Salve, sono una ragazza di 28 anni che soffre d’ansia da moltissimo. Sono stata in terapia 4 anni,
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Salve,
sono una ragazza di 28 anni che soffre d’ansia da moltissimo. Sono stata in terapia 4 anni, continuo ad andarci anche se poco frequentemente. Prendo il tavor da 1mg da 4 anni e mezzo, mi fu prescritto da neurologo che mi mandò poi in terapia.
Dopo aver iniziato l’assunzione del tavor tutti i giorni ( metà compressa la mattina e metà il pomeriggio, perché ho l’impressione che non riesca a coprirmi tutta la giornata) non ho più vomitato a causa dell’ansia. Io sono un tantino emetofobica. Da fine 2022/inizio 23 mi succede una cosa. Quando ho particolare ansia (di solito riguarda l’uscire di casa, che è il mio più grande problema) e provo a dormire é come se il mio cervello non si spegnesse e vedo un sacco di cose. Io penso di dormire in quei momenti ed è come scorrere dei video sui social: vedo cose che non mi spiego neanche come il cervello possa averle formulate. Ovviamente mi sveglio e addormento spessissimo in questo modo e sento l’ansia salire: mal di stomaco e nausea, tachicardia, peso al petto… a volte ho avuto conati di vomito ma senza vomitare. qualche mattina fa però dopo una notte così ho vomitato prima di uscire e siccome non mi succedeva da tanto mi preoccupa e sono stata male con lo stomaco due giorni e non mi è ancora passato. L’ansia non era così tremenda rispetto ad altre volte dove il vomito non è arrivato.
la mia psicologa vorrebbe che togliessi il tavor ma non trovo mai il periodo giusto per iniziare e credo che una parte di me in realtà non voglia. Ho letto però che, a lungo andare, il tavor può peggiorare l’ansia. Quindi mi chiedo se mi stia succedendo perché sento che non ha più l’effetto di prima. É possibile? Il vomito può essere dovuto a questo? Sta per arrivare un periodo stressante: ho finito gli studi e devo trovare lavoro ma non ne ho il coraggio, trasferirmi da papà perché so che i miei più grandi problemi derivano da casa e la mia famiglia, ma sono tutte cose difficili per me e vorrei capire come comportarmi con questo medicinale perché se mi porta più problemi non voglio più prenderlo, ma quando non lo prendo mi sento strana. Vorrei vari pareri sull’argomento. Grazie mille in anticipo.
sono una ragazza di 28 anni che soffre d’ansia da moltissimo. Sono stata in terapia 4 anni, continuo ad andarci anche se poco frequentemente. Prendo il tavor da 1mg da 4 anni e mezzo, mi fu prescritto da neurologo che mi mandò poi in terapia.
Dopo aver iniziato l’assunzione del tavor tutti i giorni ( metà compressa la mattina e metà il pomeriggio, perché ho l’impressione che non riesca a coprirmi tutta la giornata) non ho più vomitato a causa dell’ansia. Io sono un tantino emetofobica. Da fine 2022/inizio 23 mi succede una cosa. Quando ho particolare ansia (di solito riguarda l’uscire di casa, che è il mio più grande problema) e provo a dormire é come se il mio cervello non si spegnesse e vedo un sacco di cose. Io penso di dormire in quei momenti ed è come scorrere dei video sui social: vedo cose che non mi spiego neanche come il cervello possa averle formulate. Ovviamente mi sveglio e addormento spessissimo in questo modo e sento l’ansia salire: mal di stomaco e nausea, tachicardia, peso al petto… a volte ho avuto conati di vomito ma senza vomitare. qualche mattina fa però dopo una notte così ho vomitato prima di uscire e siccome non mi succedeva da tanto mi preoccupa e sono stata male con lo stomaco due giorni e non mi è ancora passato. L’ansia non era così tremenda rispetto ad altre volte dove il vomito non è arrivato.
la mia psicologa vorrebbe che togliessi il tavor ma non trovo mai il periodo giusto per iniziare e credo che una parte di me in realtà non voglia. Ho letto però che, a lungo andare, il tavor può peggiorare l’ansia. Quindi mi chiedo se mi stia succedendo perché sento che non ha più l’effetto di prima. É possibile? Il vomito può essere dovuto a questo? Sta per arrivare un periodo stressante: ho finito gli studi e devo trovare lavoro ma non ne ho il coraggio, trasferirmi da papà perché so che i miei più grandi problemi derivano da casa e la mia famiglia, ma sono tutte cose difficili per me e vorrei capire come comportarmi con questo medicinale perché se mi porta più problemi non voglio più prenderlo, ma quando non lo prendo mi sento strana. Vorrei vari pareri sull’argomento. Grazie mille in anticipo.
Salve,
grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge un quadro di ansia intensa e persistente, che nel tempo ha trovato diverse modalità di espressione, sia corporee sia mentali, e che oggi sembra riattivarsi in una fase di cambiamento importante della sua vita.
Le esperienze che descrive – come la difficoltà nel dormire, la sensazione di “non spegnere la mente”, i sintomi fisici legati all’ansia – sono vissuti che molte persone riportano in periodi di forte attivazione emotiva, soprattutto quando sono presenti paure legate all’autonomia, al futuro o a passaggi di vita significativi.
Rispetto al farmaco, è importante sottolineare che qualsiasi valutazione sull’efficacia, sugli effetti nel tempo o su eventuali modifiche va fatta insieme al medico che lo ha prescritto, conoscendo la sua storia clinica nel dettaglio. È comprensibile avere dubbi o timori, soprattutto dopo un uso prolungato, ma è fondamentale non prendere decisioni autonome e poterne parlare apertamente con il professionista che la segue.
Il fatto che lei sia già in un percorso terapeutico è un elemento molto importante. Può essere utile portare proprio questi vissuti — la paura, la sensazione di dipendenza dal farmaco, la difficoltà ad affrontare i cambiamenti — all’interno dello spazio di terapia, senza giudicarsi per questo. A volte, quando si è vicini a passaggi importanti di vita, l’ansia può intensificarsi prima di trovare nuove forme di equilibrio.
Comprendo il desiderio di avere più pareri, ma il passo più tutelante per lei ora è continuare a confrontarsi con i professionisti che la stanno seguendo, così da costruire scelte graduali e sostenibili.
Le auguro di riuscire a trovare uno spazio in cui sentirsi accompagnata e compresa in questo momento delicato.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge un quadro di ansia intensa e persistente, che nel tempo ha trovato diverse modalità di espressione, sia corporee sia mentali, e che oggi sembra riattivarsi in una fase di cambiamento importante della sua vita.
Le esperienze che descrive – come la difficoltà nel dormire, la sensazione di “non spegnere la mente”, i sintomi fisici legati all’ansia – sono vissuti che molte persone riportano in periodi di forte attivazione emotiva, soprattutto quando sono presenti paure legate all’autonomia, al futuro o a passaggi di vita significativi.
Rispetto al farmaco, è importante sottolineare che qualsiasi valutazione sull’efficacia, sugli effetti nel tempo o su eventuali modifiche va fatta insieme al medico che lo ha prescritto, conoscendo la sua storia clinica nel dettaglio. È comprensibile avere dubbi o timori, soprattutto dopo un uso prolungato, ma è fondamentale non prendere decisioni autonome e poterne parlare apertamente con il professionista che la segue.
Il fatto che lei sia già in un percorso terapeutico è un elemento molto importante. Può essere utile portare proprio questi vissuti — la paura, la sensazione di dipendenza dal farmaco, la difficoltà ad affrontare i cambiamenti — all’interno dello spazio di terapia, senza giudicarsi per questo. A volte, quando si è vicini a passaggi importanti di vita, l’ansia può intensificarsi prima di trovare nuove forme di equilibrio.
Comprendo il desiderio di avere più pareri, ma il passo più tutelante per lei ora è continuare a confrontarsi con i professionisti che la stanno seguendo, così da costruire scelte graduali e sostenibili.
Le auguro di riuscire a trovare uno spazio in cui sentirsi accompagnata e compresa in questo momento delicato.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
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Dott.ssa Cinzia Pirrotta
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Gentile utente,
da ciò che descrive emerge un quadro di ansia presente da molti anni, gestita con impegno sia attraverso la psicoterapia sia con il supporto farmacologico. È comprensibile che oggi lei si senta confusa e preoccupata: quando i sintomi cambiano o riemergono, soprattutto dopo un periodo di relativo equilibrio, è naturale interrogarsi sulle cause.
Rispetto al Tavor, sì: è possibile che dopo un’assunzione quotidiana e prolungata si sviluppi una sorta di assuefazione, per cui l’effetto ansiolitico viene percepito come meno efficace e, in alcuni momenti, possano comparire ansia di rimbalzo, tensione fisica, disturbi del sonno o somatici (come nausea e vomito). Questo non significa che “le stia facendo male”, ma che andrebbe rivalutato con attenzione.
Per questo motivo, il passo più indicato ora non è decidere da sola se continuare o sospendere, ma richiedere un consulto psichiatrico: uno specialista potrà valutare il dosaggio, le modalità di assunzione e, se necessario, un’eventuale riduzione molto graduale o una diversa strategia farmacologica più adatta al lungo periodo. Il fatto che senza il farmaco lei si senta “strana” è coerente con l’uso continuativo e non deve spaventarla: è proprio per questo che ogni cambiamento va fatto con accompagnamento medico.
Parallelamente, il lavoro psicoterapeutico resta fondamentale, soprattutto in una fase di vita così delicata come quella che sta attraversando (fine degli studi, ingresso nel mondo del lavoro, cambiamenti familiari). Le immagini intrusive nel dormiveglia, i risvegli frequenti e i sintomi corporei sono spesso espressione di un sistema nervoso molto attivato, non di qualcosa di pericoloso.
In sintesi:
- sì, è possibile che il Tavor oggi non “copra” più come prima;
- il vomito può essere legato all’ansia e alla forte attivazione fisica;
- è indicato un consulto psichiatrico per rivedere il trattamento;
- continui la psicoterapia, che rimane uno spazio prezioso per lavorare sulle paure legate all’autonomia e all’uscire di casa.
Non è “in ritardo” né fragile: sta cercando di capire cosa le serve davvero per stare meglio, e questo è già un passo importante.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
da ciò che descrive emerge un quadro di ansia presente da molti anni, gestita con impegno sia attraverso la psicoterapia sia con il supporto farmacologico. È comprensibile che oggi lei si senta confusa e preoccupata: quando i sintomi cambiano o riemergono, soprattutto dopo un periodo di relativo equilibrio, è naturale interrogarsi sulle cause.
Rispetto al Tavor, sì: è possibile che dopo un’assunzione quotidiana e prolungata si sviluppi una sorta di assuefazione, per cui l’effetto ansiolitico viene percepito come meno efficace e, in alcuni momenti, possano comparire ansia di rimbalzo, tensione fisica, disturbi del sonno o somatici (come nausea e vomito). Questo non significa che “le stia facendo male”, ma che andrebbe rivalutato con attenzione.
Per questo motivo, il passo più indicato ora non è decidere da sola se continuare o sospendere, ma richiedere un consulto psichiatrico: uno specialista potrà valutare il dosaggio, le modalità di assunzione e, se necessario, un’eventuale riduzione molto graduale o una diversa strategia farmacologica più adatta al lungo periodo. Il fatto che senza il farmaco lei si senta “strana” è coerente con l’uso continuativo e non deve spaventarla: è proprio per questo che ogni cambiamento va fatto con accompagnamento medico.
Parallelamente, il lavoro psicoterapeutico resta fondamentale, soprattutto in una fase di vita così delicata come quella che sta attraversando (fine degli studi, ingresso nel mondo del lavoro, cambiamenti familiari). Le immagini intrusive nel dormiveglia, i risvegli frequenti e i sintomi corporei sono spesso espressione di un sistema nervoso molto attivato, non di qualcosa di pericoloso.
In sintesi:
- sì, è possibile che il Tavor oggi non “copra” più come prima;
- il vomito può essere legato all’ansia e alla forte attivazione fisica;
- è indicato un consulto psichiatrico per rivedere il trattamento;
- continui la psicoterapia, che rimane uno spazio prezioso per lavorare sulle paure legate all’autonomia e all’uscire di casa.
Non è “in ritardo” né fragile: sta cercando di capire cosa le serve davvero per stare meglio, e questo è già un passo importante.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui. Dalle sue parole si coglie un cammino complesso e impegnativo, nel quale l’ansia ha inciso in modo significativo sul corpo, sul sonno e sulla possibilità di muoversi liberamente e in cui il farmaco ha progressivamente assunto il ruolo di punto di riferimento e protezione. Posso solo immaginare quindi che l’ipotesi di sospenderlo susciti sensazioni contrastanti e paura. Quello che descrive nelle fasi di addormentamento, con immagini molto vivide, frammentate e difficili da controllare, è un fenomeno che spesso compare quando il sistema nervoso è iperattivato, in cui il cervello non riesce a passare dalla veglia al sonno e rimane in una sorta di stato intermedio. In questi momenti l’ansia tende ad amplificarsi e i segnali corporei come la nausea, la tachicardia e il peso al petto, vengono letti in modo particolarmente allarmante, soprattutto in presenza di emetofobia. Questo circolo può spiegare perché, anche se l’ansia “soggettiva” non le sembrava più intensa del solito, il corpo abbia comunque reagito con il vomito. Dal punto di vista clinico ed etico, qualsiasi decisione sul farmaco andrebbe presa con gradualità e sempre insieme a un medico che la conosca, idealmente in dialogo con la sua psicologa. Più che chiedersi se “togliere o non togliere” il Tavor, può essere utile lavorare sul recupero della fiducia nelle sue capacità di tollerare le sensazioni interne, soprattutto ora che sta affrontando cambiamenti importanti come il lavoro e l’uscita da un contesto familiare difficile. Il farmaco, da solo, non può risolvere questi passaggi, ma può diventare uno dei fattori che mantengono la paura della paura.
Il percorso più tutelante è quello che tiene insieme ascolto del corpo, supporto psicologico e supervisione medica. Può essere utile esplorare in terapia proprio questo... non solo l’ansia, ma il rapporto che nel tempo ha costruito con il farmaco e con l’idea di potercela fare senza dover controllare tutto. Cordialmente, AM
Il percorso più tutelante è quello che tiene insieme ascolto del corpo, supporto psicologico e supervisione medica. Può essere utile esplorare in terapia proprio questo... non solo l’ansia, ma il rapporto che nel tempo ha costruito con il farmaco e con l’idea di potercela fare senza dover controllare tutto. Cordialmente, AM
Salve,
da quanto descrive, lei sta vivendo una situazione complessa in cui l’ansia e l’assunzione di Tavor si intrecciano da molti anni. Il Tavor (lorazepam) è un ansiolitico efficace a breve termine, ma l’uso prolungato può portare a fenomeni di tolleranza, cioè a una riduzione dell’efficacia nel tempo, e talvolta a una maggiore sensibilità all’ansia nei momenti in cui l’effetto del farmaco diminuisce. Questo può spiegare la difficoltà a “spegnere” la mente e i sintomi fisici come nausea, tachicardia e conati di vomito, soprattutto in situazioni di stress elevato o anticipatorio.
Le immagini e le “sequenze di pensieri” che riferisce prima di dormire possono essere legate a una forma di iperattivazione cognitiva tipica dell’ansia intensa o della cosiddetta “ruminazione notturna”, che spesso rende difficile il sonno e può amplificare i sintomi fisici. Il vomito occasionale che ha avuto potrebbe essere dovuto all’ansia stessa, anche se l’assunzione prolungata di benzodiazepine può complicare il quadro.
Riguardo alla sospensione del farmaco, è importante sapere che ridurre o interrompere il Tavor deve avvenire gradualmente, sotto controllo medico, per evitare crisi d’ansia o sintomi da astinenza. Non esiste un “momento perfetto” universale: la scelta deve tenere conto dei livelli di stress, del supporto terapeutico e della sua situazione personale.
Considerata la complessità dei sintomi e l’uso prolungato del farmaco, è fortemente consigliabile approfondire la situazione con uno specialista (psicologo e psichiatra/neurologo) che possa valutare se modificare la terapia farmacologica, adattare la strategia psicoterapeutica o introdurre altre tecniche di gestione dell’ansia e del sonno.
Prendersi cura di sé in questa fase è fondamentale: confrontarsi con professionisti le permetterà di trovare un equilibrio tra gestione dei sintomi e progressi nella vita quotidiana, senza correre rischi inutili.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quanto descrive, lei sta vivendo una situazione complessa in cui l’ansia e l’assunzione di Tavor si intrecciano da molti anni. Il Tavor (lorazepam) è un ansiolitico efficace a breve termine, ma l’uso prolungato può portare a fenomeni di tolleranza, cioè a una riduzione dell’efficacia nel tempo, e talvolta a una maggiore sensibilità all’ansia nei momenti in cui l’effetto del farmaco diminuisce. Questo può spiegare la difficoltà a “spegnere” la mente e i sintomi fisici come nausea, tachicardia e conati di vomito, soprattutto in situazioni di stress elevato o anticipatorio.
Le immagini e le “sequenze di pensieri” che riferisce prima di dormire possono essere legate a una forma di iperattivazione cognitiva tipica dell’ansia intensa o della cosiddetta “ruminazione notturna”, che spesso rende difficile il sonno e può amplificare i sintomi fisici. Il vomito occasionale che ha avuto potrebbe essere dovuto all’ansia stessa, anche se l’assunzione prolungata di benzodiazepine può complicare il quadro.
Riguardo alla sospensione del farmaco, è importante sapere che ridurre o interrompere il Tavor deve avvenire gradualmente, sotto controllo medico, per evitare crisi d’ansia o sintomi da astinenza. Non esiste un “momento perfetto” universale: la scelta deve tenere conto dei livelli di stress, del supporto terapeutico e della sua situazione personale.
Considerata la complessità dei sintomi e l’uso prolungato del farmaco, è fortemente consigliabile approfondire la situazione con uno specialista (psicologo e psichiatra/neurologo) che possa valutare se modificare la terapia farmacologica, adattare la strategia psicoterapeutica o introdurre altre tecniche di gestione dell’ansia e del sonno.
Prendersi cura di sé in questa fase è fondamentale: confrontarsi con professionisti le permetterà di trovare un equilibrio tra gestione dei sintomi e progressi nella vita quotidiana, senza correre rischi inutili.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso. Non capisco se lei è in cura anche da uno psichiatra ma secondo me dovrebbe andare e chiedere informazioni e specifiche sui farmaci. La sua psicoterapeuta poi potrà anche consultarsi con lo psichiatra. Credo che debba parlarne in seduta in prima misura e affidarsi poi ad un medico psichiatra.
cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Domigno
cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Domigno
Buongiorno.
Capisco quanto questa situazione le stia causando confusione e disagio, e riconosco che sta vivendo un periodo molto difficile. Innanzitutto, è importante ricordare che l'ansia può manifestarsi in molti modi, anche attraverso sintomi fisici molto intensi come nausea, vomito e palpitazioni. Questi sintomi possono essere alimentati sia dall'ansia stessa che dagli effetti collaterali dei farmaci che stai assumendo, come il Tavor. È possibile che, dopo un uso prolungato, il farmaco non stia più dando gli stessi risultati che le ha dato in passato, portando a un senso di "stranezza" quando non lo prende, così come all'intensificarsi dell’ansia.
La sua psicologa ha ragione a suggerire di ridurre o interrompere gradualmente il Tavor, ma le consiglio di farlo solo sotto la supervisione di un medico che possa gestire questa transizione in modo sicuro. Spesso, la sospensione di un farmaco deve avvenire in modo molto graduale, per evitare effetti collaterali eccessivi o un peggioramento dell'ansia.
Per quanto riguarda il suo malessere legato al vomito e alla nausea, potrebbe essere utile esplorare se questi sintomi sono legati alla tua fobia del vomito o a un'ansia generalizzata. Questi sintomi fisici sono comuni nelle persone che soffrono di ansia intensa, e la gestione dell'ansia attraverso tecniche psicoterapeutiche potrebbe aiutarla ad affrontarli in modo più efficace.
Infine, il periodo di cambiamenti che sta affrontando (l'uscita da casa, la ricerca di un lavoro, il cambiamento di routine) è sicuramente una fonte di stress importante. Potrebbe essere utile affrontare gradualmente queste transizioni, magari cercando di fare piccoli passi ogni giorno, e allo stesso tempo continuare il lavoro terapeutico che ha già intrapreso.
Le consiglio di parlare con il suo medico per capire come gestire il farmaco e di continuare a lavorare in terapia per esplorare i suoi sentimenti e le sue paure, soprattutto legate alla sua famiglia e al cambiamento della sua vita.
Sperando di esserle stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Capisco quanto questa situazione le stia causando confusione e disagio, e riconosco che sta vivendo un periodo molto difficile. Innanzitutto, è importante ricordare che l'ansia può manifestarsi in molti modi, anche attraverso sintomi fisici molto intensi come nausea, vomito e palpitazioni. Questi sintomi possono essere alimentati sia dall'ansia stessa che dagli effetti collaterali dei farmaci che stai assumendo, come il Tavor. È possibile che, dopo un uso prolungato, il farmaco non stia più dando gli stessi risultati che le ha dato in passato, portando a un senso di "stranezza" quando non lo prende, così come all'intensificarsi dell’ansia.
La sua psicologa ha ragione a suggerire di ridurre o interrompere gradualmente il Tavor, ma le consiglio di farlo solo sotto la supervisione di un medico che possa gestire questa transizione in modo sicuro. Spesso, la sospensione di un farmaco deve avvenire in modo molto graduale, per evitare effetti collaterali eccessivi o un peggioramento dell'ansia.
Per quanto riguarda il suo malessere legato al vomito e alla nausea, potrebbe essere utile esplorare se questi sintomi sono legati alla tua fobia del vomito o a un'ansia generalizzata. Questi sintomi fisici sono comuni nelle persone che soffrono di ansia intensa, e la gestione dell'ansia attraverso tecniche psicoterapeutiche potrebbe aiutarla ad affrontarli in modo più efficace.
Infine, il periodo di cambiamenti che sta affrontando (l'uscita da casa, la ricerca di un lavoro, il cambiamento di routine) è sicuramente una fonte di stress importante. Potrebbe essere utile affrontare gradualmente queste transizioni, magari cercando di fare piccoli passi ogni giorno, e allo stesso tempo continuare il lavoro terapeutico che ha già intrapreso.
Le consiglio di parlare con il suo medico per capire come gestire il farmaco e di continuare a lavorare in terapia per esplorare i suoi sentimenti e le sue paure, soprattutto legate alla sua famiglia e al cambiamento della sua vita.
Sperando di esserle stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Salve, per questo tipo di risposta è importante si rivolga al neurologo che le ha prescritto il farmaco e che l'ha seguita fino ad adesso. é importane che non assuma dosi che non le sono state prescritte. Inoltre se no ha già iniziato una psicoterapia in maniera costante le consiglio di intraprenderla quanto prima. Sembra presentare sintomi legati all'ansia come anche di derealizzazione, depersonalizzazione durante la notte che andrebbero esplorati più a fondo dato che durante il sonno sono più comuni.
Cordiali saluti.
Salvatore Augello.
Cordiali saluti.
Salvatore Augello.
Buongiorno, non ho le competenze per una valutazione farmacologica, non essendo una psichiatra, ma mi permetto una riflessione di ordine psicologico che spero possa darle un contributo: io cercherei di lavorare con la sua psicoterapeuta sulla questione dell'interruzione del Tavor nel senso di farsi spiegare perché, secondo la collega, lo dovrebbe interrompere e, di contro, analizzare le sue motivazioni relative alla non sospensione del farmaco (per capire se si tratta di resistenze o di una scelta relativa al momento particolarmente stressante che sta attraversando o altro). In quest'ottica, potrebbe essere opportuno anche un confronto con il medico che le ha prescritto il farmaco. Credo, inoltre, che le sarebbe utile lavorare su come mai sussista questa difficoltà ad allontanarsi da casa. Le auguro una buona giornata, Ilaria Innocenti
Gentilissima, credo che la sua psicoterapeuta sia fondamentale in questo momento: si senta libera di scalare gradualmente il farmaco quando sentirà che è giunto il momento (pur sempre previa consultazione medico-psichiatrica). Si interroghi piuttosto sul perché la possibilità di vomitare le crea così tanta ansia: il sintomo racconta più di quanto possiamo pensare...
Il farmaco, quando funziona, lo fa sempre in sinergia ad altri elementi e variabili sociali, ambientali...
Valuti magari la possibilità di riprendere a frequentare la psicoterapeuta con cadenza settimanale, che è la frequenza ideale per una psicoterapia.
Un caro in bocca al lupo!
Il farmaco, quando funziona, lo fa sempre in sinergia ad altri elementi e variabili sociali, ambientali...
Valuti magari la possibilità di riprendere a frequentare la psicoterapeuta con cadenza settimanale, che è la frequenza ideale per una psicoterapia.
Un caro in bocca al lupo!
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