Buonasera. Da circa due anni ho difficoltà a deglutire. Ho un blocco psicologico che mi impedisce d
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Buonasera.
Da circa due anni ho difficoltà a deglutire. Ho un blocco psicologico che mi impedisce di farlo. Ero già in cura presso una psicologa, ho avuto un consulto da due psichiatri che mi hanno prescritto i farmaci, uno dei quali mi ha fatto ingrassare 15 kg ma quasi risolto il problema, prontamente tornato appena finita la cura farmacologica. Lo psichiatra mi ha "abbandonato" per motivi di salute e nel contempo ho cambiato psicologo. Davvero molto bravo, ma ormai sono da lui da quasi un anno e nell'ultima settimana i cibi che prima riuscivo a deglutire ora non riesco più. Ho la gola in fiamme perché i muscoli si irrigidiscono e non riesco a buttare giù molto.
Vi chiedo aiuto perché dopo due anni non so proprio più cosa fare.
Cordiali saluti
Da circa due anni ho difficoltà a deglutire. Ho un blocco psicologico che mi impedisce di farlo. Ero già in cura presso una psicologa, ho avuto un consulto da due psichiatri che mi hanno prescritto i farmaci, uno dei quali mi ha fatto ingrassare 15 kg ma quasi risolto il problema, prontamente tornato appena finita la cura farmacologica. Lo psichiatra mi ha "abbandonato" per motivi di salute e nel contempo ho cambiato psicologo. Davvero molto bravo, ma ormai sono da lui da quasi un anno e nell'ultima settimana i cibi che prima riuscivo a deglutire ora non riesco più. Ho la gola in fiamme perché i muscoli si irrigidiscono e non riesco a buttare giù molto.
Vi chiedo aiuto perché dopo due anni non so proprio più cosa fare.
Cordiali saluti
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso.
Comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione da lei riportata.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Cordialmente, dott FDL
Comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione da lei riportata.
Ritengo fondamentale che lei intraprenda un percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare le situazioni particolarmente problematiche onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Cordialmente, dott FDL
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Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Scrive che ha cambiato psicologo, quindi credo che sia opportuno per lei continuare a parlare con lui di queste cose, si dia del tempo.
Buona serata.
Dott. Fiori
Buona serata.
Dott. Fiori
Buonasera, mi chiedevo se avesse preso in considerazione di fare un percorso sinergico coinvolgendo un/a logopedista. In questo modo si potrebbe provare ad agire contemporaneamente sui "blocchi psicologici" e sui "blocchi fisici".
Un caro saluto
Un caro saluto
Salve. Suggerirei una terapia miofunzionale che è una riabilitazione deglutitoria o una psicoterapia bioenergetica che lavorando sull'integrazione mente corpo va ad allentare anche le tensioni muscolari corporee che trattengono le tensioni emotive. Distinti saluti
Buongiorno, dev'essere molto difficile convivere con un sintomo così fastidioso. Parli ancora con il suo psicologo, magari può proporgli di integrare il vostro lavoro con un intervento che coinvolga il corpo e la deglutizione nello specifico. In bocca al lupo. Dott.ssa Franca Vocaturi
Gentile Utente, mi dispiace molto per il disagio con cui sta facendo i conti. Immagino sia un sintomo estremamente sgradevole ma, come tutti i sintomi, ha il compito di portare l'attenzione da qualche parte... o di deviarla. Riferisce di essere seguito a livello farmacologico e psicologico: è importante che riferisca quanto ha scritto ai professionisti che già l'hanno conosciuta. Se dopo un anno di lavoro definisce lo psicologo "davvero molto bravo" magari è la figura più indicata per aiutarla a comprendere e a risolvere i problemi sopraggiunti nell'ultima settimana. Saluti, dott.ssa Valentina Cecchi
Buonasera a lei.
Quello che descrive è un quadro di disfagia psicogena, un disturbo di ansia anticipatori misto a una forma di controllo eccessivo.
Di recente ho dimesso una mia paziente con una disfagia psicogena, il percorso psicoterapeutico è durato un anno, ho trattato con lei i ricordi traumatici di tipo T e quelli legati alla alimentazione, sono emersi aspetti appartenenti alla relazione di attaccamento... ma ogni storia ha poi la sua unicità.
Sono però felice di poterle dire che la mia paziente adesso sta bene, e sono sicura che anche lei potrà affidarsi a un esperto che la aiuterà a venirne fuori.
Quello che descrive è un quadro di disfagia psicogena, un disturbo di ansia anticipatori misto a una forma di controllo eccessivo.
Di recente ho dimesso una mia paziente con una disfagia psicogena, il percorso psicoterapeutico è durato un anno, ho trattato con lei i ricordi traumatici di tipo T e quelli legati alla alimentazione, sono emersi aspetti appartenenti alla relazione di attaccamento... ma ogni storia ha poi la sua unicità.
Sono però felice di poterle dire che la mia paziente adesso sta bene, e sono sicura che anche lei potrà affidarsi a un esperto che la aiuterà a venirne fuori.
Buonasera, comprendo la difficoltà di affidarsi quando i problemi riemergono e la spinta a cambiare per trovare una soluzione rapida. Tuttavia, la invito a continuare ad avere fiducia nello psicologo che ha scelto: condivida con lui proprio quello che ha condiviso ora.
Salve innanzitutto le consigli confrontarsi col suo medico curante per valutare se ci sono cause fisiologiche.
Accertato che esse non sussisto e che si tratti come dice Lei un “ blocco psicologico” le consiglio d’intraprendere un percorso psicologico volto a indagare concretamente e dettagliatamente le caratteristiche del disturbo ( da quanto tempo ce l’ha ? se cè stato un evento o un pensiero che lo ha scatenato quali pensieri ha mentre mangia ecc.. )
Se si trattasse di paura di deglutire potrebbe rivolgersi ad un professionista che applichi tecniche d’’esposizione.
Cordiali Saluti: Dott. Luca Ferretti
Accertato che esse non sussisto e che si tratti come dice Lei un “ blocco psicologico” le consiglio d’intraprendere un percorso psicologico volto a indagare concretamente e dettagliatamente le caratteristiche del disturbo ( da quanto tempo ce l’ha ? se cè stato un evento o un pensiero che lo ha scatenato quali pensieri ha mentre mangia ecc.. )
Se si trattasse di paura di deglutire potrebbe rivolgersi ad un professionista che applichi tecniche d’’esposizione.
Cordiali Saluti: Dott. Luca Ferretti
Gent.ma, escluse cause organiche, la sua breve descrizione è suggestiva di un disturbo da sintomi somatici, in particolare un disturbo di conversione. Il problema che avverte è verosimilmente collegato ad uno stato ansioso che va meglio inserito nella sua più ampia persona. Riferisce di avere in corso una psicoterapia che le ha dato giovamento oltre al fatto che sembra trovarsi bene: prosegua il trattamento e riferisca al suo terapeuta questi disagi, tenendo presente che può essere un lavoro terapeutico a lungo termine. SG
Gentile utente,
Direi che ha già fatto un bel pezzo di strada andando a ricercare un supporto sia di tipo farmacologico che psicoterapico. È importante che mantenga l'impegno preso con sé stessa nel meritarsi di avere cura di sé pertanto condivida con il suo terapeuta le difficoltà che sta attraversando in modo da comprendere come mai in questo momento i sintomi siano peggiorati oltre a sondare il sentimento di stallo o inefficacia che prova. Un caro saluto
Direi che ha già fatto un bel pezzo di strada andando a ricercare un supporto sia di tipo farmacologico che psicoterapico. È importante che mantenga l'impegno preso con sé stessa nel meritarsi di avere cura di sé pertanto condivida con il suo terapeuta le difficoltà che sta attraversando in modo da comprendere come mai in questo momento i sintomi siano peggiorati oltre a sondare il sentimento di stallo o inefficacia che prova. Un caro saluto
il corpo parla, dal suo racconto è abbastanza evidente. l'irrigidimento dei muscoli della gola rappresenta un blocco corporeo che nasconde un blocco psicologico a "mandare giu " qualcosa di significativo per lei. un percorso individuale permette certo di dare voce e spazio a episodi e sensazioni significative. l approccio bioenergetico parte dal corpo e dai suoi blocchi con l obiettivo di scioglierli e di permettere il rilascio di emozioni forti e antiche attraverso il pianto o la voce. forse un approccio psico corporeo potrebbe aiutarla . mi contatti pure se volesse saperne di più. cordialmente
dottoressa alessandra stella
dottoressa alessandra stella
Buonasera,
per esserle d'aiuto dovrei approfondire facendole delle domande.
Un saluto cordiale
dott.ssa Marzia S.
per esserle d'aiuto dovrei approfondire facendole delle domande.
Un saluto cordiale
dott.ssa Marzia S.
Mi sento di aggiungere solo un aspetto alle risposte competenti dei colleghi che le hanno risposto. Un sintomo ha anche un significato sociale oltrechè simbolico e a maggior ragione quando questo sceglie il corpo per esprimersi. La domanda che potrebbe essere uno spunto da riportare in terapia è la seguente: che funzione ha il sintomo nel suo contesto sociale?
Buonasera, si è consultata con il suo medico di base? Se sono state escluse cause organiche potrebbe pensare di rivolgersi ad uno specialista per effettuare-in particolare- sedute di rilassamento muscolare progressivo e tecniche di training autogeno e Mindfulness per andare a ripristinare il sistema nervoso, in particolare il ramo Simpatico del Sistema Nervoso Autonomo, che è quello responsabile dell'innesco di ansia, agitazione e di ogni risposta che mobilita l'organismo verso uno stato di allerta.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Giulia Casole
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Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Qualora volesse, sono a disposizione. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Salve, la invito a parlare con lo psicologo che la segue di quanto ha qui riportato. In questo modo il collega può comprendere questo alla luce di quello che avete affrontato in precedenza. Cordialmente, dott.ssa Vigani Viola
Buonasera, capisco il dolore nel gestire il suo vissuto nell'affrontare i vari problemi. Il percorso terapeutico aiuta ad analizzare il sintomo che causa il malessere psicofisico.
Un caro saluto
Dssa Vincenza Papeo
Un caro saluto
Dssa Vincenza Papeo
Buongiorno, immagino l'esasperazione, sicuramente il cambio di professionisti non ha aiutato nella continuità del suo percorso e a volte è difficile darsi tempo, lo capisco, cosa dicono gli specialisti che la stanno seguendo al riguardo?
Buonasera, le consiglio un consulto con un nuovo psichiatra. Cordiali saluti.
Buongiorno, posso immaginare quanto questa situazione stia diventando frustrante e logorante per lei. Due anni di difficoltà nella deglutizione, con momenti di miglioramento seguiti da ricadute, possono farla sentire impotente, soprattutto dopo aver già intrapreso percorsi terapeutici e farmacologici. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, il suo problema rientra nei cosiddetti "disturbi funzionali della deglutizione" di origine psicologica, in cui i muscoli coinvolti nel processo si irrigidiscono a causa dell’ansia o di una risposta appresa di evitamento. Questo può creare un circolo vizioso: più teme di non riuscire a deglutire, più la tensione muscolare aumenta, rendendo la deglutizione effettivamente più difficile. A lungo andare, il cervello associa l’atto del mangiare a una sensazione di pericolo, rendendo il problema ancora più radicato. Un approccio terapeutico mirato potrebbe includere tecniche di esposizione graduale. Piuttosto che concentrarsi sull’evitare determinati cibi, potrebbe provare a introdurli in piccole quantità, in un contesto rilassante, concentrandosi su tecniche di rilassamento prima e durante il pasto. Ad esempio, esercizi di respirazione diaframmatica o il training di rilassamento muscolare progressivo potrebbero aiutarla a ridurre la tensione prima di mangiare. Oltre a questo, potrebbe essere utile identificare i pensieri automatici negativi legati alla deglutizione. Spesso, senza accorgercene, formuliamo frasi interne come "E se mi soffocassi?" o "Non riuscirò a deglutire", che rinforzano il problema. Un lavoro cognitivo potrebbe aiutarla a sostituire questi pensieri con alternative più funzionali, come "Ho già deglutito migliaia di volte nella mia vita, il mio corpo sa come farlo". Dal momento che ha già seguito una terapia farmacologica con effetti positivi, potrebbe valutare, insieme a uno psichiatra, se un altro trattamento possa essere d’aiuto, magari con una gestione più attenta degli effetti collaterali. Capisco che dopo due anni di difficoltà il senso di sconforto sia forte, ma il fatto che in passato abbia avuto dei miglioramenti dimostra che il problema è affrontabile. L’importante è trovare una strategia che funzioni nel lungo periodo, senza dipendere solo dai farmaci. La terapia cognitivo-comportamentale può darle strumenti concreti per interrompere questo circolo vizioso, aiutandola a recuperare il controllo sulla deglutizione in modo graduale e sostenibile. Cari saluti. Dott. Andrea Boggero
Buonasera, potrebbe fornire ulteriori dettagli rispetto la sua difficoltà a deglutire? Le capita con qualsiasi tipo di cibo o qualche consistenza in particolare? Le capita in qualsiasi pasto (colazione-pranzo-cena-merenda)? Le capita sia in presenza sia in assenza di altre persone?
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Dalle sue parole emerge un blocco della deglutizione persistente, con sollievo temporaneo legato ai farmaci e ricadute alla loro sospensione.
La storia di cure diverse e la ricorrenza del sintomo indicano che il corpo sta comunicando qualcosa di significativo, non solo un problema isolato.
La sensazione di irrigidimento alla gola può coesistere con tensioni emotive, ricordi o paure che il gesto del mangiare evoca.
Spesso il sintomo diventa un modo in cui il corpo segnala ciò che non trova spazio nella parola.
Ascoltare la sequenza del gesto, le immagini e le emozioni associate può offrire chiavi di comprensione e ridurne la presa.
Il lavoro psicoterapico può accompagnare il corpo a ritrovare fiducia nel gesto del deglutire, integrando cura corporea e significato personale.
Se lo desidera, possiamo esplorare insieme questi nodi in un primo colloquio chiarificatore, può prenotare un appuntamento, anche online.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito. Un caro saluto, Dott. Mauro Terracciano.
Dalle sue parole emerge un blocco della deglutizione persistente, con sollievo temporaneo legato ai farmaci e ricadute alla loro sospensione.
La storia di cure diverse e la ricorrenza del sintomo indicano che il corpo sta comunicando qualcosa di significativo, non solo un problema isolato.
La sensazione di irrigidimento alla gola può coesistere con tensioni emotive, ricordi o paure che il gesto del mangiare evoca.
Spesso il sintomo diventa un modo in cui il corpo segnala ciò che non trova spazio nella parola.
Ascoltare la sequenza del gesto, le immagini e le emozioni associate può offrire chiavi di comprensione e ridurne la presa.
Il lavoro psicoterapico può accompagnare il corpo a ritrovare fiducia nel gesto del deglutire, integrando cura corporea e significato personale.
Se lo desidera, possiamo esplorare insieme questi nodi in un primo colloquio chiarificatore, può prenotare un appuntamento, anche online.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online, il primo colloquio è gratuito. Un caro saluto, Dott. Mauro Terracciano.
Buonasera, immagino che sia davvero dura per lei. In questo periodo ci sono stati dei cambiamenti? situazioni stressanti? lei in ogni caso provi a parlarle con il suo psicologo. Un abbraccio
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