Dott.
Samuele Venezia
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Sono psicologo iscritto all'Ordine degli Psicologi della Sicilia.
Ho scelto di lavorare online perché credo che il supporto psicologico debba essere accessibile - indipendentemente da dove ti trovi.
La mia formazione in psicologia applicata mi permette di accompagnarti in ambiti diversi: dal benessere individuale alla psicologia del lavoro, dalle transizioni di vita alle difficoltà relazionali.
Ho sempre avuto la convinzione che ogni persona porti in sé le risorse per cambiare, il mio ruolo è aiutarti a trovarle.
Primo colloquio gratuito, un incontro conoscitivo in videochiamata della durata di 40 minuti senza impegno.
Aree di competenza principali:
- Psicologia del lavoro
- Psicologia della salute
- Psicologia forense
Principali patologie trattate
- Depressione
- Ansia
- Borderline
- Disabilità
- Disturbi del sonno
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Recensioni
2 recensioni
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Cristina
Ho cercato aiuto per mio figlio affetto da disturbo borderline e ho trovato in questo professionista la competenza e la disponibilità che stavo cercando.
La sua esperienza nel campo si percepisce subito, così come la serietà con cui affronta ogni situazione.
Mi ha aiutato a capire la complessità del disturbo senza farmi perdere la speranza, con il giusto approccio, i miglioramenti arrivano, passo dopo passo.
Una certezza preziosa per chi, come me, si trova ad affrontare questa realtà da genitore.• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott. Samuele Venezia
La ringrazio sinceramente per le sue parole, che apprezzo molto.
So quanto possa essere difficile il percorso che state affrontando come famiglia, e sentire che il mio lavoro vi ha dato un po' di chiarezza e speranza è esattamente il motivo per cui ho scelto di fare questo mestiere.
Vi auguro il meglio, ‘’passo dopo passo”.
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R
R.R
Sto attraversando un brutto momento, tanto da non riuscire ad uscire fuori di casa nemmeno per le piccole necessità, è uno psicologo che riesce a dare supporto in modo autentico e genuino.
Fondamentale in questo periodo per me.• Studio di consulenza online • consulenza online •
Dott. Samuele Venezia
Ti ringrazio
Risposte ai pazienti
ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno, a luglio dell'anno scorso ho perso mia madre dopo due anni di lotte, chemioterapie e vis
Buongiorno, a luglio dell'anno scorso ho perso mia madre dopo due anni di lotte, chemioterapie e visite in ospedali di quasi tutta italia.La settimana dopo la scomparsa di mia madre , ho raggiunto la mia ragazza a Roma ma essendo alla ricerca di lavoro ho passato la maggior parte del tempo da solo in casa a cercare di tirarmi su da solo e a mandare curriculum molte volte senza avere neanche risposta. Ho la sensazione perenne di voler fuggire senza una meta , sento tutto troppo pesante e quando ripenso ai momenti passati sento una rabbia schiacciante verso me stesso per non aver fatto di più. Soffro di insonnia e quando spengo la luce mi vengono in mente soltanto gli ultimi tempi con mia madre e specialmente le ultime settimane, dove ho visto mia madre lentamente spegnersi attaccata all'ossigeno e a quel maledetto saturimetro che pian piano scendeva di percentuale. Stordita dai troppi medicinali per il dolore il suo ultimo giorno i medici dell'ambulanza gli hanno somministrato un medicinale per togliergli gli effetti e ho rivisto mia madre riprendere lucidità ahimè nel suo momento peggiore visto che non riusciva a respirare fino a perdere conoscenza e pian piano esalare l'ultimo respiro. Di queste scene non racconto mai a nessuno perchè non voglio che sappiano quanto abbia sofferto alla fine mia madre, di quanto fosse spaventata e di come io non abbia potuto fare niente.
Tra poco sarà quasi un anno ed io non riesco a superare la cosa. Grazie a chi mi leggerà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Grazie per aver scritto e per aver condiviso qualcosa che, come dici tu stesso, non racconti mai a nessuno, già questo richiede coraggio.
Quello che descrivi (la rabbia verso di te, il peso che non si alleggerisce, le immagini che tornano di notte, il desiderio di fuggire senza sapere dove) sono segnali che stai portando da solo un peso enorme, in condizioni di grande isolamento: la perdita di tua madre, la precarietà lavorativa, una quotidianità in cui sei rimasto spesso solo con tutto questo.
Una cosa in particolare mi colpisce: il fatto che tu custodisca dentro di te le immagini di come tua madre ha sofferto alla fine, proteggendo gli altri da quella verità, è un gesto d'amore, ma ha un costo altissimo per te.
La rabbia verso te stesso per "non aver fatto di più" è una delle reazioni più comuni nel lutto, soprattutto quando si è stati testimoni di una morte difficile, ma essere lì, esserci stati fino alla fine, è già qualcosa di profondo anche se in quel momento ti sei sentito impotente.
Quasi un anno non è "troppo" per elaborare una perdita così, non esiste un tempo standard.
Esiste però la differenza tra attraversare il dolore e restare bloccati in esso da soli.
Volevo ringraziare i Dottori che hanno fornito risposte molto giuste e sensate al problema che sto v
Volevo ringraziare i Dottori che hanno fornito risposte molto giuste e sensate al problema che sto vivendo e che mi causa ansia e malessere, e angoscia. Non escludo di aver bisogno di essere aiutata poichè l'ansia mi causa anche disturbi fisici con cui ho iniziato a convivere quando ero molto giovane e che ora si riaffacciano con senso di instabilità nel camminare e difficoltà ad addormentarmi. Per lunghissimo tempo ho intrapreso una terapia di tipo cognitivo/comportamentale che, se non mi ha messa in grado di costruire una vita sentimentale per me soddisfacente mi ha tuttavia fornito una fortissima spinta verso cambiamenti che poi sono avvenuti in me, dandomi la possibilità di restare in piedi da sola. Ciò che mi è accaduto oggi e che ho raccontato, è l'esempio di come, da persona sempre ipercontrollata nel manifestare emozioni e sentimenti, io per la prima volta nella vita mi sia "lasciata andare". Non me ne pento, poichè se non l'avessi fatto, oggi, anzichè convivere con i rimorsi, mi sarei trovata a fare i conti con i rimpianti. Avevo scritto ancora per chiarire alcuni punti che a voi non sembravano più di tanto esplicitamente espressi, ma non potevo, ci sono regole da osservare nei forum, le mie considerazioni non è stato ritenuto potessero essere pubblicate ed ovviamente mi attengo alle regole dei moderatori. Ma non so come formulare diversamente le domande, le mie parole sono da qualcuno di Voi state definite perfino delicate ed io ho cercato di esprimermi rispettando l'anonimato. Sono consapevole che in qualche modo devo uscire da una situazione che mi crea disagio e malessere profondo e forse in questo riconoscerete il problema che ho esposto e che gentilmente è stato pubblicato. Ma prima di prendere una decisione al riguardo ritengo sia necessario prendermi ancora un po' di tempo, non fare passi avventati di cui potrei pentirmi in seguito, soprattutto trovare modi e parole giuste nel caso dovessi ancora comunicare con questa persona, ribadendo le mie necessità e..stare a guardare. Sono diventata una persona ancora più fragile, timorosa di rapportarsi ancor peggio che in passato, di dire la cosa sbagliata, di discutere. Vivo cioè in stato di soggezione dal punto di vista psicologico. Forse ora mi riconoscerete, siete stati tutti bravissimi nel rispondermi ma anche nella ricerca di un terapeuta continuo a privilegiare la figura maschile perchè in essa è contenuto il mio problema. Le donne hanno fornito risposte molto precise e puntuali, impeccabili, direi, dal punto di vista della competenza professionale. Non me ne vogliano dunque le dottoresse bravissime (almeno due in particolare) che mi hanno perfino ringraziato dell'opportunità che fornivo loro raccontando la mia esperienza. Sono io, a ringraziare loro. Ma anche nella scelta del terapeuta che mi seguì in passato scelsi una figura maschile. Forse ciò ha un significato. Per me, e magari sbaglio, una terapeuta ragiona da...donna e dunque non molto diversamente da me che pure lo sono. Ed io ho bisogno di confrontarmi con una figura maschile accogliente e comprensiva, per poter meglio capire. Spero che ora riconosciate il mio problema, spero di non essere ancora censurata, ma se anche lo fossi ringrazio anche i moderatori.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La ringrazio per la fiducia dimostrata nel condividere una situazione così personale e complessa. Quello che descrive (la sofferenza attuale, i sintomi fisici che si ripresentano, la sensazione di soggezione psicologica) è un quadro che merita attenzione, e il fatto che lei ne sia consapevole è già un punto di partenza importante.
Il percorso cognitivo-comportamentale che ha intrapreso in passato ha evidentemente prodotto risultati solidi: la capacità di "restare in piedi da sola", come lei stessa la descrive, non è un risultato scontato.
Questo suggerisce che ha già le risorse per affrontare anche questa fase, probabilmente con il supporto adeguato.
Riguardo alla preferenza per un terapeuta di genere maschile: è una scelta che ha una sua logica clinica, soprattutto quando la difficoltà centrale riguarda la relazione con una figura specifica.
I sintomi fisici che menziona come l'instabilità nella deambulazione e le difficoltà di addormentamento, indicano che il sistema nervoso sta sostenendo un carico significativo.
Non rappresentano necessariamente un'urgenza, ma è consigliabile non rimandare troppo a lungo una valutazione.
Le auguro di trovare presto il supporto di cui ha bisogno.
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