Domande del paziente (9)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
grazie per la sua domanda e per la descrizione molto precisa dei suoi episodi notturni.
La prima cosa che mi preme dirle è che, ovviamente in questa sede non è possibile fare una diagnosi,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile ragazza,
comprendo profondamente l'angoscia che descrive. Quello che sta vivendo, sebbene possa essere percepito come spaventoso, non è "strano", ma la reazione della sua mente a un momento di...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, in qualità di Psicologa, ovviamente non posso interpretare esami strumentali medici come una TC o una Risonanza Magnetica, poiché questo è un atto di esclusiva competenza del Medico Radiologo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, innanzitutto le porgo le mie più sentite condoglianze.
Perdere entrambi i genitori nell'arco di 24 ore e nelle modalità da lei vissute, è un evento di una portata emotiva devastante, senza...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso la sua situazione.
Comprendo la necessità di trovare strategie pratiche quando c'è una condizione organica unita a un ritardo cognitivo, poiché l'ansia si...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, leggendo la sua storia emerge chiaramente un quadro di grande fatica e solitudine nel difendere il benessere della sua famiglia (Lei, il suo compagno e i vostri figli). È importante che... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, ho letto con attenzione la sua domanda. La confusione che prova è comprensibile: si trova strattonata tra una relazione attuale che le genera insicurezza e ansia (i social, la gelosia,... Altro
Buongiorno,
devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.
Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.
Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.
Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.
Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.
Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.
Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.
Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, la sua confusione è legittima e ben argomentata, non si preoccupi perché è un problema reale del sistema.
Il panorama della psicoterapia è frammentato, la legislazione italiana è ambigua (ahimé siamo una materia piuttosto giovane è tutto ancora in divenire) e i curricula professionali sono spesso scritti più per differenziarsi dai colleghi che per essere comprensibili a chi deve scegliere. Provo a mettere ordine in quanto Psicologa che le può spiegare questo mondo, ma non sono psicoterapeuta:
Psicologo o psicoterapeuta per la terapia di coppia?
Per la terapia di coppia in senso stretto serve uno psicoterapeuta, perché è un trattamento clinico strutturato che richiede la scuola di specializzazione. Uno psicologo non psicoterapeuta può fare supporto psicologico alla coppia, consulenza relazionale o mediazione, ma non psicoterapia di coppia formale. Questa distinzione è il primo filtro da applicare nella sua ricerca.
Gli orientamenti teorici contano, ma meno di quanto sembri.
La ricerca empirica - e qui mi riferisco a studi indipendenti, non alle affermazioni delle singole scuole - indica che l'efficacia della psicoterapia dipende per circa il 30% dalla tecnica specifica e per il restante 70% da fattori comuni: la qualità dell'alleanza terapeutica (il grado di fiducia che intercorre tra paziente e terapeuta), la motivazione del paziente e la coerenza del setting. Questo non significa che tutti gli approcci siano identici, ma che scegliere il "metodo giusto" è molto meno determinante rispetto a scegliere il professionista giusto per voi come coppia.
Come scegliere concretamente.
Tre criteri pratici che la letteratura supporta:
1. cercate qualcuno con formazione specifica in terapia di coppia, non tutti gli psicoterapeuti la trattano e chi non l'ha studiata specificamente tende ad applicare il modello individuale alla coppia, che potrebbe non essere adatto.
2. fate un primo colloquio conoscitivo prima di impegnarvi, non per "provare a caso", ma per valutare se entrambi vi sentite ascoltati in modo equo. Un buon terapeuta di coppia non dovrebbe mai sembrare alleato di uno dei due, sostanzialmente incarna un ruolo di mediatore.
3. diffidate di chi propone subito un orientamento molto specifico senza conoscere il vostro caso, come ha già notato giustamente lei.
Sul rischio che vada bene solo a uno dei due, come accennato prima è una preoccupazione fondata e intelligente. La soluzione non è trovare il metodo "neutro", ma un professionista che lavori esplicitamente sulla dinamica di coppia come sistema, non sui due individui separatamente. Questo è il cuore della terapia sistemico-relazionale, che per la coppia è tra gli approcci con più evidenza empirica, ma anche qui, dipende dal professionista specifico più che dall'etichetta.
Per qualsiasi chiarimento sono disponibile.
Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Quello che descrive non sembra un problema di alcolismo strutturato, ma di comunicazione e di bisogni che faticano a incontrarsi.
Lei si sente turbata da qualcosa che per lui è normale divertimento e questa asimmetria, se non viene nominata apertamente, rischia di trasformarsi in conflitto ricorrente.
Vale la pena chiedersi: avete mai parlato di come lei si sente in quei momenti e non solo di cosa fa lui? La richiesta di "concedergli l'uscita mensile" suggerisce che il dialogo sia ancora centrato sulla negoziazione di comportamenti, più che sulla comprensione reciproca dei bisogni sottostanti (creando una dinamica madre-figlio che affievolisce sul lungo termine l'attrazione reciproca). Lui ha bisogno di spazio e leggerezza con gli amici, il che è comprensibile. Lei ha bisogno di sentirsi al sicuro e rispettata, altrettanto comprensibile.
Sul non guidare ubriaco: più che una concessione verso di lei, dovrebbe essere una scelta di cura verso se stesso e verso chiunque si trovi sulla stessa strada. Riformularlo a questo modo toglie il carico dalla dinamica del "lo devi fare per me" e pone la questione sotto la giusta luce.
Una riflessione in più, potendomi basare solo su quello che leggo: essendo astemia, la sua percezione dello stato di lui potrebbe essere amplificata rispetto alla realtà oggettiva, non perché le sue preoccupazioni non siano valide, ma perché vale la pena distinguere tra "è pericoloso" e "mi mette a disagio". Entrambe sono ragioni legittime per parlarne, ma richiedono conversazioni diverse.
Non è esagerata nel sentirsi turbata. Il passo successivo è trasformare quel turbamento in un dialogo che lui possa davvero ricevere.
Se desidera, possiamo lavorare proprio su questo in un percorso di supporto.