Una curiosità perché dicono che la psicoterapia una resistenza alla terapia potrebbe essere il "NON
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Una curiosità perché dicono che la psicoterapia una resistenza alla terapia potrebbe essere il "NON CREDO CHE NIENTE RIUSCIRÀ A FARMI STARE BENE"? ma io sapevo che la mancanza di fiducia /speranza sono comuni in soggetti depressi, ansiosi,ossessivi.... Ma poi io sapevo che la psicoterapia funziona benissimo anche se una persona non ci crede perché qui parliamo di scienza vera e propria come è la psicoterapia, la psicoterapia non è un placebo /talismano che funziona solo se ci crediamo, se una persona è motivata a voler cambiare una situazione e mette in atto tutto ciò che le dice il terapista, la psicoterapia mi dissero funziona anche se uno è scettico o non crede che possa aiutarlo... Non ho capito male giusto??
Buonasera, la sua riflessione è acuta e ben fondata. È vero che la psicoterapia è una scienza, basata su teorie validate e supportate da evidenze empiriche. Tuttavia, il concetto di "resistenza" nella psicoterapia non si riferisce necessariamente alla mancanza di fede nel metodo, ma a quei meccanismi consapevoli o inconsapevoli che una persona può mettere in atto per evitare il cambiamento o per proteggersi da ciò che potrebbe risultare emotivamente difficile affrontare.
La frase "Non credo che niente riuscirà a farmi stare bene" può effettivamente essere un’espressione comune in persone con depressione, ansia o disturbi ossessivi, perché queste condizioni spesso comportano sentimenti di disperazione e scetticismo rispetto alla possibilità di migliorare. Questo non significa che la terapia non possa essere efficace, anzi. La ricerca mostra che molte persone iniziano un percorso terapeutico con dubbi, ma ottengono comunque benefici significativi, soprattutto se sono disposte a impegnarsi nel processo, anche solo per curiosità o necessità.
La psicoterapia, a differenza di un placebo, non si basa sulla "credenza" del paziente per funzionare. Tuttavia, alcuni fattori facilitano il successo terapeutico, come una buona alleanza terapeutica (cioè il rapporto di fiducia e collaborazione tra terapeuta e paziente), la motivazione al cambiamento e l’impegno nelle strategie proposte. Anche una persona scettica può ottenere risultati, purché sia disposta a mettere in atto i compiti o le riflessioni suggerite dal terapeuta.
In sintesi, non ha capito male. La psicoterapia funziona anche con pazienti scettici, perché si basa su principi scientifici e metodologie strutturate. Tuttavia, il lavoro terapeutico può richiedere tempo per superare eventuali resistenze e costruire una maggiore fiducia nel processo. Se una persona è disposta a impegnarsi, anche senza iniziale convinzione, può comunque sperimentare cambiamenti significativi.
Resto a disposizione per ulteriori riflessioni o chiarimenti!
La frase "Non credo che niente riuscirà a farmi stare bene" può effettivamente essere un’espressione comune in persone con depressione, ansia o disturbi ossessivi, perché queste condizioni spesso comportano sentimenti di disperazione e scetticismo rispetto alla possibilità di migliorare. Questo non significa che la terapia non possa essere efficace, anzi. La ricerca mostra che molte persone iniziano un percorso terapeutico con dubbi, ma ottengono comunque benefici significativi, soprattutto se sono disposte a impegnarsi nel processo, anche solo per curiosità o necessità.
La psicoterapia, a differenza di un placebo, non si basa sulla "credenza" del paziente per funzionare. Tuttavia, alcuni fattori facilitano il successo terapeutico, come una buona alleanza terapeutica (cioè il rapporto di fiducia e collaborazione tra terapeuta e paziente), la motivazione al cambiamento e l’impegno nelle strategie proposte. Anche una persona scettica può ottenere risultati, purché sia disposta a mettere in atto i compiti o le riflessioni suggerite dal terapeuta.
In sintesi, non ha capito male. La psicoterapia funziona anche con pazienti scettici, perché si basa su principi scientifici e metodologie strutturate. Tuttavia, il lavoro terapeutico può richiedere tempo per superare eventuali resistenze e costruire una maggiore fiducia nel processo. Se una persona è disposta a impegnarsi, anche senza iniziale convinzione, può comunque sperimentare cambiamenti significativi.
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Gentile Utente, nel suo messaggio ha detto proprio la parola chiave: motivazione. Affinchè la terapia sia efficace, il pz deve essere motivato al trattamento e questo implica farsi carico della fatica che il percorso di cura richiede. E' chiaro che questa motivazione deve essere intrinseca, cioè deve muovere la persona dall'interno. Una motivazione estrinseca, cioè che parte dall'esterno (ad es. andare in terapia perchè ce lo chiede qualcuno e vogliamo farlo contento) è destinata a condurci al fallimento e all'abbandono del percorso terapeutico. Se una persona è scettica e non crede che una certa terapia possa aiutarlo, difficilmente avrà la motivazione necessaria anche solo per immaginare di iniziare un percorso di questo tipo. Resto a disposizione, Valentina Penati
La psicoterapia non è un placebo e nemmeno un talismano, ha ragione.
La mancanza di fiducia è presente in soggetti con depressione ma anche in soggetti che hanno imparato a non avere fiducia in un futuro migliore. Però è anche vero che la psicoterapia si basa sulla relazione, il terapeuta è fondamentale ma il lavoro si svolge nel rapporto tra il professionista e il paziente. Risulta molto importante la motivazione di chi intraprende un percorso, ma è vero anche che questa si può disegnare con l'aiuto del terapeuta. Se una persona inizia un percorso credendo non servirà assolutamente a nulla, non aprirà nemmeno alla possibilità di elaborare nuove prospettive emerse, allora si che la resistenza può essere così tenace da non permettere un lavoro terapeutico. Questa situazione può risentire anche del momento, a volte non è il momento per un percorso, ma potrà esserlo in futuro.
Spero di essere stata chiara, ma sono disponibile a ulteriori chiarimenti.
Buona serata
dott.ssa Veronica Gorni
La mancanza di fiducia è presente in soggetti con depressione ma anche in soggetti che hanno imparato a non avere fiducia in un futuro migliore. Però è anche vero che la psicoterapia si basa sulla relazione, il terapeuta è fondamentale ma il lavoro si svolge nel rapporto tra il professionista e il paziente. Risulta molto importante la motivazione di chi intraprende un percorso, ma è vero anche che questa si può disegnare con l'aiuto del terapeuta. Se una persona inizia un percorso credendo non servirà assolutamente a nulla, non aprirà nemmeno alla possibilità di elaborare nuove prospettive emerse, allora si che la resistenza può essere così tenace da non permettere un lavoro terapeutico. Questa situazione può risentire anche del momento, a volte non è il momento per un percorso, ma potrà esserlo in futuro.
Spero di essere stata chiara, ma sono disponibile a ulteriori chiarimenti.
Buona serata
dott.ssa Veronica Gorni
Buonasera, ha ragione su diversi punti. La resistenza in psicoterapia, come il pensiero "non credo che niente riuscirà a farmi stare bene", è comune in chi soffre di depressione, ansia o disturbi ossessivi. Questo atteggiamento può essere sia un sintomo del disturbo stesso che una forma di resistenza inconscia al cambiamento, perché cambiare può fare paura o richiedere sforzi aggiuntivi.
Tuttavia, la psicoterapia non è un placebo, si basa su approcci scientifici e funziona anche con pazienti inizialmente scettici, a patto che ci sia un minimo di impegno nell'applicare le strategie suggerite dal terapeuta. La motivazione al cambiamento è importante, ma anche quando manca inizialmente, un terapeuta può aiutare il paziente a costruirla gradualmente. La fiducia nel processo e nel terapeuta tende a crescere con il tempo, man mano che si costruisce l'alleanza terapeutica ed è un aspetto naturale nella maggioranza delle terapie (che può diventare un'occasione di crescita e comprensione).
Tuttavia, la psicoterapia non è un placebo, si basa su approcci scientifici e funziona anche con pazienti inizialmente scettici, a patto che ci sia un minimo di impegno nell'applicare le strategie suggerite dal terapeuta. La motivazione al cambiamento è importante, ma anche quando manca inizialmente, un terapeuta può aiutare il paziente a costruirla gradualmente. La fiducia nel processo e nel terapeuta tende a crescere con il tempo, man mano che si costruisce l'alleanza terapeutica ed è un aspetto naturale nella maggioranza delle terapie (che può diventare un'occasione di crescita e comprensione).
Buonasera, sì la psicoterapia funziona perché allineo del setting e a seconda della tecnica utilizzata, si mettono in moto atti riparativi del passato. Le resistenze ci sono, fanno parte del percorso, sta al terapeuta individuare e scardinare i meccanismi che le sostengono.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Buonasera,
Ha colto un punto molto interessante. È vero che la mancanza di speranza e fiducia sono comuni in persone che soffrono di depressione, ansia o disturbi ossessivi, ed è altrettanto vero che questi sentimenti possono manifestarsi come una "resistenza" alla terapia. Tuttavia, ciò non significa che la psicoterapia non possa funzionare in queste condizioni.
La psicoterapia, basata su metodi scientifici, può essere efficace anche con persone inizialmente scettiche, a patto che ci sia una minima motivazione a voler migliorare la propria situazione. Non è necessario "credere" alla terapia come si crede in un talismano; ciò che conta è la disponibilità a impegnarsi nel percorso, anche se con dubbi iniziali. In molti casi, è proprio attraverso il lavoro terapeutico che la fiducia si costruisce progressivamente, man mano che si vedono i primi risultati.
Quindi no, non ha capito male: la psicoterapia non si basa su un effetto placebo, ma su processi concreti che possono funzionare anche in presenza di scetticismo iniziale.
Un saluto,
Dott. Nasti
Ha colto un punto molto interessante. È vero che la mancanza di speranza e fiducia sono comuni in persone che soffrono di depressione, ansia o disturbi ossessivi, ed è altrettanto vero che questi sentimenti possono manifestarsi come una "resistenza" alla terapia. Tuttavia, ciò non significa che la psicoterapia non possa funzionare in queste condizioni.
La psicoterapia, basata su metodi scientifici, può essere efficace anche con persone inizialmente scettiche, a patto che ci sia una minima motivazione a voler migliorare la propria situazione. Non è necessario "credere" alla terapia come si crede in un talismano; ciò che conta è la disponibilità a impegnarsi nel percorso, anche se con dubbi iniziali. In molti casi, è proprio attraverso il lavoro terapeutico che la fiducia si costruisce progressivamente, man mano che si vedono i primi risultati.
Quindi no, non ha capito male: la psicoterapia non si basa su un effetto placebo, ma su processi concreti che possono funzionare anche in presenza di scetticismo iniziale.
Un saluto,
Dott. Nasti
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Un caro saluto
Un caro saluto
Gentile utente di mio dottore,
alla base del cambiamento in terapia vi è l'alleanza terapeutica, ossia quel sentimento di fiducia che viene ad instaurarsi tra paziente e psicoterapeuta. Una difficoltà a costruire una relazione di fiducia con lo specialista può rendere il lavoro terapeutico difficile e tortuoso.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
alla base del cambiamento in terapia vi è l'alleanza terapeutica, ossia quel sentimento di fiducia che viene ad instaurarsi tra paziente e psicoterapeuta. Una difficoltà a costruire una relazione di fiducia con lo specialista può rendere il lavoro terapeutico difficile e tortuoso.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, un percorso di Psicoterapia richiede il contributo di entrambe le parti, quindi sia del terapeuta, sia del paziente. Affinchè sia efficace, è necessario quanto minimo che il paziente abbia una motivazione intrinseca, tale da essere disposto a mettersi in gioco e fare i conti con il proprio disagio e le proprie scelte di vita. Così come la intende, la Psicoterapia non è una scienza, e rivolgersi ad un* Psicoterapeuta è una condizione necessaria ma non sufficiente a favorire un cambiamento, per i motivi di cui sopra. Certamente, i soggetti che soffrono di alcune forme psicopatologiche tendono ad essere pessimisti, sfiduciati e inizialmente, e in questo caso dovrà essere il Professionista a sollecitare un'apertura al dialogo e all'incontro, per valutare se ci sono effettivamente possibilità di cambiamento. Sperando di aver risposto ai suoi quesiti, la saluto cordialmente. Dott.ssa Antonella Cramarossa
Gentilissimo,
senza motivazione e impegno verso il cambiamento, il risultato non può essere garantito. Certo, il terapeuta è formato per affrontare la "resistenza" e per supportare il paziente nell'esplorare ciò che si nasconde dietro questa difficoltà, ma un requisito fondamentale è la disponibilità a collaborare. Quindi, motivazione e impegno diventano prerequisiti essenziali per il successo della terapia.
Spero di aver risposto in modo chiaro alla sua domanda.
senza motivazione e impegno verso il cambiamento, il risultato non può essere garantito. Certo, il terapeuta è formato per affrontare la "resistenza" e per supportare il paziente nell'esplorare ciò che si nasconde dietro questa difficoltà, ma un requisito fondamentale è la disponibilità a collaborare. Quindi, motivazione e impegno diventano prerequisiti essenziali per il successo della terapia.
Spero di aver risposto in modo chiaro alla sua domanda.
Buongiorno :),
la convinzione che "niente riuscirà a farmi stare bene" può sicuramente essere un ostacolo alla terapia, perchè porta spesso chi ha questa credenza a mettere in atto dei comportamenti autosabotanti per far avverare la propria "profezia".
Attraverso la terapia è possibile, però, lavorare su questa credenza, su ciò che sta alla base di questa e su tutti quei comportamenti autosabotanti che impediscono di "star bene".
la convinzione che "niente riuscirà a farmi stare bene" può sicuramente essere un ostacolo alla terapia, perchè porta spesso chi ha questa credenza a mettere in atto dei comportamenti autosabotanti per far avverare la propria "profezia".
Attraverso la terapia è possibile, però, lavorare su questa credenza, su ciò che sta alla base di questa e su tutti quei comportamenti autosabotanti che impediscono di "star bene".
Salve,
capisco la sua confusione, è un dubbio che abbiamo avuto in tanti. La psicoterapia, a differenza di una cura medica su un organo, funziona quando c'è COLLABORAZIONE tra il terapeuta e il paziente. Da una parte il terapeuta accoglie il pensiero e le emozioni del paziente, cercando di organizzare tutto questo, e dargli un senso. Dall'altro il paziente si impegna a condividere e a esplorare con il terapeuta il suo vissuto, sapendo che non verrà giudicato e potrà finalmente capire quello che lo fa soffrire. In seguito, potranno decidere insieme come uscire da blocchi e azioni cicliche e disfunzionali, ma di nuovo lo potranno fare perché c'è collaborazione: insieme per risolvere il problema.
Le "resistenze" non sono altro che punti in cui occorre chiarire meglio, dove c'è bisogno di più ascolto.
Spero che questo le possa aiutare a chiarire il suo dubbio,
con i migliori auguri
dr. Ventura
capisco la sua confusione, è un dubbio che abbiamo avuto in tanti. La psicoterapia, a differenza di una cura medica su un organo, funziona quando c'è COLLABORAZIONE tra il terapeuta e il paziente. Da una parte il terapeuta accoglie il pensiero e le emozioni del paziente, cercando di organizzare tutto questo, e dargli un senso. Dall'altro il paziente si impegna a condividere e a esplorare con il terapeuta il suo vissuto, sapendo che non verrà giudicato e potrà finalmente capire quello che lo fa soffrire. In seguito, potranno decidere insieme come uscire da blocchi e azioni cicliche e disfunzionali, ma di nuovo lo potranno fare perché c'è collaborazione: insieme per risolvere il problema.
Le "resistenze" non sono altro che punti in cui occorre chiarire meglio, dove c'è bisogno di più ascolto.
Spero che questo le possa aiutare a chiarire il suo dubbio,
con i migliori auguri
dr. Ventura
Gent.Utente, grazie per condividere. La psicoterapia non è un semplice atto di fiducia, ma una disciplina scientifica fondata su metodi comprovati, efficace anche per chi nutre dubbi all’inizio. Le difficoltà nel percorso non derivano necessariamente dal non "credere", ma spesso da pensieri negativi, timore del cambiamento o scarsa motivazione, aspetti si quali il terapeuta può lavorare insieme al paziente. Aspetto cruciale è la disponibilità a impegnarsi e mettere in pratica le indicazioni condivise in seduta. Cordialmente, Dott.ssa Arianna Moroni, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Salve
La sua domanda è molto interessante e tocca un tema fondamentale nel processo terapeutico. È vero che molte persone con depressione, ansia o disturbi ossessivi possono sentirsi senza speranza e pensare che "niente potrà mai farle stare bene". Questo tipo di pensiero, chiamato resistenza alla terapia, può essere una parte naturale del disagio psicologico che si sta vivendo.
Tuttavia, la psicoterapia non è un placebo che richiede "fede" per funzionare. È un processo scientifico basato su tecniche validate che aiutano le persone a comprendere meglio se stesse, a modificare schemi di pensiero o comportamento disfunzionali e a costruire strategie più efficaci per affrontare la vita. Anche quando una persona è scettica, il percorso terapeutico può comunque portare benefici, purché ci sia la disponibilità a mettersi in gioco e a esplorare ciò che sta dietro al malessere.
La fiducia nel terapeuta e la motivazione possono facilitare il processo, ma non sono precondizioni essenziali per iniziare. È compito del terapeuta lavorare insieme a lei per costruire questa fiducia e affrontare eventuali resistenze in modo empatico e collaborativo.
Se ha altri dubbi o curiosità, non esiti a chiedere. La psicoterapia è un viaggio e ogni passo, anche il più piccolo, può portare a un cambiamento positivo.
La sua domanda è molto interessante e tocca un tema fondamentale nel processo terapeutico. È vero che molte persone con depressione, ansia o disturbi ossessivi possono sentirsi senza speranza e pensare che "niente potrà mai farle stare bene". Questo tipo di pensiero, chiamato resistenza alla terapia, può essere una parte naturale del disagio psicologico che si sta vivendo.
Tuttavia, la psicoterapia non è un placebo che richiede "fede" per funzionare. È un processo scientifico basato su tecniche validate che aiutano le persone a comprendere meglio se stesse, a modificare schemi di pensiero o comportamento disfunzionali e a costruire strategie più efficaci per affrontare la vita. Anche quando una persona è scettica, il percorso terapeutico può comunque portare benefici, purché ci sia la disponibilità a mettersi in gioco e a esplorare ciò che sta dietro al malessere.
La fiducia nel terapeuta e la motivazione possono facilitare il processo, ma non sono precondizioni essenziali per iniziare. È compito del terapeuta lavorare insieme a lei per costruire questa fiducia e affrontare eventuali resistenze in modo empatico e collaborativo.
Se ha altri dubbi o curiosità, non esiti a chiedere. La psicoterapia è un viaggio e ogni passo, anche il più piccolo, può portare a un cambiamento positivo.
Gentile utente, credo che la motivazione sia un prerequisito fondamentale per incominciare un percorso di psicoterapia, anche se si tratta di qualcosa che può cambiare nel tempo: sebbene la spinta al cambiamento possa essere alta, non è per niente facile sradicare credenze e schemi anche se disfunzionali, perché sono quelli che ci hanno tenuto insieme fino a quel momento. E' complesso lasciare andare qualcosa senza prima conoscere ciò che ci aspetta, e questo può far paura. Ad ogni modo, è importante che il focus sulla motivazione sia mantenuto dal paziente e dal terapeuta, che se ne possa parlare e che collaborino al fine di superare insieme le eventuali difficoltà. A disposizione, dott.ssa Angela Ricucci
Buongiorno,
sicuramente la motivazione a stare bene è requisito fondamentale per la psicoterapia. Molto spesso, durante il lavoro terapeutico, possono presentarsi delle resistenze ma, personalmente, non le vedrei in modo negativo. Le resistenze possono rappresentare delle paure interne oppure esprimere una bassa fiducia verso qualcuno (spesso noi stessi)oppure delle difese a vissuti emotivi particolarmente dolorosi. In qualsiasi caso è tutto materiale da poter lavorare nelle sedute.
Buona giornata
Dott.sa Francesca Romana Dottori
sicuramente la motivazione a stare bene è requisito fondamentale per la psicoterapia. Molto spesso, durante il lavoro terapeutico, possono presentarsi delle resistenze ma, personalmente, non le vedrei in modo negativo. Le resistenze possono rappresentare delle paure interne oppure esprimere una bassa fiducia verso qualcuno (spesso noi stessi)oppure delle difese a vissuti emotivi particolarmente dolorosi. In qualsiasi caso è tutto materiale da poter lavorare nelle sedute.
Buona giornata
Dott.sa Francesca Romana Dottori
La psicoterapia è una scienza come la matematica, tuttavia, per imparare è necessario impegno e dedizione altrimenti i numeri restano numeri e di matematica continueremo a non capirne nulla. La motivazione, la possibilità di mettersi in gioco e investire in un percorso che può essere irto di ostacoli e anche doloroso, sono condizioni necessarie affinchè un percorso possa dirsi autentico e funzionare bene
Non hai capito male. La psicoterapia, soprattutto quando si basa su approcci scientificamente validati, può funzionare anche se una persona è inizialmente scettica. Questo è perché non si basa su fede o suggestione, ma su tecniche strutturate che mirano a modificare i pensieri, le emozioni e i comportamenti.
Tuttavia, la resistenza legata al pensiero "niente può aiutarmi" può rallentare il processo per due motivi principali:
La mancanza di collaborazione attiva: La psicoterapia richiede impegno nel mettere in pratica i suggerimenti e gli esercizi forniti dal terapeuta. Anche se una persona non ci crede inizialmente, è fondamentale che provi a seguire il percorso.
L'effetto della disperazione sulla motivazione: Sentirsi senza speranza può portare a una mancanza di energia e azione, che a sua volta può influire sul risultato.
In ogni caso, molti terapeuti sono formati per gestire questa resistenza. Spesso iniziano lavorando proprio sulla motivazione o sul senso di disperazione, aiutando il paziente a sperimentare piccoli cambiamenti che possano generare fiducia nel percorso terapeutico. Non è necessario "crederci" al 100% all'inizio: l'importante è provare e seguire il percorso.
Gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Capisco la sua riflessione, e comprendo come pareri discordanti in merito possano generare confusione o poca chiarezza al riguardo. Sicuramente un atteggiamento propositivo e di fiducia nei confronti della terapia aiuterebbe nella facilitazione della buona riuscita del lavoro terapeutico, ma non è un requisito fondamentale per essa.
Cordiali saluti
AV
Cordiali saluti
AV
Gentile utente,
Hai sollevato una questione interessante, e hai ragione nel dire che la psicoterapia, in quanto approccio scientifico, non dipende unicamente dalla "fede" o dal credere che funzioni, come potrebbe avvenire, per esempio, con un placebo. Tuttavia, il concetto di "resistenza" nella psicoterapia riguarda più la dinamica tra paziente e terapeuta e come le convinzioni, le emozioni e le esperienze passate del paziente possano influire sul suo coinvolgimento nel processo terapeutico.
Quando si parla di resistenza, espressioni come "non credo che niente mi farà stare bene" possono rappresentare un blocco psicologico, una sorta di protezione difensiva. In effetti, persone con disturbi depressivi o ansiosi, per esempio, possono avere difficoltà a vedere una via d'uscita dalle loro sofferenze, e l’idea che la terapia non possa aiutarle diventa una barriera interna, che le impedisce di impegnarsi completamente nel trattamento. Tuttavia, come hai giustamente sottolineato, la psicoterapia è un processo che può funzionare anche se il paziente è scettico. In effetti, in molte occasioni, i pazienti che iniziano la terapia senza molta fiducia possono comunque trarre beneficio da essa, poiché la psicoterapia offre strumenti concreti e strategie che, se seguite, producono cambiamenti reali, anche quando la fiducia iniziale è assente. La chiave sta nel rapporto di fiducia che si sviluppa nel tempo tra paziente e terapeuta. Spero di aver chiarito i tuoi dubbi. Dott.ssa Maria Elena Rossler.
Hai sollevato una questione interessante, e hai ragione nel dire che la psicoterapia, in quanto approccio scientifico, non dipende unicamente dalla "fede" o dal credere che funzioni, come potrebbe avvenire, per esempio, con un placebo. Tuttavia, il concetto di "resistenza" nella psicoterapia riguarda più la dinamica tra paziente e terapeuta e come le convinzioni, le emozioni e le esperienze passate del paziente possano influire sul suo coinvolgimento nel processo terapeutico.
Quando si parla di resistenza, espressioni come "non credo che niente mi farà stare bene" possono rappresentare un blocco psicologico, una sorta di protezione difensiva. In effetti, persone con disturbi depressivi o ansiosi, per esempio, possono avere difficoltà a vedere una via d'uscita dalle loro sofferenze, e l’idea che la terapia non possa aiutarle diventa una barriera interna, che le impedisce di impegnarsi completamente nel trattamento. Tuttavia, come hai giustamente sottolineato, la psicoterapia è un processo che può funzionare anche se il paziente è scettico. In effetti, in molte occasioni, i pazienti che iniziano la terapia senza molta fiducia possono comunque trarre beneficio da essa, poiché la psicoterapia offre strumenti concreti e strategie che, se seguite, producono cambiamenti reali, anche quando la fiducia iniziale è assente. La chiave sta nel rapporto di fiducia che si sviluppa nel tempo tra paziente e terapeuta. Spero di aver chiarito i tuoi dubbi. Dott.ssa Maria Elena Rossler.
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