Salve,sono un po’ di mesi che ho paura di una morte improvvisa data dall’ipocondria,ho la paura cost

Salve,sono un po’ di mesi che ho paura di una morte improvvisa data dall’ipocondria,ho la paura costante di una malattia al cuore e di qualsiasi malattia. In seguito a un attacco di panico dove ho avuto tachicardia,dolori al petto e senso di svenimento pensavo fosse un infarto e da lì ho paura. Ho 22 anni e non ho nessuna patologia che io sappia ma comunque questa ipocondria mi tormenta. Come posso gestirla? Grazie per i vostri pareri.

25 risposte


Buongiorno, capisco il disagio e la sofferenza che questi pensieri possono causare, per tale motivo e per evitare che le cose possano peggiorare le consiglio vivamente di iniziare un percorso di psicoterapia che possa essere utile per affrontale l'ansia che vive e riprendere in mano la sua vita in modo sereno. Resto a disposizione per ogni bisogno anche online. Dott.ssa Ilaria Biaison

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gentilissima, grazie per la condivisione. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarti ad esplorare e provare a comprendere quello che senti, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare queste paure ipocondriache. Resto a disposizione! saluti AV

Dott.ssa Antea Viganò

Dott.ssa Antea Viganò

psicologo

Pessano con Bornago

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Buongiorno, quella che descrive è un'esperienza molto frequente nei disturbi d'ansia e nell'ansia di malattia. Un attacco di panico con sintomi intensi come tachicardia, dolore al petto e sensazione di svenimento può essere vissuto come un evento molto spaventoso e portare, successivamente, a una costante paura che possa accadere qualcosa di grave, in particolare a livello cardiaco. Spesso si crea un circolo vizioso: l'attenzione ai segnali corporei aumenta, ogni sensazione viene interpretata come pericolosa e questo, a sua volta, alimenta l'ansia e i sintomi fisici, confermando la paura iniziale. Alla sua età, in assenza di patologie note e dopo eventuali controlli medici rassicuranti, è importante considerare anche il ruolo dell'ansia nella comparsa e nel mantenimento di questi timori. Cercare continuamente rassicurazioni, controllare il corpo o monitorare il battito cardiaco può dare un sollievo momentaneo, ma spesso contribuisce a mantenere il problema nel tempo. Un percorso psicologico, in particolare di orientamento cognitivo-comportamentale, può aiutare a comprendere il funzionamento di queste paure, modificare le interpretazioni catastrofiche dei sintomi corporei e ridurre gradualmente l'ansia legata alla salute. Le suggerisco di non affrontare da solo questo disagio, soprattutto se la paura sta limitando la sua serenità quotidiana. Con un intervento adeguato è possibile ottenere un significativo miglioramento. Resto a disposizione Un caro saluto.


Salve, quello che descrive può accadere dopo un attacco di panico: sintomi come tachicardia, dolore al petto e senso di svenimento possono spaventare molto e lasciare la paura che possa ricapitare o che ci sia una malattia fisica sottostante. Se non lo ha già fatto, può essere utile una valutazione medica di base per escludere cause organiche. Se però gli accertamenti sono rassicuranti, continuare a controllarsi o cercare conferme rischia solo di alimentare l’ansia e in tal caso, le consiglierei un percorso psicoterapeutico mirato sull’ansia di malattia e sul panico. Se il disagio è molto intenso o limita la vita quotidiana, può essere utile anche una valutazione psichiatrica. Un saluto


Gentile utente, quello che descrive sembra essere iniziato dopo un episodio molto spaventoso, che ha portato la sua attenzione a concentrarsi costantemente sul corpo, sul cuore e sulla possibilità di una malattia grave. È un meccanismo frequente nei disturbi d'ansia e nell'ansia di salute: un sintomo viene interpretato come pericoloso, aumenta la paura, la paura produce nuovi sintomi fisici (tachicardia, tensione al petto, vertigini, sensazione di svenimento) e questi ultimi sembrano confermare ulteriormente il timore iniziale. A 22 anni, in assenza di fattori di rischio o patologie note, la probabilità che quei sintomi fossero legati a un infarto è generalmente molto bassa. Tuttavia, ciò che oggi la fa soffrire non è tanto il cuore, quanto la continua vigilanza verso ogni minima sensazione corporea. Più cerca rassicurazioni nel corpo, più il corpo sembra produrre nuovi segnali da monitorare. È come se la mente, nel tentativo di proteggerla, finisse per tenerla costantemente in allarme. Le suggerirei di non affrontare questa situazione da solo. Un percorso di psicoterapia, in particolare ad orientamento cognitivo-comportamentale, può essere molto utile per comprendere e interrompere i meccanismi che alimentano l'ipocondria e gli attacchi di panico. Se l'ansia dovesse risultare particolarmente intensa o limitante, potrebbe essere utile anche un confronto con uno psichiatra per valutare eventuali opzioni terapeutiche. Una riflessione che può accompagnarla: la paura della morte spesso ci convince che dobbiamo controllare tutto per sentirci al sicuro. Ma la serenità non nasce dal controllo assoluto, nasce dalla fiducia di poter vivere anche in presenza dell'incertezza. Con un adeguato supporto, questo tipo di sofferenza potrebbe migliorare significativamente. Rimango a disposizione per qualunque chiarimento. Dott.ssa Veronica Savio


Gentile Utente, quando si sperimentano sintomi così intensi come tachicardia, dolori al petto e senso di svenimento, la primissima cosa da fare — ed è il passo fondamentale da cui partire — è escludere qualsiasi causa di natura medico-organica. Se non lo ha già fatto, il consiglio è di confrontarsi con il Suo medico di medicina generale. Una volta accertata la completa assenza di patologie cardiache o altre problematiche biologiche, allora possiamo declinare con certezza questi sintomi sul piano psicologico, dove l'esperienza che descrive si configura come il classico "esordio" di un circolo vizioso tra ansia, attacchi di panico e ipocondria. A 22 anni, un primo attacco di panico vissuto con la sensazione di un infarto imminente lascia una vera e propria "memoria traumatica" nel corpo. Da quel momento in poi, scatta la paura costante di una malattia al cuore o di una morte improvvisa, che porta la mente a sintonizzarsi sul monitoraggio ossessivo di ogni minimo segnale cardiaco. Il paradosso dell'ipocondria: la trappola del controllo Il tormento che sta vivendo è alimentato da un paradosso tipico: nel tentativo di rassicurarsi rispetto al rischio di una malattia, la persona inizia a mettere in atto delle strategie di controllo (ascoltarsi continuamente il battito, fare continue visite mediche o cercare rassicurazioni). Purtroppo, più si cerca di controllare il corpo, più l'attenzione amplifica i normali segnali fisiologici (come una leggera variazione del ritmo cardiaco), trasformandoli in nuovi spunti di ansia. La tentata soluzione (il controllo) diventa così il motore principale che mantiene in vita il problema. Come si può gestire e superare? Una volta confermata l'idoneità medica, il problema si sposta interamente sulla gestione emotiva e sulla corretta interpretazione dei segnali del corpo: Interrompere il monitoraggio costante: Più si "interroga" il cuore con l'attenzione, più il cuore risponderà accelerando i battiti a causa dello stress da monitoraggio. Evitare la ricerca di sintomi online (Cybercondria): Cercare risposte su internet non fa altro che aumentare l'allarme cerebrale, portando a ipotizzare scenari catastrofici del tutto infondati. Intraprendere un percorso psicoterapeutico: L'approccio psicoterapeutico mirato (come la Psicoterapia Interazionista o Breve strategica, ma anche altre) si rivelano estremamente efficace nel disinnescare i circoli viziosi dell'ipocondria e del panico, aiutando la persona a ritrovare fiducia nel proprio corpo e la propria autonomia. Non permetta a questa paura di limitare i Suoi 22 anni. Un percorso specialistico, sia in studio che online, può aiutarla a scardinare questo meccanismo in tempi assolutamente brevi. Cordialmente, Dott.ssa Luana Martucci


Salve, quello che ha vissuto pare proprio un attacco di panico: una tempesta d'ansia in cui il corpo reagisce ad una minaccia percepita (ma non reale) attivando tachicardia e dolori intercostali. La mente ha interpretato quel panico come un "infarto imminente" e da allora è rimasta in uno stato di iper-vigilanza. Per gestire la situazione potrebbe essere utile interrompere il "controllo" continuo, cambiare la narrazione del sintomo e ristabilire il contatto col corpo. Consideri l'idea di intraprendere un percorso di psicoterapia: la aiuterà a disinnescare questi pensieri automatici e a riprendere in mano la sua vita e i suoi 22 anni. Un caro saluto.


Gentilissima, spero questi sintomi non stiano impattando sulla qualità della sua vita. La invito a non trascurare questi episodi e a chiedere aiuto ad un professionista. Spero possa recuperare la serenità al più presto, un caro saluto.


Gentile utente, quello che descrive è un'esperienza frequente nelle persone che soffrono di ansia per la salute: un episodio particolarmente spaventoso, come un attacco di panico, può portare a interpretare con allarme anche normali sensazioni corporee, alimentando un circolo di preoccupazione e controllo costante. Spesso il problema non è tanto il sintomo fisico in sé, quanto il significato che gli viene attribuito. Più si monitora il proprio corpo alla ricerca di segnali di pericolo, più l'ansia tende ad aumentare. Potrebbe essere utile affrontare queste paure in un percorso psicologico, per comprendere meglio cosa le mantiene attive e sviluppare modalità più efficaci per gestirle. Con il giusto supporto, questo tipo di ansia può ridursi in modo significativo. Un caro saluto.


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Quello che descrive è molto comune nelle persone che, dopo un attacco di panico particolarmente intenso, iniziano a prestare grande attenzione alle sensazioni del proprio corpo. Quando si sperimentano sintomi come tachicardia, dolore al petto, senso di svenimento o mancanza d'aria, è comprensibile che si possa pensare a un problema cardiaco o a una malattia grave. Il problema è che, dopo un episodio spaventoso, il cervello può entrare in uno stato di allerta costante e interpretare anche normali variazioni corporee come segnali di pericolo. Spesso si crea un circolo vizioso: si avverte una sensazione fisica, la si interpreta come minacciosa, aumenta l'ansia e l'ansia stessa intensifica i sintomi fisici, confermando apparentemente la paura iniziale. Questo non significa che i sintomi siano "immaginari": le sensazioni che prova sono reali, ma possono essere amplificate dall'attivazione ansiosa e dall'attenzione costante rivolta al corpo. Per gestire questa situazione può essere utile imparare a riconoscere il funzionamento di questo meccanismo, limitare il controllo continuo dei sintomi e lavorare gradualmente sulla tolleranza dell'incertezza, che spesso è uno degli aspetti più difficili dell'ipocondria. Un percorso psicologico può essere molto utile proprio per interrompere questi circoli di paura e aiutare a recuperare fiducia nel proprio corpo. Nel frattempo, provi a osservare con curiosità ciò che accade quando compare una preoccupazione: qual è il pensiero che emerge? Quale catastrofe teme? E cosa fa per cercare di tranquillizzarsi? Queste informazioni possono già fornire indicazioni preziose su come la paura si mantiene nel tempo. Alla sua età, e in assenza di patologie note, è importante non lasciare che il timore di una malattia finisca per limitare la sua vita quotidiana. L'obiettivo non è comprendere l'origine profonda del dubbio o sensazione fisica, senza che guidino costantemente le sue scelte. Saluti.


Gentile ragazzo/a, L'attacco di panico è di per sé traumatico, i ricordi di ciò che hai sentito sono tutt' ora presenti, bisognerebbe comprendere l' origine di questa ansia e come il tuo corpo la manifesta. I sintomi fisici sono l'espressione della tensione sottostante. Consiglio un percorso di psicoterapia servirebbe.


Buongiorno, dalle sue righe di descrizione sembra l'ansia e la paura come conseguenza dell'attacco di panico. E' necessario prendersene cura e il modo se i sintomi sono invasivi è associare una terapia farmacologica, possibilmente consigliata da uno psichiatra e una psicoterapia. Per quest'ultima posso essere disponibile, anche online. Buona Giornata. Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

Dott. Dario Martelli

psicologo clinico

Torino

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Buongiorno. Forse il punto non è gestirla, ma ascoltarla per capire cosa ha da dirci questa particolare forma d'ansia. Le suggerirei di intraprendere un percorso di psicoterapia.


L'ipocondria viene curata con successo ed in breve tempo con la Terapia Strategica Breve. Le segnalo il sito a mio nome se vuole maggiori info su questo approccio terapeutico. Tenga comunque presente che l'ansia riconosce nella maggior parte dei casi un fattore psicologico, ovvero una paura più o meno inconsapevole che ovviamente va neutralizzata per essere completamente fuori dal problema.


Salve, dal suo messaggio emerge una forte sensazione di angoscia dovuta al pensiero terrificante della morte. La paura di una malattia al cuore, come lei già specifica, è associabile ai sintomi di attacco di panico da lei vissuti ed è molto comune, legata alla difficoltà di distinguere i sintomi di un infarto da quelli di un attacco di panico che sono molto simili. Descrive inoltre la presenza di una ipocondria, di una paura già presente legata alla possibilità di contrarre malattie (immagino gravi). Nel suo appello mancano però molte informazioni utili a capire l'esordio dell'ipocondria e le cause scatenanti l'attacco di panico, è quindi difficile con queste poche indicazioni suggerire un trattamento specifico. Ciò che è evidente è la sua angoscia e il suo bisogno di comprendere e capire come agire di fronte allo stato emotivo in cui si trova. Il mio consiglio è di rivolgersi ad uno specialista psicologo e psicoterapeuta con cui possa approfondire, comprendere e decidere come stare con tale sofferenza, costruendo un percorso unico e adeguato a lei. Le auguro di trovare il supporto di cui sente di avere bisogno. Dottoressa Francesca Manzella Psicologa e Psicoterapeuta


Capisco quanto questa paura ti stia pesando. Quello che descrivi è molto comune dopo un attacco di panico: il corpo ha reagito in modo intenso e la mente ha interpretato quei segnali come pericolosi. Da lì può nascere la paura costante di una malattia grave, soprattutto al cuore. A 22 anni, senza patologie note, è molto probabile che i sintomi che senti siano legati all’ansia, non a un problema cardiaco. Tachicardia, dolore al petto, senso di svenimento e respiro corto sono tipici dell’attacco di panico e dell’ipervigilanza che rimane dopo. Per stare meglio puoi lavorare su tre aspetti: -Verifica medica di base Una visita o un ECG possono rassicurarti e interrompere il circolo della paura. -Ridurre i controlli e l’attenzione al corpo Più controlli il battito o cerchi sintomi, più l’ansia aumenta. -Imparare a gestire l’ansia : Tecniche di respirazione lenta, grounding e un percorso psicologico aiutano molto a ridurre la paura della malattia e gli attacchi di panico. La buona notizia è che questa forma di ansia si cura molto bene. Non sei solo e non significa che tu abbia un problema fisico: è un meccanismo dell’ansia che si può imparare a gestire. Se vuoi, posso aiutarti a capire quali passi fare adesso.


Salve, quello che descrive è molto comune dopo un attacco di panico: il corpo reagisce in modo intenso e la mente inizia a interpretare ogni sensazione come un possibile segnale di pericolo. Questo non significa che ci sia una malattia in corso, ma che l’ansia ha preso spazio e ha iniziato a trasformare le normali sensazioni fisiche in qualcosa di minaccioso. L’ipocondria funziona proprio così: più ci si controlla, più cresce la paura, e più la paura amplifica i sintomi. È un circolo che può diventare molto pesante da gestire da soli. In terapia si lavora proprio su questo: riconoscere i pensieri catastrofici, ridurre il monitoraggio del corpo e imparare a distinguere l’ansia da un reale segnale d’allarme. Con un percorso mirato è possibile tornare a sentirsi più tranquilli e a non vivere ogni sensazione come un rischio. Un saluto!

Dott.ssa Ilenia Manelli

Dott.ssa Ilenia Manelli

psicoterapeuta

Campi Bisenzio

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Buongiorno, mi pare che lei abbia già in mano alcune informazioni preziose: dal nominare l'ipocondria al sapere che quello che ha vissuto è un attacco di panico. Non è da sottovalutare questa consapevolezza. è chiaro però che affrontare questo quadro senza alcun aiuto possa rendere l'esperienza ancora più difficile: credo che possa essere una buona idea quella di rivolgersi a un professionista per avere supporto e che possa aiutarla a capire che radici ha questa paura (sia quella dovuta all'attacco di panico, sia quella legata alla paura di una malattia), in modo tale da capire anche come affrontarla senza farsi schiacciare. Le auguro di liberarsi presto da questo peso!


Buonasera, mi dispiace che lei soffra di questa ansia di morire, mi chiedo se quest'ansia sia un sintomo di altro che magari è accaduto nell'ultimo periodo e bisognerebbe comprendere il significato che l'ipocondria ha per lei e da cosa la protegge e in che modo le crea disagio. Se dovesse aver bisogno non esiti a contattare un terapeuta con cui fare un percorso di conoscenza di sé e di terapia per rimuovere i suoi sintomi e chissà anche scoprire nuovi chiavi di lettura di se stessa e di ciò che le accade dentro per trasformarlo rispetto ai suoi bisogni attuali. Dott.ssa Chiara Cagnoli


Bongiorno, sarò didascalico: se fosse davvero il cuore, non avresti il tempo di pensarci così tanto, l’infarto è rapido, l’ipocondria è insistente, la paura vera brucia e passa, quella immaginata torna, argomenta, insiste. Ogni volta che la ascolti come fosse un pericolo reale, la nutri. Ogni volta che la guardi come un’eco del passato, la indebolisci. Non devi convincerti che stai bene. Devi solo smettere di trattare la paura come un cardiologo malvagio. Il corpo vive, non è fatto per ammalarsi, ma per guarire ogni volta. La paura racconta storie (forse della morte improvvisa di altre persone o di distacchi e abbandoni vissuti e mai compresi fino in fondo o segreti mai rivelati). Tu puoi scegliere a chi dare credito. Che la vita torni a sorriderti ORA!


Buonasera, da ciò che racconta sembra che tutto sia iniziato dopo un episodio molto intenso di ansia o attacco di panico, che ha vissuto come una possibile emergenza medica. Quando si sperimentano sintomi come tachicardia, dolore al petto, senso di svenimento o mancanza di controllo, è comprensibile spaventarsi e pensare a qualcosa di grave. Per alcune persone, però, l'episodio non si conclude quando i sintomi passano: rimane una forte paura che possa accadere di nuovo o che ci sia una malattia nascosta non ancora scoperta. Il problema, spesso, non è il singolo sintomo ma il modo in cui viene interpretato. Da quel momento il corpo può diventare oggetto di continua osservazione: ogni battito accelerato, ogni sensazione insolita o piccolo fastidio rischiano di essere letti come possibili segnali di una malattia seria. Questo porta a uno stato di allerta costante che, paradossalmente, può aumentare proprio quei sintomi fisici che tanto spaventano. A 22 anni, senza patologie note e con una storia che sembra partire da un episodio di panico, è importante ricordare che ansia e paura possono produrre manifestazioni fisiche molto intense e realistiche. Questo non significa che ciò che sente sia immaginario, ma che il corpo e la mente sono strettamente collegati e possono influenzarsi reciprocamente. Per gestire questa situazione può essere utile iniziare a osservare non solo i sintomi fisici, ma anche il ciclo che si crea tra sensazione corporea, interpretazione catastrofica e aumento dell'ansia. Spesso la sofferenza non deriva soltanto dal sintomo, ma dalla convinzione che quel sintomo sia necessariamente il segnale di una tragedia imminente. Se questa paura continua a occupare molto spazio nella sua vita quotidiana, limita le sue attività o la porta a vivere in costante preoccupazione, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere e interrompere questi meccanismi. L'ipocondria e l'ansia per la salute sono condizioni che possono essere affrontate e trattate efficacemente. Un caro saluto.

Dott. Luca Liccardo

Dott. Luca Liccardo

psicologo

Marano di Napoli

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Innanzitutto facendo accertamenti medici che la rassicurino o la curino. Secondo comprendere più profondamente che tutti gli esseri umani sono soggetti a morire, magari facendosi sostenere da uno psicoterapeuta.


Buon pomeriggio, grazie per la sua condivisione. Dalle sue parole si evince un'angoscia di morte molto importante che però non ha fondamenti reali. Il mio consiglio è di affrontarla con l'aiuto di uno psicoterapeuta, per capirne le cause profonde. Inoltre le voglio spiegare, per tranquillizzarla, che gli attacchi di panico hanno molto spesso gli stessi sintomi degli attacchi di cuore, quindi la paura è assolutamente motivata in quei momenti. Il problema è che dovrebbe capire da dove viene questa ipocondria. La saluto e le auguro un buon fine settimana.


Sembra, non avendo altri dati precedenti a disposizione, l'insorgenza di un disturbo d'ansia generalizzata con attacchi di panico. Si rivolga ad uno psichiatra/psicoterapeuta per opzioni terapeutiche.


Gentile Paziente, descrive una sintomatologia che sembra stia inficiando sulla qualità della sua vita. Potrebbe esserle utile un percorso di psicoterapia per concedersi uno spazio di ascolto, comprensione e cambiamento che possa esserle di giovamento nella quotdianità. Saluti.

Dott. Marco Leone

Dott. Marco Leone

psicoterapeuta

Cagliari

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Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.