Salve, sono una ragazza di 28 anni che soffre d’ansia da moltissimo. Sono stata in terapia 4 anni,
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Salve,
sono una ragazza di 28 anni che soffre d’ansia da moltissimo. Sono stata in terapia 4 anni, continuo ad andarci anche se poco frequentemente. Prendo il tavor da 1mg da 4 anni e mezzo, mi fu prescritto da neurologo che mi mandò poi in terapia.
Dopo aver iniziato l’assunzione del tavor tutti i giorni ( metà compressa la mattina e metà il pomeriggio, perché ho l’impressione che non riesca a coprirmi tutta la giornata) non ho più vomitato a causa dell’ansia. Io sono un tantino emetofobica. Da fine 2022/inizio 23 mi succede una cosa. Quando ho particolare ansia (di solito riguarda l’uscire di casa, che è il mio più grande problema) e provo a dormire é come se il mio cervello non si spegnesse e vedo un sacco di cose. Io penso di dormire in quei momenti ed è come scorrere dei video sui social: vedo cose che non mi spiego neanche come il cervello possa averle formulate. Ovviamente mi sveglio e addormento spessissimo in questo modo e sento l’ansia salire: mal di stomaco e nausea, tachicardia, peso al petto… a volte ho avuto conati di vomito ma senza vomitare. qualche mattina fa però dopo una notte così ho vomitato prima di uscire e siccome non mi succedeva da tanto mi preoccupa e sono stata male con lo stomaco due giorni e non mi è ancora passato. L’ansia non era così tremenda rispetto ad altre volte dove il vomito non è arrivato.
la mia psicologa vorrebbe che togliessi il tavor ma non trovo mai il periodo giusto per iniziare e credo che una parte di me in realtà non voglia. Ho letto però che, a lungo andare, il tavor può peggiorare l’ansia. Quindi mi chiedo se mi stia succedendo perché sento che non ha più l’effetto di prima. É possibile? Il vomito può essere dovuto a questo? Sta per arrivare un periodo stressante: ho finito gli studi e devo trovare lavoro ma non ne ho il coraggio, trasferirmi da papà perché so che i miei più grandi problemi derivano da casa e la mia famiglia, ma sono tutte cose difficili per me e vorrei capire come comportarmi con questo medicinale perché se mi porta più problemi non voglio più prenderlo, ma quando non lo prendo mi sento strana. Vorrei vari pareri sull’argomento. Grazie mille in anticipo.
sono una ragazza di 28 anni che soffre d’ansia da moltissimo. Sono stata in terapia 4 anni, continuo ad andarci anche se poco frequentemente. Prendo il tavor da 1mg da 4 anni e mezzo, mi fu prescritto da neurologo che mi mandò poi in terapia.
Dopo aver iniziato l’assunzione del tavor tutti i giorni ( metà compressa la mattina e metà il pomeriggio, perché ho l’impressione che non riesca a coprirmi tutta la giornata) non ho più vomitato a causa dell’ansia. Io sono un tantino emetofobica. Da fine 2022/inizio 23 mi succede una cosa. Quando ho particolare ansia (di solito riguarda l’uscire di casa, che è il mio più grande problema) e provo a dormire é come se il mio cervello non si spegnesse e vedo un sacco di cose. Io penso di dormire in quei momenti ed è come scorrere dei video sui social: vedo cose che non mi spiego neanche come il cervello possa averle formulate. Ovviamente mi sveglio e addormento spessissimo in questo modo e sento l’ansia salire: mal di stomaco e nausea, tachicardia, peso al petto… a volte ho avuto conati di vomito ma senza vomitare. qualche mattina fa però dopo una notte così ho vomitato prima di uscire e siccome non mi succedeva da tanto mi preoccupa e sono stata male con lo stomaco due giorni e non mi è ancora passato. L’ansia non era così tremenda rispetto ad altre volte dove il vomito non è arrivato.
la mia psicologa vorrebbe che togliessi il tavor ma non trovo mai il periodo giusto per iniziare e credo che una parte di me in realtà non voglia. Ho letto però che, a lungo andare, il tavor può peggiorare l’ansia. Quindi mi chiedo se mi stia succedendo perché sento che non ha più l’effetto di prima. É possibile? Il vomito può essere dovuto a questo? Sta per arrivare un periodo stressante: ho finito gli studi e devo trovare lavoro ma non ne ho il coraggio, trasferirmi da papà perché so che i miei più grandi problemi derivano da casa e la mia famiglia, ma sono tutte cose difficili per me e vorrei capire come comportarmi con questo medicinale perché se mi porta più problemi non voglio più prenderlo, ma quando non lo prendo mi sento strana. Vorrei vari pareri sull’argomento. Grazie mille in anticipo.
Salve,
grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge un quadro di ansia intensa e persistente, che nel tempo ha trovato diverse modalità di espressione, sia corporee sia mentali, e che oggi sembra riattivarsi in una fase di cambiamento importante della sua vita.
Le esperienze che descrive – come la difficoltà nel dormire, la sensazione di “non spegnere la mente”, i sintomi fisici legati all’ansia – sono vissuti che molte persone riportano in periodi di forte attivazione emotiva, soprattutto quando sono presenti paure legate all’autonomia, al futuro o a passaggi di vita significativi.
Rispetto al farmaco, è importante sottolineare che qualsiasi valutazione sull’efficacia, sugli effetti nel tempo o su eventuali modifiche va fatta insieme al medico che lo ha prescritto, conoscendo la sua storia clinica nel dettaglio. È comprensibile avere dubbi o timori, soprattutto dopo un uso prolungato, ma è fondamentale non prendere decisioni autonome e poterne parlare apertamente con il professionista che la segue.
Il fatto che lei sia già in un percorso terapeutico è un elemento molto importante. Può essere utile portare proprio questi vissuti — la paura, la sensazione di dipendenza dal farmaco, la difficoltà ad affrontare i cambiamenti — all’interno dello spazio di terapia, senza giudicarsi per questo. A volte, quando si è vicini a passaggi importanti di vita, l’ansia può intensificarsi prima di trovare nuove forme di equilibrio.
Comprendo il desiderio di avere più pareri, ma il passo più tutelante per lei ora è continuare a confrontarsi con i professionisti che la stanno seguendo, così da costruire scelte graduali e sostenibili.
Le auguro di riuscire a trovare uno spazio in cui sentirsi accompagnata e compresa in questo momento delicato.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
grazie per aver descritto con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge un quadro di ansia intensa e persistente, che nel tempo ha trovato diverse modalità di espressione, sia corporee sia mentali, e che oggi sembra riattivarsi in una fase di cambiamento importante della sua vita.
Le esperienze che descrive – come la difficoltà nel dormire, la sensazione di “non spegnere la mente”, i sintomi fisici legati all’ansia – sono vissuti che molte persone riportano in periodi di forte attivazione emotiva, soprattutto quando sono presenti paure legate all’autonomia, al futuro o a passaggi di vita significativi.
Rispetto al farmaco, è importante sottolineare che qualsiasi valutazione sull’efficacia, sugli effetti nel tempo o su eventuali modifiche va fatta insieme al medico che lo ha prescritto, conoscendo la sua storia clinica nel dettaglio. È comprensibile avere dubbi o timori, soprattutto dopo un uso prolungato, ma è fondamentale non prendere decisioni autonome e poterne parlare apertamente con il professionista che la segue.
Il fatto che lei sia già in un percorso terapeutico è un elemento molto importante. Può essere utile portare proprio questi vissuti — la paura, la sensazione di dipendenza dal farmaco, la difficoltà ad affrontare i cambiamenti — all’interno dello spazio di terapia, senza giudicarsi per questo. A volte, quando si è vicini a passaggi importanti di vita, l’ansia può intensificarsi prima di trovare nuove forme di equilibrio.
Comprendo il desiderio di avere più pareri, ma il passo più tutelante per lei ora è continuare a confrontarsi con i professionisti che la stanno seguendo, così da costruire scelte graduali e sostenibili.
Le auguro di riuscire a trovare uno spazio in cui sentirsi accompagnata e compresa in questo momento delicato.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
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Dott.ssa Cinzia Pirrotta
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Gentile utente,
da ciò che descrive emerge un quadro di ansia presente da molti anni, gestita con impegno sia attraverso la psicoterapia sia con il supporto farmacologico. È comprensibile che oggi lei si senta confusa e preoccupata: quando i sintomi cambiano o riemergono, soprattutto dopo un periodo di relativo equilibrio, è naturale interrogarsi sulle cause.
Rispetto al Tavor, sì: è possibile che dopo un’assunzione quotidiana e prolungata si sviluppi una sorta di assuefazione, per cui l’effetto ansiolitico viene percepito come meno efficace e, in alcuni momenti, possano comparire ansia di rimbalzo, tensione fisica, disturbi del sonno o somatici (come nausea e vomito). Questo non significa che “le stia facendo male”, ma che andrebbe rivalutato con attenzione.
Per questo motivo, il passo più indicato ora non è decidere da sola se continuare o sospendere, ma richiedere un consulto psichiatrico: uno specialista potrà valutare il dosaggio, le modalità di assunzione e, se necessario, un’eventuale riduzione molto graduale o una diversa strategia farmacologica più adatta al lungo periodo. Il fatto che senza il farmaco lei si senta “strana” è coerente con l’uso continuativo e non deve spaventarla: è proprio per questo che ogni cambiamento va fatto con accompagnamento medico.
Parallelamente, il lavoro psicoterapeutico resta fondamentale, soprattutto in una fase di vita così delicata come quella che sta attraversando (fine degli studi, ingresso nel mondo del lavoro, cambiamenti familiari). Le immagini intrusive nel dormiveglia, i risvegli frequenti e i sintomi corporei sono spesso espressione di un sistema nervoso molto attivato, non di qualcosa di pericoloso.
In sintesi:
- sì, è possibile che il Tavor oggi non “copra” più come prima;
- il vomito può essere legato all’ansia e alla forte attivazione fisica;
- è indicato un consulto psichiatrico per rivedere il trattamento;
- continui la psicoterapia, che rimane uno spazio prezioso per lavorare sulle paure legate all’autonomia e all’uscire di casa.
Non è “in ritardo” né fragile: sta cercando di capire cosa le serve davvero per stare meglio, e questo è già un passo importante.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
da ciò che descrive emerge un quadro di ansia presente da molti anni, gestita con impegno sia attraverso la psicoterapia sia con il supporto farmacologico. È comprensibile che oggi lei si senta confusa e preoccupata: quando i sintomi cambiano o riemergono, soprattutto dopo un periodo di relativo equilibrio, è naturale interrogarsi sulle cause.
Rispetto al Tavor, sì: è possibile che dopo un’assunzione quotidiana e prolungata si sviluppi una sorta di assuefazione, per cui l’effetto ansiolitico viene percepito come meno efficace e, in alcuni momenti, possano comparire ansia di rimbalzo, tensione fisica, disturbi del sonno o somatici (come nausea e vomito). Questo non significa che “le stia facendo male”, ma che andrebbe rivalutato con attenzione.
Per questo motivo, il passo più indicato ora non è decidere da sola se continuare o sospendere, ma richiedere un consulto psichiatrico: uno specialista potrà valutare il dosaggio, le modalità di assunzione e, se necessario, un’eventuale riduzione molto graduale o una diversa strategia farmacologica più adatta al lungo periodo. Il fatto che senza il farmaco lei si senta “strana” è coerente con l’uso continuativo e non deve spaventarla: è proprio per questo che ogni cambiamento va fatto con accompagnamento medico.
Parallelamente, il lavoro psicoterapeutico resta fondamentale, soprattutto in una fase di vita così delicata come quella che sta attraversando (fine degli studi, ingresso nel mondo del lavoro, cambiamenti familiari). Le immagini intrusive nel dormiveglia, i risvegli frequenti e i sintomi corporei sono spesso espressione di un sistema nervoso molto attivato, non di qualcosa di pericoloso.
In sintesi:
- sì, è possibile che il Tavor oggi non “copra” più come prima;
- il vomito può essere legato all’ansia e alla forte attivazione fisica;
- è indicato un consulto psichiatrico per rivedere il trattamento;
- continui la psicoterapia, che rimane uno spazio prezioso per lavorare sulle paure legate all’autonomia e all’uscire di casa.
Non è “in ritardo” né fragile: sta cercando di capire cosa le serve davvero per stare meglio, e questo è già un passo importante.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno, grazie per aver condiviso qui. Dalle sue parole si coglie un cammino complesso e impegnativo, nel quale l’ansia ha inciso in modo significativo sul corpo, sul sonno e sulla possibilità di muoversi liberamente e in cui il farmaco ha progressivamente assunto il ruolo di punto di riferimento e protezione. Posso solo immaginare quindi che l’ipotesi di sospenderlo susciti sensazioni contrastanti e paura. Quello che descrive nelle fasi di addormentamento, con immagini molto vivide, frammentate e difficili da controllare, è un fenomeno che spesso compare quando il sistema nervoso è iperattivato, in cui il cervello non riesce a passare dalla veglia al sonno e rimane in una sorta di stato intermedio. In questi momenti l’ansia tende ad amplificarsi e i segnali corporei come la nausea, la tachicardia e il peso al petto, vengono letti in modo particolarmente allarmante, soprattutto in presenza di emetofobia. Questo circolo può spiegare perché, anche se l’ansia “soggettiva” non le sembrava più intensa del solito, il corpo abbia comunque reagito con il vomito. Dal punto di vista clinico ed etico, qualsiasi decisione sul farmaco andrebbe presa con gradualità e sempre insieme a un medico che la conosca, idealmente in dialogo con la sua psicologa. Più che chiedersi se “togliere o non togliere” il Tavor, può essere utile lavorare sul recupero della fiducia nelle sue capacità di tollerare le sensazioni interne, soprattutto ora che sta affrontando cambiamenti importanti come il lavoro e l’uscita da un contesto familiare difficile. Il farmaco, da solo, non può risolvere questi passaggi, ma può diventare uno dei fattori che mantengono la paura della paura.
Il percorso più tutelante è quello che tiene insieme ascolto del corpo, supporto psicologico e supervisione medica. Può essere utile esplorare in terapia proprio questo... non solo l’ansia, ma il rapporto che nel tempo ha costruito con il farmaco e con l’idea di potercela fare senza dover controllare tutto. Cordialmente, AM
Il percorso più tutelante è quello che tiene insieme ascolto del corpo, supporto psicologico e supervisione medica. Può essere utile esplorare in terapia proprio questo... non solo l’ansia, ma il rapporto che nel tempo ha costruito con il farmaco e con l’idea di potercela fare senza dover controllare tutto. Cordialmente, AM
Salve,
da quanto descrive, lei sta vivendo una situazione complessa in cui l’ansia e l’assunzione di Tavor si intrecciano da molti anni. Il Tavor (lorazepam) è un ansiolitico efficace a breve termine, ma l’uso prolungato può portare a fenomeni di tolleranza, cioè a una riduzione dell’efficacia nel tempo, e talvolta a una maggiore sensibilità all’ansia nei momenti in cui l’effetto del farmaco diminuisce. Questo può spiegare la difficoltà a “spegnere” la mente e i sintomi fisici come nausea, tachicardia e conati di vomito, soprattutto in situazioni di stress elevato o anticipatorio.
Le immagini e le “sequenze di pensieri” che riferisce prima di dormire possono essere legate a una forma di iperattivazione cognitiva tipica dell’ansia intensa o della cosiddetta “ruminazione notturna”, che spesso rende difficile il sonno e può amplificare i sintomi fisici. Il vomito occasionale che ha avuto potrebbe essere dovuto all’ansia stessa, anche se l’assunzione prolungata di benzodiazepine può complicare il quadro.
Riguardo alla sospensione del farmaco, è importante sapere che ridurre o interrompere il Tavor deve avvenire gradualmente, sotto controllo medico, per evitare crisi d’ansia o sintomi da astinenza. Non esiste un “momento perfetto” universale: la scelta deve tenere conto dei livelli di stress, del supporto terapeutico e della sua situazione personale.
Considerata la complessità dei sintomi e l’uso prolungato del farmaco, è fortemente consigliabile approfondire la situazione con uno specialista (psicologo e psichiatra/neurologo) che possa valutare se modificare la terapia farmacologica, adattare la strategia psicoterapeutica o introdurre altre tecniche di gestione dell’ansia e del sonno.
Prendersi cura di sé in questa fase è fondamentale: confrontarsi con professionisti le permetterà di trovare un equilibrio tra gestione dei sintomi e progressi nella vita quotidiana, senza correre rischi inutili.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quanto descrive, lei sta vivendo una situazione complessa in cui l’ansia e l’assunzione di Tavor si intrecciano da molti anni. Il Tavor (lorazepam) è un ansiolitico efficace a breve termine, ma l’uso prolungato può portare a fenomeni di tolleranza, cioè a una riduzione dell’efficacia nel tempo, e talvolta a una maggiore sensibilità all’ansia nei momenti in cui l’effetto del farmaco diminuisce. Questo può spiegare la difficoltà a “spegnere” la mente e i sintomi fisici come nausea, tachicardia e conati di vomito, soprattutto in situazioni di stress elevato o anticipatorio.
Le immagini e le “sequenze di pensieri” che riferisce prima di dormire possono essere legate a una forma di iperattivazione cognitiva tipica dell’ansia intensa o della cosiddetta “ruminazione notturna”, che spesso rende difficile il sonno e può amplificare i sintomi fisici. Il vomito occasionale che ha avuto potrebbe essere dovuto all’ansia stessa, anche se l’assunzione prolungata di benzodiazepine può complicare il quadro.
Riguardo alla sospensione del farmaco, è importante sapere che ridurre o interrompere il Tavor deve avvenire gradualmente, sotto controllo medico, per evitare crisi d’ansia o sintomi da astinenza. Non esiste un “momento perfetto” universale: la scelta deve tenere conto dei livelli di stress, del supporto terapeutico e della sua situazione personale.
Considerata la complessità dei sintomi e l’uso prolungato del farmaco, è fortemente consigliabile approfondire la situazione con uno specialista (psicologo e psichiatra/neurologo) che possa valutare se modificare la terapia farmacologica, adattare la strategia psicoterapeutica o introdurre altre tecniche di gestione dell’ansia e del sonno.
Prendersi cura di sé in questa fase è fondamentale: confrontarsi con professionisti le permetterà di trovare un equilibrio tra gestione dei sintomi e progressi nella vita quotidiana, senza correre rischi inutili.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso. Non capisco se lei è in cura anche da uno psichiatra ma secondo me dovrebbe andare e chiedere informazioni e specifiche sui farmaci. La sua psicoterapeuta poi potrà anche consultarsi con lo psichiatra. Credo che debba parlarne in seduta in prima misura e affidarsi poi ad un medico psichiatra.
cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Domigno
cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Domigno
Buongiorno.
Capisco quanto questa situazione le stia causando confusione e disagio, e riconosco che sta vivendo un periodo molto difficile. Innanzitutto, è importante ricordare che l'ansia può manifestarsi in molti modi, anche attraverso sintomi fisici molto intensi come nausea, vomito e palpitazioni. Questi sintomi possono essere alimentati sia dall'ansia stessa che dagli effetti collaterali dei farmaci che stai assumendo, come il Tavor. È possibile che, dopo un uso prolungato, il farmaco non stia più dando gli stessi risultati che le ha dato in passato, portando a un senso di "stranezza" quando non lo prende, così come all'intensificarsi dell’ansia.
La sua psicologa ha ragione a suggerire di ridurre o interrompere gradualmente il Tavor, ma le consiglio di farlo solo sotto la supervisione di un medico che possa gestire questa transizione in modo sicuro. Spesso, la sospensione di un farmaco deve avvenire in modo molto graduale, per evitare effetti collaterali eccessivi o un peggioramento dell'ansia.
Per quanto riguarda il suo malessere legato al vomito e alla nausea, potrebbe essere utile esplorare se questi sintomi sono legati alla tua fobia del vomito o a un'ansia generalizzata. Questi sintomi fisici sono comuni nelle persone che soffrono di ansia intensa, e la gestione dell'ansia attraverso tecniche psicoterapeutiche potrebbe aiutarla ad affrontarli in modo più efficace.
Infine, il periodo di cambiamenti che sta affrontando (l'uscita da casa, la ricerca di un lavoro, il cambiamento di routine) è sicuramente una fonte di stress importante. Potrebbe essere utile affrontare gradualmente queste transizioni, magari cercando di fare piccoli passi ogni giorno, e allo stesso tempo continuare il lavoro terapeutico che ha già intrapreso.
Le consiglio di parlare con il suo medico per capire come gestire il farmaco e di continuare a lavorare in terapia per esplorare i suoi sentimenti e le sue paure, soprattutto legate alla sua famiglia e al cambiamento della sua vita.
Sperando di esserle stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Capisco quanto questa situazione le stia causando confusione e disagio, e riconosco che sta vivendo un periodo molto difficile. Innanzitutto, è importante ricordare che l'ansia può manifestarsi in molti modi, anche attraverso sintomi fisici molto intensi come nausea, vomito e palpitazioni. Questi sintomi possono essere alimentati sia dall'ansia stessa che dagli effetti collaterali dei farmaci che stai assumendo, come il Tavor. È possibile che, dopo un uso prolungato, il farmaco non stia più dando gli stessi risultati che le ha dato in passato, portando a un senso di "stranezza" quando non lo prende, così come all'intensificarsi dell’ansia.
La sua psicologa ha ragione a suggerire di ridurre o interrompere gradualmente il Tavor, ma le consiglio di farlo solo sotto la supervisione di un medico che possa gestire questa transizione in modo sicuro. Spesso, la sospensione di un farmaco deve avvenire in modo molto graduale, per evitare effetti collaterali eccessivi o un peggioramento dell'ansia.
Per quanto riguarda il suo malessere legato al vomito e alla nausea, potrebbe essere utile esplorare se questi sintomi sono legati alla tua fobia del vomito o a un'ansia generalizzata. Questi sintomi fisici sono comuni nelle persone che soffrono di ansia intensa, e la gestione dell'ansia attraverso tecniche psicoterapeutiche potrebbe aiutarla ad affrontarli in modo più efficace.
Infine, il periodo di cambiamenti che sta affrontando (l'uscita da casa, la ricerca di un lavoro, il cambiamento di routine) è sicuramente una fonte di stress importante. Potrebbe essere utile affrontare gradualmente queste transizioni, magari cercando di fare piccoli passi ogni giorno, e allo stesso tempo continuare il lavoro terapeutico che ha già intrapreso.
Le consiglio di parlare con il suo medico per capire come gestire il farmaco e di continuare a lavorare in terapia per esplorare i suoi sentimenti e le sue paure, soprattutto legate alla sua famiglia e al cambiamento della sua vita.
Sperando di esserle stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Salve, per questo tipo di risposta è importante si rivolga al neurologo che le ha prescritto il farmaco e che l'ha seguita fino ad adesso. é importane che non assuma dosi che non le sono state prescritte. Inoltre se no ha già iniziato una psicoterapia in maniera costante le consiglio di intraprenderla quanto prima. Sembra presentare sintomi legati all'ansia come anche di derealizzazione, depersonalizzazione durante la notte che andrebbero esplorati più a fondo dato che durante il sonno sono più comuni.
Cordiali saluti.
Salvatore Augello.
Cordiali saluti.
Salvatore Augello.
Buongiorno, non ho le competenze per una valutazione farmacologica, non essendo una psichiatra, ma mi permetto una riflessione di ordine psicologico che spero possa darle un contributo: io cercherei di lavorare con la sua psicoterapeuta sulla questione dell'interruzione del Tavor nel senso di farsi spiegare perché, secondo la collega, lo dovrebbe interrompere e, di contro, analizzare le sue motivazioni relative alla non sospensione del farmaco (per capire se si tratta di resistenze o di una scelta relativa al momento particolarmente stressante che sta attraversando o altro). In quest'ottica, potrebbe essere opportuno anche un confronto con il medico che le ha prescritto il farmaco. Credo, inoltre, che le sarebbe utile lavorare su come mai sussista questa difficoltà ad allontanarsi da casa. Le auguro una buona giornata, Ilaria Innocenti
Gentilissima, credo che la sua psicoterapeuta sia fondamentale in questo momento: si senta libera di scalare gradualmente il farmaco quando sentirà che è giunto il momento (pur sempre previa consultazione medico-psichiatrica). Si interroghi piuttosto sul perché la possibilità di vomitare le crea così tanta ansia: il sintomo racconta più di quanto possiamo pensare...
Il farmaco, quando funziona, lo fa sempre in sinergia ad altri elementi e variabili sociali, ambientali...
Valuti magari la possibilità di riprendere a frequentare la psicoterapeuta con cadenza settimanale, che è la frequenza ideale per una psicoterapia.
Un caro in bocca al lupo!
Il farmaco, quando funziona, lo fa sempre in sinergia ad altri elementi e variabili sociali, ambientali...
Valuti magari la possibilità di riprendere a frequentare la psicoterapeuta con cadenza settimanale, che è la frequenza ideale per una psicoterapia.
Un caro in bocca al lupo!
Salve,
si percepisce quanta fatica e quanta attenzione lei metta da anni nel cercare di capire e gestire la sua ansia.
Parto da un punto importante: quello che descrive non “suona” come qualcosa di strano o incomprensibile, ma come l’espressione di un sistema molto attivato da tempo, che cerca continuamente di tenere sotto controllo paura, corpo e pensieri. I fenomeni che racconta durante il sonno – immagini vivide, la sensazione di non spegnersi mai del tutto, il continuo passaggio tra veglia e sonno – sono esperienze che spesso compaiono in stati di forte iperattivazione ansiosa, soprattutto quando l’ansia riguarda il controllo del corpo e delle sensazioni fisiche.
Il vomito, in questo quadro, non va necessariamente letto come un “passo indietro” o come un segnale che l’ansia sia più grave di altre volte, ma come una risposta del corpo in un momento specifico di accumulo: notti frammentate, paura anticipatoria dell’uscire, un periodo di cambiamenti importanti che lei stessa riconosce come molto stressanti. Il corpo, a volte, parla prima ancora che ce ne rendiamo conto a livello mentale.
Dal punto di vista psicologico mi sembra centrale un altro aspetto: lei si trova in una fase di passaggio molto delicata. La fine degli studi, il tema del lavoro, l’idea di separarsi dalla casa familiare e dalle dinamiche che riconosce come problematiche sono tutti passaggi che toccano profondamente l’autonomia, la paura di farcela, il “chi sono fuori da qui”. In questi momenti spesso l’ansia aumenta non perché si è più fragili, ma perché si è più vicini a un cambiamento.
Forse più che chiederci se il Tavor “non funzioni più”, potrebbe essere utile chiedersi: che cosa sta cercando di proteggere oggi la mia ansia? Da cosa mi sta difendendo in questa fase della vita? E che spazio ha, per me, l’idea di fare dei passi avanti pur sentendo paura?
Il fatto che lei continui un percorso terapeutico è una risorsa importante. Potrebbe essere il luogo giusto per lavorare sia sul rapporto con il farmaco (anche nelle resistenze a lasciarlo) sia su questo momento di transizione, dando senso ai sintomi invece di viverli solo come qualcosa da eliminare.
La invito quindi a non affrontare tutto da sola: continui il confronto con la sua terapeuta e, se emergono dubbi sul farmaco, si affidi anche a un medico di riferimento. Il suo corpo e la sua ansia non stanno “fallendo”: stanno segnalando che qualcosa di importante sta chiedendo attenzione.
Cordiali Saluti
si percepisce quanta fatica e quanta attenzione lei metta da anni nel cercare di capire e gestire la sua ansia.
Parto da un punto importante: quello che descrive non “suona” come qualcosa di strano o incomprensibile, ma come l’espressione di un sistema molto attivato da tempo, che cerca continuamente di tenere sotto controllo paura, corpo e pensieri. I fenomeni che racconta durante il sonno – immagini vivide, la sensazione di non spegnersi mai del tutto, il continuo passaggio tra veglia e sonno – sono esperienze che spesso compaiono in stati di forte iperattivazione ansiosa, soprattutto quando l’ansia riguarda il controllo del corpo e delle sensazioni fisiche.
Il vomito, in questo quadro, non va necessariamente letto come un “passo indietro” o come un segnale che l’ansia sia più grave di altre volte, ma come una risposta del corpo in un momento specifico di accumulo: notti frammentate, paura anticipatoria dell’uscire, un periodo di cambiamenti importanti che lei stessa riconosce come molto stressanti. Il corpo, a volte, parla prima ancora che ce ne rendiamo conto a livello mentale.
Dal punto di vista psicologico mi sembra centrale un altro aspetto: lei si trova in una fase di passaggio molto delicata. La fine degli studi, il tema del lavoro, l’idea di separarsi dalla casa familiare e dalle dinamiche che riconosce come problematiche sono tutti passaggi che toccano profondamente l’autonomia, la paura di farcela, il “chi sono fuori da qui”. In questi momenti spesso l’ansia aumenta non perché si è più fragili, ma perché si è più vicini a un cambiamento.
Forse più che chiederci se il Tavor “non funzioni più”, potrebbe essere utile chiedersi: che cosa sta cercando di proteggere oggi la mia ansia? Da cosa mi sta difendendo in questa fase della vita? E che spazio ha, per me, l’idea di fare dei passi avanti pur sentendo paura?
Il fatto che lei continui un percorso terapeutico è una risorsa importante. Potrebbe essere il luogo giusto per lavorare sia sul rapporto con il farmaco (anche nelle resistenze a lasciarlo) sia su questo momento di transizione, dando senso ai sintomi invece di viverli solo come qualcosa da eliminare.
La invito quindi a non affrontare tutto da sola: continui il confronto con la sua terapeuta e, se emergono dubbi sul farmaco, si affidi anche a un medico di riferimento. Il suo corpo e la sua ansia non stanno “fallendo”: stanno segnalando che qualcosa di importante sta chiedendo attenzione.
Cordiali Saluti
L’uso prolungato di benzodiazepine come il Tavor può, in alcuni casi, portare a tolleranza e a un aumento dei sintomi ansiosi, soprattutto nelle fasi di stress o di riduzione dell’effetto percepito; anche i disturbi gastrointestinali possono essere influenzati da questo quadro. Qualsiasi modifica del farmaco andrebbe comunque valutata con uno specialista, in modo graduale e integrato al lavoro psicologico.
Ciao, mi sembra di capire che il tuo disturbo ti sta limitando sempre di più nelle scelte della tua vita, ma non preoccuparti, può essere un indicatore da cui, insieme ai tuoi terapeuti, puoi riformulare i piani terapeutici. Da quello che posso capire leggendo qui, per la parte funzionale sembra indicato un intervento focalizzato sui legami. Rispetto la farmacoterapia ti consiglio di confrontarti con il/la tuo/a neuropsichiata che ti potrà chiarire ogni dubbio. Spero d'esserti stato d'aiuto, ciao : )
Comprendo quanto sia complesso e faticoso vivere con questa ansia pervasiva che da anni condiziona la sua quotidianità, e apprezzo il coraggio con cui sta cercando di dare un senso a ciò che le sta accadendo.
Quello che descrive quando tenta di dormire nei momenti di particolare tensione sembra configurarsi come uno stato di iperattivazione mentale che si colloca in una zona di confine tra veglia e sonno. Quando il sistema nervoso è fortemente attivato dall'ansia, può essere difficile raggiungere le fasi profonde del sonno, e si rimane in uno stato di dormiveglia in cui la mente continua a produrre contenuti in modo caotico e frammentario. Queste "visioni" non strutturate che descrive come video sui social sono probabilmente il risultato di un'attività mentale non inibita dal sonno profondo, una sorta di produzione onirica accelerata e disorganizzata tipica degli stati di alta tensione. Questo fenomeno alimenta ulteriormente l'ansia perché impedisce il riposo ristoratore, creando un circolo vizioso: più è ansiosa, meno dorme bene, e meno dorme bene, più aumenta l'ansia.
Per quanto riguarda la sua domanda specifica su come comportarsi con il Tavor, le suggerirei di non prendere questa decisione in solitudine. Sarebbe importante coinvolgere sia la sua psicologa sia uno psichiatra che possa valutare la possibilità di una graduale riduzione del dosaggio, eventualmente supportata da altri interventi farmacologici più adatti all'uso prolungato, come alcuni antidepressivi che hanno anche effetti ansiolitici ma non creano dipendenza. La riduzione dovrebbe essere estremamente graduale, programmata in modo dettagliato, e accompagnata da un intensificarsi del lavoro psicoterapeutico per fornirle strumenti alternativi di gestione dell'ansia proprio mentre il supporto farmacologico viene ridotto.
Quello che descrive quando tenta di dormire nei momenti di particolare tensione sembra configurarsi come uno stato di iperattivazione mentale che si colloca in una zona di confine tra veglia e sonno. Quando il sistema nervoso è fortemente attivato dall'ansia, può essere difficile raggiungere le fasi profonde del sonno, e si rimane in uno stato di dormiveglia in cui la mente continua a produrre contenuti in modo caotico e frammentario. Queste "visioni" non strutturate che descrive come video sui social sono probabilmente il risultato di un'attività mentale non inibita dal sonno profondo, una sorta di produzione onirica accelerata e disorganizzata tipica degli stati di alta tensione. Questo fenomeno alimenta ulteriormente l'ansia perché impedisce il riposo ristoratore, creando un circolo vizioso: più è ansiosa, meno dorme bene, e meno dorme bene, più aumenta l'ansia.
Per quanto riguarda la sua domanda specifica su come comportarsi con il Tavor, le suggerirei di non prendere questa decisione in solitudine. Sarebbe importante coinvolgere sia la sua psicologa sia uno psichiatra che possa valutare la possibilità di una graduale riduzione del dosaggio, eventualmente supportata da altri interventi farmacologici più adatti all'uso prolungato, come alcuni antidepressivi che hanno anche effetti ansiolitici ma non creano dipendenza. La riduzione dovrebbe essere estremamente graduale, programmata in modo dettagliato, e accompagnata da un intensificarsi del lavoro psicoterapeutico per fornirle strumenti alternativi di gestione dell'ansia proprio mentre il supporto farmacologico viene ridotto.
Gentilissimo, il Tavor deve esser stato prescritto da un medico e soltanto lui può deciderne il dosaggio e se, quando e come sospendere.
Le consiglio di continuare il percorso di psicoterapia magari intensificando gli incontri quando ne sente maggior bisogno e riducendoli in altri momenti. L'ansia e gli attacchi di panico sono una reazione comune a uno stato di stress. Sono dovuti a pensieri disfunzionali che è importante individuare e trovare le strategie più adatte per poterli affrontare. Gli attacchi di panico poi non sempre sono scatenati da un pensiero preciso e possono manifestarsi anche quando meno te li aspetti . La mancanza di respiro, il battito cardiaco accelerato ... portano al pensiero di star soffocando e di morire. Se lei sale in velocità le scale fino al quarto-quinto piano arriverà su con un battito cardiaco a mille e sembrerà le manchi il respiro .... similmente a ciò che accade durante l'attacco di panico. Poi però si siederà, il suo respiro diventerà meno affannoso e il ritmo cardiaco rallenterà ... e così avviene con l'attacco di panico... fa 'soltanto' tanta paura ma poi svanisce lasciando uno stato di confusione e disagio.
Il ricorso a tecniche di respirazione e rilassamento muscolare può essere un ulteriore aiuto a gestire meglio l'ansia e attacchi di panico.
Resto a disposizione, anche online
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Le consiglio di continuare il percorso di psicoterapia magari intensificando gli incontri quando ne sente maggior bisogno e riducendoli in altri momenti. L'ansia e gli attacchi di panico sono una reazione comune a uno stato di stress. Sono dovuti a pensieri disfunzionali che è importante individuare e trovare le strategie più adatte per poterli affrontare. Gli attacchi di panico poi non sempre sono scatenati da un pensiero preciso e possono manifestarsi anche quando meno te li aspetti . La mancanza di respiro, il battito cardiaco accelerato ... portano al pensiero di star soffocando e di morire. Se lei sale in velocità le scale fino al quarto-quinto piano arriverà su con un battito cardiaco a mille e sembrerà le manchi il respiro .... similmente a ciò che accade durante l'attacco di panico. Poi però si siederà, il suo respiro diventerà meno affannoso e il ritmo cardiaco rallenterà ... e così avviene con l'attacco di panico... fa 'soltanto' tanta paura ma poi svanisce lasciando uno stato di confusione e disagio.
Il ricorso a tecniche di respirazione e rilassamento muscolare può essere un ulteriore aiuto a gestire meglio l'ansia e attacchi di panico.
Resto a disposizione, anche online
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Buonasera cara il tavor non c'entra nulla con il vomito. Lei dovrebbe fare una psicoterapia che chiarisca la natura del conflitto che sta attraversando e che Le genera così tanta ansia .Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
L' eventuale sospensione deve essere graduale, contatti il neurologo che lo ha prescritto, in alternativa le consiglio uno psichiatra.
Può capitare, in alcuni casi, quello che le sta succedendo
Può capitare, in alcuni casi, quello che le sta succedendo
Buongiorno,
la situazione che descrive intreccia più livelli: l’ansia che la accompagna da tempo, l’uso prolungato del farmaco e una fase di vita ricca di cambiamenti importanti. È comprensibile che tutto questo generi preoccupazione e il desiderio di capire cosa stia succedendo.
I sintomi che descrive, come la difficoltà ad addormentarsi, immagini vivide tra sonno e veglia, nausea e vomito, possono essere amplificati da uno stato di iperattivazione ansiosa, soprattutto quando si avvicinano situazioni percepite come sfidanti (uscire di casa, lavoro, trasferimento). Le esperienze visive che descrive assomigliano a fenomeni che possono comparire nelle fasi di transizione tra sonno e veglia quando il sistema nervoso è molto attivato.
Per quanto riguarda il Tavor, è vero che l’uso prolungato delle benzodiazepine può portare a fenomeni di tolleranza e dipendenza fisica, e che eventuali modifiche nell’assunzione possono influenzare la percezione dell’ansia. Tuttavia è fondamentale sottolineare che qualsiasi cambiamento del farmaco va gestito esclusivamente con uno psichiatra o un medico prescrittore. Il vomito e i sintomi gastrointestinali possono avere molte cause e non è possibile attribuirli con certezza solo al medicinale senza una valutazione clinica.
Il fatto che una parte di lei tema di ridurre il farmaco è molto umano, in quanto il medicinale ha rappresentato per anni una forma di protezione. In terapia spesso si lavora proprio su questo equilibrio tra sicurezza farmacologica e sviluppo di strategie psicologiche per la gestione dell’ansia. Affrontare il tema con il suo psichiatra, magari pianificando insieme un eventuale percorso graduale e monitorato, può aiutarla a sentirsi più tutelata.
La fase di transizione che sta vivendo legata alla fine degli studi, alla ricerca di lavoro e possibile trasferimento, rappresentano un cambiamento del suo sistema di vita. In momenti così è frequente che l’ansia aumenti temporaneamente. Continuare il percorso di psicoterapia e coordinare il lavoro con lo specialista che la segue farmacologicamente può offrirle una rete di supporto integrata.
Se sente che l’ansia sta tornando a limitarla, parlarne apertamente con i professionisti che la seguono è un passo importante; un percorso terapeutico mirato alla gestione dell’ansia e delle paure legate all’uscire di casa può aiutarla a recuperare gradualmente fiducia e autonomia.
Un cordiale saluto.
la situazione che descrive intreccia più livelli: l’ansia che la accompagna da tempo, l’uso prolungato del farmaco e una fase di vita ricca di cambiamenti importanti. È comprensibile che tutto questo generi preoccupazione e il desiderio di capire cosa stia succedendo.
I sintomi che descrive, come la difficoltà ad addormentarsi, immagini vivide tra sonno e veglia, nausea e vomito, possono essere amplificati da uno stato di iperattivazione ansiosa, soprattutto quando si avvicinano situazioni percepite come sfidanti (uscire di casa, lavoro, trasferimento). Le esperienze visive che descrive assomigliano a fenomeni che possono comparire nelle fasi di transizione tra sonno e veglia quando il sistema nervoso è molto attivato.
Per quanto riguarda il Tavor, è vero che l’uso prolungato delle benzodiazepine può portare a fenomeni di tolleranza e dipendenza fisica, e che eventuali modifiche nell’assunzione possono influenzare la percezione dell’ansia. Tuttavia è fondamentale sottolineare che qualsiasi cambiamento del farmaco va gestito esclusivamente con uno psichiatra o un medico prescrittore. Il vomito e i sintomi gastrointestinali possono avere molte cause e non è possibile attribuirli con certezza solo al medicinale senza una valutazione clinica.
Il fatto che una parte di lei tema di ridurre il farmaco è molto umano, in quanto il medicinale ha rappresentato per anni una forma di protezione. In terapia spesso si lavora proprio su questo equilibrio tra sicurezza farmacologica e sviluppo di strategie psicologiche per la gestione dell’ansia. Affrontare il tema con il suo psichiatra, magari pianificando insieme un eventuale percorso graduale e monitorato, può aiutarla a sentirsi più tutelata.
La fase di transizione che sta vivendo legata alla fine degli studi, alla ricerca di lavoro e possibile trasferimento, rappresentano un cambiamento del suo sistema di vita. In momenti così è frequente che l’ansia aumenti temporaneamente. Continuare il percorso di psicoterapia e coordinare il lavoro con lo specialista che la segue farmacologicamente può offrirle una rete di supporto integrata.
Se sente che l’ansia sta tornando a limitarla, parlarne apertamente con i professionisti che la seguono è un passo importante; un percorso terapeutico mirato alla gestione dell’ansia e delle paure legate all’uscire di casa può aiutarla a recuperare gradualmente fiducia e autonomia.
Un cordiale saluto.
Buonasera,
la invito a proseguire il percorso psicologico Intrapeso, e allo stesso tempo a confrontarsi con il suo medico di riferimento in merito al trattamento farmacologico, vedrà che le due cose insieme con il tempo le consentiranno di guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
la invito a proseguire il percorso psicologico Intrapeso, e allo stesso tempo a confrontarsi con il suo medico di riferimento in merito al trattamento farmacologico, vedrà che le due cose insieme con il tempo le consentiranno di guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
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