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Esperienze

Spesso arriviamo a stare male senza riuscire a capire davvero perché. Altre volte, invece, sentiamo che qualcosa dentro di noi chiede attenzione, anche senza un motivo preciso. In entrambi i casi, iniziare un percorso psicologico è un modo per fermarsi, guardarsi con più profondità e dare un senso a ciò che si vive.

Nel mio lavoro, quello che conta davvero per me è creare uno spazio in cui la persona possa sentirsi vista, ascoltata e compresa fino in fondo. Anche quando quello che si prova è difficile da spiegare. Anche quando, da fuori, sembra invisibile.

La terapia non è solo per chi sta soffrendo in modo evidente. È anche per chi desidera conoscersi meglio, comprendere le proprie dinamiche, rileggere la propria storia e costruire un rapporto più autentico con sé stesso e con gli altri.

Durante i miei studi ho maturato esperienza nell’ambito clinico e della psicologia della salute, lavorando a stretto contatto con pazienti e professionisti in contesti multidisciplinari. Questo mi ha insegnato quanto ogni persona sia unica e quanto ogni percorso meriti rispetto, ascolto, sensibilità e cura.

Credo profondamente nel valore della relazione terapeutica in questo senso: un luogo sicuro, senza giudizio, in cui poter essere davvero sè stessi. Uno spazio in cui, passo dopo passo, è possibile ritrovare equilibrio, dare voce a ciò che non ne ha e costruire un modo più consapevole e libero di stare nel mondo.

Offro supporto e consulenza psicologica individuale per giovani e adulti con l'obiettivo di accompagnare ognuno nel proprio percorso, cucito insieme su misura per rispecchiare l'unicità del singolo. 

Sono Francesca Dimarco, Psicologa Clinica iscritta all'Albo degli Psicologi della Toscana (n. 11614) e Specializzanda in Psicoterapia Psicodinamica Integrata. 

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    C.C.

    Dott.ssa molto empatica e accogliente, mi ha fatto sentire a mio agio fin da subito! Sono molto contenta di aver intrapreso questo percorso con lei!

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    C.L

    La dottoressa Dimarco è molto competente ed è riuscita ad aiutarmi grazie alla sua sensibilità ed empatia. La consiglio calorosamente come professionista

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    Grazie mille!


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    Matilde M.

    La dottoressa Francesca è una professionista eccellente: disponibile, preparata ed estremamente empatica. Fin dal primo incontro mi ha fatto sentire a mio agio, accolta e libera di esprimermi senza timori. La sua capacità di ascolto autentico e la sensibilità con cui accompagna il percorso personale fanno davvero la differenza. Sceglierla è stata senza dubbio un’ottima decisione e la consiglio a chiunque voglia intraprendere questo tipo di percorso.

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    Denise

    Consiglio vivamente questa psicoterapeuta a chiunque stia cercando uno spazio sicuro, accogliente e privo di giudizio in cui potersi
    esprimere liberamente.
    Sa mettere subito a proprio agio, creando un clima di fiducia in cui è più facile aprirsi e lavorare su se stessi. È attenta, preparata e profondamente rispettosa dei tempi e delle esigenze di ogni persona.

    Si percepisce chiaramente la passione che mette nel suo lavoro e la cura che dedica a ogni percorso terapeutico. Un’ottima scelta per chi desidera iniziare un cammino di crescita personale con una professionista seria, umana e motivata.

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    Greta D.

    È stata molto empatica e bravissima ad ascoltare, mi ha fatta sentire capita. Nonostante la giovane età si è dimostrata professionale e di grande supporto, mi è sopratutto piaciuto il suo approccio fresco.

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    P.M.

    Professionalità e sensibilità contraddistinguono la D.ssa Francesca Dimarco che in un ambiente tranquillo ti mette a tuo agio. È un inizio positivo.

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    M.D.

    In una sola parola: ineccepibile! La dottoressa Dimarco riesce a mettere a proprio agio anche chi, come me, era all'inizio scettica e titubante sull'aprirsi e sul conoscersi realmente. Guida l'intero percorso come una presenza impalpabile aumentando di volta in volta l'autostima del paziente. La consiglio vivamente!

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    O.D

    La dottoressa è una professionista preparata, disponibile, empatica ed attenta. Sa ascoltare e mette a proprio agio fin dal primo incontro. L'esperienza è stata molto positiva!

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno, sono un genitore di un ragazzo adulto a cui è stata diagnosticata adhd. Purtroppo lui mi

Buongiorno, sono un genitore di un ragazzo adulto a cui è stata diagnosticata adhd. Purtroppo lui mi vuole tener fuori e vuole gestire tutto da solo. Non so come comportarmi e come aiutarlo. Quando era bambino non abbiamo mai avuto nessun sentore in merito e purtroppo non siamo intervenuti prima. Da quando ho saputo che mio figlio soffre di adhd ho un tarlo fisso di capire come poter intervenire per aiutarlo e non commettere errori che possano influire sulla sua situazione. Specifico che sta gestendo da solo le visite per la prognosi e tutto il resto. L'unica cosa dove mi ha fatto partecipe è il fatto che gli è stata diagnosticata.
Chiedo gentilmente un consiglio in merito.
Grazie

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Francesca Dimarco

Gentile Paziente, come da lei stesso descritto, suo figlio è un Adulto. In quanto tale, ha il diritto, il dovere e la responsabilità di gestire in totale autonomia il suo Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività. Il fatto che lui abbia preso in carico personalmente questa nuova situazione è un fattore altamente positivo, segno di maturità e indipendenza, da incoraggiare vivamente. È perfettamente comprensibile la sua preoccupazione e il desiderio di essere supportivo nei confronti di suo figlio, ma la modalità più supportiva, di aiuto e di cura che può adottare consiste semplicemente nel rispettare la sua volontà, espressa da lui chiaramente in quanto, appunto, persona adulta che possiede tutti gli strumenti per decidere autonomamente e prendersi cura di sè. Inoltre, spesso l'angoscia che emerge quando qualcuno a noi caro sta affrontando qualcosa di complesso rischia talvolta di essere trasformata in qualcosa di dannoso per l'altro, nel caso in cui divenga una modalità opprimente e controllante. Se, invece, viene direzionata positivamente verso l'altro sotto forma di presenza rispettosa ed empatica, senza sconfinare oltre ciò che l'altro esplicitamente richiede, può essere percepita come molto consolante. In sintesi, è probabile che suo figlio apprezzerà maggiormente il suo sostegno se lo percepirà come un "esserci se e quando vorrai o ne avrai bisogno", piuttosto che un "parlami, fatti aiutare, dimmi cosa devo fare" imperativo. È molto più complesso, quando ci si preoccupa per l'altro, riuscire a fare un passo indietro e rispettare i suoi spazi e la sua adultità, mentre è molto più semplice ricoprirlo di azioni, parole, proposte indesiderate che però hanno, in realtà, il fine ultimo di mantenere a bada la nostra agitazione e non, come ci raccontiamo, di essere davvero di aiuto per l'altro, poiché questo non è l'aiuto che ha richiesto.
Spero che questa risposta possa esserle utile.


Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i m

Buona sera vi scrivo per un aiuto spesso mi si rialza l'ansia e mi fa stare male non controllare i miei pensieri. Mi sembra di andare in disperazione e nessuno psicologo o psicoterapeuta che prenda per le corna il mio malessere. Sono un'assistente domiciliare e oggi ho fatto un'affiancamento insieme a all'altra operatrice per andare da 2 sorelle autistiche a casa. Mentre l'operatrice mi diceva tutte le cose io avevo dentro una voce, qualcosa che mi porta alla passività a pensare che non fa per me, l'altra operatrice era carina con me mentre io avevo paura di vederla sospettosa (come se poi mi autosaboto e faccio accadere quello che io penso) l'altro mi vede strana nel comportamento. In quel momento mi irrigidisco riesco ad essere poco spontanea. Devo poi faricare con il pensiero per ritornare in uno stato di calma apparente. La conseguenza è che ho poi pensieri di svalutazione di angoscia e accusa verso di me. Mi butto giù e mi cade l'autostima troppo facilmente da farmi paura. Proietto sull'altro tutto questo non so perché e del fatto che poi mi metto in un atteggiamento di dipendere come di paura a fare le cose spontanee. Mi congelo e si vede dal mio comportamento. Mi sento una sempre sotto giudizio anche quando non ce ne è bisogno. Io ci convivo da tanto tempo e si accentua in situazioni nuove credo. Quando mi viene questo malessere io vorrei sparire, mi vergogno a non avere una solida stima di me. Cosa mi scatena questo. Perchè io faccio così e non trovo la forza di non dare retta a questi pensieri? Ho paura di dipendere e divento una banderuola che non ha carattere e poi non riesco a fare le cose con serenità e spensieratezza. Vi chiedo che meccsnismo è come faccio a spezzarlo si può guarire? Mi ossessiona tanto. Grazie mille

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott.ssa Francesca Dimarco

Gentile Paziente,
Quando ci troviamo in situazioni nuove o poco familiari o nelle quali abbiamo delle responsabilità (nel caso che descriveva, ad esempio, un impegno lavorativo importante), l'emersione di uno stato di ansia è del tutto fisiologico inizialmente, poiché queste situazioni ci obbligano ad uscire dalla nostra zona di comfort abituale e ci pongono di fronte a delle sfide inedite di vario tipo.
Se, però, questo stato emotivo iniziale si trasforma poi in una serie di pensieri intrusivi negativi che portano ai sintomi da lei descritti (irrigidimento, sospettosità, svalutazione, tono dell'umore basso ed eventuali altre manifestazioni), allora potrebbe trattarsi di un pattern cognitivo, emotivo e comportamentale (una sorta di "circolo vizioso") in cui l'ansia non è più fisiologica ma diventa, bensì, patologica.
In questo modo, non viene più esperita come sentimento iniziale che poi sfuma durante lo svolgimento degli eventi, ma come sentimento costante e ricorrente che permane durante tutto ciò che accade e ci porta ad avere, quando la situazione giunge al termine, delle credenze estremamente negative su noi stessi (tra cui vissuti di vergogna, di auto-giudizio, di malessere).
Questo "meccanismo" o "circolo vizioso" può avere molteplici origini e concause, legate ad eventi di vita pregressi, a relazioni precedenti, a figure di riferimento o caregiver e a tanti altri fattori presenti nella sua storia di vita.
Le consiglio di intraprendere un percorso Psicologico per poter analizzare nel dettaglio questi vissuti pregressi, i pattern ricorrenti, gli eventi attuali e tutti gli aspetti di sé che vengono alla luce naturalmente durante un processo di questo tipo, così da arrivare ad una comprensione di ciò che accade in quei momenti in cui l'ansia la travolge e anche ad una comprensione di sé stessa sempre più completa.
Un percorso di questo tipo richiede tempo, impegno e condivisione, pertanto le suggerisco di non arrendersi qualora avesse già tentato e non avesse riscontrato dei miglioramenti immediati, come credo di evincere dal suo messaggio.
La Relazione Terapeutica è sempre la cura.
Un saluto.


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