Domande del paziente (206)
Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive può lasciare molto scossi, soprattutto per il modo in cui è stata trattata più che per l’episodio in sé.
È importante chiarire un punto: anche all’interno di una relazione esclusivamente fisica, il rispetto, l’ascolto e il consenso restano fondamentali. Il fatto che lei abbia provato dolore e abbia chiesto di fermarsi è del tutto legittimo e non richiede giustificazioni preventive.
La reazione che ha ricevuto, invece, sembra più legata alla difficoltà dell’altra persona nel gestire un imprevisto e una frustrazione. In quel momento il rapporto non è andato come previsto, e lui sembra aver risposto con irritazione, spostando su di lei la responsabilità del proprio disagio.
Il punto quindi non è tanto “perché è successo”, ma cosa questo episodio mostra del suo modo di relazionarsi: quando qualcosa esce dallo schema che si è costruito, fatica a tollerarlo e tende a reagire in modo svalutante e controllante.
È comprensibile che lei si sia sentita umiliata e confusa, perché si è trovata in una situazione in cui non è stato riconosciuto un suo limite legittimo.
Più che cercare una spiegazione che lo giustifichi, può essere utile leggere questo episodio come un indicatore di compatibilità relazionale: anche nei rapporti più semplici, il modo in cui l’altro gestisce il limite e l’imprevisto dice molto di come potrebbe comportarsi in situazioni più complesse.
Un caro saluto.
Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta cognizione del tempo e del cmportamento verso altri...io vivo con mio compagno. E mio figlio con la moglie...io collaboro molto con loro sia per le cure che per altro..il problema che mio compagno non vuole capire la mia situazione...e non accetta che mio figlio venga spesso da me.. senza avvertire.dice che io l'ho abituato male..e si arrabbia anche con lui...non capisce cosa vuol dire combattere con un paziente con questa patologia.. cosa posso fare? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è una situazione molto delicata, perché mette insieme due bisogni importanti: da una parte il suo ruolo di madre, soprattutto in presenza di una patologia complessa come quella di suo figlio, dall’altra la necessità di mantenere un equilibrio nella relazione di coppia.
È comprensibile che lei senta la responsabilità di esserci per suo figlio e di sostenerlo anche quando i suoi comportamenti non sono del tutto regolati. Allo stesso tempo, però, il suo compagno non sembra rifiutare la situazione in sé, ma il modo in cui questa entra nella vostra vita quotidiana, soprattutto quando manca una certa prevedibilità (come le visite senza avviso).
In questi casi può essere utile lavorare non tanto sul “convincere” l’altro a capire, ma sul costruire dei confini chiari che tengano insieme entrambi i bisogni. Ad esempio, stabilire insieme a suo figlio alcune modalità più prevedibili di visita (per quanto possibile), oppure definire con il suo compagno quali spazi e momenti della casa restano protetti per la coppia.
Questo non significa ridurre l’aiuto a suo figlio, ma renderlo più sostenibile anche per la relazione in cui vive.
Se questo passaggio non viene fatto, il rischio è che lei si trovi sempre più stretta tra due richieste opposte, con un carico emotivo molto alto.
Un confronto, anche insieme al suo compagno, potrebbe aiutarvi a trovare un equilibrio che non costringa nessuno a rinunciare completamente al proprio bisogno.
Un caro saluto.
Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive non sembra qualcosa nato “all’improvviso”, ma piuttosto qualcosa che nel tempo è rimasto sullo sfondo e che ora sta emergendo in modo più chiaro.
Il vostro rapporto, da come lo racconta, non è mai stato solo un’amicizia: negli anni ci sono stati momenti di vicinanza emotiva molto intensa e anche fisica, che rendono naturale che oggi lei si trovi a interrogarsi su ciò che prova.
Allo stesso tempo, nel suo racconto emerge con altrettanta chiarezza un elemento importante: la difficoltà a vedere in lui una persona affidabile con cui costruire una relazione stabile. Non è un dubbio astratto, ma qualcosa che lei ha già osservato concretamente nel suo modo di comportarsi.
Questo crea una tensione interna comprensibile: da una parte l’attrazione e la familiarità, dall’altra una valutazione lucida che la porta a non fidarsi davvero.
Per questo forse la domanda non è tanto “cosa mi sta succedendo”, ma “che tipo di relazione voglio con questa persona e cosa sono disposta ad accettare”. Perché il rischio, in queste situazioni, è restare in una zona intermedia: troppo coinvolti per essere solo amici, ma non abbastanza convinti per costruire qualcosa di diverso.
Prendersi un momento per osservare questa ambivalenza, senza doverla risolvere subito, può aiutarla a capire meglio quale direzione è più coerente con ciò che desidera davvero.
Un caro saluto.
Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui quasi 33
Il problema è che tra
Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive fa pensare a una sofferenza reale, che non va sminuita. Allo stesso tempo, però, può essere utile fare un passaggio ulteriore: il problema non è solo quanto il lavoro del suo compagno occupi spazio, ma anche il modo in cui lei sta leggendo ciò che lui oggi riesce a dare dentro questa fase.
A volte, quando ci si sente molto soli e frustrati, si finisce per guardare quasi esclusivamente ciò che manca, perdendo di vista anche quelle forme di presenza o di impegno che l’altro continua comunque a mettere, magari in modi meno visibili, meno spontanei o meno vicini a come li vorremmo. Quando il bisogno di attenzione diventa molto forte, il rischio è che tutto ciò che arriva sembri dovuto, insufficiente o non abbastanza.
Questo non significa negare il suo disagio, ma provare a chiedersi anche: in che modo lui, pur dentro i suoi limiti attuali, sta cercando di esserci? E io riesco a vederlo, oppure sono ormai così concentrata su ciò che non ricevo da non riconoscere più nulla di ciò che c’è?
Da qui può nascere un confronto più utile, non solo su quanto lui lavori, ma su come entrambi state portando avanti la relazione: da una parte lui cercando di capire meglio quali limiti mettere al lavoro, dall’altra lei provando a distinguere tra ciò che davvero manca e ciò che invece non riesce più a riconoscere.
Solo così si può capire se state attraversando una fase difficile ma ancora risolvibile tra voi, oppure se può essere utile l’aiuto di uno specialista per trovare un modo nuovo di incontrarvi e comprendervi.
Un cro saluto.
Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che racconta è molto doloroso, ma la cosa più importante è partire da un punto che lei stessa descrive chiaramente all’inizio: una relazione lunga, con periodi anche molto lunghi senza intimità e con una comunicazione quasi assente.
Questo è un elemento centrale, perché indica che la difficoltà nella coppia non nasce da ciò che ha scoperto, ma era già presente da tempo.
Le ricerche che ha trovato e i dubbi che ne sono seguiti sono comprensibilmente destabilizzanti, ma rischiano di diventare il centro del problema, mentre potrebbero essere piuttosto il segnale di qualcosa che nella relazione non sta più funzionando.
Il punto quindi non è solo capire se ci sia stato o meno un tradimento, ma chiedersi cosa è rimasto oggi del vostro rapporto: c’è ancora uno spazio reale per ricostruire intimità, dialogo e fiducia, oppure si sta andando avanti più per abitudine e storia condivisa?
Restare concentrata sui dettagli (chat, ricerche, ipotesi) rischia di aumentare il logorio senza portarla a una risposta che possa davvero farla stare meglio.
La domanda più utile, anche se più difficile, è: cosa vuole salvare di questa relazione, e soprattutto se entrambi siete disponibili a lavorarci davvero. Perché una relazione può attraversare momenti molto complessi, ma solo se entrambe le persone sono coinvolte nel cambiamento.
Se questo non accade, il rischio è quello che descrive: continuare a restare dentro una situazione che consuma, senza trovare una direzione.
Un confronto può aiutarla proprio a spostarsi da questo dubbio continuo verso una posizione più chiara, che le permetta di decidere come proseguire.
Un caro saluto.
salve a tutti gentili psicologi ..
domani ho un esame all università di storia medievale ma non riesco a ripetere oggi e mi sento molto bloccata ... il blocco mi paralizza. Come posso superare queste situazioni? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è molto frequente quando un esame viene vissuto con una pressione molto alta: più ci si accorge del blocco e più si prova a forzarsi, più ci si sente paralizzati.
In questi momenti, spesso non aiuta cercare di “sbloccarsi”, ma fare il contrario: abbassare l’obiettivo. Per esempio, invece di pensare “devo ripetere tutto”, può dirsi “per 10 minuti ripeto solo un argomento” oppure “leggo e schematizzo solo una parte”. Quando la mente si sente meno sotto minaccia, tende a ripartire più facilmente.
Per il breve termine, quindi, può essere utile dividere il pomeriggio o la serata in blocchi molto piccoli e realistici, senza pretendere prestazioni perfette. Per il lungo termine, se questa situazione si ripete spesso, può valere la pena osservare meglio il rapporto tra ansia, aspettative e paura del giudizio, perché il blocco di solito non nasce dal nulla, ma da un modo molto rigido di affrontare la prova.
Un caro augurio.
Buongiorno dottori ,ho 48 anni,volevo chiedere un parere riguardo a problemi che ho da novembre 2024.Ho iniziato con a dimenticare ogni tanto i nomi o comunque non mi arrivano nell immediato, inoltre ho sempre un po' di confusione,gli eventi mi sembrano sempre più lontani rispetto alla realtà,la memoria è peggiorata.Ho vissuto il 2024 con forte stress,e arrivo da 5 anni con problemi di insonnia ,ora migliorata con l assunzione di sertralina e olanzapina,A febbraio 2025 mi hanno fatto fare una risonanza e test neuropsicologici entrambi con esito negativo,a settembre ho rifatto i test neuropsicologici sempre con esito negativo e a febbraio 2026 ho effettuato una PET anche questa negativa.Mi sento la mente confusa.volevo chiedere un vostro parere,io ci penso tutti i giorni da mattina a sera,non so più cosa pensare.grazie a chiunque può aiutarmi
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive, il dato più rilevante è che ha già effettuato diversi accertamenti approfonditi (risonanza, test neuropsicologici ripetuti, PET), tutti con esito negativo. Questo è un elemento importante perché indica che non emergono segni di un deterioramento cognitivo organico.
Le difficoltà che riferisce (nomi che non arrivano subito, sensazione di confusione, eventi percepiti come lontani) sono molto frequenti in condizioni di stress prolungato e insonnia, soprattutto quando queste si protraggono nel tempo.
C’è però un aspetto centrale nel suo racconto: il fatto che pensa a questo problema “dalla mattina alla sera”. Quando l’attenzione si concentra in modo continuo sulla memoria, si crea facilmente un effetto paradossale: più si cerca di controllare e verificare se “funziona”, più diventa difficile utilizzarla in modo fluido.
In queste condizioni, anche piccoli rallentamenti normali vengono percepiti come segnali di qualcosa di grave, aumentando la preoccupazione e alimentando il circolo.
Il fatto che continui a cercare un parere, nonostante gli accertamenti già fatti, fa pensare che il bisogno principale in questo momento non sia tanto capire cosa ha, ma riuscire a sentirsi rassicurato in modo stabile.
Il punto quindi non è aggiungere nuovi esami, ma lavorare su questo meccanismo di attenzione e controllo, che può mantenere la sensazione di “mente confusa” anche in assenza di un problema organico.
Un confronto nel percorso che ha già avviato può aiutarla proprio in questa direzione, cioè a ridurre il bisogno di monitorare continuamente il funzionamento mentale e a recuperare maggiore fiducia nelle sue capacità.
Un caro saluto.
Buongiorno, sono una studentessa universitaria di 20 anni e vorrei chiedervi se un mio sospetto è fondato. Sto cercando di capire se ciò che sperimento possa rientrare in un profilo di neurodivergenza (come l'ADHD) o se sia riconducibile a una disregolazione emotiva e ansiosa. Ho provato a fare una lista di ciò che provo/che ho passato:
—Talvolta soffro di insonnia causata da pensieri stupidi che non riesco a fermare. Riesco ad addormentarmi solo se sono veramente esausta.
—In merito ai pensieri che non riesco a fermare, mi sento come se avessi una sottospecie di disco rotto nel cervello che non smette mai di suonare.
—Mi capita molte volte di sentirmi 'fuori luogo' e di ripensare a ciò che dico/faccio. Se commetto un errore ci rimurgino sopra per ore.
—Ho sempre avuto difficoltà a seguire le lezioni sia scolastiche che universitarie. Dopo un po' il mio cervello si disconnette, e perdo il filo. A tal proposito, mi capita di dimenticare le cose sul momento e di interrompere una conversazione prima che mi scordo qualcosa.
—Sotto forte stress tendo a dissociarmi.
—A causa di molti di questi punti mi è capitato di avere episodi depressivi.
Vorrei solo sapere se sia opportuno intraprendere un percorso diagnostico specifico o meno. Vi ringrazio per la disponibilità.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive, il sospetto di un approfondimento specifico ha senso, ma non tanto per arrivare subito a una definizione come ADHD, quanto per fare una valutazione seria e ordinata del funzionamento complessivo.
Alcuni aspetti che riporta possono far pensare a difficoltà attentive e di regolazione che meritano di essere esplorate, soprattutto se sono presenti da molti anni e non solo nei momenti di stress. Allo stesso tempo, nel suo racconto sono molto forti anche ansia, rimuginio, insonnia e tendenza a dissociarsi sotto pressione, tutti elementi che da soli possono interferire molto con concentrazione, memoria e stabilità emotiva.
Per questo non mi orienterei su un aut-aut troppo rapido tra “neurodivergenza” e “ansia”. Piuttosto, direi che una valutazione specialistica può essere opportuna proprio per distinguere meglio:
cosa appartiene a un possibile profilo attentivo di lunga data;
cosa invece è sostenuto o amplificato da ansia, insonnia, rimuginio e stress.
In sintesi: sì, ha senso approfondire, soprattutto se queste difficoltà sono persistenti, incidono sulla vita universitaria e relazionale e non si spiegano solo con un periodo di stress. L’obiettivo però non dovrebbe essere rincorrere un’etichetta, ma capire meglio il funzionamento, così da trovare un intervento più adatto.
Un caro saluto.
Buongiorno dottori. Vi scrivo per richiedere un parere su un evento che mi ha confusa recentemente. Ho 23 anni, sto passando un periodo in cui mi sto preparando per la laurea e successivamente già per cercare lavoro. Sono una che ha bisogno di farsi piani per ogni minima cosa perché altrimenti sento di non avere controllo. Recentemente, è successa una cosa strana, praticamente vi dico già che io sono attratta sia da ragazzi che da ragazze, lo so da 7 anni e non è assolutamente un problema per me, lo accetto e lo vivo come una verità dentro me, anche se preferirei innamorarmi di un uomo perché vorrei avere dei figli e sinceramente preferirei averli nella situazione più classica possibile. Vi dico questo perché è da mesi che so dell’esistenza di una determinata ragazza di circa la mia età, non ci conosciamo davvero, ma è capitato di guardarla da lontano, vederla interagire con i suoi amici e cose così. Appunto per mesi la mia percezione verso di lei è stata neutro-positiva, la trovo bella, solare e simpatica, e sembra anche genuina. L’altra notte però, mi è capitato a caso di fare un sogno in cui lei mi abbracciava, e io sentivo conforto in quell’abbraccio, e mi sentivo come se fossi cotta di lei, soprattutto perché dopo sempre nel sogno siamo sedute in un tavolo vicine e parliamo, ma poi un ragazzo attira la sua attenzione e inizia a parlare con lei, a quel punto sento una sensazione di gelosia, che ricordo ancora ora, e che quando il sogno è finito ho sentito letteralmente la sua mancanza, mi è dispiaciuto che fosse un sogno, dove forse eravamo amiche o comunque avevamo un legame. Ho continuato la mia vita normalmente, ma da quel giorno ogni volta che la vedo sento un’attrazione travolgente. Dire che mi sento attratta da lei fisicamente sarebbe riduttivo, perché non è che io sento attrazione per lei perché mi piace il suo corpo o la trovo “sexy” seppur sia bella, ma sento una sorta di desiderio verso di lei, in generale. È come se io amassi lei, non il suo corpo, ma lei. Infatti, la cosa che più mi accende è il pensiero di baciarla, e se devo essere sincera la bacerei anche molto appassionatamente, cosa molto strana per me, perché io non sento praticamente mai così tanta attrazione per qualcuno per cui non ho nemmeno sentimenti di cotta come minimo, cosa che quando c’è la sento in modo molto più intenso e euforico di qualsiasi attrazione fisica, cosa che appunto come ho detto con lei tecnicamente non c’è stata. Eppure sento un desiderio per lei così forte e anche di lasciarmi andare e perdere il controllo con lei che onestamente mi confonde, non capisco cosa sia successo, ma è tutto nato da quel sogno. Sottolineo che non ci siamo mai nemmeno sfiorate né guardate. Inoltre, voglio precisare che io sono sempre stata più aperta emotivamente nei confronti delle ragazze non per scelta ma per istinto, perché sono molto intuitiva e sento quasi sempre le intenzioni delle persone, e quando ho rapporti con i ragazzi non sento mai quella sincerità e purezza di intenzioni che io tanto amo e che con le ragazze sento di più. I maschi purtroppo soprattutto alla mia età spesso cercano altro, mentre io cerco una grande integrità, maturità, presenza, passione e connessione, cosa che non riesco mai ad associare ai maschi, anche perché o sono sempre con quel fondo di voglia di competizione e arroganza/ricerca di sesso che si percepisce da miglia, oppure sono troppo remissivi e dolci, cosa che purtroppo se eccessiva non mi accende negli uomini, perché anche se la dolcezza è fondamentale per me, io vorrei una via di mezzo fra ragazzo che sa essere forte e farmi sentire protetta ma allo stesso tempo saper essere dolce senza vergognarsene, con un cuore pieno di valori e un vero rispetto non solo per me ma per tutti. Quindi è una cosa rara, e istintivamente connetto meglio con le ragazze, infatti non ho mai avuto cotte emotive per maschi, se non alle elementari per un compagno, quando però appunto quella purezza di intenzioni era ancora presente e non “inquinata” dal testosterone, che a quanto pare li fa andare fuori di testa non lo so, peccato che il testosterone che molti di loro usano spesso per dominare o sentirsi migliore dovrebbe servire a proteggere e non a schiacciare, ma ci vuole un’alta maturità per integrarlo e lo capisco. Però appunto per questo connetto meglio con le ragazze oggi, e collegandomi con il sogno che ho fatto verso quella ragazza, perché secondo voi è esplosa questa attrazione così forte? Secondo voi cosa dovrei fare? Vi ringrazio per il tempo che mi dedicherete per rispondermi, accetto ogni visione e consiglio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive può risultare molto confondente, ma non è così insolito come può sembrare.
Dal suo racconto emerge una grande capacità di riflettere su di sé e di osservare ciò che prova, insieme a un forte bisogno di avere chiarezza e controllo su ciò che accade dentro di lei. Questo spesso porta a cercare spiegazioni precise e coerenti anche per esperienze emotive che, invece, nascono in modo più spontaneo e meno “ordinato”.
Il sogno che racconta sembra aver avuto proprio questa funzione: in poche immagini ha condensato vicinanza, connessione e anche una componente di perdita (la gelosia), attivando un’esperienza emotiva molto intensa. Al risveglio, quella sensazione non è partita da zero, ma da qualcosa che la sua mente aveva già reso familiare.
È interessante anche notare come lei descriva una maggiore facilità a connettersi emotivamente con le ragazze e, allo stesso tempo, una certa difficoltà a ritrovare negli uomini le caratteristiche che per lei sono importanti. Questo può influenzare il modo in cui si attivano desiderio e coinvolgimento, orientandoli verso ciò che viene percepito come più autentico e rassicurante.
La sensazione di “perdere il controllo” che descrive è un altro elemento significativo: più si è abituati a tenere le cose sotto controllo, più le esperienze spontanee e intense possono risultare sorprendenti o destabilizzanti.
In questo momento, più che cercare di dare subito un’etichetta a ciò che prova, può essere utile osservare con calma cosa resta di questa esperienza nel tempo, distinguendo tra l’intensità del momento e la presenza di un reale interesse che si costruisce anche nella realtà, al di là dell’immaginazione.
Questo può aiutarla a capire meglio non solo cosa prova per questa persona, ma anche che tipo di relazione desidera davvero costruire.
Un caro saluto.
Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è un comportamento che può risultare molto confondente: da una parte reazioni forti e aggressive, dall’altra evitamento, fino a un riavvicinamento finale.
La domanda “che problemi ha” è comprensibile, perché quando qualcosa appare così incoerente si cerca una spiegazione che dia ordine. Il rischio, però, è di restare concentrati sull’etichettare l’altra persona, senza vedere fino in fondo che tipo di dinamica si è creata.
Al di là di come si possa definire l’altro, quello che emerge è una modalità relazionale fatta di reazioni molto intense, cambiamenti improvvisi e difficoltà a mantenere una posizione stabile nel rapporto.
Il punto centrale diventa allora un altro: quanto è sostenibile per lei stare dentro a una relazione in cui, a fronte di un episodio anche piccolo, si attivano mesi di attacco, distanza e poi un ritorno improvviso.
Il riavvicinamento finale può creare ulteriore confusione, perché sembra rimettere tutto in discussione, ma non cancella ciò che è accaduto nei mesi precedenti.
Più che cercare una definizione dell’altro, può essere utile chiedersi che tipo di spazio vuole dare a questo comportamento nella sua vita e che posizione intende prendere di fronte a queste oscillazioni.
Se sente che questa situazione la coinvolge ancora o la lascia in dubbio su come muoversi, può avere senso fermarsi a metterla a fuoco insieme a qualcuno, partendo proprio da qui.
Un caro saluto.
Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che sta vivendo fa male, ma è importante mettere a fuoco bene cosa è successo, senza farsi guidare solo da come lo sente oggi.
Più che parlare di un legame forte da entrambe le parti, sembra che lei non si sia resa conto fino in fondo del suo coinvolgimento, tanto da trattarlo con una certa leggerezza, arrivando anche a raccontare ad altri qualcosa che per lei era personale.
Questo l’ha ferita, ed è comprensibile.
La sua reazione però è stata quella di chiudere completamente, togliere il saluto e ritirarsi. Una modalità che, anche se nasce da una ferita, dall’esterno può apparire immatura o poco chiara, soprattutto per una persona che già la vedeva come “più piccolo” o “come un fratellino”.
Ora, nella distanza, sta facendo il movimento opposto: sentirne la mancanza, idealizzarla e pensare che sia tutta colpa sua.
Il rischio è passare da un estremo all’altro, senza davvero affrontare la situazione.
Se vuole recuperare credibilità, il passaggio non è buttarsi con un abbraccio o con dichiarazioni forti, ma fare qualcosa di più semplice e, allo stesso tempo, più adulto: affrontarla.
Questo significa poterle dire che ci è rimasto male, che ha reagito chiudendo, che le vuole bene, ma anche accettare la sua posizione, senza provare a cambiarla.
È proprio questa capacità — stare su quello che prova senza forzare l’altro — che può farla uscire dalla posizione del “fratellino”.
Non è detto che questo porti a una relazione diversa, ma sicuramente cambia il modo in cui lei verrà vista.
E, prima ancora, il modo in cui si sta nella relazione.
Se sente che questa situazione la tiene ancora bloccata, può avere senso fermarsi a metterla a fuoco meglio, partendo proprio da qui.
Un caro saluto.
Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da quello che descrive sembra che questa situazione tocchi un punto molto sensibile per lei, più che limitarsi al rapporto con il professore.
Quando ci si espone, soprattutto in contesti come l’università, è naturale sentire attivazione, ma nel suo caso ogni risposta sembra diventare anche una verifica del proprio valore. In questo modo, anche osservazioni che magari riguardano il modo di esporre un concetto rischiano di essere vissute come giudizi su di sé.
Il fatto che con altri docenti si sia sentita riconosciuta e che riesca comunque a intervenire, nonostante l’ansia, è un elemento importante: indica che le risorse ci sono, ma in questo specifico contesto qualcosa si attiva in modo più intenso.
A volte può essere utile provare a spostare leggermente la posizione: invece di cercare di “rispondere bene”, può aiutare usare le interazioni come occasione per capire meglio cosa il docente intende. Ad esempio, chiedere chiarimenti in modo diretto e semplice (“può spiegarmi cosa intende per più preciso?”) può ridurre il rischio di interpretazioni e darle una posizione più attiva.
Allo stesso tempo, potrebbe essere utile osservare cosa succede dentro di lei in quei momenti: più che correggere il professore, può fare la differenza lavorare su come quelle parole vengono lette e su quanto peso assumono.
Se le va, può approfondire questo aspetto anche in uno spazio dedicato, così da capire meglio come gestire queste situazioni senza che diventino ogni volta così faticose.
Un caro saluto.
Ho appena terminato una relazione con una ragazza di 26 anni, di cui sono innamorato perso. (Io ne ho 12 in più )
Ed a suo dire anche lei, 3 settimane fa abbiamo prenotato le ferie estive insieme, la settimana scorsa mi ha presentato tutti i suoi parenti, e due settimane fa mi lasciava bigliettini per casa dicendomi che mi ama, che mi scieglierebbe ogni giorno, che nei momenti bui sono la sua luce e che sono il suo tutto eccetera.
Ora, a distanza di una settimana mi dice che il sentimento è cambiato, che non sa più quello che vuole, che prima era sicura di volere una famiglia, ora no. Che vuole stare sola, che non è mai stata sola in vita sua, e che ha bisogno di tempo per sé!
Da un giorno all’altro, senza spiegazioni, senza litigate, dalla mattina alla sera.
Non riesco a darmi spiegazioni
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che sta vivendo è molto destabilizzante, soprattutto perché fino a pochi giorni prima c’erano segnali forti e concreti che facevano pensare a una direzione completamente diversa.
Proprio per questo è naturale cercare una spiegazione. Ma qui c’è un passaggio importante: il rischio è che il “perché è cambiata” diventi un modo per restare agganciato a ciò che era, invece che entrare davvero nella realtà di ciò che sta accadendo adesso.
La realtà, per quanto difficile da accettare, è che in questo momento lei si è fermata, è in confusione e le ha chiesto spazio.
Il fatto che prima le dicesse certe cose può essere stato vero in quel momento, ma non cambia ciò che sta succedendo ora.
Accettare questo passaggio, anche senza spiegazioni, non è passività. È una forma di rispetto e di amore verso l’altra persona: significa riconoscere quello che sta vivendo senza forzarla a dare risposte che forse in questo momento non ha.
Paradossalmente, è proprio questa posizione che può creare le condizioni migliori perché lei, se e quando sarà pronta, possa tornare a chiarire in modo più autentico e sereno.
Al contrario, cercare spiegazioni immediate, rassicurazioni o tentare di riportare le cose come prima rischia di metterle pressione. In una fase di confusione, questo può portarla o ad allontanarsi ancora di più, oppure a restare in una relazione senza aver davvero chiarito dentro di sé. In quel caso, il problema non si risolve, ma si sposta più avanti, spesso in modo più difficile.
Se invece riuscite a comprendervi partendo da questa realtà, può diventare anche un passaggio importante per la coppia, qualunque direzione prenderà.
In questo momento, il punto non è trovare subito una spiegazione, ma riuscire a stare dentro a ciò che è successo.
Se sente che questa situazione le resta addosso e fatica a trovare una direzione, può avere senso provare a metterla a fuoco insieme a qualcuno, partendo proprio da qui.
Un caro saluto.
Buongiorno, mi hanno cambiato la cura due giorni fa perché non riesco a star al lavoro e sono sempre con ansia e attacchi. Mi ha aggiunto questo medicinale Pregabalin eg stada italia insieme a xanax e zarelis da prendere a colazione e dopo pranzo. La sera ho solo lo xanax .. Volevi chiedere se è normale aver giramenti di testa, sonnolenza e essere un po stordita ecc. Perché non ho mai preso il Pregabalin e con questa combinazione di medicinali mi farà effetto dopo quanto? E in piu volevo chiedere è meglio non fare neanche un aperitivo? Grazie Cordiali Salu
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quando viene modificata una terapia, soprattutto nei primi giorni, è abbastanza frequente avvertire sensazioni nuove o fastidiose, come giramenti di testa, sonnolenza o una sensazione di stordimento.
Il pregabalin, in particolare, può dare proprio questo tipo di effetti all’inizio, e anche l’associazione con altri farmaci che agiscono sull’ansia può aumentare la sensazione di “rallentamento”. Detto questo, è importante non dare per scontato che sia tutto “normale” senza un confronto diretto con il medico che le ha prescritto la terapia.
Se questi sintomi sono intensi, persistono o le creano difficoltà nella quotidianità (come nel lavoro), è corretto segnalarlo al suo medico o allo specialista: a volte serve solo qualche giorno di adattamento, altre volte può essere utile rivedere dosaggi o combinazioni.
Per quanto riguarda i tempi, i farmaci introdotti da poco possono richiedere alcuni giorni o settimane per stabilizzarsi e dare un effetto più chiaro sull’ansia.
Sull’aperitivo/alcol: in generale, con questo tipo di farmaci è prudente evitarlo, soprattutto all’inizio della terapia, perché può aumentare sonnolenza, stordimento e ridurre l’attenzione. Anche su questo, comunque, è sempre meglio attenersi alle indicazioni del medico curante.
Se ha dei dubbi o sente che gli effetti sono difficili da gestire, non aspetti troppo: un confronto diretto con chi ha impostato la cura è il passaggio più sicuro.
Un caro saluto.
Una persona stupida o più precisamente scema, può rendersi conto di esserlo? Può capire di essere una persona di intelligenza limitata, attraverso il modo in cui viene trattata dal prossimo, come viene considerata da chi la circonda, nell'avere difficoltà a capire o risolvere cose che generalmente vengono ritenute semplici e dal mancato raggiungimento dei propri obiettivi?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la domanda che pone è delicata, anche perché non è chiaro se stia parlando di sé o di un’altra persona. In entrambi i casi farei attenzione alle parole usate: “stupida”, “scema”, “di intelligenza limitata” non sono descrizioni neutre, ma etichette molto pesanti.
Una persona può certamente accorgersi di avere difficoltà in alcuni ambiti, così come può rendersi conto di non riuscire dove altri sembrano riuscire con più facilità. Ma questo non significa automaticamente poter concludere: “allora sono scemo” oppure “allora quella persona è scema”.
Il modo in cui gli altri trattano qualcuno può far sentire inferiori, esclusi o incapaci, ma non è una misura affidabile dell’intelligenza. Anche gli obiettivi non raggiunti non dicono da soli chi è una persona: possono dipendere da paura, ansia, poca fiducia, esperienze negative, contesto, metodo, motivazione o competenze non ancora sviluppate.
La cosa importante è non trasformare una difficoltà in un’identità. Un conto è dire: “questa cosa mi mette in difficoltà”; un altro è dire: “io sono sbagliato”. Se questa domanda riguarda lei, varrebbe la pena capire da dove nasce questo dubbio. Se riguarda un’altra persona, sarebbe utile chiedersi se quell’etichetta aiuti davvero a comprenderla o finisca solo per ridurla.
Se questo tema la tocca da vicino, può essere utile approfondirlo in uno spazio psicologico, anche online, senza fermarsi alla parola “intelligenza”, ma osservando il modo in cui una persona è arrivata a guardare sé stessa o gli altri.
Un caro saluto.
Buon pomeriggio,
Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.
Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.
In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.
A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.
Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)
Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.
Vorrei capire:
- se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
- se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
- se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia
Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi ha una sua coerenza.
Non sembra che “non funzioni qualcosa”.
Sembra piuttosto che, in un momento in cui questa relazione conta di più, tutto sia diventato più carico.
E lì succede qualcosa di tipico.
L’intimità smette di essere un’esperienza e diventa una prova.
“Funziono?”
“Mi piace davvero?”
“Sto andando bene?”
E il corpo, quando si sente osservato, tende a bloccarsi.
Il fatto che una volta fossi sotto cannabis e un’altra molto in ansia va nella stessa direzione:
non è il corpo il problema, è il livello di attivazione.
Anche i dubbi sul fatto che ti piaccia davvero possono far parte dello stesso meccanismo.
Quando l’ansia sale, la mente prova a spiegare… e spesso lo fa mettendo in discussione il desiderio.
C’è poi un elemento importante che nomini:
stai portando dentro qualcosa di significativo (la tua condizione) che ancora non è condiviso.
Anche se gestito bene, è comunque una tensione interna.
E il corpo la sente.
Sulle tue domande:
* sì, è molto plausibile che si tratti di ansia da prestazione (in senso ampio)
* un supporto psicologico o sessuologico può essere davvero utile per lavorare su questo circuito
* un supporto farmacologico può avere senso, ma come aiuto temporaneo, non come soluzione principale
Il punto però non è “tornare a funzionare”.
È uscire dalla logica del dover funzionare.
Quando questo si allenta, spesso il resto segue.
Se vuoi, possiamo entrare più nel concreto su come iniziare a muoverti diversamente già dai prossimi incontri.
Un caro saluto.
Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile signora, il legame tra una nonna e una nipote può essere molto prezioso, ma proprio quando è intenso va custodito con delicatezza.
Una bambina di 30 mesi può cercare una figura in modo esclusivo, preferirla in certi momenti, protestare o mostrare comportamenti più impulsivi: non per questo si può stabilire una correlazione diretta con il rapporto con i nonni. L’aggressività a scuola va osservata dai genitori insieme alle educatrici, valutando quando accade, con chi, quanto spesso e in quali situazioni.
Mi colpisce però un punto: lei sembra vivere questo rapporto come qualcosa di molto speciale, quasi come se la bambina la scegliesse rispetto agli altri. Questo può diventare faticoso, soprattutto se genera gelosie, confronti o la sensazione di essere “di troppo”.
Il compito di una nonna non è diventare la figura più amata, ma aiutare la bambina ad amare meglio anche mamma e papà. Questo è il passo più importante.
In modo concreto, quando sua nipote cerca solo lei, provi ad accoglierla senza alimentare l’esclusiva. Può dirle, con dolcezza: “Che bello stare insieme, adesso però facciamo vedere questa cosa anche a mamma e papà”. Oppure: “La nonna è felice di stare con te, e mamma e papà sono il tuo posto sicuro”.
Eviti anche confronti con l’altra nonna: una bambina non dovrebbe sentire, nemmeno indirettamente, che l’amore degli adulti è una gara.
A volte il gesto più amorevole non è stringere di più, ma fare un piccolo passo indietro perché la bambina possa stare meglio al centro della sua famiglia.
Se sente che questa posizione la mette in difficoltà, può essere utile parlarne meglio, anche online, per capire come sostenere sua nipote senza confondere i ruoli.
Un caro saluto.
Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che colpisce di quello che scrivi è quanto sei attento.
Non stai cercando solo di capire cosa ti piace, ma cosa è giusto anche per l’altra persona.
E non è così scontato.
Il punto però non è trovare una risposta netta: sì o no.
La differenza di età esiste, ma non è automaticamente un problema.
Quello che conta davvero è come ci state dentro.
A 17 anni oggi si può avere una certa consapevolezza, ma non è mai identica a quella di chi ha qualche anno in più.
E questa differenza non va ignorata, ma gestita.
Più che chiederti “posso o non posso”, può esserti utile chiederti:
* riusciamo a parlare apertamente di quello che stiamo vivendo?
* c’è rispetto dei tempi di entrambi, senza forzature?
* c’è attenzione e protezione, anche nei rapporti più intimi?
Se queste basi ci sono, le cose possono essere vissute in modo sano.
Se mancano, allora è lì che iniziano i problemi.
Il fatto che tu senta un dubbio non è un limite.
È una bussola.
Non devi spegnerlo, ma usarlo per andare con più calma, non per bloccarti.
E questo, spesso, è già un buon modo di prendersi cura anche dell’altra persona.
Se vuoi, possiamo approfondire meglio come capire concretamente se tra voi c’è questo tipo di equilibrio.
Un caro saluto.
Ho 29 anni e mi sento una fallita. Nessun aspetto della mia vita sta andando come speravo. Non sono riuscita ancora a laurearmi perché ogni qualvolta io debba preparare un esame e mi trovi a dover approcciare lo studio vengo letteralmente assalita da un'ansia micidiale e inarrestabile. Avrei dovuto avere il coraggio di rinunciare agli studi già da qualche anno ma al tempo stesso, se avessi preso questa decisione, avrei pensato di aver perso sia tempo che soldi e la paura di deludere i miei genitori è stata più forte, anche se per loro non avrebbe importato niente, solo la mia felicità. Non ho ancora un lavoro stabile perché da una parte ho procrastinato a causa dello studio e poi perché ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi appaghi o che non mi faccia sentire all’altezza e, ciliegina sulla torta, il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 10 anni perché già da qualche anno sarebbe voluto andare a convivere per “scappare” da una situazione familiare complicata (premetto che lui sarebbe potuto andare intanto a vivere da solo avendo un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito) ma non lavorando non avrei potuto ancora assecondarlo in questo passo e sostiene che non abbia fatto abbastanza per cambiare questa situazione e in qualche modo a “salvarlo” facendomi sentire sbagliata e la causa della nostra rottura, anche se gli ho espresso più volte che anch’io sentivo questo desiderio, tanto che stavo mandando curriculum su curriculum per trovare un qualsiasi lavoro… forse avrei dovuto farlo prima per fargli capire che era davvero la persona con cui immaginavo il mio futuro, ma avrei voluto da parte sua un po’ più di comprensione e di sostenimento. Non ho mai avuto un briciolo di autostima, anzi, ho sempre denigrato me stessa e le mie capacità, e mi sento costantemente inadeguata e frustrata, non riesco a capire cosa fare per prendere davvero in mano la mia vita. Sono davvero stanca di tutto questo perché, non avendo mai avuto il coraggio di andare da un* psicolog*, non so cosa mi stia succedendo, qualcuno potrebbe aiutarmi a vederci più chiaro? Grazie mille!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che scrive emerge una sofferenza molto forte, ma anche un punto importante: lei non sembra una persona “fallita”, sembra una persona rimasta troppo a lungo sotto processo.
Ogni cosa — università, lavoro, relazione, futuro — è diventata una prova del suo valore. E quando ogni scelta deve dimostrare quanto valiamo, anche aprire un libro o mandare un curriculum può sembrare scalare una montagna.
Il problema, forse, non è che lei non abbia capacità. È che sta aspettando di sentirsi finalmente all’altezza prima di muoversi. Ma spesso l’autostima non arriva prima dell’azione: si costruisce dopo, attraversando piccoli passi imperfetti.
La fine della relazione fa male, e capisco il senso di colpa. Ma attenzione: amare una persona non significa doverla “salvare”. Lei può avere delle responsabilità nella sua vita, ma non può diventare la via d’uscita dalla vita di qualcun altro.
Le propongo una cosa molto concreta: per una settimana smetta di chiedersi “cosa devo fare della mia vita?” e scelga un solo gesto minimo al giorno. Un’ora di studio senza pretendere di recuperare tutto. Un curriculum inviato con criterio. Una telefonata per fissare un primo colloquio psicologico. Non per risolvere tutto, ma per interrompere l’incantesimo dell’immobilità.
Quando la mente dice “ormai è tardi”, provi a rispondere con un gesto, non con un pensiero. Perché a volte non si riparte quando si trova coraggio: si trova coraggio dopo aver fatto il primo passo tremando.
Vista l’intensità della stanchezza che descrive, le suggerisco davvero di non restare sola in questo momento e di rivolgersi a uno psicologo.
Se vuole, può continuare a scrivere o chiedere un confronto online per iniziare a mettere ordine in questo blocco senza doverlo affrontare tutto insieme.
Un caro saluto.
Buongiorno per ansia e attacchi di panico la terapia cognitivo comportamentale va bene?
E in cosa consiste,il metodo?
Grazie Cordiali Saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sì, la terapia cognitivo-comportamentale è uno degli approcci utilizzati per ansia e attacchi di panico.
In generale, questo metodo aiuta la persona a riconoscere il legame tra pensieri, emozioni, sensazioni fisiche e comportamenti. Nel panico, per esempio, spesso si comincia a temere ciò che accade nel corpo: battito accelerato, respiro corto, tensione, vertigini. Da lì possono nascere controllo continuo, evitamento di luoghi o situazioni, ricerca di rassicurazioni. Queste strategie danno sollievo nell’immediato, ma possono mantenere il problema nel tempo.
Il lavoro può prevedere spiegazione del funzionamento dell’ansia, riconoscimento dei pensieri che alimentano la paura, esercizi pratici, esposizione graduale alle situazioni evitate e riduzione dei comportamenti di controllo.
Detto questo, non esiste un metodo “giusto” in assoluto per tutti. Conta molto capire come funziona il problema in quella specifica persona: cosa teme, cosa evita, cosa controlla e cosa fa quando sente arrivare l’ansia. Da lì si costruisce un percorso mirato.
Se vuole, può approfondire con un professionista anche online, così da capire quale tipo di lavoro sia più adatto alla sua situazione concreta.
Un caro saluto.
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