolazione del sistema nervoso, respirazione, consapevolezza corporea possono ridurre l’intensità della risposta fisica e la paura anticipatoria.
Per quanto riguarda i rimedi naturali, possono talvolta essere un supporto (ad esempio in caso di sensibilità stagionale o cali energetici), ma è importante che vengano valutati con un professionista e inseriti in un quadro più ampio, non come unica soluzione.
Un primo piccolo passo, già da ora, può essere iniziare a osservare questi momenti di passaggio non come “qualcosa che non dovrebbe accadere”, ma come fasi delicate che richiedono più cura, più gradualità e meno richieste verso se stessa.
Se lo riterrà opportuno, potrà valutare un consulto psicologico per approfondire meglio la sua storia e individuare un percorso adatto alle sue specifiche esigenze.
Un caro saluto !
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
grazie per aver scritto e per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Quello che racconta è una sofferenza reale e comprensibile, e non riguarda solo “il cambio di stagione” in sé, ma il modo in cui alcuni passaggi e conclusioni vengono vissuti emotivamente come separazioni difficili.
Molte persone con una sensibilità depressiva o ansiosa sperimentano proprio questo: non è tanto l’evento in sé (la fine delle feste, il cambio di luce, il ritmo che riparte), quanto ciò che questi momenti attivano a livello interno. Possono riaccendere sentimenti di vuoto, perdita, malinconia o vulnerabilità, che il corpo spesso esprime attraverso sintomi fisici come nausea, tensioni, stanchezza o malessere generale. La paura che i sintomi si ripresentino, a sua volta, tende ad amplificarli.
Il fatto che i libri motivazionali le abbiano dato solo un sollievo temporaneo è coerente con questo quadro: spesso lavorano sul “tirarsi su”, ma non aiutano a comprendere perché certi momenti siano così destabilizzanti né come attraversarli in modo più regolato.
In termini di ciò che potrebbe essere idoneo per lei, alcune direzioni possibili sono:
Un percorso psicologico strutturato, che permetta di esplorare il significato emotivo che i passaggi stagionali e le separazioni assumono per lei. Non tanto per “eliminare” la tristezza, quanto per imparare a riconoscerla, contenerla e non esserne travolta.
Un lavoro mente–corpo, utile soprattutto quando i sintomi fisici (come la nausea) diventano centrali: tecniche di regolazione del sistema nervoso, respirazione, consapevolezza corporea possono ridurre l’intensità della risposta fisica e la paura anticipatoria.
Per quanto riguarda i rimedi naturali, possono talvolta essere un supporto (ad esempio in caso di sensibilità stagionale o cali energetici), ma è importante che vengano valutati con un professionista e inseriti in un quadro più ampio, non come unica soluzione.
Un primo piccolo passo, già da ora, può essere iniziare a osservare questi momenti di passaggio non come “qualcosa che non dovrebbe accadere”, ma come fasi delicate che richiedono più cura, più gradualità e meno richieste verso se stessa.
Se lo riterrà opportuno, potrà valutare un consulto psicologico per approfondire meglio la sua storia e individuare un percorso adatto alle sue specifiche esigenze.
Un caro saluto !
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
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