Salve. Sono una ragazza di 24 anni. Sono fidanzata da meno di un anno, ad Agosto ho scoperto di esse
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Salve. Sono una ragazza di 24 anni. Sono fidanzata da meno di un anno, ad Agosto ho scoperto di essere incinta, inizialmente spaventata, poi ho avuto il supporto psicologico del mio compagno, che in pochissimi giorni ...dall’essermi completamente vicino ha cominciato ad allontanarsi senza darmi un motivo ben preciso ma semplicemente dicendo che non era il momento, che non eravamo pronti ad una cosa così grande. Mi sono sentita sola, spaventata e incastrata in una cosa più grande di me, mai avrei pensato di arrivare ad una scelta tanto orribile: l’aborto. Da quel giorno la mia vita sembra essersi bloccata. Sono rimasta a quel dì, a quel momento, mi rivedo ancora in quella stanza, ad aspettare che tutto finisse, sola, stanca, dolorante e triste. Anche con lui le cose sono cambiate, mi accorgo che è molto più distante, che non mi da più le stesse attenzioni di un tempo. Non c è un giorno della mia vita in cui non ripenso a tutto questo. Al tempo stesso ho paura di perdere lui che è l’unico punto fermo, l’unica ancora alla quale riesco ad attaccarmi nei momenti bui. Forse perché l’ho nascosto alla mia famiglia e alle persone care per non far sì che la mia sofferenza potesse diventare anche la loro. Non so più che fare ma mi aggrappo alla speranza che un giorno tutto questo possa essere soltanto un brutto ricordo. Per ora la mia vita è ferma a quel giovedì 26 Agosto.
Salve, mi dispiace moltissimo per la situazione che descrive poiché comprendo la sofferenza che Possa generarle. Avete provato ad instaurare un dialogo per cercare di esprimervi a vicenda i vostri pensieri e vissuti emotivi connessi a questa situazione? Quantomeno per cercare, se possibile, di arrivare ad un compromesso che possa evitare una così brusca e drastica fine. Comunque ritengo importante che lei si riservi uno spazio psicologico per cercare di elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi a quel giorno di agosto e come mai lei ritiene di sentirsi bloccata a partire da quel giorno. Sarebbe opportuno cercare di indagare quali pensieri si sono instaurati in lei che la bloccano e non le permettono di andare avanti.
credo che in queste situazioni possa essere utile Anche un approccio EMDR, ma non solo questo, in grado di favorire l’elaborazione di quanto avvenuto.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
credo che in queste situazioni possa essere utile Anche un approccio EMDR, ma non solo questo, in grado di favorire l’elaborazione di quanto avvenuto.
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Gent.ma, è importante che chieda un aiuto da uno specialista. L’esperienza cui è andata incontro ha generato importanti reazioni emotive e affettive, probabilmente contrassegnate da sentimenti di tristezza, vergogna o colpa che sembrano condurre il suo pensiero al periodo dell’interruzione volontaria di gravidanza. Considerati anche il senso di solitudine e l’impossibilità di condividere questa sua esperienza con le persone a lei più care, sarebbe opportuno si facesse aiutare per tornare a ritrovare un suo equilibrio personale. Una psicoterapia, non necessariamente a lungo termine, potrebbe esserle di aiuto. SG
Salve, la invito a intraprendere un percorso psicologico per elaborare il forte vissuto emotivo che ha sperimentato con l'aborto. Mi dispiace per la situazione che sta vivendo, ma credo che lei in questo momento abbia bisogno di un supporto psicologico.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Gent.ma, immagino quanto sia stato per lei difficile scrivere qui la sua delicatissima storia, è un passo molto importante.
Da quello che ha scritto la sua vita è bloccata a quel momento doloroso, sta vivendo un vero e proprio impasse, e tante emozioni e pensieri prendono vita in Lei. Ritengo che sia importante concedersi uno spazio personale con un professionista, per vivere e riflettere su tutti questi vissuti e per trovare in Lei quelle risorse che l'aiutino ad andare avanti.
Non lasci che il dolore diventi pervasivo, può chiedere aiuto.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto Dott.ssa Georgia Miuti.
Da quello che ha scritto la sua vita è bloccata a quel momento doloroso, sta vivendo un vero e proprio impasse, e tante emozioni e pensieri prendono vita in Lei. Ritengo che sia importante concedersi uno spazio personale con un professionista, per vivere e riflettere su tutti questi vissuti e per trovare in Lei quelle risorse che l'aiutino ad andare avanti.
Non lasci che il dolore diventi pervasivo, può chiedere aiuto.
Rimango a disposizione.
Un caro saluto Dott.ssa Georgia Miuti.
Buonasera, mi sento di dirle che le sono vicina umanamente. La scelta che ha fatto è delicatissima. La sua esistenza è rimasta bloccata e seppur la sua sembri essere stata una scelta volontaria, di fatto appare dalla sua descrizione come un trauma subito. Non mi sembra il caso di scriverle altro se non di non rimanere sola ad affrontare questo momento difficile.
Se ha bisogno può contattarmi.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Se ha bisogno può contattarmi.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Buongiorno, mi dispiace per la sua sofferenza e la.comprendo profondamente. La.scelta dell'aborto è sempre molto dolorosa. Il suo ragazzo forse sta soffrendo anche lui, forse si sente in colpa per non aver accettato questa gravidanza. Anche se molto pesante la scelta dell'aborto è a volte necessaria. Ha provato a farsi aiutare da un professionista? Sono sicura che l'aiuterebbe ad affrontare questo lutto.
Resto a disposizione e la saluto.
Claudia m
Resto a disposizione e la saluto.
Claudia m
Salve, mi dispiace molto per la situazione che sta attraversando che comprendo essere molto dolorosa. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico che possa essere per lei uno spazio di supporto in questo momento delicato e di elaborazione dei suoi vissuti emotivi.
Cordiali saluti, Dott.ssa FM.
Cordiali saluti, Dott.ssa FM.
Gentile Utente, buona sera!
Mi spiace molto per la sua sofferenza e le sono vicina.
Il suo racconto mi fa risuonare una condizione di lutto, per certi versi difficile, non riconosciuto, che non riesce ad elaborare.
Sebbene interrompere una gravidanza sia, a volte una decisione di buon senso, ciò non toglie che sia una condizione dolorosa e che richieda l'accoglienza e l'elaborazione di una sofferenza profonda ed intima.
Penso che un percorso di supporto psicologico per l'elaborazione di questo lutto, possa donarle sollievo ed accompagnarla nuovamente nella serenità.
Resto a sua disposizione nel caso avesse piacere di approfondire.
Mi spiace molto per la sua sofferenza e le sono vicina.
Il suo racconto mi fa risuonare una condizione di lutto, per certi versi difficile, non riconosciuto, che non riesce ad elaborare.
Sebbene interrompere una gravidanza sia, a volte una decisione di buon senso, ciò non toglie che sia una condizione dolorosa e che richieda l'accoglienza e l'elaborazione di una sofferenza profonda ed intima.
Penso che un percorso di supporto psicologico per l'elaborazione di questo lutto, possa donarle sollievo ed accompagnarla nuovamente nella serenità.
Resto a sua disposizione nel caso avesse piacere di approfondire.
Buonasera, ha fatto molto bene a scrivere e a chiedere aiuto. Quello che ha vissuto merita di essere accolto, ascoltato ed elaborato. Per questo la invito a contattare un terapeuta EMDR.
Questo le permetterà di rielaborare il ricordo e di darsi la possibilità di stare bene. Un caro saluto, Dr.ssa Eleonora Paparo
Questo le permetterà di rielaborare il ricordo e di darsi la possibilità di stare bene. Un caro saluto, Dr.ssa Eleonora Paparo
Salve sulla base della sua nota potrebbe essere una buona soluzione per lei valutare la possibilità di chiedere un consulto con uno psicoterapeuta per analizzare la situazione e valutare le eventuali ulteriori attività. Il disagio che descrive sul piano psicologico sembra essere persistente e sembra avere anche ricadute su vari aspetti della sua vita. Le ricordo che questa ipotesi si basa solo sul suo breve racconto e quindi su pochi elementi che devono essere ulteriormente compresi e approfonditi. Un cordiale saluto
Salve. Nella sua sofferenza leggo il dolore di aver fatto una scelta così forte, la paura di dirlo alla famiglia e alle persone care per non farle soffrire e il vissuto di tradimento e abbandono da parte del suo compagno in questa situazione: prima l'ha supportata e le è stato vicino, poi dicendole che non si sentiva pronto si è un pó allontanato e lei ha preso una decisione che non si perdona. Da quel giorno è in un vissuto di solitudine, e ferma a quel momento. Chiede se un giorno può diventare un lontano ricordo. Si, può diventarlo. Ma forse deve farsi aiutare. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicoterapeutico che possa aiutarla a comprendere meglio perché ha preso questa decisione, se analizzandola sotto vari punti di vista, sia su un piano emotivo che su un piano di realtà, può perdonarsi. Nella mia esperienza, quando si possono vivere le emozioni, integrate con le sensazioni corporee, ci si può liberare dai sensi di colpa che impediscono di andare avanti, stimolando la fiducia in se stessi si può vivere la solitudine anche in modo positivo, arrivando ad un processo di individuazione che rende meno dipendenti dalle persone care e dalla paura di perderle. Distinti saluti
Carissima,
so e posso immaginare come si sente. La invito fortemente a intraprendere un percorso di psicoterapia in presenza nella sua zona o anche online.
Mi rendo disponibile per informazioni.
Un caro abbraccio
Dott.ssa Daniela Vargiolu
so e posso immaginare come si sente. La invito fortemente a intraprendere un percorso di psicoterapia in presenza nella sua zona o anche online.
Mi rendo disponibile per informazioni.
Un caro abbraccio
Dott.ssa Daniela Vargiolu
Cara ragazza, intuisco la sofferenza che sta vivendo e ne sono profondamente dispiaciuta. Posso immaginare quanto sia faticoso per Lei fare i conti con un simile vissuto e quanto le sia costato anche scegliere di trascriverlo. Il fatto che sia qui a formulare la sua richiesta denota come riesca ad intuire anche una risposta e che, per quanto senta che la sua vita si è fermata, è in atto un grande movimento. Il dolore con cui sta facendo i conti merita di essere approfondito negli spazi e nei tempi adeguati, così come Lei merita di essere e sentirsi supportata. Piuttosto che continuare a portare da sola un peso così importante, potrebbe incontrare con un* psicolog* con cui condividerlo, con cui esplorare la sua sofferenza nel contesto protetto della relazione di cura. Potrebbe conoscere il/la professionista anche attraverso un primo videoconsulto per poi valutare come procedere e quale percorso intraprendere, affidandosi alle sue percezioni e al suo intuito oltre che alle sue valutazioni. Un caro saluto, dott.ssa Valentina Cecchi
Gentilissima, sicuramente ha vissuto una situazione complicata e di grande confusione e sofferenza. Le consiglio di rivolgersi ad uno specialista per aiutarla ad elaborare l'esperienza e di provare il più possibile ad aprire un dialogo con il suo ragazzo su quanto avete vissuto.
Gentile utente, si ricavi uno spazio di psicoterapia per esplorare, in una situazione protetta e intima, i vissuti legati a questa sperienza e per dare senso al dolore e al senso di immobilità che sta provando. Quella che sta vivendo è un'esperienza di lutto, che richiede di essere accolta in quanto tale, con tutte le sfaccettature emotive legate alla specificità della sua situazione.
Resto a disposizione. Un cordiale saluto, Dott.ssa Pamela Cornacchia
Resto a disposizione. Un cordiale saluto, Dott.ssa Pamela Cornacchia
Buonasera, dalle sue parole emergono grande sofferenza e solitudine. È importante che si dia lo spazio e il tempo per elaborare il suo aborto che è a tutti gli effetti una perdita; un percorso terapeutico, inoltre, l'aiuterebbe anche a riflettere sulla sua relazione di coppia in modo che le sue scelte possano essere guidate dai suoi bisogni e non dalla paura di perdere il suo partner. Le consentirà di riattivare un tempo che è fermo a quel giorno di agosto.
Carissima utente, come sottolineato dai miei colleghi dovrebbe iniziare con un percorso di elaborazione del suo lutto, riflettere sui sentimenti di perdita e rinuncia che sta sperimentando.
I fatti che lei racconta possono essere letti in tanti modi diversi ed è bene non essere precipitosi e lasciare anche che il tempo faccia maturare le cose, Le consiglio di trovare il modo per non affrontare da sola problemi che sono nati nella coppia ed è meglio che siano risolti in quanto coppia.
L'episodio che lei riporta potrebbe essere letto come una incomprensione contingente che può generare da diverse cause specifiche, oppure figlio di una strategia di vita divergente, oppure ancora una sensibilità diversa legata alla maturazione del percorso di coppia. In ogni caso, come già scritto, penso che sia importante riuscire a non nascondere il suo travaglio e affrontare queste tematiche insieme al suo partner magari con l'aiuto di uno specialista. Cari saluti, d.ssa Violeta Raileanu
I fatti che lei racconta possono essere letti in tanti modi diversi ed è bene non essere precipitosi e lasciare anche che il tempo faccia maturare le cose, Le consiglio di trovare il modo per non affrontare da sola problemi che sono nati nella coppia ed è meglio che siano risolti in quanto coppia.
L'episodio che lei riporta potrebbe essere letto come una incomprensione contingente che può generare da diverse cause specifiche, oppure figlio di una strategia di vita divergente, oppure ancora una sensibilità diversa legata alla maturazione del percorso di coppia. In ogni caso, come già scritto, penso che sia importante riuscire a non nascondere il suo travaglio e affrontare queste tematiche insieme al suo partner magari con l'aiuto di uno specialista. Cari saluti, d.ssa Violeta Raileanu
Buonasera, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Comprendo il suo blocco e l'ancoraggio a un evento che può essere vissuto come una perdita, un lutto oppure come un qualcosa di cui ci si sente impotenti a farcela da soli, specie se non si ha una buona rete di supporto pratico ed emotivo. Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico per mettere a tema l'esperienza che ha fatto e i vissuti e i significati emotivi connessi, e individuare nuove e alternative possibilità d'azione per recuperare il proprio benessere.
Resto a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Matilde Ciaccia.
Resto a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Matilde Ciaccia.
La Sua esperienza è profondamente toccante e comprensibile in quanto coinvolge un insieme di emozioni dolorose e complesse. L'aborto, specialmente in circostanze dove ci si sente soli e senza adeguato supporto, può lasciare un segno profondo. Trovarsi a prendere una decisione così importante senza il sostegno che avrebbe desiderato amplifica il senso di isolamento e incertezza.
È naturale che il Suo compagno, nonostante il supporto iniziale, possa essersi allontanato, poiché anche lui potrebbe essere alle prese con i propri sentimenti riguardo a tutto questo. Tuttavia, la Sua sofferenza non trova una risposta adeguata nella distanza emotiva e questo diventa una fonte di ulteriore dolore.
Tenere tutto per sé, senza condividere con la famiglia o con altre persone care, può intensificare questo senso di blocco e solitudine. È comprensibile voler proteggere gli altri dalla propria sofferenza, ma a lungo andare può diventare un peso difficile da portare da sola.
Per affrontare il dolore e iniziare il percorso verso la guarigione, sarebbe utile trovare uno spazio sicuro in cui poter esprimere sinceramente le Sue emozioni, sia in terapia individuale, sia in un gruppo di supporto. Condividere il Suo vissuto potrebbe alleggerire il carico emotivo e offrirLe nuove prospettive e modi per elaborare questa esperienza.
La speranza che un giorno tutto questo possa diventare solo un brutto ricordo è un faro importante e dimostra il Suo desiderio di guarire e andare avanti. Qualsiasi passo Lei decida di compiere, è fondamentale che non si senta sola lungo questo cammino.
Se desidera discutere ulteriormente e ricevere supporto su come affrontare questi sentimenti e costruire il Suo percorso di guarigione, La invito a contattarmi.
Cordialmente,
Dottoressa Laura Lanocita
È naturale che il Suo compagno, nonostante il supporto iniziale, possa essersi allontanato, poiché anche lui potrebbe essere alle prese con i propri sentimenti riguardo a tutto questo. Tuttavia, la Sua sofferenza non trova una risposta adeguata nella distanza emotiva e questo diventa una fonte di ulteriore dolore.
Tenere tutto per sé, senza condividere con la famiglia o con altre persone care, può intensificare questo senso di blocco e solitudine. È comprensibile voler proteggere gli altri dalla propria sofferenza, ma a lungo andare può diventare un peso difficile da portare da sola.
Per affrontare il dolore e iniziare il percorso verso la guarigione, sarebbe utile trovare uno spazio sicuro in cui poter esprimere sinceramente le Sue emozioni, sia in terapia individuale, sia in un gruppo di supporto. Condividere il Suo vissuto potrebbe alleggerire il carico emotivo e offrirLe nuove prospettive e modi per elaborare questa esperienza.
La speranza che un giorno tutto questo possa diventare solo un brutto ricordo è un faro importante e dimostra il Suo desiderio di guarire e andare avanti. Qualsiasi passo Lei decida di compiere, è fondamentale che non si senta sola lungo questo cammino.
Se desidera discutere ulteriormente e ricevere supporto su come affrontare questi sentimenti e costruire il Suo percorso di guarigione, La invito a contattarmi.
Cordialmente,
Dottoressa Laura Lanocita
Ciao e grazie mille della tua condivisione! Hai fatto una scelta coraggiosissima e sono con te e qui per te se avessi bisogno di aiuto.
Se questa scelta è stata fatta con convinzione e consapevolezza non hai niente da recriminarti.. bisogna però capire da dove viene questo senso di colpa che esprimi..sicuramente parlarne ti farebbe sentire meglio non solo con uno specialista ma anche proprio con i tuoi genitori o con qualche amica cara. Non tenere tutto dentro. Ripeto sei stata molto forte e coraggiosa... se hai bisogno sono qua.
Se questa scelta è stata fatta con convinzione e consapevolezza non hai niente da recriminarti.. bisogna però capire da dove viene questo senso di colpa che esprimi..sicuramente parlarne ti farebbe sentire meglio non solo con uno specialista ma anche proprio con i tuoi genitori o con qualche amica cara. Non tenere tutto dentro. Ripeto sei stata molto forte e coraggiosa... se hai bisogno sono qua.
Gent.ma,
La ringrazio per aver condiviso il suo sentire e le sono vicina, per quanto possibile.
A mio avviso, il suo vissuto ha bisogno di essere espresso, comunicato, accolto.
Credo ci siano diversi punti sui quali sarebbe possibile soffermarsi per elaborare tutto ciò.
Il mio consiglio è di non lasciar perdere, di non provare semplicemente a "cancellare", ma di affidarsi ad un professionista che possa camminare insieme a lei in questo percorso doloroso ma in cui lei ha diritto di esistere, riconoscendo i suoi bisogni e desideri, e di ritrovare la luce. Si conceda uno spazio di consapevolezza e di cura.
Per qualsiasi cosa, resto a sua disposizione e le auguro con tutto il cuore di trovare la forza e la serenità di cui ha bisogno.
Cordialmente,
Teresa Schillaci
La ringrazio per aver condiviso il suo sentire e le sono vicina, per quanto possibile.
A mio avviso, il suo vissuto ha bisogno di essere espresso, comunicato, accolto.
Credo ci siano diversi punti sui quali sarebbe possibile soffermarsi per elaborare tutto ciò.
Il mio consiglio è di non lasciar perdere, di non provare semplicemente a "cancellare", ma di affidarsi ad un professionista che possa camminare insieme a lei in questo percorso doloroso ma in cui lei ha diritto di esistere, riconoscendo i suoi bisogni e desideri, e di ritrovare la luce. Si conceda uno spazio di consapevolezza e di cura.
Per qualsiasi cosa, resto a sua disposizione e le auguro con tutto il cuore di trovare la forza e la serenità di cui ha bisogno.
Cordialmente,
Teresa Schillaci
Gentile utente, mi spiace molto per la sua sofferenza.
Il dolore del lutto non è facile da elaborare e dal suo racconto , sembra che lei non si senta pienamente libera di esprimerlo.
Ha fatto una scelta dolorosa e ora sta vivendo una crisi di coppia.
Un supporto psicologico reale, con una psicologa, potrebbe aiutarla ad affrontare questo momento difficile e capire come stare meglio.
Resto a disposizione, anche online, in caso volesse svolgere un colloquio.
Cordiali saluti, Dott.ssa Claudia Torrente Cicero
Il dolore del lutto non è facile da elaborare e dal suo racconto , sembra che lei non si senta pienamente libera di esprimerlo.
Ha fatto una scelta dolorosa e ora sta vivendo una crisi di coppia.
Un supporto psicologico reale, con una psicologa, potrebbe aiutarla ad affrontare questo momento difficile e capire come stare meglio.
Resto a disposizione, anche online, in caso volesse svolgere un colloquio.
Cordiali saluti, Dott.ssa Claudia Torrente Cicero
Gentile Utente, buongiorno. Posso immaginare cosa sta provando e la fatica dovuta a questa situazione. Da un punto di vista psicologico, ha vissuto e sta vivendo ancora oggi probabilmente un insieme di emozioni complesse, che potrebbero trovare giovamento dall'essere lasciate decantare tutte in un luogo sicuro, e accolte da un ascolto sincero e non giudicante. Probabilmente, considerare la possibilità di portare questi suoi vissuti emotivi in un percorso psicoterapeutico potrebbe rappresentare per lei l'opportunità di elaborare e trovare maggior benessere, anche riflettendo sulle strategie possibili a tal riguardo.
Mi rendo disponibile per informazioni. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Mi rendo disponibile per informazioni. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Cara ragazza,
le tue parole arrivano con una forza molto intensa. Si percepisce chiaramente che non stai raccontando solo un evento passato, ma un momento rimasto aperto dentro di te, come se il tempo si fosse fermato davvero a quel 26 agosto. Non è raro: quando viviamo qualcosa di emotivamente travolgente, la mente non riesce a “metterlo via” perché non ha avuto lo spazio relazionale necessario per essere compreso, condiviso e digerito. E tu quella esperienza l’hai attraversata quasi in solitudine.
Hai dovuto prendere una decisione enorme mentre la persona da cui ti sentivi sostenuta si stava già ritirando.
In quel passaggio non hai perso solo una gravidanza: hai perso contemporaneamente
• un’immagine possibile di futuro,
• un senso di protezione,
• e anche la sicurezza del legame.
Per questo il tuo dolore oggi non riguarda solo l’aborto.
Riguarda anche il vuoto relazionale in cui è avvenuto.
Quando la mente continua a riportarti in quella stanza non sta cercando di farti soffrire: sta tentando di completare qualcosa che allora non è stato possibile vivere fino in fondo. È come se una parte di te fosse rimasta lì ad aspettare qualcuno che riconoscesse davvero cosa stavi provando. Non avendo potuto dirlo alla tua famiglia, e non sentendoti più raggiunta dal tuo compagno, sei rimasta l’unica testimone della tua esperienza. E questo rende il ricordo immobile.
Capisco anche la tua paura di perderlo: non è solo attaccamento affettivo.
Spesso, dopo un evento così, il partner diventa l’ultimo filo che collega a ciò che è successo — perderlo significherebbe affrontare tutto da sola, e quindi la mente si aggrappa ancora di più. Ma proprio questo meccanismo rischia di bloccarti: più lui si allontana, più tu hai bisogno di lui per dare senso a ciò che è accaduto.
Ti restituisco una cosa importante:
non sei bloccata perché sei debole — sei bloccata perché stai portando un’esperienza non condivisa.
Il dolore non elaborato ha bisogno di relazione per trasformarsi. Non necessariamente della relazione con lui, ma di una relazione in cui quel momento possa finalmente essere visto, nominato, pensato insieme. Quando questo avviene, il ricordo non scompare… ma smette di occupare tutto lo spazio della vita.
Per iniziare a muovere qualcosa puoi provare, con molta delicatezza:
• distinguere il lutto per ciò che è accaduto dal timore di perdere il tuo compagno: sono due ferite diverse che oggi si tengono insieme;
• concederti almeno una persona (non per forza familiare) che possa conoscere la tua storia: il silenzio protegge nell’immediato ma congela nel lungo periodo;
• osservare non quanto lui sia l’unico punto fermo, ma quanto tu sia rimasta sola con quel significato.
Un percorso psicologico in questi casi non serve a “dimenticare”, ma a permettere alla tua mente di rimettere il tempo in movimento: il passato torna passato solo quando trova un posto condiviso nella tua storia.
La speranza che hai — che diventi un ricordo — è realistica.
Non accade da solo, però: accade quando quel giovedì smette di essere vissuto in solitudine.
Se vorrai, possiamo provare a capire insieme cosa rappresenta oggi per te quel momento e quale parte di te è rimasta lì ad aspettare.
Ti mando un pensiero di grande rispetto: stai portando qualcosa di molto più grande di quanto sembri da fuori, e il fatto che tu lo stia raccontando è già il primo movimento fuori dall’immobilità.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
le tue parole arrivano con una forza molto intensa. Si percepisce chiaramente che non stai raccontando solo un evento passato, ma un momento rimasto aperto dentro di te, come se il tempo si fosse fermato davvero a quel 26 agosto. Non è raro: quando viviamo qualcosa di emotivamente travolgente, la mente non riesce a “metterlo via” perché non ha avuto lo spazio relazionale necessario per essere compreso, condiviso e digerito. E tu quella esperienza l’hai attraversata quasi in solitudine.
Hai dovuto prendere una decisione enorme mentre la persona da cui ti sentivi sostenuta si stava già ritirando.
In quel passaggio non hai perso solo una gravidanza: hai perso contemporaneamente
• un’immagine possibile di futuro,
• un senso di protezione,
• e anche la sicurezza del legame.
Per questo il tuo dolore oggi non riguarda solo l’aborto.
Riguarda anche il vuoto relazionale in cui è avvenuto.
Quando la mente continua a riportarti in quella stanza non sta cercando di farti soffrire: sta tentando di completare qualcosa che allora non è stato possibile vivere fino in fondo. È come se una parte di te fosse rimasta lì ad aspettare qualcuno che riconoscesse davvero cosa stavi provando. Non avendo potuto dirlo alla tua famiglia, e non sentendoti più raggiunta dal tuo compagno, sei rimasta l’unica testimone della tua esperienza. E questo rende il ricordo immobile.
Capisco anche la tua paura di perderlo: non è solo attaccamento affettivo.
Spesso, dopo un evento così, il partner diventa l’ultimo filo che collega a ciò che è successo — perderlo significherebbe affrontare tutto da sola, e quindi la mente si aggrappa ancora di più. Ma proprio questo meccanismo rischia di bloccarti: più lui si allontana, più tu hai bisogno di lui per dare senso a ciò che è accaduto.
Ti restituisco una cosa importante:
non sei bloccata perché sei debole — sei bloccata perché stai portando un’esperienza non condivisa.
Il dolore non elaborato ha bisogno di relazione per trasformarsi. Non necessariamente della relazione con lui, ma di una relazione in cui quel momento possa finalmente essere visto, nominato, pensato insieme. Quando questo avviene, il ricordo non scompare… ma smette di occupare tutto lo spazio della vita.
Per iniziare a muovere qualcosa puoi provare, con molta delicatezza:
• distinguere il lutto per ciò che è accaduto dal timore di perdere il tuo compagno: sono due ferite diverse che oggi si tengono insieme;
• concederti almeno una persona (non per forza familiare) che possa conoscere la tua storia: il silenzio protegge nell’immediato ma congela nel lungo periodo;
• osservare non quanto lui sia l’unico punto fermo, ma quanto tu sia rimasta sola con quel significato.
Un percorso psicologico in questi casi non serve a “dimenticare”, ma a permettere alla tua mente di rimettere il tempo in movimento: il passato torna passato solo quando trova un posto condiviso nella tua storia.
La speranza che hai — che diventi un ricordo — è realistica.
Non accade da solo, però: accade quando quel giovedì smette di essere vissuto in solitudine.
Se vorrai, possiamo provare a capire insieme cosa rappresenta oggi per te quel momento e quale parte di te è rimasta lì ad aspettare.
Ti mando un pensiero di grande rispetto: stai portando qualcosa di molto più grande di quanto sembri da fuori, e il fatto che tu lo stia raccontando è già il primo movimento fuori dall’immobilità.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
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