Salve, sono una ragazza di 21 anni e scrivo a Voi medici per un problema che ho da qualche anno. Cir
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Salve, sono una ragazza di 21 anni e scrivo a Voi medici per un problema che ho da qualche anno. Circa 6 anni fa ho avuto una brutta bronchite e, un giorno, mentre attraversavo la strada correndo, ho tossito e ho avuto un broncospasmo. Lascio immaginare la spiacevole sensazione di non riuscire a respirare (per fortuna concentrandomi sono riuscita a riprendermi respirando dal naso) ... dopo la visita e raggi al pronto soccorso, mi è stato detto che ho avuto un broncospasmo. Da quell’evento in poi la mia vita è un po’ cambiata ... ho iniziato a soffrire di attacchi di panico e ansia generica e ancora oggi, dopo anni, sono ancora “prigioniera” di questi problemi. Pochi giorni fa mi è andata di traverso la saliva e la sensazione mi ha ricordato quella provata con il broncospasmo ... da quel momento ogni tanto mi capita di avvertire fiato corto e sensazione di avere il petto un po’ pesante (una sensazione che comunque non è costante). Ora avverto però che è arrivato il momento (forse è anche tardi) di provare a guarire da questi problemi perché, nonostante viva una vita normale, comunque sono sempre a disagio in certe situazioni soprattutto se mi trovo tra tante persone e (sempre che sia possibile) vorrei cancellare quell’episodio dai miei ricordi. Chiedo un consiglio a Voi se è possibile curare questa Mia angoscia, magari con psicoterapia o anche farmaci se necessario (anche se preferirei senza). Grazie infinite.
Gentile ragazza, l'episodio che ci racconta può aver smosso qualcosa di profondo che si è legato alla brutta esperienza vissuta. Sicuramente attraverso un percorso di psicoterapia potrebbe dare un senso a quanto accaduto e trovare nuove risorse per affrontare queste paure che le generano ansia e sofferenza. E' stata già coraggiosa a portare "alla luce" il suo disagio, non demorda. Contatti uno psicoterapeuta, anche su questo portale, e si consulti per iniziare un percorso verso il cambiamento: la sua giovane età e la sua forza saranno sicuramente armi molto importanti per superare questi dolori. Un caro augurio Dott.sa Elisa Galantini
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Buonasera, la psicoterapia le permetterà di dare un senso e un nome a questa angoscia. A volte gli eventi segnano il punto in cui bisogna arrestarsi e prendere coscienza di sé. I miei auguri,
MG
MG
Buonasera. Il broncospasmo è un'esperienza veramente forte, in quanto la sensazione di soffocamento è reale. Tuttavia ciò che lei ha sviluppato sembrerebbe essere un condizionamento vero e proprio. Potrebbe essere utile una terapia cognitivo comportamentale
Carissima, spero che tu abbia fatto accertamenti medici, importanti per capire a fondo il problema dal punto di vista fisico. Per quanto concerne la psicoterapia, sicuramente può aiutarti nella gestione dell'ansia e degli attacchi di panico che sono benissimo curabili senza farmaci. Molto dipende dalla tua motivazione al lavoro terapeutico. Un abbraccio e se hai bisogno, contattami; rimango a tua disposizione. Dr.ssa Claudia Sposini
Buon giorno a lei. Grazie per la sua attenta descrizione che mi ha permesso di farmi un idea del suo disagio. Difficile poter dire con certezza che si tratti di attacchi di panico quanto piuttosto di una sintomatologia ansiosa. Le consiglio per tanto di rivolgersi a un professionista psicoterapeuta così da impostare con lui un lavoro a lei adeguato volto al rinforzo dell Io e al riconoscimento delle sue risorse al fine di superare questo difficile momento di disagio. Cordialmente e coraggio. Gian Piero Dott Grandi
Buongiorno il problema che lei descrive può essere benissimo affrontato attraverso una psicoterapia circa la gestione dell'ansia e degli attacchi di panico, senza l'utilizzo di particolari farmaci. Nel caso avesse bisogno rimango a disposizione. Cordiali Saluti. Dott. Andrea Maldifassi
Buongiorno, ha trascorso un periodo molto lungo, 6 anni, sopportando questi sintomi respiratori così spiacevoli e vincolanti. Oggi,lei stessa è arrivata a chiedersi perchè sopportare ancora, perchè non provare a liberarsene. La sua giovane età fa ben sperare nella risoluzione del sintomo che finora le ha fatto compagnia in certi momenti. Non penso che nel suo caso sia necessario ricorrere a una terapia farmacologica. Comunque tenga presente che per qualunque sintomo occorre una presa di consapevolezza della persona che ne soffre e una disponibilità a liberarsene.Cioè, non basta assume re un farmaco per sentirsi più sereni, anche quando il sintomo si riduce In questo senso, una psicoterapia potrebbe esserle di grande aiuto. Cordiali saluti. PG
Cara paziente,
un percorso psicoterapeutico può aiutarla ad elaborare quanto accaduto alleggerendo la paura che vive. Cominci prima che può, così i circoli di pensieri negativi si possono sbloccare e di conseguenza le emozioni rendersi più sopportabili.
Saluti e auguri
un percorso psicoterapeutico può aiutarla ad elaborare quanto accaduto alleggerendo la paura che vive. Cominci prima che può, così i circoli di pensieri negativi si possono sbloccare e di conseguenza le emozioni rendersi più sopportabili.
Saluti e auguri
Assolutamente sì, credo che per lei sia arrivato il momento di occuparsi del suo disagio che, a partire da un evento fisico reale, ha assunto un assetto di tipo ansioso. Un buon percorso psicoterapico la aiuterà a leggere le sensazioni fisiche come un modo che ha trovato per far parlare la sua parte sofferente e quindi occuparsene adeguatamente. Un caro saluto
Dott.ssa Piantelli
Dott.ssa Piantelli
Salve,
certo è possibile superare l'evento traumatico (broncospasmo) e l'ansia che ne deriva con un percorso psicoterapeutico, in cui potrà imparare anche delle tecniche pratiche di gestione dell'ansia.
Saluti.
certo è possibile superare l'evento traumatico (broncospasmo) e l'ansia che ne deriva con un percorso psicoterapeutico, in cui potrà imparare anche delle tecniche pratiche di gestione dell'ansia.
Saluti.
Brava!!! Certo che è possibile! Assolutamente le consiglio sedute di Psicoterapia cognitivo comportamentale: concrete ed efficaci, affronterà i pensieri disfunzionali e i relativi comportamenti disfunzionali, spezzando i meccanismi di mantenimento del disturbo d'ansia. Coraggio! È giovane, non rimandi! In bocca al lupo di cuore
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Gentilissima, è tipico di chi sviluppa un disturbo da panico, che l'esordio sia legato a un momento in cui il corpo ha "ceduto" e da lì si sviluppi la paura di ritrovarsi in condizioni simili.
Concordo con le colleghe nel consigliare una terapia cognitivo comportamentale per lavorare sul circolo vizioso di pensieri comportamenti ed emozioni che si è strutturato in questi anni!
Stare meglio è possibile! Buon lavoro!
Concordo con le colleghe nel consigliare una terapia cognitivo comportamentale per lavorare sul circolo vizioso di pensieri comportamenti ed emozioni che si è strutturato in questi anni!
Stare meglio è possibile! Buon lavoro!
Carissima, quello che ti è accaduto sei anni fa è un episodio traumatico che come a volte capita dà inizio ad un circolo vizioso di cui rimaniamo intrappolati. Nel tuo caso, questo ha generato sensazioni di soffocamento e ansia legata alla paura di non poter respirare e quindi di conseguenza ad attacchi di panico. Da questo circolo vizioso ne puoi uscire, senza dubbio. Il mio consiglio è di intraprendere una psicoterapia ad indirizzo strategico perché è molto indicata per questa tipologia di problematiche e vedrai che senza l'aiuto dei farmaci potrai ritrovare la tua serenità. Per qualsiasi tipo di consiglio e chiarimento sono a disposizione. Un caro saluto. Dottoressa Ilaria Artusi
Gentile utente di mio dottore,
iniziare una psicoterapia le permetterà di dare un senso e un nome a questa angoscia e di capirne la funzionalità all'interno delle sue relazioni interpersonali. Questo evento potrebbe aver reso manifesto delle problematiche già presenti ma che erano latenti.
Non perda l'opportunità di approfondire la questione al fine di poter stare meglio quanto prima.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
iniziare una psicoterapia le permetterà di dare un senso e un nome a questa angoscia e di capirne la funzionalità all'interno delle sue relazioni interpersonali. Questo evento potrebbe aver reso manifesto delle problematiche già presenti ma che erano latenti.
Non perda l'opportunità di approfondire la questione al fine di poter stare meglio quanto prima.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, dall'ansia e dall'angoscia che descrive si può guarire. Provi a contattare uno psicoterapeuta, l'idea dei farmaci può essere valutata dopo colloqui diagnostici.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Salve,
lo stato ansioso che si è creato a partire da un evento precariante le permette di aprire un varco (interno) per un approfondimento prezioso della sua psicologia.
Insomma una chance che attende di essere sondata e dispiegata.
Si faccia serenamente accompagnare da un terapeuta professionista, ciò che ora le appare un limite nel tempo assumerà le vesti preziose di una bellissima opportunità di formazione.
Buon lavoro!
lo stato ansioso che si è creato a partire da un evento precariante le permette di aprire un varco (interno) per un approfondimento prezioso della sua psicologia.
Insomma una chance che attende di essere sondata e dispiegata.
Si faccia serenamente accompagnare da un terapeuta professionista, ciò che ora le appare un limite nel tempo assumerà le vesti preziose di una bellissima opportunità di formazione.
Buon lavoro!
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Gentile ragazza, se avverte il bisogno di apportare un cambiamento nella sua vita, perchè vuole stare meglio, colga l'attimo e approfitti di questa spinta interiore. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla ad elaborare il ricordo spiacevole, non a "cancellarlo", ma a far sì che abbia un senso per lei. Potrebbe, inoltre, aiutarla a elaborare i vissuti di angoscia da lei riferiti. La psicoterapia è una buona occasione per conoscere se stessi e apportare dei cambiamenti che ci permettano di avere una migliore qualità di vita. Coraggio!
Un caro saluto,
Rosella Pettinari
Un caro saluto,
Rosella Pettinari
Gent.ma,
se sente che questo disagio le reca un comprensibile disturbo, si rivolga ad uno psicoterapeuta per la valutazione dei suoi sintomi e per una proposta psicoterapeutica. SG
se sente che questo disagio le reca un comprensibile disturbo, si rivolga ad uno psicoterapeuta per la valutazione dei suoi sintomi e per una proposta psicoterapeutica. SG
Gentile ragazza , ciò che racconti è molto coerente con ciò che in clinica vediamo dopo esperienze improvvise legate al respiro: non è tanto l’episodio in sé a “restare”, ma la traccia di allarme che lascia nel sistema nervoso.
Un broncospasmo, soprattutto se vissuto con paura intensa e sensazione di soffocamento, può diventare un vero e proprio “punto di memoria corporea”. Da lì in poi, il cervello tende a fare un’associazione automatica: sensazione nel respiro = possibile pericolo. Questo non perché ci sia davvero un problema respiratorio, ma perché il sistema di allarme si è sensibilizzato.
Quello che descrivi oggi (fiato corto episodico, peso al petto, disagio in mezzo alle persone, riattivazione dopo episodi come la saliva “di traverso”) è molto tipico di un circolo ansioso: una sensazione corporea innocua viene interpretata come minaccia, e questa interpretazione aumenta l’attivazione fisica, che a sua volta conferma la paura.
La cosa importante è che questo meccanismo è trattabile e reversibile.
In genere il trattamento più efficace è una psicoterapia cognitivo-comportamentale, perché lavora proprio sulla riduzione dell’interpretazione catastrofica delle sensazioni fisiche; su interruzione del circolo paura → controllo del respiro → aumento dei sintomi; esposizione graduale alle sensazioni temute (anche attraverso esercizi sul respiro e sul corpo, che aiutano il cervello a “riapprendere” che quelle sensazioni non sono pericolose) e riduzione dell’evitamento delle situazioni che oggi ti fanno sentire esposta o in allarme.
Sul discorso farmaci: possono essere un supporto in alcuni casi, soprattutto se l’ansia è molto intensa o limita molto la vita quotidiana, ma non sono obbligatori e non sono l’unica strada. Se preferisci evitarli, si può iniziare tranquillamente con un percorso psicoterapeutico.
Un punto fondamentale è questo: la sensazione di fiato corto e costrizione toracica, quando si inserisce in questo quadro e in assenza di patologie respiratorie attive, è quasi sempre una manifestazione dell’ansia e non un segnale di soffocamento reale. Il corpo sta “simulando” un allarme, non segnalando un pericolo.
Il fatto che tu oggi riesca a collegare tutto questo e a chiedere aiuto non è tardivo, è proprio il momento giusto per intervenire, perché questi meccanismi, anche se durano da anni, possono cambiare.
Resto a disposizione nel caso in cui volessi intraprendere un percorso di psicoterapia.
Un caro saluto
Un broncospasmo, soprattutto se vissuto con paura intensa e sensazione di soffocamento, può diventare un vero e proprio “punto di memoria corporea”. Da lì in poi, il cervello tende a fare un’associazione automatica: sensazione nel respiro = possibile pericolo. Questo non perché ci sia davvero un problema respiratorio, ma perché il sistema di allarme si è sensibilizzato.
Quello che descrivi oggi (fiato corto episodico, peso al petto, disagio in mezzo alle persone, riattivazione dopo episodi come la saliva “di traverso”) è molto tipico di un circolo ansioso: una sensazione corporea innocua viene interpretata come minaccia, e questa interpretazione aumenta l’attivazione fisica, che a sua volta conferma la paura.
La cosa importante è che questo meccanismo è trattabile e reversibile.
In genere il trattamento più efficace è una psicoterapia cognitivo-comportamentale, perché lavora proprio sulla riduzione dell’interpretazione catastrofica delle sensazioni fisiche; su interruzione del circolo paura → controllo del respiro → aumento dei sintomi; esposizione graduale alle sensazioni temute (anche attraverso esercizi sul respiro e sul corpo, che aiutano il cervello a “riapprendere” che quelle sensazioni non sono pericolose) e riduzione dell’evitamento delle situazioni che oggi ti fanno sentire esposta o in allarme.
Sul discorso farmaci: possono essere un supporto in alcuni casi, soprattutto se l’ansia è molto intensa o limita molto la vita quotidiana, ma non sono obbligatori e non sono l’unica strada. Se preferisci evitarli, si può iniziare tranquillamente con un percorso psicoterapeutico.
Un punto fondamentale è questo: la sensazione di fiato corto e costrizione toracica, quando si inserisce in questo quadro e in assenza di patologie respiratorie attive, è quasi sempre una manifestazione dell’ansia e non un segnale di soffocamento reale. Il corpo sta “simulando” un allarme, non segnalando un pericolo.
Il fatto che tu oggi riesca a collegare tutto questo e a chiedere aiuto non è tardivo, è proprio il momento giusto per intervenire, perché questi meccanismi, anche se durano da anni, possono cambiare.
Resto a disposizione nel caso in cui volessi intraprendere un percorso di psicoterapia.
Un caro saluto
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