Buona sera, sono la mamma di un bimbo di 7 anni alto 1.21 cm peso 21 kg ( era 22 kg,1 kg perso in 5

25 risposte
Buona sera, sono la mamma di un bimbo di 7 anni alto 1.21 cm peso 21 kg ( era 22 kg,1 kg perso in 5 giorni di febbre).
Diciamo che non è mai stato un bambino mangione, è sempre stato molto selettivo, anche se ha sempre mangiato di qualità, ma con tanta pazienza e buona volontà sono riuscita sempre a farlo mangiare , purtroppo solamente cio' che a lui garbava, visto che non è facile da approcciarsi ai nuovi cibi, se non con molta insistenza.
Il mese scorso ha avuto una brutta febbre e dopo 2 giorni comincio' a non voler mangiare molto. Il 3 giorno comincio' a vomitare tutto cio' che provava a ingerire, compresa l'acqua, allora lo stesso Pediatra mi ha consigliato di portarlo in Ospedale per un consulto ma ci hanno ricoverati.
Hanno somministrato le feblo per circa 5 giorni e ci hanno dimessi perchè oltre a trovare una leggera chetosi non aveva valori al di sotto della norma.
Appena usciti fino ad oggi sono cominciati i problemi alimentari, tutto cio' che di bello avevamo costruito è svanito, ora quando mangia il primo boccone lo sputa sempre, chiedendo di non mangiare con i lacrimoni e dicendo che è amaro, brutto, mollo, duro ( mai biscotti li mangia) . I primi giorni abbiamo acconsentito a qualche capriccio, pur di vederlo mangiare, ora pero' dopo 1 mese sono molto preoccupata, trova sempre mille scuse piange e non vuole mangiare. Devo preoccuparmi? il Pediatra mi ha prescitto dei flaconcini di integratori, dovrei consultare qualcuno ? qualche consiglio potete darmi?
Dr. Vincenzo Cappon
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Castiglione delle Stiviere
Salve, i bambini a volte sono strani, ed è difficile capirli. Se tutto quello di sensato che avete provato a fare per risolvere il problema non ha funzionato, si può tentare con qualcosa di apparentemente insensato.
Faccia questo esperimento per due o tre giorni: al momento del pranzo apparecchi solo per lei e suo marito, non per lui. Se domanderá: "Perchè non hai apparecchiato per me?" risponda"Tanto tu non mangi" e continuate a mangiare. ...
Non si preocupi, non morirà di fame.
Saluti

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Gentile signora
non è raro nei bambini la mancanza di interesse verso il cibo o la selezione che limita l’ introito a solo cinque – sei alimenti. Sovente questa alimentazione così selettiva non ha un’influenza negativa sullo sviluppo psico-fisico, perché il bambino mantiene un introito calorico adeguato, e si si risolve spontaneamente nell’adolescenza, quando il confronto con i coetanei lo coinvolge in un allargamento della varietà dei cibi assunti. In un sottogruppo di bambini, però, l’alimentazione selettiva può compromettere in modo significativo la crescita e lo sviluppo e, in alcuni casi, soddisfare i criteri diagnostici del disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo (ARFID).
La diagnosi di ARFID si pone quando si verifica un persistente fallimento nel soddisfare le necessità nutrizionali e/o energetiche che determina una (o più) delle seguenti conseguenze:
perdita di peso significativa (o fallimento di raggiungere l’aumento di peso atteso o inadeguata crescita nei bambini);
deficit nutrizionale significativo;
funzionamento dipendente dalla nutrizione enterale o dai supplementi orali;
marcata interferenza con il funzionamento psicosociale.
Per una corretta analisi del comportamento di suo figlio le consiglierei una visita presso un centro terapeutico specializzato in disturbi alimentari.
Un saluto cordiale, dott.ssa Manuela Leonessa
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
potrebbe trattarsi di una piccola forma depressiva reattiva alla febbre avuta il mese scorso. L inappetenza può esser un espressione di essa. Nel caso avesse bisogno di approfondire la situazione, posso riceverla anche attraverso un consulto online
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Mirella Pepi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Follonica
Gentilissima, capisco il suo momento di ansia e preoccupazione per la vicenda che sta vivendo. …per trasformare la sua relazione con suo figlio le consiglio una consulenza familiare per capire se questa modalità del “ rifiuto” del cibo ha un significato legato ad altri aspetti comunicativi. Rimango a disposizione cordialmente Dottoressa Mirella Pepi
Dott.ssa Sara Bachiorri
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve buongiorno, Le cause dell’ inappetenza nei bambini possono essere diverse. Di solito, se il bimbo si rifiuta di mangiare quello che ha nel piatto vuole rappresentare il dissenso per un cambiamento poco gradito. Una diminuzione fino alla riduzione dell’appetito indica una patologia o un disagio psicologico profondo che porta il soggetto a non volerne sapere più di mangiare. La cosa migliore da fare sarebbe quella di parlare con lui e farsi dire direttamente qual è il problema. Qualora anche in questo caso non si riesca a capire il perché di questa mancanza di appetito, sarebbe cosa saggia portarlo a casa e cucinargli un piatto a lui gradito. Qualora volesse mettermi in contatto con il pediatra e fare un lavoro di rete per analizzare il problema a 360° resto a sua disposizione. Dott.ssa Bachiorri Sara
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Dott.ssa Lorena Menoncello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, l'alimentazione dei nostri figli ci genera sempre molta preoccupazione e il suo bambino, a quanto lei scrive, vi ha sempre impegnati in un braccio di ferro quotidiano. Purtroppo quando i genitori si angosciano per un aspetto di crescita del proprio figlio, quasi fatalmente, spesso emerge un problema proprio intorno a quell'aspetto. I bambini sentono l'ansia intorno a loro e questo mette i genitori alla loro mercé. Sulla preoccupazione dei genitori i figli possono giocarci, per ottenere tutto quello che vogliono: attenzioni, privilegi e il potere di far girare tutto intorno a loro. Il vantaggio che il bimbo ottiene rifiutando il cibo è immenso ed, escludendo cause organiche, sembra proprio la situazione che lei descrive.
Quindi, per uscire da questo circolo vizioso, le consiglio di rivolgersi ad un professionista che vi accompagni fuori da questo percorso disfunzionale. Inoltre, evitate di parlarne troppo tra voi e con parenti e amici; la cassa di risonanza del gruppo di conoscenti, che parlano del problema, fanno di vostro figlio "il protagonista"; questo è un movente irresistibile per continuare a dimostrare un comportamento alterato di fronte al cibo.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti
Cordiali saluti
Dottoressa Lorena Menoncello
Dott.ssa Marina Colangelo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile Mamma, comprendo la preoccupazione per suo figlio e leggendo il suo racconto le consiglio di consultare uno psicologo esperto in psicologia dell'età evolutiva e sostegno alla genitorialità che la possa aiutare e guidare in questa situazione. Come lei stessa ha scritto suo figlio non è mai stato un mangione e da sempre è molto selettivo con il cibo, probabilmente il rifiuto di questi giorni è dovuto alla febbre o al ricovero, ma con un'osservazione adeguata e le giuste indicazioni potrebbe migliorare la situazione.
Resto a disposizione, Dott.ssa Marina Colangelo
Dott.ssa Laura Pavone
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Buon giorno, concordo con molti dei miei colleghi nel dirle che la sua preoccupazione 'di mamma' per un verso è più che comprensibile e per un altro verso ha bisogno di essere ridimensionata più che seguita provando a pensare che lei ha già fatto e dato a suo figlio tutto ciò di cui aveva ed ha bisogno..'non serve di più', è abbastanza così..al resto ci può e deve pensare lui, ovvero si tratta di aver fiducia nelle potenzialità di suo figlio di crescere, di pensare che anche e già a questa età esista un suo spazio che ha bisogno di occupare e che se per "anche sue buone preoccupazioni di mamma" lei cerca sempre di occuparglielo, lui avrà sempre un po' la necessità di opporsi a lei, più o meno inconsapevolmente..in questi casi, spesso anche il dialogo con il proprio partner o l'approccio paterno aiuta..lei non ha accennato a cosa pensa e fa il padre di questo bambino e non so quindi se e come questa figura sia presente nella vita famigliare ma sarebbe importante approfondire anche questo elemento, magari durante una consulenza vis a vis con uno psicologo.
In definitiva le direi di scegliere pure il modo che sente più vicino a lei per 'occuparsi' ( non preoccuparsi) della situazione con suo figlio, ma di base di aver fiducia..lui mangerà e crescerà..
Dott.ssa Elena Saporiti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, lei scrive che il suo bambino non è mai stato un mangione, ma, da psicoterapeuta dell'età evolutiva, mi sento di dirle che il comportamento che è emerso in seguito al ricovero indica qualcosa che va al di là del suo non essere appassionato al cibo. E' difficile capire, dalle cose che scrive, quello che può aver innescato questo comportamento, mancano delle informazioni che possano aiutare a comprendere meglio la situazione per potervi dare un aiuto concreto. Dopo aver escluso cause di tipo organico, Le consiglio di contattare uno psicoterapeuta dell'età evolutiva che possa aiutare voi e il vostro bambino a comprendere e gestire la situazione. Il rischio altrimenti è che la situazione si cronicizzi e intorno al tema cibo si crei sempre un clima di tensione tra voi e lui. Un caro saluto.
Dott.ssa Beatrice Priori
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Buongiorno e grazie per la condivisione. Posso immaginare la preoccupazione e la fatica della situazione, è sicuramente opportuno continuare ad affidarsi al pediatra di fiducia, in caso per ulteriori consulti può richiederne al reparto di neuro psichiatria infantile del suo territorio, rimango a disposizione, cordialmente,
Beatrice Priori
Dott.ssa Federica Consales
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomezia
Buongiorno, le difficoltà alimentari in età evolutiva rappresentano una delle "strade maestre" per esprimere disagi emotivi di varia natura, come accade anche a noi adulti.
Spesso in queste circostanze non solo il piccolo ma anche i genitori si sentono comprensibilmente preoccupati e tutto il sistema familiare può entrare in affanno. Per questa ragione, secondo anche la mia formazione sistemico-familiare, credo che parallelamente ad un consulto medico sia indispensabile confrontarsi con uno psicologo-psicoterapeuta familiare con il quale poter riflettere insieme sui vissuti emotivi e sui comportamenti che stanno caratterizzando le vostre interazioni familiari così da permettere non solo a suo figlio ma anche a lei e il papà di recuperare o trovare nuove modalità relazionali più funzionali.
Resto a disposizione e un caro saluto, Federica Consales
Dott.ssa Marina Costantini
Psicologo, Psicologo clinico
Colleferro
Buonasera cara mamma. Se il suo bimbo aveva/ha un piatto, una pietanza preferita, provi con quella, anche per più di un giorno, se rifiuta anche quella e comunque non riesce ad integrare altri cibi, le consiglio un consulto con una psicologa/psicoterapeuta dell'età evolutiva (oltre ovviamente il parere del pediatra), perché a volte, anche dei piccoli cambiamenti o situazioni a cui non pensiamo, possono alterare gli equilibri dei bambini, ripercuotendosi sull'alimentazione. Resto a disposizione, anche online. Dott.ssa Marina Costantini
Dott.ssa Erika Pizzinato
Psicologo, Psicologo clinico
Codogno
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. In età evolutiva è normale esprimere attraverso il cibo una difficoltà. Nel suo caso il suo bambino ha avuto un esperienza traumatica, legata al vomito che gli ha condizionato l'esperienza di alimentazione in modo negativo, in sostanza il ricordo negativo del vomito e ancora di più del ricovero (che nonostante le migliori intenzioni, cure,ecc, è sempre un allontanamento del bambino dal suo ambiente, casa), gli ha condizionato negativamente l'esperienza dell'alimentazione. Le consiglio un consulto psicologico, anche online, per poter giovare di alcuni consigli che potrebbero aiutarla nel gestire meglio la situazione, e ripristinare l'equilibrio di suo figlio, per una maggiore serenità generale. Rimango a disposizione per qualsiasi cosa, anche online. Dott.ssa Pizzinato
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Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Buongiorno,

Mi dispiace sentire che il suo bambino stia avendo difficoltà ad alimentarsi dopo un periodo di febbre e ricovero ospedaliero. E' comprensibile che questo possa causare preoccupazione.

Inizialmente, è importante considerare la possibilità che la sua selettività alimentare possa essere legata alla sensazione di nausea e vomito che ha sperimentato durante la febbre. Potrebbe essere utile parlare con il suo pediatra per escludere eventuali problemi medici o di salute che potrebbero influire sulla sua alimentazione.

Se gli esami e le analisi non evidenziano alcun problema, potrebbe essere utile cercare un supporto da un professionista specializzato in nutrizione pediatrica, che possa aiutare a identificare eventuali carenze nutrizionali e suggerire soluzioni per migliorare la sua alimentazione in modo equilibrato.

In ogni caso, è importante evitare di forzare il bambino a mangiare o di premiare il suo comportamento selettivo. Al contrario, potrebbe essere utile incoraggiarlo a sperimentare nuovi cibi in modo graduale e non costrittivo, ad esempio coinvolgendolo nella scelta e preparazione dei pasti, o offrendo piccole porzioni di nuovi alimenti insieme a quelli che gli piacciono già.

I flaconcini di integratori possono essere utili per garantire l'apporto di nutrienti essenziali, ma è importante valutare la loro efficacia e sicurezza con il pediatra o il nutrizionista prima di utilizzarli.

In sintesi, la sua preoccupazione è comprensibile e potrebbe essere utile cercare un supporto specializzato per valutare la situazione e identificare eventuali soluzioni per aiutare il suo bambino ad alimentarsi in modo equilibrato e soddisfacente.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera Signora, ritengo che sia utile ricercare uno psicoterapeuta infantile per una valutazione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott.ssa Doris Cisternino
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza in questo forum. Dalla descrizione della situazione ci sono pochi elementi per poterle fornire delle strategie adeguate. In età evolutiva capita spesso ed è abbastanza normativo in alcune fasi di sviluppo, intraprendere un rapporto selettivo con il cibo. Da quello che racconta, la situazione si è aggravata in seguito ad un'esperienza particolarmente spiacevole per suo figlio legata all'alimentazione e all'assunzione di cibo, ovvero un'influenza che ha coinvolto il sistema grastrointestinale. Potrebbe aver senso, in ottica anche di prevenzione, lavorare in sinergia con la funzione genitoriale per favorire un adeguato, efficace e graduale sviluppo del rapporto con il cibo. Il coordinamento con il pediatra è sicuramente utile, ma potrebbe iniziare a valutare di consultare uno specialista in psicologia evolutiva per riflettere sulle modalità più funzionali per affrontare questo momento di difficoltà. Un caro saluto, Dott.ssa Doris Cisternino
Dott. Andrea Moro
Psicologo, Psicologo clinico
Alghero
Buonasera, comprendo la preoccupazione per la situazione alimentare del vostro bambino. È positivo che abbiate già consultato il pediatra e ricevuto una prescrizione di integratori. Tuttavia, considerando la persistenza del problema, potrebbe essere utile cercare un'opinione aggiuntiva da uno specialista, come un nutrizionista pediatrico o uno psicologo infantile. In alternativa potrebbe utile sentire il parere di un Neuropsichiatra Infantile, per un'eventuale valutazione del caso, anche per quanto riguarda la selettività nel cibo.
La modifica del comportamento alimentare dopo un'esperienza traumatica, come un ricovero ospedaliero, è abbastanza comune nei bambini. Potrebbe essere che il vostro bambino abbia sviluppato un'associazione negativa tra il cibo e l'esperienza dell'ospedale.
Potrebbe essere utile mantenere un ambiente rilassato durante i pasti, incoraggiando l'esplorazione graduale di cibi nuovi e prestando attenzione alla presentazione del cibo. Monitorate attentamente il comportamento del vostro bambino durante i pasti e comunicate apertamente con lui per comprendere meglio le sue preoccupazioni. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti o supporto.
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Dr. Marco Marenco
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno,
lavoro con bambini e adolescenti, leggendo quello che ha scritto, e che riguarda il rifiuto del cibo/nutrimento, penso che possa essere un modo per esprimere una sofferenza, che ancora non è possibile mettere in parole.
Mi viene da consigliarle di chiedere una consultazione con una/un collega specializzato e che possa seguirvi in presenza.
Un lavoro che coinvolge anche voi genitori, in modo che le preoccupazioni possano essere gestite nel migliore dei modi.

buona giornata
Dott.ssa Alice Anzuini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Il cibo è relazione, non è solo ingestione di calorie. Lo stare a tavola insieme crea la famiglia, potenzia il dialogo, la conoscenza l'uno dell'altro. Cosa trasmettete al bambino mentre siete seduti a tavola in procinto di mangiare?Forse ansia, aspettative, pressioni, preoccupazioni... bisogna partire dal nucleo genitoriale per poi vedere cambiamenti nel bambino. vi consiglio parent training.
dttssa Anzuini
Dott.ssa Laura Celestini
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Roma
Salve signora, da quello che riporta le suggerisco di portarlo in un servizio di neuropsichiatria infantile per indagare la natura di queste difficoltà. Se non è un problema medico dobbiamo prendere in considerazione l'aspetto psicologico ed emotivo. Si faccia fare l'impegnativa dalla pediatra per una visita urgente in neuropsichiatria infantile per poter aiutare il bambino e supportare voi genitori
Dott.ssa Federica Palazzetti
Psicologo, Psicologo clinico
Vicenza
Buongiorno signora,
Da quello che dice potrebbe trattarsi di un disturbo selettivo dell’alimentazione. Io le consiglierei una visita neuropsichiatrica infantile per cercare di comprendere meglio il comportamento alimentare di suo figlio e trovare un modo per aiutarlo nel suo rapporto con il cibo.
Cordiali saluti
Dott.ssa Federica Palazzetti
Dott.ssa Chiara Partata
Psicologo, Psicologo clinico
Trieste
Buonasera, è molto comune che alcuni bimbi non provino interesse verso il cibo o siano selettivi respingendo alcuni alimenti perchè a loro sgradevoli per colore o consistenza (come i cibi verdi). Purtroppo non è possibile fornire indicazioni generiche senza conoscere il bambino e la storia del suo sviluppo. Durante l'episodio del ricovero in ospedale ha notato se sia successo qualche episodio che lo ha particolarmente turbato? Quando avverte la fame richiede unicamente biscotti? Alla scuola dell'Infanzia e elementare come si approcciava ai pasti?
Dott. Fabrizio Zaza
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve, bisognerebbe indagare quali siano i fattori che possano aver amplificato le ristrettezze nell'alimentazione di suo figlio, che lei descrive come da sempre selettivo con il cibo. Il fatto che mangi i biscotti mi suggerisce di escludere delle condizioni organiche legate alla difficoltà nell'ingerire determinati cibi. Mi viene da chiedere: in che modo inscena dei capricci quando deve mangiare? Cosa sono volti ad ottenere?
Potrebbe portare suo figlio al supermercato, chiedendogli di scegliere in prima persona degli alimenti che gli piacciono (non solo i biscotti!), provare a renderlo attivo in questo processo, mantenendo la linea sulla necessità di un'alimentazione sana.
Se dovessero persistere le difficoltà, contatterei un bravo psicoterapeuta dell'età evolutiva, per delineare per bene la situazione. Un saluto!
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Gentile mamma,

comprendo profondamente la sua preoccupazione e quel senso di impotenza che si prova quando, dopo tanti sforzi per costruire un equilibrio a tavola, un evento improvviso sembra distruggere tutto. In oltre trent’anni di lavoro con le famiglie e come esperta in età evolutiva, ho visto spesso come una malattia o un ricovero possano trasformarsi, per un bambino, in un piccolo trauma che "si siede a tavola" con lui.

Quello che sta vivendo suo figlio non è un semplice capriccio. Il vomito incoercibile e il ricovero sono stati eventi stressanti: è molto probabile che il bambino abbia associato il cibo al malessere fisico e alla paura vissuta in ospedale. Il fatto che sputi il primo boccone dicendo che è "amaro" o "brutto" ci dice che la sua è una reazione di difesa, quasi una fobia che scatta per proteggersi da una nausea che teme possa tornare.

Ecco alcuni consigli per iniziare a sciogliere questa tensione:

Abbassare la pressione: Anche se è difficile, provi a non insistere e a non mostrare la sua (legittima) ansia. Più il bambino vede i "lacrimoni" negli occhi della mamma o sente la pressione, più lo stomaco gli si chiude. Provi a rendere il pasto un momento neutro, quasi noncurante del quanto mangi.

Il gioco dei sensi: Poiché lui descrive il cibo con aggettivi fisici (mollo, duro, amaro), provi a giocare con le consistenze fuori dal momento del pasto, magari cucinando insieme senza l'obbligo di assaggiare. Questo serve a riconsolidare la fiducia con la materia "cibo".

Piccoli passi e varietà: Continui pure con gli integratori prescritti, ma non cerchi di recuperare il chilo perso in fretta. Il corpo ha bisogno di tempo per dimenticare il malessere.

Cosa valutare ora? Se dopo un mese la situazione resta così bloccata e il pianto è costante, potrebbe essere utile un consulto con uno psicologo dell'età evolutiva. A volte bastano pochi incontri per aiutare il bambino (e i genitori) a elaborare l'esperienza del ricovero e "ripulire" il momento del pasto dalla paura.

Suo figlio ha solo bisogno di ritrovare sicurezza. Con la pazienza che ha già dimostrato di avere, riuscirete a tornare alla serenità.

Un caro saluto,

Dott.ssa Maria Pandolfo
Dott.ssa Donatella De Marco
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera,
da ciò che descrive sembra che il suo bambino abbia vissuto il vomito e il ricovero come un'esperienza spaventante e che questo abbia influito sul rapporto con il cibo, soprattutto considerando che era già un bambino selettivo. Il rifiuto, il pianto e le difficoltà legate a consistenze e sapori potrebbero essere lette come possibili segnali di disagio o paura associati al mangiare. E' positivo che il pediatra stia monitorando la situazione e abbia escluso problematiche organiche urgenti; tuttavia, dato che la situazione persiste da circa un mese, potrebbe essere utile confrontarsi anche con uno specialista dell'età evolutiva esperto in difficoltà alimentari. Nel frattempo, può aiutare cercare di mantenere il momento del pasto il più sereno possibile, evitando pressioni o forzature, che spesso aumentano l'ansia del bambino verso il cibo. Con un supporto adeguato queste difficoltà possono essere comprese e affrontate.
Un caro saluto. Dott.ssa Donatella De Marco

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