Domande del paziente (22)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima, sì da quello che descrive sembrerebbe proprio una diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo che a volte può sfociare anche in pensieri ossessivi riguardanti la sessualità. Proceda con le... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima, immagino quanto questo momento sia difficile. Come lei stessa ha detto sarebbe opportuno portare tutti questi contenuti all'interno di un percorso psicologico. Ci sono probabilmente molti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Buongiorno, come primo passaggio, se non l'ha già fatto, le consiglio una visita medica per escludere qualunque tipo di problema fisico, così da poter essere rassicurata sotto questo punto di vista. In... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Buongiorno, quello che descrive si potrebbe in effetti collocare in un quadro di trauma che la sua nipotina esprime attraverso queste paure che riporta. Sottolineo che stiamo parlando di una primissima... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissimo, quello che riporta è del tutto comprensibile e la sua rabbia e frustrazione sono lecite. Sta esprimendo dei bisogni veri, sani, sta dicendo che il suo bisogno è quello di essere un padre... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissimo, capita molto spesso di dover affrontare situazioni come lei le ha descritte in famiglie in cui uno o entrambi i genitori soffrano di disagio psicologico e in questo caso di depressione. Purtroppo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima, concordo con lei e mi complimento per essersi posta delle domande ed essersi documentata. A nessuno piace essere forzato nel fare qualcosa, figuriamoci se include un contatto fisico che non... Altro


    Buongiorno Gent.mi Dottori,
    vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti..
    una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole)
    .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima, non c'è un modo corretto o sbagliato di stare in relazione e non possiamo negare i nostri sentimenti o le nostre emozioni. Probabilmente avete bisogno entrambi di ritrovare una modalità più professionale all'interno dell'ambiente di lavoro. Da quello che dice sembra evidente che in questo momento la vostra storia passata incide notevolmente sulla qualità della relazione lavorativa. Purtroppo non è mai facile, quando si lavora insieme, tenere separate le due cose. Resto a disposizione. Buona Pasqua a lei.


    Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi vede o dice a bassa voce parole offensive o cambia strada. Mi ha detto che non mi calcola eppure anche se gli faccio un brutto effetto comunque le sue reazioni vogliono dire che ho potere su di lui altrimenti gli sarei stata indifferente veramente. Cosa vuol dire in verità il suo modo di fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima, vogliono semplicemente dire che è arrabbiata con lei. Il tempo per l'indifferenza, con ogni probabilità, arriverà più avanti una volta smaltita la rabbia.
    Un saluto


    Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissimo, la psicologia non offre metodi giusti o sbagliati per vivere la propria vita ma piuttosto la possibilità di poter trovare uno spazio professionale in cui esternare le proprie preoccupazioni, i propri problemi (di vario genere) oppure semplicemente per conoscersi meglio. La strada giusta è quella del paziente, quella che sente giusta per se stesso e che lo fa stare bene ed è diversa per ognuno di noi. Se lei si sente sereno, felice...da psicologa direi che è proprio sulla strada giusta. Resto a disposizione. Un caro saluto


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima,
    quello che sta vivendo è profondamente comprensibile. Un infortunio sul lavoro che comporta cambiamenti così importanti nella propria autonomia e nella vita quotidiana rappresenta una vera e propria rottura dell’equilibrio personale e familiare.
    I sentimenti che descrive — senso di colpa, inutilità, sensazione di essere un peso — sono molto frequenti in situazioni come la sua. Quando improvvisamente non si riescono più a svolgere attività che prima erano naturali, è come se venisse messa in discussione anche la propria identità e il proprio ruolo all’interno della famiglia.
    Questo non significa che lei sia davvero un peso, ma che sta attraversando un momento di adattamento psicologico a una nuova condizione, che richiede tempo, supporto e comprensione.
    Anche la sensazione di depersonalizzazione può emergere quando si vive un cambiamento così forte: è una reazione della mente allo stress e alla fatica emotiva, non qualcosa di “strano” o anomalo.
    È importante ricordare che il suo valore come persona non è legato solo a ciò che riesce a fare concretamente ogni giorno. La sua presenza, il suo legame affettivo e il suo ruolo nella famiglia restano significativi, anche se in una forma diversa rispetto a prima.
    In questi momenti può essere molto utile avere uno spazio di ascolto con un professionista, per poter elaborare questi vissuti e trovare gradualmente nuovi modi di stare nella relazione con sé stessa e con gli altri.
    Non è sola in quello che prova, e ciò che sente ha un senso.
    Resto a disposizione se vuole.
    Un caro saluto


    Buongiorno,
    vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
    In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
    Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
    Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
    Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima,
    partiamo dal presupposto che lei NON ha assolutamente niente che non vada bene.
    Le faccio una domanda: le piacevano le persone con cui è uscita? Come si è trovata realmente negli appuntamenti con loro?
    Spesso pensiamo che siano gli altri a non volerci, senza renderci conto che forse siamo noi che non siamo del tutto convinti di quella persona.
    Ricercare la persona giusta è segno di maturità emotiva ma dobbiamo farlo senza sentirci pressati dal tempo che scorre.
    So che il contesto sociale mette dei "paletti", soprattutto a noi donne, sul matrimonio, sui figli, sull'essere realizzate, come se la nostra realizzazione passasse solo attraverso questi canali.
    La invito a soffermarsi a pensare sui suoi ultimi appuntamenti e dare un significato più profondo a come si è sentita con loro.
    Questo la può aiutare ad orientarsi meglio verso persone che abbiano caratteristiche che davvero le piacciono, come l'essere più curiosi verso di lei e la sua vita e che abbiano reale piacere di ascoltarla e conoscerla.
    Resto a disposizione.
    Un caro saluto.


    Salve soffro di ansia e attacchi da panico. Da qualche mese, ho intrapreso un percorso di psicoterapia d’ accordo con il mio dottore stiamo provando la tecnica dell’esposizione da qualche settimana, devo dire che psicologicamente a poco a poco mi sto sentendo meglio soprattutto non mi faccio prendere più dal panico, ma il corpo ahimè somatizza ancora e soprattutto la mattina appena sveglia l’ansia è molto forte e va scemando durante la giornata… vorrei sapere se tutto questo è normale e se ci voglia più tempo per far riprendere il mio corpo. Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima,
    la direzione che ha intrapreso con il suo psicologo è corretta.
    Si dia del tempo. Senza fretta.
    Sono processi che necessitano tempo.
    Buona continuazione
    Cordialmente


    Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissimo, dice di essere in cura per ansia e disturbo ossessivo. Non si vergogni a riportare questi dubbi e questi sintomi al suo medico curante. Saprà sicuramente accogliere la sua richiesta e indirizzarla verso una terapia appropriata e che la faccia stare meglio. Si riguardi. Cordialmente


    Domande su Tossicodipendenza

    Buonasera il mio ex compagno se nè andato di casa dicendo che lo stare male lo portava a fare uso...precisiamo che 5 anni fa avevo trovato qualche traccia sporadica ma mi ha confessato che dalla morte di sua mamma (giugno 2025) è passato da 1,5 gr alla settimana a 8/10gr alla settimana...di preciso l'aumento non so quando è avvenuto ma credo settembre...è 4 settimane fuori casa e dice che non ha più toccato nulla (so che ha anche debiti)...mi chiedevo...possibile che con quella quantità assunta uno smetta così? Non so se crederci...so anche che diventano molto bugiardi...grazie della risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissima, intende uso di cocaina? E' piuttosto improbabile che ci sia stata una interruzione spontanea e qualora fosse anche vero è ad altissimo rischio di ricaduta. Il percorso per superare le dipendenze è lungo e necessita di un supporto professionale adeguato e anche in questo caso presenta spesso delle ricadute. Nella relazione con un partner con dipendenza da cocaina spesso c'è minimizzazione, negazione, manipolazione della realtà, presenza di debiti tenuti nascosti e dall'altra parte si vivono momenti di speranza/delusione che nel tempo portano a dubitare della veridicità di ciò che viene detto. Il suo sospetto è fondato e pertinente con la situazione. Resto a disposizione. Un saluto.


    Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Gentilissimo, da quello che descrive si direbbe che quel luogo per lei ha sicuramente importanza a livello emotivo. Probabilmente è legato a dei ricordi che muovono le emozioni che sente a livello del petto e del diaframma. Le emozioni hanno diversi modo per farsi sentire e uno di questi è proprio attraverso il corpo. Se siano positive o negative non è possibile dare una risposta sulla base di così pochi elementi. Che cosa le ricorda quel posto? che significato ha per lei? solo partendo da queste domande potremo capire la valenza affettiva. Un saluto. Resto a disposizione


    Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Carissima, intanto le faccio i miei complimenti per la lucidità e la maturità emotiva che dimostra già alla sua giovane età. Mi dispiace molto per il momento difficile che sta vivendo. Da quello che descrive ci sono più aspetti da considerare. Prima di tutto la dimensione del lutto e la perdita di sua nonna. Mi sembra di capire, da quello che scrive, che non è mai riuscita a parlarne con qualcuno. Probabilmente riuscire a farlo le darebbe un po' di sollievo. Il secondo argomento è la relazione con i suoi genitori che dice essere peggiorata. Non mi è chiaro se il peggioramento è avvenuto dopo la morte della nonna, ma ad ogni modo è un tema importante su cui ragionare. Il terzo punto è il tema della fiducia verso gli altri. Sono sicura che con le sue risorse e un buon psicologo ad aiutarla avrà ottime possibilità di fare un buon percorso e trovare le risposte giuste. Quindi sì, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo o ad una psicologa (come preferisce) per poter trovare un luogo di ascolto e di accoglienza di tutti i suoi bisogni. Resto a disposizione. Un caro saluto.


    Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.

    Grazie e saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Buongiorno, da quello che descrive più che anedonia sembrerebbe proprio una forma di evitamento che si manifesta quando ci ritroviamo a dover svolgere dei compiti verso cui ci sentiamo inadeguati e ci fanno paura. L'evitamento lì per lì ha la funzione di proteggerci ma a lungo andare crea disagio e ci blocca in un circolo vizioso. Quello che le è capitato a Roma con la sua compagna è stata una forma di esposizione che le ha permesso di affrontare la sua paura e di rendersi conto che, in realtà, allontanarsi da casa ci permette di fare attività belle, piacevoli e divertenti con le persone a cui vogliamo bene e che amiamo. Resto a disposizione. Un saluto


    Buon pomeriggio, sono una mamma di due bambine la più grande a tre anni e mezzo e la più piccola sette mesi, veniamo da una situazione un po’ complessa dopo un anno e un mese dove vedo Mamma e il Papà ogni due settimane solo il weekend perché per motivi lavorativi si è trasferito all’estero, adesso in maniera definitiva ci siamo trasferiti da lui alla Grande è molto contenta di essersi avvicinato a lui, perché in questo anno lo ha cercato tanto giustamente, ma con Mio Marito abbiamo notato che nonostante durante l’arco della giornata gli facciamo fare molte attività tra parco ciò che a casa non giocare con la sorellina oppure portare fuori il cane ci rendiamo conto che non è mai contento nel senso che ha sempre atteggiamenti molto irrequieti, cosa che prima non aveva. Molto spesso urla cerco principalmente io di cercare di capire quale sia il problema di chiedergli come si sente come sta se le piace stare qui o se le manca qualcuno o qualcosa, ma la sua risposta è sempre quella che lei è contenta di essere qui con il papà e che vuole il papà sicuramente incide molto il fatto che a cui non conosce nessuno a parte quattro bambini, ma che andando a scuola li vede molto raramente quando incontra qualche bimbo al parco si vergogna e non vuole parlargli dovuto alla lingua e quindi è molto trattenuta. Durante la notte, nonostante avesse iniziato a dormire nella sua stanza, è molto contenta di dormirci da una settimana a questa parte ha iniziato a dormire nel lettone e quando do il latte alla piccola. Lei interviene sempre dicendo che vuole le coccole e inizia a lagnarsi . In certi momenti mi dispiace perché immagino anche per lei sia un grande cambiamento però allo stesso tempo non gli manca nulla perché è super coccolata e sempre fuori a giocare e fare 1000 attività, quindi non capisco come sia possibile che lei faccia ancora capricci e che si attacchi anche alla minima sciocchezza. Cosa posso fare? Avete qualche consiglio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Glenda Frassi

    Buongiorno, quello che descrive è molto comune nei bambini piccoli, soprattutto dopo grandi cambiamenti. Per vostra figlia non si tratta solo di essersi riavvicinata al padre, dal quale c'è stato un distacco improvviso e prolungato in cui la routine è cambiata, ma si tratta anche di trovarsi in un posto nuovo, con nuove persone, un'altra lingua, abitudini diverse, e per lei tutti questi cambiamenti, per quanto possa esserne felice, hanno bisogno di tempo per trovare il giusto equilibrio. I bambini piccoli non hanno ancora sviluppato la capacità di dire "mi sento confusa", " mi sento triste" oppure "ho paura di perdere papà", quindi esprimono i loro disagi con gli strumenti che hanno: irritabilità, urla, bisogno di contatto, capricci, regressioni (ritorno nel lettone), gelosia verso la sorellina. Sta cercando da voi rassicurazioni e contenimento emotivo. In questo momento farle fare tante attività e riempirle la giornata non le danno quella sicurezza emotiva di cui ha bisogno. Sarebbe più opportuno avere delle routine giornaliere, avere dei momenti di qualità ed esclusivi mamma - figlia e papà - figlia in cui si possono fare giochi, leggere libri adeguati all'età e darle il tempo di metabolizzare i cambiamenti. Quest'ultimo punto non richiede giorni ma piuttosto mesi. La domanda che possiamo porci è "cosa possiamo fare per farla sentire al sicuro in questa fase di cambiamenti così grandi per lei?". Un caro saluto


Domande più frequenti

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