Salve, Scrivo questo per avere maggiori chiarimenti riguardo il mio stato si salute mentale. Sono u
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Salve,
Scrivo questo per avere maggiori chiarimenti riguardo il mio stato si salute mentale. Sono una ragazza giovane e sospetto che qualcosa nella mia testa stia cambiando. Durante i primi mesi invernali sono stata molto male psicologicamente, a causa di un distacco con una persona per me davvero importante, ma in seguito questo malessere ho iniziato a stare meglio, dedicarmi di più nelle attività che amo fare. È cominciato in me, però, un ciclo mentale contonuo in cui certi giorni ero in un periodo di serenità, poi passavo a non provare emozioni sentendomi vuota ed infine arrivava il momento della tristezza. Questo processo si è interrotto quando improvvisamente iniziai a sentirmi sempre di più un vuoto nel petto che successivamente si è trasformato in tristezza. Durante la fine della primavera e la maggior parte dell'estate sono stata molto male a livello psicologico. Si è alterato il mio sonno, il mio modo di mangiare, si sono formati sul mio corpo dei segnali dello stress (come l'afta), è cambiata la percezione che ho di me e sono arrivata a cercare di farmi del male da sola utilizzando lo schiocco di un elastico sul mio polso. Dalla fine dell'estate fino ad ora mi sento come anestetizzata con dei momenti più brutti in alcuni giorni. Volevo chiedere a degli specialisti se è possibile che il malessere avuto durante l'inverno fosse in qualche modo collegato con quello che ho provato in estate e sto provando abbastanza anche ora. La "colpa" di questi problemi nel secondo caso l'ho associata alla sopportazione continuo di certi comportamenti che mi danno fastidio in famiglia, ma magari non è solo quello il motivo di tutto questo. Come posso identificare e definire questa situazione? Mi scuso davvero per questo testo estremamente lungo e per il disturbo, e vi ringrazio per tutto.
Scrivo questo per avere maggiori chiarimenti riguardo il mio stato si salute mentale. Sono una ragazza giovane e sospetto che qualcosa nella mia testa stia cambiando. Durante i primi mesi invernali sono stata molto male psicologicamente, a causa di un distacco con una persona per me davvero importante, ma in seguito questo malessere ho iniziato a stare meglio, dedicarmi di più nelle attività che amo fare. È cominciato in me, però, un ciclo mentale contonuo in cui certi giorni ero in un periodo di serenità, poi passavo a non provare emozioni sentendomi vuota ed infine arrivava il momento della tristezza. Questo processo si è interrotto quando improvvisamente iniziai a sentirmi sempre di più un vuoto nel petto che successivamente si è trasformato in tristezza. Durante la fine della primavera e la maggior parte dell'estate sono stata molto male a livello psicologico. Si è alterato il mio sonno, il mio modo di mangiare, si sono formati sul mio corpo dei segnali dello stress (come l'afta), è cambiata la percezione che ho di me e sono arrivata a cercare di farmi del male da sola utilizzando lo schiocco di un elastico sul mio polso. Dalla fine dell'estate fino ad ora mi sento come anestetizzata con dei momenti più brutti in alcuni giorni. Volevo chiedere a degli specialisti se è possibile che il malessere avuto durante l'inverno fosse in qualche modo collegato con quello che ho provato in estate e sto provando abbastanza anche ora. La "colpa" di questi problemi nel secondo caso l'ho associata alla sopportazione continuo di certi comportamenti che mi danno fastidio in famiglia, ma magari non è solo quello il motivo di tutto questo. Come posso identificare e definire questa situazione? Mi scuso davvero per questo testo estremamente lungo e per il disturbo, e vi ringrazio per tutto.
Salve, come prima cosa la ringrazio per la sua condivisione sincera e profonda. La situazione dai lei descritta ricopre un lungo arco di tempo, all'interno del quale la sua sofferenza si è manifestata in forme e modalità diverse. Per rispondere alla sua domanda (come comprendere e identificare le ragioni di quanto vissuto) credo che la soluzione più adatta sia quella di intraprendere un percorso di psicoterapia, uno spazio per analizzare le sue emozioni e le esperienze che attualmente caratterizzano la sua vita quotidiana.
Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un caro saluto,
dr. Omar Isa
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Gentilissima, lei chiede come poter “identificare e definire” questa situazione e comprendo la sua necessità, tutto ciò che ci accade deve trovare una spiegazione logica e razionale (e non solo) nella nostra mente. In base al suo racconto, si potrebbe ipotizzare che il suo malessere trovi la sua origine lontano dal presente, forse nel corso del suo percorso di maturazione e di crescita e non per forza nelle esperienze più recenti. Purtroppo in questa sede si incontrano tanti limiti che non consentono di rispondere puntualmente come desidererebbe, servirebbe il giusto approfondimento, uno spazio adeguato e un tempo congruo per farlo. Le suggerisco di darsi la possibilità di esplodere quanto di prezioso ha condiviso per arrivare a soddisfare il suo bisogno di autoconsapevolezza, con l’aiuto di un professionista. Augurandole il meglio, la saluto cordialmente
Buona sera,
riuscire a capire come definire ed identificare la sua situazione da sola non servirà a superare ed uscire dalla situazione in cui si trova.
Se vuole ritrovare uno stato di benessere deve affidarsi ad uno psicoterapeuta che sarà in grado di valutare la situazione e costruire un intervento cucito a misura su di lei.
Non è possibile curarsi da soli e sapere di cosa soffre non equivale a superare la sofferenza.
Saluti
riuscire a capire come definire ed identificare la sua situazione da sola non servirà a superare ed uscire dalla situazione in cui si trova.
Se vuole ritrovare uno stato di benessere deve affidarsi ad uno psicoterapeuta che sarà in grado di valutare la situazione e costruire un intervento cucito a misura su di lei.
Non è possibile curarsi da soli e sapere di cosa soffre non equivale a superare la sofferenza.
Saluti
Buonasera, per riuscire a comprendere meglio ciò che lei chiede occorrerebbe senz'altro un approfondimento clinico all'interno di un percorso psicologico. Se vuole trovare il benessere, forse dovrebbe proprio partire da quel suo bisogno di "identificare e definire". Una terapia psicologica potrebbe permettergli di conoscersi meglio e di sviluppare delle strategie utili per poter vivere al meglio il presente, costruendo delle basi solide al fine di affrontare in maniera efficace un futuro che a tratti può sembrare angoscioso. Sarebbe uno spazio solo per lei alla scoperta di se stessi. In caso volesse, io sono a completa disposizione, in presenza ma anche Online. Dott. Matteo De Nicolò
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Buonasera,
Innanzitutto, voglio dirle che fare il passo di esprimere le proprie preoccupazioni e cercare aiuto è fondamentale e dimostra una grande consapevolezza e forza da parte sua. Le fluttuazioni emotive che ha descritto, unite ai cambiamenti fisici e comportamentali che ha osservato in se stessa, sono chiaramente segni di un malessere psicologico che merita attenzione.
È possibile che il distacco avvenuto nei mesi invernali abbia innescato o exacerbato un quadro psicologico preesistente. Molto spesso, le nostre reazioni emotive a determinati eventi sono l'espressione di dinamiche interne complesse che possono risalire a molto tempo prima.
L'ambiente familiare e le relazioni in generale possono influire profondamente sul nostro stato emotivo. Tuttavia, è importante ricordare che ciò che sperimentiamo a livello interno non è causato solamente da fattori esterni: la nostra psiche è complessa e molteplici aspetti della nostra storia, personalità e genetica interagiscono nel determinare come ci sentiamo.
Le consiglierei caldamente di rivolgersi a un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra, per avere un quadro più chiaro della sua situazione e per ricevere il sostegno adeguato. Condividere le proprie emozioni e preoccupazioni con un esperto può aiutarla a capire meglio ciò che sta attraversando e a trovare le strategie più adatte per affrontare il suo malessere.
Infine, se in qualsiasi momento si sente in pericolo o pensa di potersi fare del male, la prego di cercare aiuto immediatamente, contattando un servizio di emergenza o qualcuno di fiducia.
La ringrazio per aver condiviso la sua storia e le auguro tutto il meglio nella sua ricerca di benessere e comprensione.
Un caro saluto
Dott.ssa Laura Sozio
Innanzitutto, voglio dirle che fare il passo di esprimere le proprie preoccupazioni e cercare aiuto è fondamentale e dimostra una grande consapevolezza e forza da parte sua. Le fluttuazioni emotive che ha descritto, unite ai cambiamenti fisici e comportamentali che ha osservato in se stessa, sono chiaramente segni di un malessere psicologico che merita attenzione.
È possibile che il distacco avvenuto nei mesi invernali abbia innescato o exacerbato un quadro psicologico preesistente. Molto spesso, le nostre reazioni emotive a determinati eventi sono l'espressione di dinamiche interne complesse che possono risalire a molto tempo prima.
L'ambiente familiare e le relazioni in generale possono influire profondamente sul nostro stato emotivo. Tuttavia, è importante ricordare che ciò che sperimentiamo a livello interno non è causato solamente da fattori esterni: la nostra psiche è complessa e molteplici aspetti della nostra storia, personalità e genetica interagiscono nel determinare come ci sentiamo.
Le consiglierei caldamente di rivolgersi a un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra, per avere un quadro più chiaro della sua situazione e per ricevere il sostegno adeguato. Condividere le proprie emozioni e preoccupazioni con un esperto può aiutarla a capire meglio ciò che sta attraversando e a trovare le strategie più adatte per affrontare il suo malessere.
Infine, se in qualsiasi momento si sente in pericolo o pensa di potersi fare del male, la prego di cercare aiuto immediatamente, contattando un servizio di emergenza o qualcuno di fiducia.
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Buongiorno, come le hanno scritto i colleghi credo che sia indicato nel suo caso un consulto con una/o psicoterapeuta per approfondire la sua situazione e valutare l'inizio di un percorso di psicoterapia. Nel racconto che ha scritto ho notato la sua capacità di osservare i suoi stati emotivi e questo è un ottima risorsa per lavorare in psicoterapia! Le auguro di poter risolvere la sua situazione di difficoltà. SV
Buonasera, nel suo racconto sono presenti moltissime emozioni con intensità e manifestazioni differenti.
Per capire al meglio la situazione che sta affrontando e come gestirla in direzione del suo benessere, sarebbe utile intraprendere un percorso psicologico nel quale esplorare i propri vissuti.
Rimango a disposizione online e in presenza per un consulto più approfondito.
Cordialmente, Dott. ssa Claudia Artuso
Per capire al meglio la situazione che sta affrontando e come gestirla in direzione del suo benessere, sarebbe utile intraprendere un percorso psicologico nel quale esplorare i propri vissuti.
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Cordialmente, Dott. ssa Claudia Artuso
Buongiorno! Mi permetta di esprimere la mia sincera preoccupazione per la situazione in cui si trova. La giovane età e la decisione (immagino non facile) di raccontarsi un po' è un'occasione da non perdere, una piccola ma preziosa apertura. Mi è sembrato di cogliere una certa sfiducia nella possibilità di rivolgersi a un* terapeuta che La faccia sentire accolta, accettata. Uno spazio intimo, che sente di appartenerLe, per il quale non deve chiedere "permesso?", dove poter essere se stessa, senza doversi scusare. Grazie a Lei e buon lavoro
Buongiorno. Il disagio psicologico spesso nasce in modo graduale, in sordina, una goccia dopo l'altra, a volte c'è una causa scatenante, più o meno consapevole che comporta una ingravescenza. Nel suo caso quel distacco da una persona importante ne può essere il trigger (la causa scatenante), a cui si vanno a sommare altri disagi, come la disarmonia nell'ambiente familiare di cui parla, che determinano una spirale discendente. I sintomi depressivi di cui parla ne sono l'esito. Come lei ha compreso, è importante capirne le cause e trovarne i rimedi, prima si agisce e meglio si prevengono recidive in futuro. Le consiglio di rivolgersi ad un professionista della salute mentale al fine di ritrovare uno stato di maggiore benessere. La saluto con la speranza di esserle stata di aiuto.
Dott.ssa Marina Bonadeni
Dott.ssa Marina Bonadeni
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Gentile utente, capisco bene la sua confusione e frustrazione davanti ad un malessere che non riesce a nominare. Quando sussistono queste situazioni spesso non è sufficiente identificare le cause nell'uno o nell'altro evento quanto piuttosto cercare di costruire una visione di insieme della persona, una storia per poter dare in primis significato a questi sintomi, se così vogliamo chiamarli. Inoltre non le si farebbe un servizio adeguato a cercare di diagnosticarle un disturbo in questa sede, sia perché inadeguata, sia perché forse sarebbe poco utile a lei. Magari potrebbe provare a parlarne con un collega, anche solo per un primo percorso di consulenza, in modo da poter raccontare chiaramente e avere in ritorno un'ipotesi più completa delle cause del suo malessere, o quantomeno poter essere aiutata a dare un nome a tutto questo. Spero di esserle stata utile, per qualsiasi dubbio sono disponibile. Un caro saluto, Rinaldi
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Gentile utente, comprendo dal suo racconto la situazione di profonda sofferenza che sta attraversando. Le consiglio una consulenza con uno psicologo o psicoterapeuta, con il quale pensare di intraprendere un percorso che le permetta di guardare dentro di sé, comprendere e affrontare le dinamiche che le creano malessere e ritrovare il suo benessere psicofisico.
Le auguro il meglio. Rimango a disposizione, anche online.
Dott.ssa Noemi Ferrarese
Le auguro il meglio. Rimango a disposizione, anche online.
Dott.ssa Noemi Ferrarese
Buon pomeriggio,
ci sono tantissime emozioni che vengono fuori da questo racconto.
Nonostante la sua sensazione di sentirsi anestetizzata, le assicuro che la grande fatica di questo periodo arriva.
La separazione e la perdita di un rapporto importante è un momento di lutto che può essere superato con i propri tempi e che se non adeguatamente rielaborato può ripresentarsi sottoforma di somatizzazioni ed ansia.
L'aspetto sano della fine della relazione è che lei ha iniziato a rifare cose che non faceva più! Se la tenga questa possibilità e forza e, se le andrà, potremo provare insieme a capire quali emozioni anestetizzate passano, riaccederle e capire le problematiche comunicative con la sua famiglia.
Cordialmente,Federica F.
ci sono tantissime emozioni che vengono fuori da questo racconto.
Nonostante la sua sensazione di sentirsi anestetizzata, le assicuro che la grande fatica di questo periodo arriva.
La separazione e la perdita di un rapporto importante è un momento di lutto che può essere superato con i propri tempi e che se non adeguatamente rielaborato può ripresentarsi sottoforma di somatizzazioni ed ansia.
L'aspetto sano della fine della relazione è che lei ha iniziato a rifare cose che non faceva più! Se la tenga questa possibilità e forza e, se le andrà, potremo provare insieme a capire quali emozioni anestetizzate passano, riaccederle e capire le problematiche comunicative con la sua famiglia.
Cordialmente,Federica F.
Probabilmente i due stati di malessere sono collegati e non è detto che la spiegazione che hai trovato sia del tutto giusta: per risponderti bisognerebbe iniziare un percorso psicologico che ti consiglio vivamente di intraprendere. Hai percepito il tuo malessere e questo è un bene, ora chiedi aiuto e cerca di capire la sua origine e vedrai che imparerai a stare meglio. Un saluto
Buongiorno, mi dispiace molto per questa sua condizione e la ringrazio per aver condiviso la sua preoccupazione. Distaccarsi e perdere una persona importante è considerato un momento di lutto e tutte le emozioni e sentimenti ad essa connessi creano un forte disagio.
Per comprendere meglio quanto da lei descritto e poterla aiutare le suggerisco di intraprendere un percorso psicologico per poter affrontare le dinamiche che le creano malessere e ritrovare il suo benessere psicologico.
La saluto, sperando di essere stata d’aiuto. Dott.ssa Alessandra Filocamo
Per comprendere meglio quanto da lei descritto e poterla aiutare le suggerisco di intraprendere un percorso psicologico per poter affrontare le dinamiche che le creano malessere e ritrovare il suo benessere psicologico.
La saluto, sperando di essere stata d’aiuto. Dott.ssa Alessandra Filocamo
Gentile Utente,
I sintomi come ansia, depressione, attacchi di panico, alterazioni dell’umore e pensieri intrusivi sono un qualcosa che “parla”, che ci dice che c’è qualcosa in noi che vuole essere ascoltato, che protesta per uscire fuori. È difficile starlo a sentire, ma con un buon professionista e l’impegno, si può scoprire tanto di sé stessi. Questo non comporta solo la sparizione della sofferenza, ma le permette anche di trovare uno slancio verso qualcosa di nuovo.
Sono certo che troverà il professionista più adatto a lei.
Spero si esserle stato utile.
Cordiali Saluti
dott Carlo M R Flamini
I sintomi come ansia, depressione, attacchi di panico, alterazioni dell’umore e pensieri intrusivi sono un qualcosa che “parla”, che ci dice che c’è qualcosa in noi che vuole essere ascoltato, che protesta per uscire fuori. È difficile starlo a sentire, ma con un buon professionista e l’impegno, si può scoprire tanto di sé stessi. Questo non comporta solo la sparizione della sofferenza, ma le permette anche di trovare uno slancio verso qualcosa di nuovo.
Sono certo che troverà il professionista più adatto a lei.
Spero si esserle stato utile.
Cordiali Saluti
dott Carlo M R Flamini
Caro Utente, innanzitutto vorrei ringraziarla per aver condiviso con noi la sua storia e la sua sofferenza. Quando si tratta di questioni, argomenti psicologici (che si tratti di rapporti sociali, disagi personali, o dei disturbi, autostima, motivazione etc..) dare risposte con così poche informazioni su di una piattaforma web, è difficile. Ognuno di noi è diverso e per comprenderlo fino in fondo bisogna ascoltarlo attentamente e porre le giuste domande.
Detto questo, le consiglio di rivolgersi a uno psicologo con il quale riesca ad entrare in sintonia e intraprendere un percorso di sostegno o supporto psicologico così da poter indagare a fondo le sue emozioni, i suoi pensieri e il suo modo di percepire sé stesso e il mondo circostante. In questo modo è possibile raggiungere quel benessere che ognuno di noi si merita.
Rimango in attesa per eventuali chiarimenti.
Dott.ssa Linda Trogi
Detto questo, le consiglio di rivolgersi a uno psicologo con il quale riesca ad entrare in sintonia e intraprendere un percorso di sostegno o supporto psicologico così da poter indagare a fondo le sue emozioni, i suoi pensieri e il suo modo di percepire sé stesso e il mondo circostante. In questo modo è possibile raggiungere quel benessere che ognuno di noi si merita.
Rimango in attesa per eventuali chiarimenti.
Dott.ssa Linda Trogi
Cara lettrice,
Innanzitutto, ti ringrazio per aver condiviso apertamente le tue preoccupazioni riguardo alla tua salute mentale. È importante affrontare questi problemi e cercare supporto quando ne senti il bisogno.
La tua esperienza sembra essere complessa e potrebbe coinvolgere diversi fattori. È possibile che il malessere che hai provato durante l'inverno abbia innescato un ciclo di stress e disagio emotivo che si è protratto nel tempo. Spesso, eventi stressanti o traumatici possono avere un impatto duraturo sulla nostra salute mentale, anche se all'inizio sembra che ci si sia ripresi.
Il fatto che tu abbia associato il secondo periodo di malessere alla sopportazione di certi comportamenti in famiglia potrebbe indicare che ci sono delle dinamiche relazionali che stanno contribuendo al tuo stato emotivo. Le relazioni familiari possono avere un impatto significativo sulla nostra salute mentale, specialmente se ci sentiamo costantemente stressati o in conflitto.
Per identificare e definire meglio la tua situazione, potresti considerare di cercare supporto professionale da uno psicologo o uno psichiatra. Un professionista della salute mentale può aiutarti a esplorare i tuoi pensieri, sentimenti e comportamenti in modo più approfondito, e insieme potete lavorare per individuare le cause sottostanti del tuo malessere e sviluppare strategie per affrontarlo.
Inoltre, potresti voler tenere un diario emotivo in cui annotare i tuoi stati d'animo, le esperienze stressanti e i pensieri ricorrenti. Questo potrebbe aiutarti a individuare eventuali schemi o trigger che contribuiscono al tuo malessere.
Infine, non sottovalutare l'importanza del supporto sociale. Parla con persone di fiducia, come amici o familiari di cui ti fidi, o considera di unirti a gruppi di supporto online o nella tua comunità. L'essere compresi e sostenuti può fare una grande differenza nel tuo percorso di guarigione.
Ti auguro tutto il meglio e spero che tu possa trovare il supporto e la risoluzione di cui hai bisogno per affrontare queste sfide. Se ti senti in pericolo o hai pensieri suicidi, ti prego di cercare immediatamente aiuto da parte di un professionista della salute mentale o di chiamare un numero di emergenza.
Innanzitutto, ti ringrazio per aver condiviso apertamente le tue preoccupazioni riguardo alla tua salute mentale. È importante affrontare questi problemi e cercare supporto quando ne senti il bisogno.
La tua esperienza sembra essere complessa e potrebbe coinvolgere diversi fattori. È possibile che il malessere che hai provato durante l'inverno abbia innescato un ciclo di stress e disagio emotivo che si è protratto nel tempo. Spesso, eventi stressanti o traumatici possono avere un impatto duraturo sulla nostra salute mentale, anche se all'inizio sembra che ci si sia ripresi.
Il fatto che tu abbia associato il secondo periodo di malessere alla sopportazione di certi comportamenti in famiglia potrebbe indicare che ci sono delle dinamiche relazionali che stanno contribuendo al tuo stato emotivo. Le relazioni familiari possono avere un impatto significativo sulla nostra salute mentale, specialmente se ci sentiamo costantemente stressati o in conflitto.
Per identificare e definire meglio la tua situazione, potresti considerare di cercare supporto professionale da uno psicologo o uno psichiatra. Un professionista della salute mentale può aiutarti a esplorare i tuoi pensieri, sentimenti e comportamenti in modo più approfondito, e insieme potete lavorare per individuare le cause sottostanti del tuo malessere e sviluppare strategie per affrontarlo.
Inoltre, potresti voler tenere un diario emotivo in cui annotare i tuoi stati d'animo, le esperienze stressanti e i pensieri ricorrenti. Questo potrebbe aiutarti a individuare eventuali schemi o trigger che contribuiscono al tuo malessere.
Infine, non sottovalutare l'importanza del supporto sociale. Parla con persone di fiducia, come amici o familiari di cui ti fidi, o considera di unirti a gruppi di supporto online o nella tua comunità. L'essere compresi e sostenuti può fare una grande differenza nel tuo percorso di guarigione.
Ti auguro tutto il meglio e spero che tu possa trovare il supporto e la risoluzione di cui hai bisogno per affrontare queste sfide. Se ti senti in pericolo o hai pensieri suicidi, ti prego di cercare immediatamente aiuto da parte di un professionista della salute mentale o di chiamare un numero di emergenza.
Salve gentile utente, ringraziandola per aver condiviso su questa piattaforma il suo malessere, sento di dirle che sarebbe utile che lei concedesse a se stessa uno spazio dedicato dove approfondire il suo disagio. L’allontanamento dalla persona cara può aver slatentizzato qualcosa di preesistente o generato un disagio che si protrae da un lungo periodo. Resto a sua disposizione. Cordialmente
Dottoressa Aurora Furma
Dottoressa Aurora Furma
Ciao, grazie per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa di così personale e complesso. Quello che stai vivendo è importante, e il tuo messaggio dimostra quanto tu stia cercando di comprendere meglio te stessa.
Quello che descrivi — l’alternanza di emozioni, il senso di vuoto, i cambiamenti nel sonno, nell’alimentazione e nella percezione di te stessa, insieme ai segnali fisici dello stress — è qualcosa che merita attenzione. È possibile che il malessere invernale, legato al distacco con una persona cara, abbia avuto un impatto duraturo, innescando un ciclo di emozioni difficili che, nel tempo, si sono trasformate in un senso di anestesia o apatia. Anche i fattori esterni, come le dinamiche familiari, possono contribuire a questo stato, ma potrebbe esserci un insieme di cause che lavorano insieme.
Un primo passo potrebbe essere rivolgerti a uno psicologo. Un professionista può aiutarti a esplorare il legame tra i tuoi vissuti emotivi, i sintomi fisici e i cambiamenti nel tuo stato mentale, offrendoti strumenti per gestire questi momenti difficili.
Nel frattempo, voglio sottolineare quanto sia importante prenderti cura di te stessa, anche nei piccoli gesti quotidiani: concederti del tempo per riposare, per fare cose che ti fanno stare bene (anche se sembrano banali) e cercare di aprirti con persone di cui ti fidi. Non è sempre facile, ma ogni passo verso il benessere conta.
Con il supporto giusto, puoi iniziare a sentirti meglio e a costruire uno spazio emotivo più stabile. Meriti di sentirti compresa e sostenuta, e ti incoraggio a fare quel primo passo verso l’aiuto che ti serve.
Un caro saluto
Quello che descrivi — l’alternanza di emozioni, il senso di vuoto, i cambiamenti nel sonno, nell’alimentazione e nella percezione di te stessa, insieme ai segnali fisici dello stress — è qualcosa che merita attenzione. È possibile che il malessere invernale, legato al distacco con una persona cara, abbia avuto un impatto duraturo, innescando un ciclo di emozioni difficili che, nel tempo, si sono trasformate in un senso di anestesia o apatia. Anche i fattori esterni, come le dinamiche familiari, possono contribuire a questo stato, ma potrebbe esserci un insieme di cause che lavorano insieme.
Un primo passo potrebbe essere rivolgerti a uno psicologo. Un professionista può aiutarti a esplorare il legame tra i tuoi vissuti emotivi, i sintomi fisici e i cambiamenti nel tuo stato mentale, offrendoti strumenti per gestire questi momenti difficili.
Nel frattempo, voglio sottolineare quanto sia importante prenderti cura di te stessa, anche nei piccoli gesti quotidiani: concederti del tempo per riposare, per fare cose che ti fanno stare bene (anche se sembrano banali) e cercare di aprirti con persone di cui ti fidi. Non è sempre facile, ma ogni passo verso il benessere conta.
Con il supporto giusto, puoi iniziare a sentirti meglio e a costruire uno spazio emotivo più stabile. Meriti di sentirti compresa e sostenuta, e ti incoraggio a fare quel primo passo verso l’aiuto che ti serve.
Un caro saluto
Gentile, la sua lettera trasmette un profondo desiderio di comprensione e di aiuto, e questo è già un passo importante verso il benessere. È evidente che sta affrontando una serie di emozioni complesse e mutevoli, e il suo racconto suggerisce che ci siano fattori sia interni che esterni che influenzano il suo stato d'animo.
Le consiglio di considerare un percorso di terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Questa forma di terapia può aiutarla a esplorare e comprendere i pensieri e i comportamenti che contribuiscono al suo malessere. Un terapeuta esperto potrà accompagnarla nell'identificazione dei pensieri disfunzionali e delle emozioni che emergono nei momenti di vuoto e tristezza, permettendole di sviluppare strategie per affrontarli.
Inoltre, riflettere su come le dinamiche familiari e il distacco da persone importanti possano influenzare il suo stato d'animo sarà un aspetto importante di questo percorso. La CBT può aiutarla a stabilire confini più chiari e a migliorare la comunicazione con i suoi familiari.
Non si scusi per il suo messaggio; condividere i propri sentimenti è fondamentale per iniziare a guarire. Si prenda cura di sé e non esiti a cercare supporto professionale, perché merita di ritrovare la serenità e il benessere.
Con i migliori auguri per il suo percorso di ricerca e scoperta. Resto a sua disposizione, un caro saluto
Le consiglio di considerare un percorso di terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Questa forma di terapia può aiutarla a esplorare e comprendere i pensieri e i comportamenti che contribuiscono al suo malessere. Un terapeuta esperto potrà accompagnarla nell'identificazione dei pensieri disfunzionali e delle emozioni che emergono nei momenti di vuoto e tristezza, permettendole di sviluppare strategie per affrontarli.
Inoltre, riflettere su come le dinamiche familiari e il distacco da persone importanti possano influenzare il suo stato d'animo sarà un aspetto importante di questo percorso. La CBT può aiutarla a stabilire confini più chiari e a migliorare la comunicazione con i suoi familiari.
Non si scusi per il suo messaggio; condividere i propri sentimenti è fondamentale per iniziare a guarire. Si prenda cura di sé e non esiti a cercare supporto professionale, perché merita di ritrovare la serenità e il benessere.
Con i migliori auguri per il suo percorso di ricerca e scoperta. Resto a sua disposizione, un caro saluto
Buongiorno, descrive il suo stare male psicologicamente come un senso di tristezza, vuoto, cambiamenti nel sonno, nell'alimentazione, con stress e farsi del male. Questi sono vissuti che possono derivare da numerosi fattori diversi, che possono anche sommarsi tra loro. Ad esempio, la perdita affettiva di una persona a cui si è legati o situazioni familiari faticose e che fanno soffrire. Penso che quando si vivono delle sensazioni di questo sia utile affidarsi ad uno psicologo, in modo che insieme si possa fare chiarezza su ciò che si prova e su quali fattori possono influire, in modo da lavorare per modificarli e ritrovare un nuovo equilibrio e benessere.
Dott.ssa Lavinia Stefanini
Dott.ssa Lavinia Stefanini
Buongiorno, la ringrazio per aver scritto con tanta apertura: il suo racconto è chiaro e toccante, e già il fatto che abbia trovato le parole per descrivere ciò che sente è un passo importante. Quello che descrive (periodi di sofferenza alternati a momenti di sollievo, cambiamenti nel sonno e nell’appetito, segni fisici dello stress, pensieri o comportamenti autolesionisti e una sensazione di vuoto o di anestesia emotiva) è molto pesante da vivere e comprensibile come reazione a eventi di perdita, tensioni familiari e stress prolungato. È del tutto plausibile che il malessere invernale e quello estivo siano collegati: un episodio emotivamente intenso può abbassare la soglia di tolleranza dello stress, rendendo più probabile che successive difficoltà (conflitti familiari, cambiamenti di vita, ritmi alterati) riattivino dolore e sofferenza. In termini semplici, il carico emotivo si accumula e la capacità di recupero si riduce, così che nuove pressioni provocano ricadute o onde successive di sintomi. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile considerare tre livelli che spesso mantengono il disagio: ciò che succede nella realtà esterna (eventi stressanti o relazionali), i pensieri e le immagini che lei si fa su quegli eventi (spesso pessimistiche, autocritiche o catastrofiche) e le azioni che mette in atto (isolamento, evitamento, comportamenti che danno sollievo temporaneo ma mantengono il problema). Agire su uno qualsiasi di questi livelli può portare sollievo: cambiare piccole abitudini quotidiane, imparare a riconoscere e mettere in discussione i pensieri automatici più dolorosi e sperimentare comportamenti diversi, anche se faticosi, tende a spezzare il circolo vizioso. Ci sono alcuni passi concreti che possono essere utili fin da subito. Prima di tutto, se ha avuto episodi in cui si è ferita intenzionalmente, è importante prendersi sul serio e mettere in atto misure di sicurezza: ridurre l’accesso a oggetti che potrebbero essere usati per farsi male, informare una persona di fiducia che può supportarla nei momenti critici e, se dovesse mai sentire un rischio concreto di farsi male, rivolgersi immediatamente ai servizi di emergenza o a una struttura sanitaria. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma di cura verso se stessa. Sulla gestione quotidiana dell’ansia e della depressione, possono aiutare alcune strategie di base che spesso si usano in terapia cognitivo comportamentale. Riorganizzare il sonno con una routine coerente e regolare, piccole attività programmate ogni giorno anche se minime (una passeggiata breve, preparare un pasto semplice, telefonare a una persona cara) e il graduale aumento di comportamenti che danno piacere o senso di competenza aiutano a contrastare l’apatia e il vuoto. Annotare su un diario brevi registrazioni di umore e attività può dare dati concreti che mostrano se e quando migliora e quali azioni hanno effetto. Per i pensieri ricorrenti e dolorosi, provare a scriverli e poi a verificarne la validità con domande semplici del tipo che prove ci sono a favore e contro quel pensiero può ridurre la loro intensità. Tecniche di rilassamento e grounding (ad esempio respirazioni lente e profonde, rilassamento muscolare progressivo, o esercizi di attenzione mirati ai cinque sensi) possono attenuare l’iperattivazione fisica e la sensazione di vuoto. Se la situazione le pesa molto e interferisce con il funzionamento quotidiano, prendere contatto con un professionista (uno psicologo clinico) è una scelta sensata. Un percorso terapeutico strutturato può offrire uno spazio sicuro per elaborare la perdita e i conflitti familiari, lavorare sulle strategie di regolazione emotiva e, se necessario, coordinarsi con un medico per valutare ulteriori opzioni terapeutiche. La terapia non è solo ascolto: in modalità cognitivo comportamentale vengono proposti esercizi pratici, esperimenti comportamentali e strumenti concreti che permettono di riprendere il controllo giorno per giorno. Vorrei anche rassicurarla sul fatto che provare vuoto, collera, tristezza profonda e poi un senso di anestesia emotiva non la rende “fragile” o “strana”: sono risposte umane a circostanze difficili. Il fatto che lei si preoccupi, che abbia riflettuto sulle possibili cause e che chieda aiuto sono segnali di risorse interiori che possono essere messe in campo per il cambiamento. Se vuole, può cominciare con passi piccoli e concreti: provare a segnare sul diario tre cose fatte nella giornata, praticare ogni sera per qualche minuto un esercizio di respirazione, chiedere a una persona di fiducia di esserle vicino nelle ore difficili e contattare un professionista per un primo colloquio. Se in qualche momento i pensieri di farsi del male dovessero diventare intensi o la sentirà in pericolo, è fondamentale rivolgersi subito ai servizi di emergenza o a una linea di supporto per la crisi per ricevere aiuto immediato. La ringrazio ancora per la fiducia nel condividere questo quadro così personale. Se desidera, in futuro si può lavorare insieme su strategie pratiche e su un piano graduale per ridurre sofferenza e isolamento e per ritrovare piccoli segnali di benessere. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile paziente,
quello che descrive non è un insieme di episodi scollegati, ma un unico percorso di sofferenza che ha assunto forme diverse nel tempo. Il malessere invernale legato alla perdita di una persona importante, la fase successiva di apparente ripresa, l’alternanza tra serenità, vuoto e tristezza, fino ad arrivare allo stato attuale di anestesia emotiva, fanno parte dello stesso processo psicologico.
Quando una persona vive una ferita affettiva significativa, soprattutto se non può elaborarla fino in fondo, il dolore non scompare davvero. Può attenuarsi, trasformarsi, cambiare forma. Inizialmente può manifestarsi come tristezza intensa, poi come oscillazione emotiva, successivamente come vuoto, apatia, stanchezza emotiva. Il corpo e la mente cercano un modo per difendersi da ciò che è troppo doloroso, e a volte lo fanno “spegnendo” le emozioni.
I segnali fisici che descrive, come le alterazioni del sonno, dell’alimentazione, le manifestazioni da stress e i comportamenti autolesivi lievi, non sono gesti casuali. Sono tentativi, spesso inconsapevoli, di regolare un dolore interno che non trova parole o spazio. Anche il sentirsi oggi anestetizzata è una forma di protezione, non un segno che lei stia peggiorando o “perdendo il controllo”.
Il clima familiare che riferisce può certamente contribuire a mantenere o aggravare questo stato, ma difficilmente è l’unica causa. Più probabilmente ha agito come fattore di stress aggiuntivo su una vulnerabilità già attivata dalla perdita affettiva e da un periodo emotivamente molto intenso.
Non è necessario che lei si dia ora un’etichetta o una diagnosi. Più utile è riconoscere che sta attraversando una difficoltà emotiva significativa che merita ascolto e cura. Questa situazione può essere compresa e affrontata all’interno di un percorso psicologico, che l’aiuti a collegare ciò che è accaduto, a dare un senso alle sue reazioni e a trovare modalità più sane per gestire il dolore e il vuoto che sente.
Il fatto che lei si ponga queste domande e cerchi di capire cosa le stia succedendo è un segnale di consapevolezza e di desiderio di stare meglio. Non è sola e non è “sbagliata”: sta reagendo a esperienze che l’hanno toccata profondamente.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se desidera approfondire questi aspetti e ricevere un supporto mirato, può prenotare una visita.
quello che descrive non è un insieme di episodi scollegati, ma un unico percorso di sofferenza che ha assunto forme diverse nel tempo. Il malessere invernale legato alla perdita di una persona importante, la fase successiva di apparente ripresa, l’alternanza tra serenità, vuoto e tristezza, fino ad arrivare allo stato attuale di anestesia emotiva, fanno parte dello stesso processo psicologico.
Quando una persona vive una ferita affettiva significativa, soprattutto se non può elaborarla fino in fondo, il dolore non scompare davvero. Può attenuarsi, trasformarsi, cambiare forma. Inizialmente può manifestarsi come tristezza intensa, poi come oscillazione emotiva, successivamente come vuoto, apatia, stanchezza emotiva. Il corpo e la mente cercano un modo per difendersi da ciò che è troppo doloroso, e a volte lo fanno “spegnendo” le emozioni.
I segnali fisici che descrive, come le alterazioni del sonno, dell’alimentazione, le manifestazioni da stress e i comportamenti autolesivi lievi, non sono gesti casuali. Sono tentativi, spesso inconsapevoli, di regolare un dolore interno che non trova parole o spazio. Anche il sentirsi oggi anestetizzata è una forma di protezione, non un segno che lei stia peggiorando o “perdendo il controllo”.
Il clima familiare che riferisce può certamente contribuire a mantenere o aggravare questo stato, ma difficilmente è l’unica causa. Più probabilmente ha agito come fattore di stress aggiuntivo su una vulnerabilità già attivata dalla perdita affettiva e da un periodo emotivamente molto intenso.
Non è necessario che lei si dia ora un’etichetta o una diagnosi. Più utile è riconoscere che sta attraversando una difficoltà emotiva significativa che merita ascolto e cura. Questa situazione può essere compresa e affrontata all’interno di un percorso psicologico, che l’aiuti a collegare ciò che è accaduto, a dare un senso alle sue reazioni e a trovare modalità più sane per gestire il dolore e il vuoto che sente.
Il fatto che lei si ponga queste domande e cerchi di capire cosa le stia succedendo è un segnale di consapevolezza e di desiderio di stare meglio. Non è sola e non è “sbagliata”: sta reagendo a esperienze che l’hanno toccata profondamente.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
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