Domande del paziente (206)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno,
    quello che racconta suscita molta partecipazione, perché si percepisce chiaramente quanto stia cercando di costruirsi uno spazio suo in un contesto che fa fatica a lasciarglielo.

    Allo stesso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, da ciò che descrive non leggerei in prima battuta questa esperienza come “pazzia”, ma come una modalità che con ogni probabilità ha avuto, e forse ha ancora, una funzione precisa nella sua... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, da quello che racconta non mi soffermerei tanto sul chiederle se abbia avuto “abbastanza pazienza”, ma sul tipo di legame che, poco alla volta, si sta costruendo tra voi.

    Stare insieme, in... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, da ciò che scrive non mi viene da pensare, in prima battuta, a una persona che “vuole farsi desiderare”, ma a qualcuno che, dopo essersi sentito ferito, esposto e non tutelato, ha progressivamente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, quello che descrive non va letto tanto in termini di “normale” o “non normale” in assoluto, perché nelle relazioni il punto non è stabilire una regola valida per tutti, ma capire se una certa... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Da ciò che scrive mancano informazioni importanti: dose di Xanax, dose degli altri farmaci, chi li ha prescritti, da quanto tempo assume mianserina e il farmaco che chiama “soequil”, età, altri problemi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, la parte farmacologica va tenuta ben separata dal resto: non modifichi, sospenda o elimini farmaci sulla base di un parere online. Se ha dubbi su Deben, Brintellix, tempi di efficacia o sintomi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, capisco la sua preoccupazione. Da qui non è possibile stabilire con certezza se i sintomi dipendano dal Daparox, anche perché capogiri, senso di instabilità e disorientamento possono avere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buonasera, capisco quanto possa essere pesante convivere da anni con un acufene così invasivo, soprattutto dopo aver già fatto diversi accertamenti senza trovare una soluzione chiara.

    La TRT può essere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno,
    la cosa più ovvia, in una situazione come questa, sarebbe parlarne con il medico che la segue. Il fatto che invece abbia sentito il bisogno di chiedere qui fa pensare che, più che una semplice... Altro


    Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
    L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
    A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
    Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
    Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
    Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
    Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
    Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
    Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
    Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
    L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
    L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.

    Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, da ciò che racconta emerge soprattutto una forte confusione rispetto a ciò che prova, più che un elemento che permetta di trarre conclusioni semplici o definitive.

    Orientamento, attrazione, fantasia, eccitazione e bisogno relazionale non sempre coincidono in modo lineare. Per questo, cercare di capire tutto solo sulla base di singole reazioni corporee, fantasie o episodi specifici rischia di aumentare ancora di più il dubbio e l’angoscia.

    Dal suo racconto non sarebbe corretto attribuirle un’etichetta a distanza, né in un senso né nell’altro. Quello che si può dire è che sembra esserci una grande attenzione al controllo e all’interpretazione dei suoi segnali interni: più osserva ciò che prova e cerca una conferma definitiva, più il dubbio sembra diventare centrale.

    In questi casi, più che chiedersi “cosa sono davvero?”, può essere utile comprendere con maggiore calma come funziona il suo mondo affettivo, corporeo e relazionale, senza forzare risposte immediate. A volte il problema non è tanto ciò che si prova, ma il modo in cui si entra in allarme rispetto a ciò che si prova.

    Se questo tema le crea sofferenza, confusione o blocco nella vita affettiva e relazionale, potrebbe essere utile affrontarlo con uno psicologo in uno spazio protetto, dove esplorarlo senza giudizio e senza etichette affrettate.

    Un caro saluto.


    Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, capisco la sua paura e anche la vergogna nel dirlo, ma il fatto che lei ne parli con lucidità è già un elemento importante.

    Da una risposta online non sarebbe corretto dirle se si tratti o meno di una psicosi o di una schizofrenia. Quello che però si può dire è che avere paura di “vedere qualcuno”, di impazzire o di perdere il controllo non significa automaticamente stare avendo allucinazioni o essere in una condizione psicotica. Le allucinazioni, infatti, sono percezioni vissute come reali, mentre nel disturbo ossessivo e negli stati d’ansia possono comparire pensieri intrusivi, paure molto forti e scenari temuti che spaventano la persona proprio perché non li vuole e li teme.

    Dal modo in cui lo descrive, sembrerebbe più una paura della paura: più teme che possa succedere qualcosa, più aumenta l’allarme interno, e più ogni situazione di buio, solitudine o tensione emotiva diventa un terreno che fa salire l’ansia. Anche una discussione o un momento di stress possono accentuare molto questo tipo di vissuti. Questa però resta una lettura generale e non sostituisce il confronto diretto con chi la segue.

    Il punto importante, quindi, non è tanto inseguire da solo la diagnosi, ma portare con precisione questi episodi al professionista che la sta seguendo, così da valutare bene il significato dei sintomi e il modo migliore per affrontarli. In questi casi è utile descrivere quando compaiono, cosa li fa aumentare, quanto durano e come reagisce lei in quel momento.

    Se dovessero comparire vere allucinazioni, forte confusione, perdita di contatto con la realtà, o un peggioramento netto e rapido, allora sarebbe opportuno chiedere una valutazione psichiatrica tempestiva.

    Si vergogni il meno possibile di ciò che prova: parlarne è già un passo importante, e queste paure meritano di essere comprese e trattate, non tenute nascoste.

    Un caro saluto.


    Domande su Tossicodipendenza

    Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...precisiamo che 5 anni fa avevo trovato qualche traccia sporadica ma mi ha confessato che dalla morte di sua mamma (giugno 2025) è passato da 1,5 gr alla settimana a 8/10gr alla settimana...di preciso l'aumento non so quando è avvenuto ma credo settembre...è 4 settimane fuori casa e dice che non ha più toccato nulla (so che ha anche debiti)...mi chiedevo...possibile che con quella quantità assunta uno smetta così? Non so se crederci...so anche che diventano molto bugiardi...grazie della risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buonasera, capisco bene il suo dubbio, perché in situazioni come questa è molto difficile capire quanto fidarsi delle parole e quanto, invece, restare prudenti.

    Sì, in teoria una persona può anche interrompere l’uso improvvisamente. Questo però, da solo, non basta a dire che il problema sia davvero risolto. Dopo quattro settimane, senza un aiuto concreto e senza segnali verificabili di cambiamento, è comprensibile che lei faccia fatica a crederci.

    C’è però un passaggio del suo messaggio che considero molto importante: quando lui dice che “lo stare male lo porta a fare uso”, sta dicendo qualcosa che va preso sul serio. Non tanto come giustificazione, ma come indicazione del funzionamento del problema. Se una persona usa la sostanza per gestire dolore, vuoto, tensione o sofferenza, il punto non è solo se abbia smesso oggi, ma come affronti quel malessere senza ricadere nello stesso meccanismo.

    In altre parole, il problema non è solo la sostanza in sé, ma il legame che si è creato tra sofferenza emotiva e uso. Finché quel legame non viene affrontato in modo serio, il rischio di ricaduta resta presente, anche se per un periodo l’uso si interrompe.

    Per questo, più che chiedersi se credere o non credere alle sue parole, forse è più utile osservare i fatti: sta cercando un aiuto reale? si sta facendo seguire? sta affrontando con responsabilità anche il tema dei debiti, delle relazioni e delle conseguenze del suo comportamento? Sono questi i segnali che nel tempo aiutano a capire se c’è un cambiamento concreto.

    Il cambiamento è possibile, ma di solito non passa solo dalle promesse. Passa da un percorso, da scelte coerenti e da una presa in carico reale del problema. Nel frattempo, per lei può essere importante mantenere lucidità, confini chiari e non sentirsi obbligata a sostenere da sola un peso così grande.

    Un caro saluto.


    Buon pomeriggio
    Una ragazza, amica e collega, con la quale c'era molto contatto fisico ,quasi intimo, mi ha raccontato una menzogna.
    Per Pasquetta è uscita con dei suoi amici maschi, è andata a ballare ed ha preso l'influenza.
    I giorni seguenti a lavoro stava male, non dormiva la notte e si lamentava.
    Le chiedevo se era stata da qualche parte, se aveva preso freddo così per aiutarla e capire... Ha negato tutto ed ha detto anche che quel giorno era stata a casa e non capiva come poteva aver preso l'influenza.
    Venerdì scorso ho scoperto proprio la verità, gliel'ho detto e lei ha visualizzato e non ha risposto.
    Chiaramente ha contagiato anche me perché in quei giorni le sono stato vicino (purtroppo).
    Oggi a lavoro, silenzio totale, zero parole.
    Come dovrei comportarmi?
    Cosa devo pensare?
    Sicuramente credo che non abbia interesse altrimenti non si sarebbe comportata e non si comporterebbe così.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buon pomeriggio, capisco il disagio, perché quando c’è un rapporto vissuto come vicino e quasi intimo, scoprire una menzogna può ferire molto più del fatto in sé.

    Più che cercare subito di capire “cosa deve pensare” di lei, forse in questo momento può esserle più utile osservare con lucidità ciò che è accaduto: lei ha evitato di dire la verità, e quando lei ha portato il tema in modo diretto, ha scelto il silenzio. Questo non permette di sapere con certezza quali siano le sue intenzioni profonde, ma mostra comunque una difficoltà ad essere chiara e ad assumersi la responsabilità del confronto.

    Dal mio punto di vista, il punto centrale non è tanto stabilire se le interessi o meno, quanto chiedersi se questo tipo di comportamento le faccia bene. Quando una relazione, anche non definita, diventa ambigua, confusiva e poco trasparente, il rischio è di restare agganciati alle ipotesi e di perdere di vista i fatti.

    A lavoro le suggerirei di mantenere un atteggiamento corretto, calmo e composto, senza inseguire spiegazioni a tutti i costi. Se sente che per lei è importante, può provare a dirle una sola volta, in modo semplice e diretto, che non è stato tanto il fatto in sé a colpirla, ma il non aver ricevuto sincerità e il silenzio successivo. Dopo di che, sarà soprattutto la sua risposta, o la sua mancata risposta, a darle un’indicazione chiara.

    In questi casi, a volte la scelta più utile non è forzare il chiarimento, ma riconoscere il segnale che arriva e proteggersi da dinamiche che generano confusione e malessere. La chiarezza, nei rapporti, non risolve tutto, ma aiuta a capire dove si può investire emotivamente e dove invece è meglio fare un passo indietro.

    Un caro saluto.


    Il mio ragazzo fuma e lo facevamo anche insieme e io sono incinta di 26 settimane quindi dalla scoperta cambio vita lui diceva di volere il bambino e che era contento ma poi ha cominciato a vivere per strada e io sono stata con lui a causa di vari litigi con nostre famiglie fin che ho potuto poi sono tornata da mio padre e mi ha accusata di averlo lasciato solo e che se non fossi andata con lui mi avrebbe lasciata.. non si fa sentire per settimane e mi ha contattata dopo 15 giorni per chiedere della gravidanza alla mia risposta "stiamo bene" non ha risposto ed è scomparso di nuovo.. senza lui soffro ma dovrà capire in qualche modo gli errori che sta commettendo è che è lui a lasciarmi sola e a non aiutarmi su nulla.. l' unica cosa che ha fatto mi ha accompagnato una volta a una visita e poi si è messo anche ad urlare per poi andare via però poi dice che non vede l'ora di vedere il figlio e che ci ama e poi di nuovo scappa..mi confonde

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buonasera, da quello che racconta emerge una situazione molto dolorosa e anche molto confusiva, soprattutto in un momento delicato come la gravidanza.

    Più che guardare a quello che lui dice, in casi come questo è importante osservare quello che fa. Le sue parole sembrano andare in una direzione, ma i suoi comportamenti ne mostrano un’altra: si avvicina, poi scompare; dice di tenere a lei e al bambino, ma nei fatti non riesce ad esserci in modo stabile, rispettoso e affidabile. È comprensibile che questo la confonda e la faccia soffrire.

    Un altro punto importante è che lei non può farsi carico da sola del compito di “fargli capire” i suoi errori. A volte, quando si sta male, si resta agganciati alla speranza che l’altro cambi, ma intanto si rimane esposti a continue ferite. In questo momento la priorità dovrebbe essere proteggere lei e il bambino, sul piano emotivo, pratico e relazionale.

    Non posso sapere da qui quali siano le sue difficoltà profonde, né fare valutazioni su di lui a distanza. Quello che però si vede chiaramente è un andamento instabile, che per lei rischia di diventare molto pesante. Per questo può essere utile chiedersi non tanto quanto lui la ami a parole, ma quanto oggi sia davvero capace di assumersi responsabilità concrete.

    Le suggerirei di non affrontare tutto da sola: si appoggi a chi può esserle vicino davvero, e valuti anche un confronto con un professionista o con il consultorio, che in gravidanza può essere un riferimento importante. Se dovessero esserci pressioni, minacce, paura o comportamenti aggressivi, è bene cercare aiuto subito e tutelarsi con la massima attenzione.

    Merita chiarezza, presenza e protezione, non una relazione fatta di continue sparizioni e ritorni che la lasciano nell’incertezza. Un cambiamento è possibile, ma non può dipendere solo dalla sua pazienza o dal suo dolore.

    Un caro saluto.


    Buongiorno,
    devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.

    Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.

    Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.

    Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.

    Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
    Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.

    Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.

    Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.

    Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Capisco la sua confusione, perché quando ci si avvicina per la prima volta a questo ambito ci si trova davanti a molti approcci, linguaggi e definizioni diverse, e orientarsi non è semplice.

    Da quello che scrive, però, mi sembra emerga soprattutto un altro aspetto: il tentativo di individuare in anticipo la scelta “giusta”, come se l’esito del percorso dipendesse prima di tutto dall’orientamento teorico. È un ragionamento comprensibile, ma rischia di concentrare molto l’attenzione su un punto che, nella pratica, non è quello decisivo.

    Provo a dirlo con un’immagine. È un po’ come se una coppia venisse invitata a una festa e si concentrasse così tanto sul vestito da scegliere da finire per pensare che la serata andrà bene o male solo in base a quello. Il vestito può avere il suo peso, certo, ma non è ciò che determina davvero come andrà la festa. La differenza la fa come ci si sta dentro, come ci si muove, come si entra in relazione con l’altro e con quello che accade.

    Nella coppia, e anche in un eventuale percorso, spesso succede qualcosa di simile. L’orientamento del professionista è lo sfondo del lavoro, ma ciò che conta davvero è come la coppia affronta i temi portati, come interagisce, cosa tende a ripetere e cosa riesce a modificare nel proprio modo di comunicare e di stare nella relazione.

    Anche quando cambia il tema del conflitto, molto spesso il nodo resta il modo in cui la coppia funziona. Ed è proprio lì che un percorso può diventare utile: non tanto perché appartiene a una scuola “migliore”, ma perché aiuta a vedere e cambiare certi meccanismi che mantengono la difficoltà.

    Per questo, più che cercare in astratto l’orientamento più valido, può essere più utile capire come lavora quel professionista: se ha esperienza con le coppie, se sa restare in una posizione equilibrata, se aiuta a mettere a fuoco il funzionamento della relazione e se già dai primi colloqui vi fa sentire entrambi compresi e messi nella condizione di lavorare.

    Capisco anche il suo timore di finire con qualcuno che dica a uno dei due ciò che vuole sentirsi dire. In un buon lavoro di coppia, in realtà, il punto non è confermare una posizione contro l’altra, ma aiutare entrambi a vedere i meccanismi con cui, spesso senza volerlo, contribuiscono a mantenere il problema.

    In sintesi, l’orientamento ha il suo valore, ma da solo non basta a far prevedere se un percorso funzionerà. Molto dipende da come quel lavoro riesce a intercettare il funzionamento concreto della coppia e da come la coppia riesce, nel tempo, a rispondere in modo diverso.


    Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
    Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
    Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
    Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno,da quello che descrive la situazione merita di essere letta su più piani, senza ridurla solo al “sono io esagerata o è lui che sbaglia”.

    C’è un primo aspetto oggettivo: il bere fino a ubriacarsi e mettersi alla guida è un comportamento rischioso, per sé e per gli altri, e su questo è importante che ci sia chiarezza e responsabilità.

    Allo stesso tempo, nel suo racconto non è del tutto chiaro cosa significhi per lei “ubriaco”: quanto accade, in che modo si presenta, e quanto questo incide concretamente nella relazione. Questo fa la differenza nel comprendere meglio la situazione.

    Un altro punto riguarda lei: il fatto di essere astemia e di vivere con disagio queste situazioni. Qui non si tratta tanto di stabilire chi ha ragione, ma di capire quanto questo comportamento del suo compagno per lei sia tollerabile o meno, e che significato assume.

    Infine, vale la pena chiedersi se la difficoltà della coppia sia legata solo a quell’episodio mensile o se questo stia diventando il punto su cui si concentrano tensioni più ampie nella relazione.

    In concreto, più che discutere solo sul permesso o sul divieto, potrebbe essere utile parlare insieme di alcuni punti precisi: cosa intende lui per “divertirsi”, cosa intende lei per “ubriaco”, quale limite per entrambi è accettabile e soprattutto come garantire che non si rimetta alla guida in quelle condizioni. A volte il problema non è solo l’episodio in sé, ma il modo in cui la coppia lo affronta, lo minimizza o ci litiga attorno. Mettere meglio a fuoco questo può aiutarvi a capire se siete davanti a un comportamento circoscritto o a una difficoltà relazionale più ampia.

    Se questa situazione continua a creare tensione o fatica a trovare uno spazio di confronto efficace tra voi, potrebbe essere utile un percorso di coppia. Non tanto per stabilire chi ha ragione, ma per aiutarvi a capire come gestire questa differenza in modo più chiaro e condiviso, evitando che diventi un punto di scontro ricorrente.


    Gravidanza voluta, sposati. Da quando ho scoperto la gravidanza oscillo in continuazione fra continuare o meno. adoro la mia vita di ora, non riesco a provare gioia anche xallattamento o bambini piccoli, neanche pensando di annunciare la gravidanza...avevo fissato ivg ma annullata, dopo 1 giorno ci sto ripensando, mio marito propende per continuare ma rispetta la mia scelta, come prendere una decisione definitiva?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno, da quello che scrive non mi arriva tanto una semplice indecisione, quanto un conflitto più profondo.

    Mi colpisce che la gravidanza sia voluta e che, proprio nel momento in cui diventa reale, lei senta di oscillare continuamente. Questo può succedere quando il problema non è solo “continuare o no”, ma il fatto che una parte di sé non riesca ancora a riconoscersi nel ruolo materno.

    Lei scrive anche di adorare la sua vita di ora, e questa frase per me è molto importante. Diventare madre, per molte donne, non significa solo accogliere qualcosa di nuovo, ma anche accettare che una parte della vita di prima non resterà più la stessa. Non tutte riescono a sentire subito questo passaggio come naturale, desiderabile o gioioso, anche dentro una gravidanza cercata.

    Per questo non leggerei la sua fatica come freddezza o mancanza di sentimento, ma come il segnale di un passaggio interno molto delicato. A volte non è la decisione a mancare: è il fatto che quel ruolo, in questo momento, non sia ancora diventato per davvero pensabile, sentibile, abitabile.

    Più che cercare di forzarsi a prendere una decisione definitiva il prima possibile, forse il punto è riconoscere con sincerità che cosa, dentro di lei, oggi non riesce ancora ad aderire a questa trasformazione. Perché da come ne parla, la domanda non sembra solo “cosa devo fare?”, ma anche “posso davvero sentirmi in questo ruolo?”. E questa è una domanda molto seria, che merita di essere ascoltata fino in fondo.
    Un caro saluto.


    Vorrei sapere che tipo di persona è una che scrive: " se vuoi fare... allora salgo"....ovviamente è un ragazzo e si riferisce al sesso...perché uno si dovrebbe porre in questo modo...?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Buongiorno,
    da una frase sola è difficile definire “che tipo di persona” sia qualcuno. Un messaggio così può indicare una modalità molto diretta, poco filtrata o poco attenta alla parte relazionale, ma non è sufficiente per descrivere l’intera persona.

    Il fatto che le abbia fatto sorgere dei dubbi è però un elemento importante. Spesso il dubbio nasce quando ciò che accade è diverso da ciò che ci aspettavamo: magari ci si aspetta un approccio più graduale o più relazionale, e ci si trova invece davanti a una proposta molto diretta.

    In questi casi può essere utile spostare leggermente la domanda: non solo “perché lui si pone così?”, ma anche “che cosa è passato tra noi perché lui abbia pensato di potersi porre in questo modo?”. Non in senso colpevolizzante, ma per comprendere meglio la dinamica.

    A volte l’altro coglie una disponibilità reale, altre volte interpreta male, altre ancora prova a forzare un confine. Il punto allora diventa capire come ci si vuole posizionare rispetto a questo.

    Se quella frase ha creato disagio o ha fatto sentire ridotta solo al piano sessuale, questo è già un segnale utile. Può essere l’occasione per chiarire il proprio modo di stare nella relazione e i propri limiti.

    Se sente che il dubbio rimane o che situazioni simili tendono a ripetersi, può essere utile approfondirle meglio, anche continuando a scriverne o confrontandosi in modo più diretto, così da capire come costruire relazioni più in linea con ciò che desidera.

    Un caro saluto.


    Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
    Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
    Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
    Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
    Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
    Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
    Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
    Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
    Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
    Perché non ho un hobby?
    Pecche non so cosa mi piace?
    mi piace tutto o non mi piace nulla?
    Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
    La storia di Simone che significa?
    Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
    Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
    Perché lo sto facendo adesso?
    Che colpa ne ho io?
    Che senso ha la mia vita adesso?
    Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
    Lo provo sempre in realtà
    Che lezione devo imparare ancora?
    Perché l’amore non arriva?
    Cosa devo capire prima che arrivi?
    È questo no?
    Il motivo.
    Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
    E chi pensa a me?
    Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
    Non ho più voglia
    Tutto questo male
    Mi porta solo più confusione
    E scriverlo è stato peggio
    Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
    Sono questa da anni
    Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Roberto Barbieri

    Quello che descrive fa pensare a una sofferenza molto intensa e non va affrontato da sola. Quando i pensieri di sparire o di suicidio diventano così presenti, la priorità non è capire tutto subito, ma mettersi al sicuro e chiedere aiuto immediato. Le consiglio di contattare subito una persona di fiducia, il 112 o il Pronto Soccorso, e di non restare sola in questo momento. Un supporto urgente non significa essere deboli, ma proteggersi quando il dolore supera le proprie forze.
    Mi scriva pure.


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