A 9 anni ho avuto un linfoma che all'esordio aveva causato un versamento pericardico drenato d'urgen

A 9 anni ho avuto un linfoma che all'esordio aveva causato un versamento pericardico drenato d'urgenza con un intervento. Questo intervento mi ha lasciato una lunga cicatrice al centro del petto oltre ad un lieve "scalino" dello sterno e altre cicatrici sul seno sinistro (biopsie, catetere). Oggi ho un fisico minuto di costituzione e una prima di seno anche asimmetrica a sx (praticamente piatto, forse per il torace sx sporgente?). Sono stata da una psicologa in precedenza (terminata la terapia nel 2019) e nonostante queste conseguenze fisiche mi abbiano sempre fatta stare male sono stati principalmente altri gli argomenti delle sedute (probabilmente più rilevanti in quel periodo). Ora a 27 anni ho dei momenti di forte insicurezza a riguardo che non so come risolvere se non pensando ad eventuali operazioni estetiche che non posso permettermi. Vorrei un vostro parere, grazie.

24 risposte


Gentilissima, quello che porti non è solo una questione estetica perchè a nove anni hai vissuto un evento potenzialmente traumatico. Il tuo corpo ha dovuto adattarsi molto in fretta per salvarti e le cicatrici sono la memoria di quella storia ed è assolutamente comprensibile che oggi da adulta tu possa guardare quell'asimmetria e sentire insicurezza. é anche molto comune che durante una terapia precedente in tempo adolescenziale si dia priorità ad altri temi: Non significa che quel lavoro sia stato inutile, ma che ora sia emerso un altro livello da elaborare : il rapporto con il corpo dopo la malattia. Cosa sarebbe utile fare ora: dare un nome al vissuto non solo alla forma, ossia chi in età pediatrica ha vissuto un rapporto complesso con il proprio corpo, ora lo percepisce come "danneggiato" pertanto deve cercare di integrare il vissuto passato con l'essere presente; Lavorare sull'immagine corporea prima di pensare alla chirurgia, un percorso psicologico focalizzato sull'immagine corporea sull'esposizione graduale , sul confronto sociale e sull'assertività può ridurre moltissimo l'insicurezza indipendentemente sulla decisione futura. Meriti cura e gentilezza non solo giudizio. Resto a tua disposizione un caro saluto Dottoressa Francesca Caputo

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Salve, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua storia. Quello che descrive non riguarda soltanto alcune cicatrici o caratteristiche del suo corpo, ma l'eredità di un'esperienza di malattia importante vissuta in un'età molto precoce. È comprensibile che, con il passare degli anni e nelle diverse fasi della vita, il significato di quei segni possa cambiare e riemergere con maggiore intensità. Le cicatrici possono rappresentare molto più di un cambiamento estetico: possono richiamare ricordi, emozioni, il senso di essere "diversi" o la paura di non essere accettati. Per questo motivo, il disagio che prova merita ascolto e non dovrebbe essere minimizzato. Il desiderio di ricorrere a un intervento estetico non è di per sé sbagliato. Tuttavia, prima di chiedersi se modificare il corpo sia la soluzione, potrebbe essere importante comprendere quale significato hanno oggi per lei quelle cicatrici e quanto influenzino il modo in cui guarda se stessa e immagina lo sguardo degli altri. Talvolta il dolore non nasce solo dal segno sul corpo, ma dal significato che quel segno ha assunto nella propria storia. Poiché nel percorso psicologico precedente questo tema è rimasto più sullo sfondo, potrebbe essere utile dedicargli oggi uno spazio specifico. Non perché ci sia qualcosa di "sbagliato" in lei, ma perché merita di poter costruire un rapporto più gentile con il proprio corpo e con la storia che esso racconta. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Buongiorno. Ciò che ha fatto in terapia negli anni passati è stato sicuramente utile, quindi non rimpianga di non aver affrontato alcuni argomenti. Spesso le motivazioni che spingono una persona a intraprendere un percorso psicologico non vengono esplicitate e ci si concentra su altri aspetti che, in quel momento, sono altrettanto importanti e necessari. Se oggi questa situazione sta diventando un fattore che la immobilizza o che comunque limita alcune attività della sua vita, credo che sarebbe importante parlarne con uno specialista. Lo faccia prima di tutto per sé stessa. Si dia questa opportunità. Resto a disposizione.


Mi dispiace che questa situazione continui a pesare su di te. Le cicatrici e le conseguenze di una malattia vissuta da bambina possono influire profondamente sull'immagine di sé. Dato che questi momenti di insicurezza stanno tornando, potrebbe essere utile confrontarti nuovamente con uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa aiutarti a lavorare sul disagio attuale e, se lo desideri, anche valutare insieme l'eventuale percorso con uno specialista di chirurgia plastica ricostruttiva. Non è qualcosa che devi affrontare da sola. Se vuoi come supporto psicologico potrei esserci anche io Una buona giornata


ciao, innanzitutto mi dispiace per tutto quello che hai dovuto attraversare a un'età così giovane. Mi rendo conto che questo ti abbia lasciato delle cicatrici esterne ma anche interne che bruciano ancora. Non so di cosa hai parlato nel tuo percorso precedente, ma ritengo sia importante che tu impari a volerti bene e ad apprezzarti così come sei, con tutti i "difetti". Insomma, proverei a lavorare su un bellissimo concetto legato all'auto-compassione. Nel caso volessi approfondire, sono disponibile :)


Salve, da quanto descrive potrebbe essere che in passato avesse maggior bisogno di affrontare altre tematiche in terapia, detto ciò, se al momento questi contenuti sono la fonte principale del suo disagio potrebbe essere il momento più opportuno per affrontarli in un nuovo percorso psicologico dedicato. Saluti. Dr. Francesco Rossi.

Dr. Francesco Rossi

Dr. Francesco Rossi

psicologo

Ozzano dell'Emilia

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Buonasera cara Paziente Anonima, bene che si sia fatta aiutare tempo addietro anche se, dalle sue parole, arriva forte che il disagio che sente è ancora lì. Forse, con il tempo, può tentare di provare un po' di tenerezza per il suo corpo che ha subito un colpo duro ma che è ancora lì che combatte insieme a lei. Provare a percepirlo come un compagno di avventure che è stato ferito ma ha resistito al suo fianco potrebbe aiutare. La perfezione, se esistesse, sarebbe noiosa e le piccole o grandi cicatrici, reali o metaforiche fanno di ognuno di noi la persona unica che siamo, altrimenti saremmo tutti uguali. Detto questo, forse è giunto il tempo di avviarsi su un nuovo percorso, con un/a diverso/a collega che possa prendere in carico questo suo disagio e soffrirlo insieme a lei e consentirle di accogliere con maggiore speranza il suo corpo. Un grande in bocca al lupo


Quello che descrivi non riguarda solo delle cicatrici, ma l'esperienza di una malattia importante vissuta da bambina e di tutto ciò che ha lasciato, sia sul corpo sia sul modo in cui oggi guardi te stessa. È comprensibile che, crescendo e vivendo nuove esperienze relazionali e affettive, questi aspetti possano riemergere con maggiore forza, anche se in passato il lavoro terapeutico si è concentrato su altre difficoltà. Le cicatrici possono diventare molto più di un segno sulla pelle: possono rappresentare ricordi, vissuti di diversità, timori di non essere abbastanza attraente o di non essere accettata. Per questo è importante chiedersi: quanto è il tuo corpo a non piacerti e quanto, invece, è lo sguardo che hai imparato ad avere su di lui? L'idea di ricorrere alla chirurgia estetica non è necessariamente sbagliata, ma è importante che non diventi l'unica soluzione immaginabile. Se il disagio nasce principalmente dal significato che attribuisci a quelle cicatrici, è possibile che anche dopo un intervento rimanga una parte dell'insicurezza. Per questo, prima di prendere qualsiasi decisione, potrebbe essere utile dedicare uno spazio terapeutico proprio a questo tema, che in passato è rimasto sullo sfondo. Ti inviterei a riflettere su una domanda: quando ti senti più in difficoltà, hai paura del tuo corpo o del giudizio che immagini possano avere gli altri su di esso? La risposta può aiutare a capire dove si trova il nucleo del problema. Hai attraversato una malattia importante da bambina e oggi sei qui a raccontarla. Quelle cicatrici sono parte della tua storia, ma non definiscono il tuo valore né la tua femminilità. Se senti che questa sofferenza sta tornando a occupare molto spazio nella tua vita, credo che meriti di essere accolta e approfondita in un nuovo percorso psicologico, questa volta mettendo al centro proprio il rapporto con il tuo corpo e con l'immagine che hai di te.


Gentile, quello che racconta è comprensibile. Le cicatrici che porta sul suo corpo non rappresentano soltanto gli esiti di un intervento chirurgico, ma sono anche il segno di una malattia importante affrontata in un momento molto delicato della crescita. È naturale che, a distanza di anni, possano riemergere vissuti legati all'immagine corporea, alla femminilità e al modo in cui guarda se stessa. Il desiderio di ricorrere alla chirurgia estetica non è di per sé sbagliato, ma può essere utile chiedersi se la sofferenza derivi esclusivamente dall'aspetto fisico o anche dal significato emotivo che quelle cicatrici hanno assunto nella sua storia. A volte intervenire sul corpo può portare beneficio, altre volte è importante dare spazio anche alle emozioni e ai vissuti che lo accompagnano. Dal momento che nel percorso psicologico precedente questo tema è rimasto sullo sfondo, potrebbe essere utile riprenderlo oggi. Se sente che queste insicurezze continuano a influenzare il rapporto con il suo corpo, la sua autostima o la serenità con cui vive le relazioni, dedicare uno spazio specifico a questi vissuti all'interno di un percorso psicologico potrebbe aiutarla a integrarli e a guardarsi con maggiore gentilezza. Le auguro di poter trovare, con i suoi tempi, un modo per riconoscere che quelle cicatrici raccontano una parte della sua storia, ma non definiscono il suo valore come persona. Un caro saluto.


Buongiorno, innanzitutto desidero dirle che ciò che descrive è comprensibile. Le cicatrici e le modificazioni del corpo conseguenti a una malattia importante vissuta durante l'infanzia non sono semplicemente "segni sulla pelle": possono influenzare profondamente il modo in cui una persona percepisce se stessa, la propria femminilità e il rapporto con gli altri. Lei racconta di aver affrontato un linfoma a soli 9 anni, un'esperienza molto impegnativa, e di portarne ancora oggi le conseguenze fisiche. È naturale che, a distanza di anni, possano emergere momenti di maggiore vulnerabilità. Il modo in cui viviamo il nostro corpo cambia nelle diverse fasi della vita e alcune domande possono diventare più centrali proprio nell'età adulta. Mi sembra significativo che durante il precedente percorso psicologico abbiate lavorato soprattutto su altri aspetti. Questo non significa che il tema dell'immagine corporea fosse meno importante, ma forse che in quel momento c'erano altre priorità. Oggi, invece, sembra essere diventato un nodo che merita attenzione. Rispetto alla chirurgia estetica, non esiste una risposta valida per tutti. Per alcune persone un intervento ricostruttivo o correttivo può rappresentare un aiuto concreto nel ritrovare benessere con il proprio corpo; per altre, invece, il disagio persiste anche dopo l'intervento perché le radici della sofferenza sono più profonde. Per questo motivo è importante che un'eventuale scelta non nasca solo dal desiderio di eliminare un difetto percepito, ma da una riflessione serena e ben accompagnata. Potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico, proprio perché il focus è cambiato. Un lavoro mirato sull'immagine corporea, sull'autostima e sull'elaborazione delle conseguenze della malattia può aiutare a distinguere ciò che appartiene al corpo da ciò che appartiene al modo in cui quel corpo viene vissuto. Se in futuro decidesse di valutare un intervento chirurgico, arrivarci dopo questo percorso potrebbe permetterle di farlo con maggiore consapevolezza. Le sue insicurezze non sono un segno di superficialità né di ingratitudine per essere guarita. È possibile essere profondamente riconoscenti per la propria salute e, allo stesso tempo, soffrire per le conseguenze che quella malattia ha lasciato sul proprio corpo. Le due esperienze possono coesistere. Le auguro di trovare uno spazio in cui poter dare voce anche a questa parte della sua storia, che merita ascolto tanto quanto le altre. Le mando un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia


Gentile utente, mi dispiace per l'accaduto descritto. Le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da poter rielaborare. Sono psiconcologo e mi occupo di questi temi. Sarei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Dott. Luca Rochdi


Salve, le cicatrici sono diventate parte di sè, ed anche se le coprirà o rimuoverà superficialmente, si da nasconderle all'occhio umano, nel retro della sua pelle, nel suo corpo, continuerà a sentirne la presenza. Le sue cicatrici vanno in un certo senso accettate, riconosciute nei loro significati positivi e negativi, e poi onorate perchè sono l'esito di un processo che ad oggi la porta a scrivere qui. Provi a fare una serie di incontri per elaborare questi traumi incisi nel profondo della sua pelle, per riparare se stessa, e poi con serenità valuterà la soluzione che riterrà più giusta.

Dott.ssa Cristina Pizzi

Dott.ssa Cristina Pizzi

psicoterapeuta

Santa Maria Capua Vetere

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La sua richiesta è comprensibile, considerando l'esperienza vissuta in età evolutiva. In ottica cognitivo-comportamentale, i pensieri automatici sull'immagine corporea, spesso legati a confronto sociale e ipercritica, possono essere identificati e ristrutturati. Interventi utili includono esposizione graduale allo specchio, riduzione dei comportamenti di evitamento e tecniche di accettazione tratte dall'ACT. Le suggerisco di rivolgersi a uno psicoterapeuta esperto in immagine corporea, per costruire un percorso strutturato prima di considerare soluzioni chirurgiche. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo


Salve. Prima di tutto vorrei dirle che quello che descrive è una reazione comprensibile. Le cicatrici e le modificazioni corporee che derivano da una malattia importante vissuta nell'infanzia non sono soltanto un aspetto estetico: rappresentano anche il segno visibile di un'esperienza potenzialmente traumatica e possono influenzare profondamente l'immagine di sé, soprattutto in età adulta e nelle relazioni affettive. Dal suo racconto emerge un elemento significativo: durante il precedente percorso terapeutico questi aspetti sono rimasti sullo sfondo, probabilmente perché in quel momento c'erano altre priorità cliniche. Questo non significa che il tema sia "meno importante"; semplicemente può essere che oggi, in una fase diversa della sua vita, sia diventato più centrale e meriti uno spazio specifico di elaborazione. È comprensibile che il pensiero vada alla chirurgia estetica come possibile soluzione. Tuttavia, è importante distinguere due piani. Se esiste una reale alterazione anatomica che le provoca disagio, una consulenza con un chirurgo plastico o ricostruttivo può essere utile per conoscere in modo realistico le possibilità offerte dalla medicina, senza viverla come una scelta obbligata. Allo stesso tempo, però, il dolore che descrive non sembra dipendere esclusivamente dall'aspetto fisico, ma anche dal significato emotivo che quel corpo ha assunto dopo la malattia. Per questo motivo un eventuale intervento, da solo, potrebbe non essere sufficiente a risolvere il senso di insicurezza. Credo che potrebbe essere molto utile riprendere un percorso psicologico, portando questa volta proprio questo tema al centro del lavoro terapeutico. L'obiettivo non sarebbe convincerla ad accettare il suo corpo a tutti i costi, ma aiutarla a comprendere come si è costruita la sua immagine corporea, quali emozioni evocano quelle cicatrici e in che modo influenzano il suo senso di femminilità, il valore personale e le relazioni con gli altri. Infine, vorrei sottolineare un aspetto importante: ha affrontato una malattia oncologica in un'età in cui l'identità corporea era ancora in formazione. Molti adulti che hanno vissuto un tumore da bambini riferiscono difficoltà simili riguardo all'immagine corporea e all'autostima. Non si tratta di superficialità o vanità, ma di una conseguenza psicologica riconosciuta e meritevole di attenzione clinica. Prendersi cura di questa sofferenza oggi non significa dare meno valore al percorso che ha già fatto, ma riconoscere che i bisogni psicologici possono cambiare nel corso della vita. Dare spazio a questo vissuto potrebbe rappresentare un passo importante verso una maggiore serenità, indipendentemente dal fatto che in futuro lei scelga o meno di valutare un intervento correttivo. Buona serata!


Portarsi dietro per anni i segni fisici di un'esperienza come quella che descrive, vissuta per di più quando era ancora bambina, è qualcosa che può pesare in modo molto reale sull'immagine di sé, anche a distanza di tempo. Il fatto che questi aspetti non abbiano trovato spazio nel percorso precedente non significa che non meritassero attenzione: probabilmente in quel periodo c'erano urgenze diverse. Ma il disagio che descrive ora, a 27 anni, dice che quella parte è rimasta lì, in attesa di essere ascoltata. Le cicatrici come tracce visibili di qualcosa di molto difficile vissuto da bambina, l'asimmetria come promemoria quotidiano: immagino che tutto questo pesi in modi che vanno oltre la semplice insoddisfazione estetica. Un percorso psicologico potrebbe aiutarLa a dare spazio a tutto questo, in modo che non resti qualcosa da portare da sola.


Ciao, grazie per aver condiviso la tua storia. L'intervento estetico è una scelta legittima quando nasce da un desiderio consapevole, tuttavia se la sofferenza riguarda il modo in cui ci si percepisce, è importante chiedersi se una modifica del corpo sarebbe sufficiente a trasformare l'immagine di se. Il lavoro psicologico potrebbe aiutare a costruire un rapporto più sereno con il corpo. Dal momento che in passato hai già provato, potrebbe essere utile valutare di riprendere, affrontando un tema che credo sia diventato centrale per te. Spero di essere stata utile e resto a disposizione, Dott.ssa Maryviol De Bernardi


Grazie per aver condiviso una parte così personale della sua storia. Mi sembra di capire che queste cicatrici e i cambiamenti del suo corpo non siano semplicemente un dettaglio estetico, ma il segno di un'esperienza importante che ha vissuto molto presto nella sua vita. È comprensibile che, in alcuni momenti o situazioni, possano riemergere vissuti di insicurezza legati alla propria immagine corporea. Il fatto che durante il precedente percorso psicologico siano stati affrontati altri temi non significa che questo aspetto sia meno importante oggi: le esigenze possono cambiare nel tempo e ciò che in passato era rimasto sullo sfondo può diventare, in un momento diverso della vita, un tema centrale. Le eventuali soluzioni estetiche possono essere una possibilità da valutare insieme ai professionisti competenti, ma credo sia importante chiedersi anche quale significato abbiano oggi, per lei, quelle cicatrici e quanto influenzino il modo in cui guarda se stessa. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio per esplorare proprio questi vissuti, senza partire dal presupposto che l'unico modo per stare meglio sia modificare il proprio corpo... Le auguro di poter trovare uno spazio e un momento in cui affrontare questo tema con l'attenzione che merita. Ilenia Ceravolo, Psicologa


Buongiorno a lei, mi dispiace molto per la condizione medica che ha passato da piccola e le conseguenze che ne ha riportato. Una bambina non dovrebbe mai vivere queste sofferenze. L’insicurezza fisica è un tema molto delicato al giorno d’oggi, di cui è necessario prendersene cura. Le consiglio di valutare di intraprendere un precorso con una/o psicologa/o per affrontare al meglio il suo problema odierno, in quanto ha delle radici ben specifiche, in più ad oggi la nostra società ci impone stereotipi e standard per cui le insicurezze sul nostro corpo diventano un caposaldo della nostra vita. E’ molto importante riuscire ad analizzare ed elaborare, processo che attuare da soli è molto complesso, per questo motivo le consiglio di affiancarsi a un professionista. Le auguro una buona giornata


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso una parte così personale della sua storia. Da ciò che racconta emerge un percorso molto impegnativo iniziato quando era ancora una bambina. Affrontare una malattia importante a nove anni, insieme agli interventi e ai segni che questi hanno lasciato sul corpo, significa fare i conti con esperienze che non riguardano soltanto l'aspetto fisico, ma anche il modo in cui ci si percepisce e ci si sente nel proprio corpo. È comprensibile che oggi, a 27 anni, possano esserci momenti in cui queste cicatrici e le differenze che nota nel suo torace o nel seno assumano un peso molto forte. Non si tratta semplicemente di una questione estetica. Spesso il disagio nasce dal significato che quelle cicatrici hanno assunto nel tempo. Possono rappresentare una parte della propria storia, richiamare ricordi difficili oppure alimentare il timore di essere giudicati, di sentirsi diversi o di non piacere abbastanza. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è importante osservare come il rapporto con il proprio corpo sia influenzato non solo da ciò che si vede allo specchio, ma anche dai pensieri che accompagnano quella visione. Due persone con caratteristiche fisiche molto simili possono vivere esperienze completamente diverse proprio perché attribuiscono significati differenti al proprio corpo. Questo non significa che il disagio sia "solo nella testa", ma che il modo in cui interpretiamo ciò che vediamo può amplificare oppure attenuare la sofferenza. Mi ha colpito il fatto che lei racconti di aver già svolto un percorso psicologico e che questo tema sia rimasto in secondo piano perché in quel momento c'erano altre priorità. È una situazione piuttosto frequente. Alcuni argomenti diventano affrontabili soltanto quando altri aspetti della vita sono stati sufficientemente elaborati. Il fatto che oggi questa sofferenza emerga con maggiore forza non significa necessariamente che stia peggiorando, ma potrebbe indicare che è arrivato il momento di dedicarle lo spazio che forse allora non era possibile darle. Lei scrive che, nei momenti di maggiore insicurezza, l'unica soluzione che le viene in mente è un intervento estetico, pur sapendo che al momento non è realizzabile. È comprensibile che il pensiero vada in quella direzione, perché quando qualcosa ci fa soffrire è naturale immaginare che modificarlo possa far sparire anche il dolore. Tuttavia, prima ancora di chiedersi se un cambiamento estetico possa essere opportuno o meno, potrebbe essere utile comprendere quale parte della sofferenza dipenda dalle caratteristiche del suo corpo e quale, invece, dal modo in cui ha imparato a guardarlo negli anni. Sono due aspetti strettamente collegati, ma non coincidono. Un elemento importante è anche il modo in cui queste insicurezze influenzano la sua quotidianità. Ad esempio, quanto incidono nelle relazioni, nella vita affettiva, nella scelta dei vestiti, nel mostrarsi agli altri o nel guardarsi allo specchio. Sono proprio queste conseguenze a permettere di capire quanto spazio il problema stia occupando nella sua vita e quali meccanismi lo mantengano nel tempo. Credo che potrebbe essere molto utile riprendere un percorso psicologico, possibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, proprio su questo tema specifico. Non perché debba convincersi ad amare ogni parte del suo corpo o rinunciare ai suoi desideri, ma perché potrebbe aiutarla a comprendere il significato che queste cicatrici hanno assunto nella sua storia, le convinzioni che si sono costruite negli anni e il modo in cui oggi influenzano la sua autostima e il rapporto con sé stessa. A volte il dolore non nasce soltanto da ciò che il corpo mostra, ma dal giudizio che, spesso inconsapevolmente, si rivolge a sé stessi. Vorrei aggiungere una riflessione. Quelle cicatrici raccontano un evento molto difficile della sua infanzia, ma raccontano anche il fatto che oggi lei è qui a parlare della sua vita, dei suoi desideri e del suo futuro. Questo non cancella il disagio che prova quando si guarda allo specchio, né pretende di trasformare le cicatrici in qualcosa di positivo. Significa semplicemente riconoscere che la sua storia è molto più ampia dell'immagine che vede riflessa. Il fatto che oggi senta il bisogno di affrontare questo argomento è un segnale importante. Merita ascolto e attenzione, senza minimizzarlo e senza pensare che l'unica possibilità sia modificare il corpo. Comprendere più a fondo il proprio modo di percepirsi può rappresentare un passaggio fondamentale per costruire un rapporto più sereno con sé stessa, indipendentemente dalle scelte che un domani deciderà eventualmente di fare. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Il nostro corpo, con cui tutte le sue fattezze, è la prima immagine con cui ci presentiamo agli altri, ed è normale volerci sentire belli e attraenti. Inoltre, molto spesso il nostro corpo, è anche la prima fonte di giudizio da parte nostra e anche degli altri. Ora, visto che lei afferma di sentire questa forte insicurezza riguardo il suo corpo, proverei a capire questa insicurezza che radici ha.

Dott. Ivan Avella

Dott. Ivan Avella

psicologo

Cava de' Tirreni

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Buongiorno, quello che racconta riguarda un’esperienza molto importante: non solo ha attraversato una malattia significativa in un’età molto giovane, ma il suo corpo porta ancora oggi i segni visibili di quel periodo. È comprensibile che, soprattutto nella fase adulta, il rapporto con queste caratteristiche fisiche possa diventare più complesso e che possano emergere momenti di insicurezza, vergogna o difficoltà nell’accettare alcune parti di sé. Mi sembra significativo anche ciò che racconta rispetto al precedente percorso psicologico: forse in quel momento altri aspetti della sua vita avevano bisogno di maggiore attenzione, mentre oggi potrebbe essere arrivato il momento di dedicare uno spazio specifico al rapporto con il proprio corpo e all’impatto emotivo che queste cicatrici hanno avuto e continuano ad avere. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere meglio il significato che questa parte della sua storia ha assunto nel tempo e a costruire un rapporto più sereno con la propria immagine, senza che quei segni diventino l’unico elemento attraverso cui percepirsi. Anche il pensiero di un eventuale intervento estetico può essere esplorato con maggiore consapevolezza: non come necessità di “aggiustare” qualcosa che non va in lei, ma come una possibile scelta personale, se vissuta da una posizione di maggiore equilibrio e accettazione. Se sente che questo tema continua a creare sofferenza nella sua quotidianità, potrebbe essere utile riprendere un percorso psicologico focalizzato proprio su questi aspetti. Un caro saluto, Dott.ssa Cinzia Pirrotta


Buongiorno, richieda un consulto psicologico prima di prendere qualunque decisione in merito. Comprendere meglio le sofferenze legate alle trasformazioni del corpo, a volte è più importante della chirurgia stessa. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara


Salve, le consiglio di affrontare la sua situazione in terapia. L'insicurezza e la scelta di optare per un intervento chirurgico risolutivo potrebbero essere risolti separatamente.


Carissima, sarà banale, ma devi sapere che il valore di una persona riguarda il suo pensiero e i suoi modi più che l'aspetto fisico. Oggi, nella nostra società intendo, conta anche l'aspetto, ma non è di fatto così importante quando si conosce una persona veramente. Dunque coraggio, la vita è cominciata in salita, ma può continuare al meglio, basta considerarsi all'altezza di chiunque incontri sulla tua strada. Ti ringrazio per la tua domanda Rimango a tua disposizione per ulteriori chiarimenti Dott Gabriele Lenti Psicoterapeuta Genova

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.