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Mantova 4 indirizzi
Salve sono Giulia, Psicologa iscritta all'ordine della Lombardia e specializzata in Sessuologia Clinica.
Sono impegnata in modo costante nell'offrire uno spazio sicuro di dialogo e ascolto reciproco basato su empatia e comprensione.
Propongo servizi di consulenza psicologica, sostegno e assistenza alle difficoltà personali.
Nello specifico, grazie alla mia specializzazione in tecniche d'intervento per Disfunzioni Sessuali e Disturbi della Sessualità tipica e atipica, propongo servizi di:
Psicoeducazione sessuale;
Orientamento nella sessualità;
Consulenza sessuale;
Terapia sessuale (Terapia Mansionale Integrata).
Tutti i servizi sono da considerare sia per coppia sia per singolo individuo.
L'approccio che utilizzo è pratico, basato sul cambiamento tramite l'azione e focalizzato sul qui e ora.
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24 recensioni
Più menzionato dai pazienti
È stata la mia prima volta nella vita da una psicologa, e penso sia una delle scelte migliori che io abbia mai fatto!
Esperienza positiva,competente ed empatica.
Certamente proseguiro' il percorso.
Dott.ssa molto piacevole e professionale. Ammetto che mi ha messo a mio agio nonostante la circostanza della mia situazione. Bellissima presenza, mi è piaciuta tantissimo.
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Sono molto contenta del lavoro svolto insieme!
Primo incontro conoscitivo sono rimasta soddisfatta
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Sono molto contenta!
A presto!
Mi sono sentito a mio agio (e capito) dal secondo 1
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Gentilissimo!
Mi sono sentito molto a mio agio a parlare di tematiche strettamente personali e intime .La Dottoressa l " ho trovata molto professionale , preparata e gentile! Mi ha fatto un ottima impressione!
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Grazie delle belle parole!
Ottima prima esperienza la dottoressa mi ha fatto sentire a mio agio
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Ti ringrazio della fiducia!
Prima seduta ma subito mi sono sentita a mio agio… penso di continuare questo percorso perché è stata molto gentile e interessata alla mia situazione e non è scontato. Grazie
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Gentilissima, grazie a te!
Dottoressa Preparata e semplice nelle spiegazioni e nelle risposte. La consiglio vivamente .
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Gentilissimo, a presto!
Non mi ha fatto sentire a disagio ed esprime tranquillità
Dott.ssa Giulia Bottazzi
Grazie, molto gentile!
ha risposto a 16 domande da parte di pazienti di MioDottore
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto nota
Le scrivo in forma anonima per chiedere un parere riguardo ad alcuni meccanismi mentali che sto notando in me nell'ultimo periodo e che mi creano un po' di preoccupazione su come gestirli.
Di recente è emersa sui social una
notizia relativa a un fatto di cronaca molto grave, e molte persone e ragazze della mia età hanno iniziato a condividere le proprie esperienze personali di abuso e violenza.
Leggendo le loro testimonianze, pur sentendomi fortunata per non aver mai vissuto nulla del genere ed empatizzando profondamente con loro, nella mia mente scatta in automatico la domanda: "E io perché no?". So benissimo che non desidero che mi accada nulla di male, ma la presenza spontanea di questo pensiero mi disorienta. Mi chiedo perché il cervello formuli questo tipo di interrogativo e come interpretare questo pensiero automatico.
Poi mi succeda associazioni tra pensieri o contenuti negativi e oggetti del tutto neutri della mia giornata. Ad esempio, dopo aver cambiato la cover del telefono (un regalo di mia madre), mi è ricomparso quel contenuto emotivamente impattante sui social. Da quel momento la mia mente ha legato la nuova cover a quelle sensazioni di disagio, portandomi a dubitare se tenendola io possa "portarmi appresso" quel pensiero negativo per molto tempo.
Poiché ho notato che queste associazioni tra oggetti o momenti quotidiani e pensieri ansiosi mi capitano anche in altre occasioni, vorrei capire da cosa derivino questi automatismi e quale sia il modo migliore per gestirli senza cadere nell'evitamento.
La ringrazio per l'attenzione e per il tempo che vorrà dedicarmi.
Un cordiale saluto
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per aver condiviso una riflessione così delicata e per la capacità di osservare ciò che accade nella sua mente.
Il fatto che compaia spontaneamente un pensiero come “E io perché no?” non significa necessariamente che lei desideri vivere un'esperienza negativa o che quel pensiero riveli qualcosa di nascosto sui suoi desideri. La mente produce continuamente pensieri, domande e associazioni automatiche, anche quando sono in contrasto con ciò che sentiamo o desideriamo realmente. A volte, di fronte a contenuti emotivamente intensi, può attivarsi un confronto con la propria esperienza personale, senza che questo implichi un desiderio o un'intenzione.
Anche il collegamento tra la cover del telefono e le sensazioni spiacevoli che ha provato può essere compreso alla luce del modo in cui funzionano le associazioni mentali: un oggetto neutro, presente mentre viviamo un'emozione intensa, può finire per richiamarla successivamente. Questo, però, non significa che l'oggetto abbia un potere particolare o che possa mantenere nel tempo il pensiero negativo.
La difficoltà può emergere soprattutto quando iniziamo a interrogarci sul significato di ogni pensiero, a cercare di capire perché sia comparso o a temere che possa condizionare ciò che accadrà. Più cerchiamo di controllare, neutralizzare o allontanare un pensiero, più rischiamo di mantenerlo al centro della nostra attenzione.
Può quindi essere utile provare a riconoscere questi contenuti come pensieri automatici, senza considerarli verità da interpretare o segnali da cui proteggersi. Se nota un'associazione spiacevole con un oggetto, può continuare a utilizzarlo normalmente, lasciando che il disagio eventualmente presente diminuisca senza cercare rassicurazioni o strategie per cancellarlo.
Se questi meccanismi si ripetono frequentemente, le provocano ansia o iniziano a condizionare le sue scelte quotidiane, un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio il funzionamento di questi pensieri e a sviluppare modalità più efficaci per gestirli, senza ricorrere all'evitamento. L'obiettivo non è impedire alla mente di produrre pensieri indesiderati, ma imparare a non sentirsi obbligata a interpretarli, controllarli o agire in funzione di essi.
Buongiorno, vi scrivo perché vorrei chiedervi un consulto riguardo una situazione che credo che sto
Buongiorno,
vi scrivo perché vorrei chiedervi un consulto riguardo una situazione che credo che sto vivendo.
Sono figlia di genitori divorziati e non sono mai andata d'accordo con mio padre, mentre con mia madre ho sempre avuto un legame più forte.
Da diverso tempo però ho notato che quando le parlo di qualcosa lei dice di avere mal di testa o essere stanca e si nota palesemente che non mi sta ascoltando. Ho una sorella minore che è madre e ho notato che con lei è molto più presente. Giustamente la priorità la deve avere il bambino e ci sta ma ho notato che in generale quando parla lei interagisce molto di più. Non so se magari sono noiosa io, ma spesso mi dice "tua sorella ha fatto quello piuttosto che altro.
In generale poi ho notato che quabdo voglio affrontare discorsi impegnati diciamo tende ad evitare e parlare di cose superficiali. Non so se le sto antipatica o se si possano chiamare preferenze ma fatto sta che sono stanca di fare tentativi di dialogo se poi va a finire così. Quando vorrei incontrarla poi lei deve quasi sempre andare da mia sorella ad aiutarla con il figlio.
Comincio a pensare che posso farcela anche da sola, tutto sommato nela vita ognuno ha le sue "croci", chi più chi meno...
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, da ciò che racconta emerge il dispiacere di sentirsi poco ascoltata e considerata da una persona per lei importante, soprattutto perché si tratta di sua madre, con cui ha sempre avuto un legame significativo.
Quando percepiamo una differenza nel modo in cui un genitore si relaziona con noi e con un fratello o una sorella, può essere naturale domandarsi se ci sia una preferenza o se, in qualche modo, siamo noi a essere meno interessanti o importanti. Tuttavia, il comportamento di sua madre non è sufficiente, da solo, per concludere che lei le sia antipatica o che le voglia meno bene. Potrebbero esserci diverse ragioni dietro questa modalità relazionale, che sarebbe importante comprendere senza arrivare a una valutazione negativa di sé.
Credo sia importante soffermarsi soprattutto su come questa situazione la fa sentire. Il bisogno di essere ascoltati, di poter condividere pensieri ed emozioni e di sentirsi considerati dai propri genitori non scompare con l'età. Anche da adulti possiamo desiderare una relazione più presente e profonda con loro, senza che questo significhi essere dipendenti o non essere capaci di affrontare la vita autonomamente.
Allo stesso tempo, riconoscere di poter contare su se stessa può essere una risorsa, ma non dovrebbe diventare una necessità di convincersi a non avere più bisogno degli altri per proteggersi dalla delusione. Può essere utile chiedersi se abbia ancora il desiderio di cercare un dialogo con sua madre e, in caso affermativo, provare a comunicarle apertamente come vive questi momenti, parlando dei suoi vissuti e dei suoi bisogni senza concentrarsi soltanto sui comportamenti che la feriscono.
Se, nonostante i tentativi, sua madre non riuscisse a offrirle il tipo di ascolto che desidera, potrebbe essere importante lavorare sull'accettazione dei limiti di questa relazione e sulla possibilità di costruire legami significativi anche al di fuori del rapporto familiare.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio le emozioni che questa situazione suscita, a tutelare la propria autostima e a trovare un equilibrio tra il desiderio di vicinanza con sua madre e la necessità di non continuare a esporsi a dinamiche che la fanno soffrire.
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