Domande del paziente (6)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza la sua esperienza. Ci tengo a rassicurarla: l’età non impedisce di ottenere reali miglioramenti con la psicoterapia. Persone di tutte le età possono... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
comprendo il peso delle difficoltà che riferisce. È importante che tenga presente che l’ansia e la depressione possono presentarsi anche in età adulta e, quando persistono, meritano attenzione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera.
quello che descrive è molto comprensibile: quando gli attacchi di panico tornano dopo anni, spesso la paura più grande non è tanto l’attacco in sé, ma l’idea di rivivere tutto quello che è già...
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Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Leggendo le sue parole si sente tutta la fatica di questo periodo, ma anche la grande voglia che ha di riprendersi la sua vita e il suo lavoro. A 23 anni è normale sentirsi smarriti quando il corpo sembra "tradirci" con vertigini e vuoti in testa, ma voglio rassicurarla subito su un punto: soffrire di attacchi di panico e di agorafobia a 23 anni è un’esperienza invalidante, ma è anche uno dei disturbi che risponde meglio e più rapidamente alla psicoterapia focalizzata.
Il punto è questo: dopo tanto tempo passato a stare male, la sua mente è diventata una sorta di "radar" sensibilissimo. Appena sente un piccolo sbandamento, la tua attenzione ci si incolla sopra e la paura aumenta. Non è l'ansia che sta tornando forte, è la sua naturale preoccupazione che la sta tenendo d'occhio troppo da vicino. Spesso chi soffre di questi problemi è preda della trappola del monitoraggio: appena si avverte un vuoto in testa, confusione, vertigini, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, la mente lo interpreta come un segnale d'allarme, innescando la paura della paura. Non è il sintomo il problema, ma come si reagisce.
I farmaci che sta assumendo sono un aiuto importante per abbassare il volume del disturbo, ma agiscono sul sintomo chimico, non sulla struttura del problema. Per tornare a uscire di casa con serenità, è fondamentale affiancare alla terapia farmacologica un intervento psicoterapeutico che le insegni strategie concrete per "cortocircuitare" il panico e l’ansia nel momento in cui si presentano. La vera partita si gioca su come impara a gestire queste sensazioni quando si presentano. Spaventarsi per un sintomo è umano, ma è proprio quella paura che alimenta il circolo vizioso.
Se sente che la sola terapia farmacologica non le dà ancora quella sicurezza necessaria per riprendere in mano la sua vita, potrebbe essere il momento giusto per affiancare un supporto psicoterapeutico che l’aiuti a trasformare questa fragilità nella sua nuova forza.
Un caro augurio.
Ho una preoccupazione che mi assilla tanto .
Mamma si era appena fatta la doccia e si era asciugata le parti intime. Siccome lei ha una difficoltà mi ha chiesto di aiutarla e cosi ho fatto.
Adesso ho costantemente il pensiero che io abbia toccato i suoi vestiti precedentemente toccati da lei , ho paura che dopo magari andando in bagno mi sia mischiata qualcosa anche avendo lavato le mani.
So che è strana la cosa
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive non è “strano” nel senso di raro o incomprensibile: è un meccanismo molto preciso della mente quando entra in modalità allarme. Un meccanismo molto comune del dubbio ossessivo legato alla contaminazione.
Ha vissuto una situazione concreta (aiutare sua madre) e da lì si è attivata una catena di pensieri di contaminazione: “e se ho toccato…”, “e se si è mischiato qualcosa…”, “e se lavarsi le mani non basta…”. Non è il fatto in sé che mantiene il problema, ma il tentativo di controllare e azzerare ogni dubbio.
Quando compare il dubbio più cerca di essere sicura al 100% che non sia successo nulla, più la mente rilancia nuovi scenari. È un circolo che si autoalimenta e spesso sono proprio le soluzioni che mettiamo in atto per rassicurarci che mantengono il problema.
Non serve combattere il pensiero, ma cambiare la nostra risposta.
Se questa preoccupazione tende a ripresentarsi anche in altre situazioni, le consiglio di lavorarci con uno psicoterapeuta in modo mirato e rapido: sono dinamiche che si possono sciogliere con strategie molto precise.
Un caro saluto
Buonasera, avevo già scritto in passato. Spiego brevemente la situazione. Ho 27 anni sono fidanzato da circa 6 anni con una ragazza mia coetanea, ma da circa 3 anni la nostra relazione è in stallo a causa della scoperta da parte sua di alcune chat avvenute tra me ed una collega universitaria per un progetto durato un mese. Nonostante abbia interrotto i rapporti e la relazione è andata avanti con il tentativo da parte mia di essere più aperto nei suoi confronti, sembra che la nostra vita sia ferma a quell'episodio, non facciamo altro che parlarne e rileggere quelle conversazioni. La mia ragazza dice che l'unico modo per andare avanti sarebbe quello di leggere quelle chat con l'aiuto di un professionista e capire realmente il significato dietro quei messaggi. Mi chiedo se questa cosa è plausibile e se c'è qualcuno/na che possa aiutarci, magari leggendo quelle chat anche durante le sedute terapeutiche. Purtroppo abbiamo fatti già diversi tentativi anche di terapia che sono stati vani
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno. Ho letto con attenzione la sua richiesta e, come terapeuta, colgo immediatamente il paradosso in cui siete scivolati: state cercando di costruire il futuro utilizzando come mattoni le macerie del passato.
Se i vostri tentativi precedenti sono stati vani, è perché forse vi siete concentrati sul 'perché' tutto questo è accaduto, ignorando il 'come' continuate a tenerlo in vita. Vorrei offrirle alcune immagini per riflettere su dove vi trovate:
Il castello e la finestra murata: immaginiamo la vostra relazione come un castello. Tre anni fa, in una delle tante stanze, è successo un episodio spiacevole. Da quel giorno, vi siete trasferiti stabilmente in quella stanza, fissando ossessivamente l’unico scorcio di panorama visibile da lì. Il problema è che fuori esistono altre cento finestre che affacciano su giardini e nuovi orizzonti, ma voi non le frequentate più. Leggere quelle chat con un professionista sarebbe come invitare un ospite a sedersi con voi in quella stanza buia per descrivere meglio l’ombra sui muri: vi aiuterebbe forse a capire l'ombra, ma vi costringerebbe a restare chiusi lì dentro. Mi chiedo: volete un esperto che vi aiuti ad abitare meglio la prigione o qualcuno che vi aiuti a uscirne?
Il fango e l’acqua: Lao Tzu diceva che 'l'acqua torbida diventa chiara solo se la si lascia stare'. In questi tre anni, avete cercato di pulire l’acqua agitando continuamente il fango sul fondo, sperando che analizzandolo sparisse. Ma più 'spiegate', più il fango risale. Cercare il 'significato reale' di messaggi vecchi di tre anni è come cercare di afferrare il fumo con le mani: più stringete la presa, più il fumo sfugge, lasciandovi solo un cattivo odore addosso. Siete sicuri che aggiungere un’asta più lunga – il terapeuta – per frugare nel fango sia la via per la limpidezza?
La guarigione o l'autopsia? Analizzare quei messaggi oggi sarebbe come cercare di guarire una ferita continuando a scoperchiarla per vedere come è fatta dentro: non faremmo altro che impedirle di rimarginarsi. Trasformeremmo la terapia in un tribunale e il terapeuta in un perito calligrafico. Questo non vi restituirebbe la fiducia, ma alimenterebbe l'idea che la vostra felicità dipenda da una virgola scritta tre anni fa. La fiducia non si recupera analizzando il 'tradimento', ma costruendo un’esperienza presente che renda quel passato irrilevante.
Un piccolo esercizio di riflessione: se lei, stasera, volesse intenzionalmente fare in modo che la vostra serata finisca nel peggiore dei modi (litigi, pianti, stallo), cosa dovrebbe fare?
Siete pronti a rinunciare alla 'verità' su quelle chat pur di riavere la vostra relazione? O preferite avere ragione tra le macerie del castello?
un caro saluto
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