Sono di continuo preda di pensieri che mi angosciano. Sarei in cura per presunto doc incentrato sull

24 risposte
Sono di continuo preda di pensieri che mi angosciano. Sarei in cura per presunto doc incentrato sulla paura del suicidio, ma ad esso è sopraggiunto uno stato depressivo che mi preoccupa per le sue tremende ripercussioni possibili. Finora credevo che a salvarmi dal compiere un gesto inconsulto fosse il rigetto quasi fisico che provo di fronte all'idea di non essere più. La mia terapeuta mi esorta a cercarmi degli interessi, a uscire, a condividere un aperitivo con qualcuno, ma io non provo piacere ormai nel fare nessuna cosa, non trovo motivazioni per aderire a nessuna iniziativa vitale (anche perché l'impotenza sessuale in cui verso, a seguito della terapia con SSRI, mi ha tolto ogni ragione di interagire col gentil sesso...), per cui in certi momenti valuto il concetto di esser vivo. Cosa mi consigliate?
Dott. Giacomo Carella
Psicologo, Psicologo clinico
Pistoia
Buongiorno. Dovrebbe specificare quando è iniziato il tutto e dovrei capire in che momenti della giornata si manifestano questi pensieri. Ci sono delle situazioni specifiche? E in più: riguardo questi pensieri, tende a cercare di controllarli o lascia che fluiscano? Potrei aiutarla.

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Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata.
Ritengo fondamentale che lei prosegua il percorso psicologico per indagare cause origini e fattori di mantenimento dei suoi sintomi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che il lavoro con la terapeuta possa aiutarla ad identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto.
'cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Elisa Taverniti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, traspare dalla sua richiesta di aiuto, il profondo stato di disagio che sta attraversando. Le patologie che elenca sono tutt’altro che banali e proprio per questo ritengo che il percorso di cura che ha intrapreso sia adeguato al suo caso. Il lavoro di concerto tra psicologo e psichiatra consente di affrontare il problema su più fonti e verosimilmente questo potrà dare esiti favorevoli. Continui.
Le porgo i miei Saluti.
Dottoressa Elisa Taverniti
Dott.ssa Luciana Harari
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera ,cerchi di non confondere il pensiero ossessivo sul suicidio da un vero desiderio di suicidarsi Comprendo il suo malessere ,ma non si scoraggia e prosegua il suo percorso psicoterapico e la terapia farmacologica.Un caro augurio Dottoressa Luciana Harari
Dott. Felice Schettini
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buonasera. Mi dispiace per la sofferenza che sta vivendo. Il mio suggerimento è di non arrendersi e di continuare ad impegnarsi nel suo percorso psicoterapeutico, condividendo i suoi vissuti e i suoi pensieri con la sua terapeuta, oltre a continuare a seguire la terapia farmacologica, avendo fiducia nella concreta possibilità che gradualmente possa riuscire a ritrovare il piacere nella relazione con sé stesso e nella relazione con gli altri. In bocca al lupo e un saluto, Dott. Felice Schettini
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente,
ci sembra di capire che è seguito sia psicologicamente sia con il supporto farmacologico. Cerchi di affidarsi al percorso che sta facendo, siamo certi che aprendo le sue mani, riuscirà a prendere ciò che di buono già sta facendo. Restiamo a sua disposizione per qualsiasi chiarimento.
Saluti, Dottore Diego Ferrara Dott.ssa Sonia Simeoli
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, mi pare che il percorso di farmaci e psicoterapia che ha deciso di intraprendere sia quello giusto. Dovrebbe provare a parlare con la sua psicoterapeuta delle angosce che prova più che focalizzarsi sull'effetto cioè la mancanza di voglia di fare.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Gianmarco Simeoni
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Varese
Buonasera Gentile Utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Visto il peggioramento della sintomatologia, credo sia importante una visita psichiatrica per valutare un cambiamento della cura farmacologica. Provi a parlarne anche con la sua terapeuta ed esprima a lei tutte le sue perplessità. Probabilmente in questo momento vede tutto nero e fatica a trovare la motivazione per fare qualsiasi cosa. Deve sapere però che questo è solo un momento. Si fidi della terapia e tornerà a stare meglio. Cordialmente, dott. Simeoni.
Dott.ssa Maria Lombardo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Meta
Buonasera, mi spiace leggere che è nel peggior momento della sua situazione. Unica parola magica che mi sento di darle è affidarsi, tiri il meglio che può dai suoi dottori e forte troverà la strada. Già il fatto che sta trovando ulteriore conforto scrivendo qui mi fa intendere grande speranza di ripresa. Forte se ha bisogno, io ci anno! Saluti dott.ssa Maria Lombardo
Dott. Massimiliano Trossello
Psicologo, Terapeuta, Psicologo clinico
Leinì
Buongiorno, rispetto questi pensieri quanto le costa continuare a controllarli in termini di energia psi?

Saluti

MT
Dott.ssa Daniela Polistina
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno, i sintomi che esprime sono certo indicazione di grande sofferenza, che sta mettendo a dura prova la sua tenuta, nonostante le certezze. Il percorso intrapreso, sia farmacologico che psicoterapeutico, le saranno importanti compagni di viaggio, tuttavia la invito a coltivare al più possibile - quando il pensiero ossessivo lo consente - la sua interiorità: i suoi convincimenti sono senza dubbio indicazione della presenza, in lei, di una connessione con un livello profondo di consapevolezza che potrebbe aiutarla tanto in questo frangente. Le cose possono cambiare anche in poco tempo, talvolta.
Dott.ssa Laura Francesca Bambara
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Vizzolo Predabissi
Buon pomeriggio, pensi che ad ogni cosa esiste un rimedio. Non si concentri sulle negatività, ma su ciò che le fa piacere e lo fa sentire bene.
Cerchi di mettere in pratica ciò che le consiglia la sua terapeuta.
Sono disponibile per ulteriori informazioni.
Cordiali saluti
Dott.ssa Laura Francesca Bambara
Dott.ssa Cristina Mitola
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Buon pomeriggio, io credo che a questo punto della terapia da lei intrapresa dovrebbe studiare e lasciar che la sua terapeuta soprattutto studi le problematiche soggiacenti tale disagio, in forma di rivisitazione del passato e delle relazioni importanti della sua vita.
Buona giornata e se ha bisogno io lavoro anche online.
Dr.ssa Cristina Mitola
Prof. Antonio Popolizio
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, difficile darle una risposta precisa senza conoscere con cura il suo problema. Se la sua terapeuta le ha diagnosticato un DOC sarà sicuramente così e deve condividere con lei le sue paure e preoccupazioni in modo tale da acquisire gli strumenti necessari per affrontare il disagio. Approvo la scelta di affiancare un percorso farmacologico per sostenerla che sarà provvisorio, quindi non si preoccupi delle controindcazioni di cui ci ha parlato perché passeranno quando interromperà l'assunzione dei medicinali. Non si scoraggi e vedrà che col tempo risolverà. Cordilai saluti. Professor Antonio Popolizio-
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Il rischio non è tanto rappresentato dal DOC quanto dallo stato depressivo. Non sono uno psichiatra ma so che in caso di DOC è difficile trovare un equilibrio con l'SSRI rispetto all'effetto anti-ruminazione e l'effetto antidepressivo. La cosa strana, come giustamente sottolinea, è che comunque non c'è stato un miglioramento dell'umore. Io cercherei di valutare col suo psichiatra l'inserimento di un ulterioriore apporto antidepressivo, e valuterei anche il farmaco che sta già prendendo. Se avesse poco o nullo effetto sul DOC vuol dire che su di lei non ha praticamente effetto e si potrebbe sostituire con antidepressivo di altro tipo. Tutto questo serve da cuscinetto e permette più lucidità nella psicoterapia, che rimane parte fondamentale del trattamento
Dott.ssa Giulia Voghera
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castiglione Torinese
Buongiorno e grazie per la condivisione, posso immaginare quanto sia spiacevole vivere la situazione che descrive. Ha provato a parlare con la sua terapeuta del fatto che, a quanto scrive, non sembra che negli ultimi tempi ci siano stati miglioramenti? Forse un cambio di metodologia potrebbe aiutarla ad affrontare questo momento e confido che la sua terapeuta sarebbe aperta a vagliare nuove strade da percorrere.
Resto in ogni caso a disposizione per ulteriori domande o chiarimenti e le auguro una buona giornata,
Dott.ssa Giulia Voghera.
Dott. Andrea Brumana
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno e grazie per aver parlato con noi della sua situazione che mi pare di comprendere essere molto densa. E' difficile poterle dare un consiglio, se non quello di continuare a parlare con la sua psicologa della sua situazione e provare a trovare insieme a lei la soluzione e la via migliore per poter uscire da questo momento complicato. Resto a sua disposizione, cordialmente, dott. Andrea Brumana
Dott.ssa Elisabetta Cavicchioli
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
San Miniato Basso
Buonasera, mi dispiace molto della situazione.
Ha provato a parlarne con la sua terapeuta? Se no, come mai? E le ha parlato che non trova motivazioni ad aderire a iniziative? Parlarne con lei potrebbe essere importante. Prima di tutto questo cosa provava piacere a fare?
Saluti
Elisabetta

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Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Mi dispiace davvero per l’angoscia che stai vivendo, e capisco quanto possa essere difficile affrontare questi pensieri, specialmente con la sensazione che anche le cose che ti venivano proposte come soluzioni non riescano a darti sollievo. La lotta con il DOC e la depressione, specialmente quando sfiducia e apatia sembrano togliere energia per ogni azione, può davvero sembrare estenuante e scoraggiante. È chiaro però che nonostante tutto stai cercando di reagire, stai continuando a confrontarti con i tuoi pensieri, e stai anche cercando delle risposte – è un segnale che, nonostante tutto, dentro di te c’è una volontà di miglioramento e di chiarezza.

Gli SSRI, come sai, possono avere degli effetti collaterali debilitanti sul piano fisico e mentale, e quello che stai sperimentando è molto comune; a volte, questi effetti fisici possono ridurre ulteriormente la motivazione e alimentare i pensieri negativi. Potresti considerare con il tuo terapeuta e il medico curante se valutare un aggiustamento del dosaggio o un cambio di terapia farmacologica; molti antidepressivi hanno alternative che possono meglio rispondere alle esigenze specifiche senza impattare eccessivamente sulla sfera sessuale.

Per quanto riguarda le strategie che ti ha proposto la tua terapeuta, è comprensibile che in questo momento ti sembri impossibile "forzarti" a seguire suggerimenti che richiedono energie e motivazione. In situazioni di depressione, spesso non è il piacere o la motivazione a guidare le azioni, ma micro-abitudini che possono gradualmente stimolare un senso di calma o alleviare il peso della giornata. In questo, a volte funziona meglio mirare a piccolissimi obiettivi, anche uno alla volta, senza preoccuparti troppo della quantità o della frequenza. Alcuni esempi potrebbero essere:

Focalizzati su attività di calma: Piuttosto che uscire per interazioni sociali o cercare di “distrarti” subito, prova a concederti attività che abbiano il solo obiettivo di lenire l’ansia, come pratiche di respirazione profonda, meditazione guidata o semplici passeggiate. Anche solo dieci minuti al giorno possono avere un effetto calmante che, se fatto con costanza, può contribuire a migliorare il tuo stato di base.

Scrittura libera: Anche solo prendere qualche minuto ogni giorno per scrivere in modo libero, senza censura, tutto ciò che senti e pensi può aiutare a esternare questi pensieri ossessivi. Si tratta di una forma di scarico che non ti richiede di “fare qualcosa” oltre che mettere su carta ciò che già hai dentro, ma può darti un piccolo senso di sollievo nel tempo.

Usare una visione “più ampia”: Prova a ricordarti che il DOC e la depressione sono condizioni che spesso portano a perdere di vista una visione più ampia e piena della vita. Questi stati tendono a restringere il nostro sguardo solo sugli aspetti negativi o dolorosi. Ricordare che si tratta di distorsioni, e che la tua percezione attuale non è tutta la realtà, può offrire un piccolo ma importante distacco. Non devi “convincerti” di nulla, ma anche solo accettare l’idea che il tuo stato attuale possa non essere definitivo o l’unica verità può dare un senso di maggiore apertura.

Fatti affiancare per la gestione dei farmaci: Spesso il passaggio a una terapia più compatibile può davvero fare la differenza, ma a volte servono più tentativi o periodi di adattamento. Con il supporto di uno psichiatra che ascolti i tuoi sintomi, potresti ottenere un regime terapeutico che ti aiuti a ridurre i sintomi senza compromettere eccessivamente la tua vita intima.

Micro-impegni sociali: Se l’idea di uscite o aperitivi ti sembra troppo pesante, potresti iniziare con impegni “sociali” ancora più piccoli e non necessariamente focalizzati sul contatto umano. Anche una telefonata, una breve visita a un parente, o anche solo un saluto ad un vicino possono portare a piccole interazioni che non richiedono grande sforzo emotivo. Questo può aiutare a riprendere un senso di connessione senza obblighi o aspettative.

Infine, ricorda che non c’è una linea temporale fissa per uscire da una depressione, specialmente quando accompagnata dal DOC. Ogni passo, anche piccolo, è una conquista. Tu non sei ridotto ai pensieri intrusivi o ai momenti di sconforto, e con tempo e pazienza, insieme alla tua terapeuta e con il supporto farmacologico più adeguato, ci sono buone possibilità che tu riesca a trovare un equilibrio e una serenità di base.
Dott.ssa Debora Versari
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Forlì
Se è già seguito da una terapeuta e si è creata una buona alleanza terapeutica ed ha fiducia in lei le consiglio di rimanere in terapia dalla collega.
Magari provi a modificare la terapia con lo psichiatra e attui la mindfulness ed un’alimentazione sana e se riesce provi a camminare ogni giorno 20 minuti.. produrrà più endorfine.. un saluto. Dottoressa Versari Debora.
Dott.ssa Francesca Lupo
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, ho letto ora la sua richiesta e vorrei risponderle.
Grazie per il messaggio.
Mi dispiace per la situazione in cui si sta trovando. Mi sembra di capire che ci siano aspetti non abbastanza affrontati e non particolarmente approfonditi anche a livello terapeutico, come ad esempio l'impotenza sessuale a cui fa riferimento.
Da professionista in questo ambito, onestamente, io le consiglierei di portare avanti una terapia che le possa essere davvero funzionale e che la possa mettere nella condizione di andare verso una condizione di maggior benessere.
Individuare strategie funzionale non sempre è semplice e sicuramente non immediato, ma è possibile, e per farlo c'è bisogno di essere guidati in questo percorso di costruzione e di conoscenza profondi.
Non è giusto che si senta in determinati modi, è giusto invece che individui qualcosa di più funzionale, attraverso un percorso adeguato.
La ringrazio ancora, spero di esserle stata anche solo un po' d'aiuto.
Resto a disposizione, buona giornata e buon tempo.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Grazie per aver condiviso in modo così diretto e sincero quello che sta attraversando. Le sue parole esprimono una sofferenza profonda, fatta di pensieri angoscianti, di vuoto emotivo e di una fatica costante nel trovare senso o piacere nelle giornate. Comprendo quanto tutto questo possa apparire spaventoso e sfiancante, soprattutto quando viene meno anche quel senso di protezione interiore che prima sembrava garantirle una sorta di confine tra il pensiero e l’azione. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ciò che descrive si inserisce con coerenza in un quadro di Disturbo Ossessivo Compulsivo, in cui il contenuto dei pensieri ha come nucleo tematico la paura del suicidio, una delle varianti più tormentate ma anche più fraintese del disturbo. Quando si è alle prese con questo tipo di pensieri intrusivi, è facile confondere il contenuto del pensiero con una reale volontà. Ma ciò che caratterizza questo tipo di disturbo è esattamente il contrario: la persona non desidera affatto compiere quel gesto, ne è anzi profondamente spaventata e turbata, al punto che l’idea stessa la investe con una reazione emotiva molto intensa. Il fatto che lei si senta angosciato e stia cercando disperatamente di trovare un modo per stare meglio è già un segnale chiaro: non è la volontà di farla finita a spingerla, ma la disperazione legata a un dolore che sembra senza uscita. Lei parla anche di uno stato depressivo che si è sovrapposto e che, comprensibilmente, la preoccupa. È naturale che quando i pensieri intrusivi si protraggono, quando la mente è in uno stato di allerta continua e si lotta ogni giorno contro l’ansia e la fatica di funzionare, emerga anche un senso di svuotamento, di perdita del piacere, di assenza di motivazione. Questo quadro depressivo reattivo può far sembrare ogni tentativo di riprendere in mano la vita inutile o impossibile. Capisco bene quanto sia difficile accogliere consigli come "esca", "cerchi degli interessi", quando dentro ci si sente spenti, isolati, incapaci di provare anche solo una briciola di entusiasmo. La depressione toglie il colore a tutto ciò che prima poteva sembrare interessante. È importante però non confondere la mancanza attuale di motivazione con un'impossibilità permanente: ciò che oggi sembra irraggiungibile può, con il tempo e il lavoro terapeutico, tornare a essere accessibile. Questo è un punto cruciale. Lei accenna anche a una questione che tocca la sua autostima e la qualità della sua vita relazionale: l’impotenza sessuale legata all’assunzione di SSRI. Questa è un’esperienza molto frustrante e, se non riconosciuta e affrontata, può accentuare il senso di alienazione e la percezione di non essere più “intero”, di aver perso qualcosa di fondamentale. È un tema importante, che merita spazio sia in ambito terapeutico che medico. Esistono infatti strategie, alternative farmacologiche o integrazioni, che possono aiutare a mitigare questo effetto collaterale, e parlarne apertamente con il suo psichiatra è un passo necessario. La sessualità, oltre alla componente fisica, ha una valenza profonda nella percezione di sé, e quando viene meno può far vacillare anche il desiderio di entrare in relazione. Quello che mi sento di consigliarle è di restare nel dialogo terapeutico, anche quando sembra inutile. Spesso il primo cambiamento non avviene a livello emotivo, ma nel modo in cui cominciamo a osservare i nostri pensieri, a distinguere tra ciò che temiamo e ciò che vogliamo davvero, tra ciò che la mente suggerisce e ciò che siamo disposti a credere. Nel modello cognitivo-comportamentale, uno degli obiettivi principali è proprio questo: imparare a riconoscere i pensieri disfunzionali per ciò che sono, ovvero eventi mentali, non verità assolute, e poi, gradualmente, riprendere contatto con azioni vitali, anche in assenza iniziale di motivazione. Non sarà un processo rapido, e non sarà sempre lineare, ma esiste una direzione. In questo momento, non si tratta di ritrovare “il piacere”, ma di mantenere un piccolo movimento, una piccola apertura, anche solo verso un’attività neutra. È normale non sentire il desiderio di farlo. Non si tratta di farlo “perché si ha voglia”, ma per tenere viva la possibilità che, un giorno, la voglia possa tornare. Le chiedo solo di tenere a mente questo: i pensieri che la tormentano non sono un segnale che qualcosa dentro di lei si sta spezzando irreparabilmente. Sono il grido di una mente stanca, sovraccaricata, che ha ancora dentro sé il desiderio di essere aiutata, nonostante tutto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
le sue parole descrivono un momento di grande sofferenza, in cui la combinazione di ansia ossessiva e sintomi depressivi sta rendendo difficile trovare piacere e significato nelle cose. Vorrei prima di tutto dirle che non è solo e che il suo stato, per quanto doloroso, può essere compreso e trattato con l’aiuto adeguato.
Quando l’ansia e la depressione coesistono, la mente tende a chiudersi: ogni pensiero diventa pesante, ogni gesto perde senso, e il corpo stesso — attraverso l’apatia o i disturbi sessuali — sembra confermare l’idea di non avere più energie per vivere. Ma è importante ricordare che questi sintomi non sono una verità su di lei: sono l’effetto di una sofferenza biologica e psicologica temporanea, che va affrontata con cura e senza vergogna.
Le suggerisco con forza di parlare immediatamente con il suo psichiatra, riferendogli non solo il peggioramento dell’umore, ma anche la difficoltà a trovare motivazione e i pensieri che la preoccupano riguardo alla vita. Potrebbe essere necessario rivalutare la terapia farmacologica, sia nei dosaggi sia nel tipo di farmaco, poiché gli SSRI, pur essendo utili, possono in alcuni casi accentuare l’appiattimento emotivo e la perdita di desiderio.
Non affronti da solo questi pensieri. Se in certi momenti sente di non riuscire a gestirli, o teme di poter compiere un gesto impulsivo, la invito a contattare subito un servizio di emergenza o di ascolto.
La prego di considerare che il fatto stesso che stia scrivendo e cercando risposte indica che una parte di lei vuole vivere e ritrovare senso, anche se ora non lo percepisce. È quella parte che va sostenuta, non lasciata sola.
Nel frattempo, non si sforzi di “fare” grandi cose: concentri le energie su piccoli gesti — una passeggiata, una doccia, un contatto con qualcuno di fiducia — senza giudicarsi per ciò che non riesce a fare. La ripresa del piacere e della motivazione non avviene per volontà, ma con un trattamento mirato, tempo e continuità terapeutica.
Si affidi al suo terapeuta e al medico, e se sente che il peso è troppo grande, chieda aiuto subito. Non è un fallimento: è un atto di cura verso sé stesso.

Cordialmente,
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Rosalba Caner
Psicologo, Psicologo clinico
Castellammare di Stabia
Il suo non è un problema che riguarda la morte, ma la vita.
Nonostante i pensieri legati al DOC, lei è qui a interrogarsi, a cercare di capire, a dare un senso alla sua VITA.

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